Cercare funghi può essere pericoloso

Il presidente del Soccorso alpino piemontese: «I social spingono a ricerche avventate. Ma la vita vale più di un porcino».

Cercare funghi può essere pericoloso
(le regole d’oro per non rischiare)
di Caterina Malanetto
(pubblicato su lastampa.it/verbano-cusio-ossola il 12 settembre 2026)

«I funghi sono una passione molto strana, chi si lancia in questa ricerca ne diventa totalmente dipendente, perde la testa». Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso alpino del Piemonte, non ha dubbi: i cercatori di funghi, per lui, «sono un po’ matti».

O perlomeno, poco prudenti. Ma ha più di una buona ragione per dirlo. Per l’esattezza, ne ha dieci: questo il numero dei soccorsi a fungaioli che hanno visto impegnata la sua squadra in meno di tre giorni, un’emergenza che purtroppo ha registrato anche tre vittime.

In questa seconda settimana di settembre, le precipitazioni hanno infatti finalmente bagnato un Piemonte stremato dalla siccità. E con l’arrivo dell’acqua, i boschi si sono popolati di porcini.

La caccia è aperta: il primo fungo della stagione vede la luce e c’è già un bulaiur (altra versione di boulaje, NdR) pronto a raccoglierlo. Ci si inerpica per i boschi e le esplorazioni raggiungono le zone più impervie, soprattutto nella zona dell’Ossola. Ma basta niente per mettere un piede nel modo sbagliato.

I pericoli del terreno
«Il terreno, reso arido da mesi di siccità – spiega Giaj Arcota – appena si bagna diventa scivoloso come una pista di pattinaggio, perché l’acqua non penetra completamente. La caduta è sempre in agguato». Un pericolo soprattutto per i cercatori più anziani, complice anche – paradossalmente – la grande esperienza accumulata negli anni: «L’abitudine uccide più di qualsiasi cosa – dice Giaj Arcota – i bulaiur più attempati dicono ‘Ma io in quel posto ci vado da trent’anni’. Poi basta la minima distrazione perché il bosco che ami e conosci ti tradisca».

Il problema dei social
Ci si immagina anziani col bastone che vagano tra gli alberi. Ma non solo loro: ormai la ricerca dei funghi fa gola a tutti, alimentata anche dai social. Non è raro trovare reel su Instagram che consigliano «I tre posti migliori dove cercare funghi in Piemonte» oppure «Qui trovi i porcini più grandi».

«Tutti prendono e vanno – sottolinea Giaj Arcota – poi arrivi sul posto e trovi più persone che funghi. Gente che non conosce la zona e non è equipaggiata, e così i rischi si moltiplicano».

Ricerche notturne
Il primo pericolo è la gelosia dei fungaioli. È molto comune, infatti, non rivelare le proprie zone preferite e partire alla ricerca da soli. Così, quando non si torna più a casa, le operazioni di ricerca si fanno più complicate. «L’ultima moda, poi, è cercarli di notte», aggiunge il presidente del Soccorso alpino «Si dice che puntando la torcia nel buio – prosegue – i funghi bagnati dall’umidità notturna riflettano la luce e brillino, diventando così più facili da individuare. Ma camminare di notte in un bosco non è mai una buona idea».

Le regole d’oro
Cosa fare, quindi, per evitare incidenti senza privarsi di questi ambiti frutti della terra? «Prima di tutto, basta segreti – evidenzia Giaj Arcota – bisogna dire sempre dove si va. Poi serve un abbigliamento adeguato, a cominciare da scarponi alti per terreni scoscesi e umidi. Niente mimetismi, giacche dai toni marroni o verde militare per nascondersi dai rivali: meglio un gilet giallo o arancione, come quello dei cacciatori, per farsi individuare facilmente dai soccorritori».

l problema principale per il Soccorso alpino, infatti, è cercare qualcuno a cui non prende il telefono e che è pure mimetizzato con il fogliame. «Perdiamo le prime ore, che sono quelle decisive – sottolinea Giaj Acorta – e siamo costretti a partire dall’auto parcheggiata o dall’ultimo avvistamento». Cruciale anche la scelta della zona: mai rischiare vicino ai dirupi o addentrarsi nei boschi verticali.

«So che va contro la logica del cercatore – conclude Giaj Arcota – convinto che i bottini migliori si nascondano nei punti più impervi, dove non va nessuno. Ma serve buon senso: la vita vale molto più del fungo più prezioso».

Il commento
di Carlo Crovella
Bolé, anche scritto boulé (pronuncia bulé): termine dialettale piemontese per indicare i funghi. In realtà i bolé in senso stretto sono i porcini, ma per estensione il termine coinvolge tutti i funghi.

I boulaje (pronuncia bulaié) sono i cercatori di funghi, divenuti una voce critica per il Soccorso alpino, visto l’aumento dei recuperi e, purtroppo, anche quello delle vittime accertate.

Un tempo, non solo in Piemonte, il principale rischio per i cercatori di funghi consisteva nel non saper riconoscere quelli velenosi e così stare male (anche fino a morire) dopo averli cucinati e mangiati.

Invece oggi si ha l’impressione che il principale rischio per i boulaje di tutta Italia sia quello di incappare in un incidente sul terreno. Pare che la causa di molte imprudenze sia la ricerca del fungo più pregiato, più prezioso, più grande.

Star male è sempre star male, ma star male perché non hai riconosciuto i funghi velenosi è un conto, mentre farti male perché ti sei volutamente inerpicato lassù al fine di cogliere il porcino più grande di quelli raccolti dagli amici… beh… “ma smia roba da folatun” (mi sembra cosa da matti).

Ognuno è libero di fare quello che preferisce, solo che se ne deve assumere la responsabilità. Però c’è da interrogarsi se sia giusto che la collettività si carichi dei costi per le operazioni di soccorsi a ‘sti folatum…

Cercare funghi può essere pericoloso ultima modifica: 2026-09-26T05:06:00+02:00 da GognaBlog

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48 pensieri su “Cercare funghi può essere pericoloso”

  1. E’ invece plausibile cucinare e consumare “funghi velenosissimi“, anche se non credo che sia sufficiente pulirli “in un certo modo“.Se la tossina è idrosolubile, ad esempio, ripetuti processi di bollitura possono ridurla a livelli tollerabili rendendo edibile il fungo. 
    .
    Anch’io ho questo vissuto : mio padre mi raccontava che alcuni anziani del paese facessero bollire a lungo delle amanite muscarie e se ne cibassero con la cura di asportare la parte rossa.
    .
    Non che fosse un gran cibo , ma la fame fa anche questo.
     

  2. @43
    Forse, prima di affermare che i funghi non hanno sapore e che chiunque invece lo percepisce non distingue “il gusto dall’olfatto” e sarebbe “un pessimo sommelier“, sarebbe meglio accertarsi di avere normo-funzionanti i propri recettori del gusto umami, caratteristico proprio dei funghi.
    Altrimenti si rischia di incorrere nella sindrome dell’autostrada contromano.
     
    Detto questo, dei gusti non si discute. A patto di essere capaci di percepirli, naturalmente.
     
    P.S.
    Dubito che si trattasse di amanite muscaria, dato che in Amazzonia non esiste.
    E’ invece plausibile cucinare e consumare “funghi velenosissimi“, anche se non credo che sia sufficiente pulirli “in un certo modo“.
    Se la tossina è idrosolubile, ad esempio, ripetuti processi di bollitura possono ridurla a livelli tollerabili rendendo edibile il fungo.
    But don’t try this at home, che coi funghi non si scherza! 🙂

  3. Antonio 41), ho assaggiato ogni tipo di fungo in ogni salsa, grazie dell’invito.
    Proprio per questo sono arrivato alla conclusione che nessun fungo ha sapore ma solo profumo.
    Siccome il profumo, che capisco possa piacere, a me non piace, ritengo che per me sia inutile mangiare i funghi.
    Mi capita spesso di trovarmi in tavola (non a casa) il classico risotto ai funghi porcini e lo mangio senza fare storie. Intanto il profumo di fungo me lo faccio andare bene e il sapore non c’è.
    So che tutti i mangiatori di funghi tendono a fare proselitismo ma con me non attacca perché so come funzionano i funghi.
    Comunque in amazzonia ci sono dei tipi che cucinano e mangiano (ho assaggiato pure quelli) anche funghi velenosissimi, pulendoli in un certo modo. Nessuno dei consumatori è morto o è stato male quella volta (credo fossero amanite muscaria) ma la mia idea sui funghi non è cambiata di un millimetro.
    Se vi piacciono tanto mangiateveli e gioitene, ma significa che non distinguete il gusto dall’olfatto. Sareste anche dei pessimi sommelier:-)
    Ciao.

  4. Ad onor del vero, in Piemonte la raccolta funghi dopo il tramonto è vietata dalla legge regionale 24/2007. Sono guardiaparco e tutti gli anni si ricerca qualche disperso.

  5. Marcello;ti invito a mangiare un risotto con le spongarole/spugnole (Morchella Rotunda o la Volgaris) quando è  la loro ora, ovvero la seconda luna della nuova erba ,sempre e solo a primavera…tanto sei a due passi! Il gusto dolce e delicato di questi funghi da due forchette nelle guide  è talmente rinomato (e raro ma dipende dalle annate Quest anno 0 … )che a volte i ristoranti che li propongono pagherebbero (o pagano ) io non  vendo…anche70€!
    Ti aspetto volentieri,magari ti ricredi!🙂

  6. Se si vuole sapore ad ogni costo, basta prendersi in bel hamburger dal McDonald’s, ma anche fish e Chips fritte e rifritte, oppure un bel ristorante cinese con le sue schifezze con badilate di glutammato.Buon appetito!!!

    Mai mangiati sti troiaii.

  7. Il fungo è uno dei prodotti della natura +generosi e altruisti: 

    Anche una bella Amanite Phalloides è molto generosa e altruista. Distribuisce veleno mortale gratis, non vi chiede la ricetta.

  8. Il fungo è uno dei prodotti della natura +generosi e altruisti: si lascia trovare senza scappare, cogliere senza opporre resistenza, pulire, affettare, seccare, trifolare, congelare, senza che si chieda il suo permesso lo si sposa a risotti, tagliatelle, carni, selvaggina, polenta, si lascia immergere nell’olio e per lui si organizzano sagre e feste di paese.
    Cosa volete di +da lui???

  9. Se si vuole sapore ad ogni costo, basta prendersi in bel hamburger dal McDonald’s, ma anche fish e Chips fritte e rifritte, oppure un bel ristorante cinese con le sue schifezze con badilate di glutammato.
    Buon appetito!!!

  10. “Mai visto nessuno addentare”
    Non so se sia sapore od odore, ma la prima volta che ti capita prova a mangiare l’anello di una mazza di tamburo, li dove l’hai trovata così com’è e poi parliamone
    (naturalmente, se non hai intenzione di mangiarla, lasciala li dov’è,la mazza, senza danneggiarla…chi rompe o calpesta i funghi per gioco, gli romperei le braccia!)

  11. Telleschi 11), hai detto niente: olio d’oliva e limone.
    La conferma al fatto che il fungo (tutti) non ha sapore e bisogna sempre metterci qualcosa per dargliene. Il fungo profuma. Più o meno. Ma, tra i problemi che im moltissimi hanno nel non conoscere il proprio corpo, ci metto anche quello del non distinguere il senso del gusto (papille gustative) dal senso dell’olfatto (mucosa nasale). Siccome tutto comunica, è difficile fare una distinzione corretta (un po’ come sapere usare bene i piedi in arrampicata) tra i due sensi e si pensa/crede che il fungo abbia un sapore delizioso, mentre invece non ha affatto sapore ma solo profumo (o puzza, dipende dai gusti. In fondo si tratta di una muffa). 
    Mai visto nessuno addentare un porcino, o tantomeno un ovulo rosso, una vescia o un Galletto e dire: che buono.
    Chiaritevi le idee in cucina e a tavola, o fungaioli, che poi ne parliamo.  
    Questo si che è un problema.

  12. Ma come, si inneggia alla libertà in montagna, non si vogliono limiti e il pericolo è rappresentato dai cercatori di funghi? Vi invito a leggere il denso e breve libro di Matteo Righetto, “Lo zen e l’arte di andare a funghi”. Un vero manuale di filosofia e arte del camminare “per funghi”. Lasciateci almeno questa libertà. Il problema della sicurezza è solo culturale e nasce nelle città e in un certo modo di fare propaganda turistica.

  13. Alberto grazie! C’est la vie…fin che ce ne’!Passaggio duro ma non impossibile ,soste precarie  e molta molta nebbia, ne sono uscito senza vedere l’erba dalle radici e poi ti devo confessare che le donne più belle fanno le infermiere e a Belluno c’è un gran concentrato!ciao

  14. quest anno però causa un infarto ( e non solo) nel bosco nisba e devo dire mi manca moltissimo!

    Antonio mi spiace molto.
     
     
     

  15. Un pejotino aiuterebbe(28)…come capisco la funghite infantile ; anche da noi in famiglia colpi ,ma  a me piaceva! era un modo per incrementare il magro salvadanaio familiare di allora. Si raccoglievano assolutamente solo i finferli settembrini e li si portava alla Femia a Pieve che aveva una latteria/frutta/verdura che poi.li rivendeva ,negozi così non esistono più se non nei ricordi.
    Ripresi ad andarci ma più per il bosco e la sua scoperta molto dopo , le fatidiche  ernie  mi impedirono di arrampicare…roba comunque di 1° e 2° grado alla faccia della sicurezza per raccattare porcini si affrontano ancora con spavalderia , quest anno però causa un infarto ( e non solo) nel bosco nisba e devo dire mi manca moltissimo!

  16. Caro Ratman a raccontà storielle fai venì l’orchite.
    Mettici piu fantasia e migliora la scrittura. Non basta usà paroloni.

  17. Si le “regole d’oro” di Luca Giaj Arcota vanno ascoltate se si vuole salvare la pelle. Se invece si vuole trovare funghi meglio fare l’opposto!

  18. Mi sono riconosciuto nell’ articolo come allo specchio…. Ho 81 anni, in stagione vado per funghi pressoche’ come attivita’ principale (seccati o surgelati ci bastano per tutto l’anno), vado da solo stando molto attento al terreno e sebbene oggi il telefonino sia una garanzia di sicurezza, passati i 75 ho cominciato a lasciar detto a mia moglie approssimativamente dove vado…

  19. Mi sono riconosciuto nell’ articolo come allo specchio…. Ho 81 anni, in stagione vado per funghi pressoche’ come attivita’ principale (seccati o surgelati ci bastano per tutto l’anno), vado da solo stando molto attento al terreno e sebbene oggi il telefonino sia una garanzia di sicurezza, passati i 75 ho cominciato a lasciar detto a mia moglie approssimativamente dove vado…

  20. “l’incolmabile iato tra lo saper scrivere e lo saper leggere”
    sul leggere non mi pronuncio, ma sullo scrivere avrei qualche dubbio
    😊

  21. Una volta sono stato trovato da un fungo. 
    Me ne stavo immobile all’aria aperta, concreto in questa immobilità; vedevo però innumeri benassi, anch’essi all’aria aperta, fagocitati dell’agire, spasmodici saliscenditori di monti.
    Il fungo mi colse attonito dal furibondeggiare dei benassi e, stupito mi chiese perché. 
    Amico fungo non stupirai mai abbastanza per l’incongruo, dissi, dello spropositato abisso tra i saperi, l’incolmabile iato tra lo saper scrivere e lo saper leggere.
    Non so perché virai all’aulico, forse perché il fungo mi pareva si atteggiasse importante.
    Diamine, disse il fungo, suffragando cosi la mia opinione – e la certezza antropica fosse egli edibile, cosa che per educazione cercai di non fargli intendere- Diamine, pur non comprendendo come e perché mi trovo in questo cesto, mi fai simpatia e spero di piacerti.
    Da qui in avanti il dialogo si infitti di ambiguità e trascuro di riportarlo. 
     
     

  22. Molto meglio l’orso di un contadino ligure.
    Un mio prozio dell’entroterra ligure divenne leggenda perché si rifiutò di affittare il suo terreno a un circo itinerante. Il proprietario venne cacciato a male parole e il rifiuto fu totale.
    Per vendicarsi scagliò contro lo zio un orso del circo che venne massacrato di pugni e messo in fuga.
    A Montoggio di “Ü Brüja” si narra ancor oggi.

  23. Anticamente, i contadini delle borgate nell’entroterra genovese integravano le magre entrate con la raccolta di funghi. castagne e fichi (un po’ più  a valle e appetiti per l’alto contenuto zuccherino), e, prevalentemente dopo l’essicazione, scendevano  per rivenderli in città. Quei monti alle spalle di Genova erano percorsi da numerosi sentieri e tracce che consentivano la “coltivazione” dei boschi. Ancora oggi c’è chi prosegue la raccolta dei funghi per rivenderli, ovviamente non parliamo più di economia di sussistenza, come un tempo. Certo e’ che per tanti liguri (e genovesi) la memoria di quella pratica esercitata  dagli antenati per campare è rimasta impressa a tal punto da essere tramandata come valore di  padre in figlio. Ogni anno, ovviamente, anche in Liguria la quota di cercatori di fughi dispersi nei boschi in stagione di raccolta fa sempre notizia, anche se parliamo di Appennini, che non ospitano orsi  ( per ora), ma possono essere sempre insidiosi. Anche per l'” esperto” che perde il sentiero,  dato  il progressivo abbandono dei boschi “domestici” da parte dei contadini e  delle tracce che consentivano di percorrerli. 

  24. La mia storia è diversa, a me piaceva da matti andare a funghi ed eravamo noi fratelli spesso a costringere mio padre. E mica solo i porcini, che in fondo è roba dozzinale, da ignoranti o da neofiti, ma almeno una decina di specie e più.
    Che poi andavano pulite, lavate e preparate per poi essere seccate o cucinate. E mica solo trifolati, che anche quello è da poretti.
    Sono certo che nella mia vita ho rischiato di più andando a funghi che con l’alpinismo…anche se il primato ce l’ha l’auto, senza dubbio.
    Poi a diciott’anni ho iniziato ad arrampicare e a funghi non sono quasi più andato…anche se una volta, molti anni dopo, accompagnando un amico assatanato e sono stato l’unico a trovar qualcosa!
    Comunque ho imparato molto da quella attività, come muovermi in un bosco, come ritrovar la strada (e l’auto) anche con poca visibilità. al buio o sotto la pioggia, come riconoscere e sfruttare la morfologia dei luoghi. Tutte cose che mi sono tornate utili svariate volte in certe discese fuori orario.
     
    La cosa più strana è che a me i funghi non hanno mai fatto impazzire, a differenza di mia sorella o mia mamma

  25. Anche in Apuane e sul vicino Appennino ci sono molti interventi di soccorso e ricerca di fungaioli che si perdono o che ruzzolano e si fanno male. Un tempo diversi incidenti succedevano perchè i fungaioli indossavano gli stivali invece degli scaponi. Sul pendio ripido lo stivale non è un tutt’uno col piede, gli gira intorno, lo stivale non ha presa e scivola.

  26. Funghi buoni farci il sugo per i matuffi magari con l’aggiunta di un buon cornocchio di sarsiccia che gli inyensifica il sapore

  27. Mai amato andare a cercare funghi, qualche volta ci sono andato per lo più trascinato da mio papà e qualche amico con risultati risibili. 
    Se ci inciampo li raccolgo ed è finita lì.  Ad ogni buon conto li adoro in tutte le salse.
     

  28. @ Benassi
    .
    Anche a me piace molto quel passo di Rigoni Stern ( e si presta a molte considerazioni molto attuali su sperchi e manie )

  29. Mario Rigoni Stern disse: «Basta così. È sufficiente per condire la pasta. Abbiamo prelevato, adesso torniamo a casa». 

    Questo dovrebbe valere per tante altre attività della vita. Ma l’ingordigia e senza limiti.

  30. Osservo nei commenti una prevalenza di “non fungaioli”. Mi unisco anch’io vittima pure io in età giovanile di vagabondaggi per i boschi della Val Pellice imposti dai genitori.
    Quando dico a qualcuno che mi piace andare in montagna, spesso mi domandano se vado a funghi. La mia risposta standard è “non li vedo (troppo alto), non li riconosco, non li digerisco”.
    Peró … un piatto di tajarin fumanti ai funghi porcini … 😋

  31. Stare all’aria aperta è già un atto concreto di suo. Non c’è bisogno di fare qualcosa di più per dargli un valore.

  32. Un celebre aneddoto sulla raccolta dei funghi racconta che, dopo aver trovato un porcino, Mario Rigoni Stern disse: «Basta così. È sufficiente per condire la pasta. Abbiamo prelevato, adesso torniamo a casa». 

  33. Per apprezzare i funghi prova con gli ovuli a crudo: bastano poche gocce d’olio e di limone!

  34. Io allargherei il discorso a tutte le cose potenzialmente mangerecce in natura. Il mio è un giudizio ed un comportamento del tutto personale e rispetto altri atteggiamenti. Io non prendo nulla dalla natura, non raccolgo niente. Al massimo due o tre lamponi e poco altro. I funghi devono capitare a 20 cm dal mio piede e forse ne prendo due per farci la pasta.
    Mi è capitato due volte di assistere ad un triste spettacolo, un signore seduto e quattro o cinque africani chini per tutta la giornata a raccogliere un erba molto ricercata in Abruzzo. Quest’ erba viene proposta nei ristoranti locali ed è molto apprezzata. Mangiata una volta, è completamente senza sapore. L’umile cicoria che cresce ovunque è immensamente più buona. Questo fa parte dei tanti riti che sembrano avvicinare l’uomo alla natura, i funghi, i frutti, le radici. Io le sento come predazioni ma ripeto è una posizione del tutto personale che non mi sentirei di trasformare in legge se ne avessi il potere. Trovo che la biodiversità sia la vera ricchezza, quando non impegnato in escursioni più impegnative, amo camminare in natura dando un nome a tutto quello che mi circonda grazie a Google lens. Più che predare mi interessa conoscere.

  35. A coloroche sono stati traumatizzati nell’infanzia dalla ricerca dei funghi,a coloro che ritengono il girovagare nel silente boschivo alla ricerca di funghi un innutile perdita di tempo,a coloro che mai li mangerebbero,poichê se non puramente tossici,…potrbbero recare loro nocumento,….Priuli e Verlucca..le alpi a tavola…

  36. “Andare a funghi” ha un aspetto retrò perché è un modo concreto di stare all’aria aperta, di camminare, di “avventurarsi” fuori dai sentieri
    Non sarà mai sponsorizzato dalla redbull, non ci saranno abiti dedicati.
    Roba di altri tempi, roba popolare che, come direbbe il bardo:
    Non merita due colonne su un giornale, una musica o parole un po rimate.

  37. Anche a me cercare funghi non e mai interessato, ed anche angiarli interessa poco. Ogni tanto lo faccio ma non ci trovo nulla di particolare. Anzi spesso evito perche mi viene in mente che possano essere velenosi e chi me li propone non possa essere cosi esperto come dice. Mio padre spesso mi dice vai sempre a monti ma non porti mai un fungo. Per forza babbo non li cerco, ho altro da fare.

  38. Come Marcello, anche mia mamma mi buttava giù dal letto alle 4 di mattina (ma era ancora notte fonda) obbligandomi ad accompagnarla per i boschi con una torcia in mano (le frontali sarebbero arrivate 20 anni dopo).  Ho sempre odiato quel girovagare senza meta, trovare un porcino mi dava un fugace senso di orgoglio della durata di 5 secondi, per poi ripiombare nella noia più profonda data da quell’andare senza senso. Ovviamente, poiché corpo e psiche sono 2 facce della stessa medaglia, ho sviluppato sin da piccolo una grave intolleranza alimentare verso qualsiasi fungo. Oggi rientro a pieno titolo nella categoria “matusa” (termine noto solo ai miei coetanei) e almeno un rischio non lo corro di sicuro… Il soccorso alpino mi potrebbe venire a prendere per mille motivi, ma non per un’uscita fungaiola. Le prediche domenicali lasciano il tempo che trovano e ciascuno sceglie come farsi male. Come dice un mio amico : ricordatevi che tutti i funghi si possono mangiare, alcuni una volta sola!! 

  39. Anche io ho subito la tortura infantile della pratica genitoriale del “bouleting”
    Cioè il vagolare random alla ricerca dei “boulet”.
    Oggi i bambini fanno climbing, sono piu fortunati.
    Detto questo, vi informo che alcuni antropologi contemporanei guardano ai funghi e alla loro organizzazione come modello per una ridefinione , piu comprensiva della complessità della natura, dell’umano stesso.
    Per comoletezza
     Di Anna Tsing
     “Il fungo della fine del mondo”
     

  40. Sig.Cominetti..a corto di argomenti.?..in talune aree del Trentino dove risiedo da anni andar per funghi potrebbe essere molto pericoloso…essendo alcune aree popolate da orsi..che di per se sono meno peicolosi delle ammaniti,ma se accompagnano i piccoli…diventano letali…e qui. con buona pace di chi si porta tutto l’armamentario del osservante regole e decaloghi..va  precisato che sono molto piû letali e frequenti le punture di taluni insetti…poi se si nota il tasso di incidenti definiamoli micologici..accadono a persone quasi sempre molto o quasi anziane che incorrono in incidenti,non perchê sordi alle prediche parocchiali,ma per i limiti dovuti alla senescenza,che restano secondi. dopo quelli della guida del trattore…che vede per la maggiore anziani frequentanti messe domenicali e prive di attrezzatura alpestre…buon procedere

  41. Fin da piccolo sono stato costretto ad andare per funghi dai miei genitori. Detestavo (e detesto) quel muoversi tra praterie e boschi in maniera irregolare. Un po’ come quando si fa lo shopping in città, arrivando a casa massacrati nel fisico e nello spirito. Almeno per me.
    Se poi ci metto la ferrea convinzione che i funghi siano muffe insapore che hanno solo profumo, e quindi nessun gusto, il gioco è fatto. Trovo il mangiarli una cosa inutile e che fa pure male alla salute. Perché i funghi sono tutti velenosi e costringono il fegato a un inutile superlavoro.
    Quando dico questo, specialmente in Liguria, è peggio della più feroce delle bestemmie ma ne sono convinto.
    Sul fatto che i fungaioli si inciampino nei boschi c’è poco da dire. I suggerimenti del soccorso alpino sono sempre le stesse prediche parrocchiali.
    Inutili come il mangiare i funghi. Ma tant’è…
     

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