Scopo di questo articolo è offrire un quadro di sintesi sulla disparità economica tra le persone nel mondo e cosa comporterebbe un teorico livellamento.
Un mondo senza poveri. Siamo certi di volerlo?
di Lorenzo G. F. Molinari
(14 gennaio 2026)
Ci scandalizziamo per le numerose ingiustizie sotto gli occhi di tutti, molti vorrebbero fare qualcosa – almeno a parole – e qualcuno già fa.
La più palese delle ingiustizie è la distribuzione della ricchezza nel mondo, se non altro perché coinvolge l’intera popolazione mondiale ed è trasversale a ogni nazione (dati al 2024):
- il 10% della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza;
- il 50% detiene solo un misero 2%;
- Il 10% della popolazione mondiale guadagna il 52% del reddito globale;
- il 53% guadagna solo l’8%.

L’enorme disuguaglianza tra i patrimoni detenuti da privati si riscontra anche tra i redditi percepiti, seppure in misura inferiore.
Scopo di questo articolo è offrire un quadro di sintesi sulla disparità economica tra le persone nel mondo e cosa comporterebbe un teorico livellamento.
Per brevità, l’analisi sarà concentrata sulle grandezze patrimoniali e non reddituali, se non altro perché chi possiede grandi patrimoni tipicamente genera da essi redditi elevati, mentre chi possiede modesti patrimoni, anche se mai beneficiasse di redditi elevati, potrebbe impoverirsi più facilmente e in tempi più rapidi, se non, addirittura, diventare povero. Inoltre, l’analisi reddituale conduce a conclusioni sostanzialmente analoghe a quella patrimoniale.
Come fanno i ricchi sfondati a sedersi quotidianamente alle loro tavole imbandite con leccornie di ogni tipo, mentre c’è chi non sa neppure come mettere insieme un pasto per la propria famiglia?
Senza andare lontano nei Paesi più poveri dell’Africa Subsahariana o dell’Asia meridionale, rimanendo in Italia, quasi 6 milioni di nostri concittadini soffrono di povertà alimentare, complessivamente il cibo è un “lusso” per circa il 10% della popolazione italiana.

Il ragionamento che segue è puramente teorico e utopistico, tuttavia offre qualche spunto di riflessione. Teorico, perché non tiene conto che alcuni lavori sono retribuiti meglio di altri (lavori usuranti e pericolosi, con ampie responsabilità, di grande professionalità, ecc.), che il lavoro è retribuito in base al tempo lavorato (part-time o tempo pieno), che il potere d’acquisto è diverso nel mondo e nella stessa nazione (un conto è comprare una casa in una zona rurale del Bangladesh, altro nella periferia di Milano, altro ancora in centro a Milano), che il benessere non dipende dalla sola ricchezza economica, che vivere da single è più oneroso che vivere in coppia, che i figli costano finché non sono autonomi, che la ricchezza non si accumula solo con il lavoro ma anche con operazioni finanziarie, per eredità o per fortuna, che la ricchezza non dipende solo dal patrimonio ma anche dal reddito, ecc.
Si può diventare miliardari senza alcun merito: il 36% della ricchezza dei miliardari è ereditata e tutti i miliardari sotto i 30 anni hanno ereditato la propria ricchezza.
Molti super-ricchi, soprattutto europei, devono parte della loro ricchezza al colonialismo storico e allo sfruttamento anche odierno di Paesi poveri. Ricchezze spropositate si possono accumulare in meno di una generazione. Qualcuno ci è riuscito onestamente, realizzando un’idea geniale, avendo ottime capacità imprenditoriali e trovandosi “al posto giusto nel momento giusto”. Non necessariamente c’è del male a essere super-ricchi, soprattutto quando la ricchezza è generata da aziende profittevoli che occupano molte persone e offrono beni e servizi che migliorano la qualità della vita e il benessere collettivo. Purtroppo non è quasi mai così: le grandi ricchezze sono spesso accumulate sfruttando i lavoratori, costringendo i fornitori a condizioni inique, commercializzando prodotti o servizi che si rivelano dannosi, sfruttando favoritismi politici e paradisi fiscali, determinando un impatto disastroso nel settore in cui operano, inquinando pesantemente l’ambientale, non condividendo equamente i profitti con coloro che hanno partecipato attivamente alla loro generazione, ecc.
Per poi non dire dei danni causati dai super ricchi, soprattutto ambientali, dovuti a uno stile di vita faraonico e consumistico, all’inquinamento prodotto dai loro aerei, elicotteri, yacht e viaggi spaziali.
Alcuni miliardari, tuttavia, hanno donato enormi ricchezze a iniziative filantropiche, al di là della qualità dello scopo perseguito e dei benefici fiscali ottenuti:
- George Soros è il filantropo che ha donato la quota più consistente della sua ricchezza: il 76%, di cui circa 36 mld$ alla Open Society Foundations (OSF) da lui costituita, che si propone di promuovere democrazia, diritti umani, istruzione e libertà di espressione. Tuttavia, è anche noto per le sue operazioni speculative: nel 1992 speculò sia sulla sterlina britannica, guadagnando 1 mld$, sia sulla lira italiana, contribuendo alla svalutazione del 30% della lira contro il dollaro (per difendere la lira, la Banca d’Italia spese circa 48 mld$ di riserve valutarie e l’allora governo Amato prelevò in modo forzoso e straordinario lo 0,6% dai conti correnti bancari degli italiani, facendo incassare allo Stato l’equivalente di 109.000 mld di lire, pari a 57 mld€ attuali);
- Bill Gates e Melinda French Gates hanno destinato alla loro fondazione quasi il 50% del loro patrimonio (di oltre 100 mld$) per progetti sulla salute e lo sviluppo globale, e hanno dichiarato che lasceranno in eredità ai figli non più dell’1% dei loro patrimoni;
- Warren Buffett ha donato 62 mld$, ovvero il 30% della sua fortuna, e ha dichiarato di voler devolvere oltre il 99% della sua ricchezza;
- Jef Bezos ha donato 4,1 mld$, appena l’1,6% del suo patrimonio, pari a circa 251 mld$.
Secondo i dati Forbes al 2024, i 25 principali filantropi degli Stati Uniti hanno donato 241 mld$ nel corso delle loro vite, corrispondenti, però, solo al 15% delle loro ricchezze. Oltretutto si stima che le loro ricchezze crescano mediamente più delle loro donazioni.
Un’eccezione è lo statunitense alpinista e imprenditore Yvon Chouinard, noto per aver sempre mantenuto uno stile di vita sobrio e minimalista, anche quando Patagonia, l’azienda d’abbigliamento outdoor da lui fondata, divenne un’azienda leader nel suo settore. Nel 2022, desiderando che la Terra fosse l’unico azionista di Patagonia, trasferì la proprietà del valore di circa 3 mld$ a due enti: Patagonia Purpose Trust, rivolto a protegge la missione di Patagonia, e Holdfast Collective, che impiega interamente i profitti di Patagonia in progetti di salvaguardia ambientale.
All’opposto, vi sono miliardari che hanno donato cifre irrisorie rispetto al proprio patrimonio. Per esempio, Elon Musk, la persona più ricca del mondo con un patrimonio di circa 420 mld$, si stima avesse donato nel corso della sua vita, fino al 2023, circa 0,6 mld$. La brama di possedere sempre di più, l’avidità, è un male comune a tutti i livelli.

Come risolvere questa grave ingiustizia sotto gli occhi di tutti?
Cinque ragazzini si fermano davanti a una pasticceria, ma solo Mia e Mirko vi entrano per comprarsi la merenda.
In attesa di essere serviti, Mia si rivolge all’amico: “Hai notato che i nostri amici fanno merenda quando li invitiamo a casa, ma mai quando usciamo?”.
“Non avranno fame”.
“Mah! Non sarà che non hanno soldi per comprarla? Asia non è andata in vacanza questa estate, Karim inventa sempre scuse per evitare le feste di compleanno e Zoe non è neppure venuta alla gita scolastica”.
“Ripensandoci, non ci vuole molto a capire che sono poveri… Hai visto il rottame di macchina del papà di Karim!”, riprende Mirko mentre paga la pasta che ha scelto, “Che ci possiamo fare?”.
“Vedi tu…” risponde Mia con un’espressione un po’ stupita.
“Vedi tu? Lo dici a me, che mio papà fa l’impiegato e mia mamma l’insegnante? Piuttosto, vedi tu, Mia, di fare qualcosa, se ti senti tanto ricca e altruista! Proprio ieri mio papà ha commentato così la pubblicità di una ONLUS: “Chiedano soldi a chi possiede ville, macchine di lusso e yacht! Noi non possiamo mica salvare il mondo!”.
Mirko guarda la pasta farcita di crema e l’addenta voracemente.
“Mirko, non ti chiedo di salvare il mondo, ma se tu avessi due caramelle, io tre e i nostri amici nessuna, non sarebbe bello che tu ne regalassi una e io due? Così ne gusteremmo una a testa. Sai, io sono un po’ imbarazzata a mangiare la mia pasta mentre i nostri amici ci aspettano fuori dalla pasticceria, osservandoci attraverso la vetrata”.
Ha ragione Mirko a credere che per risolvere la povertà nel mondo sono solo i super-ricchi a dover fare qualcosa? O ha ragione Mia che, con fare samaritano, dividerebbe quello che ha con gli amici poveri, pur sapendo di non risolvere i loro problemi?
La questione è complessa e non è di poco conto.
Alla prima domanda si può rispondere con qualche numero; alla seconda, invece, la risposta non può che essere personale, riguardando la propria coscienza.
Per chi non si è mai occupato di povertà, aiuti economici, altrimenti detti elemosina, non andrebbero dati in mano a chi ha bisogno, soprattutto a persone senza tetto, che molto spesso se li bevono in birra o vino, e tanto meno a chi mendica di mestiere. Per aiutare chi è in grave povertà è preferibile una donazione, anche modesta, a una ONLUS di fiducia, nel caso segnalando la persona bisognosa che si intende soccorrere; oppure l’aiuto si può tradurre nell’offrire il proprio tempo come volontario. Sarà l’ONLUS a risolvere al meglio la situazione d’emergenza, a prendersi in carico la persona in difficoltà e a sviluppare un progetto mirato al suo recupero, nel caso riesca a instaurare un rapporto empatico, mirato alla collaborazione della persona stessa.

La ricchezza netta mondiale privata totale è stimata pari a circa 400mila mld€ nel 2024 (le stime disponibili per il 2025 sono al momento incomplete). Per ricchezza netta si intende: la somma della ricchezza di tutte le persone al mondo in beni finanziari e patrimoniali a cui vengono sottratti debiti e passività.
Nella piramide della ricchezza, come visto inizialmente, il 10% della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza complessiva (77% nel 2025), e il 50% detiene solo un misero 2% (invariato nel 2025).
La tendenza da anni è un progressivo allargamento della forbice tra ricchi e i poveri sia a livello di patrimoni sia di redditi, nel mondo e in Italia
Consideriamo la sola popolazione mondiale adulta, dove adulti si considerano coloro che hanno un’età pari o superiore a 15 anni, circa 6,1 mld nel 2024. Sarebbe preferibile definire adulti coloro che hanno un’età pari o superiore a 16 anni oppure a 18 anni, ma non sono reperibili dati affidabili. Il World Inequality Report definisce adulti coloro che hanno un’età pari o superiore a 20 anni (circa 5,6 mld nel 2024), ma ciò – a mio parere – distorce l’analisi, sovrastimando il reddito e la ricchezza pro capite relativa ai membri delle famiglie più povere, in cui giovani figli spesso lavorano in nero o in regola ben prima dei 20 anni e contribuiscono in modo anche significativo all’economia familiare. Viceversa, nelle famiglie ricche, dove i figli rimangono a carico per gli studi universitari e oltre, l’eventuale sottostima del reddito pro capite non è particolarmente rilevante, visto che scopo di questi studi è soprattutto quello di far emergere la povertà.
Dividiamo la popolazione mondiale adulta nelle seguenti 5 classi (dati al 2024):
- Paperonissimi, i miliardari (in $), circa 3.000 nel mondo, con un patrimonio minimo pro capite di 850 mln€, mediamente pari a 4,5 mld€, questa classe detiene il 3,4% della ricchezza mondiale.
- Paperoni, l’1% della popolazione, circa 62 mln, con un patrimonio pro capite tra 849 mln€ e 1,3 mln€, mediamente pari a 2,9 mln€, questa classe detiene 44,6% della ricchezza mondiale.
- Benestanti, il 9% della popolazione, circa 500 mln, con un patrimonio pro capite tra 1,2 mln€ e 96.000 €, mediamente pari a 227.000€, questa classe detiene il 28% della ricchezza mondiale.
Le rimanenti due classi sono formate dai poveri.
- Fragili, il 40% della popolazione, circa 2,5 mld, con un patrimonio pro capite tra 95.000€ e 17.000€, mediamente pari a 36.000€, questa classe detiene circa il 22% della ricchezza mondiale.
- Indigenti, il 50% della popolazione, circa 3,1 mld, con un patrimonio pro capite tra 16.000€ e 0€, mediamente pari a 2.600€, questa classe detiene circa il 2% della ricchezza mondiale. Si tratta di persone che vivono in povertà assoluta, con meno di 2,5€ al giorno, la cui povertà limita, se non addirittura impedisce, l’accesso all’istruzione, alla sanità, a una alimentazione varia e completa, ai servizi igienici essenziali, all’acqua potabile. Condizioni di povertà estrema che si riscontrano in gran parte della popolazione di alcune nazioni caratterizzate da un esiguo PIL pro capite o sconvolte da guerre, oppure soggette a cambiamenti climatici sempre più devastanti; ma anche in nazioni ricche tra persone senza tetto, disoccupate, malate, anziane, lavoratori migranti, rifugiati politici, gente fuggite da aree di guerra, persone con dipendenze, adulti con numerosi familiari a carico o con disabilità, ecc.
La ricchezza media pro capite per adulto nel mondo è di circa 65.500€ (400mila mld€ / 6,1 mld di persone), 25 volte quella del 50% della popolazione mondiale, gli Indigenti, la cui ricchezza media è pari a 2.600€.
In Italia, dove il costo della vita è senz’altro superiore alla media mondiale, la ricchezza media è pari a circa 207.000€ nel 2024.
I Benestanti nel mondo sono coloro che detengono un patrimonio di almeno 96.000€, in Italia di almeno 273.000€ nel 2024.
La maggior parte di coloro che mi stanno leggendo sono certo che rientri tra i Benestanti del mondo, e molti anche tra i Benestanti italiani con un patrimonio superiore a 273.000€. Chiunque sia proprietario anche di una casa in città, a cui aggiungere il valore del conto in banca, eventuali BTP, fondi e altri investimenti finanziari, automobile, motocicletta, gioielli, ecc. solitamente supera questa cifra.
Ebbene, noi Benestanti facciamo parte di quel famoso 10% di ricchi nel mondo che detiene il 76% della ricchezza complessiva mondiale e di cui ci scandalizziamo!
Quale italiano, come Mia, rinuncerebbe alla differenza tra il proprio patrimonio personale e il patrimonio medio pro capite italiano di 207.000€ (e non dico a quello mondiale di 65.000€, che lo farebbe scivolare tra i Fragili)?
Sarebbe chiedere troppo, a meno che si abbia un reddito elevato con cui bilanciare la riduzione del proprio patrimonio per continuare a vivere decentemente.
Si stima che si cada in stato di indigenza (o povertà assoluta) relativamente alla nazione in cui si vive, quando il reddito familiare scende sotto la soglia del 60% del reddito disponibile mediano per famiglia (ovvero il reddito che divide il numero di famiglie in due parti uguali).
In Italia, il reddito mediano è pari a circa 30.000€ lordi/annui (dati ISTAT 2023-2024) il cui 60% è pari a 18.000€ lordi/annui, circa 1.200-1.350€ netti/mese; di conseguenza si cade in stato di indigenza se si dispone di un reddito familiare inferiore a 1.200€/mese, soprattutto se l’abitazione è in affitto, o si deve pagarne un mutuo, e se si hanno familiari a carico (in Italia la composizione delle famiglie è di 2,2 componenti, dati ISTAT 2023-2024). In Italia, nel 2005, il 3,3% della popolazione era in povertà assoluta; nell’arco di meno di 20 anni questo dato è triplicato: nel 2024, la povertà assoluta è salita a circa il 10% con quasi 6 milioni persone.
Alziamo l’asticella. Chi dispone di un patrimonio superiore alla media mondiale della classe dei Benestanti, pari a 227.000€, è disposto a donare l’eccedenza? Potrebbe voler dire trasferirsi in un appartamento molto più piccolo o più periferico, rinunciare alla seconda casa, a cambiare l’auto….
Dubito che qualcuno lo farebbe, me compreso, nonostante il nostro patrono sia San Francesco, da cui avremmo da imparare qualcosa.
Ci sentiamo il cuore in pace perché, magari, conduciamo una vita parsimoniosa, evitiamo sprechi e lussi, per quanto in ultima analisi si sia dei Benestanti in un mondo di poveri. In un mondo in cui il 50% della popolazione dispone di un patrimonio di soli 2.600€, con cui non ci si fa nulla, neppure nei Paesi più poveri, nonostante in quei Paesi il potere d’acquisto sia molto inferiore al nostro. Insomma, tra i 2.600€ degli Indigenti e i 227.000€ dei Benestanti c’è, indubbiamente, una scandalosa sproporzione.
Chi ragiona come Mirko, pensa che solo i Paperonissimi e i Paperoni dovrebbero dar fondo alle loro tasche, quell’1% della popolazione che detiene quasi la metà della ricchezza mondiale.
Ipotizziamo di ridistribuirebbe la loro ricchezza, impoverendoli fino a ritrovarsi con un patrimonio pari al nostro di Benestanti, visto che noi Benestanti pensiamo che il nostro patrimonio sia il necessario per vivere decentemente.
I Fragili arriverebbero a un patrimonio medio di circa 68.000€, rimanendo per lo più ancora tra i Fragili; mentre gli Indigenti, oltre 3 mld, arriverebbero a circa 35.000€, entrando a far parte della classe dei Fragili (e non dimentichiamo che parliamo di adulti, spesso con famiglie a carico).
Se i Paperonissimi e Paperoni riducessero i loro patrimoni a quello di un Benestante, si estinguerebbe la classe degli Indigenti, ma la povertà non verrebbe risolta:
la stragrande maggioranza della popolazione occuperebbe la classe dei Fragili.
Quindi, è lecito criticare i Paperonissimi e i Paperoni, che sfrecciano con jet privati, elicotteri, yacht e auto di lusso, ma anche ai Benestanti tocca “aprire il portafoglio”, condividere, collaborare, impegnarsi per un mondo più equo.
Il problema della povertà, volenti o nolenti, non riguarda solo chi vive nell’agio, ma anche molti tra coloro che appartengono alla classe sociale media, i Benestanti, nonostante possano lamentarsi del caro vita, facciano la spesa nella grande distribuzione e puntino alle offerte. I Benestanti mantengono comunque uno standard più che dignitoso, se non opulento, in confronto a quello del 90% della popolazione mondiale più povero: possiedono – per esempio – un trilocale di proprietà, una bella automobile, mandano i figli all’università, si permettono un paio di settimane di vacanze all’anno, qualche gita fuori porta e acquisti superflui, lussi impensabili per i Fragili e gli Indigenti.
Tuttavia, poiché il range del patrimonio che individua la classe dei Benestanti è molto ampio, chi si colloca sotto la media può facilmente scivolare tra i Fragili, e ciò a maggior ragione considerando che il divario tra i Paperonissimi e i Paperoni è in continuo aumento, non solo rispetto alle due classi di poveri, ma anche a quella dei Benestanti.

In un mondo utopico in cui la ricchezza fosse redistribuita con equità, probabilmente si genererebbero ingiustizie di altro genere, dovute al fatto che si dovrebbe tener conto del potere d’acquisto di ogni area territoriale, dell’impegno di ciascuno per il bene comune, ecc. Si dovrebbe anche tendere a una equità nei redditi, che garantisca pari possibilità economiche nel tempo, colpendo i grandi evasori, coloro che sfruttano l’elusione fiscale o si approfittano di paradisi fiscali con una politica fiscale internazionale coordinata, tassando più di adesso chi possiede e chi guadagna sopra la media e favorendo chi possiede e chi guadagna meno, senza dimenticare chi non possiede nulla o non può guadagnare affatto.
Inoltre, cosa fare con chi è compulsivo e non sa gestire la propria ricchezza, spendendo malamente tutto ciò che guadagna o riceve, per ritrovarsi sempre al punto di partenza, anche nel caso in cui sia un Indigente? O come aiutare chi vive nell’apatia e si accontenta di vivere di assistenzialismo, perché anziano, malato, depresso, alcolizzato, con problemi psichiatrici o con limitate capacità intellettuali e manuali? Al di là che non si debba costringere nessuno a cambiare stile di vita e si possa vivere serenamente anche con poco e per scelta, e non solo in aree rurali. Perché la felicità non è sinonimo di ricchezza e la povertà può essere dignitosa, quando non è estrema e non è il risultato di umiliazione, prevaricazione o sfruttamento.
Tema conseguente alla distribuzione della ricchezza è la potenziale conflittualità sociale
I ricchi e i potenti, hanno tutto l’interesse a:
- mantenere l’equilibrio tra l’offerta e la domanda di beni e servizi: un calo della domanda si tradurrebbe in diminuzione dei prezzi, della capacità produttiva, ecc., mettendo in crisi il sistema capitalistico; la progressiva riduzione del potere d’acquisto dei Benestanti, dopo decenni di aumento del loro tenore di vita, e il calo della natalità di questa classe, potrebbero creare le premesse di una crisi, per quanto la riduzione della domanda possa essere bilanciata in parte dal credito al consumo (consuma ora e paga a rate), dalla crescente domanda dei Paesi emergenti (alti volumi a basso valore), e dagli eccessi di spesa in beni e servizi di lusso da parte dei ricchi;
- evitare rivoluzioni sociali che potrebbero condurre alla forca i ricchi e i potenti: è interesse dei ricchi e dei potenti mantenere la classe dei Benestanti a un livello tale da saturare l’offerta a loro destinata, evitando di scontentarla troppo, e mantenere le classi povere a un livello tale da non farle insorgere, rendendole servili al punto da farle sentire riconoscenti del “pugno di riso” ricevuto come salario o in beneficenza; inoltre, i ricchi e i potenti salvaguardano la loro incolumità attrezzandosi con strumenti tecnologici di controllo sempre più invasivi con cui ingabbiare l’umanità (gli ingegneri Benestanti progettano le loro stesse gabbie e gli operai Fragili le producono) e con governi sempre più autoritari, polizieschi e repressivi.
Attualmente, nonostante tanti poveri premano ai confini, la situazione rimanere sotto controllo. Ciò è favorito dal fatto che le persone tendono a raggrupparsi in gruppi della stessa estrazione sociale: Paperonissimi e Paperoni con Paperonissimi e Paperoni, Benestanti con Benestanti, Fragili con Fragili e Indigenti con Indigenti. Le persone appartenenti alle varie classi vivono in quartieri diversi, mandano i figli in scuole diverse, frequentano ristoranti, locali, alberghi, negozi, luoghi di villeggiatura, ospedali diversi. Ciò fa sì che vi sia una netta separazione tra classi sociali, al punto che chi sta meglio nella propria classe appare come un ricco ai suoi simili. Un Benestante risulta più ricco agli occhi di altri Benestanti perché possiede una casa con una sala più grande o meno periferica, perché si permette viaggi esotici, va a sciare, possiede una seconda casa, una bella automobile o una barchetta a motore al mare. Pertanto, è più facile che si provi invidia per il vicino di casa, piuttosto che per il miliardario fuori dalla propria vista. Questa divisione tra classi aiuta a mantenere bassa la conflittualità sociale, nonostante le grandi disuguaglianze e ingiustizie anche a livello di singolo Paese o area geografica.
Nel momento in cui i media puntano sempre più i riflettori sulla vita dei Paperonissimi e dei Paperoni e il mondo tende sempre più a ruotare intorno a questi, trasformando i Benestanti, i Fragili e gli Indigenti in spettatori dei loro grandi sfarzi e riducendoli sempre più a servitori di vario livello (dal direttore al lustrascarpe), il cui compito è soprattutto rivolto a far vivere i Paperonissimi e i Paperoni nel lusso, nel confort, nell’esclusività, in sicurezza, la differenza nella ricchezza tra classi diventa visibile, generando insoddisfazione, invidia, malumore, premesse per un accesa conflittualità. Cosa riserverà il futuro?
L’autore
Lorenzo G. F. Molinari si è laureato in economia all’Università Luigi Bocconi di Milano; è stato docente in Economia delle Aziende Industriali nella medesima università; si è occupato di consulenza di direzione presso aziende di media e grande dimensione; ha collaborato con il Ministero dell’Economia e delle Finanze alla progettazione di sistemi per il contenimento dell’evasione fiscale; ha diretto alcune aziende industriali di piccola/media dimensione; si è occupato di grave emarginazione per conto di alcune ONLUS, attraverso progetti rivolti a bambini e adulti indigenti in Italia e in Romania (email: molinari.studio@tiscali.it).
Fonti
I dati riportati in questo articolo non provengono da un’unica fonte ma sono frutto di ricerche, incroci con più fonti e simulazioni dell’autore e, pur essendo delle stime e delle approssimazioni, non si discostano significativamente dalla realtà.
- Forbes Italia, “Chi sono i 25 miliardari più generosi d’America: in testa Warren Buffett“, 4 febbraio 2025, URL: https://forbes.it/2025/02/04/miliardari-filantropi-generosi-america
- Forbes Italia, “Più di tremila miliardari ed Elon Musk in testa: la classifica dei più ricchi del mondo“, 1° aprile 2025, URL: https://forbes.it/2025/04/01/miliardari-classifica-2025-ricchi-mondo
- Trading Economics, “PIL Mondiale – 1960-1924 dati”, URL: https://it.tradingeconomics.com/world/gdp
- Sifma, “Capital Markets Fact Book”, 28 luglio 2025, URL: https://www.sifma.org/research/statistics/fact-book
- Global Wealth Monitor, “The global wealth pyramid”, 31 gennaio 2024, URL: https://wealth-monitor.co.uk/the-global-wealth-pyramid/
- Visual Capitalist, “The Global Distribution of Wealth, Shown in One Pyramid”, 9 dicembre 2025, URL: https://www.visualcapitalist.com/the-global-distribution-of-wealth-shown-in-one-pyramid/
- Just Luxe, “Total Global Wealth 2024 Estimate: What’s Changed, Who Benefits, and What It Means for Your Future”, 27 agosto 2025, URL: https://www.justluxe.com/community/total-global-wealth-2024-estimate-whats-changed-who-benefits_a_1982043.php
- Wikipedia, “World population”, URL: https://en.wikipedia.org/wiki/World_population
- Forbes Italia, “Più di tremila miliardari ed Elon Musk in testa: la classifica dei più ricchi del mondo”, 1° aprile 2025, URL: https://forbes.it/2025/04/01/miliardari-classifica-2025-ricchi-mondo
- World Inequality Lab, “World Inequality Report – 2022”, URL: https://wir2022.wid.world/www-site/uploads/2023/03/D_FINAL_WIL_RIM_RAPPORT_2303.pdf
- World Inequality Lab, “World Inequality Report 2026 (WIR 2026)”, URL: https://wir2026.wid.world/
- McKinsey Global Institute, “Out of balance: What’s next for growth, wealth, and debt?”, 9 ottobre 2025, URL: https://www.mckinsey.com/mgi/our-research/out-of-balance-whats-next-for-growth-wealth-and-debt
- euronews., “Vedere i super ricchi spinge a chiedere più tasse ma aumenta l’insoddisfazione, secondo uno studio” di Una Hajdari, 23 dicembre 2025, URL: https://it.euronews.com/business/2025/12/23/vedere-i-super-ricchi-spinge-a-chiedere-piu-tasse-ma-aumenta-linsoddisfazione-secondo-uno-?utm_source=firefox-newtab-it-it
- Oxfam Italia, “Disuguaglianza”, gennaio 2025, URL: Rapporto-OXFAM-Davos-2025.pdf
- Oxfam International, “Billionaire wealth surges by $2 trillion in 2024, three times faster than the year before, while the number of people living in poverty has barely changed since 1990”, 20 gennaio 2025, URL: https://www.oxfam.org/en/press-releases/billionaire-wealth-surges-2-trillion-2024-three-times-faster-year-while-number
- Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, “Allarme povertà alimentare: il cibo diventa un lusso per milioni di italiani” di Tommaso Tautonico, 21 agosto 2025, URL: https://asvis.it/notizie/2-23698/allarme-poverta-alimentare-il-cibo-diventa-un-lusso-per-milioni-di-italiani
- ISTAT, “Condizioni di vita e reddito delle famiglie | Anni 2023-2024”, URL:https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anni-2023-e-2024/#:~:text=I%20redditi%20netti%20familiari%20si,circa%203.125%20euro%20al%20mese
Note
[1] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “File:Situation of people in Kolkata.jpeg”, licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license, URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Situation_of_people_in_Kolkata.jpeg
[2] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “File:Homeless in Sao Paulo downtown.jpg”, public domain, all identifiable persons shown specifically consented to publication of this photograph or video under a free license.URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Homeless_in_Sao_Paulo_downtown.jpg
[3] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “File:India.Mumbai.01.jpg”, this photograph was produced by Agência Brasil, a public Brazilian news agency, the original uploader was Hajor at English Wikipedia, licensed under the Creative Commons Attribution 3.0 Brazil license, URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:India.Mumbai.01.jpg
[4] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Homeless_man_on_a_street_of_Hanoi,_Vietnam_(3529150118).jpg”, licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license, URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Homeless_man_on_a_street_of_Hanoi,_Vietnam_(3529150118).jpg
[5] Immagine tratta da “Wikimedia Commons” alla voce “File:Burden of life.jpg”, licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license, URL: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Burden_of_life.jpg
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Fausto. Non dovresti avere una visione così negativa del rincoglionimento. E’ un grande dono degli dei. Io sono felice di essere rincoglionito, ha cambiato in modo decisamente positivo la mia vita: posso dire ciò che voglio, non ho ruoli di responsabilità, posso cambiare idea, posso fare le domande di base che fanno i bambini, le donne sono tenere e accudenti, non devo dimostrare più nulla e nessuno si aspetta grandi cose da me, ma soprattutto, e questa è la cosa più bella, riesco a sopportare e a relazionarmi senza arrabbiarmi con i coglioni, come non mi era capitato mai prima. Quindi ti auguro di poter presto liberarti del peso della tua lucidità di pensiero e del tuo sincero desiderio di rieducare i coglioni aprendo la loro piccola mente. Le verdi e serene praterie del rincoglionimento di aspettano ma devi impegnarti seriamente perché non è un dono che gli dei concedono a chi non se lo merita. Ma sei tenace e costante e ce la puoi fare. Ne sono sicuro. Ti aspettiamo.
Fausto o come minchia ti chiami, quando vuoi ci possiamo vedere a 4 occhi e vediamo chi è più rincoglionito. Ci sta che la mazza te la batto del cotrione
Alberto, il problema tuo è che sei vecchio, e pure rincoglionito. Teo lo so che non eri tu, tu sei quello delle cerainate sulle vie dell’orsetto. Complimenti 😂 ti andava meglio col Nemeo 😂 ridicoli…
Faustosss, se vuoi invece della mazza si puo sare anche la forca.
Uuuuuuuuhhh
Meglio vecchio che rincoglionito.
Come al solito capisci poco e quel poco che capisci lo fraintendi: non ero io sul Leone sotto il sole…
Benassi, la mazza dovresti però saperla alzare. Lascia picchiare a chi lo sa fare, vecchio 😉 Matteo: è inutile che nascondi la testa come gli struzzi, sono la tua coscienza, che talvolta riemerge. Torna pure a morire di sete sul Leone Nemeo col Capo (= battere la vacca).
Se non va bene il martello si puo usare una mazza. È piu pesa e si fa prima.
Faustina, questo “di posti non sovraffolati ce ne sono tanti, basta spostarsi” non l’ho certo scritto io.
Il resto dei tuoi “pensieri” non merita riscontro.
Capo: sono questi gli interventi deprimenti che dovresti censurare, ma sono invece tollerati perché Benassi è del circolino, giusto?
che bello Matteo, finalmente ti sei autodescritto! è l’atteggiamento disimpegnato che denuncio da anni, e che vi caratterizza profondamente. Dovevi vederlo sotto il punto di vista economico per non sentirti preso in causa? Ricordiamoci bene queste parole: “di posti non sovraffolati ce ne sono tanti, basta spostarsi”. Non è bastonare la vacca, per poi indignarsi da lontano mentre se ne bastona un’altra? con l’aggravante di liquidare tutto a “beghe locali”, semplicemente perché si è troppo Benestanti per rendersi conto della propria condizione…
Quando la brunetta dei Ricchi e Poveri lasciò la famosa band (ai tempi si chiamava Complesso) fu una tragedia.Infatti il complesso dei Ricchi e Poveri era, al di là del nome, una faccenda complicata di amori e tradimenti. Si erano dati il nome giusto.La bionda dei Ricchi e Poveri era vicina di casa della mia prima moglie sulla Cassia e l’incontrai anch’io qualche volta e mi diede l’impressione di una persona irrisolta. Come la situazione della ricchezza e povertà nel mondo, solo più piccola.
Pienamente daccordo co Enri e Matteo. Aggiungo che sarebbe bene soffermarci sul termine uguaglianza inteso come dare a tutti l’oppurtunità reale di poter sfruttare i propri talenti. Quindi ad esempio mi può anche stare bene che una persona si arricchisca ( fino ad un certo punto ) x merti suoi , ma che suo figlio parta con questo enorme vantaggio ( vedi la maggior parte degli attuali migliardari )crea una disparità enorme indipendente dal merito
Io invece non condivido la frase di Salvatore “ogni persona di buon senso, ricca o no, capisca che non si può tirare la corda fino a sfilacciarla e romperla” perché mi pare basata sul più cieco ottimismo circa l’intelligenza del comportamento umano e contradetta in ogni modo possibile proprio dalla nostra concezione economica attuale e pervasiva (sai tutto quel continuo parlare solo e unicamente di sviluppo, PIL, crescita…)
In realtà trovo pateticamente ottimistiche anche le affermazioni di Lorenzo, che dovrebbero essere piuttosto
l’interesse dei ricchi e dei potenti dovrebbe essere di mantenere…evitando di scontentare troppo ecc.
perché temo che superricchi, ricchi e benestanti (e tutti gli altri, peraltro) continueranno a fare quello che stanno facendo e hanno sempre fatto: bastonare la vacca a sangue perché produca più latte…salvo poi indignarsi perché la vacca muore e cercare qualcuno a cui dare la colpa
Nota personalissima: poiché sono stato accusato altrove di non conoscere il Vangelo secondo me, ci tengo a sottolineare un particolare che bene illustra come si genera un mito universale, nonché la fondatezza della presunzione della Bibbia come deposito della Parola ispirata e rivelata da Dio.
In verità, in verità vi dico: Gesù non ha mai parlato di cammelli e crune d’ago (aveva tanti difetti quell’uomo, ma di certo sapeva inventar parabole ed esempi intelligenti e coerenti), ma di far passare gomene negli aghi.
Il tutto è un errore di trascrizione/traduzione medioevale, che è diventato assioma!
@ giacomo govi
Non condivido quella frase, penso piuttosto che ogni persona di buon senso, ricca o no, capisca che non si può tirare la corda fino a sfilacciarla e romperla. Conosco da decenni Lorenzo Molinari, ha studiato e anche onsgnato in Bocconi, ma non è “un professore della Bocconi”, anche se questa università, con l’attuale rettore, Francesco Billari, sta cambiando molto, e in meglio. E’ un demografo, figlio di immigrati siciliani, con una bella stopria personale
Anche io sono rimasto stupito dal taglio di questo articolo, visto l’autore. Quello che dice e’ un ragionamento puramente matematico che in teoria potrebbe anche stare in piedi, ma appunto in teoria. In tutto l’articolo non ho letto, se non erro, la parola lavoro. Davvero pensa che con la sola redistribuzione ( ammesso che sia possibile farla e come con tasse sempre più alte?) e quindi una sorte di stato super assistenzialista si potrebbe risolvere il problema? Già mi vedo i fiumi di soldi di sovrattasse finire nelle tasche di chi certo non ne avrebbe bisogno.
La chiave e’ dare lavoro. Questa e’ l’unica via che oltre a redistribuire da’ anche dignità ed e’ il vero motore di un sistema macroeconomico sano. Di certo un professore della Bocconi lo sa meglio di me.
#7
Si può far tesoro delle esperienze e migliorare.
Ad esempio i rottami dei robot picchiarli in testa a chi li vuole sostituire alle persone.
Che ne penserà l’intelligenza artificiale quando qualcuno gli picchierà un martello addosso? Sapra evitarlo?
@6 ma Gesú disse anche “la parabola dei talenti” …
per non dire di Max Weber e della sua “Etica protestante protestante e spirito del capitalismo”
Gli operai tessili inglesi a fine ‘700 presero a martellate i telai a vapore. I risultati non furono proprio entusiasmanti …
Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». (Dal Vangelo secondo Matteo)
La mia speranza è che la classe lavoratrice, i poveri, i mwno abboenti e sfruttsti, che a causa dei robot e intelligenza artificiale perderà il lavoro diventando ancora piu poverj e ricattati. si svegli, si ribelli e prenda a martellate i robot e li riduca in rottami.
Prevedo che una qualche forma di redistribuzione si renderà necessaria tra qualche anno al fine di sostenere la vasta quantità di popolazione che si troverà senza lavoro a causa del “combinato disposto” di due innovazioni tecnologiche: i robot antropomorfi e l’intelligenza artificiale. Non credo di poter essere tacciato di “luddismo” considerando che le due innovazioni sopracitate produrranno macchine in grado di svolgere moltissimi dei lavori oggi svolti da esseri umani. L’unica strada percorribile, a mio parere, è l’innalzamento della tassazione per le organizzazioni che impiegheranno queste macchine le quali, per altro, non devono essere pagate, lavorano giorno e notte e non scioperano. Quindi risulterà molto più conveniente impiegare una macchina rispetto ad un essere umano. Una parte consistente di questa “convenienza” dovrà essere versata alla Stato sotto forma di tributi e ciò per consentire allo Stato di redistribuire questa ricchezza. Attraverso tale redistribuzioni si eviteranno le tensioni sociali conseguenti alla presenza di elevate quantità di “senza lavoro” e si consentirà a queste persone di continuare a consumare, elemento essenziale della società capitalistica.
Che un ex docente della Bocconi scriva cose tipo:”è interesse dei ricchi e dei potenti mantenere la classe dei Benestanti a un livello tale da saturare l’offerta a loro destinata, evitando di scontentarla troppo, e mantenere le classi povere a un livello tale da non farle insorgere, rendendole servili al punto da farle sentire riconoscenti del “pugno di riso” ricevuto come salario o in beneficenza; inoltre, i ricchi e i potenti salvaguardano la loro incolumità attrezzandosi con strumenti tecnologici di controllo sempre più invasivi con cui ingabbiare l’umanità (gli ingegneri Benestanti progettano le loro stesse gabbie e gli operai Fragili le producono) e con governi sempre più autoritari, polizieschi e repressivi.”
A me risulta piuttosto stupefacente. Salvatore, concordi con tale (cupa) visione?
Grazie Lorenzo per un’analisi che non indica soluzioni miracolisitiche ma che costringe anche i vari Mirko della situazione a porsi delle domande che preferirebbero eludere
Potrà sembrare un paradosso cinismo, ma i poveri, tanti poveri, sono necessari anche al sistema ipercapitalistico e iperconsumistico. Il punto è che un ricco mangia al massimo 3 volte a giorno, mentre i poveri, pur mangiando (a volte a stento) una volta la giorno, sono milioni, se non miliardi, e assicurano una estesa platea di consumatori di prodotti di base. Paradossalmemnte, quindi, i sistemi economici più evoluti avranno sempre interesse a mantenere una larga base demografica di poveri… Purtroppo la realtà è fatta così…