Lucia Furlani è figlia d’arte, studentessa al secondo anno di Ingegneria Civile.
“Felice per questa opportunità, in gruppo non si sente la competizione ma ci sproniamo a vicenda per migliorare. Ho iniziato a scalare da piccola, per me è una sensazione naturale, la montagna è ‘vera’ e ti mette sempre alla prova“.
Lucia Furlani
di Marco Mazzurana
(pubblicato su Vita Trentina del 17 maggio 2026)
Tra i 14 giovani talenti selezionati per la seconda edizione del progetto CAI Eagle Team, c’è anche una giovane trentina, Lucia Furlani, 21 anni di Pietramurata-Dro (TN), studentessa al secondo anno di Ingegneria a Trento. Ideato dal Club Alpino Italiano e Club Alpino Accademico Italiano insieme all’alpinista Matteo Della Bordella, il progetto punta a coltivare i giovani e le giovani interpreti dell’alpinismo e dell’arrampicata moderna, attraverso un percorso pluriennale e un’esperienza conclusiva di spedizione internazionale: un percorso impegnativo, che richiede preparazione, spirito di squadra, responsabilità e rispetto della montagna.
Lucia, cosa si prova a fare parte di questa sorta di “nazionale” dei giovani alpinisti?
Essere selezionata è stata una grande soddisfazione, visto che non ero riuscita ad entrare nella prima edizione del progetto. Credo che vivere esperienze assieme a ragazze e ragazzi che mettono la mia stessa motivazione ed energia in quello che fanno, sia una bella opportunità: nella prima uscita, a metà aprile, ho conosciuto un gruppo di persone all’interno del quale non si sente la competizione, anzi, ci si sprona reciprocamente a dare il meglio. E di questo sono molto contenta.
Tu in montagna ci sei nata. Cosa significa avere l’alpinismo nel DNA?
Mio papà è guida alpina e mia mamma un’appassionata, la montagna li ha fatti incontrare. Io scalo da quando avevo quattro anni, anche se all’inizio facevo anche altro, come lo sci o il taekwondo. La svolta “seria” è arrivata però con il Covid: a 16 anni sono entrata nell’Arco Climbing, perché volevo alzare il livello e confrontarmi con i miei coetanei.
Eppure, stai portando avanti anche gli studi…
Sì, terminato il Liceo Sportivo a Rovereto, mi sono iscritta a Ingegneria Civile. Sono al secondo anno. Per me è fondamentale che la montagna non sia totalizzante. Se un domani dovesse succedermi qualcosa o non potessi più scalare, voglio avere qualcosa in mano. La montagna deve rimanere la mia valvola di sfogo, senza forzature. Poi è chiaro che quando una passione diventa anche il tuo lavoro, è l’incontro perfetto!
L’alpinismo si declina ancora troppo al maschile: sei d’accordo?
È ancora un mondo maschile, forse perché l’alpinismo rispetto all’arrampicata sportiva richiede una resistenza fisica al freddo e alla fatica maggiore e gli uomini sono avvantaggiati. Però vedo, ad esempio, che nell’arrampicata indoor ci sono tantissime ragazze; il problema è che chi nasce come climber sportivo raramente si sposta verso l’alpinismo ‘classico’.
Cosa provi quando sei in parete?
È una sensazione naturale, non ricordo la mia vita senza la montagna. Mi affascina il movimento, ma anche l’agitazione del giorno prima: quel dubbio del ‘ce la farò?’. In parete sei sola, tu con le tue capacità. Sei tu e la montagna. La montagna è “vera” e non è per tutti: o sei in grado di fare una cosa o non lo sei. Ti mette alla prova e ti costringe a cavartela.
Molti associano l’alpinismo al rischio estremo, quasi a una sfida con la morte. È così?
No, assolutamente. Il rischio zero non esiste, ma l’esperienza e la tecnica servono proprio a gestire le variabili. Quando vedi foto di ambienti assurdi, sembrano pericolosissimi per chi non l’ha mai fatto, ma per chi ha margine e competenza il rischio è calcolato. Non è un gioco con la morte, è consapevolezza.
Saper rinunciare è una dote o una sconfitta?
È fondamentale. A volte rinunciare insegna molto più che arrivare in cima facilmente. Ed è difficile, quando hai investito energie e sogni in quell’obiettivo, quando ti sei allenata tanto. Ma capire quando è il momento di fermarti e tornare indietro fa parte del bagaglio di un vero alpinista.
E la paura?
C’è sempre. Ma si impara a gestirla, a capire quando è solo la testa che “urla” perché non sei fatta per volare e quando, invece, il pericolo è reale. L’arrampicata è uno sport mentale almeno quanto fisico.
Oggi si parla molto di “alpinismo commerciale”, con le code sugli Ottomila. Cosa ne pensi?
Che l’alpinismo è avventura, studio, solitudine. Pagare cifre enormi per farti portare dagli sherpa riduce la salita a una prova di sforzo fisico, come correre una maratona, ma manca l’essenza della scoperta e dell’incertezza.
Senza contare l’impatto ambientale e l’inquinamento che queste spedizioni di massa lasciano sulle cime.
A proposito di ambiente, come vedi il cambiamento climatico da lassù?
Si sente tantissimo. Salite che trent’anni fa si facevano in certi orari o stagioni, ora sono impossibili o pericolosissime. Ad aprile sul Monte Bianco faceva un caldo anomalo. I ghiacciai spariscono: mio papà mi racconta di posti dove un tempo pestavi neve ancora a marzo, mentre adesso devi andarci in gennaio e partire molto presto. Chi va in montagna, oggi più che mai, deve saper valutare bene le condizioni e i rischi, adattandosi velocemente a un ambiente che sta mutando.

C’è una montagna cui sei particolarmente legata?
In Trentino, sicuramente il Gruppo del Brenta. Il mio “cuore” è sul Campanile Basso: è una cima estetica, iconica. Mio papà dice sempre che l’alpinismo trentino si divide tra chi lo ha salito e chi no. Ci sono andata con lui da piccola ed è un ricordo bellissimo. In futuro, mi piacerebbe molto salire il Cervino.
Qualcuno cui ti ispiri?
Fin da quando ero piccola, casa mia è sempre stata frequentata da grandi alpinisti, per cui posso dire che la mia fonte di ispirazione è mio papà, Marco. In camera ho un suo poster: assieme a lui, nella foto, c’è l’amico Alessandro Gogna, oggi ottantenne, alpinista di fama internazionale. Mi rendo conto che ha poco senso paragonare quello che hanno fatto loro mezzo secolo fa: chi scalava, all’epoca, era considerato un ‘matto’, non aveva riferimenti, era tutta una ricerca, comunque proiettata verso il futuro. Che è oggi il presente di questo sport e la sua enorme “evoluzione”, anche sotto il punto di vista dei materiali.
Che consiglio darebbe a una bambina che si approccia a questo sport?
Le direi di non perdere mai il focus sulla montagna come passione. Io forse avrei dovuto capire un po’ prima che questa era la mia strada, per avere quella “marcia in più” fisica che ti dà l’iniziare da piccolissima in modo serio, ma va bene così: l’importante è mantenere la curiosità e il rispetto per l’ambiente.

Il poster perfetto?
Una grande parete, che però si veda che è una parete di un posto lontano. E su questa parete nient’altro che me e il mio compagno di scalata. E l’avventura che insieme stiamo creando.
Figlia d’arte
Papà Marco, classe 1956, inizia ad arrampicare giovanissimo, sulla Paganella e poi sulle Dolomiti, scegliendo vie sempre più difficili. Quella di Furlani è una visione romantica dell’alpinismo, ancorata al concetto classico, che lui vive senza farsi condizionare da stress prestazionali. Nell’arco di trent’anni di attività, ripete circa duemila vie, una ventina invernali. L’attività che più lo affascina è, però, l’esplorazione: apre una cinquantina di nuove vie. Nel 1979 è uno dei primi italiani a volare oltre oceano, nel Parco di Yosemite, in California, sperimentando le nuove tendenze che influiranno in seguito sull’alpinismo europeo. Ha arrampicato con successo nei maggiori centri del Vecchio Continente: nelle Gole del Verdon in Francia, in Spagna ai Mallos de Riglos e a Palma de Maiorca, alle Meteore in Grecia e in varie località dell’Europa orientale.
Curriculum alpinistico di Lucia Furlani (29 aprile 2005)
Campanile Basso, gruppo di Brenta: via Graffer allo Spallone (VII-, 470 m), 3 luglio 2022, con Elena Pellegrini. Capocordata
Campanile Basso, gruppo di Brenta: combinazione vie Poli-Scotoni-Preuss (V+, 480 m), con Marco Furlani, agosto 2019. Capocordata
Campanile Basso, gruppo di Brenta: combinazione vie Poli-Scotoni-Fox (VI, 320 m) 1, agosto 2022, con Giovanni Bertolini e Matteo Vettori. Capocordata
Corna Rossa, gruppo di Brenta: via del Zordano (6c, 300 m), con Matteo Vidi, agosto 2022. Capocordata
Torrione Qualido, Val Masino, via Quote Rosa (335 m, 6c) con Pietro Peretto, comando alternato, ottobre 2023
Corna Rossa, gruppo di Brenta: via dell’Arma (6b, 220 m), con Laura Gaspon e Marco Furlani, luglio 2019. Capocordata
Brenta Bassa, gruppo di Brenta: via dei Tre Muri (prima ripetizione, 6a+, 400 m), con Camilla Vidi, luglio 2020. Capocordata
Baffelan, Piccole Dolomiti: via Ceneri nel Vento + Carlesso (400 m, VI+), con Laura Gaspon e Marco Furlani, luglio 2021. Capocordata
Monte Colodri, parete est – via L’Incompiuta (350 m, VII+/VI+) con Erica Bonalda, comando alternato, aprile 2023.
Catinaccio, parete est, via Caterina (400 m, VI-, V), con Elena Pellegrini. Capocordata, agosto 2024
Castelletto inferiore del Tuckett: via dell’Ingegnere (6a+, 200 m), con Elena Pellegrini e successivamente con Matteo Vidi, settembre 2019, luglio 2022. Capocordata
Cima d’Ambiez, gruppo di Brenta: via della Soddisfazione (425 m, V e VI), con Erica Bonalda, comando alternato, giugno 2023.
Cima d’Ambiez, gruppo di Brenta: via Vienna (V, 345 m), con Elena Pellegrini, giugno 2023. Capocordata
Col dei Bos, Gruppo di Fanis: via Gaudeamus (V+/VI-, 450 m), con Elena Pellegrini e Marco Furlani, luglio 2020. Capocordata
Piccolo Lagazuoi, Gruppo di Fanis: via Orizzonti di Gloria (VI+, 285 m), con Marco Furlani, luglio 2021. Capocordata
Sella, Torre Brunico, via Ottovolante (400 m, 7a), con Damiano Sartorato, comando alternato, agosto 2023
Sassolungo, Torre Innerkofler, via del Calice (450 m, VI+), con Elena Pellegrini. Capocordata, agosto 2024
Torre grande del Falzarego, Gruppo di Fanis: via Dibona (V+, 390 m), con Elena Pellegrini, luglio 2021. Capocordata
Torrione Marcella, Lastoni di Formin: via Paolo Amedeo (V+, 350 m), con Marco Furlani, luglio 2020. Capocordata
Pointe des 7 Lacs, Restonica (Corsica): via Symphonie d’Automne (6a+, 180 m), con Elena Pellegrini, settembre 2022. Capocordata
Rossolino, valle del Tavignano (Corsica): via La Chanson des Près verts (7a, 200 m), con Elena Pellegrini, settembre 2022. Capocordata
Punta di U Peru, Bavella: via Omerta (6b+, 240 m), con Elena Pellegrini, settembre 2022. Capocordata
Punta A Biciartula, Bavella: Via Alexandra (6b, 220 m), con Elena Pellegrini, settembre 2022. Capocordata
Pian della Paia, Valle del Sarca: via Cesare Lewis (300 m, VI+), con Matteo Vettori, 13 novembre 2022. Capocordata
Punta Castore (4266 m), Monte Rosa, con Matteo Pellegrini, Elena pellegrini e Giulia Pellegrini, 22 agosto 2019
Pala delle Lastiele, Valle del Sarca: via Seconda Stella a destra (7a, 200 m), con Christian Dellamaria, maggio 2021. Comando alternato
Cima alle Coste, Valle del Sarca: via Transeamus (6b, 280 m), con Christian Dellamaria, maggio 2021. Comando alternato
Placconata di San Paolo, Valle del Sarca: via Ermete (VII, 180 m), con Christian Dellamaria, aprile 2021. Comando alternato
Coste dell’Anglone, Valle del Sarca: via Essusiai (VII, 390 m), con Bice Bones, aprile 2022. Capocordata
Coste dell’Anglone, Valle del Sarca: via Il Canto dell’Indria (VI+, 440 m), con Bice Bones, aprile 2022. Capocordata
Torre del Formenton, via Occhi d’Acqua (210 m, S3, 7b), con Damiano Sartorato, comando alternato, agosto 2023
Coste dell’Anglone, Valle del Sarca: via Due Pareti (VI-, passi VII-, 300 m), con Marco Furlani, marzo 2022. Capocordata
Coste dell’Anglone, Valle del Sarca: via Codice Kappa (6c, 180 m), con Giovanni Bertolini, maggio 2021 Comando alternato
Parete San Paolo, Valle del Sarca: via Sette Muri (VI, passi di 6b, 250 m), con Elena Pellegrini, giugno 2022. Capocordata
Parete San Paolo, Valle del Sarca: via Orfeo (VI+, 250 m), con Bice Bones, aprile 2022. Capocordata
Parete San Paolo, Valle del Sarca: via il Perfezionista (VII, passaggio di 6c+, 250 m), con Elena Pellegrini, giugno 2022. Capocordata
Parete San Paolo, Valle del Sarca: via lo Scansafatiche (VI-, passaggi di VII-, 250 m), con Elena Pellegrini, ottobre 2022. Capocordata
Parete San Paolo, Valle del Sarca: via Penelope (6b+, 175 m), con Matteo Vettori, novembre 2022. Capocordata
Aguglia di Goloritzé, via Sinfonia dei Mulini a Vento (200 m, VII), con Elena Pellegrini, febbraio 2025. Capocordata
Limaró, Valle del Sarca: via Calypso (6b, 150 m), con Giovanni Bertolini, luglio 2021. Comando alternato
Méisules da la Biesces, via Franz (300 m, VII), con Erica Bonalda, comando alternato, giugno 2023
Limaró, Valle del Sarca: via il Pralaya (VI+, passaggio VII+, 250 m), con Christian Dellamaria, maggio 2021. Comando alternato
Limaró, Valle del Sarca: via la Scuola pitagorica e Hans Dülfer (VII-, 220 m), con Marco Furlani, maggio 2020. Capocordata
Monte Casale, Valle del Sarca: via Hasta siempre Comandante (400 m, 6c), con Matteo Vettor, 30 ottobre 2022. Capocordata
Placche Zebrate, Valle del Sarca: via Luna ‘85 (6b, 400 m), con Marco Furlani, novembre 2018. Capocordata
Piz Ciavazes (Sella), via la Lavagna (250 m, VII-, VI+/A1, spesso VI-), con Erica Bonalda, comando alternato, giugno 2023.
Tognazza, Pale di San Martino: via Fuoco fatuo (VI, 200 m), con Laura gaspon e Marco Furlani, agosto 2018. Capocordata
Sasso delle Undici (Vallaccia), Pilastro Zeni, via Giove (500 m, VI+, VII+ salite in libera anche le parti di A1), con Erica Bonalda, comando alternato, luglio 2023
Monte Casale, Valle del Sarca: via del Missile (360 m, VII/VI), con Matteo Vettori. Capocordata
Punta Giradili (Sardegna), via Parthenia (220 m, 6b+), con Elena Pellegrini. Capocordata, febbraio 2025
Tofana di Rozes, via Paolo VI, con Alex Ventajas e Alessandro Beber, comando alternato, settembre 2025
Tofana di Rozes, via Gilles Villeneuve, con Sabrina Rigon e Michele Scocco, comando alternato, luglio 2025
Punta Lastoi, via Lancillotto, con Michele Scocco, comando alternato, luglio 2025
Monte Casale, via Leoni in gabbia, con Marco Ghergolet e Alessandro Baù, comando alternato, ottobre 2025
Dain Piccolo, via Luce del primo Mattino, con Riccardo Lovison e Luca Vallata, comando alternato, ottobre 2025
Clocher du Tacul, Monte Bianco, via Empire State Building, con Marta Andreose. Capocordata, aprile 2026
Pic Adolphe Rey, Monte Bianco, via Cache Cache, con Marta Andreose. Capocordata, aprile 2026
Colodri, via Spina, con Michele Scocco, comando alternato, settembre 2025
Colodri, via Segantini, con Luciano, comando alternato, maggio 2025
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Per quel che valgono faccio i miei complimenti ai commenti del signor Manera e della signora Grazia, senza tante polemiche.
E come quelli che postano la foto di quello che mangiano. Su siedono al tavolino e la prima cosa che fanno, è fotografare quello che hanno nel piatto.
Che minchia me ne frega.
È solo esibizionismo da due soldi.
Lo spero altrimenti abbiamo buttato via dei soldi.
Ratman non ho bisogno di aggiornare il calendario,lo so benissimo come funziona oggi. Ma a me questo modalità in diretta di socializzazione , di condivisione, non si è ancora arrivati in vetta e già si pubblica, mi sta sulle balle.
Minchia che cosa diabolica…ci sarà di mezzo Epstein….
Ma non avete ancora capito che questa messa in scena è servita agli istruttori e non agli istruiti. Organizzare continuamente spedizioni in posti remoti costa e non le paghi con qualche copia del libro, serate, e sponsor. I ragazzi sono stati sfruttati per un fine, loro non se ne sono accorti, sono giovani non sanno come va il mondo, erano il mezzo, bene di consumo, via un gruppo se ne fa un altro.
Il Cai è ricco e paga.
@14
dovresti aggiornare il calendario
@13
no. una semplice curiosità: questo team esiste come gruppo, come cordata, ha prodotto salite significative, sta lavorando ad un progetto alpinistico innovativo?
Che fine fanno questi giovani?
ps
verò è che in certi ambienti volontaristici fare domande significa subito peccare di lesa maestà.
Lo spero!!!
Si vero, ma da scrivere un libro, un articolo, una relazione, un racconto, su una rivista, a postare in DIRETTA ogni cagata, ogni pisciata, ogni starnuto che si fa, sui social, e non si e ancora arrivata a casa, ce ne passa.
Rat-Man ti sento un po’ polemico senza fine ironia … che succede?
Arrivato il caldo? Poche ferie? Scazzi in famiglia? O quell inesorabile depressione subdola legata allo scorrere del tempo?
@7
ma se l’alpinismo vive di narrazioni, di pubblicazioni di cose fatte
team
〈tìim〉 s. ingl. (pl. teams 〈tìim∫〉), usato in ital. al masch. – Squadra, gruppo di persone che collaborano a uno stesso lavoro o per uno stesso fine (anche di carattere scientifico o intellettuale): è in genere, quindi, sinon. del fr. équipe, anche nel sign. sportivo (cioè squadra di atleti).
Project Vs Team
L’idea di una associazione alpinistica di finanziare una sorta di Master di pratica e cultura alpinsitica gratuito per giovani meritevoli e appassionati, al fine di promuovere valori e pratiche ritenuti educativi etc etc non può che essere vista che positivamente.
CAI Eagle Project
Si da vita ad un progetto finalizzato a coltivare i migliori talenti che intendono praticare un alpinismo di livello al fine di promuovere una pratica ritenuta non solo educativa, ma esempalre, una pratica che permetre alle migliori qualtià di una persona di emergere e dare testimonianza etc etc etc.
Insomma, fare si che nuovi Sinner del molla tutto emeragano e diventino capofila di un movimento che porterà decine, centinaia, migliaia di giovani sulle nostre alpi.
Per capire, il CET – CAI Eagle Team – è una entità tipo il Ragni di Lecco, gli Scoiattoli di Cortina, i Camosci di Ceresole?
CIoè, è un gruppo di persone, una associazione che pratica e promuove in modo unitario un alpinismo di scoperta, di avventura, di avanguardia?
Oppure è solo il nome di una iniziativa che offre l’opportunità a giovani meritevoli e interessati di approfondire la pratica di un alpinismo che vive nel ricordo di signori anziani, e che ai giovani, non fosse che qualcuno offre loro una opportunità per fare esperienza e diventare guide alpine in proprio non si filerebbero per nulla?
Il team che si è formato nella scorsa edizione, opera come tale, oppure finita l’esperienza ognuno è tornato a farsi i fatti propri?
Caro Rat-Man…la stai cagando in tantino fuori dal vaso….io personalmente te ne posso presentare 2 ….comunque caduta di stile clamorosa da parte tua
E ti sembra un difetto non spiattellare ogni pisciata sui social?!?!?
Non sempre si devono portare avanti iniziative che devono avere per forza un ritorno economico. Gli obbiettivi importanti da raggiungere non sono sempre in primo luogo quelli economici. Si può investire soldi anche per altri fini: culturali, sportivi, sanitari, umanitari, ect. , che da un punto di vista, strettamente economico, creano perdite.
Nel malcostume moralistico bottegaio italiano salta sempre fuori la domanda sui costi e sul chi paga; anche se sarebbe interessane conoscere i costi di questa operazione di immagine con la quale una associazione alla canna del gas, tipo la Chiesa cattolica, cerca non nuovi fedeli, ma addirittura nuovi sacerdoti.
Io sono contento per tutti quelli che in qualche modo ne traggono un vantaggio economico, i vari specialisti della montagna coivolti nel progetto: tutti dobbiamo campare et pecunia non olet.
Però, di fronte all’inesistenza social del CAI Eagle team, la domanda è questa: quanti di questi virgulti di svariata provenienza arrampicatoria, innestanti sulla dura roccia dell’alpe stanno dando frutti?
Qualcuno sa come stanno evolvendo i membri della edizione precedente?
Tipo:
salite notevoli
Attività ambito CAI
etc etc
Complimenti per la visione chiara di progetti e passioni!
Mi sovvien …. di un altro articolo di questo stesso blog ‘due fiorellini nelle Dolomiti’ che ad onta del contenuto (una semplice avventura di due ragazze per 3 giorni tra i monti del Trentino) ha raccolto una valanga di commenti positivi (cosa praticamente unica su questo blog)!
Chiedo solo a Lucia se ha mai provato a dedicare un poco del suo tempo – ora che è esperta! – all’Alpinismo Giovanile (vedere commento 39) …. io ci ero entrato più o meno all’età che hai adesso ….
Cari saluti,
MS
Brava Lucia! In questa intervista riconosco la bambina che ho conosciuto, dolce ma determinata dalla volontà ferrea che nel “camerun” mi prendeva in giro, me vecchio bacucco, e che Elio Bonfanti, lungo una via sulla parete della Fissure d’Ailefroide, percorsa in cordata con me, ti definì: “Scalatrice Bonsai. Ora non sei più bonsai ma grande scalatrice si. Tanti tanti auguri.