Al CAI di Lanzo si moltiplicano segnalazioni e lamentele per un uso improprio. Spesso gli alpinisti trovano immondizia e gruppi di ragazzi che vi soggiornano a lungo.
Bivacchi come alberghi
(“sono punti per le emergenze”)
di Gianni Giacomino
(pubblicato su La Stampa, 13 maggio 2026)
I bivacchi in quota, realizzati per essere presidi di sicurezza per gli escursionisti, si stanno trasformando in strutture dove le persone sostano anche tre o quattro giorni “occupando” tutti gli spazi. Come se fosse una location per preparare grigliate e tirare tardi sotto cieli stellati. L’allarme parte dalla sezione del CAI di Lanzo dopo che, nelle settimane scorse, con l’arrivo della bella stagione, c’è chi si è trovato i bivacchi esauriti da persone che erano lì da giorni.
Come è avvenuto al bivacco Gias Nuovo di Groscavallo, sulle montagne della Val Grande, lungo il sentiero che porta al Col di Sea, a circa 1900 metri di quota. Lì degli escursionisti si sono trovati il posto occupato da una dozzina di ragazzi “che indossavano abbigliamento leggero, scarpe da ginnastica e l’assenza totale di equipaggiamento, nonostante la presenza di neve in alcuni tratti del sentiero. E all’interno della struttura c’era forte odore di cannabis“. «In una situazione di questo tipo, eventuali alpinisti o escursionisti che avessero avuto realmente necessità di riparo non avrebbero potuto accedere al bivacco» – riflette Gino Geninatti, il presidente della sezione del CAI di Lanzo. Che, nell’ultimo periodo, ha già ricevuto numerose segnalazioni da parte degli associati, abbastanza seccati di trovarsi davanti a gruppi di persone che colonizzano i bivacchi per soggiornarci giorni.
Situazione che, tra l’altro, si ripete in diversi posti tappa delle Alpi. «Ci siamo già trovati davanti a dei materassi portati fuori dai bivacchi e utilizzati per stendersi e prendere il sole» continua Geninatti «gli arredi spostati, tracce di fuochi accesi per cucinare, avanzi di cibo, sacchi pieni di immondizia nascosti sotto le pietre, escrementi troppo vicini al bivacco e questo non va affatto bene». Ora il CAI di Lanzo, zona dove ci sono anche il Gandolfo (dopo i Laghi Verdi), il Molino (sul sentiero che porta all’Uja di Mondrone) o il San Camillo (affacciato sul Lago della Rossa), ha stampato una serie di manifesti “4 regole per un buon uso del bivacco”.
«Ci proviamo perché la montagna è di tutti e deve essere rispettata altrimenti, se ognuno fa quello che vuole, è il caos» dice Geninatti.
Che l’argomento sull’uso dei bivacchi sia di attualità lo sa bene Giacomo Benedetti, il vice presidente generale del CAI con delega ai rifugi e alle opere alpine. «Il bivacco è una struttura di emergenza e non ricettiva e il suo utilizzo non corretto mette in crisi un sistema» – riflette Benedetti. E incalza: «Il bivacco nasce per rispondere a una condizione limite, nasce dove non è possibile costruire altro. Non nasce per essere cercato, ma per essere trovato e questa distinzione è sottile, ma fondamentale. Offre solo ciò che è strettamente necessario: un riparo, una possibilità, una seconda chance in caso di difficoltà».
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Si accennava a futuri bivacchi con sistema di prenotazione … eccolo qui nuovo di pacca
https://www.mountlive.com/anche-in-bivacco-con-prenotazione-e-pagamento/?fbclid=IwY2xjawR8Q8lleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZA80MDk5NjI2MjMwODU2MDkAAR6pMWHdEgA9UCQUZxFR8UDJXxL2ToEj99uYGrtsVO4O5iHM2oj1c_x_nKTR_A_aem_zgw_0OH-QDW_2nrskysWVw
Non si può pretendere, da chi è cresciuto a pane e consumismo, di fare beneficenza.
Produci consuma crepa.
In realtà io non ho mai visto degli alpinisti cazzuti e piccozzati cacciare via dal bivacco chi voleva fare una notte in autogestione , però capita spesso che la gente “si allarghi” : un bivacco è un qualcosa di legato ad un’esigenza temporanea , non lo puoi colonizzare per una settimana , sei tenuto a rispettare il lavoro altrui e a non rubare / rovinare l’attrezzatura.Se sei proprio un artista , sarebbe bello che lasciassi una somma pari al biglietto per entrare in un cinema o prenderti un cocktail in città , da adibire alla manutenzione di bivacco e attrezzatura per ogni notte che passi lì.
Mi spiace che il CAI o chi altro si faccia carico di un problema più grande. Per i ricchi ci sono belle strutture appariscenti e poco sostenibili che deturpano nell’ intimo l’animo di chi ama la montagna e poco distribuiscono al territorio. Per i giovani, i poveri, ma a questo punto direi la classe media, diventa complicato permettersi l’ emozione della notte in quota in autogestione. Il campeggio pare violenza armata insostenibile ambientalmente meno dei pfas e delle guerre, e se il bivacco è solo per alpinisti in difficoltà rimane solo la pia rinunzia.
A parte i bivacchi “indispensabili” come l’Eccles, il Canzio o il Castiglioni in cima al Crozzon di Brenta – quel genere li insomma – gli altri sono nati al solo scopo di colonizzare con l’ambizione un luogo da parte di una qualche associazione o una sezione Cai.
Il citato canale di YouTube con migliaia di follower che risponde al nome di Matteo Peroni, è il classico influencer, e purtroppo non è l’unico, che divulga patetiche escursioni con sovente meta un bivacco, elargendo informazioni che solo degli idioti possono ritenere utili o intelligenti.
Il bello è che costui viene invitato a tenere conferenze in sezioni Cai, a significare che in certe realtà la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra. E questo è solo un esempio. Influencer a parte, è diventato delicato il tema di chi ha più diritto di frequentare i bivacchi o chi no, dal momento che sono a disposizione di tutti e reclamizzati pure.
La situazione è comunque lo specchio di una società consumatrice e obesa di piaceri effimeri le cui cause stanno di sicuro molto a monte dei ventenni nel bivacco con le canne e il Montenegro. Sarà colpa dei veterinari, di Bob Marley e di quei tre che ristrutturavano un vecchio biplano sognando la famiglia del Mulino Bianco?
Si continui a dire, soprattutto da parte ovviamente di noti camminatori anche youtuber, che non è colpa dell’eccessiva esposizione e pubblicità sui social che viene data ai vari bivacchi…continuate. la montagna di riempirà sempre più di gente che non la rispetta. Io continuerò a cercare di frequentare località meno turistiche (sempre meno purtroppo) e a non divulgare i luoghi dove vado.
Capitata situazione analoga all’articolo un mesetto fa al bivacco Regondi-Gavazzi in Valpelline. Siamo arrivati su alle 17.30 con gli sci da alpinismo per salire il giorno dopo il mont Gelè. Che fatto in giornata da giù per quel versante non è esattamente un giretto, specialmente se hai 3 ore di auto per arrivarci. Noi eravamo in 7 (effettivamente un po’ tanti…), davamo abbastanza per scontato di non trovare nessuno visto il portage, e invece nel bivacco abbiamo trovato 4 ragazzi sui 20 anni, emiliani come noi, saliti in pedule e ramponcini… con pure due bocce di liquore negli zaini! non so se si sono fatti più mazzo loro a sfondare una gamba gli ultimi 600m o noi a portare gli sci in spalla per i primi 600… quel bivacco è abbastanza grande e ci siamo stati tutti, scambiando due chiacchiere, anche se oltre all’odore di viole aleggiava un certo disagio, come se qualcuno fosse fuori posto. Probabilmente speravano di far baracca, ma erano scoppiati e sono andati a letto prima di noi che invece abbiamo sciolto della neve fino a tardi! Ci hanno detto che avevano visto il bivacco su tiktok, ne girano diversi qua e là, avevano fornelletti ben più belli dei nostri. Gli abbiamo consigliato di non scendere la mattina prima delle 10 per il rischio di trovare neve dura e scivolosa. Alla mattina noi siamo partiti alle 7, quando siamo tornati alle 13.30 abbiamo scopato in terra anche sotto il tavolo dove erano stati loro. La spazzatura se la sono portati giù, ma hanno lasciato i resti un fuoco 2 m davanti all’ingresso con i mozziconi. È vero che tutti hanno diritto di andare in montagna, ma non è giusto comportarsi così, se fare serata in bivacco diventa (e la è già diventata) una moda, si arriverà al punto di renderli accessibili solo previo prenotazione e ritiro chiavi come avviene già con alcuni bivacchi e rifugi non gestiti. Magari dovendo prenotare tramite moduli online mesi prima come avviene già per molti rifugi gettonati nei weekend. Si perde molta magia in tutto questo, ed è un peccato. ps noi almeno avevamo una ragazza nel gruppo, loro solo braga canne e Montenegro 😏
Giuliano
ma quelli che tu citi nulla o ben poco hanno a che vedere con quello dell’articolo.
Lo vogliamo paragonare al bivacco Leonessa? I bivacchi di cui all’articolo nascono per le gite di escursionisti che appunto vogliono passare la notte dopo aver cenato bene e tutto il resto. Non dovremmo nemmeno chiamarli bivacchi.
Io vado in montagna da una cinquantina d’anni e anche quando ho iniziato ad andarci c’erano i bivacchi “tosti” stile Fourche, Gervasutti oppure l’Hess (che bello che é … ) e quelli piú tranquilli (es. il Fiorio, il Bucie o la spatafiata di bivacchi che ci sono nel “grampa”) che venivano edificati semplicemente perché in quella zona nn c’erano rifugi. E nn c’erano rifugi altrettanto semplicemente perché la zona nn produceva flussi di persone sufficienti a giustificare la presenza di un rifugio. Altrimenti ne avrebbero messo uno.
Nn vedo motivo di rinunciare ad una delle due tipologie …
Inutile prendersi in giro, il bivacco “comodo” è sempre stato meta e non semplice struttura di emergenza. La differenza oggi è data dalla bellezza e “comodità” di alcuni bivacchi, che sono di fatto strutture di lusso in media e alta quota, e dalla combinazione esplosiva di aumento della frequentazione della montagna e del voler documentare tutto con i social. C’è un certo canale YouTube con quasi 50mila iscritti dedicato esclusivamente a passare la notte in bivacchi, e anche se il messaggio è per alcuni versi positivo (lasciare il luogo in condizioni migliori rispetto a come lo si è trovato), e per altri negativo (voli con il drone in aree protette), ci saranno sempre persone che non hanno idea di come ci si comporti in quei luoghi. Purtroppo non si può fare molto, se non continuare a battere il ferro della cultura di montagna, e cercare di educare le persone il più possibile. Altre soluzioni andrebbero a penalizzare la maggioranza delle persone che non fa notizia ma che sa come comportarsi.
I bivacchi nel senso originale del termine sono piccoli rifugi da pochi posti letto, estremamente angusti dentro, che si trovano in punti strategici di vie alpinistiche. Esempi eclatanti: bivacchi Eccles, della Fourche. Il senso del Bivacco Bossi è essere il punto di partenza per la Crest di Furgenn al Cervino. Altri esempi, Bivacco Comino in Val ferret e Bivacco Hess in val veny. Quindi tutti luoghi che hanno un interesse alpinistico e che possono essere usati soprttutto come punto di partenza, visto che per tutti i bivacchi che ho citato, in condizioni normali non si torna mai (tranne l’Hess forse). Tutto questo per dire che i bivacchi non sono piccoli rifugi da porre a tre ore di camino (spesso anche meno) di comodo sentiero dalla macchina. Quelli non sono bivacchi, il senso del bivacco, quanto meno quello originale è dare un punto di partenza piu agevole a chi vuol fare una salita alpinistica, per esempio la Kufner al Mont Maudit potendo partire dalla Fourche (finchè non crolla) anzichè dal Torino. I bivacchi intesi nel senso vero del termine non nascono per dare ospitalità a chi fa escursioni. E se le cose fossero rimaste cosi ai bivachi veri di gente in scarpe da ginnastica non ne avremmo vista nemmeno mezza. Poi però sono nati dei bivacchi anche sui sentieri, magari per agevolare le grandi traversate escursionistiche, come se non ci fossero già abbastanza rifugi…..e quindi ci troviamo anche i meleducati…
Io il bivacco di cui all’articolo non lo conosco, non conosco la zona ma mi domando che senso abbia e quali ragioni abbiano portato alla sua costruzione se non quella di agevolare l’accesso a piu persone, cosa che non si dovrebbe fare. Quando poi non si ha piu birra si può sempre fare una salita o una escursione piu breve.
Non sono così d’accordo con i commenti che dichiarano l’inutilità dei bivacchi. La maggioranza sono collocati in posti non serviti da rifugi e fanno un sacco comodo, specie per chi (come lo scrivente) non ha più la “birra dei 20 anni” per affrontare dislivelli tosti in giornata o, in alternativa, gamalarsi il peso della tenda e accessori vari per campaggiare sotto le stelle.
Poi c’è l’aspetto economico … con i rifugi sempre più cari, un’alternativa low cost non dispiace affatto (almeno a me non dispiace …). Certo, il bivacco va usato da bivacco, non da seconda casa. Per evitare questo malcostume credo non ci siano alternative alle webcam e ad una esposizione chiara “on site” delle regole di utilizzo della struttura che non ricordo di aver mai letto. Probabilmente non serviva. Ora serve.
Concordo invece totalmente con chi lamenta la presenza di bivacchi inutili. Uno splendido esempio di inutilità bivacchesca lo offre il Gias Nuovo collocato nel magnifico Vallone di Sea sullo stesso itinerario del bivacco Soardi, solo … una ventina di minuti prima dello storico punto d’appoggio. Tarantino direbbe “utile come un buco del c… in un gomito”.
Inutile stare a fare tanti discorsi la”Gente”siamo noi, non è che noi i puri di spirito siamo verdi e gli altri sono azzurri ognuno di noi chi più chi meno a lasciato qualcosa a giro x i monti, si organizzano serate, le scuole fanno corsi x vari livelli di arrampicata, escursionismo, naturalmente a pagamento , si fanno gite a pagamento, si pubblicano libri e riveste,podcast film ecc ecc e poi che ti aspetti che tutti quelli che vanno in montagna siano frati francescani in sandali,come è fatto il genere umano si sa se poi x i tuoi tornaconti gli dai pure il la auguri.
bisogna mettersi l anima in pace ê finita un epoca ..i bivacchi sono un non sense..oggi sei localizzabile,elisoccorso…veloce…dotazioni personale..tecnicamente avanzata… preparazione percetualmente aumentata,per il resto due strade..o chiami i soccorsi,e se fanno in tempo ok oppure ….a casa…non autonomamente.stop bivacchi, vanno rimossi ..e non più edificati..servono in distanzale enormi,in assenza di contatti certi…avevano senso fino a 70 anni fa..ora sulle alpi…una puttanata
“In funzione delle condizioni meteo molti ripari e bivacchi possono salvarti la vita”
di certo non è il caso del bivacco Cecilia Genisio, peraltro, in un bellissimo alpeggio a 2200 m e la cui utilità alpinistica mi pare secondaria
In funzione delle condizioni meteo molti ripari e bivacchi possono salvarti la vita, però per molti bivacchi questa funzione è residuale , e vengono adoperati per “festini e grigliate”.
Nulla di terribile se i frequentatori sono educati e rispettosi dei beni e del lavoro altrui, altrimenti meglio lasciarli spogli e meno ospitali.
Chiuderli a chiave verebbe meno lo scopo del bivacco che oltre ad avere un uso di appoggio alpinistico per determinate ascensioni ed escursionistico per traversate di piu giorni, ha uno utilizzo di emergenza.
Il bivacco in vetta al Crozzon di Brenta a salvato la pelle a tanti.
Però per me si puo anche smontare, di certo non chiudere.
Come si possono smontare quelli sul Cervino. Ma li ci sarebbero anche le corde fisse…Ma mi sembra facciano “comodo” a tanti.
Troppa gente in montagna e dove c’è la “moltitidine” inevitabilmente aumentano i maleduicati, gli sprovveduti, i superficiali. Gente che NON capisce come ci si comporta in montagna
Tutto ok nel passare una notte al bivacco , appropriarsiene per giorni però è un’altra cosa.
La sporcizia i furti e la maleducazione invece sono del tutto gratuiti, e spingernno i gestori a chiderli a chiave.
https://www.google.com/amp/s/www.montagna.tv/272365/cosi-non-si-va-avanti-lo-sfogo-del-rifugio-pesciola-tra-escrementi-fazzoletti-e-bucce-di-banana/amp/
Concordo con Enri, ci sono bivacchi che non hanno senso, se non quello di giustificare l’ego di “qualcuno” che vuole lasciare il segno e lo fa costruendo un’infrastruttura che dura nel tempo.
Non ci vedo nulla di male voler salire al bivacco, senza scopi alpinistici, ma solo per godersi una notte “diversa” in montagna. Quindi l’obbiettivo è salire al bivacco, magari anche da soli, per gustarsi la notte. Che c’è di male? Se non fai danni, o sporchi, non mi sembra una cosa sbagliata da condannare. Bivaccare sotto le stelle in montagna è un atto che ti fa entrare nel cuore della montagna. Le sensazioni si acutiscono. Ma non tutti sono in grado di farlo, allora la piccola struttura glielo permette perchè è come un faro in mezzo al mare. Un porto sicuro.
Buongiorno a tutti, suggerisco al CAI di attivarsi nel dotare di controlli, probabilmente webcam, gli ambienti (bivacchi o rifugi) critici (quelli che hanno subito danni). Oltre ai costi iniziali si devono sostenere costi operativi per la gestione dei dati raccolti, sia per il rispetto della normativa che per le indagini nel recupero dei responsabili di danni.Suggerisco anche di dotare gli ambienti di una informativa che chiarisca le modalità di utilizzo.In poche parole si definisca un protocollo di utilizzo e ci si predisponga al suo controllo.Tutto il resto è cultura (scarsa o assente ma la montagna non è l’unico ambito) e discussione. I media contrubuiscono al degrado.Internet ed web hanno successo a livello planetario perchè fondati su regole controllate e rispettate da tutti.L’argomento della educazione in montagna è articolato ma bisogna provarci.Personalmente mi piacerebbe dormire su uno dei nostri ghiacciai in tenda, ma immaginatevi il campo base dell’Everest nei pressi del colle del Breithorn…
Tutto giusto quindi come si fa ad impedire a certi maleducati l’accesso al bivacco?
Allo stesso tempo mi farei qualche domanda sulla ragione di essere di alcuni bivacchi. Alla Fourche, agli Eccles, al Comino o un po’ piu semplicemente al Bossi al colle del Breuil, non credo che sia frequente trovare gente in scarpe a ginnastica…. Ogni volta che si vuole avvicinare la montagna al fondo valle, fra le conseguenze, si avrà anche quella di agevolare maleducati ad usarla per i loro sporchi comodi ma forse l’errore è nell’aver posto un bivacco dove non vi era ragione di porlo. Per curiosità ho aperto un sito che si chiama raccontapassi in cui la persona che descrive la salita a questo bivacco non mi sembra affatto una maleducata ma, per sua stessa ammissione, dice di non avere altra meta se non quella di andare a vedere il bivacco e, se potesse, di passarci la notte. Mi sembra in qualche modo legittimo ma torno al punto: chi decide chi può andare e chi no? certo una bella multa a tutti coloro colti sul fatto potrebbe aiutare ma il tema come dicevo è perchè mettere dei bivacchi e dove.