Addio Facebook e Instagram – 2

Addio Facebook e Instagram – 2
(è ora di ricostruire le nostre case digitali)
di Arianna Ciccone
(pubblicato su valigiablu.it il 4 febbraio 2025

(continua da )

Sono stata sin dai primi anni una attivista dell’uso dei social network. E sin da subito per me era chiaro che i giornalisti, i media avrebbero dovuto essere lì dove c’erano le persone. Ma la gran parte dei media e dei giornalisti non ha mai vissuto questi spazi per l’enorme potenziale che avevano per le comunità e per il discorso pubblico. Cinicamente e opportunisticamente hanno usato i social media in modalità broadcast, dall’alto verso il basso, diffondendo per la maggior parte soft news, contenuti di bassa qualità, per generare traffico e soldi, non avendo alcuna cura delle comunità di lettori, anche solo moderando per esempio i commenti. In questo dimostrando disprezzo per i loro stessi lettori e contribuendo al generale degrado delle conversazioni online. 

Grazie ai social media potevamo ascoltare più voci, e dove ci sono più voci da ascoltare c’è più democrazia e più libertà. Abbiamo visto le Primavere arabe, Black Lives Matter, #metoo… E nonostante evidenti e obiettive criticità, ho continuato a pensare che valesse comunque la pena. Ma in questi anni tutto è cambiato. Le promesse / premesse con cui sono nati e hanno profondamente trasformato la nostra vita digitale sono state disattese e tradite. 

Oggi lo scenario è completamente stravolto. Avevamo salutato l’avvento dei social come l’era della disintermediazione: una liberazione dall’oligopolio dei media mainstream, che decideva chi poteva avere voce nella discussione pubblica e chi no. Il tasto pubblica senza permesso non solo ci rendeva più liberi, ma ci dava un potere enorme che prima nemmeno avremmo potuto immaginare. Siamo finiti nel giro di pochi anni nelle mani di una manciata di miliardari oligarchi assetati di potere, soldi, senza scrupolo, accecati dall’ideologia libertaria.

Ecco perché come Valigia Blu, dopo aver lasciato X, nel momento in cui Musk ha deciso di trasformare Twitter in una macchina da guerra di disinformazione e odio verso persone e  comunità più fragili ed esposte, abbiamo deciso di lasciare anche Meta, dopo gli annunci di Zuckerberg. 

E non perché ha cancellato il fact-checking o il programma Diversità e Inclusione. Ma perché, come Musk, ha deciso di mettere il suo regno (di cui noi siamo sudditi senza voce, illudendoci di averla) a disposizione di una ideologia ripugnante. Zuckerberg ha sempre cercato di assecondare il potere politico di turno in nome del Dio Denaro. Ma oggi giochiamo tutta un’altra partita, dove le regole del gioco sono completamente saltate e sono sempre più oscure. Oggi la scelta di assecondare il potere politico incarnato da Trump avviene certamente per interessi economici, ma anche per adesione ideologica. Interessi economici e convinzioni ideologiche coincidono e Zuckerberg può finalmente liberarsi della maschera indossata in questi anni. 

Ma davvero vogliamo continuare a essere pedine di questo gioco cupo e malato? Subire l’umiliazione di essere ingranaggi che alimentano queste macchine con la nostra presenza, i nostri contenuti, con la nostra partecipazione attiva alle discussioni, con i nostri like?

Proprio per coerenza con la storia di Valigia Blu, nata sotto la spinta di una mobilitazione di cittadini per chiedere la rettifica di una notizia falsa al TG1 e poi cresciuta come progetto culturale che avesse al centro buone pratiche informative e soprattutto le persone, abbiamo il dovere di provare a cercare altre forme per stare insieme. Liberare energie e vis creativa, per esplorare nuove possibilità per prenderci cura delle nostre vite individuali e collettive digitali. Con le nostre regole, senza compromessi, e facendoci ispirare da quegli stessi principi etici che hanno portato alla nascita di un progetto così ‘eretico’ per il sistema mainstream tradizionale.

Ri-costruire le nostre case digitali. Ecco quello che dobbiamo e vogliamo fare. 

Quando è nata, Valigia Blu ha ribaltato alcune dinamiche che sembravano impossibili da scardinare. Oggi, Valigia Blu è cresciuta, misurandosi costantemente con la propria comunità anche attraverso il crowdfunding che da 10 anni garantisce al progetto (di nicchia) una sostenibilità non-profit e attraverso cui chi ci legge, segue e partecipa alle nostre discussioni, rinnova il patto di fiducia “lettori-chi fa informazione”. 

Oggi dobbiamo ancora una volta rovesciare il tavolo, smettere di pensare che non c’è alternativa a queste piattaforme. Dobbiamo ricostruire spazi di conversazione dove siamo noi ad avere il controllo. 

Il percorso che abbiamo davanti per noi è chiaro e prevede una transizione che durerà un anno.  Il tempo necessario per ricostruire la nostra casa e poter accogliere al meglio chi vorrà fare questa nuova tappa del viaggio insieme a noi. 

In questo anno avremo modo di invitare le persone a iscriversi alla nostra Newsletter e ai nostri canali Telegram, di seguirci su BlueSky, Mastodon, LinkedIn. Lasciare anche Meta libera molte altre nostre energie che possiamo destinare altrove. 

Il sito di Valigia Blu deve diventare nuovamente la casa-madre della nostra esperienza digitale. A breve disattiveremo la possibilità di commentare sui nostri account Facebook/Instagram. Chi vorrà commentare i nostri articoli e partecipare alla discussione potrà farlo liberamente. Non ci sarà pre-moderazione, ci fidiamo molto di chi frequenta i nostri spazi; ma la moderazione come sempre sì. La pre-moderazione sarà attivata solo negli orari in cui non saremo presenti. Gli strumenti che abbiamo attualmente su queste piattaforme sono molto limitati. 

Valigia Blu Community, il gruppo su Facebook con quasi 2mila iscritti, composto da persone che donano ogni anno dai 20 euro in su e che chiedono di iscriversi, “traslocherà” sul sito. Creeremo un portale che sarà una sorta di gruppo clone di Facebook con funzioni simili a quelle di oggi. 

Svilupperemo un app di Valigia Blu con la possibilità di attivare notifiche per rimanere aggiornati. 

Tutto questo richiede tempo che vogliamo dedicare e investimenti che siamo in grado di fare, grazie anche al crowdfunding. 

È tempo di ripensare il nostro stare insieme digitale, decidere noi come stare in questi spazi condivisi online. Non si tratta, come qualcuno ci ha detto, di ritirarsi sull’Aventino, non siamo oppositori politici di Musk e Zuckerberg. Anche perché di fatto dentro quelle piattaforme siamo già irrilevanti, algoritmicamente e culturalmente.

Le nostre vite digitali meritano esattamente come quelle fisiche di essere protette, curate, non sottoposte a stress continuo, abusi, violenze, provocazioni. Questo non significa negare la realtà di tensioni e conflitti che nelle relazioni umane sono inevitabili e per certi versi necessari e utili. Perché il confronto / scontro di idee è quello che permette di crescere, migliorare, avanzare. Significa definire un quadro dove tutto questo è possibile farlo civilmente e nel pieno rispetto reciproco. 

Sarà un percorso lungo, pieno di ostacoli e faticoso, ne siamo consapevoli. Ma è anche una sfida nuova, importante, bella, entusiasmante, e avremo bisogno di condivisione, sostegno e intelligenza collettiva. 

Questo significa anche che da parte della comunità di lettori è necessario uno sforzo, rivedere le proprie abitudini rispetto a come ci si informa e si “vive” la propria dimensione digitale. Diversi commenti che abbiamo ricevuto in questi giorni rispetto alla decisione che stiamo per prendere parlavano della difficoltà di informarsi diversamente dallo scrolling su Facebook. Si fa fatica ad attivarsi per cercare informazioni al di fuori di quel recinto. Costa fatica andare attivamente sul sito di Valigia Blu. 

Si leggono gli articoli di Valigia Blu solo se compaiono sul feed “per caso”. E questo è davvero problematico e preoccupante. Siamo davanti a dinamiche invasive, che ci hanno segnato profondamente e che hanno completamente stravolto i nostri comportamenti, al punto di affidarci all’algoritmo o al caso per la nostra dieta informativa. Stiamo parlando dell’informazione che ci serve per orientarci nel mondo.

Enshittification, una possibile traduzione in italiano sarebbe ‘immerdificazione’. Il termine coniato dal giornalista e scrittore Cory Doctorow fotografa perfettamente la nostra esperienza su queste piattaforme: “All’inizio l’azienda si comporta bene con i suoi utenti finali e così li lega ai suoi servizi. Poi inizia a peggiorare l’esperienza per gli utenti e dare la preferenza ai clienti commerciali. Una volta che si è assicurata anche la loro fedeltà, comincia a soddisfare solo gli interessi dei suoi azionisti, lasciando quello che serve perché utenti e clienti commerciali rimangano legati a servizi di cui non possono più fare a meno”. Siamo dentro una trappola, una relazione tossica e abusiva, molti di noi anche perfettamente consapevoli della trappola ma incapaci di sottrarci. 

“Queste società – ha detto Doctorow in una intervista a Bruno Ruffilli che vi invito a leggere per intero – sono dei monopoli e molte persone sono vulnerabili a messaggi complottisti perché chi dovrebbe proteggerle non lo fa. La verità è che la grande cospirazione esiste: è quella dei ricchi che hanno accumulato altre ricchezze, corrotto le istituzioni, devastato il nostro pianeta ed eroso i diritti dei lavoratori […]

Le piattaforme di social media hanno cercato di assorbire il blogging. Inizialmente, ci hanno offerto un grande flusso di traffico e poi ce lo hanno tolto, cercando di farci pagare per averlo di nuovo. O ci hanno semplicemente distrutti, in un modo o nell’altro. Siamo stati ingenui a cascarci; avremmo dovuto prevederlo: se ti metti alla mercé di un’azienda, non avrà mai pietà di te […] Perciò molti stanno tornando a piattaforme come Substack, non tanto per l’etica dei gestori, che rimane piuttosto discutibile, ma perché è più facile andarsene e portare tutto con sé: gli iscritti al sito, le loro campagne, i benefici ottenuti dalle piattaforme. Ma un blog rimane il modo migliore per costruire una carriera online stabile: anche se si perde l’amplificazione del messaggio che arriva da una piattaforma, ci si guadagna l’autonomia di non essere alla mercé di nessuno”.

Le grandi crisi favoriscono la creatività. Ripeto non è vero che non ci sono alternative, è che percorrerle richiede sforzo, impegno, ingegno e anche qualche sacrificio. Ci sono sicuramente dei costi da pagare, ma considerando la posta in gioco ne vale assolutamente la pena. 

È di questi giorni il lancio dell’iniziativa “Free Our Feed”, “Libera i nostri feed”, che mira a sfruttare la tecnologia di Bluesky per creare un ecosistema di social media, ripensandoli come un bene pubblico. 

Ha ragione Zuckerberg a dire che è ora di tornare alle origini. Solo che il vero ritorno alle origini di questa meravigliosa e complessa avventura del Web è per noi abbandonare le sue piattaforme, tornare a casa, laddove le promesse di un mondo più connesso e più democratico siano davvero un valore guida, sentito e profondo. Non uno slogan ipocrita per macinare miliardi e accumulare potere a spese della nostra stessa democrazia.

Elon Musk
La scelta di lasciare FB e IG
(alcune obiezioni e le nostre risposte)
di Arianna Ciccone
(pubblicato su valigiablu.it il 4 febbraio 2025)

Entro la fine del 2025 non userò più Facebook e Instagram, dopo aver deciso di non usare più X di Elon Musk ben prima della vittoria di Trump, perché era già evidente il suo coinvolgimento politico diretto nella piattaforma ideologica violenta e antidemocratica rappresentata da Trump e il partito repubblicano. Per me e per Valigia Blu ha inizio una nuova fase della nostra avventura digitale. Le ragioni le ho spiegate nel lungo articolo pubblicato qui sopra (24 gennaio 2025).

La transizione digitale durerà un anno. Non lasciamo i social, ma diciamo addio a Facebook e Instagram che non sono i social. Questa identificazione totale è parte di una narrazione distorta, tossica e manipolatoria ben congegnata dalle piattaforme di Mark Zuckerberg che ci hanno anche convinto che senza di loro è il nulla. Non è così, possiamo smettere di concedere questo potere: lì fuori c’è un mondo da esplorare ed è tempo di considerare alternative alle nostre vite e conversazioni digitali. 

Il mio articolo Addio Facebook e Instagram. E’ ora di ricostruire le nostre case digitali (vedi sopra) è stato molto discusso, lo è ancora in questi giorni. E ho provato a raccogliere un po’ le principali obiezioni che ho letto in giro tra la pagina di Valigia Blu, la mia bacheca e altre bacheche. 

Le nostre risposte alle principali obiezioni
“Ritirarsi sull’Aventino non ha mai funzionato”
Questa obiezione l’ho affrontata già nell’articolo. Ribadisco: abbiamo compiuto una scelta per noi, e non contro Musk o Zuckerberg, verso cui non abbiamo certo il ruolo di opposizione politica. Vogliamo scegliere attivamente dove investire tempo, energie, competenze. Ed è una scelta coerente con lo spirito con cui è nata Valigia Blu. Oggi ci sentiamo a disagio a vivere la nostra vita digitale dentro uno dei quartieri generali della propaganda di un progetto fascista. 

“Questa protesta, questo boicottaggio non funzionerà”
Infatti non è una protesta contro Meta, né una forma di boicottaggio. Sarebbe ridicolo e anche un po’ patetico come obiettivo. Non siamo così sciocchi o ingenui da pensare di avere ricadute sul business o le policy di queste aziende attraverso la nostra scelta di non usare più le loro piattaforme, ma soprattutto non ci interessa un simile obiettivo. Vogliamo piuttosto essere attori protagonisti di un cambiamento nelle nostre vite digitali e decidere noi dove la nostra conversazione pubblica avviene, a quali condizioni e regole. Costruire e ricostruire altrove le nostre case digitali è una nostra urgenza, non un tentativo di danneggiare un gigante globale come Meta.

“Non possiamo lasciare FB, è qui che abbiamo i nostri amici, le nostre relazioni, si svolge la nostra vita digitale”
Non mi permetterei mai di dire ad altre persone cosa dovrebbero fare con le loro vite. Ogni scelta è legittima, purché – e questa è l’unica cosa che mi sento di dire – sia consapevole. Ci sono persone che hanno costruito dentro questa piattaforma la loro unica rete sociale digitale. Ovvio che non possono e non vogliono rinunciarci. Ma perché mai dovrebbero farlo? Per Meta non farebbe alcuna differenza, per queste persone sì. Ripeto: per Valigia Blu, la sua storia e la mia è un discorso totalmente diverso. Per coerenza, etica, per rispetto e cura della comunità di persone che in questi anni ha riposto fiducia in noi, sentiamo l’urgenza di cercare altre strade e prendere una posizione politica netta rispetto a quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. E qui arriviamo alla questione della consapevolezza. Rimanere sì, ma ben sapendo di far parte di una macchina propagandistica a sostegno di un uomo i cui tratti distintivi – nel corso della sua carriera da magnate immobiliare prima, e candidato e presidente eletto poi – sono: bugie, violenza, manipolazione, estorsione, cinismo, egoismo, sessismo, razzismo e avversione per le istituzioni democratiche e lo Stato di diritto.

“Così però vi arroccate, vi sottraete”
Ma cosa vuol dire esattamente? Ci sottraiamo a cosa? Chi sarebbero gli interlocutori che si stanno mettendo in gioco insieme a noi? In realtà così ci stiamo aprendo ad altre possibilità.
Spezzare le catene e saltare fuori da questo recinto-trappola in cui abilmente ci hanno rinchiusi anche grazie alla nostra ingenuità, remissività e arrendevolezza, significa prendere coscienza di cosa sono oggi queste piattaforme e liberarsi, non lasciando più le nostre reti di relazioni digitali a Facebook. Soprattutto quando le regole sono saltate e il gioco è truccato. Se si è dentro una relazione abusiva, cercare e trovare una via d’uscita non è arroccarsi. Non si può dire a chi cerca di venirne fuori: “eh, però così ti sottrai…”: questa è la logica di chi favorisce una relazione abusiva, provocando un danno a chi cerca di uscirne o avrebbe bisogno di farlo il prima possibile.

Arianna Ciccone

“Così lasciate ampie praterie alla disinformazione, a chi vorrebbe proprio che voi andaste via”
Non sento e non voglio avere la responsabilità di contrastare la disinformazione dentro casa di Zuckerberg. Non ho il ruolo di “educare” le masse e ho ben presente la mia irrilevanza culturale e algoritmica, la sproporzione delle forze in campo. Chi decide di restare e vuole farsi carico di “contrastare la disinformazione”, qualsiasi cosa voglia dire, potrà scegliere di impegnarsi e fare attivismo digitale, provando a diffondere contenuti corretti e così via. Non ha però senso pretendere di investire altri di questo ruolo, proprio mentre si ammette quanto queste piattaforme e il loro proprietario (di fatto) siano diventati un problema.

“Così vi condannate a sparire. I social sono importanti ed è qui il volume”
Proprio perché Facebook e Instagram non sono tutti i social ritengo un errore questo discorso. Esistono altre piattaforme, la questione è semmai se si ha voglia di ricominciare altrove. Se la motivazione è forte, e per noi lo è, non sarà un problema ricostruire le proprie reti sociali digitali altrove. Certo, perderemo qualcuno per strada, vanno messi in conto dei prezzi da pagare. Ma diciamoci la verità: si tratta di prezzi abbastanza sopportabili, lasciare Meta non dovrebbe essere visto come un atto di coraggio, farebbe davvero ridere messa così. Il web è un mondo ricco e complesso che non inizia né finisce con i social network. C’è un mondo là fuori che vale la pena scoprire e riscoprire. Quanto al “volume”, perché la quantità di follower e il numero di like e condivisioni dovrebbe essere un valore? Per noi è un valore la qualità, costruire comunità di persone che condividono un sentire comune e averne cura. Essere mass media non è mai stato nelle nostre aspirazioni. 

E perché Bluesky, LinkedIn e Telegram invece vanno bene? 
Siamo in una fase politica di una gravità senza precedenti, proverei a focalizzarci su questo. Abbiamo deciso di restare su queste piattaforme perché ancora non si sono compromessi con la deriva autoritaria di Trump e non hanno deciso di metterle al suo servizio. Inoltre in questo contesto Meta e X si trovano al di fuori di qualunque possibilità di controllo o trasparenza. Se dovessero presentarsi problemi analoghi con Bluesky LinkedIn o Telegram sapremo cosa fare e soprattutto non faremo finta di nulla. Proprio perché sono consapevole che non esistono isole felici e che il quadro generale potrebbe mutare in modo improvviso e imprevedibile ho evidenziato per la nostra community l’importanza di spostare la conversazione sul sito di Valigia Blu, ripensare il ruolo che queste piattaforme dovrebbero avere nelle nostre vite e per le nostre reti di relazioni digitali. 

“Così ve la cantate e ve la suonate da soli” 
Perché invece voi siete interessati a dialogare e confrontarvi con i fascisti? Secondo voi oggi chi pensa che Biden abbia rubato le elezioni nel 2020 non vede l’ora di leggere Valigia Blu per informarsi in modo corretto e mettere in discussione i propri convincimenti? Voi leggete giornali di qualsiasi orientamento politico o seguite programmi di destra e di sinistra per non rimanere rinchiusi nella vostra bolla? La community di Valigia Blu è legata a un terreno comune (la democrazia, lo Stato di diritto, il rispetto per le vite umane…) non al pensarla allo stesso modo. Nel gruppo ci sono discussioni e confronti perché le opinioni su temi specifici possono essere diverse e il confronto è vissuto come un momento di arricchimento, non un’occasione di imporre il proprio punto di vista. 

Chiudo con una piccola nota personale sul rapporto tra social media e relazioni umane. Il Festival Internazionale del Giornalismo che io e Chris Potter organizziamo da quasi 20 anni a Perugia è il media event più amato e rispettato al mondo (mi sento di poterlo dire senza peccare di presunzione). Non usiamo i social media costantemente durante l’anno, abbiamo una linea molto soft, di basso profilo. Ci attiviamo principalmente solo durante i 5 giorni del Festival, e principalmente per raccontare cosa succede in quei giorni: l’atmosfera, la gioia dell’incontro, la condivisione. Non abbiamo mai investito in campagne pubblicitarie né sui social, né sui media mainstream. Non abbiamo quasi nessuna copertura mediatica. La forza di questo evento è la Community internazionale che ogni anno si incontra nel capoluogo umbro, la qualità dei contenuti, la reputazione, il passaparola. La dimensione “social” dell’evento è il riflesso di un patrimonio umano di relazioni e competenze: è soprattutto da questa esperienza che nasce la mia convinzione di non dover subire le piattaforme come fossero un destino ineluttabile.

Addio Facebook e Instagram – 2 ultima modifica: 2025-04-21T04:31:00+02:00 da GognaBlog

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7 pensieri su “Addio Facebook e Instagram – 2”

  1. Il tuo “povero suddito mentecatto” dà idea della tua cifra umana.
    Te lo tieni tu, che parli di sudditi ma ti nascondi nell’anonimato, oltre a insultare continuamente chi non la pensa come te.

  2. Questa nullità sembra urlare..ci sono anch’io…nessuno la guarda è uno zero sinistro che crede di essere depositaria di qualcosa, squallida sinistra

  3. “Entro la fine del 2025 non userò più Facebook e Instagram, dopo aver deciso di non usare più X”.
    Chi se ne frega!
     
    “[…] piattaforma ideologica violenta e antidemocratica rappresentata da Trump e il partito repubblicano.”
    Faziosità. Mistificazione. Puro odio.
    Le persone davvero di princípi democratici si sono rotte i coglioni (francesismo…) di questo vomito incessante.
     
    P.S. Scusate se mi sono moderato.

  4. Anche la seconda puntata è prolissa come la precedente e soprattutto ambigua. Per sottrarsi all’omologazione ideologica del pensiero dominante (il cosiddetto mainstream) propone l’omogeneità ideologica della cosiddetta community. Con il rischio di riprodurre le stesse restrizioni alla libertà e alla democrazia  che la sinistra rimprovera alla destra.

  5. Un altro pistolotto che ci dice che lei  è dalla parte giusta e quindi ha il “dovere”  di moderare i commenti sui social. La solita spocchiosa convinzione di essere moralmente superiori ed unico baluardo contro i barbari. 
    Chissà perché mi sembra di rivedere lo stesso copione usato durante la pandemenza, dove in ogni discorso, in ogni occasione di visibilità pubblica, fosse anche discutere della ricetta originale della carbonara, era un obbligo infarcire il discorso con la propaganda contro i nostri vax. Oggi tale copione si ripete con la propaganda anti Trump. Ma USAID non aveva chiuso i bonifici?

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