Addio San Siro

Un impianto inadeguato a sostituire San Siro, la sua storia e i suoi quasi 80mila posti: la conseguenza sarà un “teatro” del calcio con prezzi tutt’altro che popolari. Una scelta in controtendenza rispetto alla passione dimostrata da rossoneri e nerazzurri in questo inizio di stagione: oltre 40mila abbonamenti e una media superiore ai 70mila spettatori.
Vedi anche ciò che abbiamo pubblicato in precedenza: Salviamo San Siro

Addio San Siro
(nascerà La Cattedrale da 60mila posti: troppo piccola, così sarà uno stadio solo per ricchi)
di Daniele Fiori
(pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 28 settembre 2022)

Il percorso che porterà alla cancellazione dello stadio Meazza dalla storia del calcio e di Milano è pronto a cominciare: dal 28 settembre 2022, fino al prossimo 18 novembre 2022, si terrà il dibattito pubblico relativo alla proposta del nuovo impianto a San Siro di Milan e Inter. Terminato il ciclo di incontri, Comune e club avranno due mesi per approvare il dossier conclusivo: a quel punto, si entrerà nel vivo con gli atti esecutivi per arrivare all’apertura dei cantieri nel 2024. A fianco del defunto Meazza nascerà La Cattedrale: uno stadio che stando al progetto presentato oggi da Milan e Inter, conterrà appena 60mila posti. Un impianto troppo piccolo per Milano, inadeguato a sostituire San Siro, la sua storia e i suoi quasi 80mila seggiolini: la conseguenza sarà un “teatro” del calcio per soli tifosi ricchi, con prezzi tutt’altro che popolari. Un danno per tutti i cittadini tifosi, così come per l’Italia intera, che perderà anche l’imponenza del suo stadio più famoso al mondo, dove si sono giocate finali di Champions e si sono tenuti concerti celebri. Non solo, San Siro rischia di perdere anche la sua iconicità.

Lo stadio Giuseppe Meazza prima della costruzione del terzo anello e della copertura. Foto: Wikipedia.

Il rendering inizialmente presentato dai due club – il progetto è dello studio Populous – mostrava uno stadio unico, che richiamava nelle forme le guglie del Duomo di Milano. Il progetto presentato prima dell’avvio del dibattito pubblico invece mostra un impianto anonimo, che perderebbe tutta la sua peculiarità: le società hanno chiarito che l’immagine mostrata in questa fase non è indicativa di quello che sarà il progetto definitivo, ammettendo però che non è detto sia quello diffuso urbi et orbi nella fase iniziale.

A sinistra, il rendering attuale del nuovo stadio. A destra, il rendering diffuso inizialmente

Il Real Madrid ha ristrutturato e ampliato il Bernabeu – Milan e Inter non ne hanno mai voluto sapere di tentare la strada della ristrutturazione del Meazza. Il Real Madrid sta giusto finendo di rimettere a nuovo il suo Bernabeu (e la capienza aumenterà ancora, da 90mila a 92mila posti), ma il grande burattinaio dell’operazione, il presidente dei rossoneri Paolo Scaroni, ancora oggi ripete come un mantra: “Come si fa a giocare 50-60 partite all’anno in un mega cantiere come quello che diventerebbe il Meazza, con l’ingresso ogni 6 giorni di 50-60 mila persona? Le ristrutturazioni di stadi è vero che sono avvenute in altre realtà, ma dove c’è uno stadio vicino della stessa grandezza“. È falso, il Real Madrid ha giocato allo stadio Alfredo Di Stefano (6mila posti) durante la pandemia, ora è tornato al Bernabeu mentre i lavori ancora procedono. Milan e Inter invece vogliono uno stadio nuovo per guadagnare da tutto quello che sarà costruito intorno: un grattacielo di 17 piani, un gigantesco centro commerciale di 88mila metri quadri, un centro congressi, altre aree d’intrattenimento. Il sindaco Beppe Sala ha ceduto, chiedendo quanto meno di ridurre le volumetrie entro i limiti previsti dal Piano di governo del territorio (Pgt). Come spiegato da Il Fatto Quotidiano, il progetto dei due club alla fine prevede comunque più cemento di quello previsto dal Pgt. Nonostante questo, la Giunta di Milano ha dato il via libera: dunque, al di là del dibattito pubblico – il calendario degli incontri è disponibile sul sito https://www.dpstadiomilano.it/ – si arriverà all’abbattimento del Meazza. Anzi, del vecchio stadio non resterà nulla, nemmeno la Torre 11, come inizialmente ipotizzato.

Lo stadio di San Siro poco dopo la sua inaugurazione (1928). Foto: Wikipedia.

Un impianto troppo piccolo/I dati degli abbonamenti
Il nuovo stadio, La Cattedrale, rischia però di non essere nemmeno un degno sostituto. Un impianto troppo piccolo per Milano, nel quale di fatto i seggiolini a disposizione dei tifosi saranno appena 50mila. Dei 60mila posti, infatti, circa 10mila saranno corporate: ovvero biglietti che fanno arricchire le società, per super ricchi interessati più a vivere un’esperienza che alla partita di calcio. Questa estate, al via della prima stagione dopo i due anni di pandemia, Inter e Milan hanno fatto registrare rispettivamente 41mila e 40mila abbonamenti. In pratica, solo gli abbonati riempirebbero il nuovo stadio. E agli altri tifosi resterebbero le briciole: poco più di 5mila posti, considerando che una fetta va dedicata anche alla squadra ospite. Il boom degli abbonamenti dei due club è sicuramente dovuto alle ultime due stagioni positive, ma testimonia anche l’attaccamento di nerazzurri e rossoneri. I prezzi attuali? Per tutte le tasche: l’abbonamento alle partite dell’Inter quest’anno andava dai 2.250 euro della poltroncina rossa centrale ai 190 euro del terzo anello verde. Le cifre fissate dal Milan erano simili: 3mila euro per la tribuna d’onore, 199 euro per avere il posto fisso al terzo anello rosso centrale. Lo stadio previsto dalle società per il futuro prevede invece solo due anelli. È facile capire cosa succederà: di fatto a sparire saranno i seggiolini più economici, con la conseguenza di avere meno abbonati, ma che pagano di più.

Stadio Luigi Meazza, attuale

Un impianto troppo piccolo/I dati degli spettatori
Quando Milan e Inter decisero di costruirsi un nuovo stadio, la media degli spettatori al Meazza era già superiore ai 50mila posti che di fatto garantirebbe La Cattedrale. Nel 2017/18 l’Inter fece in media 57.529 spettatori, il Milan 52.690 (dati Transfermarkt riferiti alle sole partite di Serie A). L’anno successivo, l’ultimo non inficiato dalla pandemia, l’Inter arrivò a 58.190 e il Milan salì a 54.651. Dati che in qualche modo potrebbero anche giustificare una riduzione dei posti, se non fosse che il trend segnalava già una netta crescita delle presenze allo stadio: nel 2014-15 nessuno dei due club arrivò a una media di 40mila spettatori, quindi San Siro era sempre mezzo vuoto. La tendenza all’aumento di tifosi allo stadio è stata confermata da questo inizio di stagione: sia Milan che Inter hanno portato in media più di 70mila persone al Meazza ogni partita dall’inizio del campionato. Il trend di un “ritorno” alla visione delle partite dal vivo è infatti già stato intercettato da altri club. Il Chelsea oggi si pente di avere uno Stamford Bridge da appena 41mila posti e vuole portarli almeno a 60mila, il nuovo Camp Nou del Barcellona dovrebbe avere una capienza di 105mila spettatori. Il Tottenham, che ha demolito lo storico White Hart Lane da 36mila posti, ha costruito un nuovo stadio (sempre firmato dallo studio Populous) con un capienza doppia: 62mila. Inter e Milan invece vogliono fare il contrario.

“Così si tradisce la storia popolare”
Disperdere la nuova ondata di passione che ha coinvolto la Milano calcistica, tanto da riempire San Siro quasi ad ogni occasione, rischia di diventare un boomerang. “Uno stadio da 60mila posti in una città come Milano tradisce la storia popolare“, ha spiegato a LaPresse Gianfelice Facchetti, figlio dell’indimenticato capitano nerazzurro Giacinto. “La direzione verso cui si sta andando è quella del tifoso visto ormai come un cliente, con lo stadio che diventa un lusso che possono permettersi in pochi”, ha aggiunto. “Il Comune che vuole lavorare con i club deve capire che i tifosi sono anche cittadini e dovrebbe insistere per tutelarli di più“, ha poi sottolineato Facchetti. “In una città che cresce sempre di più verso l’alto, l’idea che si rimpicciolisce solo lo stadio è una cosa insensata“, ha concluso. Uno stadio piccolo sarebbe un danno non solo per i tifosi di calcio: San Siro è anche la casa dei concerti estivi, di artisti italiani ma anche internazionali. Con un impianto più piccolo, alcuni potrebbero decidere di esibirsi altrove.

Il commento
di Carlo Crovella

Luci a San Siro di Roberto Vecchioni ha cullato le nostre illusioni, mentre (barcollando per la stanchezza) tornavamo a notte da gite in montagna, arrampicate, pareti nord o semplici scarpinate in valloni dimenticati. Luci a San Siro, in un contesto che ci sembrava impensabile, termina dicendo che non le accenderanno più, che il denaro spiana ogni sentimento e ogni illusione. Sembra proprio che si stia verificando. Proprio lì, a San Siro. Lo stadio di Rivera e Mazzola, dei derby infuocati, delle nazionale azzurra verrà abbattuto come un ferrovecchio. Per lasciar spazio a una bomboniera, commerciale, raffinata, evoluta. Non per tifosi genuini e sanguigna, ma per pochi danarosi, che magari non amano neppure lo sport.

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Addio San Siro ultima modifica: 2022-10-04T04:19:00+02:00 da GognaBlog

7 pensieri su “Addio San Siro”

  1. 7
    Alberto Benassi says:

    C’è anche il dichiararsi detentori delle tradizioni degli antichi cavatori. C’e solo una piccola differenza, che oggi in cava si va e si torna con  suv.  Un tempo a piedi con ore e ore di cammino.
    Un tempo per portare giù un blocco ci volevano giornate di duro e pericoloso lavoro: la lizzatura. Oggi i camion fanno più viaggi nello stesso giorno.

  2. 6
    Alberto Benassi says:

    Come si potrebbe non saperlo. È sotto gli occhi di tutti. 
    Oggi il marmo viene tagliato a fette com il burro. E poi giù con i camion lungo le strade di arroccamento che devastano i versanti. 

  3. 5
    antoniomereu says:

    Dici bene;predoni è il termine più appropriato!
    E il peggio è che lezioni di storia e sfruttamento antiche e più o meno recenti non servono a molto , restiamo ripetenti a vita…mi viene in mente un libro di Pansa , uno  precedente al filone sangue dei vinti , Eravano poveri , torneremo poveri.
    Parla anche dello sfruttamento minerario nel cuneese,  intere montagne coltivate e  spianate , colli  spariti dalle carte .Generazioni di misera gente col destino segnato dalla silicosi , la vecchiaia un lusso …ma finché mezzi meccanici ed esplosivi non esistevano per quanto ingordo l uomo del passato ci  era andato per così dire in modo quasi gentile.
    Ora piccole squadre di cavatori ben attrezzate possono come mille del passato…e tu che vivi nelle Alpi Apuane sai benissimo di cosa parlo.

  4. 4
    Alberto Benassi says:

    i PREDONI in questo paese malato sono sempre in agguato.

  5. 3
    antoniomereu says:

    Non sappiamo /  ne vogliamo fare manutenzione programmata ai ponti  obsoleti ma ben fatti… Ricostruire un Meazza con cemento dell’attuale infima qualità pensando che sia migliore è come tornare alle corde di canapone in croda,Vecchioni che veggente di razza! 
    Gli investitors  neanche tanto in ombra dietro le squadre della città intanto si fregano bene le mani.

  6. 2
    Giorgio Daidola says:

    La scaltrezza e la pericolosità degli uomini che portano avanti  progetti del genere non ha limiti. Dovrebbero vergognarsi ma purtroppo alla la faccia come il….

  7. 1
    Massimo Silvestri says:

    Non mi sono mai interessato di calcio, ma la distruzione di San Siro e’ ambientalmente la soluzione peggiore: quanta energia e’ stata inglobata nella costruzione, quante migliaia di tonnellate di cemento – con tutto il suo impatto ambientale di filiera – sono state impiegate? Quanta ulteriore energia per la dismissione e la costruzione del nuovo? Hanno fatto una VIA per capire l’impatto ambientale? Che disastro!
    Saluti.
    Ms

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