Bollettino sullo stato della montagna

Dopo un incidente al Pizzo Palù del 14 luglio 2010, quindi dodici anni fa, Giuseppe Miotti scrisse e pubblicò il seguente pezzo (purtroppo rimasto lettera morta…). La recente tragedia della Marmolada si pone nell’ambito di quella che purtroppo è rimasta solo una proposta.

Bollettino sullo stato della montagna
di Giuseppe Popi Miotti
(pubblicato su vaol.it nel luglio 2010)


La celebre frase “Dio non gioca a dadi con l’universo”, riassume il pensiero di Einstein secondo il quale, tutto ciò che accade è governato da un codice, a volte imperscrutabile, ma sempre attivo.

Di conseguenza i recenti fatti luttuosi che hanno colpito le nostre cime e la nostra città, mi hanno indotto a scrivere queste brevi considerazioni che spero utili.

Come qualcuno un po’ troppo fatalisticamente dice, “la montagna prende, la montagna dà”; in parte sono d’accordo, ma, come per il concetto di ”montagna assassina”, ci dimentichiamo che la montagna, così come un platano lungo una strada, è ferma. Siamo noi a prendere e a dare, siamo noi i soggetti attivi nel gioco. Esiste la casualità? Forse sì, ma il suo ruolo negli accadimenti è marginale.

I Pizzi Palù da nord. Foto: xmountain.it

Il gioco dell’Alpinismo è un gioco molto serio, ma, spesso, ambizione, passione, interesse, semplice amore sproporzionato per le bellezze delle cime, ce lo fanno scordare. Se inoltre siamo forti e allenati, è facile cadere nella presunzione e ogni volta che… la scampiamo, diventiamo un po’ più audaci. Chi ha lunga esperienza di cime, sa che, in certe circostanze, l’azzardo è d’obbligo; ma un conto è doverlo praticare dopo che, pur avendo rispettato le regole, la casualità ci si mette contro e un conto è farne quasi una prassi. Nel corso degli anni la vecchia regola del partire presto (di questi tempi con il riscaldamento in atto, specialmente sui ghiacciai, prestissimo) e tornare altrettanto presto è diventata per me un imperativo inderogabile. Tutti dobbiamo morire, ma andarsela a cercare…

Troppe volte si va con il tempo incerto, troppe volte non si rispettano le tabelle di marcia, troppe volte non si è capaci di rinunciare, troppe volte si ignorano le condizioni generali della montagna. Troppe volte ho sentito dire: “beh, anche stavolta è andata bene…” e, alla luce di questa considerazione, penso che siamo esseri molto fortunati visto che – stranamente quasi sempre – entra in azione per noi uno spirito benigno: il “Signur ch’el varda giù”. Nonostante ciò, sono fra coloro per i quali anche le scelte più rischiose debbano essere rispettate, purché non mettano in pericolo vite altrui, comprese quelle di potenziali soccorritori.

In questi anni, i cambiamenti climatici, le nuove tecniche, le mode e la sempre crescente “fame” d’azione, hanno dilatato le stagioni elettive del gioco Alpinismo. Una volta lo sci alpinismo era usualmente praticato da marzo in poi, le vie di ghiaccio si facevano verso luglio e non oltre, su roccia si arrampicava da giugno a settembre. Oggi, poi, a parte condizioni ormai da considerarsi eccezionali, le vie in quota sono in condizioni solo fin verso fine giugno e quasi impraticabili senza rischio nei mesi successivi.

Appena le montagne s’imbiancano eccoci tutti con gli sci ai piedi e, grazie alla tecnica della piolet traction, non è più necessario attendere che la parete glaciale sia coperta di neve assestata: anzi, se è tutta di ghiaccio è quasi meglio. Super abbigliamento, super scarponi, telefonini GPS, ARVA, super attrezzatura, ci danno un falso senso di sicurezza che dovremmo cominciare a valutare con sospetto: la montagna priva di tecnologia, o quasi, ci richiede senza dubbio uno sforzo di umiltà, ma, superate le prime resistenze, anche un sentiero banale ci può regalare le emozioni di una difficile scalata.

In questi anni, il notevole aumento degli sciatori fuori pista ha fatto sì che il servizio nivo-meteorologico sviluppasse un raffinato e utile sistema di monitoraggio del pericolo slavine che, in percentuale, si è rivelato indiscutibilmente assai utile. Ora, con i mutamenti climatici in atto, in molte zone, specie in Svizzera, anche la montagna estiva comincia ad essere monitorata. Tuttavia, solo in casi eccezionali i risultati di tali osservazioni sono messi a disposizione del pubblico: qualche anno fa fu interdetta la salita al rifugio dei Grands Mulets, causa pericoli oggettivi, più tardi fu chiuso per qualche tempo persino il Cervino. Alla luce di quanto sopra, vorrei pertanto proporre anche da noi l’istituzione di un monitoraggio delle condizioni della montagna estiva da mettere però pubblicamente a disposizione dei turisti. Informazioni, anche tecniche, provenienti dai gestori dei rifugi e dalle Guide alpine – i soggetti più frequentemente sul territorio – potrebbero essere aggiunte ai normali dati meteo-climatici, ed elaborate dalle stesse Guide, per fornire uno strumento di consultazione utile ai turisti e agli alpinisti. Questo “bollettino sullo stato della montagna” potrebbe fornire dati generali – con magari qualche dato in più sulle condizioni locali – e potrebbe essere molto prezioso per decidere se, come e quando affrontare un’ascensione in sicurezza. Anche nei corsi di formazione per Guide, Accompagnatori o Istruttori dovrebbe essere sempre più rimarcato il pericolo latente che esiste nell’affrontare salite in quota con condizioni climatiche e temperature completamente fuori norma. Non credo sia opportuno abituarci fatalisticamente alla situazione.

I costi, di quanto suggerisco credo, sarebbero assai limitati e sarebbe un servizio d’avanguardia di cui potrebbe farsi carico la nostra Provincia, per dare un’immagine ancor più convincente al nostro turismo.

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Bollettino sullo stato della montagna ultima modifica: 2022-07-10T05:17:00+02:00 da GognaBlog

12 pensieri su “Bollettino sullo stato della montagna”

  1.  Sempre in cronaca odierna, si legge che una meta scelta per ripiego , ovvero vicina alle città arroventate, per risparmiare carburante,  la foresta del Cansiglio, deturpata da masse di schiamazzanti, con rifiuti in abbandono e scorrerie in moto e parcheggi straripanti. Nello scorso inverno,  stessa zona ,con innevamento abbondante, sentieri adatti a gite con sci di fondo e ciaspole, arati e sconvolti da profonde tracce dei suv 4×4 , proprietari ansiosi di usare le marce ridotte con  l’ opzione SNOW.( io son io e voi non siete un *****)

  2. https://mattinopadova.gelocal.it/regione/2022/07/11/news/tragedia-sulla-marmolada-il-messaggio-ci-arriva-forte-e-chiaro-serve-una-svolta-1.41562386
    ARTICOLO IN CHIARO.ARRIVA UN ANNO…E ANCHE PIU’, DI VACCHE MAGRE. VENGONO ANTICIPATE DAI TG MISURE DI SOBRIETA’, I PRIMI A DARE L’ESEMPIO SEMPRE ISOLITI:PENSIONATI E LAVORATORI A REDDITO FISSO,  …MA MUNITI DI MAGLIETTE DI LANA PER L’INVERNO E IN MUTANDE E CANOTTA D’ESTATE. ADDIO AI WEEK END MORDI E FUGGI…

  3. 9)  a tanti non interessa farlo: tenere da parte il telefonino se sono al volante, allacciare e far allacciare a tutti gli occupanti le cinture di sicurezza, far revisionare il mezzo a scadenze previste….non informarsi sul meteo e sullo stato delle zone da esplorare in montagna.Poi..se malauguratamente l’incidente accade,  altri vanno a controllare e se ne pagano le conseguenze. Per il passoFedaia tanti si avventurarono in inverni nevosi dalla val di   Fassa e..trovarono la sede stradale non protetta da galleria ..invasa da slavine.https://www.ladige.it/montagna/2021/11/07/tanta-neve-sulla-strada-passo-fedaia-e-gia-chiuso-al-traffico-perche-la-provincia-di-trento-non-la-sgombera-1.3048960

  4. Sarebbe interessante appurare come mai la “proposta” non sia stata concretizzata. Miotti l’ha avanzata alle istituzioni competenti? Quali? Club Alpini, Associazioni Guide,  Comunità Montane…? Oppure istituzioni scientifiche o similari tipo Arpa? Oppure autorità politiche o militari? (Se fa ridere militari, ricordo che il primissimo bollettino valanghe del Piemonte era redatto con la collaborazione del militari). Soccorso alpino? Altri…?
     
    Insomma: che feedback ha avuto e da chi, considerato che dopo 12 anni non si è concretizzato. La domanda chiave e’: chi ha interesse nel NON farlo? (ho già scritto che potenzialmente è un’idea intelligente, ma che la ritengo inutile perché il popolo bue della montagna estiva non imposterebbe le sue scelte operative su tale bollettino; tutti andrebbero a incraniarsi dove hanno gia’ deciso di andare, a prescindere dal bollettino)
     

  5. È che vorremmo (io no) quello che non si può avere. Né con i soldi, né con la tecnologia più a anzata. Il limite c’è. 
    Non tratterei la montagna come un luogo a parte e particolare. Ogni luogo abitato ha le sue caratteristiche, ovviamente,  ma questo considerare la montagna come qualcosa di particolare non l’ho mai capito. Secondo me è una visione deleteria per la montagna stessa e i suoi abitanti. Noi che ci viviamo non ci sentiamo le bestie rare che i più descrivono. Una diversa visione porterebbe all’accettazione di differenze che costituiscono ricchezza umana anziché la solita emarginazione verso l’alto o verso il basso.

  6. Anche se dopo una settimana precisa il rumore dei blocchi della Marmolada si è un po affievolito  o almeno mediaticamente, nelle persone che hanno a cuore il destino e il futuro della montagna è ancora presente sia nelll importanza  e gravità e dolore  di   ciò che è successo sia  cosa questo fatto rappresentera’  per il mondo della politika (intrusione). Bello nell intento l articolo pero’ anch’io credo che l attuale mondo della montagna griffata dai marchi e sostenuta dagli stessi possa avere il bisogno e il tempo per un bollettino così specifico,ora il presente  è fatto di GoPro ,selfie e condivisione e quindi di diffusione di uma montagna facile/veloce e per tutti  …un tempo(retorica?)l’ ambiente della montagna era più circoscritto e refrattario e la distinzione tra chi era alpinista e chi escursionista era forte e evidente  e c era rispetto reciproco ora mi pare che l aiuto di accessori tecnicisti, vestiario idem a reso la forbice molto meno molto larga e il business con i suoi numeri creatosi da vent’anni  in qua sia di  dimensioni tali che la Marmolada del 3 luglio  i suoi morti  e il suo rumore saranno presto un eco lontano tra i tanti.
    Concludo pensando che il p.del consiglio farebbe meglio a preoccuparsi dei roghi attorno a lui piuttosto che  dei sassi che dai monti  sempre son scesi e sempre scenderanno.
     
     

  7. 2&3)  ” Sappiamo di scialpinisti travolti da valanghe in giornate con bollettino 4, addirittura 5 (in una scalata 1-5), quando il buon senso da solo diceva che si doveva stare a casa &”bollettini delle frane, anche se istituiti così come quelli delle valanghe, non basteranno infatti a rendere la montagna sicura come questi signori vorrebbero”  presumo, tuttavia, che qualcuno indaghera’ e fara’ le pulci se un incidente è accaduto con divieti( esempio ferrata chiusa per decreto di un Sindaco) e bollettini valanga sfavorevoli.
    https://www.slf.ch/it/servizi-i-prodotti/consulenze-e-perizie/perizie-sugli-incidenti-da-valanga.html

  8. 4)le enormi masse di cosiddette materie prime fossili sono costituite in gran parte dai nostri predecessori chiamati dinosauri e le foreste primordiali loro habitat andate perse ed estinte, sara’ forse karma o logica planetaria ?
    Andiamo dritti per la nostra estinzione di massa causa sorda e cieca cupidigia di chi fabbrica plastica e continua a far viaggiare aerei a basso costo , petroliere e navi containers con sistemi obsoleti ,le auto anche se un miliardo sono un problema minore …e che pochi di noi comunque sanno farvi a meno .

  9. Se chi governa nel mondo avesse riflettuto su quello che si diceva da anni, cioè dove si sarebbe arrivati se non si fosse agito subito per evitare questo enorme cambiamento climatico, non saremmo a questo punto
    Diciamo Chiaramente che gli interessi delle multinazionali, in questo caso quelle dei combustibili fossili, sono quelle che governano il mondo. Hanno fatto in modo che s deridessero gli scienziati che da 20/30 anni  davano l’allarme, nessun cambiamento serio ed ora che fare?
    Bisognerebbe che in molti prendessero coscienza della reale situazione e tutti in massa dovremmo invadere i centri di potere ed obbligare con  tutti mezzi chi può a cercare di salvare il salvabile

  10. Auspico che articoli del genere vengano letti e magari anche capiti da politici e magistrati. In modo da non dover  più sentire frasi orripilanti tipo il “non succederà più” dell’ultimo comizio in occasione della disgrazia della Marmolada. L’allusione magari inconscia a futuri salutari divieti, a “mountain pass” per scongiurare altri mortali sciagure, è  stata fin troppo evidente. I bollettini delle frane, anche se istituiti così come quelli delle valanghe, non basteranno infatti a rendere la montagna sicura come questi signori vorrebbero. Sono purtroppo altrettanto sicuro, basta pensare alla forma mentis di questi signori, che il mio auspicio iniziale rimarrà lettera morta. 

  11. L’idea di un bollettino “estivo” è intrigante e intelligente. Purtroppo non servirebbe a niente perché il popolo degli alpinisti è in gran parte poco maturo, per non dire poco intelligente. Sappiamo di scialpinisti travolti da valanghe in giornate con bollettino 4, addirittura 5 (in una scalata 1-5), quando il buon senso da solo diceva che si doveva stare a casa. Ipotizzare che, d’estate, qualcuno rinunci all’accensione o cambi programmi di itinerario sulla base di un bollettino estivo è davvero temerario. Nessuno del popolo bue si fermerebbe. All’opposto i pochi che sono maturi e controllati non hanno bisogno del bollettino ufficiale: sanno gia’ tutto da soli. Un paio di telefonate ai “local”, due sguardi alle webcam e sarebbe loro stessi in grado di stilare il bollettino. Di conseguenza il bollettino estivo (che in sé è un’ottima idea) è del tutto inutile. Complimenti però per l’idea: dimostra che l’autore ci terrebbe a “educare” gli alpinisti a prendere decisioni mature. Io ho perso le residue speranze. L’unica via in cui credo sono le Scuole dove si batte e ribatte giorno dopo giorno dopo giorno… Al di fuori di questi ambienti, complessivamente circoscritti, c’è solo più una marea ingestibile di autodidatti che vogliono fare quello che passa loro in testa in quel preciso istante. Gente che parte a orari incomprensibili, altri vestiti come in spiaggia, altri legati in 22 sulla stessa corda da 22 metri, ecc ecc ecc… Gente così è inescusabile. Inutile spender soldi per elaborare un bollettino che tanto quello manco guardano…

  12.  https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/neve  con strumenti e compiti e protocolli aggiuntivi…ma dopo crolli di   rocce critiche , un link con servizio geologico circa zone di fratture sotto controllo strumentale e occhio-orecchio di escursionisti sentinelle che sanno  a chi telefonar senza tema di essere inascoltati o messi sottotorchio. ( tanto si possono spedire foto e filmetti sonori)

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