“Vocabor Franciscus”

Quello della “pace disarmata e disarmante” invocata ieri sera da Leone XIV è solo uno dei numerosi e grandi messaggi di Francesco I.

“Vocabor Franciscus” (Mi chiamano Francesco)
(la lotta contro la cultura dello scarto)
di Luigi Casanova

Alcuni si chiederanno perché Mountain Wilderness Italia interviene, e ritiene doveroso farlo, oltre che con le condoglianze, nel merito dei contenuti del pontificato di Padre Bergoglio, papa Francesco I. Perché abbiamo condiviso, al di là delle nostre diverse credenze religiose o dei soci agnostici, il percorso di un papa che ha posto come centrale il valore dell’uomo intimamente legato al pianeta che abbiamo la responsabilità di gestire senza togliere opportunità alle generazioni future di vivere una natura complessa, ricca di biodiversità, dispensatrice di bellezza.

Nei commenti seguiti alla morte del papa (ma era accaduto anche negli anni precedenti) i temi dei cambiamenti climatici, del dovere di difendere la natura in ogni sua manifestazione, sono spariti da tutti i media e dai social. Sono spariti i contenuti dell’enciclica Laudato si’, i contenuti dell’altra enciclica Fratelli tutti. Due documenti che, a differenza del passato, non sono rivolti al dialogo con il solo popolo cattolico e cristiano, ma sono stati indirizzati a tutto il genere umano, agli uomini di “buona volontà”, avrebbe ribadito papa Giovanni XXIII°. Solo Carlo Petrini ha diffuso un editoriale specifico sull’enciclica ambientalista. Noi, alpinisti e escursionisti disubbidienti al potere attuale che governa il pianeta, abbiamo il dovere, in una stretta sintesi, di ricordare alcuni passaggi di questo storico papato. Anche perché nelle lotte che ci accomunano ai partigiani, al lavoro che svolge Libera presieduta da don Luigi Ciotti sul tema delle Olimpiadi e delle montagne, noi siamo protagonisti attivi. Laudato si’ è un’enciclica non solo ricca di spiritualità, ma anche testo scientifico che auspichiamo i seguaci del cristianesimo mondiale e l’umanità intera sappiano non solo aggiornare, ma coltivare come programma di vita.

Nell’affrontare la complessità dei messaggi di questo papato non possiamo tralasciare alcune parole cardine, il loro insieme consolida l’eredità che ci è stata lasciata.

Fra tante scegliamo sicuramente fraternità, universalismo, pace, ambiente, migranti e non numeri, poveri, giustizia sociale, lavoro, solidarietà, umiltà, servizio. Ci ha lasciato anche verbi che invitano all’azione: seminare, agire, servire.

Il messaggio forte deriva dallo scritto e dall’esempio di vita del patrono d’Italia, San Francesco, con il suo Cantico delle creature. Il frate già anticipava il dovere di affrontare una “ecologia integrale”, avere cura del creato, e quindi dell’uomo: un messaggio inteso a tenere insieme natura e esseri umani: siamo invitati a intraprendere un nuovo stile di vita

Proprio perché con orgoglio ribadiamo di essere ambientalisti, non possiamo evitare di unire nella riflessione le modalità con le quali si attuano lo sfruttamento sull’uomo e sui popoli e quello sulla natura. Nel concreto, il fallimento dell’economia capitalista non sta certo creando progresso. La ricchezza dell’enciclica Laudato si’ sta anche nella proposta di relazione stretta, intima tra i poveri, e come la povertà tanto diffusa sia legata a quella della fragilità del pianeta. Nell’enciclica troviamo la spiegazione, scientifica, di come sul pianeta tutte le nostre azioni siano fra loro connesse, troviamo forte la critica alla cecità della tecnologia utilizzata più che mai e solo per diffondere e consolidare poteri di pochi sui tanti, su chi non ha diritto di parola, compresa la natura.

Laddove poi papa Francesco, già nella sua prima enciclica, 2013, Evangelii gaudium, affermava che questa economia uccide, rafforzava le nostre analisi sullo scandalo del diffondersi della cultura dello scarto. Dello scarto umano (i poveri, i migranti), ma anche dello scarto dei beni del pianeta, dell’assenza di sobrietà nella gestione dei beni. Lo ha ribadito questo concetto dell’economia che uccide ad Assisi nella visita del 24 settembre 2022 denunciando come si consideri l’essere umano come bene di consumo che si può usare e poi gettare… così venga sostenuta la cultura dello scarto, la negazione del primato dell’essere umano a scapito della qualità del vivere, invitandoci, prima di portare l’uomo a essere un cercatore di beni, a soffermarci nel cercare di senso del vivere e dell’agire.

Guardiamo a come stiamo usando le nostre montagne. Le scelte delle politiche locali e nazionali le stanno riducendo a terreni di puro svago, stanno diventando il giardino, il campo giochi adrenalinico delle grandi aree urbane. Rispetto, limite, beni comuni sono termini spariti da ogni analisi. Vi si arriva fin sui ghiacciai con aerei, con elicotteri e motoslitte, le rocce le si circonda di ferraglie (ferrate e impianti), si abbattono foreste, le si invadono con rumori e frastuoni, illuminazioni diffuse, spariscono torbiere e angoli di natura pregiata. In nome di un’economia che uccide e che sconvolge, in modo irreversibile, ogni valore che sfiora.

Un altro tema del pontificato di papa Francesco è trascurato, o utilizzato solo in titoli a effetto e poi non analizzato. Quando il papa invocava la pace da attuarsi subito, specialmente attraverso il disarmo – “disarmare le parole per disarmare le menti e la terra” – quando ci avvisava, scientificamente, che la terza guerra sta arrivando a pezzetti, ci faceva comprendere che guerra non significa solo dispersione di risorse economiche nelle armi a scapito dei servizi sociali essenziali, che guerra non è solo uccisioni di persone (sempre più civili), ma è anche inquinamento che si diffonde sui vari teatri (vedasi Ucraina, vedasi Gaza e Libano), inquinamento che sarà impossibile bonificare nel tempo. E se terza guerra mondiale ci sarà, causa i riarmi diffusi, qual è il futuro del nostro pianeta e della nostra stessa vita?

Anche forte di queste riflessioni, un autore che ci è vicino, Paolo Rumiz, ci invita non solo a studiare quanto ha scritto il papa. Ci dice anche, con forza, che questo è un papa da toccare, in senso fisico, terreno. Cioè sentirlo nostro.

E, infatti, cosa ci dice ancora papa Francesco? “Voi siete chiamati a diventare artigiani e costruttori della casa Comune, una casa comune che sta andando in rovina (1 maggio 2019)”. Ritorniamo a portare un pensiero alle migliaia di morti, migranti, sepolti nei mari o nei campi di internamento da noi pagati. Ritorniamo al tema della pace, “… nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo (Messaggio Urbi et Orbi, Pasqua, 20 aprile 2025)”.

Questo papa ci ha costretti a riflettere sull’urlo dei poveri, su quello dei migranti, su quello del pianeta. Un urlo che deve scuoterci per portarci ad agire, subito. Francesco con le sue encicliche ci porta a confrontarci con l’umanità intera, si tratta di uno sguardo universale non solo interno al suo credo. Bene ha fatto padre Antonio Spadaro a spiegarci che l’agire di papa Francesco è “una diplomazia sartoriale”. Cioè il tentativo di mettere insieme tessuti diversi per avere come obiettivo la rinascita di un uomo nuovo che agisce in stretta sintonia con il respiro del pianeta. Ci ha lasciato un metodo di lavoro che da tempo Mountain Wilderness prova a sostenere nel rapporto e nell’ascolto verso chi pensa diversamente. Abbiamo tutti presente che “nessuno si salva da solo”. E che le guerre, sia quelle rivolte contro gli uomini che quelle diffuse contro la natura, lasciano sempre un mondo peggiore di come era precedentemente, le due guerre per tutti sono sempre una sconfitta. Per contrastare la cultura dello scarto è necessario l’investimento nella solidarietà, nell’ascolto e nell’azione.

Concludiamo queste riflessioni con alcuni passaggi strategici dell’enciclica. Riguardano strettamente noi che siamo capaci di entrare nelle rocce, nelle foreste, nelle acque e da loro ci lasciamo accompagnare.

Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati.. .(cap.11)”.

… l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani… (cap.30)”.

Afferma papa Francesco che su di noi ricade “una tremenda responsabilità” (cap. 90) e che la terra “dobbiamo coltivarla e custodirla, (Gen 3,17 – 19 cap. 66)”.

Mountain Wilderness si è fatta carico di questa assoluta responsabilità. Per quanto ci è possibile (troppa ipocrisia ci circonda), stiamo agendo per coltivare e custodire questo pianeta. Partendo dalle montagne e dai ghiacciai.

“Vocabor Franciscus” ultima modifica: 2025-05-09T05:13:00+02:00 da GognaBlog

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112 pensieri su ““Vocabor Franciscus””

  1. “…però guardi i suoi interventi è ti accorgi che sotto…”
    invece tu Ratto si capisce benissimo che devi aver studiato a lungo e duramente per riuscire a guardare gli interventi, ad ascoltare i libri, a ragionare con l’istinto e a vedere con occhi invisibili.
     
    E a scrivere cazzate!
     
    P.S.: sono almeno trent’anni che non metto una cravatta (tranne a due matrimoni e a un funerale, a onor del vero)

  2. Ognuno di noi è una breve scintilla che accende l’intera realtà. Siamo lo specchio in cui l’universo contempla se stesso. 

    vale anche gli altri esseri viventi (alieni) che vivono su altri corpi celesti nell’immensità dell’universo?
    Anche loro figli di Dio?

  3. “Ognuno di noi è una breve scintilla che accende l’intera realtà. Siamo lo specchio in cui l’universo contempla se stesso. Essere qui, per un tempo fugace, con gli occhi della mente aperti su ciò che c’è, è tutto il senso di cui ho bisogno.”
    Amedeo Balbi L’ULTIMO ORIZZONTE Cosa sappiamo dell’Universo

  4. Forse è già stato fatto notare e mi è sfuggito, nel qual caso mi scuso per la ripetizione.
    Titolo e sottotitolo contengono un grave errore. “Vocabor Franziscus” non significa “mi chiamano Francesco”, bensì “mi chiamerò [sarò chiamato] Francesco”. Questa non è una sciocca pignoleria di uno che ha fatto il Classico, ma invece un’importantissima affermazione di principio perché la frase latina, pronunciata da Bergoglio all’atto della sue elezione, rappresentava un preciso impegno a impostare e condurre il proprio pontificato in base a determinati concetti e valori. “Mi chiamano Francesco” è una banalità che non significa nulla, “mi chiamerò [cercherò di essere come] Francesco” è una frase che vale da sola quanto un’ Enciclica.
    Non è certo stato per caso, se nessun Papa prima di Bergoglio ha avuto il coraggio di usare quel nome, nonostante tutto ciò che esso rappresenta per la Chiesa. Si può poi discutere se la scelta di Bergoglio non tradisse quanto meno una grossa sfumatura di presunzione e arroganza (come venne detto all’epoca, poteva scegliere di chiamarsi direttamente Gesù e faceva prima), ma mi sembra indubbio che abbia cercato davvero di “vivere” il nome che si era scelto.

  5. È possibile che molti qui siano ingegneri,  o almeno adusi a ficcare la mente in questioni tecniche, al limite scientifiche: insomma a risolvere problemi pratici. Nel loro campo stimati professionisti.
    Tale attitudine genera una presunzione: si è portati a credere che la stessa “intelligenza” possa essere applicata a qualsiasi argomento e ottenete gli stessi esiti; ma non è così.
    Matteo, ad esempio, sicuramente ha un diploma da ragioniere o geometra,  forse ha una laurea. Però….. però guardi i suoi interventi è ti accorgi che sotto la cravatta alla camicia manca un bottone e ha le calze di spugna.

  6. troppo materialistiche queste ultime.

    VERO!!
    Troppo sfarzo e pance belle piene.

  7. Per quanto possano sembrare vicini i binari della spiritualità, misticismo, insomma …fede e quelli delle chiese(tutte) non si incontrano! troppo materialistiche queste ultime.
    Per quanto riguarda Dio mi chiedo  se è lui che  crede poco in me piuttosto del contrario.

  8. La divinità è il playground del bestemmiatore.

    In Toscana abbiamo tanta fantasia e ci si da dentro.

  9. Alberto, i tuoi pensieri sono i miei pensieri.
     
    Spesso mi domando: “Che sarà di me, di tutti noi poveretti?”.
    E mi rispondo cosí: “In ogni caso, non esisterà piú un Fabio Bertoncelli quale esiste ora, coi suoi pensieri e la sua individualità, le sue passioni e le sue gioie. Nella migliore delle ipotesi tornerò a far parte di quello Spirito – quell’Intelligenza – che forse permea tutte le cose del mondo. Dubito infatti che quest’ultimo si sia creato da solo.
    Chissà, forse diventerò parte dell’universo nello stesso modo in cui una cellula è parte di un organismo vivente: una parte infinitesimale di un tutto, e senza consapevolezza di sé”.
    Di certo non potrò piú riabbracciare né avere coscienza della mia dolcissima Lucia, amore della mia vita e ragione per la quale un giorno sono venuto al mondo.
     
    Quanto sopra, beninteso, nell’ipotesi che un tale Spirito esista davvero. Tuttavia sospetto che le cose siano leggerissimamente piú complesse di quanto potremmo mai concepire col nostro cervello lillipuzziano.

  10. Io (GognaBlog): “Bella esperienza vivere nell’angoscia, vero? In questo consiste essere un agnostico”.

    Fabio perchè dovresti vivere nell’angoscia? Io non mi sento angosciato per essere agnostico. Sono una persona che non da per scontato nulla, che si fa delle domande a cui non riesce a dare una risposta. Ma ripeto non mi crea nessuna angoscia anche perchè prima o poi la risposta arriverà. Speriamo poi.

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