Metanoia nello Spazio

Metanoia nello Spazio
(l’epifania cosmica di Edgar Mitchell, sesto uomo sulla Luna)
di Simöne Gall
(pubblicato da ereticamente.net il 21 gennaio 2020)

La Terra andrebbe vista per come appare: blu e bianca, non capitalista o comunista; blu e bianca, non ricca o povera (Michael Collins, astronauta Apollo 11)”.

La prima cosa che ho notato nel guardare la Terra dallo spazio era la sua incredibile bellezza. Le fotografie e le immagini che vediamo, per quanto sbalorditive, non renderanno mai giustizia. Era uno spettacolo maestoso: uno splendido gioiello bianco e blu sospeso su un’infinità di nero vellutato (Edgar Mitchell, astronauta Apollo 14)”.

Il 4 febbraio 2016 si spegneva l’ex astronauta americano Edgar Mitchell, dopo un’intensa esistenza, durata 85 anni, nel corso della quale Mitchell ebbe come pochi altri esseri umani il privilegio di mettere piede su un suolo extraterrestre, quello della Luna. Fu infatti pilota del modulo lunare – assieme con il comandante Alan Shepard e il pilota del modulo di comando Stuart Roosa – nella missione Apollo 14, iniziata il 31 gennaio 1971 e conclusasi con successo il 9 febbraio dello stesso anno. Una missione in sé considerevole sotto l’aspetto strettamente scientifico, in quanto fornì importanti informazioni per arrivare, ad esempio, a stabilire che età avesse la Luna. Gli strumenti posizionati nei pressi della zona di allunaggio contribuirono parimenti alla fornitura di dati dall’alto valore scientifico, da cui la scoperta che la maggior parte dei terremoti lunari avvengono nel momento in cui la Luna si trova in perigeo, cioè nel punto più vicino alla Terra durante la sua orbita.

Di quella missione, tuttavia, è l’esperienza maturata da Mitchell nel viaggio di ritorno verso il pianeta madre a interessarci di più in questa sede; qualcosa che avrebbe modificato per sempre la sua personale prospettiva sull’esistenza. Ponendo lo sguardo verso lo spazio, attraverso il vetro della navicella nella quale sta viaggiando, una forza immensa come l’energia primordiale dell’universo, potentissima, di estasi, di unicità, e insieme di unità, lo coglie improvvisamente. In maniera del tutto inaspettata, Mitchell percepisce un contatto subatomico fra le stelle, il suo apparato di molecole di materia, il suo equipaggio e anche il mezzo su cui si trova. La navicella, trovandosi perfettamente perpendicolare rispetto al piano dell’eclettica terrestre (ruotando di 360 gradi ogni due minuti), è in grado di offrire a Mitchell un panorama completo del campo terrestre, ma anche di quello lunare e solare. Da quella prospettiva prende coscienza di ciò che aveva introiettato durante i suoi studi di ricerca al MIT (Massachussets Institute of Technology) riguardo all’origine stellare della materia. Scrive in The Way of the Explorer: “Era come se le molecole del mio corpo e le molecole del veicolo spaziale su cui viaggiavo avessero un’origine remota, come prodotte nella fornace di una qualche stella antica che infiammava i campi celesti attorno a me”. Formatosi come scienziato, con una laurea in aeronautica e astronautica, una volta tornato dalla Luna, Mitchell si sente spinto a far luce su quell’esperienza così viscerale e totalizzante maturata nello spazio. Quando però, conversando con i colleghi della comunità scientifica non trova risposte soddisfacenti, Mitchell si rivolge al campo umanistico, nello specifico quello filosofico, antropologico e spirituale. All’udito dell’astronauta viene soffiato il termine samadhi, termine che esemplifica efficacemente quanto da lui vissuto. Samadhi è un’antica parola sanscrita in grado di descrivere un intenso e acuto stato di coscienza, una connessione interiore con tutte le cose e un’interconnessione totale con l’universo. Un momento di improvvisa ispirazione o intuizione. In seguito, anche altri astronauti rivelarono a Mitchell di aver maturato esperienze spirituali simili alla sua, ma nessuno di essi, a quanto pare, volle parlarne pubblicamente.

Chiesi aiuto ad alcuni grandi filosofi circa l’esperienza che avevo avuto. Loro trovarono una spiegazione nel pensiero sanscrito e mi dissero: ‘L’esperienza che hai avuto si chiama Samadhi’. Chiesi, ‘Che significa?’ ‘Significa che tu vedi le cose separate fra loro, ma sei in grado di sperimentarle interiormente come unicità, come una cosa sola’”.

In diverse culture antiche è descritta questa esperienza: in quella greca, ad esempio, è nota come Metanoia, che attiene al radicale mutamento del modo di percepire il tutto; in quella zen come Satori. Satori, secondo il filosofo e storico delle religioni giapponese Daisetsu Teitarō Suzuki, in termini psicologici significa travalicare i confini dell’Io. Da un punto di vista strettamente logico, è scorgere la sintesi dell’affermazione e della negazione. In termini metafisici, è afferrare intuitivamente che l’essere è il divenire e il divenire è l’essere. “Ho potuto ripetere questa esperienza molte volte in meditazione”, racconta Mitchell in un’intervista che ne precede di poco il trapasso. “Ciò che ho vissuto mi ha portato a capire quanto ciò che facciamo come terrestri sia al di là di ogni ragionevole dubbio sbagliato. Che invece di passare il tempo a combatterci e a ucciderci, dovremmo unicamente lottare per la pace reciproca e la cooperazione”.

Edgar Mitchell sul suolo lunare

Meditare fu per lui una pratica di totale illuminazione che perseguì fino alla fine dei suoi giorni. Nel suo testo Psychic Exploration definisce la meditazione in termini scientifici: “Studi di yogi, maestri Zen, meditatori trascendentali e insieme a loro genti di altre tradizioni stanno dimostrando che la meditazione produce cambiamenti qualitativi e benefici nelle condizioni psicofisiologiche. Le onde cerebrali alfa e theta sono due correlati fisiologici presenti nelle fasi psicologiche della meditazione, insieme ai cambiamenti nella respirazione, alla frequenza cardiaca, alla pressione sanguigna, alla tensione muscolare e a vari altri correlati metabolici”. Mitchell racconta che osservare la Terra da centinaia di migliaia di miglia di distanza permette di sviluppare un enorme senso di sacralità nei riguardi della stessa, nonché un sentimento di protezione nel constatare che dallo spazio risulta più facile capire come tutto quanto, sul nostro pianeta, sia interconnesso. Tutti gli esseri respirano la stessa aria e condividono le risorse del pianeta.

Quando secoli fa Cartesio scrisse Il Discorso sul Metodo col permesso della Chiesa, dice ancora, l’autore separava concettualmente il corpo dalla mente e lo spirito dalla materia, servendo il proposito degli intellettuali di fare ricerca evitando di approfondire il rapporto fra mente e coscienza, di modo da evitare l’Inquisizione. Ciò creò un precedente, poiché per 400 anni la Chiesa crebbe senza considerare il tema conduttore fra mente, coscienza e spiritualità. Soltanto con l’avvento della fisica moderna, con Max Planck e altri fisici, un personaggio come Albert Einstein poté giungere alla scoperta di una realtà duale fatta di onde e particelle, da cui la nascita della meccanica quantistica. “Dunque Cartesio aveva torto”, spiega Mitchell. “Mente e materia interagiscono, e interagiscono a livello quantico. Ho realizzato che c’era una lacuna nella scienza moderna, quella di non considerare la coscienza da un punto di vista scientifico e insieme il significato cosmologico che permette alla coscienza di essere quel che è”. L’interazione fra mente e corpo è un fenomeno quantico, duale, che esclude la semplice interazione elettromagnetica. La risonanza quantica è ciò che avviene tra due innamorati, tra un genitore e un figlio, tra fratello e sorella. C’è in sostanza un flusso quantico, che si realizza in risonanza quantica. L’intuizione è il nostro sesto senso, ma in realtà, sottolinea Mitchell, lo dovremmo chiamare primo senso, essendo questo fondamentale e alla base del tutto. “L’essere giunti sulla Luna significherebbe prima di tutto espandere il nostro obiettivo, per avere una visione più ampia di come noi umani ci collochiamo entro di esso; è sempre più evidente che quanto più avanziamo nelle nostre esplorazioni, tanto più realizziamo quanto piccoli siamo nell’immensità dell’universo. Espandere noi stessi, la nostra conoscenza, l’immagine di noi stessi, tutto questo è la cosmologia”.

Edgar Mitchell sul suolo lunare

Il suo samadhi nello spazio ha innescato un intenso impulso a investigare la coscienza, ma anche argomenti – ancora privi di un effettivo riscontro scientifico – come la percezione extrasensoriale, la telepatia e la chiaroveggenza. Nel 1973, Mitchell fonda l’Istituto di Scienze Noetiche (IONS), con l’intento di svolgere ulteriori ricerche sui fondamenti della coscienza. Il termine noetico deriva dal greco antico nous, meglio tradotto come “conoscenza interiore” o “coscienza intuitiva”. Il sito web dello IONS descrive le scienze noetiche come “un campo multidisciplinare che riunisce strumenti e tecniche scientifiche oggettive insieme alla conoscenza interiore soggettiva, per poter meglio studiare l’intera gamma di esperienze umane”.  Sin dalla sua fondazione, lo IONS, presente anche in Italia, si è concentrato su argomenti chiave come le interazioni fra mente e corpo e le intersezioni della scienza con l’esperienza spirituale. Le sue attuali aree di ricerca includono coscienza e guarigione, l’estensione della capacità umana e i cambiamenti della visione del mondo. Mitchell è sempre stato noto, inoltre, come fautore della questione ufologica. A suo dire non ebbe mai esperienze dirette con forme aliene, ma ha spesso confermato – attraverso quanto conferitogli da insider di alto rango (da considerarsi “fonti sicure”) – che la Terra è stata visitata più e più volte da velivoli di origine non umana. Del resto, è corretto ripeterlo fino alla nausea, sarebbe ingiustificatamente egocentrico suggerire che “siamo soli” in un scenario di tale mastodontica e infinita ampiezza universale. Senza dimenticare che, grazie ai grandi telescopi spaziali, sempre più pianeti simili alla Terra vengono individuati. In definitiva, conclude Mitchell, se i leader politici potessero vedere la Terra dalla prospettiva dello spazio profondo, il modo di pensare la vita sulla stessa cambierebbe radicalmente. “Dalla Luna sviluppi una coscienza globale istantanea, un’intensa insoddisfazione per lo stato del mondo e un impulso a fare qualcosa al riguardo. Da lì in alto sulla Luna, la politica internazionale appare così meschina. Ti verrebbe voglia di prendere un politico per la collottola e trascinarlo a un quarto di milione di miglia per poi dirgli: “Guarda qui, pezzo di idiota!”.

Edgar Mitchell

Per innalzarsi veramente, l’uomo dovrebbe divenire umanità; la sua idea di personale dovrebbe diventare transpersonale; la sua coscienza di sé dovrebbe tramutarsi in coscienza cosmica, mettendo in atto la realizzazione di un vero progresso, al di là di quello meramente tecnologico. “Ci siamo creati una realtà qui, sulla Terra, ma l’abbiamo fatto piuttosto male, dal momento che questa realtà, per come si presenta, non è sostenibile”. L’unica certezza è che, con l’entrata nel 2020, e con il sopraggiungere, quindi, di un nuovo decennio, lo scenario internazionale terrestre appare ancora risibilmente distante dal considerare anche solo lontanamente la potente testimonianza esistenziale che fu del “sesto uomo sulla Luna”.

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Metanoia nello Spazio ultima modifica: 2020-04-12T04:54:19+02:00 da Totem&Tabù

5 pensieri su “Metanoia nello Spazio”

  1. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    Avevo letto male: “Paolo” in realtà è Paola!
     
    Paola, sono mortificato… Ti ho scambiata per uno dei tanti maschiacci del blog e me ne sono uscito con una battuta del tutto a sproposito. Chiedo scusa (umilmente).
     
    Però, ripensandoci, potrei usare la battuta per un vero Paolo. Paolo (Panzeri), ci sei? Ma non vai bene neppure tu: non sei affatto cosí!
    Vi saluto entrambi, col capo cosparso di cenere.

  2. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    Paolo, ti invito a dare il tuo contributo per cambiare. Se non sei d’accordo, scrivilo, come hai appena fatto. Se ritieni qualche intervento troppo saccente o maleducato, scrivilo. Faresti solo bene.
    … … ..
    Per quanto riguarda invece la predominanza di maschi con eccesso di testosterone, non puoi farci nulla.
    A meno che, beninteso, prima di intervenire qui tu non faccia zac al tuo “pistolino”. Ma non mi sembra il caso… 😂😂😂
    Con simpatia.

  3. 3
    Paola Cesco Frare says:

    Siccome ritengo che sia almeno una buona norma di educazione non offendere chi esprime edee che non condividiamo, e siccome leggo troppo spesso atteggiamenti simili in questo blog, mi siete venuti a noia.
    Credo che il problema stia proprio nella presenza di quei solito 4 o 5 interlocutori che se la menano tra loro, e non sanno vedere più in là del proprio ego smisurato. La pressoché inesistente presenza femminile lascia purtroppo spazio a affermazioni che si qualificano da sole per l’ assoluta mancanza di spessore culturale.. Peccato! Di fronte a proposte di riflessione interessanti, la maggior parte dei casi nessuno interviene, oppure lo fa nel modo qui evidenziato: inqualificabile! 

  4. 2
    Paolo Panzeri says:

    Ballard diceva: intelligenza escrementizia.
    Un’altro ma psichiatra diceva: farneticazioni.
    Penso sia il solito problema della stupidità dell’uomo.

  5. 1
    lorenzo merlo says:

    Un altro stupido.
    [L’io è solo una struttura.
    Crediamo di essere lui.
    Intanto ci nasconde a noi stessi.
    Crediamo il mondo esista senza la coscienza di esso.
    Non vediamo come lo creiamo.
    Non vediamo che è dentro, non fuori di noi.
    Non vediamo il suo modularsi secondo pensieri e sentimenti.]
     

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