Bernardo e Luisa: le ali della libertà

Bernardo e Luisa: le ali della libertà
di Chiara Baù
(pubblicato su imperialbulldog.com il 2 luglio 2020)
Tutte le foto sono dell’autrice

Un venerdì mattina a metà giugno. Dopo una settimana di pioggia ininterrotta splende il sole. La mia passione per gli orsi mi spinge a un centinaio di chilometri da Milano, al passo dell’Aprica in provincia di Sondrio, nel Parco delle Orobie Valtellinesi.

In lontananza il gruppo montuoso dell’Adamello lievemente imbiancato sembra darmi il benvenuto. Bernardo mi aspetta sotto un arco di legno, all’ingresso del paese. Non lo conosco di persona. Una telefonata per comunicargli il mio interesse per gli orsi e in un batter d’occhio mi ha invitato a visitare il suo Osservatorio faunistico, nonostante il periodo di chiusura. Nessuna complicazione. Riscontro sempre nelle persone che si dedicano alla natura un imprinting di spiccata disponibilità e gentilezza, come se la semplicità della natura si fosse impossessata del loro carattere.

Dobbiamo provvedere a portare il cibo agli orsi. Di certo un appuntamento inusuale da segnare in agenda. Con un furgoncino fuoristrada saliamo in quota fino all’arrivo degli impianti del Palabione. Durante il tragitto tempesto di domande Bernardo che con pazienza soddisfa ogni mia curiosità sui due orsi che sto per incontrare.

Mi trovo nell’Osservatorio Eco-faunistico Alpino dell’Aprica, una struttura unica nel suo genere, progettata da Bernardo Pedroni, biologo naturalista che la dirige insieme alla moglie Luisa Meregalli dal 25 luglio 1997, anno dell’inaugurazione. Si tratta di una vasta area di oltre 25 ettari, al cui interno si snoda un itinerario didattico-naturalistico attrezzato, che offre al visitatore l’opportunità di conoscere vari aspetti della natura e osservare da vicino nel loro ambiente diverse specie animali e vegetali presenti nel parco, tra cui camosci, stambecchi, rapaci notturni, animali talvolta recuperati in quanto feriti, malati o abbandonati. Bernardo, nato a Milano, ha seguito il richiamo per l’amata Valtellina. La passione per il gallo forcello (Tetrao tetrix) l’ha portato a svolgere una tesi di campo in completa solitudine in un bivacco a duemila metri d’altezza sulle montagne dell’Aprica.

Qui ha osservato per ben quattro mesi il tetraonide nel periodo degli amori. Proprio in quell’occasione Bernardo ha avuto l’idea di un’area protetta.

Come in una favola… c’erano una volta due orsi bruni che vivevano in condizioni disumane e crudeli in Bulgaria: Buya e Medo, maschio e femmina di 15 e 16 anni, entrambi nati in cattività. Il maschio sequestrato ad un circo itinerante che lo deteneva fin da cucciolo, rinchiuso in un carrozzone. La femmina, imprigionata all’interno di un recinto di cemento di pochi metri quadrati senza un filo d‘erba, in un centro di allevamento abusivo per essere rilasciata ad uso venatorio e fungere da bersaglio ai cacciatori.

La bella notizia è che questi orsi sono tuttora vivi grazie a persone come Bernardo e Luisa, che ridanno dignità ad animali preda della crudeltà umana. Non solo, ma orsi che possono finalmente godere di un benessere a loro sconosciuto fin dalla nascita. Nati entrambi in cattività, non possono essere liberati in natura. Da sempre nutriti artificialmente, associano il cibo all’uomo. Ma l’area faunistica loro dedicata all’interno dell’Osservatorio ha ridato ampia libertà di movimento, libertà di abbondante nutrimento, libertà di godere di un esteso tratto di bosco, di assaggiare mirtilli, grattarsi il dorso contro gli alberi e fare il bagno in un laghetto che Bernardo ha appositamente costruito all’interno dell’area dedicata. Ogni giorno Bernardo sale alla stazione a monte per portare il cibo. Lo aiuto a caricare pesanti secchi carichi di ben 150 mele. Dopo anni di denutrizione e maltrattamenti gli orsi riconoscono in Bernardo un amico.

È il 4 agosto del 2019 quando i due esemplari arrivano all’Osservatorio. Per alcuni giorni non vengono fatti uscire nell’ampia area a loro disposizione allo scopo di farli assuefare alle grotte artificiali presenti all’interno. Pian piano gli orsi considerano quelle grotte un luogo sicuro, di loro proprietà, dove trovano frutta, verdura, carne, pesce e miele, la loro confort zone. La femmina viene rilasciata per prima dalla gabbia. Da tre metri quadrati può spaziare a un ettaro di territorio, protetta da persone che di lei si prendono cura. Percorsi con circospezione i primi passi nell’erba, abituata fino ad allora solo al cemento, ha iniziato ad esplorare l’area intorno. Così racconta Bernardo. Ha bevuto l’acqua al ruscello e si è diretta verso il laghetto, immergendosi immediatamente nell’acqua fredda.

Erano anni che non poteva fare il bagno nella sua prigione in Bulgaria. Un bagno liberatorio. Una nuova libertà. Dopo pochi giorni ha iniziato a manifestare i tipici comportamenti della sua specie, come strofinarsi la schiena contro gli alberi, pascolare sul prato, raschiare il terreno alla ricerca di qualche invertebrato. Poi è stato fatto uscire il maschio. Si potrebbe pensare ad una telenovela tra i due esemplari. Gli orsi già si conoscevano a distanza, in quanto, una volta sequestrati dal governo bulgaro grazie all’intervento di varie associazioni animaliste, erano stati rinchiusi in due recinti adiacenti, in attesa di una sistemazione definitiva. In realtà il primo incontro tra i due esemplari nell’area dell’Osservatorio è sembrato un incontro di pugilato piuttosto che un appuntamento romantico. La femmina ha sferzato una vigorosa zampata sul muso del maschio ferendolo ad un occhio. Forse il maschio pensava di avere un ruolo di comando, ma la femmina gli ha dato filo da torcere. Bernardo racconta come sia stato divertente osservare il maschio fare il bagno nel laghetto, intento a rosicchiare un tronco marcescente. Dopo il bagno si è sdraiato sul terreno a pancia all’aria e grattandosi la schiena sull’erba umida, si è ripetutamente girato e rigirato a mostrare una inesauribile contentezza per questa nuova libertà di movimento dopo anni di sofferenze e costrizioni. A distanza di un anno i due orsi convivono e condividono pacificamente la stessa area, un successo enorme.

Bernardo aggiunge che anche durante il periodo di lockdown non ha mai trascurato di portare loro il cibo necessario, avanzando ogni giorno a fatica nella coltre nevosa lungo un percorso impraticabile che richiedeva almeno due ore di cammino. Il benessere di Buya e Medo erano priorità assolute. Percepisco dalle parole di Bernardo, mio nuovo amico degli orsi, che nulla sia pesante o impossibile quando vuoi investire sforzi e impegno per la libertà e il benessere degli animali.

Scruto gli orsi negli occhi, li osservo mentre giocano, saltano, fanno il bagno e spontaneo è il ricordo che mi riporta ai momenti indimenticabili delle mie esplorazioni in Alaska, quando per ore mi accucciavo in riva al fiume a osservare gli orsi grizzly mentre indaffarati nell’acqua pescavano salmoni. Buya e Medo purtroppo non hanno mai conosciuto l’impagabile libertà della vita selvaggia, ma ciò che stanno assaporando da un anno a questa parte è una nuova realtà che sicuramente li appaga e li rende felici. Bernardo e Luisa li hanno salvati. Una favola che purtroppo non ha lo stesso lieto fine al di là dell’Oceano. È recente infatti la notizia che l’Amministrazione Trump sta definendo le regole per consentire ai cacciatori di uccidere orsi e cuccioli all’interno delle tane durante il letargo. Le nuove disposizioni permetterebbero ai cacciatori di usare delle esche per attrarre gli animali fuori dalle tane e poi ucciderli. Col dubbio che si tratti di fake news, mi rivolgo agli amici in Alaska che purtroppo mi confermano la notizia definendola loro stessi vergognosa. L’unica speranza di annullare il permesso sta nella disfatta elettorale di questo presidente.

Bernardo Pedroni e Chiara Baù

Non riesco a distogliere l’attenzione da Buya e Medo. Rimarrei ore ad osservarli tanto sono interessanti, curiosi e affascinanti. Bernardo mi fa presente quanto fossero magri al loro arrivo un anno fa. Ora sono ingrassati e fortunatamente non manifestano i comportamenti stereotipati che di solito animali in cattività palesano per tutto il resto della vita. Certo sono manifestazioni non del tutto scomparse, che capita a volte di notare in ripetuti percorsi avanti e indietro. Ma Bernardo fa di tutto per diversificare il loro comportamento e stimolarli continuamente a ritrovare quei comportamenti naturali presenti nel DNA ma scomparsi fin della nascita per i maltrattamenti subiti.

Nell’Osservatorio faunistico è anche possibile respirare un’altra atmosfera di libertà. Nel percorso didattico attraverso i 25 ettari dell’area non esistono barriere. Una condivisione completa del territorio che consente una distanza ravvicinata con gli animali, rispettando le opportune regole di sicurezza. L’osservazione diretta fornisce al visitatore una forma di condivisione del territorio che non prevede reti o barriere tra uomo e animale a serve inoltre a contrastare la paura atavica insita negli animali. È come vivere una situazione estemporanea che riprende l’antico rispetto esistente tra uomo e animali. Una libertà ritrovata, di cui forse ci siamo dimenticati.

All’interno dell’area didattica vivono anche alcuni esemplari di ungulati: camosci, stambecchi e caprioli che consapevoli probabilmente dell’impossibilità per il visitatore di uscire dal percorso obbligato dell’Itinerario didattico-naturalistico, si possono fotografare a pochi metri di distanza. Proprio grazie a questo stratagemma è possibile osservare gli animali nel loro ambiente naturale, rimanendo comunque sempre in gruppo ed in silenzio per non intimorirli. Ed è una scelta degli animali quella di mostrarsi, in quanto il percorso attraversa solamente poco più della metà dell’intera area didattica, rispettando spazi di isolamento e tranquillità dove gli ungulati possono rifugiarsi, come nel periodo delicato del parto.

Al visitatore in tal modo è data totale fiducia che, se rispettata, viene compensata dall’impagabile sensazione dello stretto contatto con l’animale. Qui il visitatore si trova in perfetta armonia, grazie anche alle nozioni impartite durante la visita guidata programmata una volta al giorno, dalle 8.30 del mattino a mezzogiorno.

Un’altra specie che si riproduce all’interno dell’Osservatorio faunistico è la timida lepre comune che a volte senza timore attraversa il sentiero davanti al visitatore. Nelle zone umide vivono anche alcune varietà di anfibi che si riproducono regolarmente.

Le varie specie di cince sono di facile avvistamento e si fanno ammirare mentre portano indaffarate il cibo ai piccoli nelle numerose casette-nido ubicate lungo l’itinerario didattico-naturalistico. Nel sottobosco nidifica anche il francolino di monte, e anche in questo caso non bisogna abbandonare il percorso segnato per non disturbare il successo riproduttivo di questa come quella di altre specie.

La ricchezza della zona è sicuramente dovuta alla presenza di alcuni formicai i cui abitanti, le formiche, rappresentano un insostituibile anello di congiunzione della delicata catena alimentare, sia perché si cibano di parecchi insetti, sia perché esse stesse costituiscono l’alimento per numerose varietà di uccelli che vivono nel bosco. Bernardo racconta di aver trasferito un intero formicaio all’interno dell’Osservatorio, salvandolo da una pista da sci. Sì perché anche i più piccoli esseri viventi vengono salvati da Bernardo e possono così riacquistare una nuova libertà.

Ad ogni animale la sua peculiarità. Si scopre così che i picchi hanno la lingua più lunga del becco, che tengono in un astuccio osseo del cranio sulla cui punta sono disposti uncini con cui agganciano le larve; ugualmente da scoprire l’intricata rete di cunicoli delle marmotte che cambiano tana traslocando nel periodo estivo.

Luisa Meregalli

Luisa, moglie di Bernardo, ha seguito l’evolversi dell’Osservatorio fin dalla fase di progettazione ancor prima di sposarsi. Anche lei è guida naturalistica del Parco delle Orobie Valtellinesi, si dedica con Bernardo alle visite guidate, alleva e addestra rapaci diurni e notturni, interagendo nelle dimostrazioni di volo alla presenza dei visitatori. Spesso le vengono affidati animali feriti o comunque da allevare perché ritrovati abbandonati o in difficoltà nei boschi: sono uccellini caduti dal nido, cuccioli di scoiattolo, piccoli di capriolo, leprotti, rondoni, ricci, pipistrelli e molti altri che una volta recuperati vengono rilasciati in libertà nel loro ambiente naturale. Sempre una possibilità di vita in più per ogni piccolo o grande animale.

Visitare l’Osservatorio è come entrare in contatto con un mondo incantato e ritrovare lo spirito in ognuno di noi di nuove ali di libertà che ci consentono di scoprire gli innumerevoli segreti della natura. Ancora una volta è la conoscenza la forma di libertà che più ci rende indipendenti, autori dei nostri pensieri. La natura ci ridà la libertà di pensare, riflettere ed apprezzare il mondo che ci circonda.

Un ultimo sguardo ai due orsi. Bernardo porge loro del miele per arricchirne la dieta. Sembra lo guardino con riconoscenza. Persone uniche e straordinarie Bernardo e Luisa, che non solo valorizzano e salvaguardano la natura e l’ambiente, ma rimediano agli errori umani ridando vita dignitosa ad animali maltrattati e sensibilizzando chi ha occasione di visitare il loro Osservatorio alla cultura del rispetto e alla scoperta di tanti segreti.

Ancora una volta l’orso mi ha portato nella direzione giusta.

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Bernardo e Luisa: le ali della libertà ultima modifica: 2020-08-02T05:53:10+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Bernardo e Luisa: le ali della libertà”

  1. 2
    Andrea Parmeggiani says:

    Bello. Mette positività e ottimismo. Brava Chiara

  2. 1
    Paola Cesco - Frare says:

    Ottimo modo di incominciare la giornata, questa lettura di Chiara Bau’! C’è tutto il senso di una vita. L’amore concreto e fattivo, non teorico e  retorico, come talvolta accade, per gli animali, senza sdolcinature ed eccessi antropocentrici. Eccezionali Bernardo e Luisa, sempre grande Chiara, che leggo ogni volta con commozione. Grazie

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