“Angoscia” al Sojo Rosso

Prima ripetizione in libera di un’importante via nelle Piccole Dolomiti.

Angoscia al Sojo Rosso
di Ivo Maistrello e Diana Sbabo
(pubblicato su Le Alpi Venete, primavera-estate 2024)

Certe salite si fanno desiderare e corteggiare a lungo, mescolando pensieri, sogni e dubbi sulla riuscita. C’è una normale incertezza quando si ripetono vie aperte da persone poco inclini alla chiodatura ravvicinata, apritori in cui l’incoscienza fa parte del loro DNA. Persone e amici di un certo carattere, piene di voglia di fare, insaziabili di montagna, sempre pronte a cogliere ogni attimo della propria vita per non farsi sfuggire nulla del tempo che passa.

Da piccolo, mia nonna Pace e mia zia Maria mi dicevano che nel cielo un angelo custode mi osservava e mi proteggeva. Con mio fratello Enzo e cugini giocavamo nell’azienda agricola di papà, eravamo dei veri scavezzacolli, correvamo in bici come delle frecce e più di qualche volta finii in pronto soccorso con ferite serie. Ma la fortuna mi ha portato ad essere qui a raccontare una piccola storia di alpinismo nella nostra zona.

Sojo d’Uderle e Sojo Rosso (a destra) visti dal Prà dei Penzi

Se a sedici anni, quando salii lo Spigolo Boschetti-Zaltron con Ivano Dall’Alba, un amico che frequentò il corso di alpinismo base con me, fossi volato sbattendo, forse avrei smesso di arrampicare. In quell’occasione non avevamo la minima cognizione di dove stavamo andando e su che difficoltà ci saremmo imbattuti. Ricordo che andai fuori via e quando me ne resi conto mi sentii in trappola, tornare indietro era troppo difficile, la protezione sotto era lontanissima e attraversare per rientrare nella via era veramente impegnativo perché totalmente liscio. Sono stato costretto a salire sperando di non cadere e miracolosamente uscii dritto senza sbagliare.

In un altro episodio ero con Andrea Manea sulla via Casarotto nel Sojo Rosso. Quando arrivò in una sosta uno dei due ancoraggi presenti cedette lasciandoci entrambi appesi all’unico rimasto, dove ero assicurato anch’io. D’istinto ci attaccammo alla roccia con le unghie e ci guardammo negli occhi ammutoliti, impauriti, per 15 secondi non dicemmo nulla. Poi Andrea in un secondo infisse nella roccia tre buoni chiodi di sicurezza.

Sa sinistra, Diana Sbabo, Andrea Dalle Nogare, Andrea Micheletto, Alessandro Galasso e Ivo Maistrello

Se un arrampicatore supera indenne le prime serie avventure in montagna si crea un bagaglio di esperienza atto a non commettere o limitare al minimo gli errori gravi e non lasciarsi cogliere impreparato o sprovveduto.

Sono passati più di 20 anni e un po’ di esperienza l’abbiamo fatta! Dopo una bella avventura si pensa subito alla successiva e noi dopo la prima ripetizione di Angoscia avevamo già pensato di provare la salita in arrampicata libera. Non eravamo sicuri di riuscirci e sapevamo che avremmo dovuto mettere impegno e sforzi al 100%.

Ivo Maistrello sulla quinta lunghezza di Angoscia al Sojo Rosso

Abbiamo fatto un buon lavoro di pulizia togliendo appigli e appoggi non solidi, ripiantando dei chiodi tolti a mano (per fortuna non ci siamo volati sopra!), aggiungendone alcuni più sicuri e qualche cordino. Nel primo tentativo serio, con Carlo Dalle Nogare, sono caduto sul passo chiave. Il sabato successivo con Diana sono riuscito a salire tutti i tiri in libera, wow! Avevo raggiunto l’obiettivo prefissato che sempre impegna in preparazione, allenamento e testa. Dopo ore di difficoltà in parete ti si apre la mente in uno sconfinato piacere di realizzazione, una soddisfazione infinita, bello. A quel punto avevamo fatto solo metà dell’opera, mancava l’avventura di Diana, quindi domenica nuovo appuntamento sotto al Sojo Rosso. Le ricordo i movimenti da fare, anche se a lei non piace, tacchetta dopo tacchetta fino allo sfinimento. Al passo chiave non cade, le urlo “Tien duro”, qualche altro metro difficile ed è in sosta, super Diana.

Diana Sbabo sulla sesta lunghezza di Angoscia al Sojo Rosso

Mancavano altri 2 tiri difficili, la fortuna e l’allenamento hanno portato bene anche a lei, è riuscita nel nostro obiettivo. L’uomo è fatto di amore, passioni, condivisione, da solo non fa nulla. Un team affiatato che sale una via impegnativa affrontando pericoli deve dare il massimo ed è solo se ci si conosce profondamente che si riesce in questo, ci si stimola a vicenda e il lavoro effettuato ne diviene bellezza.

Grazie con la G maiuscola agli apritori di questi capolavori, storia indelebile della nostra zona.
Ivo

Ivo Maistrello sulla quinta lunghezza

Forse nessuno me li ha mai presentati di persona ma non serviva…
Sono cresciuta a Staro, un paesino di duecento abitanti nel comune di Valli del Pasubio. Dalla finestra della nostra cucina vedevo ogni giorno il Sengio Alto e in alto a destra il profilo del Pasubio. La stessa inquadratura in tutte le stagioni, negli occhi di una bambina che cresceva senza sapere quanto importante e prezioso sarebbe diventato quel quadro nella sua vita. E il Pasubio sempre un po’ nascosto, ma bastava alzarsi qualche centinaio di metri da casa per vederlo in tutta la sua grandezza. Chissà quante persone non lo conoscono eppure per me è grande, ricco di storia e bellezza. Con papà, mamma e sorella ci trascorrevamo le domeniche perché le nostre “ferie” erano in montagna, non potevamo permetterci tanto di più e ora posso solo che esserne grata. In quella ragazzina è nata la voglia di scalare, diventata poi una passione che senza accorgertene ti avvolge e non ti fa pensare ad altro. Ho iniziato lì, nelle montagne di casa, nel piccolo alpinismo di Valli del Pasubio, dove ci conoscevamo tutti.

Forse nessuno me li ha mai presentati di persona ma non serviva. Li ho conosciuti di fama, Aldo, Andrea, Sandro e Beppe, ho ancora davanti agli occhi le loro figure, alpinisti importanti di fronte ai quali mi sentivo piccola. Non ricordo il momento in cui ho iniziato a stringere amicizia, sono cose che nascono e crescono un po’ alla volta, come l’arrampicata stessa che cresce in conoscenza, esperienza, allenamento e curiosità, sempre verso nuovi obiettivi magari più grandi. Con Ivo abbiamo salito la loro via più facile, poi un’altra e così via. Sono passati tanti anni da quelle domeniche in cui si condividevano i rientri dalla montagna, ovviamente di grandi feste, quelle che sciolgono l’imbarazzo e che fanno sentire tutti amici! E dopo tanto tempo con Ivo e Marco abbiamo salito Angoscia.

Mai avrei immaginato che quella bambina di Staro avrebbe toccato le pieghe del Sojo Rosso, in quell’atmosfera speciale insieme a importanti amici. Ma scalare è una corsa continua, non ci si accontenta, quello che si raggiunge non basta mai. Perché? Non bastava aver salito Angoscia dopo 18 anni in cui nessuno l’aveva toccata, abbiamo pensato di provare qualcosa in più, perché è una via bellissima, un capolavoro di chiodatura e di estetica. I Soji mi intimoriscono, ma mi piacciono. Abbiamo sistemato il minimo indispensabile per provare la libera, niente di più nel rispetto di Andrea, Andrea e Alessandro che l’hanno pensata e aperta, nel rispetto della via che ha un nome e una fama da non sottovalutare, nel rispetto di noi stessi che condividiamo questi valori.

Diana Sbabo sulla quinta lunghezza

Non sono riuscita ad aiutare Ivo a sistemare e mi sono ritrovata direttamente a fargli sicura in un sabato di ottobre tra i più caldi del 2023, difficile pensare alla libera su quelle tacchette minuscole… E invece è andata, bravo Ivo! Super felice fino a quando ha capito che il giorno dopo volevo provare anch’io, non vedeva l’ora di tornare in quel forno! Domenica era ancora più caldo, ma i tiri sono venuti uno dopo l’altro, sembrava tutto perfetto. Sono arrivata al libretto e non ci credevo, ci ero riuscita. È stata una grandissima soddisfazione: il Sojo Rosso, la loro cordata, la nostra, si è chiuso un cerchio che racchiude tanta vita, fatiche, gioie e belle emozioni.

Diana

Diana Sbabo e Ivo Maistrello

Angoscia
Prima salita: Andrea Micheletto, Andrea Dalle Nogare, Alessandro Galasso, 10 novembre 2002
Prima ripetizione: Ivo Maistrello, Diana Sbabo, Marco Toldo, novembre 2020
Prima ripetizione in libera: Ivo Maistrello e Diana Sbabo, 2023
Esposizione: Sud
Dislivello: 310m
Difficoltà: ED Sostenuto
Difficoltà Massima: 7c+
Difficoltà obbligatoria: 6c+ e A3

La prima pagina del libro di via

Nel 2020 abbiamo effettuato la prima ripetizione dell’intera via. Nel 2023 abbiamo posizionato una corda fissa per raggiungere velocemente i tiri difficili e poterli sistemare minimamente rendendoli sicuri per provare l’arrampicata in libera. É stata una scelta precisa e dettata dall’idea di non sminuire e non voler addomesticare la salita dei nostri amici, quindi non abbiamo pulito e richiodato i primi tre tiri, saliti in libera precedentemente, tecnicamente non difficili ma con roccia di dubbia tenuta e poche protezioni. Li abbiamo lasciati originali, non li abbiamo resi fruibili a chiunque, come richiesto esplicitamente dagli apritori stessi, richiesta che per noi è fondamentale rispettare. Il nostro obiettivo era ripetere i tiri più interessanti ed esteticamente belli e abbiamo ritenuto di poterlo fare proprio perché alcuni anni prima avevamo già salito interamente la via.

La salita in libera delle lunghezze più difficili è stata una conferma del capolavoro aperto venti anni fa da alpinisti forti, genuini e onesti.

“Angoscia” al Sojo Rosso ultima modifica: 2025-05-21T05:59:00+02:00 da GognaBlog

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4 pensieri su ““Angoscia” al Sojo Rosso”

  1. Mi piace l’amore per i propri luoghi e la loro storia che traspare da questo racconto

  2. Ho conosciuto diversi anni fa Andrea Micheletto e Alessandro Galasso alla sud del Burel. Loro erano li per una via di Miotto, noi per la Goedeke-Herbst. La sera festeggiammo al rifugio Settimo Alpini che allora, se non ricordo male,  era gestito da Giuseppe Pierantoni.

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