Via Amore Supercombo

“La parete era ricoperta di ghiaccio, immensa e fredda, alle sei eravamo pronti a partire…”.

Via Amore Supercombo
(sulla Nord-est del Pizzo Badile)
di Rosa Morotti
(pubblicato su Annuario del CAI Bergamo, 2021)

Verso la metà di aprile 2021 Tito (Arosio, NdR) mi chiamò al telefono dicendomi che aveva in mente di salire una via di misto-ghiaccio sulla Nord-est del Badile. Gli chiesi che via e lui mi rispose: “La via che ha aperto il Marcel (1) qualche mese fa e che si chiama Amore Supercombo, la combinazione delle vie Cassin e Memento Mori (800 m M7, R)“.

Gli risposi che mi sembrava una via molto interessante ma, probabilmente, non alla mia portata e che ero contenta che Saro (Costa, NdR) sarebbe andato con lui: gli feci un grosso in bocca al lupo.
Dopo qualche giorno Tito mi richiamò dicendomi che nel weekend successivo il meteo non sarebbe stato male e che aveva saputo che le condizioni della parete erano buone. Augurandogli buona fortuna mi rispose che c’era un problema: Saro doveva lavorare e sarei dovuta andare io con lui…

Rimasi senza parole, la testa si riempì di pensieri, il mio corpo cominciò ad agitarsi, e dopo un po’ gli risposi: “Sì, potrei provare però ti avviso che, quando sarò in parete, in base a come starò, deciderò se andare avanti o tornare indietro“.

Parete nord-est del Pizzo Badile. In apertura di Amore Supercombo, 27 novembre 2020

Non dormii le notti successive, continuai a guardare le foto della via, e la mia testa si riempì di dubbi e di paure.
Arrivò il sabato 25 aprile 2021 ed io e Tito ci trovammo a Bondo.
Controllammo tutto il materiale da portare con noi, e carichi come muli, ci incamminammo verso la Val Bondasca.

Non ero più stata in quella valle dopo la frana del Céngalo del 2019. Salimmo lungo la vecchia strada, ormai abbandonata e piena di grossi massi e, nel momento in cui cominciò la neve, mettemmo gli sci e salimmo verso il Céngalo.

Appena vidi il Badile lì davanti a me, mi fermai ad ammirare la sua maestosa bellezza, e la testa si riempì di bei ricordi: le vie salite con Sergio (Dalla Longa, NdR) e con Noppa (Norbert Joos, NdR). Una delle ultime volte che io e Tito eravamo tornati in quel posto era poco dopo la scomparsa di Noppa. Avevamo salito la Cassin, portando le sue ceneri sulla cima del Badile, come da suo desiderio.

Arrivati alla capanna Sciora, notammo che la stufa era ancora calda, capimmo che qualcuno era ancora in parete. Ci scaldammo, mangiammo e non parlammo molto perché pensierosi per quello che da lì a poco sarebbe arrivato. Ci mettemmo a letto anche se sapevamo che nessuno dei due avrebbe chiuso occhio.

Alle due ci alzammo, mangiammo qualche biscotto, bevemmo un tè e verso le tre uscimmo fuori, pronti per la nostra grande avventura. Risalimmo con gli sci il ghiacciaio del Cengalo e da lì scendemmo circa 100 metri portandoci verso la base della parete nord-est del Badile. Lasciammo gli sci e incominciammo a prepararci per la nostra salita. C’erano altri sci al deposito, altre due cordate erano in parete oppure al bivacco sulla cima. Pensammo: “Almeno c’è la traccia già fatta che ci indica la via da seguire”. La parete era ricoperta di ghiaccio, immensa e fredda. Alle sei eravamo pronti a partire, ci guardammo negli occhi dicendoci di fare molta attenzione. Mi sentivo bene e soprattutto molto motivata, con la testa concentrata incitandomi a dare il massimo di me stessa.

Salimmo senza corda i primi tiri della Cassin fino alla base del tiro di V e lì ci legammo. Il ghiaccio era buono ma molto sottile, impossibile mettere delle protezioni. Con queste condizioni i tiri a seguire diventarono sempre più pericolosi. Tito salì 60 metri senza assicurarsi, non poteva fare una sosta, per cui si slegò da una corda, io la recuperai, unii i due capi per farlo salire ancora. Proseguì altri 50 metri ma la corda stava per finire, per cui iniziai ad arrampicare anche io: salendo in conserva. La tecnica di arrampicata in conserva è estremamente veloce, ma alquanto pericolosa.

Tito Arosio su Amore Supercombo. Foto: Rosa Morotti.

Per fortuna dopo pochi metri Tito riuscì a fare una sosta.
Dopo la parte più ripida arrivammo al secondo nevaio dove iniziano i tiri di V della via Cassin. Qui incominciammo la nostra lunga attraversata verso sinistra per andare a prendere il couloir centrale della via Memento Mori (2).

Il sole a fine aprile riscalda la parete sciogliendo la parecchia neve che la ricopre, per cui si è costretti ad arrampicare sotto una continua scarica di neve e ghiaccio che rende l’attraversata ancora più pericolosa. Arrivammo finalmente alla base dei diedri della via Memento Mori entrando nel tratto chiave della nostra salita: il punto del non ritorno, impossibile tornare indietro. L’unica discesa consiste nell’arrivare in vetta e scendere per la via normale.

Nel frattempo, notammo che gli altri quattro alpinisti stavano scendendo lungo il canalone nord del Cengalo e pensammo: “recupereranno gli sci e poi scenderanno a valle”.

Da quel momento saremmo stati soli in parete. Salimmo una serie di diedri ripidi e impegnativi ma ben proteggibili. In questi diedri passa la leggendaria e poco ripetuta via Memento Mori.

La lunga serie di diedri conduce alla base dei colatoi che portano verso la vetta. Proseguimmo di nuovo in conserva, nonostante la presenza di saltini abbastanza ripidi dove a volte il ghiaccio si era trasformato in acqua. Lentamente la parete si fece meno ripida e, con ancora 200 metri di arrampicata in conserva su pendi nevosi, giungemmo agli ultimi tiri dello spigolo nord. Da qui proseguimmo quindi nella neve alta e farinosa fino ad arrivare sulla cima del Badile. Erano le 16. Vetta!

Felicissimi e contenti che fin lì tutto era andato bene, ci abbracciammo ed io mi congratulai con Tito per la sua bravura alpinistica. Una stretta al cuore mi assalì, perché proprio lì quattro anni prima avevamo sparso le ceneri di Noppa. Questo mi fece capire che su quella parete non eravamo solo io e Tito, ma Noppa ci era sempre stato a fianco. Quanto al bivacco (Redaelli, NdR), sarebbe stato bello passare la notte lì, ma le previsioni del giorno seguente erano brutte, neve e pioggia. Non ci rimaneva che proseguire e scendere fino valle. Mangiammo e bevemmo qualcosa, scattammo due foto e poi via, ripartimmo di nuovo perché la discesa era ancora molto lunga. Ci slegammo e continuammo verso la cresta in direzione della Punta Sertori. La neve era abbastanza instabile, si scivolava frequentemente.

Scendemmo in diagonale verso il versante italiano, lì c’era meno neve, ma tenemmo i ramponi perché l’erba era ghiacciata, facemmo due doppie per poi risalire verso la Punta Sertori. La aggirammo e poi scendemmo sempre direzione Céngalo. Qui iniziammo una serie di calate in corda doppia, sulla via che Noppa aveva attrezzato qualche anno prima durante la sua lunga attraversata in cresta del Cantone dei Grigioni. Dopo 5 doppie arrivammo al Colle del Céngalo. Ritornammo di nuovo verso il versante svizzero e iniziammo a scendere disarrampicando il Canalone Nord del Céngalo. La neve era abbastanza alta, ma si riusciva a scendere senza grossi problemi, nonostante questo tenemmo un ritmo tranquillo, dovevamo fare ancora 600 m e ormai la stanchezza iniziava a farsi sentire. Alle 20 arrivammo al nostro deposito. Era già buio, ci cambiammo gli scarponi e calzammo gli sci. Ci girammo un’ultima volta a guardare la parete appena salita e con il cuore pieno di felicità e soddisfazione scendemmo verso valle.

Rosa Morotti con Tito Arosio in vetta al Badile. Foto: Rosa Morotti.

La neve era talmente crostosa che spesso mi faceva cadere, in preda alla stanchezza reagivo rialzandomi pensando solo che di lì a poco sarebbe tutto finito. Arrivati in valle togliemmo gli sci, ci cambiammo gli scarponi, per affrontare l’ultima camminata, e di nuovo scendemmo verso la fine del nostro giro. Dopo un paio d’ore arrivammo nel paese di Bondo dove avevamo parcheggiato la macchina.

Arrivammo alle 23.30, la nostra avventura era durata quasi 21 ore, eravamo stanchi, spossati ma strafelici. Congratulandoci a vicenda, ci abbracciammo e ci salutammo. Tito tornò a casa a Pontresina mentre io mi addormentai profondamente nel mio minibus. Alla mattina mi svegliai e fuori pioveva…

Ringrazio Tito per avermi chiesto di condividere con lui questa grande avventura e per avermi fatto questo bellissimo regalo, visto che quattro giorni prima era stato il mio compleanno. Tito Arosio è un forte alpinista che si sa muovere con determinazione e sicurezza su pareti impegnative. Ed io sono ormai un’anziana alpinista che non riesce ancora a dire basta a queste grandissime pareti.

Note
(1) Il 27 novembre 2020 Marcel Schenk e David Hefti hanno salito Amore Supercombo, sulla parete nord-est del Pizzo Badile. La linea è stata ripetuta tre giorni più tardi da Corrado Pesce, Andrea Di Donato e Michael Wohlleben.

(2) aperta dai cecoslovacchi Josef Rybička, Jan Šimon, Ladislav Škalda, dal 24 al 26 agosto 1980.

Via Amore Supercombo ultima modifica: 2026-01-04T05:25:00+01:00 da GognaBlog

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2 pensieri su “Via Amore Supercombo”

  1. Bellissima salita, salire la nord est del Badile con gli attrezzi, sa di eleganza e leggerezza, nonostante la Memento Mori non sia proprio una passeggiata.

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