Cartoline dalla Machosfera – 5


Questo articolo satirico vuole mostrare quanto facilmente la guerra possa essere normalizzata, glamourizzata o resa consumabile. Mirko Giorgi ha lavorato su fotomontaggi e false copertine che mischiano estetica pubblicitaria, iconografia militare, fashion e spazzatura varia.

La versione del Generale: Back to Sparta
di Mirko Giorgi

Ora che ci siamo vicini, parliamo di deterrenza, cioè: non mi attacchi perché sai che ti costerebbe troppo. È aritmetica del danno. È il grado zero della razionalità. Semplice buon senso: il dolore si evita quando è altamente probabile.

Se vuoi vivere in santa pace devi ostentare il potere di nuocere. Se vuoi che trionfi il bene, devi essere pronto a fare del male. Mostrati vulnerabile e sei spacciato.

Life during wartime

Pensaci: quando le risorse sono sempre più scarse e gli appetiti sempre più mostruosi, si diventa sommamente egoisti, famelici e anche molto cattivi.

Il mondo si imbastardisce. I più grossi fanno cartello. Poi si fanno la guerra.

È una legge di natura. Non la puoi abrogare per decreto. Temo rimarrà in vigore per l’intero arco della nostra vita. Non c’entra il cinismo. È puro istinto animale.

Geopolitica allo stato brado.

Ora: quanta paura può fare all’aggressore un individuo che si straccia le vesti per una fottuta parolaccia?

Peggio: che si percepisce sotto attacco, persino ferito, se gli capita di essere identificato con vocaboli inopportuni e fuori luogo? Bisogna essere davvero inconsistenti per farsi mettere sotto da una papera.

Nobody cares

Certa gente attraversa il linguaggio come se fosse un teatro operativo. Trappole esplosive fatte di lemmi. Pronomi personali maneggiati con estrema cautela, quasi fossero granate difettose. Dilaniati da uno strafalcione. Una fortuna sfacciata. Non hanno mai scavato nelle macerie di un ospedale centrato da un cruise.

A Sparta la grammatica dell’inclusione non prevedeva ambiguità, era risolta alla radice: “o con lo scudo, o sopra lo scudo”.
Se tornavi vivo ma sconfitto, trovavi le porte della città sbarrate. Difficile immaginare una formula più efficace, per progettare eroi.

Se credete davvero che basti una riforma radicale del linguaggio per renderci più fraterni e mansueti, siete dei sognatori. Siete fregati.

Secondo voi bastava rimpiazzare “bestie selvagge” con “agenti non autorizzati di decolonizzazione armata” per aprire negoziati con la Grande Nazione Indiana e fermare l’etnocidio?

Vuoi cambiare il quadro? Comincia dalla cornice, e vedrai che tutto si aggiusta.

Ora vivremmo nel migliore dei mondi: i pronipoti di Geronimo a far gazzarra al Congresso e un busto di Nuvola Rossa al posto del toro di Wall Street.

Il mondo reale funziona così?

Leadersheep

Le agguerrite sentinelle del formalismo ne sono convinte. E si battono strenuamente per ingentilire il Verbo. Più perifrasi meno malvagità. Voilà.

Con avversari così “disarmati e disarmanti”, puoi tranquillamente lesinare sugli armamenti. Non occorrono sistemi di puntamento all’avanguardia né investimenti ingenti in armi cibernetiche.

Non serve nemmeno Sun Tzu: quale grido di guerra potrà mai erompere dal petto di uno svitato, che si depila regolarmente, spende una fortuna in creme anti-age e vive ogni diminutivo come una micro-aggressione?

Basta una raffica di sgrammaticature per sbaragliare un esercito di mezze seghe.

Quando una nazione intera arriva a indignarsi per la volgarità e lo sberleffo, è già sotto tiro.
Quando gli unici guerrieri che riesce a forgiare sono dei pasdaran del bon ton, sta per essere attaccata.

È solo questione di tempo.
Il conto alla rovescia è già cominciato.

Ora che stiamo per arrivare al dunque, decidetevi: chi mandate a proteggere i vostri figli sulla linea del fuoco?
Dei combattenti addestrati all’auto-censura, devastati dai sensi di colpa?
Che invece di garantire una copertura adeguata stanno lì a ripassare le regole d’ingaggio?
Tutti abbacchiati per i presunti massacri compiuti dai loro trisnonni.

E ancora: quanto vi consolerebbe sapere che i vostri mariti sono morti in azione perché un algoritmo etico si è rifiutato di bombardare una scuola piena di bambini? Vi sentireste risarcite?

Alla distanza, forse sì.

E se dopo qualche anno vi dicessero che uno di quei bambini è diventato una celebrità dello stragismo jihadista? Non vi verrebbe voglia di arruolarvi?

Se vi viene, sapete dove trovarci.

Loro fissano l’orologio del climate clock.
Contano le emissioni di CO₂.
Misurano i gradi.

Non hanno ancora capito che il limite che stiamo superando non è termico.
È balistico. E quando i missili arrivano, nessuno si preoccupa di come li hai chiamati.

Quando un popolo intero prova ribrezzo verso una mimetica e ha terrore di impugnare una scacciacani, non è in buona salute.
Si regge a malapena sulle gambe.
Ha perso la memoria.

E se arriva a credersi più giusto e più evoluto degli altri solo perché ognuno è libero di decidere se essere maschio o femmina, è un popolo che si è smarrito.

Sarà la guerra, prima o poi, a ricordargli chi è.

Lo ha detto il Capo del Pentagono? Lo pensano anche al Cremlino?

Allora è senz’altro vero.

Cartoline dalla Machosfera – 5 ultima modifica: 2026-08-04T04:15:00+02:00 da GognaBlog

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1 commento su “Cartoline dalla Machosfera – 5”

  1. Sarà un algoritmo o sarà la guerra a decidere se essere maschio o femmina? Sarà invece la parità di genere! Nel senso che le donne vogliono fare gli uomini, anche la guerra.
     

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