Scopo di questo articolo è offrire un quadro di sintesi sulla disparità economica tra le persone nel mondo e cosa comporterebbe un teorico livellamento.
Un mondo senza poveri. Siamo certi di volerlo?
di Lorenzo G. F. Molinari
(14 gennaio 2026)
Ci scandalizziamo per le numerose ingiustizie sotto gli occhi di tutti, molti vorrebbero fare qualcosa – almeno a parole – e qualcuno già fa.
La più palese delle ingiustizie è la distribuzione della ricchezza nel mondo, se non altro perché coinvolge l’intera popolazione mondiale ed è trasversale a ogni nazione (dati al 2024):
- il 10% della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza;
- il 50% detiene solo un misero 2%;
- Il 10% della popolazione mondiale guadagna il 52% del reddito globale;
- il 53% guadagna solo l’8%.

L’enorme disuguaglianza tra i patrimoni detenuti da privati si riscontra anche tra i redditi percepiti, seppure in misura inferiore.
Scopo di questo articolo è offrire un quadro di sintesi sulla disparità economica tra le persone nel mondo e cosa comporterebbe un teorico livellamento.
Per brevità, l’analisi sarà concentrata sulle grandezze patrimoniali e non reddituali, se non altro perché chi possiede grandi patrimoni tipicamente genera da essi redditi elevati, mentre chi possiede modesti patrimoni, anche se mai beneficiasse di redditi elevati, potrebbe impoverirsi più facilmente e in tempi più rapidi, se non, addirittura, diventare povero. Inoltre, l’analisi reddituale conduce a conclusioni sostanzialmente analoghe a quella patrimoniale.
Come fanno i ricchi sfondati a sedersi quotidianamente alle loro tavole imbandite con leccornie di ogni tipo, mentre c’è chi non sa neppure come mettere insieme un pasto per la propria famiglia?
Senza andare lontano nei Paesi più poveri dell’Africa Subsahariana o dell’Asia meridionale, rimanendo in Italia, quasi 6 milioni di nostri concittadini soffrono di povertà alimentare, complessivamente il cibo è un “lusso” per circa il 10% della popolazione italiana.

Il ragionamento che segue è puramente teorico e utopistico, tuttavia offre qualche spunto di riflessione. Teorico, perché non tiene conto che alcuni lavori sono retribuiti meglio di altri (lavori usuranti e pericolosi, con ampie responsabilità, di grande professionalità, ecc.), che il lavoro è retribuito in base al tempo lavorato (part-time o tempo pieno), che il potere d’acquisto è diverso nel mondo e nella stessa nazione (un conto è comprare una casa in una zona rurale del Bangladesh, altro nella periferia di Milano, altro ancora in centro a Milano), che il benessere non dipende dalla sola ricchezza economica, che vivere da single è più oneroso che vivere in coppia, che i figli costano finché non sono autonomi, che la ricchezza non si accumula solo con il lavoro ma anche con operazioni finanziarie, per eredità o per fortuna, che la ricchezza non dipende solo dal patrimonio ma anche dal reddito, ecc.
Si può diventare miliardari senza alcun merito: il 36% della ricchezza dei miliardari è ereditata e tutti i miliardari sotto i 30 anni hanno ereditato la propria ricchezza.
Molti super-ricchi, soprattutto europei, devono parte della loro ricchezza al colonialismo storico e allo sfruttamento anche odierno di Paesi poveri. Ricchezze spropositate si possono accumulare in meno di una generazione. Qualcuno ci è riuscito onestamente, realizzando un’idea geniale, avendo ottime capacità imprenditoriali e trovandosi “al posto giusto nel momento giusto”. Non necessariamente c’è del male a essere super-ricchi, soprattutto quando la ricchezza è generata da aziende profittevoli che occupano molte persone e offrono beni e servizi che migliorano la qualità della vita e il benessere collettivo. Purtroppo non è quasi mai così: le grandi ricchezze sono spesso accumulate sfruttando i lavoratori, costringendo i fornitori a condizioni inique, commercializzando prodotti o servizi che si rivelano dannosi, sfruttando favoritismi politici e paradisi fiscali, determinando un impatto disastroso nel settore in cui operano, inquinando pesantemente l’ambientale, non condividendo equamente i profitti con coloro che hanno partecipato attivamente alla loro generazione, ecc.
Per poi non dire dei danni causati dai super ricchi, soprattutto ambientali, dovuti a uno stile di vita faraonico e consumistico, all’inquinamento prodotto dai loro aerei, elicotteri, yacht e viaggi spaziali.
Alcuni miliardari, tuttavia, hanno donato enormi ricchezze a iniziative filantropiche, al di là della qualità dello scopo perseguito e dei benefici fiscali ottenuti:
- George Soros è il filantropo che ha donato la quota più consistente della sua ricchezza: il 76%, di cui circa 36 mld$ alla Open Society Foundations (OSF) da lui costituita, che si propone di promuovere democrazia, diritti umani, istruzione e libertà di espressione. Tuttavia, è anche noto per le sue operazioni speculative: nel 1992 speculò sia sulla sterlina britannica, guadagnando 1 mld$, sia sulla lira italiana, contribuendo alla svalutazione del 30% della lira contro il dollaro (per difendere la lira, la Banca d’Italia spese circa 48 mld$ di riserve valutarie e l’allora governo Amato prelevò in modo forzoso e straordinario lo 0,6% dai conti correnti bancari degli italiani, facendo incassare allo Stato l’equivalente di 109.000 mld di lire, pari a 57 mld€ attuali);
- Bill Gates e Melinda French Gates hanno destinato alla loro fondazione quasi il 50% del loro patrimonio (di oltre 100 mld$) per progetti sulla salute e lo sviluppo globale, e hanno dichiarato che lasceranno in eredità ai figli non più dell’1% dei loro patrimoni;
- Warren Buffett ha donato 62 mld$, ovvero il 30% della sua fortuna, e ha dichiarato di voler devolvere oltre il 99% della sua ricchezza;
- Jef Bezos ha donato 4,1 mld$, appena l’1,6% del suo patrimonio, pari a circa 251 mld$.
Secondo i dati Forbes al 2024, i 25 principali filantropi degli Stati Uniti hanno donato 241 mld$ nel corso delle loro vite, corrispondenti, però, solo al 15% delle loro ricchezze. Oltretutto si stima che le loro ricchezze crescano mediamente più delle loro donazioni.
Un’eccezione è lo statunitense alpinista e imprenditore Yvon Chouinard, noto per aver sempre mantenuto uno stile di vita sobrio e minimalista, anche quando Patagonia, l’azienda d’abbigliamento outdoor da lui fondata, divenne un’azienda leader nel suo settore. Nel 2022, desiderando che la Terra fosse l’unico azionista di Patagonia, trasferì la proprietà del valore di circa 3 mld$ a due enti: Patagonia Purpose Trust, rivolto a protegge la missione di Patagonia, e Holdfast Collective, che impiega interamente i profitti di Patagonia in progetti di salvaguardia ambientale.
All’opposto, vi sono miliardari che hanno donato cifre irrisorie rispetto al proprio patrimonio. Per esempio, Elon Musk, la persona più ricca del mondo con un patrimonio di circa 420 mld$, si stima avesse donato nel corso della sua vita, fino al 2023, circa 0,6 mld$. La brama di possedere sempre di più, l’avidità, è un male comune a tutti i livelli.

Come risolvere questa grave ingiustizia sotto gli occhi di tutti?
Cinque ragazzini si fermano davanti a una pasticceria, ma solo Mia e Mirko vi entrano per comprarsi la merenda.
In attesa di essere serviti, Mia si rivolge all’amico: “Hai notato che i nostri amici fanno merenda quando li invitiamo a casa, ma mai quando usciamo?”.
“Non avranno fame”.
“Mah! Non sarà che non hanno soldi per comprarla? Asia non è andata in vacanza questa estate, Karim inventa sempre scuse per evitare le feste di compleanno e Zoe non è neppure venuta alla gita scolastica”.
“Ripensandoci, non ci vuole molto a capire che sono poveri… Hai visto il rottame di macchina del papà di Karim!”, riprende Mirko mentre paga la pasta che ha scelto, “Che ci possiamo fare?”.
“Vedi tu…” risponde Mia con un’espressione un po’ stupita.
“Vedi tu? Lo dici a me, che mio papà fa l’impiegato e mia mamma l’insegnante? Piuttosto, vedi tu, Mia, di fare qualcosa, se ti senti tanto ricca e altruista! Proprio ieri mio papà ha commentato così la pubblicità di una ONLUS: “Chiedano soldi a chi possiede ville, macchine di lusso e yacht! Noi non possiamo mica salvare il mondo!”.
Mirko guarda la pasta farcita di crema e l’addenta voracemente.
“Mirko, non ti chiedo di salvare il mondo, ma se tu avessi due caramelle, io tre e i nostri amici nessuna, non sarebbe bello che tu ne regalassi una e io due? Così ne gusteremmo una a testa. Sai, io sono un po’ imbarazzata a mangiare la mia pasta mentre i nostri amici ci aspettano fuori dalla pasticceria, osservandoci attraverso la vetrata”.
Ha ragione Mirko a credere che per risolvere la povertà nel mondo sono solo i super-ricchi a dover fare qualcosa? O ha ragione Mia che, con fare samaritano, dividerebbe quello che ha con gli amici poveri, pur sapendo di non risolvere i loro problemi?
La questione è complessa e non è di poco conto.
Alla prima domanda si può rispondere con qualche numero; alla seconda, invece, la risposta non può che essere personale, riguardando la propria coscienza.
Per chi non si è mai occupato di povertà, aiuti economici, altrimenti detti elemosina, non andrebbero dati in mano a chi ha bisogno, soprattutto a persone senza tetto, che molto spesso se li bevono in birra o vino, e tanto meno a chi mendica di mestiere. Per aiutare chi è in grave povertà è preferibile una donazione, anche modesta, a una ONLUS di fiducia, nel caso segnalando la persona bisognosa che si intende soccorrere; oppure l’aiuto si può tradurre nell’offrire il proprio tempo come volontario. Sarà l’ONLUS a risolvere al meglio la situazione d’emergenza, a prendersi in carico la persona in difficoltà e a sviluppare un progetto mirato al suo recupero, nel caso riesca a instaurare un rapporto empatico, mirato alla collaborazione della persona stessa.

La ricchezza netta mondiale privata totale è stimata pari a circa 400mila mld€ nel 2024 (le stime disponibili per il 2025 sono al momento incomplete). Per ricchezza netta si intende: la somma della ricchezza di tutte le persone al mondo in beni finanziari e patrimoniali a cui vengono sottratti debiti e passività.
Nella piramide della ricchezza, come visto inizialmente, il 10% della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza complessiva (77% nel 2025), e il 50% detiene solo un misero 2% (invariato nel 2025).
La tendenza da anni è un progressivo allargamento della forbice tra ricchi e i poveri sia a livello di patrimoni sia di redditi, nel mondo e in Italia
Consideriamo la sola popolazione mondiale adulta, dove adulti si considerano coloro che hanno un’età pari o superiore a 15 anni, circa 6,1 mld nel 2024. Sarebbe preferibile definire adulti coloro che hanno un’età pari o superiore a 16 anni oppure a 18 anni, ma non sono reperibili dati affidabili. Il World Inequality Report definisce adulti coloro che hanno un’età pari o superiore a 20 anni (circa 5,6 mld nel 2024), ma ciò – a mio parere – distorce l’analisi, sovrastimando il reddito e la ricchezza pro capite relativa ai membri delle famiglie più povere, in cui giovani figli spesso lavorano in nero o in regola ben prima dei 20 anni e contribuiscono in modo anche significativo all’economia familiare. Viceversa, nelle famiglie ricche, dove i figli rimangono a carico per gli studi universitari e oltre, l’eventuale sottostima del reddito pro capite non è particolarmente rilevante, visto che scopo di questi studi è soprattutto quello di far emergere la povertà.
Dividiamo la popolazione mondiale adulta nelle seguenti 5 classi (dati al 2024):
- Paperonissimi, i miliardari (in $), circa 3.000 nel mondo, con un patrimonio minimo pro capite di 850 mln€, mediamente pari a 4,5 mld€, questa classe detiene il 3,4% della ricchezza mondiale.
- Paperoni, l’1% della popolazione, circa 62 mln, con un patrimonio pro capite tra 849 mln€ e 1,3 mln€, mediamente pari a 2,9 mln€, questa classe detiene 44,6% della ricchezza mondiale.
- Benestanti, il 9% della popolazione, circa 500 mln, con un patrimonio pro capite tra 1,2 mln€ e 96.000 €, mediamente pari a 227.000€, questa classe detiene il 28% della ricchezza mondiale.
Le rimanenti due classi sono formate dai poveri.
- Fragili, il 40% della popolazione, circa 2,5 mld, con un patrimonio pro capite tra 95.000€ e 17.000€, mediamente pari a 36.000€, questa classe detiene circa il 22% della ricchezza mondiale.
- Indigenti, il 50% della popolazione, circa 3,1 mld, con un patrimonio pro capite tra 16.000€ e 0€, mediamente pari a 2.600€, questa classe detiene circa il 2% della ricchezza mondiale. Si tratta di persone che vivono in povertà assoluta, con meno di 2,5€ al giorno, la cui povertà limita, se non addirittura impedisce, l’accesso all’istruzione, alla sanità, a una alimentazione varia e completa, ai servizi igienici essenziali, all’acqua potabile. Condizioni di povertà estrema che si riscontrano in gran parte della popolazione di alcune nazioni caratterizzate da un esiguo PIL pro capite o sconvolte da guerre, oppure soggette a cambiamenti climatici sempre più devastanti; ma anche in nazioni ricche tra persone senza tetto, disoccupate, malate, anziane, lavoratori migranti, rifugiati politici, gente fuggite da aree di guerra, persone con dipendenze, adulti con numerosi familiari a carico o con disabilità, ecc.
La ricchezza media pro capite per adulto nel mondo è di circa 65.500€ (400mila mld€ / 6,1 mld di persone), 25 volte quella del 50% della popolazione mondiale, gli Indigenti, la cui ricchezza media è pari a 2.600€.
In Italia, dove il costo della vita è senz’altro superiore alla media mondiale, la ricchezza media è pari a circa 207.000€ nel 2024.
I Benestanti nel mondo sono coloro che detengono un patrimonio di almeno 96.000€, in Italia di almeno 273.000€ nel 2024.
La maggior parte di coloro che mi stanno leggendo sono certo che rientri tra i Benestanti del mondo, e molti anche tra i Benestanti italiani con un patrimonio superiore a 273.000€. Chiunque sia proprietario anche di una casa in città, a cui aggiungere il valore del conto in banca, eventuali BTP, fondi e altri investimenti finanziari, automobile, motocicletta, gioielli, ecc. solitamente supera questa cifra.
Ebbene, noi Benestanti facciamo parte di quel famoso 10% di ricchi nel mondo che detiene il 76% della ricchezza complessiva mondiale e di cui ci scandalizziamo!
Quale italiano, come Mia, rinuncerebbe alla differenza tra il proprio patrimonio personale e il patrimonio medio pro capite italiano di 207.000€ (e non dico a quello mondiale di 65.000€, che lo farebbe scivolare tra i Fragili)?
Sarebbe chiedere troppo, a meno che si abbia un reddito elevato con cui bilanciare la riduzione del proprio patrimonio per continuare a vivere decentemente.
Si stima che si cada in stato di indigenza (o povertà assoluta) relativamente alla nazione in cui si vive, quando il reddito familiare scende sotto la soglia del 60% del reddito disponibile mediano per famiglia (ovvero il reddito che divide il numero di famiglie in due parti uguali).
In Italia, il reddito mediano è pari a circa 30.000€ lordi/annui (dati ISTAT 2023-2024) il cui 60% è pari a 18.000€ lordi/annui, circa 1.200-1.350€ netti/mese; di conseguenza si cade in stato di indigenza se si dispone di un reddito familiare inferiore a 1.200€/mese, soprattutto se l’abitazione è in affitto, o si deve pagarne un mutuo, e se si hanno familiari a carico (in Italia la composizione delle famiglie è di 2,2 componenti, dati ISTAT 2023-2024). In Italia, nel 2005, il 3,3% della popolazione era in povertà assoluta; nell’arco di meno di 20 anni questo dato è triplicato: nel 2024, la povertà assoluta è salita a circa il 10% con quasi 6 milioni persone.
Alziamo l’asticella. Chi dispone di un patrimonio superiore alla media mondiale della classe dei Benestanti, pari a 227.000€, è disposto a donare l’eccedenza? Potrebbe voler dire trasferirsi in un appartamento molto più piccolo o più periferico, rinunciare alla seconda casa, a cambiare l’auto….
Dubito che qualcuno lo farebbe, me compreso, nonostante il nostro patrono sia San Francesco, da cui avremmo da imparare qualcosa.
Ci sentiamo il cuore in pace perché, magari, conduciamo una vita parsimoniosa, evitiamo sprechi e lussi, per quanto in ultima analisi si sia dei Benestanti in un mondo di poveri. In un mondo in cui il 50% della popolazione dispone di un patrimonio di soli 2.600€, con cui non ci si fa nulla, neppure nei Paesi più poveri, nonostante in quei Paesi il potere d’acquisto sia molto inferiore al nostro. Insomma, tra i 2.600€ degli Indigenti e i 227.000€ dei Benestanti c’è, indubbiamente, una scandalosa sproporzione.
Chi ragiona come Mirko, pensa che solo i Paperonissimi e i Paperoni dovrebbero dar fondo alle loro tasche, quell’1% della popolazione che detiene quasi la metà della ricchezza mondiale.
Ipotizziamo di ridistribuirebbe la loro ricchezza, impoverendoli fino a ritrovarsi con un patrimonio pari al nostro di Benestanti, visto che noi Benestanti pensiamo che il nostro patrimonio sia il necessario per vivere decentemente.
I Fragili arriverebbero a un patrimonio medio di circa 68.000€, rimanendo per lo più ancora tra i Fragili; mentre gli Indigenti, oltre 3 mld, arriverebbero a circa 35.000€, entrando a far parte della classe dei Fragili (e non dimentichiamo che parliamo di adulti, spesso con famiglie a carico).
Se i Paperonissimi e Paperoni riducessero i loro patrimoni a quello di un Benestante, si estinguerebbe la classe degli Indigenti, ma la povertà non verrebbe risolta:
la stragrande maggioranza della popolazione occuperebbe la classe dei Fragili.
Quindi, è lecito criticare i Paperonissimi e i Paperoni, che sfrecciano con jet privati, elicotteri, yacht e auto di lusso, ma anche ai Benestanti tocca “aprire il portafoglio”, condividere, collaborare, impegnarsi per un mondo più equo.
Il problema della povertà, volenti o nolenti, non riguarda solo chi vive nell’agio, ma anche molti tra coloro che appartengono alla classe sociale media, i Benestanti, nonostante possano lamentarsi del caro vita, facciano la spesa nella grande distribuzione e puntino alle offerte. I Benestanti mantengono comunque uno standard più che dignitoso, se non opulento, in confronto a quello del 90% della popolazione mondiale più povero: possiedono – per esempio – un trilocale di proprietà, una bella automobile, mandano i figli all’università, si permettono un paio di settimane di vacanze all’anno, qualche gita fuori porta e acquisti superflui, lussi impensabili per i Fragili e gli Indigenti.
Tuttavia, poiché il range del patrimonio che individua la classe dei Benestanti è molto ampio, chi si colloca sotto la media può facilmente scivolare tra i Fragili, e ciò a maggior ragione considerando che il divario tra i Paperonissimi e i Paperoni è in continuo aumento, non solo rispetto alle due classi di poveri, ma anche a quella dei Benestanti.

In un mondo utopico in cui la ricchezza fosse redistribuita con equità, probabilmente si genererebbero ingiustizie di altro genere, dovute al fatto che si dovrebbe tener conto del potere d’acquisto di ogni area territoriale, dell’impegno di ciascuno per il bene comune, ecc. Si dovrebbe anche tendere a una equità nei redditi, che garantisca pari possibilità economiche nel tempo, colpendo i grandi evasori, coloro che sfruttano l’elusione fiscale o si approfittano di paradisi fiscali con una politica fiscale internazionale coordinata, tassando più di adesso chi possiede e chi guadagna sopra la media e favorendo chi possiede e chi guadagna meno, senza dimenticare chi non possiede nulla o non può guadagnare affatto.
Inoltre, cosa fare con chi è compulsivo e non sa gestire la propria ricchezza, spendendo malamente tutto ciò che guadagna o riceve, per ritrovarsi sempre al punto di partenza, anche nel caso in cui sia un Indigente? O come aiutare chi vive nell’apatia e si accontenta di vivere di assistenzialismo, perché anziano, malato, depresso, alcolizzato, con problemi psichiatrici o con limitate capacità intellettuali e manuali? Al di là che non si debba costringere nessuno a cambiare stile di vita e si possa vivere serenamente anche con poco e per scelta, e non solo in aree rurali. Perché la felicità non è sinonimo di ricchezza e la povertà può essere dignitosa, quando non è estrema e non è il risultato di umiliazione, prevaricazione o sfruttamento.
Tema conseguente alla distribuzione della ricchezza è la potenziale conflittualità sociale
I ricchi e i potenti, hanno tutto l’interesse a:
- mantenere l’equilibrio tra l’offerta e la domanda di beni e servizi: un calo della domanda si tradurrebbe in diminuzione dei prezzi, della capacità produttiva, ecc., mettendo in crisi il sistema capitalistico; la progressiva riduzione del potere d’acquisto dei Benestanti, dopo decenni di aumento del loro tenore di vita, e il calo della natalità di questa classe, potrebbero creare le premesse di una crisi, per quanto la riduzione della domanda possa essere bilanciata in parte dal credito al consumo (consuma ora e paga a rate), dalla crescente domanda dei Paesi emergenti (alti volumi a basso valore), e dagli eccessi di spesa in beni e servizi di lusso da parte dei ricchi;
- evitare rivoluzioni sociali che potrebbero condurre alla forca i ricchi e i potenti: è interesse dei ricchi e dei potenti mantenere la classe dei Benestanti a un livello tale da saturare l’offerta a loro destinata, evitando di scontentarla troppo, e mantenere le classi povere a un livello tale da non farle insorgere, rendendole servili al punto da farle sentire riconoscenti del “pugno di riso” ricevuto come salario o in beneficenza; inoltre, i ricchi e i potenti salvaguardano la loro incolumità attrezzandosi con strumenti tecnologici di controllo sempre più invasivi con cui ingabbiare l’umanità (gli ingegneri Benestanti progettano le loro stesse gabbie e gli operai Fragili le producono) e con governi sempre più autoritari, polizieschi e repressivi.
Attualmente, nonostante tanti poveri premano ai confini, la situazione rimanere sotto controllo. Ciò è favorito dal fatto che le persone tendono a raggrupparsi in gruppi della stessa estrazione sociale: Paperonissimi e Paperoni con Paperonissimi e Paperoni, Benestanti con Benestanti, Fragili con Fragili e Indigenti con Indigenti. Le persone appartenenti alle varie classi vivono in quartieri diversi, mandano i figli in scuole diverse, frequentano ristoranti, locali, alberghi, negozi, luoghi di villeggiatura, ospedali diversi. Ciò fa sì che vi sia una netta separazione tra classi sociali, al punto che chi sta meglio nella propria classe appare come un ricco ai suoi simili. Un Benestante risulta più ricco agli occhi di altri Benestanti perché possiede una casa con una sala più grande o meno periferica, perché si permette viaggi esotici, va a sciare, possiede una seconda casa, una bella automobile o una barchetta a motore al mare. Pertanto, è più facile che si provi invidia per il vicino di casa, piuttosto che per il miliardario fuori dalla propria vista. Questa divisione tra classi aiuta a mantenere bassa la conflittualità sociale, nonostante le grandi disuguaglianze e ingiustizie anche a livello di singolo Paese o area geografica.
Nel momento in cui i media puntano sempre più i riflettori sulla vita dei Paperonissimi e dei Paperoni e il mondo tende sempre più a ruotare intorno a questi, trasformando i Benestanti, i Fragili e gli Indigenti in spettatori dei loro grandi sfarzi e riducendoli sempre più a servitori di vario livello (dal direttore al lustrascarpe), il cui compito è soprattutto rivolto a far vivere i Paperonissimi e i Paperoni nel lusso, nel confort, nell’esclusività, in sicurezza, la differenza nella ricchezza tra classi diventa visibile, generando insoddisfazione, invidia, malumore, premesse per un accesa conflittualità. Cosa riserverà il futuro?
L’autore
Lorenzo G. F. Molinari si è laureato in economia all’Università Luigi Bocconi di Milano; è stato docente in Economia delle Aziende Industriali nella medesima università; si è occupato di consulenza di direzione presso aziende di media e grande dimensione; ha collaborato con il Ministero dell’Economia e delle Finanze alla progettazione di sistemi per il contenimento dell’evasione fiscale; ha diretto alcune aziende industriali di piccola/media dimensione; si è occupato di grave emarginazione per conto di alcune ONLUS, attraverso progetti rivolti a bambini e adulti indigenti in Italia e in Romania (email: molinari.studio@tiscali.it).
Fonti
I dati riportati in questo articolo non provengono da un’unica fonte ma sono frutto di ricerche, incroci con più fonti e simulazioni dell’autore e, pur essendo delle stime e delle approssimazioni, non si discostano significativamente dalla realtà.
- Forbes Italia, “Chi sono i 25 miliardari più generosi d’America: in testa Warren Buffett“, 4 febbraio 2025, URL: https://forbes.it/2025/02/04/miliardari-filantropi-generosi-america
- Forbes Italia, “Più di tremila miliardari ed Elon Musk in testa: la classifica dei più ricchi del mondo“, 1° aprile 2025, URL: https://forbes.it/2025/04/01/miliardari-classifica-2025-ricchi-mondo
- Trading Economics, “PIL Mondiale – 1960-1924 dati”, URL: https://it.tradingeconomics.com/world/gdp
- Sifma, “Capital Markets Fact Book”, 28 luglio 2025, URL: https://www.sifma.org/research/statistics/fact-book
- Global Wealth Monitor, “The global wealth pyramid”, 31 gennaio 2024, URL: https://wealth-monitor.co.uk/the-global-wealth-pyramid/
- Visual Capitalist, “The Global Distribution of Wealth, Shown in One Pyramid”, 9 dicembre 2025, URL: https://www.visualcapitalist.com/the-global-distribution-of-wealth-shown-in-one-pyramid/
- Just Luxe, “Total Global Wealth 2024 Estimate: What’s Changed, Who Benefits, and What It Means for Your Future”, 27 agosto 2025, URL: https://www.justluxe.com/community/total-global-wealth-2024-estimate-whats-changed-who-benefits_a_1982043.php
- Wikipedia, “World population”, URL: https://en.wikipedia.org/wiki/World_population
- Forbes Italia, “Più di tremila miliardari ed Elon Musk in testa: la classifica dei più ricchi del mondo”, 1° aprile 2025, URL: https://forbes.it/2025/04/01/miliardari-classifica-2025-ricchi-mondo
- World Inequality Lab, “World Inequality Report – 2022”, URL: https://wir2022.wid.world/www-site/uploads/2023/03/D_FINAL_WIL_RIM_RAPPORT_2303.pdf
- World Inequality Lab, “World Inequality Report 2026 (WIR 2026)”, URL: https://wir2026.wid.world/
- McKinsey Global Institute, “Out of balance: What’s next for growth, wealth, and debt?”, 9 ottobre 2025, URL: https://www.mckinsey.com/mgi/our-research/out-of-balance-whats-next-for-growth-wealth-and-debt
- euronews., “Vedere i super ricchi spinge a chiedere più tasse ma aumenta l’insoddisfazione, secondo uno studio” di Una Hajdari, 23 dicembre 2025, URL: https://it.euronews.com/business/2025/12/23/vedere-i-super-ricchi-spinge-a-chiedere-piu-tasse-ma-aumenta-linsoddisfazione-secondo-uno-?utm_source=firefox-newtab-it-it
- Oxfam Italia, “Disuguaglianza”, gennaio 2025, URL: Rapporto-OXFAM-Davos-2025.pdf
- Oxfam International, “Billionaire wealth surges by $2 trillion in 2024, three times faster than the year before, while the number of people living in poverty has barely changed since 1990”, 20 gennaio 2025, URL: https://www.oxfam.org/en/press-releases/billionaire-wealth-surges-2-trillion-2024-three-times-faster-year-while-number
- Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, “Allarme povertà alimentare: il cibo diventa un lusso per milioni di italiani” di Tommaso Tautonico, 21 agosto 2025, URL: https://asvis.it/notizie/2-23698/allarme-poverta-alimentare-il-cibo-diventa-un-lusso-per-milioni-di-italiani
- ISTAT, “Condizioni di vita e reddito delle famiglie | Anni 2023-2024”, URL:https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anni-2023-e-2024/#:~:text=I%20redditi%20netti%20familiari%20si,circa%203.125%20euro%20al%20mese
Note
[1] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “File:Situation of people in Kolkata.jpeg”, licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license, URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Situation_of_people_in_Kolkata.jpeg
[2] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “File:Homeless in Sao Paulo downtown.jpg”, public domain, all identifiable persons shown specifically consented to publication of this photograph or video under a free license.URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Homeless_in_Sao_Paulo_downtown.jpg
[3] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “File:India.Mumbai.01.jpg”, this photograph was produced by Agência Brasil, a public Brazilian news agency, the original uploader was Hajor at English Wikipedia, licensed under the Creative Commons Attribution 3.0 Brazil license, URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:India.Mumbai.01.jpg
[4] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Homeless_man_on_a_street_of_Hanoi,_Vietnam_(3529150118).jpg”, licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license, URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Homeless_man_on_a_street_of_Hanoi,_Vietnam_(3529150118).jpg
[5] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “File:Burden of life.jpg”, licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license, URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Burden_of_life.jpg
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Trovo stranissimo, date le competenze professionali dell’ Autore, che l’articolo faccia un tutt’uno delle differenze di reddito (e perciò di stili di vita e di possibilità relative) dovute alle rispettive attività lavorative, e di quelle create invece dagli accrescimenti patrimoniali derivanti da eredità o speculazioni finanziarie (non parlo di imprenditoria industriale in stile fordiano, che in pratica è anch’essa lavoro). Come ben noto, le disparità del secondo tipo sono di gran lunga maggiori di quelle del primo.
A mio modestissimo parere, se sarebbe ben giustificato vedere come doverosa – e magari pretenderla – una ridistribuzione di ricchezza a carico dei grandi patrimoni (almeno quando questi non sono investiti in attività produttive che creano lavoro), le cose sono ben diverse se parliamo dei redditi da lavoro. Non vedo perchè, poniamo, un neurochirurgo debba avere gli stessi introiti di un manovale – quanto meno, se i due operano al’interno di una società, che permette a chiunque di diventare neurochirurgo se ha le capacità e la tenacia necessarie.
Ad un livello più ampio, trovo ben difficilmente accettabile il tema centrale dell’articolo, che si focalizza appunto sulla ridistribuzione della ricchezza – vuoi spontanea per considerazioni umanitarie, o vuoi sia pur velatamente coatta – senza minimanente interrogarsi sui meccanismi che portano all’accumulo della ricchezza stessa. Si direbbe che Marx e Weber non siano mai esistiti…
Comunque, già trent’anni fa Rifkin scrisse “La Fine del Lavoro” per identificare con esattezza il futuro, verso cui stiamo andando al galoppo. Ci troveremo in una situazione da Impero Romano della decadenza, con un’enorme distinzione tra una piccolissima elite straricca e la massa dei plebei, che non viene nemmeno più sfruttata perchè il loro lavoro non serve più (allora gli schiavi, oggi i robot e AI). Gran parte di quanto sta avvenendo, a livello politico, culturale ed ecomico, è riconducibile alla necessità di trovare un moderno schema di ” panem et circenses” che tenga buona la plebe.
“come vedi nessuno risponde a quest’ora, sono tutti a sovraffollare”
No, è che le tue ripetitive e autoindulgenti affermazioni, infondate e vacue non meritano alcun commento.
Demoralizzatore, inutile che ti nascondi, ti si riconosce anche dietro a un baobab
Caro Mauser, le mie iperboli contro i vecchi sono esagerazioni volute, fra i giovani non siamo da meno, ma qui ci sono principalmente vecchi, alcuni molto superficiali, che si permettono fi banalizzare le battaglie degli altri con molta superficialità. E questo non mi sta bene. Per il resto io sono come te: non mi reputo senza colpa, ma di sicuro combatto battaglie meno borghesi dei mattei vari, e soprattutto non le combatto solo nella mia testa, come fanno loro. La domenica sto a casa anch’io, e non mi ci sono voluti 80 anni per capirlo. Non rivisito le mie idee a seconda delle stagioni della vita, ma a seconda di principi etici e morali. Qui invece c’è gente che ora strizza locchio al sovraffollamento e al plaisir, quando dovrebbe solo supportare giovani come noi, che peraltro sono contro al turismo, mica a quattro contadinotti della valdalpone. Grazie per la tua condivisione e buona giornata (come vedi nessuno risponde a quest’ora, sono tutti a sovraffollare)
Probabilmente a 20 anni non ne avete prese a sufficienza altrimenti adesso non sareste qua discutere col cervello a pitture rupestri.
va beh era solo un pensiero
Fausto:
Ma anch’io sono vecchio! Anagraficamente si intende!
Borghese forse un po’.
Disimpegnato in grandi battaglie, combatto quelle piccole dove posso sopravvivere.
La domenica sto a casa, lascio sfogare gli altri.
Mauser, grazie. Quello che contesto loro, ma che non riescono a capire, è proprio questo. Sono vecchi, e borghesi (oltre che disimpegnati). Saluti e buon sovraffollamento domenicale!
Pasini:
La vera battaglia la fai quando fai la spesa, fino a che compri SUV ( per andare all’Antola), Meta, Google, Apple, pentole e giacche a vento con Pfas, non hai perso una battaglia ma hai perso tutta la guerra.
https://youtu.be/nr0gaz7QpOA?is=VZRUjTX4JnqqGV0r
Sì Fausto. E’ proprio così. Sono contento che come l’anno scorso ci saranno, come in tanti altri luoghi, tanti ragazzi sul Monte Antola dove andrò sabato per la commemorazione dei caduti nella guerra di Liberazione a Genova, una manifestazione molto sentita qui in Liguria, terra partigiana. E si canterà Bella Ciao che è diventato in tutto il mondo un inno alla libertà dei popoli dall’oppressione della tirannia e dell’occupazione militare straniera. Se a te dispiace e vorresti sentire altri canti e ti pare roba da vecchi non so proprio che farci. Devi fartene una ragione. Perché non siamo pochi, giovani, vecchi e intermedi. Ora è giunto il momento di chiudere magari proprio con Bello Ciao.
figli e nipoti che vanno a cantare Bella Ciao in piazza? è questa la tua “idea di ideale”? mi sembrano solo le parole di un vecchio. Quanto a me, sono reale nella misura in cui il mio atteggiamento ha stimolato in te un modo desueto di porti, che forse ha riportato alla tua mente ciò che muoveva il dissenso alla base militare statunitense, al trauma della NATO. Non penso proprio di essere io quello confuso, anzi…
No caro. Di aver partecipato a quelle battaglie non ci vergogneremo mai, stanne pur certo e il fatto che alcune scintille siano rimaste accesse in figli e nipoti scalda il cuore e fa sperare. Perché certi ideali e certi valori rimangono immutati e sono un punto di riferimento proprio in questi anni nei quali tornano a spirare venti di guerra che si pensava fossero stati contenuti e vengono sdoganate come “normali” parole e idee che pensavamo sepolte nelle cantine e abbandonate alla critica roditrice dei topi (cit). Buona vacanza. Riposati, stai sereno e cerca di chiarirti le idee su presente e passato perché noi siamo certamente rincoglioniti e ma tu mi sembri bello confuso amico mio, sia che tu sia reale o solo una recita in commedia.
Mi piace avervi accesi, vi preferisco così che i soliti 4 rincoglioniti gognisti. Bravi! Non rispondo neanche alle molteplici banalità lette, soprattutto da Raggaeton che, alla stregua di Matteo, è davvero uno dei peggiori (ma come hai fatto a lavorare? Chi ti ha pagato? Vorrei davvero incontrare questi filantropi misericordiosi!). Comunque, mi sto preparando lo zaino per un fine settimana di disimpegno nelle dolomiti a morire di sete su qualche plaisir ricordando quando a 20 anni le prendevo ad Aviano (molto poco intelligente come moto giovanile, io a 20 anni ero decisamente più avanti). Dovreste vergognarvi a scrivere, e raccontare, certe cose. Ciao veci!
Eccola qua Fabio, tirata fuori dal cassetto dove giaceva insieme alle violette e alle EB. https://youtu.be/qWHWZW_0pj4?si=E6eZe8r9203fUb-V
Fausto / Franco ho fatto confusione ma mi riferivo allo spietato Vendicatore Mascherato che se la prende con i nonni e minaccia di rivelare gli Epstein file del Gogna Blog. 😀
——– SPIGOLATURE D’ANTAN ———
So da fonte certa – il mio agente infiltrato tra i comunisti nel 1968 – che sullo striscione di Roberto ad Aviano c’era scritto: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”.
O era: “Boia chi molla”?
Mah! Dopo che tanta acqua è passata sotto i ponti, chi mai se lo ricorda piú?
Roberto, confessa!
Matteo. Mah…anche tutto sto gioco delle mascherine, le allusioni all’ “io so”, la creazione dell’aspettativa di una scioccante rivelazione di sé….roba un po’ strana…e parla chiaro no….tira via sta maschera da Giustiziere, di cosa hai paura? Siamo adulti e vaccinati (non tutti 😀). Va beh, ognuno si diverte come vuole sui social. Io ho detto a Gogna più volte : ma non sei stufo?lascia perdere, chiudi i commenti, tanto non danneggerebbe più di tanto il volume di aperture. Ma lui è rimasto un idealista, è’ disposto a pagare il prezzo e ad esercitare la pazienza, salvo quando è troppo. E ora : Intermezzo pubblicitario !!! Fiato alle trombe e ai tromboni soprattutto. Perché noi boomer, a differenza di quello che pensa Fausto, non siamo certo dei santi o il sale della terra, abbiamo fatto un sacco di cazzate e dí compromessi nella vita, ma in molto di quello che abbiamo fatto ci abbiamo messo un po’ di idealità e di impegno e ancora ce lo mettiamo …untill the End. Te’ capì sciur Franco? Vai in pace amico mio e non ti illudere che tirando via un po’ di fix i tuoi nipoti ti assolveranno. Forse dopo aver schiodato potresti andare con altri ad Aviano a fare un po’ di casino. Io ci ho preso un sacco di botte a 20 anni, ai tempi del Vietnam e del “Buttiamo a mare le basi americane…cessiamo di fare da spalla agli invasori”… magari qualcuno se la ricorda ancora..e la lacrimuccia spunta dall’occhio catarattico ….l’autore è morto da poco “La rossa Provvidenza” si chiamava. Ciao Franco, schioda con i Fanti ma lascia stare i Santi 😜
Grazie a Fausto finalmente ho/abbiamo capito che il problema dei montanari e delle piccole comunità sommerse dalle auto parcheggiate nei pressi degli abitati, con i conseguenti danni da rumore, schiamazzi, fastidio generalizzato, deriva dal disimpegno dei boomer, che con le loro ripetizioni plaisir rendono circolare il caos.
Le amministrazioni comunali che erogano contributi pubblici a fondo perduto di centinaia di migliaia di euro per costruire la ferrata x e convogliarvi centinaia di individui, con il voto degli elettori tra cui anche non boomer, sono nulla al confronto.
Due parole su Arco? Lì va tutto bene? 9 hai intenzione di schiodare anche le vie del guru?
Pasini, qui più che altro penso si tratti di pseudo-giovani che inventano storie (=cacciano balle) quando hanno finito gli argomenti.
Almeno, spero per lui che inventino, perché se ci credono davvero siamo al caso patologico.
Fausto. Vecchi che raccontano storie di altri vecchi relative a cose passate? Pessima fonte di informazione te lo assicuro. E’ uno dei problemi più critici che devono gestire gli operatori delle RSA. Mi piace di più la distinzione tra comportamenti e dichiarazioni, molto più attendibile e solida, pero’ proprio per questo se si vuole criticare si critica, come si è detto più volte, un comportamento specifico e non la persona e tantomeno la sua intera vita. Una pretesa eccessiva e senza fondamento perché gli umani sono un gelato misto. Un mio maestro diceva: le persone sono ok, i comportamenti ogni tanto no.
Sisì, certo certo, sono proprio sicuro…
non vedo l’ora!
quando lo deciderò, e mi dichiarerò, ti stupirai di sapere che non è così…
Pasini, io per voi sono indecifrabile fin dall’inizio, e sono certo che quando prima o poi deciderò di dichiarami, resterete davvero stupiti di sapere chi sono. Comunque: conosco le storie personali di molti dei gognisti perchè: 1. conosco vecchi che conoscono; 2. anche se sono giovane, non sono più così giovane e quindi ho maturato la convinzione che i fatti, nella vita, contano più delle belle parole o dell’atteggiarsi a intellettuali. Quindi nessun rancore o rabbia, se non nei confronti di certi atteggiamenti, ti chiedo la cortesia di non cadere anche tu negli errori logici di Matteo (da un ingegnerino me l’aspetto, da te meno). La presunzione è un rimasuglio del mio essere non ancora vecchio, non più giovane. Ti basta come motivazione? Per le chiusure di Gogna invece: per quale motivo dovrei temerle? sto forse facendo qualcosa di diverso da quanto si vede ogni tanto qui? ormai vi leggo da anni, e per questo vi chiamo “circolino”…
“Ho anche la fortuna di conoscere te e la tua storia personale”
Come continuo a ripeterti, in questo (come anche in tante altre cose) ti sbaglia alla grande.
Sì, per questo, che non è “solo” e la dice lunga su di te, connotandoti come molto più stupido di quello che comunque dimostri essere a ogni commento. Se pensi che per me questa sia “guerra”, mi fai ridere, io a differenza tua non sono un medione che nella vita si è ritagliato la sua zona di comfort per scalare nei fine settimana, ricordatelo bene. Per me questo del blog è un piccolo passatempo. Non ne parliamo dei Valdalponi, che sono solo l’espressione di un problema più ampio, ovvero quello del perseguimento di interessi personali mascherato da benaltrismo e libertà (siamo tutti liberi di fare quello che vogliamo, giusto?). Tu, e quelli che hanno il tuo atteggiamento, siete un problema ben più grande delle scriteriate chiodature a tappeto che invadono la tranquillità di piccoli abitati, perché con il vostro approccio – quello sì, davvero stupido -, frutto del disimpegno che ormai è parte costitutiva della vostra catena genetica, ottenete l’effetto di banalizzare ogni cosa. Ho anche la fortuna di conoscere te e la tua storia personale, per cui non ho dubbi su come sei (non basta lavarsi la coscienza con qualche manifestazioncina…). Matteo: per me non hai segreti, sei un libro aperto (tu, come molti altri “impegnati” qui…).
Fausto. Ti pongo un dilemma da rincoglionito che fatica a processare la complessità degli umani e si è ormai rassegnato alla pietas laica. Delle due l’una: se tu non sei vecchietto, come fai a conoscere personalmente il passato e le storie di vita dei blogghisti del Circo Gogna (di cui non faccio parte) e fondare così la tua severa e definitiva condanna (perché per giudicare una vita oltre ad una buona dose di presunzione bisogna anche avere delle conoscenze dirette) O sei un vecchietto mascherato e allora magari si tratta di antichi rancori che si sono trascinati nel tempo, perché c’è una faccia zen del rincoglionimento ma anche una faccia rabbiosa e rancorosa? Chiarisci un po’ le cose, prima che Gogna giustamente si incazzi e chiuda il tuo inappellabile Tribunale dell’Impegno. I lati oscuri delle relazioni umane mi hanno sempre incuriosito.
“quel disimpegno che caratterizza soprattutto i vecchi, che hanno passato la propria esistenza disimpegnati, a causa del quale non perdono occasione di screditare l’impegno degli altri”
Oh giovane presuntuoso, cosa ne sai della mia esistenza, del impegno o del mio disimpegno?
Solo perché ho giudicato e giudico il tuo “impegno” stupido, inutile e malcondotto presumi di conoscere la verità?
Sei patetico e scontento e a giudicare dai tuoi interventi conduci una triste vita di frustrazione, sublimata nell’ “eroismo” della tua solitaria “guerra” social ai Valdalponi e a chi non ti capisce.
Pasini, per ora mi godo la fase della vita in cui sono, e l’atteggiamento rispetto a essa che ne consegue. Conosco bene il processo che descrivi, e fa appunto parte di ciò che comunemente viene chiamata vecchiaia. Ad ogni modo, tutto ciò che hai detto non mi interessa, ne tantomeno rispecchia; io, con i gognablogghisti della prima ora, finti intellettuali (e intelligenti) da salotto, e con i professionisti del mondo “montagna”, tengo il punto solo su una cosa, ovverosia il disimpegno: quel disimpegno che caratterizza soprattutto i vecchi, come Matteo e altri, che hanno passato la propria esistenza disimpegnati, a causa del quale non perdono occasione di screditare l’impegno degli altri, perché mette a nudo le loro sessantennali deficienze. Per questo li chiamo sovraffollatori e rivisitatori del plaisir, cosa che di fatto sono, mancando la sufficiente intelligenza di capirlo.
Fausto. Non dovresti avere una visione così negativa del rincoglionimento. E’ un grande dono degli dei. Io sono felice di essere rincoglionito, ha cambiato in modo decisamente positivo la mia vita: posso dire ciò che voglio, non ho ruoli di responsabilità, posso cambiare idea, posso fare le domande di base che fanno i bambini, le donne sono tenere e accudenti, non devo dimostrare più nulla e nessuno si aspetta grandi cose da me, ma soprattutto, e questa è la cosa più bella, riesco a sopportare e a relazionarmi senza arrabbiarmi con i coglioni, come non mi era capitato mai prima. Quindi ti auguro di poter presto liberarti del peso della tua lucidità di pensiero e del tuo sincero desiderio di rieducare i coglioni aprendo la loro piccola mente. Le verdi e serene praterie del rincoglionimento di aspettano ma devi impegnarti seriamente perché non è un dono che gli dei concedono a chi non se lo merita. Ma sei tenace e costante e ce la puoi fare. Ne sono sicuro. Ti aspettiamo.
Fausto o come minchia ti chiami, quando vuoi ci possiamo vedere a 4 occhi e vediamo chi è più rincoglionito. Ci sta che la mazza te la batto del cotrione
Alberto, il problema tuo è che sei vecchio, e pure rincoglionito. Teo lo so che non eri tu, tu sei quello delle cerainate sulle vie dell’orsetto. Complimenti 😂 ti andava meglio col Nemeo 😂 ridicoli…
Faustosss, se vuoi invece della mazza si puo sare anche la forca.
Uuuuuuuuhhh
Meglio vecchio che rincoglionito.
Come al solito capisci poco e quel poco che capisci lo fraintendi: non ero io sul Leone sotto il sole…
Benassi, la mazza dovresti però saperla alzare. Lascia picchiare a chi lo sa fare, vecchio 😉 Matteo: è inutile che nascondi la testa come gli struzzi, sono la tua coscienza, che talvolta riemerge. Torna pure a morire di sete sul Leone Nemeo col Capo (= battere la vacca).
Se non va bene il martello si puo usare una mazza. È piu pesa e si fa prima.
Faustina, questo “di posti non sovraffolati ce ne sono tanti, basta spostarsi” non l’ho certo scritto io.
Il resto dei tuoi “pensieri” non merita riscontro.
Capo: sono questi gli interventi deprimenti che dovresti censurare, ma sono invece tollerati perché Benassi è del circolino, giusto?
che bello Matteo, finalmente ti sei autodescritto! è l’atteggiamento disimpegnato che denuncio da anni, e che vi caratterizza profondamente. Dovevi vederlo sotto il punto di vista economico per non sentirti preso in causa? Ricordiamoci bene queste parole: “di posti non sovraffolati ce ne sono tanti, basta spostarsi”. Non è bastonare la vacca, per poi indignarsi da lontano mentre se ne bastona un’altra? con l’aggravante di liquidare tutto a “beghe locali”, semplicemente perché si è troppo Benestanti per rendersi conto della propria condizione…
Quando la brunetta dei Ricchi e Poveri lasciò la famosa band (ai tempi si chiamava Complesso) fu una tragedia.Infatti il complesso dei Ricchi e Poveri era, al di là del nome, una faccenda complicata di amori e tradimenti. Si erano dati il nome giusto.La bionda dei Ricchi e Poveri era vicina di casa della mia prima moglie sulla Cassia e l’incontrai anch’io qualche volta e mi diede l’impressione di una persona irrisolta. Come la situazione della ricchezza e povertà nel mondo, solo più piccola.
Pienamente daccordo co Enri e Matteo. Aggiungo che sarebbe bene soffermarci sul termine uguaglianza inteso come dare a tutti l’oppurtunità reale di poter sfruttare i propri talenti. Quindi ad esempio mi può anche stare bene che una persona si arricchisca ( fino ad un certo punto ) x merti suoi , ma che suo figlio parta con questo enorme vantaggio ( vedi la maggior parte degli attuali migliardari )crea una disparità enorme indipendente dal merito
Io invece non condivido la frase di Salvatore “ogni persona di buon senso, ricca o no, capisca che non si può tirare la corda fino a sfilacciarla e romperla” perché mi pare basata sul più cieco ottimismo circa l’intelligenza del comportamento umano e contradetta in ogni modo possibile proprio dalla nostra concezione economica attuale e pervasiva (sai tutto quel continuo parlare solo e unicamente di sviluppo, PIL, crescita…)
In realtà trovo pateticamente ottimistiche anche le affermazioni di Lorenzo, che dovrebbero essere piuttosto
l’interesse dei ricchi e dei potenti dovrebbe essere di mantenere…evitando di scontentare troppo ecc.
perché temo che superricchi, ricchi e benestanti (e tutti gli altri, peraltro) continueranno a fare quello che stanno facendo e hanno sempre fatto: bastonare la vacca a sangue perché produca più latte…salvo poi indignarsi perché la vacca muore e cercare qualcuno a cui dare la colpa
Nota personalissima: poiché sono stato accusato altrove di non conoscere il Vangelo secondo me, ci tengo a sottolineare un particolare che bene illustra come si genera un mito universale, nonché la fondatezza della presunzione della Bibbia come deposito della Parola ispirata e rivelata da Dio.
In verità, in verità vi dico: Gesù non ha mai parlato di cammelli e crune d’ago (aveva tanti difetti quell’uomo, ma di certo sapeva inventar parabole ed esempi intelligenti e coerenti), ma di far passare gomene negli aghi.
Il tutto è un errore di trascrizione/traduzione medioevale, che è diventato assioma!
@ giacomo govi
Non condivido quella frase, penso piuttosto che ogni persona di buon senso, ricca o no, capisca che non si può tirare la corda fino a sfilacciarla e romperla. Conosco da decenni Lorenzo Molinari, ha studiato e anche onsgnato in Bocconi, ma non è “un professore della Bocconi”, anche se questa università, con l’attuale rettore, Francesco Billari, sta cambiando molto, e in meglio. E’ un demografo, figlio di immigrati siciliani, con una bella stopria personale
Anche io sono rimasto stupito dal taglio di questo articolo, visto l’autore. Quello che dice e’ un ragionamento puramente matematico che in teoria potrebbe anche stare in piedi, ma appunto in teoria. In tutto l’articolo non ho letto, se non erro, la parola lavoro. Davvero pensa che con la sola redistribuzione ( ammesso che sia possibile farla e come con tasse sempre più alte?) e quindi una sorte di stato super assistenzialista si potrebbe risolvere il problema? Già mi vedo i fiumi di soldi di sovrattasse finire nelle tasche di chi certo non ne avrebbe bisogno.
La chiave e’ dare lavoro. Questa e’ l’unica via che oltre a redistribuire da’ anche dignità ed e’ il vero motore di un sistema macroeconomico sano. Di certo un professore della Bocconi lo sa meglio di me.
#7
Si può far tesoro delle esperienze e migliorare.
Ad esempio i rottami dei robot picchiarli in testa a chi li vuole sostituire alle persone.
Che ne penserà l’intelligenza artificiale quando qualcuno gli picchierà un martello addosso? Sapra evitarlo?
@6 ma Gesú disse anche “la parabola dei talenti” …
per non dire di Max Weber e della sua “Etica protestante protestante e spirito del capitalismo”
Gli operai tessili inglesi a fine ‘700 presero a martellate i telai a vapore. I risultati non furono proprio entusiasmanti …
Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». (Dal Vangelo secondo Matteo)
La mia speranza è che la classe lavoratrice, i poveri, i mwno abboenti e sfruttsti, che a causa dei robot e intelligenza artificiale perderà il lavoro diventando ancora piu poverj e ricattati. si svegli, si ribelli e prenda a martellate i robot e li riduca in rottami.
Prevedo che una qualche forma di redistribuzione si renderà necessaria tra qualche anno al fine di sostenere la vasta quantità di popolazione che si troverà senza lavoro a causa del “combinato disposto” di due innovazioni tecnologiche: i robot antropomorfi e l’intelligenza artificiale. Non credo di poter essere tacciato di “luddismo” considerando che le due innovazioni sopracitate produrranno macchine in grado di svolgere moltissimi dei lavori oggi svolti da esseri umani. L’unica strada percorribile, a mio parere, è l’innalzamento della tassazione per le organizzazioni che impiegheranno queste macchine le quali, per altro, non devono essere pagate, lavorano giorno e notte e non scioperano. Quindi risulterà molto più conveniente impiegare una macchina rispetto ad un essere umano. Una parte consistente di questa “convenienza” dovrà essere versata alla Stato sotto forma di tributi e ciò per consentire allo Stato di redistribuire questa ricchezza. Attraverso tale redistribuzioni si eviteranno le tensioni sociali conseguenti alla presenza di elevate quantità di “senza lavoro” e si consentirà a queste persone di continuare a consumare, elemento essenziale della società capitalistica.
Che un ex docente della Bocconi scriva cose tipo:”è interesse dei ricchi e dei potenti mantenere la classe dei Benestanti a un livello tale da saturare l’offerta a loro destinata, evitando di scontentarla troppo, e mantenere le classi povere a un livello tale da non farle insorgere, rendendole servili al punto da farle sentire riconoscenti del “pugno di riso” ricevuto come salario o in beneficenza; inoltre, i ricchi e i potenti salvaguardano la loro incolumità attrezzandosi con strumenti tecnologici di controllo sempre più invasivi con cui ingabbiare l’umanità (gli ingegneri Benestanti progettano le loro stesse gabbie e gli operai Fragili le producono) e con governi sempre più autoritari, polizieschi e repressivi.”
A me risulta piuttosto stupefacente. Salvatore, concordi con tale (cupa) visione?
Grazie Lorenzo per un’analisi che non indica soluzioni miracolisitiche ma che costringe anche i vari Mirko della situazione a porsi delle domande che preferirebbero eludere
Potrà sembrare un paradosso cinismo, ma i poveri, tanti poveri, sono necessari anche al sistema ipercapitalistico e iperconsumistico. Il punto è che un ricco mangia al massimo 3 volte a giorno, mentre i poveri, pur mangiando (a volte a stento) una volta la giorno, sono milioni, se non miliardi, e assicurano una estesa platea di consumatori di prodotti di base. Paradossalmemnte, quindi, i sistemi economici più evoluti avranno sempre interesse a mantenere una larga base demografica di poveri… Purtroppo la realtà è fatta così…