Lo Stadio del Fondo ai Piani di Pezza
di Fabio Borlenghi, Francesco Sulpizio, Mimì D’Aurora, Vincenzo Giusti, Stefano Allavena, Stefano Orlandini e Massimo Pellegrini
(comunicato stampa del 24 luglio 2023)
Le Associazioni firmatarie (Altura Abruzzo, CAI Abruzzo, Dalla parte dell’Orso, Italia Nostra Abruzzo, LIPU Abruzzo, Salviamo l’Orso e Stazione Ornitologica Abruzzese) hanno preso atto dell’inizio dei lavori per la realizzazione di un cosiddetto “Stadio del fondo” nei Piani di Pezza in Comune di Rocca di Mezzo (AQ). Così, dopo l’ampliamento degli impianti sciistici della Magnola e l’ipotesi di riperimetrazione del Parco Regionale Sirente-Velino ad opera di alcuni Comuni della Valle Subequana, un altro progetto di “sviluppo” si abbatte su una delle zone naturalisticamente più importanti dell’intero Abruzzo, quasi a voler esorcizzare l'”horror vacui” dell’esistenza di un’area di così vaste dimensioni ancora non “sfruttata”, o “valorizzata”; come altri ipocritamente dicono.
Dopo aver ipotizzato per questa località impianti sciistici, villaggi montani e collegamenti fra la Magnola e Campo Felice, nel tempo si è affermata l’idea di sfruttarne le potenzialità con la creazione di uno “Stadio del fondo”, in base all’alibi, tutto da dimostrare, del suo minor impatto ambientale.
Nel merito degli attuali lavori leggiamo dalla VIncA che questo intervento coinvolgerebbe solo l’area a ridosso del “rifugio del lupo”, da quest’ultimo alla cava dismessa ad esso contermine. Sono previste strutture a servizio di una pista lunga 800 metri, comprendenti un laghetto artificiale in corrispondenza della cava, reti di contenimento delle scarpate a cui verrebbero sovrapposte gradinate ad uso degli spettatori e funzionali per salire e scendere, strutture di adduzione acqua per il laghetto ed impianti interrati a servizio di due cannoni sparaneve, in teoria mobili. Ma in quale possibile cornice si inseriscono questi lavori?
Quando, nel 2016, divenne di pubblico dominio il progetto di un villaggio attrezzato ad opera di investitori russi, gli amministratori locali non lesinarono ad esso le loro critiche, ma subito dopo, forti di questo dichiarato “ambientalismo”, magnificarono l’alternativa per loro praticabile dello “Stadio del fondo”. Da quelle dichiarazioni possiamo avere un’anticipazione di tutto quello che si vorrebbe realizzare e di cui l’attuale intervento potrebbe rappresentare nei fatti solo un primo “lotto”.
Traiamo dalle dichiarazioni dell’aprile 2016 dell’allora e attuale Sindaco di Rocca di Mezzo, Mauro Di Ciccio, l’elenco degli interventi, escludendo, naturalmente, i lavori già oggi previsti: “(il Sindaco annuncia) lo stadio del fondo da realizzare ai Piani di Pezza che prevede un anello illuminato ed infrastrutture amovibili in grado di accogliere anche gare mondiali, la realizzazione di una struttura di servizio allestita per il primo soccorso, per ospitare la giuria, la stampa, spazi per la sciolinatura, ufficio gara, bagni e spogliatoi, la realizzazione di un parcheggio adiacente a quello esistente per il raddoppio dei posti…” e via continuando.
Per quel che ci riguarda, non è necessario attendere la realizzazione di questo “sogno mondiale” per esprimere un giudizio del tutto negativo sui lavori in corso: sul loro impatto naturalistico avremo modo di ritornare, ma sulle alterazioni paesaggistiche dell’area è facile fare previsioni. Dal laghetto, che in estate, come a Campo Felice, si trasformerà nel fondo plasticato di una discarica, ai cannoni sparaneve sul cui numero e sulla cui mobilità dubitiamo, ai canali e alle canalette in vista per l’adduzione dell’acqua al laghetto, alle gradinate che non sono state realizzate nemmeno in occasione della “Route” scout del 1986. Siamo senz’altro facili profeti se affermiamo con certezza che da ovest e da Capo Pezza la vista verso il valico sarà paesaggisticamente insostenibile.
Per non parlare del sicuro consumo di acqua potabile per alimentare il laghetto, considerato che la zona interessata è del tutto esposta e quindi presto priva di neve, e del rischio che le gradinate possano essere il pretesto per qualche spettacolo, del tutto fuori contesto in una località come i Piani di Pezza.
Ma soprattutto, anche volendo dare credito alla tesi della limitatezza e sostenibilità dell’intervento, qualcuno ci dovrebbe spiegare perché per realizzare una banale struttura “con funzione di campo scuola o di riscaldamento per gli atleti che si apprestano a percorrere le piste di sci di fondo” si deve ulteriormente pregiudicare un “unicum” come i Piani di Pezza, che avrebbero invece bisogno di un restauro ambientale in grado di “valorizzarne”, e stavolta la parola è correttamente utilizzata, gli straordinari valori naturalistici.
Significa, ci si passi l’immagine, procurarsi il pranzo uccidendo la gallina dalle uova d’oro.
Vale la pena ricordare, inoltre, che i Piani di Pezza sono sia Zona SIC che ZPS, ai sensi delle normative europee, con tutto quel che ne consegue in tema di rispetto delle valenze naturalistiche dell’area.
Da un punto di vista strettamente burocratico ci si dirà che la Valutazione di Incidenza Ambientale è stata redatta e regolarmente approvata. Non facciamo fatica a crederlo, quando il Comune è nello stesso tempo il committente dei lavori e l’Istituzione che l’approva e quando i tecnici incaricati non si sogneranno mai di affermare che un’opera non è realizzabile perché troppo impattante. Tuttavia sembra che la VIncA non sia stata pubblicata per il periodo necessario a renderne partecipi i portatori di interesse. Motivo per il quale, contestualmente al presente comunicato, le Associazioni firmatarie hanno anche spedito alle Istituzioni competenti una “Richiesta di intervento in autotutela” chiedendo il rispetto dei tempi e dell’iter previsto dalle normative.
C’è un’ultima osservazione da fare. Per quel che ci risulta, il tutto sembra decisamente essere stato fatto in sordina: nessuna anticipazione sugli organi di informazione, nessun annuncio sulla nuova fondamentale offerta turistica, nessuna rivendicazione da parte di qualche personaggio del proprio insostituibile ruolo nell’aver consentito la realizzazione dell’opera. Nulla del repertorio fraseologico di cui si fa largo uso in occasioni del genere. Il sospetto che ne deriva è sin troppo evidente e i lavori già iniziati lo dimostrano.
Oggi è un giorno molto triste per chi ha veramente a cuore i valori naturalistici del nostro Abruzzo montano. Si insegue un “sogno” ormai datato, continuando ostinatamente a voler proseguire lungo una strada senza prospettive, quella di un sedicente sviluppo basato su un settore, quale quello dello sci, messo in crisi dai cambiamenti climatici, sempre più oneroso e sempre più legato all’assistenzialismo pubblico.
Firmato:
Fabio Borlenghi – Altura Abruzzo
Francesco Sulpizio – CAI Abruzzo
Mimì D’Aurora – Dalla parte dell’Orso
Vincenzo Giusti – Italia Nostra Abruzzo
Stefano Allavena – LIPU Abruzzo
Stefano Orlandini – Salviamo l’Orso
Massimo Pellegrini – Stazione Ornitologica Abruzzese
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Aggiornamento 29 agosto 2023
Le Associazioni firmatarie hanno nei giorni scorsi inviato un esposto alla Procura della Repubblica e, successivamente, le proprie osservazioni sulla VIncA al Comune di Rocca di Mezzo e ad altri destinatari istituzionali. Una più approfondita conoscenza dei contenuti del progetto e dei suoi allegati ha ulteriormente motivato il rifiuto di questi lavori: inutili, impattanti sul territorio, fonte di sprechi e alieni dal rispetto delle procedure.
Il citato esposto si è focalizzato soprattutto su quest’ultimo aspetto. A partire dal fatto che i lavori sono iniziati prima ancora della pubblicazione della VIncA, motivo per il quale sono stati sospesi in data 26 luglio, dopo una nostra “Richiesta di intervento in autotutela”. Ma, a nostro motivato avviso, la Valutazione di Incidenza è un atto preventivo e non può, quindi, essere pubblicata a lavori iniziati e ad ambiente protetto già alterato, come è stato fatto. Ci sono poi anche altre zone d’ombra a caratterizzare l’iter procedurale del progetto, come la variante al programma di Fabbricazione e la relativa VAS chieste dalla Provincia in sede di Conferenza dei Servizi e di cui nulla si sa, o come la Verifica di assoggettabilità a VIA, chiesta dalla Regione nella medesima Conferenza, e anche questa non fatta, o almeno non trasmessa. Sembra poi che manchi anche la formale adozione della VIncA da parte del Comune.
Lo “Studio di incidenza ambientale”, poi, è un esempio da manuale di come questi elaborati non dovrebbero essere fatti. Per quanto detto sopra potremmo anche non parlarne, a motivo della sua possibile illegittimità. Tuttavia, senza per questo voler dare dignità a un documento e a una procedura che non possono per noi essere regolarizzati, vogliamo comunque qui di seguito sottolinearne brevemente l’incompletezza e la superficialità.
La prima osservazione è che questo “studio di incidenza” per lavori da realizzarsi ai Piani di Pezza manca totalmente di ogni concreto riferimento ai Piani di Pezza. Sembra un gioco di parole, ma è così. Più che di uno “studio” degno di questo nome, il documento è il prodotto del “copia e incolla”, come si dice in gergo, di tabelle relative al generico “habitat” nel quale viene inclusa la porzione dei Piani interessata dai lavori. Manca poi anche la richiesta multidisciplinarietà di competenze nei diversi ambiti naturalistici coinvolti, sia vegetazionali che faunistici. Per quanto precede e per altri aspetti strettamente disciplinari, su cui qui non possiamo dilungarci, tale studio non è conforme con i requisiti di cui alle Linee guida nazionali sulla VIncA (G.U. del 28/12/2019).
Il testo del documento, e non potrebbe essere altrimenti con queste premesse, è del tutto carente. Non vengono considerati, infatti, gli impatti sull’ambiente dei Piani di Pezza dell’illuminazione notturna fornita dai dieci lampioni previsti, di cui cinque intorno al laghetto, del disturbo sonoro che l’utilizzazione per spettacoli dell’area, anche concerti, sicuramente provocherà, degli effetti reali dell’innevamento artificiale e della prevista captazione e adduzione delle acque di superficie verso il laghetto.
Conseguentemente carente, considerato che stiamo parlando di una VIncA “virtuale”, compilata in internet, anche l’ambito più strettamente naturalistico. Manca, ad esempio, la rilevazione delle fioriture di orchidee, indispensabile per qualificare la reale natura dell’habitat dei Piani di Pezza, se “prioritario” o meno, ma l’apice della superficialità si raggiunge con la vera e propria “censura” sulla presenza della Jacobea vulgaris subsp. gotlandica, specie rarissima per la flora italiana e inclusa negli allegati II e IV della Direttiva Habitat.
Eppure sarebbe stato sufficiente che gli estensori del documento andassero sul posto, dove non mancano i cartelli esplicativi in cui viene evidenziata la presenza di questa specie. Non vogliamo nemmeno pensare, infatti, che qualcuno possa davvero credere che l’assenza della pianta nei formulari finora pubblicati renda irrilevante la segnalazione di una specie di interesse comunitario!
In conclusione qualche considerazione di carattere generale.
Sull’Amministrazione comunale, in primo luogo, la quale ha dimostrato di non avere consapevolezza dell’importanza naturalistica e ambientale dei Piani di Pezza, continuando a perseguire un’idea di sviluppo inadeguata, forse un ulteriore tassello verso l’agognato collegamento fra Campo Felice e la Magnola, e nel far ciò, a quanto sembra, senza rispettare procedure e prescrizioni e facendo proprio uno “studio di incidenza” solo compilatorio.
Sull’Ente Parco Sirente-Velino, a proposito dell’assenza di riferimenti alla Jacobea. Il quale Ente, ben sapendo della presenza di questa pianta, grazie al Progetto LIFE “Floranet”, ricordato nella presa di posizione dei botanici pubblicata giorni fa, e pur avendo beneficiato di cospicui finanziamenti per la sua tutela, sembra essersene dimenticato al momento di formulare il proprio parere. Forse varrebbe la pena di mettere i competenti uffici europei a conoscenza di questa strana “amnesia”.
Sul futuro dei Piani di Pezza, dato che il nostro sospetto che questi lavori possano essere considerati un “primo lotto” trova conferma nella relazione del progetto esecutivo, in cui si dice che la capienza del laghetto è sovradimensionata rispetto alle necessità e che altre migliorie previste servono… (indovinate un po’) a predisporre “l’impianto a possibili futuri ampliamenti”.
Possiamo fare altre previsioni? Quanto dureranno i 400 ml di gradoni e la sottostante pedana, in legno, in una località che è la più fredda dell’Appennino? Quanto durerà il mascheramento con ghiaia del fondo del laghetto prima che vengano in vista i teli impermeabilizzanti? Quanto durerà, in presenza di pascolo bovino, la staccionata di legno intorno al laghetto, anche con i due fontanili richiesti dall’Ente Parco? Un’ultima domanda: quanto può essere attrattivo questo intervento nel motivare nuovi flussi turistici, a fronte dell’indiscutibile danno che esso causa a un ambiente prezioso come quello dei Piani di Pezza?
Si stanno impiegando finanziamenti pubblici che meriterebbero ben altre utilizzazioni, senza che tutto ciò porti a qualche posto di lavoro in più, ma solo a una generica “qualificazione dell’offerta turistica”. Forse la spiegazione, anche della fretta con cui è stata condotta l’intera operazione, risiede… nelle prossime elezioni. A maggio dell’anno prossimo, infatti, ci saranno le elezioni amministrative nel Comune di Rocca di Mezzo: elemento di conoscenza non irrilevante per capire quanto sta avvenendo.
Premesso che siamo all’interno di un Parco, di una ZPS e di una ZSC, cosa insegna questa vicenda? Insegna che la Conferenza dei Servizi discute di un progetto preliminare privo di concreti contenuti progettuali, la cui relazione consiste di una sola generica e scarna paginetta, quando quei contenuti, una volta resi esecutivi, possono incidere significativamente sul paesaggio e sull’ambiente naturale. E chi decide quindi? Un Comune che è nello stesso tempo il committente dell’opera e l’Ente che approva il progetto e successivamente la VIncA, giocatore e arbitro nello stesso tempo, senza che i suoi tecnici abbiano alcuna competenza in materia naturalistica e ambientale.
Tutto ciò è profondamente irrazionale e pericoloso per le nostre aree protette, rendendo indispensabile una revisione delle normative.
Firmato:
Fabio Borlenghi – Altura Abruzzo
Francesco Sulpizio – CAI Abruzzo
Mimì D’Aurora – Dalla parte dell’Orso
Alessandro Piazzi – FederTrek
Simona Ricotti – Forum Ambientalista
Augusto De Sanctis – Forum H2O
Giovanna Margadonna – Gruppo d’Intervento Giuridico
Vincenzo Giusti – Italia Nostra Abruzzo
Stefano Allavena – LIPU Abruzzo
Laura Asti – Pro Natura
Stefano Orlandini – Salviamo l’Orso
Massimo Pellegrini – Stazione Ornitologica Abruzzese
Fatti, ripetutamente, in occasione dei Ca.S.Ta. 1989 (alpino). Posti bellissimi. Si può fermare questo scempio?
“Mi chiedo cosa serva istituire zone ZPS (Zona Protezione Speciale), zone SIC (Sito Interesse Comunitario).”
È una banale questione di mangiatoia.
Concordo con Carlo.
Mi chiedo cosa serva istituire zone ZPS (Zona Protezione Speciale) , zone SIC (Sito Interesse Comunitario) se poi ci si permette o si pensi di modificarle…di valorizzarle. Stesso pensiero per UNESCO