Aspettativa dei mondi superiori

Metadiario-279 – Aspettativa dei mondi superiori (AG 2010-001)

Nel dicembre 2009 c’era stato l’acquisto della nostra casa. Si tratta, perché ancora oggi abitiamo lì, di un loft su due piani, in via Morimondo 26. Avevamo fatto un vero e proprio affare, anche se l’immobile era qualificato C3, cioè “laboratorio”. Il proprietario aveva fatto lavori di buon gusto e i nostri interventi posteriori sono stati davvero esigui, sostanzialmente un soppalco sopra ad una stanza e un muretto a L per ricavare un miglior angolo cucina. Il mio studio era molto ampio, ci feci sistemare subito tre enormi scaffalature in metallo per i miei libri. Risolvemmo il problema dell’abitabilità non stabilendo lì la nostra residenza bensì a Besana in Brianza, nell’appartamento al piano inferiore della casa di Luisa Raimondi, che gentilmente si era prestata a questo traffico. Presto scoprì quante multe mi arrivavano a casa (sosta, velocità, ecc.), spesso doveva andare lei in posta a ritirarle…

Roly Galvagni in apertura di Hasta siempre Comandante (2005), Monte Casale.

Ora che c’era la casa, ed era pressoché pronta, occorreva fare il trasloco. Questo durò settimane tra febbraio e marzo, gli scatoloni erano una quantità pazzesca, pesantissimi perché per la maggior parte pieni di libri e riviste. Questo trasloco “diffuso” fu effettuato con l’aiuto di gruppo di ragazzi volontari che lavoravano per l’organizzazione di beneficenza Cordigliera Bianca.
il tutto mescolato alla chiusura di Edizioni Melograno, dei debiti da pagare, del TFR per Priska Marchi, ecc.
L’esercizio di Edizioni Melograno si era chiuso con una perdita di euro 24.947 al 31 dicembre 2009: ma la chiusura definitiva fu soltanto al 30 giugno, con una perdita aumentata a euro 25.405. L’assemblea del 5 luglio avrebbe sancito la fine.

Massimo Maceri in apertura di Genoma (2000) al Dain di Pietramurata (Pian de la Paia)

Lo sgombero definitivo di corso Vercelli fu solo il 10 maggio, mentre in via Morimondo proseguivano i dettagli della sistemazione, compreso il giardino. Non ci furono grossi disagi, ci fece dannare solo un elettricista che prima di finire i suoi compiti ci aveva fatto dannare con tutta una serie di rimandi. In un caso, non sapendo più cosa inventare, ci aveva raccontato di essere rimasto bloccato in una galleria della strada occidentale del Lago di Como; e, in un altro caso, che era morta la nonna… Tutto vero non poteva essere.

Predazzo, 18 aprile 2010

I tempi cambiano continuamente, certe differenze vengono però percepite talvolta in ritardo. Per esempio, le serate. D’accordo, stavo invecchiando e forse non avevo molto da raccontare di nuovo di alpinistico nelle mie conferenze: però erano in aumento le richieste di partecipazione a convegni culturali vari. Questo da una parte era molto meno redditizio, dall’altra mi dava l’opportunità di partecipare maggiormente all’esplorazione dei fermenti culturali e mi era di stimolo a produrre anche quelle idee originali che da un po’ di tempo stavo formulando e tenendo per me stesso. Il più importante fu quello del 17 aprile a Tenno, La via è un’opera d’arte. Tra i più significativi del 2010: a Trento, Alpinisti della Sud della Marmolada (31 marzo, organizzata dalla SOSAT); a Predazzo, Alpinismo e cultura (18 aprile, organizzato dalla Scuola Alpina della Guardia di Finanza); a Ceresole Reale, Arrampicata trad (25 settembre, organizzato da Claudio Picco e Mauro Penasa del CAAI); a Bressanone, convegno dei media nell’ambito della prima edizione dell’International Mountain Summit (7 novembre).

Coste dell’Anglone, Alessandro Gogna sulla via Il Fuoco e l’Alchimia dello Spirito

Merita un cenno l’esperienza nella casa museo di Tenno, sistemata con folle creatività da Heinz Grill. Questi aveva organizzato, col numeroso stuolo di sue collaboratrici, il convegno La via è un’opera d’arte, facendo convergere in quella meravigliosa struttura a quattro piani il fior fiore degli arrampicatori. Le abitudini alimentari e di vita in generale di Grill e dei suoi accoliti erano quanto di più diverso possibile dalle mie. Ne ero affascinato, ma anche io, come Marco Furlani, lamentavo che nel buffet non ci fosse neppure una bottiglia di vino…

Coste dell’Anglone, Alessandro Gogna sulla via Il Fuoco e l’Alchimia dello Spirito

Guya ed io, assieme alla nostra gatta Tara, eravamo ospiti, pertanto la sera cenammo con Heinz e alcune ragazze. Il pasto fu consumato in piedi e consisteva in un self service di piatti rigorosamente vegani, di pregevole fattura e ben presentati. Quando fu il momento di ritirarci per la notte ci fu consegnato una borsa dell’acqua calda. In quella casa non esisteva acqua calda corrente: lo scoprì Guya quando ormai si era insaponata. Era il 17 aprile e non faceva per nulla caldo. Tara percorreva la nostra grande stanza, trascinandosi come al solito: era assai agitata, perché alla porta (che era di vetro) era apparso un enorme gatto nero. Ci sistemammo nel letto, che non era rettangolare bensì rotondo. Povera, era gelata, inveiva e tremava. La borsa e la mia vicinanza le furono d’aiuto. La notte fu assai agitata, avevamo anche paura che Tara s’impigliasse nel vaso con il cactus.

Giacomo Damian in apertura (1994) di Se la conosci la eviti al Monte Casale. In secondo piano sconosciuto su Non solo pane.

Il commiato fu al mattino dopo, dopo una colazione a base di succo d’ortica. Quando salimmo in macchina, Guya mi sibilò: – Se non mi porti subito a un bar a fare una colazione con latte macchiato e brioche, io faccio una scenata isterica…!

A guardare indietro, posso concludere che gli anni tra il 2003 e il 2010 sono stati per me piuttosto scialbi: avevo concentrato il mio senso di frustrazione nel libro sulla storia delle guide alpine lombarde, la cui pubblicazione non decollava, anzi. Ma in realtà il malessere era ben più ampio e riguardava ambiti ben più profondi. Ero al limite della depressione. Rispolverai anche l’abitudine di trascrivere i sogni che facevo. Qui di seguito ne riporto quattro, ciascuno accompagnato da ciò che non voglio definire come interpretazione, in quanto già allora sapevo bene quanto questa potesse essere molteplice.

Coste dell’Anglone. Ivo Rabanser su Luci e colori.
Parete di Mandrea, Stefano Michelazzi sulla seconda lunghezza della via Excalibur

(1) “Con l’auto provoco un incidente a un ciclista, tagliandogli la strada e facendolo cadere a terra. Esito un po’ dopo la frenata a tornare indietro (pirata della strada?), poi però lo facci, solo per vedere che il ciclista è già soccorso da un’autoambulanza accorsa più che prontamente. Non è grave. Vado all’ospedale dove hanno portato il ciclista, ma lì mi perdo in ansie e angosce, in quanto non riesco a farmi dire in che reparto lo hanno ricoverato e in più non riesco a districarmi tra gli esami che dovrei fare per la mia salute… (1 febbraio 2010)”. Ci vedo una relazione tra colpa (clandestinità) e senso di inadeguatezza verso il mondo. Chi paga con la galera il debito con la società in genere continua a pagare anche dopo (se non si libera della colpa dentro). Mi dibatto nei mezzi per affrontare gli imprevisti e gli incidenti. Devo essere più responsabile, diventare il papà di me stesso.

Parete di Mandrea, Stefano Michelazzi sulla terza lunghezza della via Excalibur

(2) “Situazione confusa in cui, al freddo, amici e amiche scappano da un ambiente di prigionia o bellico. Praticamente muoiono tutti ad eccezione di una figura minuta che ritrovo accovacciata, la testa dentro un cappuccio per ripararsi dal freddo. Dal vapore acqueo capiamo che è viva: è una donna, è Anne-Lise Rochat, che già è mingherlina per conto suo, ridotta a pelle e ossa dal freddo, uno scheletrino con gli occhi semispenti. La rianimiamo, le diciamo che suo figlio è vivo (5 febbraio 2010)”. Anne Lise è probabilmente la donna che più ho amato in “positio debilis”, una figura d’anima che mi riporta a quel tempo, particolarmente creativo, e dalla quale ero scappato per non soffrire più di quello che avevo già sofferto. Il momento attuale, di recupero, me la fanno reincontrare e soprattutto mi viene detto che dentro sono ancora vivo, l’anima è sopravvissuta.

Parete di Mandrea, Alessandro Gogna sulla quarta lunghezza della via Excalibur
Parete di Mandrea, Alessandro Gogna su Molla tutto

(3) “Sono in una grande fiera dell’articolo sportivo e non ho cose precisissime da fare di lavoro. In realtà vorrei rivedere una donna che è la dirigente di Longoni Sport: l’avevo conosciuta qualche tempo prima e volevo rivederla. Sapevo che non le ero indifferente. Dopo un po’ di va e di vieni quasi sto per uscire dalla fiera con altri conoscenti, rinunciando a cercarla (questi mi avevano fatto capire di sapere dove lei era, ma in realtà mi stavano portando fuori), poi il senso del dovere mi fa prendere la decisione di tornare indietro (scale). Senso del dovere perché qualcosa dovevo comunque fare in quella fiera… E quando ho finito di risalire le scale, ecco lei. Ci sorridiamo, ci salutiamo con un bacetto. Inizia un tour per la fiera molto bello, parliamo del più e del meno in serenità e lei riesce anche ad occuparsi delle cose che doveva fare. Mi vedo già in relazione amorosa e sessuale con questa donna, dalla figura molto positiva (8 febbraio 2010)”. Affari e amicizie non devono distogliermi dalla ricerca dell’anima che, anche lei, è immersa, ma positivamente, nelle questioni umane.

Dain di Pietramurata, Matteo Pellegrini sulla via dell’Angelo.

(4) “Situazione tipo 1a guerra mondiale, siamo reclute in procinto di essere addestrate. Con un compagno veniamo presi da un istruttore che ci porta in un luogo ben preciso per insegnarci quello che dobbiamo fare, obbedendo ai suoi ordini. Ci insegna però cose strane e ben presto vedo che io ho a che fare soprattutto con l’equipaggiamento che mi è stato dato, privo di un contenitore. Ad un certo punto l’istruttore si dilegua lasciandoci soli. Un momento dopo suona l’allarme, capisco che bisogna scappare, il compagno se ne va in un attimo. Io resto lì a raccogliere la mia roba che sembra non finire mai. Quasi sono fatalista, mi dico che la mia roba la voglio tutta, anche se tra poco qui bombarderanno. Mi sveglio (13 aprile 2010)”. Non è certo la prima volta che sognavo di portare con me le mie cose, che in certe situazioni diventano inutili e distraggono dal vero obiettivo, la salvezza. Basta concentrarsi sull’avere, prendere esempio dall’istruttore e badare all’essenziale.

Dain di Pietramurata, Giacomo Tagliabue sulla via dell’Angelo.
Alessandro Gogna e Florian Kluckner durante la prima ascensione di Dalla storia all’Antistoria, Coste dell’Anglone, 7 aprile 2010. Foto: Heinz Grill.

Nella Valle del Sarca i miei obiettivi erano leggermente saliti di livello. Salite come L’ombra e l’apparizione del mondo o Il fuoco e l’alchimia dello spirito, oppure ancora Luce e colori, tutte e tre alle Coste dell’Anglone e creazioni superbe di Grill, mi avevano incoraggiato ad ingaggiarmi su quella che sembrava un’opera ancora superiore.

11 aprile 2010, dopo la salita della via Sette Muri a San Paolo. Da sinistra, Alessandro Gogna, Stefano Michelazzi, Silvia Eterni e Ivo Rabanser.

Il 28 marzo però c’era stata una vera e propria débâcle. Legato con Stefano Michelazzi decidemmo di salire Excalibur a Mandrea. Dietro di noi erano Luca Mozzati e Salvatore Bragantini. Quel giorno mi sembrava d’essere normale o, per lo meno, mi sembrava di stare normalmente. Eppure, già dalla prima lunghezza, realizzai che mi stavo letteralmente cagando addosso dalla paura. Proseguendo, le cose non migliorarono, anzi. Procedevo da secondo nella continua sensazione di staccarmi dalla roccia e precipitare. Stefano cercava di incoraggiarmi, senza successo. Con le mie paranoie riuscii a intaccare anche la fiducia a Luca e al Braga. Quando poi, a due lunghezze dalla sospirata fine, venne la nebbia e ci circondò, raggiunsi il massimo del delirio interiore. Spendevo più energie a dominarmi che a scalare, un’odissea che sembrava non avere fine. Capii che quello era l’effetto che mi facevano ormai le vie non spittate: ma del resto trattavasi di un capolavoro.

Monte Brento, Aspettativa dei mondi superiori: Alessandro Gogna sulla 1a lunghezza. In sosta sono Stefano Michelazzi (in piedi) e Matteo Pellegrini. Foto: Daniele Brunelli.

Excalibur veniva aperto il 21 marzo 1993, itinerario di grande classe che avrà molta fortuna anche se giustamente assai temuto. Impegnativo per via delle difficoltà continue di VI e VII con qualche passo in A1 e A2, corre con linea logica e impeccabile subito a sinistra della via delle Fontane. Sono 11 lunghezze molto sostenute con alcuni tratti spettacolari, a chiodatura tradizionale con qualche raro spit. Gli autori erano i bresciani Tiberio Quecchia e Francesco Prati, a comando alterno. Scrisse Prati: “Excalibur… mi ricordo un volo sul tettino, su un friend con dentro solo due camme; Tiberio parlava con me tranquillamente mentre io ero caduto in fianco e lui in sosta. E un’altra volta era venuto con noi un amico, per stare in compagnia; aveva gli occhiali, ma era caduto un sassolino e per sfiga aveva rotto proprio le sue lenti. Sono piccoli episodi che mi legano a questa via”.

Monte Brento, Aspettativa dei mondi superiori: Heinz Grill in apertura.
Brindisi con gli alpinisti a palazzo Roccabruna, Trento, 31 marzo 2010, in occasione di “Alpinisti per la Sud della Marmolada”. In piedi, da sinistra a destra: Renzo Vettori, Natale Villa (ragni Lecco) , Alberto Dorigatti, Paolo Leoni, Alessandro Gogna, Almo Giambisi, Heinz Grill, Sergio Martini, Sigrid Konigseder, Rolando Larcher, Mauro Girardi, Michele Cagol, Luisa Iovane, Heinz Mariacher, Mauro Fronza, Maurizio Giordani, Rosanna Manfrini, Giada Giordani, Paolo Cipriani, Francesco Margola, XXX, Carlo Claus, XXX, XXX, Mauro Leveghi (direttore Casa dei prodotti Trentini), XXX, Giovanni Baratto (ex Presidente Sosat). In ginocchio, da sinistra a destra: Igor Koller, Hansjorg Auer, Bruno Pederiva, Massimo Faletti, Marco Anghileri e figlio Giulio, Mariano Frizzera, Marco Furlani, Remo Nicolini (ex Presidente Sosat), Luciano Ferrari (Presidente Sosat).

Atmosfera ben diversa la vissi sulla via dell’Angelo al Dain di Pietramurata (Dain di Pian de la Paia). Ero legato con il recente amico austriaco Florian Kluckner, che faceva parte del gruppo di lavoro di Grill. Florian, guida alpina, parlava un discreto italiano con il tipico accento tirolese e mi faceva l’effetto di un gran bravo ragazzo. Guya lo prendeva bonariamente in giro, soprannominandolo “Ratzinger”. Dietro di noi erano Matteo Pellegrini, Giacomo Tagliabue e Luca Mozzati. Fu una grande emozione passare vicinissimi alla famosa via di Stenghel, Big bang, che il grande Giuliano aveva aperto nel 1980 con Alessandro Baldessarini, terrificante. Heinz Grill e Johanna Blümel avevano aperto la via dell’Angelo terminandola il 1 marzo 2000. Le difficoltà erano notevoli ma ben protette: la gioia era non solo di arrampicare in quel vuoto, si nutriva soprattutto del rispetto che meritava l’intuito di Grill.

Le pareti nord e ovest della Rocchetta Alta di Bosconero

Il 7 aprile fui invitato da Heinz Grill a partecipare a quella che presumibilmente avrebbe dovuto essere l’uscita finale per l’apertura di un suo nuovo itinerario alle Coste dell’Anglone. C’erano anche Sigrid Konigseder e Florian Kluckner. Potei vedere la consumata tecnica e gli accorgimenti con i quali Heinz apriva le ultime lunghezze. In particolare, l’ultima presentava una specie di camino che terminava in un tetto che appariva forato. Con circospezione Heinz raggiunse il buco, vi penetrò scomparendo alla nostra vista. La corda scorreva assai lentamente, ma alla fine ci disse d’essere fuori, nel bosco. Un po’ meno magro dei miei compagni, riuscii a fatica a passare in quel budello di circa due metri. Heinz mi fece l’onore di dare un nome alla via, e io scelsi Dalla Storia all’Antistoria.

Luca Bozzi sul tratto chiave della via Navasa alla parete nord della Rocchetta Alta di Bosconero

In quell’aprile feci conoscenza con Paolo Ascenzi, un romano professore di biochimica che insegnava a Roma Tre, grande appassionato di libri e di alpinismo. Lui mi contattò perché gli firmassi alcune copie di miei libri, ma ben presto scoprimmo di avere in comune la passione per la storia, tanto da cominciare a pensare a opere scritte assieme.

Poncione di Cassina Baggio, Erio Grillo in arrampicata sulla via Tage der Kälte

E venne il giorno di quella che a quel punto potevo considerare una piccola grande impresa personale. Dopo aver passato la notte in una località della riva orientale del Lago di Garda, lasciata la macchina in valle, la mattina assai presto del 25 aprile Stefano Michelazzi, Matteo Pellegrini, Claudio Fasin Camisasca e Daniele Brunelli ci avviammo alla base dell’enorme parete sud-est del Monte Brento. Il nostro obiettivo era un altro grande capolavoro di Grill, Aspettativa dei mondi superiori (che avremmo poi scoperto dal libro di vetta essere la 23a ripetizione). Aperte nel 2009 con Florian Kluckner, le 19 lunghezze che compongono la via scendono raramente sotto al V, mentre in genere viaggiano sul VI e VII, con una puntata al VII+ dell’ultima.

Stefano Michelazzi sulla via Rossi alla parete nord-ovest della Croda di Re Laurino

Per meglio inquadrare il senso di quell’apertura, facciamo un salto indietro. Nel 1998 Heinz Grill, Johanna Blümel, Florian Kluckner e Franz Heiss, forti della loro preparazione dolomitica, avevano attaccato l’immane parete sud-est del Monte Brento nel settore tra la via Martini-Stedile e la via dell’Anniversario. C’è un evidente diedro rosso e giallo da seguire: i quattro ne uscirono a fatica, date le altissime difficoltà e la roccia estremamente friabile. Solo una ventina i chiodi usati. Grill: «Già nei primi 50 m dovemmo evitare il diedro giallo attraverso rocce grigie molto segnate dall’erba, che a causa della loro qualità erano da superare con alcuni salti leggerissimi. Al di là del ritmo, mi venne in mente che il tratto in cui ero mi offriva tre radici, una piccola formazione di denti rocciosi e un chiodo normale in cattivo stato. “Migliorerà”, pensai. Ma purtroppo no, anzi la situazione peggiorava sempre di più… Questa visione rimase però un sogno. Il Monte Brento, uno dei più friabili delle Alpi intere, possedeva un’altra realtà di armonia, ritmo e melodia di come mi ero immaginato con i miei amici e nei miei sogni».

Schizzo della via Rossi alla parete nord-ovest della Croda di Re Laurino

Sole caldissimo non avrà mai fortuna, avrà solo una o due ripetizioni dei primi salitori che cercarono a tutti i costi di ricavarne, con la loro lunga esperienza di pulizia e disgaggio, qualcosa di accettabilmente proponibile oggi. Proposito non riuscito, al punto che Grill sconsiglia apertamente Sole caldissimo nel suo libro e non ne parla nel suo sito internet, come se si sentisse responsabile di eventuali ma probabili incidenti su questo percorso, che rimane comunque di enorme importanza storica. Ecco perché Grill fermamente voleva l’apertura di un itinerario parallelo ma di natura completamente diversa: L’Aspettativa dei Mondi superiori, pienamente in regola con i nuovi codici estetici e di sicurezza. L’arrampicata di Grill ricerca l’esperienza musicale, ma nel caso di Sole caldissimoquando una musica fa paura all’uomo e gli provoca tensioni altissime fino ai brividi, non si può scoprire veramente uno stato d’animo elevato”.

Prima Spalla del Corno Piccolo, sperone nord-ovest: Alessandro Gogna sulla via Meridionalizziamoci.

Perciò il 14 aprile 2009 Heinz Grill e Florian Kluckner conclusero l’apertura di L’Aspettativa dei Mondi superiori, frutto della lunga ricerca di un itinerario proponibile sulla stessa parete che alloggia l’improponibile Sole caldissimo. Che abbiano ragione i due apritori lo certifica l’impressionante numero di ripetizioni. Siamo sulla parete sud-est del Monte Brento, non sulla Parete di San Paolo! Ma è questo il tipo d’itinerario che oggi fa tendenza.

Su L’Aspettativa dei Mondi superiori riuscii a non essere in grande tensione. Solo l’ultima lunghezza, nel vedere che anche Stefano aveva finalmente qualche difficoltà, mi provocò un minimo di timore.
Qualcosa del genere mi capitò ancora su Katja Monte ai Colodri (8 maggio), una via che avevo già fatta ma che mi agitò. Ero con Stefano, Silvia Eterni e Vittorio Grotto. Già sulla prima lunghezza della via Sommadossi, di accesso a Katja Monte, mi ero fatto gettare la corda da Stefano sull’ultimo passaggio, lucido da morire ma che normalmente non mi impensieriva. E anche alla fine, non vedevo l’ora di uscire, non mi sentivo all’altezza.

Prima Spalla del Corno Piccolo, sperone nord-ovest: Alessandro Gogna sulla via Meridionalizziamoci.

Il 22 maggio salii Cuore d’Oro alle Coste dell’Anglone con Silvia Eterni. Sentivo che tra noi c’era una certa qual tensione, non spiacevole: ma per fortuna ero ben distante dal cadere in errori così banali.

Il 2 giugno, sulla Cima di Cusio al Mottarone, ero con il Braga e Luca Santini sulla via delle Guide. La seconda lunghezza era di difficoltà ben superiore a quanto dichiarato sulle relazioni, Salvatore ci volò fortunatamente senza conseguenze. Toccò a me salire, ma non feci l’eroe bensì mi attaccai a uno o due friend.

Trovarsi con Filippo Gallizia, Luca Mozzati e Luca Bozzi significava il rifiuto delle vie a spit e quindi saltuaria e ossigenante ricerca di qualche via antica. Il 12 giugno, dopo una notte passata alla casera Bosconero, attaccammo la parete nord della Rocchetta Alta di Bosconero per la via delle Grole (cioè la Navasa): a parte il settimo tiro, dove pasticciai su qualche chiodo, la via mi venne in libera. Questo mi confortò assai, perché significava non essere del tutto succube degli ambienti selvaggi. In ogni caso, come sempre su quel genere di via, la giornata fu assai impegnativa e l’arrivo all’auto una liberazione.

Prima Spalla del Corno Piccolo, sperone nord-ovest: Alessandro Gogna sul tratto facile della via Meridionalizziamoci.

Quell’anno niente vacanza in Sardegna. Gli esami di maturità di Petra erano una buona ragione, ma certamente con il 2009 era finita un’epoca. Non era più così scontato “portare in giro le nostre bambine”: e infatti non andammo mai più a Padru.

Il 12 giugno Alessandra Raggio ed io ricevemmo lettera di incarico da parte della Società Guide di Champoluc-Ayas per il libro storico sulle guide della valle. Ci mettemmo subito al lavoro. Con Alessandra ci compensavamo: dove e quando uno di noi era disposto a essere appena un po’ superficiale l’altro s’intestardiva nella più pignola ricerca. Raggiungevamo quasi la perfezione.

Prima Spalla del Corno Piccolo, sperone nord-ovest: Luca Santini in sosta sulla via Meridionalizziamoci.

Il 16 luglio con Stefano Michelazzi prendemmo la telecabina per il rifugio Coronelle e ci avviammo all’attacco di un itinerario storico, la via Rossi alla parete nord-ovest della Croda di Re Laurino. Il 18 e 19 agosto 1943 Bruno Rossi, I. Chiesi e Augusto Tomasi avevano salito quel diedro perfetto di VI- e VI+. Dopo circa 45’ di marcia arrivammo all’attacco, solo per accorgerci che avevamo dimenticato una corda! Non potevamo salire con una corda sola, dunque il povero Stefano depose lo zaino e si avviò di ritorno al rifugio e poi ancora giù fino all’auto. Nel frattempo io dormicchiavo all’attacco della parete, in una solitudine piacevole. Quando finalmente tornò riuscimmo a iniziare l’arrampicata, che si rivelò bellissima (facemmo anche una piccola variante diretta sulla sesta lunghezza). Anche se la parte finale si svolgeva in un caminaccio bagnato quando ci fermammo alla capanna Passo Santner a bere la meritata birra eravamo davvero felici.

Monolito del Corno Piccolo (Gran Sasso): Alessandro Gogna sulla via del Monolito

Dopo una puntata alla Parete del Pis fatta il giorno precedente, il 25 luglio Luca Santini cominciammo a esplorare le valli piemontesi con accuratezza. Trovammo la Punta Ostanetta (via Superphoenix) in Val Pellice veramente degna di nota, a parte l’epico raggiungimento con la mia auto del punto massimo “carrozzabile”. Fu l’inizio di tanti vagabondaggi da quelle parti, nella graduale conoscenza delle via di Fiorenzo Michelin.

In vita mia non ero mai stato al Gran Sasso. Era ora di rimediare, tutti lo decantavano come posto magnifico con roccia spettacolare. Ovviamente non ero certo a digiuno della sua storia, ma un conto è toccare con mano e un altro limitarsi a sfogliare vecchie pagine.
Mentre Guya aveva scelto di starsene un po’ al mare a Levanto, Luca Santini ed io ci avviammo per l’Italia Centrale con il suo splendido van camperizzato, comprato usato ma in perfette condizioni. Ho un ricordo di quella vacanza molto bello, la compagnia di Luca era perfetta. La sera non ci facevamo mancare birre, aperitivi e laute cene nei vari ristorantini abruzzesi, magari con amici incontrati o nuove conoscenze.
E in effetti era valso il viaggio. Nel Gran Sasso si respira un’aria tutta particolare, un misto di grandi visuali, storia alpinistica, profumi e pastorizia.

Parete est del Secondo Pilastro del Pizzo di intermesoli (Gran Sasso)

Dopo una prima bella arrampicata sulla Seconda Spalla del Corno Piccolo, parete sud-ovest, via Aquilotti ’75 (1 agosto), il giorno dopo ci lanciammo sulla Prima Spalla, parete nord, via Meridionalizziamoci. Questo itinerario aveva acquistato una certa notorietà, in un’alea di grande rispetto. La via era stata aperta da Fabio Lattavo (il 25 e 26 luglio 1992 con Luana Villana nella parte bassa e il 1° agosto 1993 con Alvaro De Livio nella parte alta): si tratta di 10 lunghezze con difficoltà fino al 6a+ (strettine…, RS2/II), chiodatura parca da integrare. Ho il ricordo preciso della prima lunghezza, dove capii che forse ce la potevo fare a tirare fuori in libera la via intera; ma soprattutto del passo chiave della sesta dove esitai parecchio ma alla fine mi risolsi e riuscii. Grande soddisfazione.

Monte Piezza (Val Masino), parete sud, Alessandro Gogna sulla via dei Cattoalcolisti

Da quelle parti è più facile attaccare discorso e i miei capelli favorivano il mio riconoscimento. Ai Piani di Tivo succedeva spesso che qualcuno mi fermasse e mi chiedesse “Ma… tu sei Gogna?”. Seguivano complimenti frasi che avrebbero fatto alzare da terra chiunque. Ma una volta fummo fermati da un gruppetto di tre, uno dei quali mi rivolse la domanda. Alla mia risposta affermativa, il suo sguardo pieno di ammirazione contrariamente al solito si concentrò su Luca, che di solito stava in disparte e non interveniva. Quello invece gli chiese: “E tu allora… chi sei tu?”.
– Io… io sono Luca.
– Luca… chi?
– Luca Santini…
– Aahhh… Luca Santini! – profferì il nostro ammiratore a occhi sgranati con la stessa deferenza aspirata che stava usando con me.

Quel “Luca Santini” diventò in seguito il nostro tormentone: e ogni volta che lo dicevamo, giù a ridere.

Lago di Àgaro, Alessandro Gogna sul tratto chiave (3a L) di Fenomenologia dello Spirito. Foto: Luca Mozzati.

Il 3 agosto salimmo per la prima volta al rifugio Franchetti 2433 m, dove ci salutammo calorosamente con il custode Luca Mazzoleni, cui era già giunta voce del mio essere in zona.
Ci rivolgemmo al famoso Monolito del Corno Piccolo. Sulla parete est salimmo la prima lunghezza della via Di Federico-De Luca, poi ripiegammo sulla via del Monolito immersi nella nebbia più completa.
Dopo la birra al rifugio, stavamo scendendo verso la telecabina quando incontrammo una coppia di escursionisti che saliva nella nebbia. Lui era avanti, ci salutò e ci chiese quanto mancasse al rifugio.

– In una mezz’oretta dovreste arrivarci – rispondemmo.
– E poi, quanto ci vuole per andare in cima al Gran Sasso?

Saranno state le 16, non si vedeva niente. Guardammo la lei della coppia. Una bella ragazza, alta e bionda, chiaramente non italiana, ci aveva appena raggiunti. In t-shirt e shorts, era senza zaino e con le infradito ai piedi. E sorrideva.
– Beh, per la cima ci vorranno altre tre ore – esagerai, nella speranza di scoraggiarlo. Lei non aveva alcuna idea.
Ci salutammo, commentando poi tra noi sia l’avvenenza della fanciulla che la stupidità di lui.
Ai Piani di Tivo ci godemmo una bella merenda, prolungata e a base di birre. Poi, quando ci risolvemmo a uscire dal bar, rivedemmo accanto alla loro auto la strana coppia. Ovviamente non erano andati in cima, anzi avevano fatto appena in tempo a prendere l’ultima corsa dell’impianto. Lei, poverina, aveva i piedi piagati ma non si lamentava e continuava a sorridere. Venimmo a sapere che era lituana.
Il 4 agosto salimmo la via 3Effe, di sei lunghezze, alle Vene Rosse di Colle San Marcello, poi il giorno dopo concludemmo con un tentativo al Secondo Pilastro del Pizzo Intermesoli. Dopo la prima parte della via Marsili-Gizzoni, tentammo la Worm’s Wall. Ma dopo qualche tiro fummo costretti a scendere dal tempo che minacciava assai.
Tornati a Milano e recuperata Guya, puntammo il muso dell’auto verso Briançon e le sue belle scalate e passeggiate.

Massimo Maceri in apertura di Il Paradiso può attendere a Monte Casale

In seguito, tentativo degno di nota fu in Val Masino, sulla parete sud del Monte Piezza (Valle della Preda rossa). Con Lorenzo Nettuno, socio di Montana, il 5 settembre salimmo la via dei Cattoalcolisti per quattro lunghezze, poi decidemmo di scendere: continuavo a essere impaurito dai lunghi tratti senza protezioni, specialmente su quei tiri di completa aderenza. Mi rifeci l’11 settembre al Lago di Àgaro (vicino all’Alpe Devero), quando con Andrea Gigio Corradi, Erio Grillo e Matteo Pellegrini salii on sight la via Fenomenologia dello spirito, compreso il tiro di 6b+.

Alessandra Raggio e Guya a Bressanone, novembre 2010
International Mountain Summit 2010, 4 novembre. Gita all’Astjoch (Cima Lasta), altopiano Plose. Da sinistra, Lia, Steve House, Simone Bobbio, Leila Meroi, Alessandra Raggio, Guya. In ginocchio, Alessandro Gogna.

Il 29 ottobre ero con Luca Mozzati e Marco Lanzavecchia in Valle del Sarca, sul Monte Casale. Salimmo sette lunghezze di Il Paradiso può attendere, una gran bella via che riuscii a rovinarmi con dolori alle mani pazzeschi. Nei miei ricordi c’è grande confusione al riguardo di cosa assumevo, probabilmente un’alternanza tra Aulin e Deltacortene di nessuna efficacia, probabilmente sconsigliata da qualunque reumatologo. Ma quando senti che il cortisone, dopo cinque anni e mezzo, ti sta lentamente rovinando subentra la disperazione. Altre visite mediche, altri tentativi inutili: mi rimaneva la realtà dei dolori che viaggiavano indisturbati tra mani, braccia, spalle e gambe.

A ottobre con Alessandra Raggio, ormai la mia valida collaboratrice, praticamente socia, cominciammo a parlare di una nuova idea, cioè un libro sulle cordate più famose, quello che sarebbe diventato Insieme in vetta.

Luca Mozzati sulla via dell’Anniversario, Corna di Medale.

Cito qui la mia partecipazione al secondo International Mountain Summit di Bressanone, solo per scrivere qualche nota su una bellissima gita che facemmo nella splendida giornata autunnale del 4 novembre. Salimmo da Zumis 1749 m e, passando per la Starkenfeldhütte, arrivammo in cima all’Astjoch (Cima Lasta) 2194 m. Tra altri, c’erano Guya, Alessandra Raggio, Steve House (con Lia), Leila Meroi, Pauli Trenkwalder, Hubert Eisendle, Simone Bobbio, ecc. Tornammo passando dalla Rastnerhütte.

Luca Santini sulla via dell’Anniversario, Corna di Medale.

E arriviamo così alla caporetto del 12 novembre, la salita della via dell’Anniversario alla Corna di Medale, dove riuscii a spaventare con le mie condizioni fisiche anche i miei compagni Luca Mozzati e Luca Santini. Mi trovai quasi paralizzato in un attacco di polimialgia senza precedenti, non so come riuscii a trascinarmi fino all’uscita della via. Perfino la discesa trovai impegnativa. Dovevo fare assolutamente qualcosa… ma cosa?

Pelucco e Guya, dicembre 2010
Aspettativa dei mondi superiori ultima modifica: 2025-06-20T05:53:00+02:00 da GognaBlog

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5 pensieri su “Aspettativa dei mondi superiori”

  1. Conoscevo l ortica per risotti , pasta, pane e decotti ma non il succo…di cosa si tratta esattamente? Era fatta in casa o comperata? Interessante…

  2. giorno dopo ci lanciammo sulla Prima Spalla,parete nord, viaMeridionalizziamoci. Questo itinerario aveva acquistato una certa notorietà, in un’alea di grande rispetto.

    Una delle prime vie che ho ripetuto al Gran Sasso, la feci con mia moglie. Bella via con tratti d’arrampicata piuttosto tecnica. Però, più che della via, mi ricordo la mega grandinata che prendemmo sul sentiero di ritorno con dei chicchi belli grossi. Meno male che avevamo il casco…

  3. Certo che sarei proprio curioso di assistere a una bella “scenata isterica” di Guya a danno del “povero” Alessandro…

  4. 12 giugno, dopo una notte passata alla casera Bosconero, attaccammo la parete nord della Rocchetta Alta di Bosconeroper lavia delle Grole(cioè la Navasa): a parte

    Un bellissimo ricordo della ripetizione della via NAVASA (preferisco chimarla cosi) alla Rocchetta Alta di Bosconero, che feci assieme a 3 amici nel 1984. Il rifugio Casera Bosconero stava prendendo vita. In seguito alla Rocchetta Alta sarei tornato altre 3 volte per la KCF, lo Strobel, e la Dorotei-Masucci forse la piu impegnativa delle 4 vie che li ho salito.

  5. 22 maggio salii Cuore d’OroalleCoste dell’Anglonecon Silvia Eterni. Sentivo che tra noi c’era una certa qual tensione, non spiacevole: ma per fortuna ero ben distante dal cadere in errori così banali.

    Forse Alessandro non te lo ricordi, ma quel giorno su Cuore d’Oro ci siamo incontrati.

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