Basta vie ferrate!

Oggi sarà inaugurata una nuova via ferrata sulla parete di Montebello di Bertona, un piccolo comune in provincia di Pescara, in Abruzzo, situato nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. L’opera, sotto la direzione della guida alpina Gino Perini, è stata realizzata nell’ambito del progetto “I colori delle rocce” elaborato dalla cooperativa COGECSTRE, che gestisce da molti anni la Riserva Naturale (e Oasi WWF) del Lago di Penne. L’impianto ha suscitato molte reazioni, dall’accoglienza entusiasta alla critica più ferma. Al riguardo dell’evento, alle ore 14 dell’11 settembre 2025, è stato trasmesso da RaiTre regionale un servizio che non dava minimamente spazio ai dubbi e alla critica. In seguito alla presa di posizione della nota guida alpina abruzzese Giampiero Di Federico, Fernando Di Fabrizio (uno dei responsabili del progetto “I colori delle rocce”) gli ha scritto una lettera che riportiamo più sotto, assieme alla risposta che ne ha avuto.
Così scrive Montagna.TV: “Sembra francamente pretestuoso, invece, l’appello contro la ferrata di Monte Bertona lanciato nei giorni scorsi da Mountain Wilderness Abruzzo attraverso il sito aquilano Newstown.it. Non c’è dubbio, come scrive l’associazione ambientalista, che le ferrate siano “banalizzazioni dell’esperienza in montagna”, e che debbano essere limitate. Ma le rocce del versante pescarese del Gran Sasso, affacciate sui colli, circondate dal bosco e già percorse da molti itinerari attrezzati a spit, non sono ambienti selvaggi da tutelare a ogni costo, ma permettono interventi che sul Corno Grande o sul Corno Piccolo non sarebbero ammissibili“.

Monte Bertona

Dal Gran Sasso a Montebello: la montagna ha davvero bisogno di nuove ferrate?
di Martina Colabianchi
(pubblicato su news-town.it il 10 settembre 2025) 

Stiamo “antropizzando” troppo la montagna, così come abbiamo fatto con i luoghi urbani?

È la domanda che si pone l’associazione internazionale Mountain Wilderness, impegnata da anni nella tutela degli ultimi spazi incontaminati e nella promozione di una maggiore consapevolezza ambientale tra gli amanti della montagna.

Il riferimento è alla realizzazione di una nuova via ferrata sulla parete di Montebello di Bertona, una storica e apprezzata falesia di arrampicata sportiva a bassa quota.

Le vie ferrate sono percorsi attrezzati con cavi, scalette e pioli, nati per facilitare l’accesso alle zone di alta montagna anche ai meno esperti. La prima fu realizzata nel 1843 in Austria, ma furono le esigenze belliche della Prima Guerra Mondiale a farle proliferare sulle Alpi, in particolare in Dolomiti e Alpi Giulie.

Oggi in Italia esistono oltre 400 vie ferrate, concentrate soprattutto nella catena alpina. Anche il nostro Gran Sasso ne conta sei, tutte storiche e legate a un valore culturale riconosciuto, anche dal Club Alpino Italiano, che in più occasioni ha espresso la necessità di limitare le nuove ferrate per preservare la montagna nella sua forma originaria.

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L’associazione, per voce di Massimo Tudini, responsabile Abruzzo di Mountain Wilderness, Mario Marano Viola, attivista della stessa associazione e Giampiero Di Federico, guida alpina e co-fondatore di Mountain Wilderness international e Italia, muove delle considerazioni che si sposano proprio con la linea del CAI.

Il rischio sarebbe quello di banalizzare l’esperienza alpinistica, riducendo l’imprevedibilità, la libertà e il valore formativo dell’andare in montagna. Per questo, i tre fanno loro il pensiero di Carlo Alberto Pinelli (maître à penser dell’ambientalismo montano), che ritiene che «le vie ferrate sono divertenti, favoriscono un piacevole impiego delle proprie predisposizioni atletiche, permettono di fotografare i monti da una diversa prospettiva, vero. Ma dove va a finire la libertà di decidere il proprio itinerario, appiglio dopo appiglio, la capacità di imparare dai propri errori, l’ingegnosità di individuare vie d’uscita dalle difficoltà e dai pericoli? Le vie ferrate favoriscono atteggiamenti passivi, (tanto ci sono cavi e scalette a guidarci passo passo) non sono formative; non ci liberano dai condizionamenti urbani di cui siamo succubi e non contribuiscono a rivelarci aspetti creativi della nostra psiche che giacevano sul fondo, senza possibilità di emergere e di esprimersi. Restano solo un gioco epidermico».

A questo, si aggiungerebbe anche un pericolo per la sicurezza, con una montagna sempre più frequentata anche da chi, poco esperto, si avventura senza un’adeguata preparazione ed attrezzatura. «È evidente inoltre che la falsa sicurezza data da cavi metallici, dai cartelli di accesso più in generale da un ambiente addomesticato, è un invito più o meno esplicito agli escursionisti a sottovalutare il terreno cui si muovono e ad assumersi rischi superiori alle proprie capacità».

«La Ferrata a Montebello di Bertona si svolge a bassa quota, non porta a nessuna parte significativa, interseca alcune vie in roccia sottostanti – scrivono gli esperti dell’associazione Mountain Wilderness -. È un impatto fin troppo visibile su quell’ambiente. Perché farla? È a nostro parere una della tante banalizzazioni dell’esperienza in montagna, come vedere un lupo in natura e un lupo in cattività. Non è la stessa cosa».

«Le ferrate storiche, come abbiamo detto, sono diventate una sorta di patrimonio del nostro Gran Sasso e stanno bene così come stanno e vanno manutenute. Di nuove ferrate, fondamentalmente inutili, non ne vediamo la necessità. Sperando anche che in questa ferrata a Montebello, non si sia ripetuto l’errore
pericoloso e grave, dei fittoni con gli occhielli di uscita (per un’ eventuale corda di sicurezza),
rivolti verso il basso, come alle ferrate al Gran Sasso – concludono -. Buona montagna».

Nota alla Redazione di RaiTre
di Massimo Tudini (Mountain Wilderness Abruzzo)
Gentile redazione di RaiTre, mi permetto di intervenire a nome della sezione Abruzzo di Moutain Wilderness sul servizio trasmesso durante l’edizione delle ore 14 del giorno 11 settembre 2025 riguardante l’apertura della ferrata realizzata a Montebello di Bertona.

Pur non espressamente citata nel servizio, la nostra Associazione si sente direttamente coinvolta in quanto è stata l’unica che ha pubblicamente sui canali di informazione ha espresso alcune perplessità in ordine all’impianto in questione.

E’ bene precisare subito che Mountain Wilderness non è un gruppo di “appassionati di montagna”.

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Come ogni passione umana anche chi pratica a vario titolo la montagna merita rispetto e considerazione per cui senza nulla togliere a chi pratica a livello basico i sentieri o le vie di alta quota è doveroso precisare che la nostra Associazione è un’associazione ambientalista riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e, come tale, titolare di una serie di prerogative di legge, per certi aspetti anche molto incisivi rispetto alla tutela dell’ambiente naturale in genere e di montagna.

Le nostre perplessità sono scaturite dalla considerazione che lo sviluppo della montagna non può avvenire trasformandola in un parco giochi e trasferendoci approcci e strumenti inappropriati come può essere il proliferare di vie ferrate che non fanno altro che aumentare il rischio nella frequentazione. Sembra paradossale ma è così.

Questo tipo di impianti, se diffusi oltre misura generano l’idea che basta possedere l’attrezzatura e che tramite il loro utilizzo sia possibile raggiungere la vetta di una montagna, che, in questo caso, per giunta non ci pare di poter intravvedere nel sito di Montebello di Bertona.

Il riferimento fatto alle tradizionali vie ferrate del Gran Sasso non è casuale in quanto raccontano una storia.

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Per esempio, la ferrata “Brizio”, ora ridenominata dei Ginepri, tra l’altro ora inagibile, racconta due storie la prima legata al cambio di denominazione, su cui non è il caso di approfondire in questo contesto, e l’altra che la vuole legata alla necessità degli alpinisti provenienti dal versante aquilano del Gran Sasso di raggiungere più rapidamente la base delle pareti del Corno Piccolo da cui attaccare per le vie di salita.

Le nostre non sono considerazioni che nascono dal nulla: la nostra Associazione, oltre ad essere la sezione italiana di un movimento internazionale, è formata in larga parte da alpinisti professionisti e annovera tra i fondatori persone di rilevanza nazionale e internazionale (Carlo Alberto Pinelli, Carlo Alberto Graziani, Reinhold Messner, ecc).

La sezione abruzzese forse non è molto numerosa, ma è formata da professionisti di montagna e certamente possiede gli strumenti critici che le permettono di andare un po’ oltre un semplice gruppo di appassionati.

Fernando Di Fabrizio

ettera di Fernando Di Fabrizio (11 settembre 2025)
Caro Giampiero, scusami se ti scrivo un messaggio privato, ci conosciamo da 50 anni pertanto credo che possiamo permetterci inutili formalismi, credo che se riesco più in là proverò a scrivere una mia lettera aperta rispetto alle tue e vostre critiche avanzate sulle azioni del Monte Bertona. Premetto che la critica resta il sale della democrazia e come diceva Bertold Bretch a volte bisogna sedersi dalla parte del torto, quando tutte le sedie sono occupate… Naturalmente non posso entrare adesso nel merito della vostra contestazione (mi piacerebbe parlarne anche con Mario Viola) ma vorrei solo segnalarti che al Progetto i Colori delle Rocce ho lavorato per 5 lunghissimi anni producendo centinaia di pagine di relazioni e studi complessi, basta solo ricordare che su 18 falesie di arrampicata solo 8 sono state considerate (da me) idonee per uno sviluppo sostenibile perché vicino le strade. Le altre sono state scartate perché utilizzate da specie anche rare di uccelli rapaci. Il Bertona è stato monitorato tre anni per verificare la presenza del Falco Pellegrino che in realtà si è spostato mille metri più a sud. Abbiamo dunque cercato di eliminare il più possibile impatti antropici dannosi. Dobbiamo però ammettere che in mezzo secolo di attività sul Bertona e sulle altre falesie non siamo riusciti a incidere minimamente sull’inversione di tendenza rispetto allo spopolamento delle aree interne. La popolazione di Montebello è scesa da 1493 abitanti del 1971 a 843 del 2024. Oggi per ogni giovane ci sono 4 anziani (oltre 65 anni). Dunque “I colori delle rocce” ideato da me dopo due battaglie difficili di tutela ambientale per evitare un taglio di un bosco a Colle Bacchettone di Montebello e l’ingabbiamento della Sportella a Farindola (entrambi i progetti erano appaltati), rappresenta un nuovo modo di valorizzare il territorio montano con 14 azioni articolate e concatenate con la speranza di ricreare un minimo di economia circolare che possa rallentare il trend negativo ormai apparentemente inarrestabile. Non sono diventato di colpo un aggressore o di strutture dei valori ecologici della montagna. Ti faccio notare che domani sera 12 settembre alla Conferenza di Silvio Mondinelli presenterò un documento che ho preparato su Etica e Sicurezza in montagna per lanciare un appello ai comuni che vogliono costruire la strada Colledara Prati di Tivo. Come vedi utilizzo la presentazione della nuova ferrata che era un vecchio tracciato di discesa disegnato da Dante Foschini oltre 30 anni fa, per rilanciare nel vasto pubblico una nobile petizione per impedire un nuovo scempio sul Gran Sasso. Ma la finisco qui altrimenti rischio di abusare del tuo tempo, ti saluto con una lieve amarezza, avrei gradito una tua telefonata per chiedere informazioni più approfondite, come ho sempre fatto non avrei omesso nulla e forse ti potevo informare meglio sulle azioni avviate, ma ognuno è libero di agire come meglio crede. In questi giorni tristi per l’intera umanità precipitata nei conflitti più atroci, la questione Bertona interessa davvero poco, tuttavia ti segnalo un documentario più esaustivo sul Bertona che andrà in onda martedì prossimo su Tv6 alle 21, si tratta di 37 minuti ricchi di contenuti dove potrai trovare spunti per nuove eventuali critiche. Buona serata.
PS. Ti invio il documento nel caso tu vorresti firmarlo.

Giampiero Di Federico

La risposta di Giampiero Di Federico
Caro Fernando, da sempre sono stato contrario alla proliferazione di vie ferrate, bivacchi fissi in posti inutili, e anche parchi giochi. Anche se quest’ultimi sono ben frequentati e danno lavoro a molte persone.

Come guida alpina, ripeto quasi ogni settimana le vie ferrate al Gran Sasso, e sulle ferrate ho scritto anche un manuale come certamente sai. Sono ferrate storiche ed è bene che ci siano.

Quando nel 1992 stilai assieme alle associazioni ambientaliste (WWF, Legambiente, Arve) un protocollo d’intesa per la realizzazione del “progetto Roccamorice” lo feci perché ero preoccupato per l’avifauna nidificante in parete. Nonostante che Massimo Pellegrini (ornitologo e wwf) assicurasse che non c’erano significative presenze di specie a rischio.

Ciononostante stabilimmo ed io ne fui felice, alcune regole: limite al numero massimo di frequentatori, chiusura di vie adiacenti ai nidi per il periodo occorrente per la crescita e involo dei pulli, e soprattutto di non fare arrivare le vie alla sommità della parete cercando di stare molto al di sotto, al fine di consentire lo spazio necessario all’avifauna nidificante.

Una ferrata che invece chiude la parte sommitale, a guisa di un cappello, non mi sembra l’ideale ma non solo per i motivi su citati.

Spesso vado a Pennapiedimonte per scalare con i miei allievi e passo e ripasso davanti una ferrata realizzata almeno 10 anni fa sulla parete di una ex cava. Beh, non ci ho visto mai nessuno.

Diversamente sia della parete di Pennapiedimonte sia anche del Parco Avventura della vicina Piana delle Mele, sempre pieni gente e di persone che ci lavorano.

Pertanto non penso che questa ferrata (ma poi perché la chiami con altri nomi? “Colore delle rocce”, “maratona verticale”) possa “portare pane a casa” nello spopolato paese di Montebello. Forse più le numerose e belle vie di arrampicata realizzate e storiche della parete sottostante e della zona. Mi parli anche di come frenare l’esodo che contraddistingue i paesi montani tutti.

Come ho scritto nel mio La vita è fredda forse è il caso di incidere con una buona politica fiscale più che con l’assistenzialismo che vedo predicare da più parti. Che è (e non può non essere) provvisorio, debole, non strutturale.

La mia adesione a Mountain Wilderness Italia e internazionale, già dal 1987 come co-fondatore assieme ai più grandi alpinisti del mondo, fu libera, appassionata ed entusiasta.

Così come il “commando” che feci con Messner e Gogna per bloccare la funivia più alta del mondo, o ancora la partecipazione come alpinista italiano alla spedizione internazionale al K2 per liberare il colosso himalayano da 20 km di corde fisse e scalette metalliche, tre tonnellate di rifiuti, quintali di medicinali gettati nei crepacci. E qualche anno dopo con le manifestazioni continue su nostro Gran Sasso per farlo diventare parco nazionale.

Infine caro Fernando il mio rapporto personale di stima e di amicizia con te, da parte mia resta integro, non certo inficiato da questa vicenda che ci ha visti e ci sta vedendo coinvolti. Ti abbraccio.

Nota
Montebello di Bertona è uno dei 16 Comuni abruzzesi beneficiari del partenariato speciale per la valorizzazione del patrimonio pubblico (sub misura B2.2 del Piano complementare sisma 2009-2016), soggetto attuatore Unioncamere, finanziamento totale 42 milioni.
Il progetto: “I colori delle rocce” (contributo richiesto: euro 2.490.000,00) è finalizzato alla valorizzazione del patrimonio sociale, ambientale e culturale del territorio vestino, rappresentato dai Comuni proponenti, e si realizza attraverso azioni d’implementazione delle realtà lavorative e sociali presenti. Il progetto, in particolare, parte dalla riqualificazione delle vie di arrampicata sulle falesie, sport diffuso e reso possibile dalle caratteristiche geomorfologiche dell’area. Tale attività attualmente sconta un gap in termini di coordinamento e di strutture dedicate. La strategia del progetto è finalizzata all’organizzazione in “rete” degli interventi, in modo da condividere le strutture, la comunicazione, le informazioni e le competenze.

Basta vie ferrate! ultima modifica: 2025-09-13T05:55:00+02:00 da GognaBlog

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23 pensieri su “Basta vie ferrate!”

  1. È vero che tanti hanno iniziato ad arrampicare anche salendo le ferrate. Quante sono le ferrate, centinaia, migliaia? Se su una parete si trova una ferrata, ciò rende legittimo aggiungerne altre 99? Ce la facciamo a rimanere fermi, ad usare ciò che esiste già in abbondanza? L’ ossessione delle opportunità.

  2. Credo sia la prima volta che leggo un commento di Crovella moderatamente sensato… se ci voleva una inutile ferrata, viva la ferrata!
    Battute a parte, esattamente come per le croci di vetta e i comprensori sciistici (anche se i valori di riferimento sono ovviamente diversi), l’epoca “storica” ci ha lasciato un ingente patrimonio di strutture e simboli che ha senso mantenere e continuare a rendere fruibili. Costruirne di nuove è, semplicemente, una idiozia. Sia una ferrata, o una seggiovia, o una nuova croce di vetta. E già che ci siamo, visto che Marcello evoca il terrorismo, perchè non iniziare a tagliare le manine a quelli che installano le panchine giganti? Così, giusto per dare un segnale…

  3. Io ho cominciato la mia carriera alpinista facendo ferrate a 15 anni, tra l’altro senza raggiungere una cima. Sono diventato guida alpina. Questo per dare il mio contributo personale alla affermazione che”Le vie ferrate favoriscono atteggiamenti passivi, (tanto ci sono cavi e scalette a guidarci passo passo) non sono formative; non ci liberano dai condizionamenti urbani di cui siamo succubi e non contribuiscono a rivelarci aspetti creativi della nostra psiche che giacevano sul fondo, senza possibilità di emergere e di esprimersi.”. Non dico che diventeranno tutti guide alpine, ma mi pare che, per contro, si esageri un po’ con le pretese educative. Per chi vive camminando solo su marciapiedi di una città anche un sentiero battuto è un’occasione per “rivelarci aspetti creativi della nostra psiche”; basterebbe accompagnarli a fare questa esperienza e spiegare cosa succede camminando su un terreno accidentato e come affrontarlo. Sono “esperienze”, e garantisco che la ferrata per tanti è una esperienza molto forte, altro che “ falsa sicurezza data da cavi metallici, dai cartelli di accesso più in generale da un ambiente addomesticato“. In ogni comunità umana ci sono i cretini che credono di essere invincibili, e perciò invogliati dal cavo e dai grandini senza leggere i cartelli, ma qui mi pare che si stia faccendo della sterile polemica.
    Sul resto, contestualizzerei la cosa. Non sono amante della proliferazione delle ferrate, ma il progetto mi pare ben ponderato, ci sono i soldi, si è fatta un’analisi sul luogo (falesia frequentata e accessibile), sull’impatto ambientale (osservazione triennale sull’avifauna), forse contribuirà all’economia locale; si valuterà. (a San Pietro in Valdastico mi pare che abbia funzionato con le ferrate delle Anguane). Insomma, non mi piacciono le visioni nero-bianco. Semmai mi preoccupa di più la proliferazione senza controllo delle falesie di arrampicata, sorte spontaneamente grazie al lavoro volenteroso di alcuni, ma che creano tanti problemi di convivenza con i locali, spesso proprietari del terreno attorno, perchè cresciute senza nessun accordo e regolamentazione. 

  4. Ma che state a dire ???? Ma per piacere, viva le vie ferrate ! E tra l’altro, la ginepri funziona ed è aperta. 

  5. Ma che state a dire ???? Ma per piacere, viva le vie ferrate ! E tra l’altro, la ginepri funziona ed è aperta. 

  6. Purtroppo chi decide è il “DIO DENARO”. LA FLORA – LA FAUNA – L’AMBIENTE – LA NATURA –NON INTERESSANO. Attira solo ciò che porta i soldi. LE FERRATE, per invogliare le persone a frequentarle anche se non esperte, possono essere chiamate con nomi ATTRATTIVI come “I colori delle rocce E maratona verticale”, come la ferrata di Monte Bertona. Certamente non risolve lo spopolamento di questo comune! Montebello di Bertona.  Il commento di EH del 14 Settembre 2025 alle 11:35 –  Regattin ha perfettamente ragione. Lo stesso Montani (PRESIDENTE NAZIONALE DEL CAI), si lamentò, al congresso di Roma, di questa palese ipocrisia. COSA HA FATTO? CONSIDERANDO CHE ALLA INAUGURAZIONE DELLA FERRATA C’ERANO SOCI DEL CAI?
     

  7. Il problema ambientale della montagna non sono sicuramente le ferrate; ma smettendo di ferrare ogni angolo delle Alpi, Prealpi e Appennini col pretesto di avvicinare la Montagna a tutti, si eliminerebbe una delle cause fondanti della banalizzazione,  della facilitazione e del sovraffollamento di tante cime. O no? 

  8. che palle che fate venire. Come se il problema ambientalistico e della montagna fossero le ferrate…

  9. Regattin ha perfettamente ragione. Lo stesso Montani si lamentò, al congresso di Roma, di questa palese ipocrisia.
    C’è anche da dire che tante sezioni abruzzesi non hanno partecipato ieri proprio in segno di dissenso, seppur non esplicito.

  10. Molto d ‘accordo con te regattin. La mia decisione di abbandonare il CAI è anche per il menefreghismo al rispetto dell’ ambiente che è approvato nel bidecalogo. Quanti soci ne sono a conoscenza?

  11. Il Bertona è nato come un sito di arrampicata che oggi definiremmo trad , proprio per merito di Fernando Di Fabrizio e dei suoi compagni .                                                      Poi sono state aperte numerose e belle vie a spit  , a fianco delle più antiche vie tradizionali .                                             Oggi non mi scandalizzo per la realizzazione della ferrata  , che non interferisce con i tracciati di arrampicata, e almeno dalle foto , non sembra aver un grande impatto visivo .                         Sinceramente ,avrei  però preferito che quella parete fosse rimasta  il  piccolo luogo d’ avventura che tanto mi aveva affascinato da adolescente .
     
    Fabrizio Rulli

  12. Chissà quali arrampicate sugli specchi avranno piacere di fare per giustificare l’opera.

    Se ne sbattono.

  13. Cosa ci fanno tutti quei presidenti di sezioni CAI all’inaugurazione? Lo sanno o no che nel loro bidecalogo c’è scritto che “il CAI è, e resta, contrario all’installazione di nuove vie ferrate e/o attrezzate. Si adopera, ovunque possibile, per dismettere le esistenti, con la sola eccezione di quelle di rilevante valore storico, e/o per la messa in sicurezza di particolari passaggi lungo itinerari molto frequentati.”
    Chissà quali arrampicate sugli specchi avranno piacere di fare per giustificare l’opera.

  14. Non occorrono tante pippe: stop alle ferrate, plaisir o non plaisir! Come è possibile che il piccolo gruppo delle Tofane, da solo ne conti ben 10, dicasi dieci? E per metà ricada in un Parco Naturale?

  15. Cominetti,  Lei non pensa che ci sia un nesso tra il benessere diffuso che questo mai abbastanza vituperato sistema economico ha prodotto e la liberazione di energie psichiche, mentali , morali orientate  all’ambiente,  all’animazione, all’ecologia?
    Insomma non è proprio di una società ricca di beni e tempo libero – tempo libero che è la fonte del suo guadagno come guida – dedicare energie a beni “superiori”?

  16. A mio avviso il proliferare di vie ferrate potrebbe vedere un aumento di incidenti.Se vai a fare una ferrata devi comunque essere un alpinista nel senso pieno,devi essere uno che arrampica con sicurezza sul terzo/quarto grado,la ferrata magari ti aiuta,ti dà sicurezza o ti fa fare del quinto.Quando leggi “via ferrata facile” non puoi dimenticare che il “facile” è in un contesto comunque alpinistico,altrimenti ci vai con i bambini piccoli e le scarpe da ginnastica,come è capitato.

  17. Enri, concordo con quello che dici ma la questione è molto più complessa ed estesa. I ragazzi che scalano a 15 anni sull’8b non c’entrano nulla con l’enorme massa dei potenziali fruitori di vie ferrate. Nelle zone storiche come le Dolomiti, le ferrate sono un’attrazione di massa da sempre, alla stregua degli impianti invernali per lo sci. (Gli skilift sono praticamente scomparsi, oggi si punta alle seggiovie 6 posti o alle cabinovie, tanto per…)
    Rispetto a un etica che riguarda una piccolissima minoranza rampicante, ne corrisponde una composta da milioni di utenti, che determina l’economia di valli, provincie e regioni influendo sul pil di paesi interi. Giusto o sbagliato che sia, non si può fermare una siffatta macchina (sostenuta in più modi dallo Stato stesso) ormai lanciata a velocità folle.
    E per avere la ricchezza di pochi e di tutti gli “aspiranti ricchi” (che io chiamo feccia umana) servono le guerre, le fabbriche di armi, gli accordi lerci tra Stati e…le vie ferrate e i parchi avventura!
    Vedo solo due rimedi:
    1) l’astenersi volontario dal frequentare certe modalità di percorrenza dei luoghi. Che è quello che come appassionato e guida faccio e induco a fare.
    2) il terrorismo.
     
    Altre forme richiedono sacrifici che nessuno nella massa appecorata è disposto a fare. Mi sembra.

  18. Dimenticavo se vogliamo pensare alle nuove generazioni come sempre si dice ricordiamoci che oggi a 15 anni i ragazzi come scalano su grado 8 e oltre 
    Che senso ha una ferrata? Strumento invasivo fatto per mentalità’ anziane. 

  19. Bisogna limitare  le ferrate, anche per non disturbare la nidificazione di uccelli.  E ora che l’uomo faccia un passo  indietro.  Non c’è  abbastanza spazio  per gli animali.
    Bisogna ricordare che noi siamo un anello  , non dominatori.

  20. la Ferrata è la massima espressione di banalizzazione della montagna. Se la gioca con gli ski-lift. All’ altro capo della classifica sta lo spit, tutti strumenti per banalizzare ma con gradazione completamente diversa. Mettiamoci però d’accordo. Tutte le ferrate banalizzano la montagna e richiamano gente che di montagna non sa nulla. Anche quelle storiche quelle del Monzino quella del Gorbeillon. Quindi andrebbero eliminate. Poi ci lamentiamo dell’over tourism. E infine leggo se non erro che sono stati usati fondi pnrr. Complimenti bel frattempo per qualcuno in carrozzina non ci sono i soldi per farsi assistere. Cose assurde. 

  21. Vivere costa sempre di più. Anche i più convinti anticonsumisti, tra cui mi schiero, non riescono a sfuggire a certi adempimenti. 
    I soldi ci sono. Ce ne sono troppi! Ovunque. E ovunque si vedono opere spesso inutili che proliferano per aggiudicarsi finanziamenti che poi danno lavoro.
    I politici tutti promettono posti di lavoro!
    Per questo sono nati Infiniti obblighi e omologazioni. Per dare lavoro a qualcuno, anche quando non serve.
    Una via ferrata in un comune che si spopola è un modo come un altro per creare un qualche indotto locale. A volte funziona, a volte no.
    L’avifauna, il rispetto per le rocce e l’etica alpinistica (argomenti sulla cui difesa concordo pienamente) sono gocce nel mare a confronto degli interessi economici che a monte regolano tutta la macchina che ormai è impossibile soltanto frenare. 
    L’esistenza stessa dell’ambientalismo ha il solo scopo di far sapere che c’è qualcuno che non è d’accordo!
    Qualcuno che non si sente complice!
    Alleggerisce individualmente qualche coscienza ma non non produce quasi mai risultati sul campo.
     

  22. Come in tutti i risvolti della vita, non sono le “cose”, gli oggetti o gli strumenti in sé che in automatico sono buoni o cattivi. Essi diventano cattivi in funzione dell’uso e soprattutto dell’abuso da parte della specie umana. Il concetto di ferrata in sé non necessariamente è sbagliato, inquinante e contro natura: allora lo è anche una vita tutta a spit. Però si è abusato di ferrate e ormai ce n’è una ogni angolo. Spesso sono attrezzate da professionisti di varie categorie, per portare gente “alla giornata”, che si presenta nuda e cruda e, pagando la quota, viene vestita, accompagnata e riportata all’auto. Insomma le ferrate, per loro sfortuna, sono diventate uno dei tanti tasselli della montagna in stile Gardaland e questo in effetti non fa bene né alle montagne né al concetto di ferrata, che, in sé, io non disdegno in assoluto, ma il “troppo stroppia” e ormai siamo ben al di là dei limiti ragionevoli.

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