Auspicio Istituzione Parco Naturale del Monte Rosa

Motivazioni
Il versante meridionale del massiccio del Monte Rosa

In territorio valdostano il versante meridionale del Monte Rosa si contraddistingue per l’estesa e armoniosa linea di demarcazione delle vette che superano i 4000 m e presenta elevatissimi valori paesaggistici, ambientali e storico/culturali.

L’intero versante, che si estende alla testata dei comuni di Valtournenche, Ayas e Gressoney-La- Trinité, è compreso nel sito “IT1204220 – ZSC/ZPS Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa” della Rete europea Natura 2000, rete che costituisce il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità istituita ai sensi delle Direttive 92/43/CEE “Habitat” e 2009/147/CEE “Uccelli” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

Geologia e Geomorfologia
Dal punto di vista geologico il sito presenta un mosaico assai complesso e variegato, che consente un’elevata diversità ambientale e ricchezza paesaggistica e floristica.

Meno imponente del massiccio granitico del Monte Bianco, ma più interessante per la geologia, il Monte Rosa si distingue per una grande varietà di rocce metamorfiche derivate dal margine del continente europeo: antichi gneiss e micascisti iniettati da graniti di età permo-carbonifera, poi coinvolti nell’orogenesi alpina che nel Terziario li ha profondamente deformati e ricristallizzati.

In tale contesto si distingue il gruppo delle Cime Bianche, fra i rari presidi calcareo-dolomitici di età mesozoica in Valle d’Aosta. Facendo riferimento anche alle associate pietre verdi, già nel 1990 Dal Piaz osservava “Ancor più che negli aspetti biologici, già al massimo livello scientifico e d’interesse turistico, l’eccellenza del vallone è legata alla sua eccezionale natura geologica”, da preservarsi e valorizzare con la costituzione di un “Parco dell’Oceano Perduto” per le sue ricchezze geologiche, preziosi testimoni dell’antico oceano mesozoico della Tetide che, con la sua progressiva scomparsa in profondità (subduzione) ha generato la catena di collisione continentale (tra Africa ed Europa) delle Alpi Occidentali.

Sono, infatti, tipici del massiccio del Monte Rosa:

  1. La completezza dei vari elementi costituenti l’originaria litosfera oceanica , più o meno trasformati dall’orogenesi alpina: serpentiniti (derivate da peridotiti del mantello), esposte dal fianco settentrionale del vallone al massiccio del Breithorn, gabbri metamorfici, eclogiti, glaucofaniti, anfiboliti di origine basaltica nel tratto centrale e successioni di calcescisti (sedimenti metamorfici) da carbonatici a micaceo-scistosi e quarzitici, con ripetute intercalazioni stratoidi di prasiniti basaltiche, dominanti nella dorsale Roisettaz-Tournalin. Si tratta dei corrispondenti metamorfici rispettivamente dei layers 3-2-1 della originaria crosta oceanica, affioranti, ben visibili e facilmente accessibili in uno spazio raccolto e ben delimitato.
  2. Il riconoscimento ad occhio nudo, e meglio se provvisti di una lente, delle varie associazioni mineralogiche presenti nelle rocce continentali ed oceaniche, che documentano sia le fasi di massima profondità del processo di subduzione (eclogiti, rocce massicce a granato rossiccio e pirosseno sodico verdastro, e glaucofaniti granatifere blu-violacee), sia le successive fasi di risalita verso la superficie, caratterizzate da associazioni in facies scisti verdi ad albite (cristalli subsferici biancastri mm), mica bianca, clorite, epidoto.
  3. La presenza in Valle d’Ayas e nella contigua Valle di Gressoney di una vasta gamma di apparati morenici (Verra, Lys ed Indren) che permettono di comprendere l’evoluzione dei ghiacciai dall’ultimo massimo glaciale ad oggi, indicatori fondamentali per la ricostruzione paleoclimatica e paleoambientale. A ciò si uniscono le importanti torbiere comprese e sottese agli apparati glaciali, che con il loro contenuto pollinico permettono di effettuare ricostruzioni sul clima del passato.

L’intero massiccio del Monte Rosa e il vallone di Cime Bianche costituiscono quindi un museo naturale a cielo aperto, uno dei più interessanti ed attraenti delle Alpi.

Habitat
Il sito Natura 2000 presenta un’elevata varietà di ambienti che vanno dagli ampi pascoli alpini ai boschi di conifere delle basse quote fino alle vaste superfici glaciali caratterizzate da un notevole sviluppo di depositi morenici e di ghiacciai alle quote maggiori (4531 m).
L’elevato interesse per l’area è legato alla presenza di specie endemiche e relitti glaciali.

Flora
L’area, inserita dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta nella rete europea Natura 2000, è stata oggetto di studi botanici già a fine ‘800.

Oltre 60 entità floristiche di piante vascolari raggiungono qui i massimi livelli altitudinali delle Alpi, alcune di queste superano i 4000 metri di quota. Sulle pareti del Lyskamm sono stati riscontrati i massimi limiti altitudinali raggiunti sul versante italiano delle Alpi dal Ranunculus glacialis e dal Poa laxa a ben 4250 m.

Fauna
Il sito Natura 2000 “Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa”, considerato altresì che l’intera testata della Val d’Ayas è compresa nell’Oasi di protezione della fauna selvatica Grand Tournalin, rappresenta un sito ideale per alcune specie di uccelli di pregio quali la Pernice bianca, la Coturnice, il Gallo forcello, l’Aquila reale e il Gipeto. Il Fringuello alpino ha qui il suo record altitudinale di nidificazione.

Per quanto riguarda gli ungulati, l’area costituisce un’importante zona transfrontaliera per i corridoi di spostamento dello Stambecco alpino che mettono in contatto le popolazioni delle valli di Ayas e di Gressoney con quelle di Alagna e Macugnaga, e da qui coi nuclei dei versanti svizzeri.

Di tutto rilievo anche la presenza di endemismi fra gli invertebrati.

Foto: Riccardo Ghignone

Storia e cultura
Nell’ambito dei processi di trasformazione dell’economia medievale, attorno al massiccio del Monte Rosa rilevante fu il ruolo dei monasteri e dei signori feudali, i quali diedero impulso ai commerci transalpini e favorirono l’insediamento dei coloni walser, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo.

Gli insediamenti walser sul versante valdostano del Monte Rosa sono, al pari di quelli di Formazza e Macugnaga, i più antichi a sud delle Alpi: i primi coloni giunsero attraverso il colle del Teodulo e il Vallone delle Cime Bianche, che ha da sempre rappresentato il miglior tramite di collegamento fra il Vallese, la Valle d’Aosta e la pianura padana. Il primo insediamento walser in Valle del Lys fu il Vallone di San Grato nel territorio di Issime. Il vallone di San Grato è l’unico in Valle d’Aosta ad aver mantenuto intatta la struttura fondiaria della colonizzazione, passata da un insediamento temporaneo (della popolazione romanza) ad un insediamento stabile (della popolazione walser).

Nel Vallone delle Cime Bianche ha origine il Ru Courtod, realizzato con un imponente sforzo comunitario fra il 1393 e il 1433 per portare acqua irrigua alle colline di Saint-Vincent, Emarèse e Challant- Saint-Anselme con un percorso di 25 km, tenuto in vita per secoli grazie alle corvées di manutenzione delle comunità che ne usufruivano, e tutt’ora in attività.

Rilevanti anche le testimonianze riguardanti lo sfruttamento delle risorse minerarie, dal prelievo e lavorazione in quota della pietra ollare risalente all’epoca pre-romana all’estrazione di ferro e rame. Fra queste, degna di valorizzazione la miniera d’oro della famiglia Vincent allo Stolemberg, con ingressi alla base dei due versanti della dorsale.

Furono sette ragazzi di Gressoney alla ricerca della “Valle perduta” ad aprire per primi nell’agosto del 1778 la strada all’esplorazione dei grandi spazi innevati e alla conquista dei 4000 m. Qui Umberto Monterin (1887-1940), pionere dei climatologi e glaciologi italiani, apportò rimarchevoli contributi allo studio della geografia e geologia delle Alpi.

Recente è il ritrovamento sulle pareti del Lyskamm di una mummia di marmotta risalente a 6600 anni fa, la più antica mai trovata in Italia. La mummia è conservata ed esposta presso il Museo di Scienze naturali di Saint-Pierre.

Lo stato dell’area Natura 2000 “Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa”
Si riporta quanto affermato a pag. 120 del volume Natura 2000 in Valle d’Aosta – 2016 Regione Autonoma Valle d’Aosta:

Considerata la notevole estensione degli ambienti alpini di alta quota e degli ambienti periglaciali che non trovano pari superficie su tutto il versante meridionale delle Alpi, il valore ecologico del sito è di assoluto rilievo non soltanto a livello regionale, ma per l’intero arco alpino italiano. Occorre pertanto che queste ampie zone periglaciali rimangano esenti da alterazioni e disturbi di origine antropica.

Purtroppo, a causa della scarsità delle risorse finanziarie messe a disposizione per la gestione delle aree naturali protette regionali e degli opposti propositi di realizzare una linea funiviaria nel Vallone delle Cime Bianche, l’area non è messa in valore, anzitutto in territorio di Ayas che ne occupa oltre la metà (4.510 ha su 8.645 complessivi).

L’auspicio
Per tutte le richiamate ragioni, brevemente esposte, e riprendendo le circostanziate considerazioni di Giorgio Vittorio Dal Piaz risalenti a molti anni fa, auspichiamo che tale area possa essere istituita a Parco naturale regionale, un Parco di oltre 10.000 ha di estensione con l’aggiunta dell’area di interesse naturalistico (Ef1) individuata dal Comune di Ayas e comprendente il Vallone di Nanaz.

Un parco che avrebbe grande rilevanza e potenzialità per:
– la tutela della biodiversità, in conformità con la strategia europea e nazionale per la biodiversità al 2030;
– lo studio e la divulgazione delle componenti geologiche, della fauna e degli habitat;
– la creazione di posti di lavoro qualificati e permanenti, in linea con le aspettative dei giovani valdostani;
– il recupero di pascoli e di alpeggi storici;il ripristino e miglioramento della rete sentieristica;
– la creazione di percorsi specifici (es. geologici, glaciologici, storici);
– la creazione di centri visita tematici (es. dell’Oceano Perduto e dell’Orogenesi alpina);
– la creazione di eco-musei diffusi sul territorio (es. dell’estrazione e lavorazione della pietra ollare e dei metalli, collezioni di rocce e minerali);
– la promozione delle diverse forme di turismo sostenibile tutto l’anno e di scoperta dei territori attorno al massiccio del Monte Rosa (es. rilancio del trekking Tour du Mont Rose);
– la creazione di sinergie con il Parco naturale del Mont Avic, fino alla creazione di un unico Parco naturale diffuso della Valle d’Aosta;
– la valutazione dell’inserimento del Vallone di San Grato perché, oltre alle pregevoli particolarità geologiche, naturalistiche e paesaggistiche (paysage patrimoine), rappresenta il sito ideale per lo studio delle dinamiche antiche dell’economia e della cultura di una società alpina. Un sito che è diventato bene simbolico, riferimento culturale collettivo;
– la collaborazione con il confinante Parco naturale dell’Alta Val Sesia.

      Questo è il link a “Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa – Prospettive di tutela attiva”,una presentazione fatta durante la conferenza Stampa a Nus del 10 aprile 2025

      Firmatari Auspicio Parco Monte Rosa

      AdrianoCONSOLAvvocato
      AlfredoFAVREGuida alpina, gestore di rifugio, Ayas
      AntonioBECK PECCOZProprietario Alpe Cortlys, Gressoney-Saint-Jean
      AntonioMONTANIPresidente generale del CAI (Club Alpino Italiano)
      AriannaDONDEYNAZAlbergatrice, Ayas
      ChiaraBONINGuida escursionistica ambientale, Brusson
      DarioMORIGeologo, Verrès
      FedericoFAVREGestore di rifugio, Ayas
      FrancoOBERTAlbergatore, Ayas
      Giorgio VittorioDAL PIAZStudioso della geologia della Valle d’Aosta
      JeanMARESCAOperatore turistico, Ayas
      LauraTASSI ALIPRANDIStudiosa della cartografia antica
      LivioCOLLIGestore di rifugio, Ayas
      LorenzaCOLLÉOperatrice turistica, Ayas
      LuigiCIOTTIPresidente del Gruppo Abele e Casacomune
      ManuelaMOUSSANETRistoratrice, Challand-Saint-Victor
      MauroCORTELAZZOArcheologo
      MarcelloDONDEYNAZReferente Ass. Ripartire dalle Cime Bianche, Ayas
      MarcoBONELLIPresidente CAI (Club Alpino Italiano) Valle d’Aosta
      MarcoONIDAGià Segretario Generale della Convenzione delle Alpi
      MarioOBERTGuida alpina ed ambientale, Ayas
      MartaBURGAYPrima ricercatrice INAF (Istit. Nazionale di Astrofisica)
      MarziaMOSCAGuida escursionistica naturalistica, Ayas
      MarziaVERONAScrittrice e allevatrice
      MassimoBOCCAOrnitologo
      MassimoFERRARIDocente universitario, Gressoney-Saint-Jean
      MattiaDE AMICISDocente universitario, Gressoney-Saint-Jean
      MicheleMUSSOStudioso della civiltà Walser, Issime
      NerinkaQUADRELLIGuida escursionistica ambientale, Ayas
      NicoleMAQUIGNAZGià Vicesindaca e assessore al turismo, Valtournenche
      PaoloCOGNETTIScrittore
      PiermauroREBOULAZConservatore e restauratore di beni culturali
      RobertLOUVINDocente universitario di Diritto pubblico comparato
      RobertaALUFFIDocente universitario, Gressoney-Saint-Jean
      RodolfoSONCINI SESSAProfessore ordinario a riposo Gestione risorse naturali
      Sezione CAITORINOProprietaria storico rifugio Ottorino Mezzalama
      SergioGAIONIGuida escursionistica naturalistica, Verrès
      SergioENRICOConoscitore delle montagne valdostane
      Silvia MaddalenaFINAURINIGuida escursionistica ambientale, Brusson
      StefanoUNTERTHINERFotografo naturalista e divulgatore
      StefanoDufourGestore di Casa Vacanza, Challad-Saint-Anselme
      ChantalDurouxGestore di Casa Vacanza, Challad-Saint-Anselme
      ValeriaGHERARDIGuida escursionistica ambientale, Verrès
      Valérie e JulienPRAMOTTONGestori di rifugio, Ayas
      VandaBONARDOPres. CIPRA Italia, Resp. nazionale Alpi Legambiente

      La categoria di Geoscienze (una delle 6 categorie della Classe) e, in seguito, dall’intera Classe di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Presidente Carlo Doglioni.

      Auspicio Istituzione Parco Naturale del Monte Rosa ultima modifica: 2025-07-13T05:05:00+02:00 da GognaBlog

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      5 pensieri su “Auspicio Istituzione Parco Naturale del Monte Rosa”

      1. Condivido completamente. Da frequentatore della Val d’Ayas dal 1970, che amo e che deve essere preservata come le alte valli dagli scampi uman i della conca di Cervinia

      2. Sarei felicissima  se  venisse  istituito  il  parco naturale del  monte  Rosa. Certi siti dovrebbero  essere parchi di default. 
         

      3. Sarei felicissima  se  venisse  istituito  il  parco naturale del  monte  Rosa. Certi siti dovrebbero  essere parchi di default. 
         

      4. Ben venga anche questo parco, ci mancherebbe. Tuttavia che poi sappia fare davvero il parco, cioè che limiti gli impianti, magari introduca criteri per gli accessi antropici, non facilitì né nuove attività economiche né nuove opportunità di sfregio ambientale e soprattutto che riduca il clima da Circo Barnum che ormai impera indisturbato (specie nei ghiacciai serviti da impianti)… sennò sarà solo l’ennesima istituzione inefficace che funzionerà solo come uno dei tanti “stipendifici”, di cui purtroppo è costellata la realtà italiana (non solo della montagna). Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca… Ecco io ho l’impressione che una bella fetta dell’opinione pubblica dei residenti, quella non contraria al parco (poi c’è l’altra componente, quella dei contrari), alla fin fine pensi che il parco sia cosa buona perché sarà uno stipendificio…

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