SportRoccia2026

A Bardonecchia (TO), dal 3 al 5 luglio 2026, si terrà l’evento SportRoccia2026. Si tratta di una manifestazione di stampo moderno con insight nella panoramica storica, con talk, workshop e proiezioni.

SportRoccia2026

Dopo le celebrazioni di SportRoccia40, SportRoccia 2026 è concepito come un evento celebrativo che si richiama esplicitamente alla manifestazione nata nel 1985: il marchio continua a essere utilizzato per iniziative dedicate alla storia e alla cultura dell’arrampicata, oltre che per attività sportive e divulgative, senza essere prosecuzione diretta della competizione originale.

SportRoccia 1985
SportRoccia 1985, il pubblico

Il programma
Il 3 luglio, alle ore 18, in piazza Medail, si terrà il talk di apertura, accompagnato dalla presentazione del dolce della pasticceria Ugetti. Saranno presenti ospiti come Enrico Camanni, Marco Scolaris, Davide Battistella, Angelo Seneci e atleti e tracciatori della nuova generazione. La serata proseguirà al Cinema Sabrina con la proiezione di The Future of Climbing.

Il 4 luglio si svolgerà il Bardo Boulder Contest presso il Palazzetto dello Sport, con blocchi adatti a tutti i livelli. Saranno presenti il Basecamp SportRoccia, street food e test di materiali. In parallelo, ci saranno attività di arrampicata per bambini presso il Cubo, seguite dalla festa serale con DJ set.

Il 5 luglio, alla Parete dei Militi, si terrà la giornata dedicata all’arrampicata in falesia, con sessioni libere, workshop e la possibilità di provare l’arrampicata outdoor con le Guide Alpine. La giornata includerà anche un workshop sulla paura di cadere, condotto da Marta Carminati, aperto a tutti i livelli con il supporto delle guide alpine (ancora da definire i nominativi delle guide).

La storia
Il legame con le edizioni storiche del 1985 e 1986 è sostanziale. Nel 1985, a Bardonecchia, sulla Parete dei Militi in Valle Stretta, si disputò la prima competizione internazionale di arrampicata sportiva della storia dell’arrampicata occidentale; nel 1986 l’evento si articolò in due tappe, ad Arco e Bardonecchia, contribuendo a definire il formato delle future competizioni internazionali; quelle edizioni sono considerate il punto di partenza dell’arrampicata sportiva agonistica moderna, che avrebbe poi portato alla nascita del Rock Master e, successivamente, della Coppa del Mondo.

Nel 1987 SportRoccia non viene disputato, ma nasce il Rock Master ad Arco. Nel 1988 e 1989 SportRoccia torna per altre due edizioni.
Dal 1989 le competizioni entrano nel circuito internazionale della Coppa del Mondo, mentre il Rock Master diventa l’evento simbolo di Arco.

SportRoccia40 (2025)

Quindi, SportRoccia 2026 non è la “quinta edizione” o la continuazione delle gare, ma è un’iniziativa che rivendica e celebra direttamente quell’eredità storica, mantenendo Bardonecchia come luogo simbolo della nascita dell’arrampicata sportiva agonistica.

In occasione del quarantennale è stato organizzato SportRoccia40, l’evento celebrativo organizzato a Bardonecchia dal 5 al 7 settembre 2025. Come pure per Sport Roccia 2026, l’obiettivo non era ricreare la gara storica in senso agonistico, ma riunire pionieri, atleti, istituzioni e appassionati per ricordare la nascita dell’arrampicata sportiva moderna.

Erano presenti numerosi protagonisti della prima edizione di SportRoccia (1985), tra cui la vincitrice Catherine Destivelle, Thierry Renault, Martine Rolland, Giuliana Scaglioni, oltre a figure storiche dell’organizzazione e della tracciatura come Renato Pirona. Gli incontri hanno ripercorso la nascita delle competizioni su roccia, il passaggio alle moderne gare indoor e il percorso che ha portato l’arrampicata fino al programma olimpico.

Un aspetto interessante è che SportRoccia40 ha rappresentato anche un nuovo coinvolgimento del Club Alpino Italiano nell’arrampicata agonistica. Attraverso CAI Climbing, il CAI ha dichiarato di voler colmare la storica distanza rispetto al mondo delle competizioni, affiancando alla tradizione alpinistica anche il sostegno alle nuove generazioni di atleti e alla diffusione di una cultura della frequentazione consapevole delle falesie.

Proprio il successo di SportRoccia40 ha contribuito a rilanciare il marchio SportRoccia, da cui è nato il progetto di SportRoccia 2026, che punta a dare continuità a quella riscoperta della storia dell’arrampicata.

Gli organizzatori ufficiali di SportRoccia2026 sono la Polisportiva Bardonecchia e il Comune di Bardonecchia.

Per maggiori informazioni ecco il link alla pagina Instagram dell’evento:
https://www.instagram.com/sport_roccia?igsh=YnF2bndmcnZzMTQy

SportRoccia2026 ultima modifica: 2026-06-29T05:28:00+02:00 da GognaBlog

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51 pensieri su “SportRoccia2026”

  1. Villa Alzheimer ,che con le sue finestre tutte uguali ci ricorda ,come diceva la grandissima Alda che sono gli occhi e gli sguardi a creare  differenti vedute.
    Potresti gentilmente chiedere a suor Maria il salone buono per una serata Gognablog dove uomini e topi e tutto il resto si incontrano senza tasti?
    Buona estate!

  2. Ciao Roberto, mentre riflettevo sulle considerazioni di Carlo pensavo proprio a te come esempio di stile nelle discussioni; porti sempre un’opinione pacata ed intelligente su cui spesso mi viene da riconsiderare o, meglio, da ampliare le mie posizioni precedenti e la cosa mi piace molto.
    E non è piaggeria ma semplicemente il mio pensiero.
    Buona estate a te

  3. Uomini topo che abiurano giudizi sprezzanti e mordaci, spadaccini sempre pronti alla lotta e all’affondo spietato che esprimono sofferte preoccupazioni per il clima reattivo e pugnace nella comunità montagnarda e auspicano gioia e serenità .. che finale di stagione inaspettato e spiazzante. Ne ho parlato con suor Maria qui a Villa Alzheimer e mi ha sorriso, enigmatica come sempre: “Te l’ho sempre detto che ci vuol pazienza, vecchio balosso, i percorsi degli umani sono complicati, e’ il punto di arrivo che conta non il percorso”. Saggezza ecclesiale 😜 Buone vacanze e auguri per un’estate gloriosa dopo l’inverno del nostro scontento. 

  4. Il tema trasversale  proposto da Carlo, che condivido pienamente, meriterebbe un approfondimento dal momento che in effetti sul tema Montagna (etica, diffusione e quant’altro) vengono spesso fuori, esacerbati probabilmente da frustrazioni latenti, giudizi e strali feroci invece di pacate discussioni tra persone appassionate di montagna che hanno un loro percorso personale e dovrebbero confrontarsi civilmente e, aggiungo, piacevolmente in un contesto che faccia scaturire nuove visioni dai pareri altrui.
    Restando invece in argomento credo, al netto della legittima volontà di Bardonecchia di utilizzare Sportroccia 40 (ormai 41) per attrarre persone, che proporre un’attività bella, completa per corpo e mente e creativa come l’arrampicata (indoor e outdoor che sono comunque legate) sia sempre un fatto positivo e che ci sia sempre più gente che arrampica anche.
    Anche io con corsi, giornate promozionali, schede di allenamento propongo questo sport che a me ha cambiato positivamente la vita e spero possa farlo anche ad altre persone nella reinterpretazione personale sempre diversa dei medesimi movimenti.

  5. Non sono un climber e non parteciperò all’evento. Tuttavia, proprio per questo, mi permetto un’osservazione di metodo, che diventa però anche di contenuto. Certi strali aprioristici, oggi contro l’iniziativa in questione, sono trasversali a tutto il mondo della montagna, per cui riemergono periodicamente (a prescindere dal tema che diventa solo un pretesto)  e riguardano ogni risvolto della montagna. Mi ricordano l’ira funesta di chi si scaglia contro il Bivacco Gervasutti. In altre parole, nella grane platea degli appassionati di montagna c’è un malcontento di fondo che prende di mira oggi questo evento, ma ieri il bivacco e domani chissà… Il che è un paradosso, perché lo stato d’animo che  spinge alla montagna dovrebbe essere qualcosa di gioioso e non questo inestirpabile rancore di fondo. Evidentemente confluiscono nel tema montagna infinite frustrazioni che, concettualmente, stanno “prima” della montagna.

  6. Purtroppo non è più tempo di zucche e meloni, ma di litchis, pompelmo rosa, papaya e anguria senza semi e sono di stagione 4/5 stagioni all’anno 

  7. Ravassard. Forse bastava dire così: “Comprendo le perplessità espresse in alcuni commenti sia sul linguaggio della presentazione sia su alcuni aspetti dell’evento, dovete tuttavia tener conto che si tratta di un’iniziativa promossa da giovani su base volontaria e per un pubblico giovane  e che ha come obiettivo anche il rilancio di una località che attualmente trascurata. Non è dunque una manifestazione che vuole rispondere a rigorosi criteri “commemorativi” e storici ma è una rivisitazione in chiave contemporanea e per un pubblico diverso di temi ed esperienze che hanno radici in quel passato. Alcune. di quelle che a qualcuno di voi possono sembrare eccessive concessioni alla modernità o persino tradimenti dell’ispirazione originaria sono aspetti formali che non intaccano il valore di un evento che vuole coinvolgere più persone anche con gusti e propensioni diverse da quelle tradizionali ma che nella sostanza si riallacciano quegli ideali e a quelle speranze:  in fondo siamo nel 2026, il mondo è cambiato”. Non c’è bisogno sempre di attaccare l’interlocutore per rispondere alle critiche: questa si che è una concessione ad un aspetto brutto della contemporaneità digitale. Saluti sereni dunque e auguri per l’evento, al quale parteciperei ma per innata curiosità perché né io né altri siamo i destinatari ed è giusto che sia così: zucca e melone, a ciascuno la sua stagione diceva la nonna. 

  8. @42
    Dal tuo commento devo dedurre che il fine sia quello di estendere la pratica dell’arrampicata ai giovani (è proprio necessario?) e di sviluppare l’outdoor in una zona che dovrebbe imparare da Briancon: cosa significa in parole concrete sviluppare l’outdoor? se non attirare persone in una precisa località, sviluppare richiami turistici e quindi creare benefici diretti e indiretti per la popolazione locale, sbaglio? E non c’è nulla di male visto che ognuno, al mare come in montagna, sfrutta (si esatto, sfrutta) il territorio per guadagnarsi da vivere (e a volte non solo per vivere). Basta dirlo. Il richiamo a sportroccia di 40 anni fa non può essere di ispirazione per questo genere di manifestazioni, è una evidente forzatura. Lo si fa per fare pubblicità, per attirare gente, per generare curiosità e per far si che cosi poi qualcuno torni in quella zona per praticare l’arrampicata: benissimo, tutto chiaro. Ma la domanda resta ben chiara: cosa ha a che fare una manifestazine di 40 anni fa con questo evento? nulla direi. E, dal mio modesto punto di vista, non è altro che una di quelle iniziative tese a massificare l’arrampicata, con il risultato di avere palestre artificiali sempre piu numerose, sempre piu gente ad affollare le falesie, sempre piu gente che pensa di essere un top climber solo perchè in palestra si sente forte agli anelli e, lasciami dire, generalmente con una scarsa cultura dell’arrampicata su roccia intesa come sicurezza e modo di comportarsi in falesia. Ditemi voi se l’ambiente in falesia non è evidentemente peggiorato negli anni, sia come gente che spesso non applica le minime misure di sicurezza (ovvio, se sono andati ad imparare solo in palestra cosa ne sanno dei rischi della falesia) e che grida, urla e si porta appresso cani, come se la scalata fosse la stessa cosa di una grigliata di ferragosto. Quindi per me qualsiasi manifestazione o iniziativa di questo genere è solo dannosa. Mio modesto pensiero, probabilmente insignificante. Ognuno al pensa come vuole, almeno questo non ci è precluso.

  9. Federico Vai tranqui. Fate bene se vi divertite fate bene. È un discorso più generale….anche inutile se vuoi …
    Provo a farti un esempio…io ad Ulassai non ci vado più….se vado in  Sardegna preferiscono perdermi nella macchia cercare una parete  nascosta con qualche avvicinamento incasinato….e nn parlare con qualche pastore sardo ….ad Ulassai ormai sembra di essere ad Arco …..
    Spero tu abbia capito il mio punto di vista….

  10. Nel caso non si fosse capito, io non sono parte dell’organizzazione, ma chi sta dietro a SportRoccia è mio amico e non credo sia giusto sparlargli dietro senza avere la minima idea di che tipo di evento si tratti.Per il resto…come in altri casi, volete sparare il vostro giudizio su una cosa di cui non sapete nulla. La gara -di boulder, fra l’altro- è tracciata sulla resina, quindi lo sconfinamento con l’alpinismo lo vedete solo voi. Per dare un’idea, siamo più sullo stile di Finale For Nepal o il Tout à Bloc, ma, come detto prima, non ne sapete nulla e probabilmente manco vi interessa, volete solo agitare il dito e dire cosa è meglio fare. Sul ricordare l’evento di 40 anni, beh, è più un rendere omaggio e trarne ispirazione, dato che la maggior parte delle persone di chi ci sta dietro manco è nata dopo il primo Sportroccia. Così come anche il ripetere per l’ennesima volta che “gli anni 80 dell’arrampicata sportiva non hanno nulla a che vedere con quello che è oggi l’arrampicata su plastica”, grazie, lo sappiamo tutti e anzi, ne siamo consapevoli. È bello andare a fare una via ai Satelliti così come sfondarsi le dita sul kilter board.Sul perchè organizzare questi eventi…ci sono mille risposte, e l’idea di “farci i soldi” è parecchio indietro nella lista, basta farsi due calcoli. Di sicuro prima vengono la necessità di avere eventi “per i giovani” in una località che sta diventando sempre di più una RSA a cielo aperto, basta farsi un giro per via Medail ad agosto. E poi la volontà di far conoscere un territorio che sull’outdoor punta ancora troppo poco, quando a Briançon, letteralmente pochi passi più in là, si respira un’aria completamente diversa.Ho scritto il primo commento perchè mi sembrava ingiusto e sbagliato il trattamento da voi riservato ad un gruppo di ragazzi e ragazze che stanno investendo tempo ed energie su qualcosa che, in fondo, non crea danno a nessuno. Se questa è la reazione da parte delle generazioni precedenti, boh, a questo punto conviene rimanere chiusi in casa a drogarsi.#21: e perchè? Che succede? Tu i friend li chiami camme? E le big wall? #38: ok, hai ragione

  11. Perchè, per stare insieme fra amici a ricordare un evento di 40 anni prima, non è necessario mettere su tutto sto circo.

    INFATTI!!

  12.  @39
    Marco, sono assolutamente d’accordo con te e penso che si sia capito da tutti i miei messaggi precedenti. Resta la mia domanda: ma a chio torna vantaggio da questo genere di manifestazioni? forse si vuol utilizzare l’arrampicata per creare un indotto, come ormai accade con i trail? Sono stato un paio di giorni in Valtournanche, al fresco (nemmento tanto), era il we delle gare, 4 o 5 di diversa lunghezza, cosi la gente si iscrive, paga l’iscrizione, la maggior parte deve prendere alloggio, cenare ecc ecc.. e cosi si fa business. E’ questo il fine di pubblicizzare la scalata? perchè altrimenti, l’ho già detto, meno gente c’è a scalare meglio è. Penso quindi che qualcuno voglia fare business. Perchè, per stare insieme fra amici a ricordare un evento di 40 anni prima, non è necessario mettere su tutto sto circo.

  13. Io comunque sono un po’ scettico sul fatto che l’arrampicata sia uno sport di massa….
    Sarebbe come dire che visto d’estate le piscine scoperte nei weekend sono piene di gente il nuoto in mare o acque libere è uno sport di massa …
    Farei attenzione a questo piccoli dettagli…
    E non direi neanche frasi tipo..l’arrampicata è uno sport per tutti…. perché non è assolutamente vero….

  14. È questo nauseante odore di buonismo inclusivista che mi fa odiare queste manifestazioni!!!!!!

  15. Mi risulta che questa manifestazione sia già alla seconda edizione dopo quella del quarantennale a settembre dello scorso anno.
    L’arrampicata e’ ormai uno sport di massa con tutte le le possibili storture del caso ed evidentemente per Bardonecchia, per la FASI, e per il CAI  con la sua nuova Asd CAI Climbing una bella vetrina dove proporre le proprie proposte.
    Nulla di male ma mi faccio le stesse domande intelligenti di Pasini e  cerco nel piccolo della mia attività le risposte.

  16. Caro Elio ho sempre pensato che l’arrampicatore dovrebbe avere il massimo rispetto dei luoghi e della roccia, quella roccia che gli permette di fare il proprio giochino. Ognuno di noi ci può mettere del suo e le falesie e le pareti non dovrebbero essere usate/trattate come se fossero delle immense sale boulder. Personalmente ho fatto i miei errori ma non essendo piu un giovanotto, vista la lunga esperienza e la mia appartenenza a una scuola Cai, è da tempo che cerco di suggerire queste riflessioni. Quanto alle amministrazioni politiche locali, lasciamo perdere, sono solo degli opportunisti. Basta vedere quello che accade in Apuane. 

  17. Caro Alberto certo che si possono fare osservazioni critiche è indiscutibile come è certamente legittimo (Pasini) farsi delle domande sul dove stiamo andando. Ma poi in buona sostanza non siamo certamente noi l’ago della bilancia per cambiare la rotta di un mondo molto lontano dal nostro e che credo in nessun modo ci appartenga se non per il fatto che talvolta si ritrova a fare i conti con l’ambiente. Che in queste iniziative ci sia più o meno marketing o più o meno gente fa solo i conti con l’ambiente e in questo il post di Migheli al riguardo di una fruizione consapevole mi sembra pertinente. Noi ed io per primo vecchi tromboni impegniamoci a trasmettere loro la cultura che ancora gli manca. Questo potrebbe essere il cambio di rotta perché oramai migliaia di persone che in ambiente lasciano il  segno del loro passaggio sono un fenomeno da gestire e da educare partendo dal basso e cioè dalle scuole di arrampicata e di alpinismo F.A.S.I – U.I.S.P cisp ecc ecc per arrivare sino alle guide alpine. (Attenzione non dico che questo non venga già fatto dico che forse dovrebbe essere più incisivo) E pochi quantomeno in Italia sono gli esempi virtuosi di amministrazioni comunali che mettono a disposizione della comunità arrampicante dei servizi igienici o punti di raccolta dei rifiuti.
     

  18. Non mi ha mai convinto l’idea che la virtù sia basata sull’astinenza. Si tratta di un modello mentale che ha dominato per secoli e che non ha mai portato a grandi risultati stimolando per reazione la diffusione del modello simmetrico dell’avidità bulimica. Ci sono però state in molti settori delle evoluzioni negli ultimi 30 / 40 anni  nelle quali i pericoli di deragliare sono forti ed evidenti e richiedono una seria riflessione soprattutto da parte degli “influenzatori” onesti e animati da entusiasmo e buona volontà. Non sarebbe il caso di mettere in atto azioni di contenimento, di frugalità, di moderazione anche nel linguaggio e nella comunicazione? Gonfiare il pollo con gli estrogeni della pubblicità , dare enfasi e colore per attrarre il pubblico, siamo sicuri che faccia davvero bene al pollo? O forse non sarebbe meglio abbassare i toni, come diceva Crozza imitando Napolitano, prosciugare, contenere, rivalutare essenzialità e frugalità anche nelle forme e nelle iniziative ? Ecco e’ stato proprio il linguaggio che ha suscitato la reazione di molti di noi, poi Bardonecchia sarà una cosa degnissima e promossa da persone animate da buoni sentimenti ma oggi siamo diventati un po’ tutti diffidenti e sospettosi e forse dopo tante delusioni, tanti predicatori che si sono rivelati dei mercanti e tanti altarini scoperti, forse qualche giustificazione ce l’abbiamo, senza per questo cedere alla paranoia e alla demagogia populista che si diffonde come reazione all’invadenza del mercato che tutto tritura e trasforma in merce. Forse sono lacrime di vecchi coccodrilli pentiti ma che gli dei ci siano misericordiosi 😀 

  19. Sul caso specifico, non credo che qui sia sia fatta confusione fra alpinismo ed arrampicata sportiva come qualcuno asserisce. Il punto è un altro. In questo articolo leggo i seguenti termini: talk, street food, DJ set, Workshop…..e va bene perchè è volutamente una volontà di diffondere l’arrampicata (sportiva, boulder…) usando la comunicazione in voga oggi. Creando “contest” come questo in cui mischi arrampicata, feste serali, pasticeria e workshop (che non si sa bene cosa voglia dire).
    Io ho una sola domanda: ma perchè? a che scopo? Eventi di questo tipo non hanno nulla a che vedere con quello che accadde alle prime gare di Bardonecchia, quando i migliori climber di allora (con qualche illustre assenza, Berhault per esempio) si confrontarono su una parete naturale, principalmente con un unico fine: quella di vedere che tipo di esperienza sarebbe stata, prima ancora di voler arrivare primi. Fu un evento che non ebbe nulla a che vedere con quanto accadde dopo nell’arrampicata di gara e tanto meno con quello che accade oggi. Li rileggiamo insieme i principali nomi di coloro che parteciparono? Edlinger, Glowacz, Destivelle, Tribout…. tutta gente che partecipò per sperimentare, non perchè la competizione fosse il loro fine, nè lo sarebbe stata andando a vedere poi tutto quello che questi arrampicatori hanno fatto successivamente. Le gare si sono consolidate nell’era, lasciatemi definirla cosi, di Francois Legrand e soci.
    Quindi torno alla domanda: perchè questi eventi in cui si fa un gran minestrone di tutto? per fare pubblicità all’arrampicata? per avvicinare piu gente possibile all’arampicata? Io ho avuto la fortuna di fare a fondo alpinismo e arrampicata sportiva quindi non sono uno di quelli che dice “ai miei tempi…”. Dico solo di non fare confusione: gli anni 80 dell’arrampicata sportiva non hanno nulla a che vedere con quello che è oggi l’arrampicata su plastica, per strada, in gara, alle olimpiadi. Sono cose profondamente diverse. Personalmente non mi piace che negli anni sia sia presa questa piega di commercializzare l’arrampicata e credo che in generale, tranne qualche rara eccezione, lo si faccia per soldi. Perchè altrimenti non ne vedo proprio il motivo, meno gente c’è a scalare meglio sarebbe. Però vedo che le cose vanno in questo modo, ognuno è libero di promuovere quello che vuole ma, almeno, per favore, non facciamo dei minestroni giganteschi in cui si mischia l’immagine di Edlinger sul volantino e il DJ e tutto il resto.
    In ultimo non comprendo la presenza del CAI, anzi effettivamente forse si, è la prova di un gigantesco minestrone. 
    Ps 
    Il seminario (non chiamiamolo workshop) sulla paura di volare, no dai….

  20. Queste rievocazioni mi ricordano tanto i concerti fatti negli ultimi anni da gruppi rock anni ’80 (AC/DC, Metallica, Guns N’ Roses, ma anche Vasco). Gruppi che musicalmente non hanno più niente di nuovo da dire, cantanti sfiatati, batteristi artritici, chitarristi tronchi di legno sul palco. I concerti sono fatti solo da luci di milioni di watt e milioni di decibel sparati dagli altoparlanti, esattamente come i milioni di spit in parete.
    Ma il popolo è contento ( soprattutto quello over 60) ed è disposto a pagare centinaia di euro per fare video con lo smartphone a queste messe in scene. 

  21. … Credo che il commento 25 di Roberto Pasini sia molto appropriato ,pacato e assolutamente lecito…inquadra aspetti che molti non vedono o non vogliono vedere ,Bardonecchia a parte…la realtà è descritta bene senza offendere nessuno, quel che fa’ o dice.
    Fa venire in mente la vecchia battuta sanitaria …” l operazione è riuscita molto bene ,è il paziente che è deceduto “…senza scomodare presunta sicumera o presuntuosa saggezza, sentenze,giudici e conclamata ( quella si purtroppo)vecchiaia basterebbe capire cosa vogliamo essere : operazione o paziente ? oltre che tracciare sempre nuove vie ,evidenziare e riappropriarci  di una rotta da tracciare tutti assieme ,magari meno mercantile non sarebbe auspicabile?
    Ciao pace e buon raduno…ops meeting!
     

  22. Le perplessità, i dubbi che elenca chiaramente Pasini nel suo intervento n. 25 sono più che legittimi e per nulla confusi ne campati per aria. Nessuna confusione, che l’arrampicata  di comodità stia sempre più invadendo il campo alpinistico mi sembra evidente.

  23. Bonfanti è possibile esprimere le proprie perplessità o anche contrarietà, verso una manifestazione, presentata con un annuncio che sembra fatto da un amministratore delegato di una multinazionale gestita dal fondo blackrock? 
    Non sarebbe meglio parlare come si mangia?!?!?
    Personalmente non ho nulla contro manifestazioni o ritrovi d’arrampicata. Ad esempio quella che si tiene nel vallone di Sea o tante altre.

  24. In ogni caso ai dubbi e alle critiche, anche se si ritengono ingenerose, si risponde chiarendo le proprie intenzioni e le proprie scelte organizzative e non si usa l’offesa contro-reattiva che non è mai un approccio efficace e professionale, soprattutto in pubblico. 

  25. Non sono un climber puro e inoltre percepisco che non c’è più lo spirito del 1985, ma non vedo tutta ‘sta negatività in un raduno come quello di Bardonecchia.

  26. Chi ha una visione magari “idealistica” ma non nostalgica e reazionaria dell’arrampicata indubbiamente guarda con perplessità alcuni fenomeni della contemporaneità di questo settore: 1. La “spettacolarizzazione” 2. Il peso crescente del marketing 3. La chiodatura pervasiva dei luoghi 4. La concentrazione sul “gesto” atletico a scapito della sensibilità all’ambiente 5. La competizione esasperata 6. L’industrializzazione del settore 7. L’affollamento a volte devastante….Fenomeni che esistono e che pongono molte questioni sul futuro e su come si possano gestire i lati critici. Da qui nascono le domande sui messaggi che gli eventi veicolano. Non penso che ci sia confusione tra alpinismo e arrampicata sportiva ma domande legittime su dove stiamo andando e se non sia il caso di cambiare rotta, perché a volte si può anche decidere di cambiare rotta quando si vede dove vanno a finire anche le più buone intenzioni di cui notoriamente è tappezzato il pavimento dell’Inferno. 

  27. Ciao a Tutti . Mi sorprende il fatto che ancora oggi molti di noi continuino a mescolare l’arrampicata con l’alpinismo e viceversa. Ognuno per se può scegliere se tuffarsi nell’oceano di solitudine delle grandi pareti o se far parte di una Tribù che fa del gesto e del gruppo il proprio credo. Personalmente non riesco a vederci proprio nulla di male sul fatto che Bardonecchia voglia aggrapparsi a questa sua storica peculiarità richiamando gente e facendo anche in qualche modo “cultura”. Certo una cultura che a molti di noi non interessa ma non dimentichiamoci che non siamo i possessori del verbo e il contaminarsi serve sempre per crescere. Il “salire le pareti” si declina dallo street boulder ad Alex Honnold in mezzo per me ci sta tutto comprese quelle che a molti di noi possono sembrare delle baracconate.  

  28. Nessuno vuole offendere nessuno ma solo esprimere legittime perplessità e non nostalgie di un’epoca d’oro che esiste solo nelle fantasie consolatorie dei “reduci”. Saluti

    Vige il pensiero unico .
    Non è permesso esprimere il proprio se diverso o comunque qualsiasi tipo di perplessità.

  29. Ravassard. Forse alcune persone hanno delle perplessità sullo “spirito” di alcune manifestazioni e non tanto sui soldi. Quindi non è il caso di offendersi ma eventualmente di chiarire il senso di quello che si vuole fare per evitare certe derive che caratterizzano la situazione contemporanea del settore arrampicata. Quella sui 25 euro era una battuta che si riferiva allo stile a volte ridondante e pieno di espressioni “consunte” di alcuni comunicati stampa che girano in rete non sempre scritti da professionisti. Nessuno vuole offendere nessuno ma solo esprimere legittime perplessità e non nostalgie di un’epoca d’oro che esiste solo nelle fantasie consolatorie dei “reduci”. Saluti

  30. Talk, street food, test, outdoor, workshop, contest, street boulder, climber, climbing, brand, social.

     
    Federico Ravvassard, prima di tutto usate termini italiani per presentare l’evento .

  31. Leggendo i commenti capisco che il pubblico di questo sito si conferma per l’ennesima volta per quello che è: una banda di presuntuosi che confondono saggezza con sicumera e si permettono di sentenziare su eventi e persone che non conoscono affatto, cristallizzati in un’epoca in cui “si stava meglio”.
    Di commerciale lo Sportroccia moderno  ha ben poco, anzi, probabilmente muoveva più soldi quello storico. Gli sponsor sono necessari a coprire le spese (strutture, tracciatori professionisti, guide, etc) e non è che avanzi moltissimo: prova ne è che il montepremi non è altissimo, quando con cifre più alte il livello della competizione si alzerebbe di sicuro. 
    Le persone che organizzano l’evento sono appassionati sinceri, li si può incontrare a Buoux e in Verdon così come a fare manutenzione alla Parete dei Militi.
    Se qualcuno di voi conoscesse vagamente l’ambiente dell’arrampicata moderna e dei festival saprebbe benissimo che per fare soldi esistono numerosissimi modi più efficaci, se li si organizza è per una volontà condivisa di stare insieme in un bel posto e fare festa. 
    Al maligno che bofonchiava sui 25 euro pagati allo stagista che ha scritto il comunicato stampa: tranquillo, non c’è questo rischio perché SportRoccia è realizzata da volontari.
     

  32. L’idea del “tradimento” per ragioni commerciali non mi ha mai convinto veramente come spiegazione di alcuni processi involutivi. In montagna e non solo in montagna. Anche se il famoso “segui il denaro” ha una sua indubbia validità. Forse bisognerebbe essere più radicali e spietati e domandarsi se davvero l’evoluzione dal “gioco” libero allo “spettacolo” a pagamento”non sia stata una conseguenza imprevista e paradossale ma forse una trasformazione che era già implicita fin dall’inizio anche se l’ingenuità giovanile di molti seguaci non ne aveva consapevolezza, come spesso accade. Ho la sensazione che come succede per i singoli uomini, anche la vera natura dei movimenti collettivi emerga nel corso del tempo, quando la famosa “bellezza dell’asino” finisce e spuntano le rughe. 

  33.  Fetido concordo con te è un sogno tirato a lucido e per chi lo vive oggi, il massimo,un arancia meccanica ma al contrario non più nascosta ma  tutta esteriore, tutta ingranaggi esterni..  vestitini fighi e nemmeno piu libera nel porsi ,omologata  anche nel linguaggio esterofilo, confinato sogno nella divulgazione obbligatoria, in sintesi le catene delle soste si allungano e fanno più di quello per cui sono nate e recintano la ricreazione.Arance senza ingranaggi comunque ci sono sempre per fortuna!E non solo nel Blog!
    Ogni epoca ha i suoi sogni tirati a lucido da proporre pensando che albeggi…

  34. “diffusione di una cultura della frequentazione consapevole delle falesie”
    Qualcuno sa cosa significa? E in cosa consiste invece una frequentazione “inconsapevole”?

  35. Una cosa mi è certa: Alberto si è salvato.
    Si è salvato dal conformismo.
    Si è salvato dall’abbrutimento.
     
    Continua cosí.

  36. “Un pò come quelli che ai miei tempi da studente organizzavano gli scioperi e ti impedivano di entrare. Poi son tutti andati in banca o dipendenti pubblici.”
     
    “Compagno di scuola, compagno di niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato? O sei entrato in banca pure tu?”
    (Antonello Venditti, Compagno di scuola, 1975) 

  37. Io sono d’accordo con Alberto….però gli spazi per scalare ancora ci sono….la mia teoria comunque è che l’arrampicata non è commercializzabile…lo sono i prodotti , gli eventi, che sono poi mode legate ad un certo ideale. Si vende il surrogato del sogno….e tutti lo comprano ….
    Poi a scalare davvero però ci vanno in pochi..

  38. Domanda che ogni tanto mi pongo: e se tutto questo fosse una conseguenza imprevista del “gioco arrampicata” come modello che voleva essere un’alternativa ribelle alla lotta con l’Alpe?

    Mi sa proprio di si. Il colmo è che quello che voleva essere ribelle è diventato ancora più inquadrato e regolamentato. Un pò come quelli che ai miei tempi da studente organizzavano gli scioperi e ti impedivano di entrare. Poi son tutti andati in banca o dipendenti pubblici.

  39. Domanda che ogni tanto mi pongo: e se tutto questo fosse una conseguenza imprevista del “gioco arrampicata” come modello che voleva essere un’alternativa ribelle alla lotta con l’Alpe? Un po’ come nel campo della politica la seconda repubblica venuta fuori dopo la “palingenesi” degli anni 90? Per quanto riguarda i comunicati stampa imbarazzanti probabilmente li fanno scrivere a qualche stagista che poverino ha studiato magari all’estero e poi gli danno 25 € per decorare un po’ la torta con qualche tocco esotico che fa fine. 

  40. Da allora all’ombra della mole abbiamo saputo solo raccontare la favola del nuovo mattino: buonanotte arrampicatori.

    Meglio le realtà di oggi…? 
    O le favole di un tempo?
    Le favole hanno sempre un fondo di verità, quella del  nuovo mattino forse partiva da una speranza. Ma le speranze spesso si disperdono nel vento, anche perchè, chi, forse, ci credeva veramente, se n’è andato presto.

  41. Per  me queste manifestazioni, presentate con una terminologia del tutto commerciale, perchè  inquadrate in scopi puramente commerciali, le ritengo la condanna a morte della libertà dell’arrampicata.

  42. Sarà, ma a me ‘ste manifestazioni, a partire dai comunicati di promozione come questo, sembrano tutte uguali.
    Insapori, inodori, incolori… 

  43. Per me scalare le montagne, specialmente se in solitudine, significa prima di tutto sentirsi libero come un uccello che vola alto nel cielo.
    E tante altre cose, beninteso! 
     
    Altri, invece, si accontentano di una gara, un pettorale, un regolamento, un giudice, una classifica, un mezzo grado in piú. 
     
    Ognuno segue la sua strada. Il mondo è bello perché è vario.
     

  44. È così che va il mondo….per alcuni l’arrampicata è  stata e rimane quel mix … emarginato atleta artista ossessionato dal gesto e dalla prestazione….bellissimo il documentario statement of youth…..
    Per altri l’arrampicata  oggi (  la maggior parte ) è  brand trand workshop social e bla bla bla…..
     

  45. In questa autocelebrazione pubblicitaria non è possibile non citare quello che fu forse l’ultimo innovatore di una “cultura”: Andrea Mellano.
    Come sempre una bella idea torinese ha avuto successo e sviluppo altrove.
    Da allora all’ombra della mole abbiamo saputo solo raccontare la favola del nuovo mattino: buonanotte arrampicatori.
     
     

  46. Talk, street food, test, outdoor, workshop, contest, street boulder, climber, climbing, brand, social.
     
    Ma come parla questa gente?

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