La pernice bianca
di Wolfgang Platter
(pubblicato su parconazionale-stelvio.it il 1° febbraio 2020)
Esempio virtuale di mimetizzazione
La Pernice bianca è specie stanziale e sedentaria appartenente alla famiglia dei Tetraonidi che vive sopra il limite boschivo. Anche per la sua livrea invernale bianca e mimetizzante è abbastanza conosciuta come specie ornitica alpina. Tarsi e dita dei piedi fino alle unghie sono ricoperti da piume. Il rivestimento è compatto e lungo in inverno, più corto nella livrea nuziale. Durante nevicate la pernice sprofonda nella neve e nel suo iglù approfitta dell’effetto isolante della coltre nevosa.
Il nome scientifico Lagopus muta è composto dal greco lagos = lepre e dal latino mutus = muto, tradotto letteralmente quindi zampa di lepre muta. Il nome, quindi, rinvia alle zampe piumate. L’abbreviazione mutus per mutatus indica la muta dalla livrea invernale alle livree nuziale ed estiva.
Distribuzione
Il genere Lagopus è presente con tre specie: Pernice bianca nordica (Lagopus lagopus, Linaeus, 1758), Pernice americana (Lagopus leuchurus, Richardson, 1831) e Pernice bianca (Lagopus muta, Montin, 1776). La Pernice bianca è specie boreale che dopo l’era delle glaciazioni nelle montagne delle Alpi ha trovato un areale di ritiro. Sull´ arco alpino è riconosciuta la sottospecie Lagopus muta helveticus. Questa sottospecie estende il proprio areale in tutta la catena dalla Liguria al Friuli, a nord fino in Baviera e ad est fino alla Stiria. La popolazione italiana viene stimata dagli esperti in 7.000 – 10.000 coppie. Nel Parco Nazionale dello Stelvio la pernice bianca è presente in tutti i tre settori (Lombardia, Trentino, Alto Adige).
Grado di tutela
La pernice bianca è specie elencata nell’Allegato II/2 della Direttiva Uccelli della Comunità Europea di Rete Natura 2000. Al di fuori dei parchi nazionali la specie in Italia è classificata come specie cacciabile per la legge quadro per la protezione della fauna e per il prelievo venatorio. Nel Parco Nazionale dello Stelvio lo status è sfavorevole cattivo.
Ambiente
La pernice bianca è tipica per la fascia alpina e nivale al di sopra del limite boschivo fino a 3000 m. L’areale riproduttivo ricade nella fascia tra 1800 e 2700 m. In caso di osservazioni da luglio in poi a quote più elevate si tratta di maschi o di femmine non covanti. Ambienti preferiti sono macereti e crinali ventosi. Per cibarsi, la pernice durante le diverse stagioni si sposta dall’habitat invernale a quelle estivo e viceversa. La pernice è specie diurna. Lo scialpinismo sempre di più si dimostra fattore di disturbo che induce la pernice a ripetute fughe in volo, provocando sprechi sostanziosi di energia durante la stagione di ridotta offerta trofica.

Alimentazione
La pernice bianca è specie quasi esclusivamente vegetariana. In primavera frequenta pendii esposti a sud per rifornirsi di cibo su aree dove la neve si scoglie prima a confronto con ambienti ombrosi. Su queste aree i cespuglieti nani germogliano precoci e boccioli fresche e gemme hanno il valore nutritivo più alto e contengono più proteine. In estate gli uccelli frequentano pendii esposti a nord, anche perché le temperature alte in estati afose possono diventare un problema per la specie.
Verso l’autunno le pernici frequentano le vallette nivali con i cespuglieti nani e le loro bacche. I frutti che forniscono zuccheri, i semi proteine. In inverno, invece, le pernici si mantengono sulle creste e su crinali ventosi spolverati della neve dal vento. Allora le foglie coriacee e le gemme di cespuglieti nani, come la Kalmia procumbens e diverse specie di salici (Salix spec.), formano la scorta nutritiva di emergenza. Giovanni Scherini (2001, I Galliformi Alpini nel settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio) ha esaminato il contenuto dello stomaco di pernici bianche su una campionatura di n=200 riuscendo a decifrare la dieta tra fine estate ed inizio inverno: la frazione minerale costituisce circa il 3% del peso di sostanza vegetale secca e viene ingerita perché necessaria alla macinazione dei vegetali stessi nel ventriglio.
Sono preferite le pietre dure (quarziti) con dimensioni comprese tra 2 e 5 mm. Frazione animale: sono state osservate raramente e il loro peso con il 0,5% è trascurabile. Si può asserire che in autunno la pernice bianca è vegetariana. Frazione vegetale: La pernice bianca si nutre di un gran numero di piante, la dieta vegetariana comporta il 96% della alimentazione. Foglie e semi in media contengono un 15% di proteine e vengono ricercate durante tutto l’anno. Frutti e bacche invece hanno un alto contenuto di zucchero. L’alimentazione invernale consiste soprattutto in foglie e gemme di cespuglieti nani e diverse specie del genere Salix con un contenuto di proteine attorno al 12%. Nella loro corteccia e nelle foglie i salici contengono acido salicilico. Questa sostanza ha azione germicida e protegge le pernici da infezioni gastriche.
La muta
La pernice cambia molte delle sue penne più volte all’anno e la muta, quasi continua, è l’adattamento più vistoso all’habitat aperto e scarseggiante di copertura. La mimetizzazione con il cambio del colore di livrea diventa allora una strategia di sopravvivenza contro i predatori. La muta è un processo che dipende da fattori ormonali, indotti, oltre che dalla durata del giorno, anche dalla presenza del partner di coppia ed il riscontro delle sue manifestazioni, come atteggiamenti di parata, eccitazione sessuale e difesa del territorio. La muta alla livrea invernale inizia a metà ottobre e si conclude a metà novembre. È una muta parziale, perché le timoniere e i remiganti non vengono cambiate. Anche la muta primaverile alla livrea nuziale è una muta parziale che in ambe due i sessi si conclude entro inizio giugno. Dalla fine del periodo di covata avviene la muta alla livrea estiva, che è una muta completa con colorazione marrone-grigiastra simile ai colori del sottofondo. Questa muta riguarda anche le parti cornee: becco e unghie.
Riproduzione
Verso la fine dell’inverno in montagna le pernici formano coppie stagionali. La femmina sceglie il maschio con le caruncole rosse più vistose, la coda con il ventaglio più imponente ed il canto più sonoro. I corteggiamenti iniziano a maggio. Il nido consiste in una piccola depressione del terreno, completamente allo scoperto o al riparo di un sasso o a ridosso di un cespo. La deposizione avviene durante la prima decade di giugno. In genere vengono deposte da 5 a 8 uova, più raramente 10, al ritmo di due uova in tre giorni. Le uova hanno una colorazione variabile addirittura nella stessa covata con un fondo paglierino ed evidente macchiatura bruno scura. La cova dura 22 giorni. La temperatura di incubazione misurata a contatto con la madre è di 41° C. I pulli sono nidifughi.
A poche ore dalla schiusa sono in grado di seguire la madre che dispone di un linguaggio a più voci per tenere insieme la covata. I primi quindici giorni di vita sono un periodo molto critico per i pulli, perché ancora incapaci di volare e dipendenti dalla madre come fonte di calore. Allora con tempo cattivo il tasso di mortalità dei pulli è alto come pure le predazioni di carnivori. Giovanni Scherini (2001) indica un tasso di sopravvivenza del 40% delle uova deposte anche in periodi meteorologici favorevoli. A ottobre la covata svanisce come entità e si formano gruppi misti per lo svernamento. Questa composizione di nuovi gruppi è importante per la variabilità genetica.
—————————————————————————————————————————-
Allarme pernice bianca -30%
a cura della Redazione di lipu.it
(pubblicato su lipu.it il 15/05/2018)
Aumento della pressione del turismo in montagna, distruzione, degrado e frammentazione dell’habitat, pressione venatoria, pascoli intensivi d’alta quota, alterazioni climatiche. Sono numerose le minacce alla sopravvivenza della pernice bianca sulle nostre Alpi, dove vive e si riproduce in aree aperte e a quote elevate, con un trend negativo del 30% a livello nazionale negli ultimi 15 anni.
Dati emersi nel recente convegno di Trento, organizzato da Lipu-BirdLife Italia con il Muse di Trento e a cui hanno partecipato enti gestori delle aree protette, rappresentanti di Regioni e Province e ricercatori di tutto l’arco alpino, in occasione del quale la Lipu ha lanciato l’allarme e chiesto al Governo italiano, a Regioni e Province autonome alpine una collaborazione per redigere e implementare con urgenza un piano comune per la tutela di questa specie.
Ridotta ormai in poche aree dell’arco alpino, assediata da un turismo insostenibile, la pernice bianca è presente con sole 5-8mila coppie a livello nazionale, mentre in Europa, dove la specie si riproduce nei Pirenei e in Scozia, in Islanda e nella Penisola Scandinava, il numero sale a 250.000-1 milione di coppie. La pernice bianca predilige ambienti di alta quota e climi freddi, ai quali ben si adatta grazie a zampe piumate e un piumaggio folto, che però la espongono, più di altre specie, ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici: basta un rialzo anomalo di temperatura nel periodo riproduttivo per far morire i pulcini, o un tardivo (o insufficiente) innevamento in autunno-inverno, per renderla, a causa del mantello invernale completamente bianco, molto più visibile ai predatori. «La pernice è simbolo dell’alta quota, della natura incontaminata, ma anche della minaccia rappresentata dal cambiamento climatico – afferma Claudio Celada, direttore Conservazione Natura della Lipu-Birdlife Italia e chairman al convegno di Trento – Non vorremmo che diventasse anche il simbolo di una grande sconfitta per tutti».
Classificata come “vulnerabile” nella Lista rossa italiana ed europea, per la pernice bianca le previsioni sono molto negative: secondo BirdsClim, un protocollo operativo basato su modellistica ambientale messo a punto dalla Lipu nel 2014, si prevede che entro il 2039,nell’arco alpino oltre i 1.500 metri, la pernice bianca perderà, a causa dei cambiamenti climatici, il 28,12% delle aree idonee alla nidificazione, percentuale che si innalzerà al 38,43% nel periodo 2040-2069 e al 49,11% nel periodo 2070-2099. In pratica, la specie è destinata a vedersi dimezzare l’areale di nidificazione entro fine secolo. Grazie alle cartografie BirdsClim – sottolinea la Lipu – sarà possibile stabilire piani di gestione e interventi attivi per conservare la biodiversità, non solo avifaunistica ma più in generale quella faunistica e floristica.
Ad aggravare il quadro della pernice bianca nel nostro Paese è la sua presenza nell’elenco delle specie cacciabili, che la legge 157 del 1992, la legge quadro sulla fauna selvatica e l’attività venatoria, concede per il periodo che va dal 1° ottobre al 30 novembre.
Solo il Piemonte e la Provincia autonoma di Trento, di fronte alle difficoltà che vive la pernice bianca, hanno deciso di vietare la caccia sui rispettivi territori. Ingente il numero dei capi uccisi nella provincia di Bolzano, dove nel 2017 sono stati abbattuti 323 esemplari, numero addirittura maggiore rispetto all’anno precedente quando le pernici bianche cadute sotto i colpi dei cacciatori furono 205.
“La situazione della pernice bianca è molto preoccupante – aggiunge il presidente della Lipu-BirdLife Italia Fulvio Mamone Capria – Occorre fermare l’ulteriore espansione di caroselli sciistici e la dannosissima pratica dell’eliski. Chi davvero ama la montagna non può più girarsi dall’altra parte e continuare a sostenere una modalità di sviluppo che sottrae i residui, e sempre più rari, ambiti integri delle Alpi alla fauna selvatica. Ma un’attenzione seria va prestata anche all’attività venatoria, che aggrava non poco la sofferenza sulla specie”.
“La pernice bianca è il simbolo delle Alpi e della loro biodiversità – afferma Paolo Pedrini, curatore MUSEe organizzatore con Claudio Celada del presente Convegno – la sua tutela ci impone un dialogo fra tutti i portatori d’interesse in una ricerca di soluzioni a favore non solo di questa affascinante specie, ma dell’’intero ecosistema altomontano alpino, oggi reso ancora più fragile dai rapidi cambiamenti in atto”.
Il convegno sulla pernice bianca
Al convegno Pernice bianca e cambiamenti climatici. Quale futuro per le nostre montagne, tenuto nel 2018 al Muse di Trento, sono intervenuti importanti ricercatori ed esponenti di aree protette come Niklaus Zbinden, dell’Università di Berna, Dan Chamberlain, dell’Università di Torino, Simona Imperio dell’Ispra e Radames Bionda del Parco regionale Alpe Veglia e Devero, Domenico Rosselli dell’Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie che ha parlato del Parco naturale Val Troncea, Enrico Vettorazzo del Parco nazionale Dolomiti bellunesi, Bruno Bassano del Parco nazionale del Gran Paradiso. Al convegno è seguita una tavola rotonda cui hanno partecipato Ispra, Cipra Italia, Parco nazionale dello Stelvio, regioni e province autonome alpine.
Le presentazioni dei relatori al convegno di Trento sono scaricabili al link: https://drive.google.com/open?id=1htWyCTyyf5EAsqz7foV_0jcsGZODaGNl
La pernice bianca
Nome scientifico: Lagopus muta
Famiglia: Tetraonidi
Numero coppie in Europa: 250.000/1 milione di coppie
Popolazione nazionale: 5000/8000 coppie
Lista rossa europea (solo paesi Ue): Vulnerabile
Lista rossa italiana: Vulnerabile
Birds in Europe (BirdLife International): Spec 3 (presente non esclusivamente in Europa, ma che in essa è in stato di conservazione non favorevole)
Minacce: Sci alpinismo e fuori pista, realizzazione di nuovi impianti di risalita, eliski, mountain bike, pascolo intensivo, cambiamenti climatici, alterazioni e frammentazione dell’habitat.
Regioni/Province dove si caccia la pernice bianca
Valle d’Aosta
Lombardia (province di Brescia e Sondrio)
Provincia di Bolzano
Veneto
Friuli Venezia-Giulia
Numero esemplari vittime della caccia
Svizzera: attualmente 400 all’anno
Provincia di Bolzano: 323 (anno 2017); 205 (anno 2016)
Valle d’Aosta: 15 (2017), in media 14 esemplari dal 2008 al 2016
Trend a breve e lungo periodo: -30%
Previsioni di perdita delle aree di nidificazione sopra i 1500 metri a causa della risalita del bosco
-28,12% entro il 2039
-38,43% (2040-2069)
-49,11% (2070-2099)
—————————————————————————————————————————-
La sfida della sostenibilità raccontata da una pernice bianca
di Paola Peresin
(pubblicato su qdpnews.it il 29 Agosto 2025, articolo di proprietà di Dplay Srl)
La scorsa primavera, durante una escursione sulle Dolomiti, ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo di studenti del team di Amy Seglund, responsabile del programma di conservazione delle specie per il Colorado Parks and Wildlife. Arrivati in Italia “solo per scalare”, la conversazione si è subito indirizzata verso di loro, le pernici bianche.
L’entusiasmo per questi straordinari uccelli alpini era contagioso, assieme ad una inevitabile preoccupazione profonda. “Questi uccelli sono come dei canarini nella miniera“, mi ha spiegato la biologa responsabile del progetto, “ci stanno avvertendo di cambiamenti che stanno avvenendo molto più rapidamente di quanto immaginassimo”.
La “nostra” pernice bianca (Lagopus muta), come la “loro” (Lagopus leucura), è una vera meraviglia dell’evoluzione. Immaginatevi un uccello letteralmente “costruito per un mondo invernale”: le sue zampe sono densamente ricoperte di piume che fungono da racchette da neve naturali, permettendogli di camminare agevolmente sulla neve fresca. Il suo piumaggio spesso agisce come un perfetto isolante termico contro il freddo intenso e la neve profonda.
Ma la caratteristica più affascinante è la sua capacità di cambiare colore: d’estate sfoggia un piumaggio mimetico che si confonde perfettamente con le rocce e la vegetazione alpina, mentre in inverno diventa completamente bianco, rendendosi praticamente invisibile sulla neve. Questo camuffamento è la sua principale difesa contro i predatori.
Gli habitat alpini dove vive la pernice bianca sono tra le aree che si stanno riscaldando più rapidamente sul nostro pianeta. Negli ultimi decenni le Dolomiti hanno registrato un aumento significativo delle temperature, con un incremento medio che varia tra 1 e 1,5°C, e che in alcune zone, come l’Alto Adige, ha raggiunto valori prossimi ai 2°C. Nelle Montagne Rocciose del Colorado, la temperatura media annuale è aumentata di 1,9 gradi Celsius nell’ultimo secolo. Per i non addetti ai lavori, queste variazioni possono sembrare poco, ma per un uccello progettato per il freddo estremo rappresenta una sfida esistenziale.
Il problema è che la pernice bianca, proprio a causa dei suoi straordinari adattamenti al freddo, è estremamente vulnerabile al calore. A temperature di poco superiori ai 21 gradi Celsius, questi uccelli sono stati osservati mentre cercavano disperatamente refrigerio nei cumuli di neve residua, ansimando visibilmente per il calore. È come se indossassero un cappotto di pelliccia in piena estate.
I ricercatori stanno documentando cambiamenti allarmanti nelle popolazioni di pernice bianca. Uno dei segnali più preoccupanti è lo squilibrio nel rapporto tra maschi e femmine. Si discute dei dati raccolti da Amy Seglund, che rivelano un cambiamento drammatico: se nel 2011 maschi e femmine erano quasi in numero uguale, nel 2021 il rapporto era di 67 maschi per 33 femmine, peggiorato nel 2022 a 75 maschi per 25 femmine.
Questo squilibrio demografico è “solitamente un’indicazione che le cose non vanno bene per la specie“. Si teme che il calore stia abbreviando la vita delle femmine, che già tendono a vivere meno dei maschi a causa dello stress dell’allevamento dei pulcini.
Il cambiamento climatico sta creando una serie di “disallineamenti” che mettono a rischio la sopravvivenza della specie. Le pernici bianche ora si riproducono 9-12 giorni prima rispetto al 1968. Se questa anticipazione dovesse disallinearsi con l’emergere di insetti e piante di cui si nutrono i pulcini, le giovani pernici potrebbero letteralmente morire di fame.
Ancora più drammatico è il problema del camuffamento: le primavere sempre più precoci possono lasciare gli uccelli con il loro piumaggio bianco invernale su una tundra già marrone e priva di neve. In questi casi, quello che per millenni è stato il loro asso nella manica diventa un pericoloso svantaggio, rendendoli facili bersagli per i predatori.
In Veneto, come in Colorado, le montagne sono essenzialmente “isole” di habitat alpino circondate da un “oceano” di ambienti diversi. Con l’aumento delle temperature, la linea degli alberi sale sempre più in alto, riducendo progressivamente lo spazio vitale disponibile per la pernice bianca. È come se queste “isole” si stessero lentamente sommergendo.
Gli uccelli stanno tentando di adattarsi, spostandosi in fessure umide e ombreggiate tra i massi o sui campi di ghiaccio permanente, dove le temperature sono di 10-20 gradi più fresche. Questi “rifugi microclimatici” rappresentano la loro speranza di sopravvivenza, ma non è chiaro quanto possano essere efficaci a lungo termine.
Di fronte a questa crisi, i biologi stanno sperimentando strategie innovative. Una delle più promettenti è la “migrazione assistita” o “traslocazione”: essenzialmente, spostare popolazioni di pernici bianche da aree che stanno diventando inadatte verso habitat che potrebbero essere più favorevoli.
Mi raccontano di come stanno tentando di ristabilire popolazioni di pernice bianca trasferendo esemplari dal Colorado al New Mexico. Nel 2021 sono stati spostati 24 uccelli, con ulteriori trasferimenti nel 2023. L’obiettivo è creare una popolazione autosufficiente in grado di prosperare nel nuovo ambiente.
Questa strategia ha precedenti di successo: negli anni ’70, traslocazioni simili nello Utah e in California hanno portato alla creazione di popolazioni stabili che continuano a prosperare ancora oggi.

Il cambiamento climatico non è l’unica minaccia. Le attività ricreative umane stanno aggiungendo ulteriore stress a queste popolazioni già vulnerabili. Motoslitte, sciatori e escursionisti possono disturbare gli uccelli durante i momenti di riposo, calpestare la neve che usano come rifugio, o spaventare le femmine lontano dai nidi. Anche la caccia, ancora permessa in alcune aree nonostante la vulnerabilità della specie, rappresenta una pressione aggiuntiva che potrebbe non essere più sostenibile.
La storia della pernice bianca è molto più di una cronaca di una specie in difficoltà: è una finestra su quello che potrebbe accadere a molte altre specie alpine e artiche nel nostro pianeta che si riscalda. Questi uccelli sono diventati indicatori viventi dei profondi cambiamenti che stanno investendo gli ecosistemi montani.
Mentre i ricercatori continuano i loro studi intensivi per comprendere appieno la portata dei cambiamenti in corso, una cosa è chiara: il destino della pernice bianca è intimamente legato alle nostre azioni contro il cambiamento climatico. Ogni frazione di grado in meno nel riscaldamento globale potrebbe fare la differenza tra la sopravvivenza e l’estinzione per questi straordinari “uccelli dell’inverno”.
La prossima volta che vedrete una pernice bianca durante una escursione in montagna, ricordatevi che state osservando una delle sentinelle più importanti del nostro pianeta che cambia. Il loro messaggio è chiaro: è tempo di agire, prima che sia troppo tardi.
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.








Ps.sono cacciatore di piuma eungulati. Non starò a dire se la caccia a giusta o no Dio solo più dirlo. Io sostengo che i galliformi vanno tutelati ne trovo sempre meno nn li caccio per scelta personale ma li cerco con i cani a settembre quando sono maturi al volo. Volevo solo sottolineare che lo scialpinismo fatto come oggi che inizia con le prime nevicate con neve farinosa crea un disturbo maggiore che la caccia in un momento in cui questi animali sono al riparo sotto la neve farinosa ,già sotto la neve creano una sorte di truna e li riescono a risparmiare energie importanti per inverno.
Attribuire successi o fallimenti addirittura a un’intera generazione mi sembra un po’ irreale. Si parla di centinaia di milioni di persone. Fausto, già il fatto che non ti firmi non è bello, vuoi dirmi che siano tutti falliti? Mi sforzerei un minimo per arrivare a formulare almeno un pensierino da seconda elementare. Torna indietro, perché ne hai fatti solo da adulto squilibrato.
Sai cos’è una pernice? Forse per la negatività del suo nome ti sei ingelosito perché anche il tuo, di nome, in quanto a negatività non scherza… Temi una concorrenza tra giganti infernali purgati dal buio? Coraggio.
Vedo sempre più animali in montagna. Almeno dove vado io. Ho come l’impressione che si siano abituati alla convivenza con l’uomo. È una valutazione sicuramente a spanne ma non apro l’ombrello se le previsioni danno acqua e fuori c’è il sole.
Le specie in estinzione danno un sacco di lavoro per studi, monitoramenti, campagne varie… nel nostro mondo in cui se sei bravo a trovarlo, puoi chiedere un finanziamento per fare qualsiasi cosa e te lo danno, ho sempre un po’ di diffidenza. Così, ancor più da quando c’è un certo pnrr.
Chissà.
Noto poco interesse per la pernice bianca.
Forse se fosse stata a strisce bianche e nere avrebbe destato l’interesse del Crovella