Per scalare la vetta ora scatta l’obbligo del sacchetto per raccogliere gli escrementi. Da anni si parla del problema dei rifiuti abbandonati dagli scalatori sulla più alta montagna al mondo: i più dannosi sono le feci umane.
L’Everest puzza
(colpa degli escrementi degli scalatori)
di Jeanne Perego
(pubblicato su lastampa.it il 9 febbraio 2024)
Gli scalatori dell’Everest dovranno raccogliere i propri escrementi e riportarli alla base una volta terminata l’escursione. Le autorità del Nepal hanno imposto una stretta pensata per proteggere la montagna che sta diventando una discarica e inizia a puzzare. Quello dei rifiuti umani lasciati sul cammino è un problema che va avanti da anni e che aumenta sempre di più con l’aumentare delle visite.
L’anno scorso (2023, NdR) è stato concesso un record di 478 permessi di scalata per la montagna, attirando nella regione oltre 1.500 scalatori, guide e personale di supporto. Il record precedente era di 409 per il 2021.
La questione degli escrementi umani è da anni fonte di preoccupazione per le autorità locali, che hanno deciso la stretta copiando iniziative di questo tipo che sono già state attuate con successo su altre montagne, come il Denali (McKinley) in Alaska, e sono state accolte con favore dagli operatori delle spedizioni sull’Everest.
La municipalità di Pasang Lhamu ha annunciato che gli scalatori dovranno acquistare WAG bags (sacchetti per la cacca) al campo base che saranno “controllati al loro ritorno”. La regola si applica agli scalatori dell’Everest e del Lhotse, che è collegato all’Everest attraverso il Colle Sud.
Le autorità affermano che la nuova regola sarà introdotta in vista della stagione alpinistica di quest’anno, che inizia a marzo e dura fino a maggio.
“Riceviamo lamentele sul fatto che le feci umane sono visibili sulle rocce e alcuni scalatori si ammalano. Questo non è accettabile ed erode la nostra immagine“, ha detto alla Bbc Mingma Sherpa, presidente della municipalità rurale di Pasang Lhamu, che copre gran parte della regione, spiegando che “le nostre montagne hanno cominciato a puzzare“.
Come racconta il quotidiano britannico The Independent, secondo il Sagarmatha Pollution Control Committee, si stima che ci siano circa tre tonnellate di rifiuti umani sparsi tra il campo uno, situato alla base dell’Everest, e il campo quattro, più vicino alla vetta.
Chhiring Sherpa, leader dell’organizzazione, ha sottolineato che “i rifiuti rimangono un problema importante, soprattutto nei campi più alti, dove non si può arrivare“.
Il Comitato per il controllo dell’inquinamento del Sagarmatha starebbe procurando circa 8mila WAG Bags dagli Stati Uniti, che saranno distribuiti tra gli scalatori, gli sherpa e il personale di supporto.
A ogni persona saranno assegnati due sacchetti, progettati per usi multipli.
Questi sacchetti sono dotati di sostanze chimiche che solidificano i rifiuti umani e ne riducono significativamente l’odore.
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avendo frequentato per anni quelle zone ricordo che ci si preoccupava solo della cacca del -campo base, dove, al massimo, cerano 200 persone e non quasi migliaia come ora, Una squadra di portatori venivano pagati per trasportare i classici bidoni blu delle spedizioni pieni di merda; poi dove li svuotassero non è dato a sapersi. Certo che un importante inquinamento delle acque che poi vengono utilizzate dai villaggi lungo le valli c’era e c’è. Ora sono tante le persone che cercano di salire queste montagne, ma veramente tante, troppe direi e tanta gente vuol dire tanta merda edil problema diventa ancor più importante nei campi alti, in quota. Lì cagano ovunque e poi sciolgono la neve dove hanno cagato e poi la fanno bollire e poi ………. proporrei il posizionamento di un bel tubo fognario con delle vasche di raccolta e di decantazione…..perchè no?
“Chi caca sotto ‘a neve, pure si fa ‘a buca e poi ‘a copre, quanno la neve se scioje la merda viè sempre fòri”.
[Cit. Er Monnezza]
@13: “5) 140 portatori Hunza per un trekking forse sono un po’ troppi.”
Forse sì, ma almeno all’epoca c’era un preciso rapporto, legalmente obbligatorio, tra il numero dei partecipanti al trekking e il numero minimo di portatori che dovevano essere assunti. Noi eravamo una dozzina, da cui i 140. Si trattava ovviamente di dare lavoro a più persone possibili.
Ti abbiamo distrutto il fegato Giovanni. Mi dispiace molto. Ma si può guarire, intanto per far passare i sintomi puoi usare il Gaviscon
Incredibile! Dipingono l’Everest come una latrina mentre una città come Napoli viene dipinta come la migliore al mondo quando la realtà dice che è la cloaca maxima, una discarica a cielo aperto
“Consentire la scalata solo agli statici….”
In effetti Gianni il tuo lapsus indica però la soluzione definitiva a tutti i mali che affliggono la montagna, dagli spit sulle classiche, ai rifugi orrendi, all’inquinamento, all’overtourism: se arrampicassero solo gli statici non arrampicherebbe nessuno!
La vedo di difficile applicazione, però.
Anche i serrai di Sottoguda, il rif. Auronzo, il lago Sorapiss, puzzano.
Chissà come mai?
5) 140 portatori Hunza per un trekking forse sono un po’ troppi.
A lungo andare tutto diventa inquinante e deturpa l’ambiente. Capisco la problematica degli escrementi umani ad altitudini dove non arriva nessun altro essere vivente. Però l’unica soluzione sarebbe concedere meno permessi. Ma questo cozza contro la necessità di introiti di uno stato povero come il Nepal. È vero che gli escrementi pesano poco, ed anche avere un ciclo digestivo normale ad alta quota non è da tutti considerato che si perdono moltissimi liquidi per la respirazione e questo incide moltissimo anche sulla digestione dei cibi solidi. La cosa che mi rattrista e disturba però è che per i noti motivi non si portano a valle per dare loro una pietosa sepoltura i morti lungo la salita o la discesa e poi si porteranno a valle gli escrementi. A questo punto veramente andrebbe applicata la regola = meno permessi = meno deiezioni = meno cadaveri abbandonati senza una dignitosa sepoltura. In Nepal ci sono tante vette bellissime a quote inferiori, bisognerebbe incentivare la salita a quelle minori. Il vero alpinista scala per la sfida interiore con sé stesso non per dire:” Ho scalato l’Everest. Ma tutto andrà avanti così in fondo io sono sempre e solo un idealista.
Stitici
Consentire la scalata solo agli statici….
E se tutti stessero a casa a prendersi cura di moglie e figli????
Certo che gli alpinisti potrebbero anche disturbarsi a scavare una buchetta in vece di farla in bella posta. Lol, scherzavo, ben venga il sacchetto.
In effetti è un problema di difficile soluzione. ,l’uso dei sacchetti è una soluzione parziale, mi chiedo qual’e la situazione al campo base, problemi comunque li abbiamo anche nei ns. rifugi più frequentati.
@5
Infatti. Questo è un problema di una umanità giunta al capolinea, di gente che confonde bon ton e morale.
Il tutto testimonia della separazione tra luoghi, dove si vive, e non luoghi, dove si fantastica di vivere.
Ormai l’idealizzazione della montagna ne ha fatto un non luogo.
Non saprei. La mia unica esperienza di cacche in ambiente hymalaiano risale ad un trekking sul Baltoro quarant’anni fa. Allora c’erano (e forse ci sono ancora) in corrispondenza dei vari campi di sosta delle toilette a dispersione in cemento. Durante il nostro percorso, queste strutture erano letteralmente colme di escrementi, che coprivano tutto il pavimento e fuoriuscivano tutto attorno. Ciò nonostante, noi occidentali membri del grupo si sentimmo obbligati a usarle – ma non ci fu alcun modo di convincere i 140 portatori Hunza a fare altrettano. Le loro cacche, sparse per tutto il creato circostante andarono quindi ad aggiungersi a quelle di anni e anni di spedizioni, magnificamente conservate dal clima.
Venendo ad oggi, non dubito che si possa convincere, e se necessario costringere, gli alpinisti occidentali (ho qualche dubbio per gli asiatici) a usare i sacchetti. Ma per credere che gli Sherpa (che sono almeno il decuplo) siano disposti a farlo, dovrei vederlo per crederci. Spero di sbagliarmi.
Articolo del 2024! Sarebbe interessante comprendere come sono andate le cose da allora ad oggi
Come l’erba del vicino è sempre più verde, così la cacca del vicino è sempre più puzzolente.
Insomma, dall’invidia all’odio il passo è breve e, questa storia dell’insofferenza per le deiezioni altrui – che da tempo il dibattito sui vari foum vive nel confornto tra stitici e diarroici – segna un altro punto dell’antropoodismo.
In Antartide le bag di robusta plastica nera per trascinare dietro le slitte le cacche solificate dal freddo sono utilizzate per fortuna da tempo dalle moderne spedizioni, per poi essere imbarcate su navi e aerei. Molto bene che si faccia qualcosa del genere anche in Himalaya, almeno dai campi base in su, così come spero avvenga, ovviamente in sacchetti separati, per tutti gli altri rifiuti…Certamente questi problemi erano marginali ai tempi delle spedizioni del Duca degli Abruzzi ma ora, con il sovraffollamento anche in montagna (e non solo), non lo sono più.
Beh, mi è venuto in mente di scrivere un racconto in stile fantascienza per cui chi vuole salire su qualsiasi montagna inserisce la propria “essenze” in un barattolo che viene teletrasportato in cima, senza il corpo con tutto quello che si “porta dietro” un corpo umano. Sarà questo il futuro dell’alpinismo? A guardarsi intorno mi sa proprio di sì