Cronache di un inverno inimmaginabile

Divieti, ordinanze e scialpistismo: la cronistoria da dicembre a gennaio dell’ultimo, speriamo irripetibile, inverno.

Cronache di un inverno inimmaginabile
a cura della Redazione di Skialper
(pubblicato su Skialper n. 134)

11 dicembre 2020
In Valle d’Aosta scialpinismo solo accompagnati dalle Guide
È la madre di tutte le ordinanze (e polemiche): il presidente della Regione Valle d’Aosta Erik Lavevaz ha firmato la 552, che nella sostanza stabilisce che può praticare lo scialpinismo solo chi è accompagnato da una Guida alpina o da un Maestro di sci abilitato. L’ANSA ha riportato questa dichiarazione: «Sulle ciaspole non sono state rilevate problematiche mentre per lo scialpinismo possono esserci rischi per valanghe e infortuni, c’è il pericolo di avere avventurieri in questo campo». L’ordinanza, valida per pochi giorni, è stata più volte prorogata, fino a metà gennaio.

13 dicembre
Il CAI contro l’ordinanza della Valle d’Aosta
Il Club Alpino Italiano ha preso posizione contro l’ordinanza regionale valdostana. «Proprio nel momento in cui, causa il fermo degli impianti di sci, si apre la possibilità di promuovere attività alternative, ben distribuite nel territorio e tali da evitare assembramenti di sorta, non invasive e supportate solo dalla neve vera, quella che non richiede cannoni e drenaggi di immani quantità d’acqua, in Valle d’Aosta ci si confronta con l’ordinanza 552 dell’11 dicembre del Presidente della Regione – si legge in una nota – Si tratta di un provvedimento che, pur di breve durata (ma potrebbe essere reiterato!) e ferma la generale possibilità di svolgere sport e attività motorie, va a penalizzare espressamente lo scialpinismo, che tra le forme di frequentazione della montagna invernale è certamente tra le più note ed identitarie, limitandone l’esercizio solo con l’accompagnamento di guida alpina o maestro di sci, così vietandolo anche ai valligiani di comprovata capacità ed esperienza, e sono i più, che di essere accompagnati non necessitano affatto. A nostro avviso – osserva il presidente generale del Club Alpino Italiano Vincenzo Tortipur rispettandosi le intuibili motivazioni sottese a provvedimenti a tutela della salute pubblica, non si riesce assolutamente a cogliere qualsiasi ragionevolezza nel criterio discriminatorio adottato, peraltro di dubbia utilità per gli stessi professionisti che, notoriamente, non è nell’ambito territoriale che attingono la loro clientela».

13 dicembre
Anche il Club Alpino Accademico contro l’ordinanza valdostana
Dura presa di posizione con un articolo pubblicato sul sito clubalpinoaccademico.it che si chiude con un appello molto esplicito: «Solo l’opposizione attiva, dura e senza sconti dell’intero mondo alpinistico a questo pericolosissimo precedente di limitazione arbitraria alla libertà delle persone potrà garantire per il futuro il mantenimento di quella libertà di accesso alla montagna che è presupposto non negoziabile di ogni esperienza alpinistica».

14 dicembre
Il Collegio Guide Alpine Lombardia si dissocia
In un comunicato le Guide della Lombardia hanno preso le distanze dall’ordinanza della Regione Valle d’Aosta.
«L’ordinanza non ci tocca direttamente come Collegio lombardo, in quanto la nostra regione non ha mai emanato provvedimenti di questo tipo, e anzi le Guide alpine lombarde non hanno avuto libertà maggiori delle altre persone in questi mesi di lockdown totali o parziali – si legge nella nota – Tuttavia nell’ordinanza valdostana è contenuto un principio che non ci appartiene, molti nostri iscritti ci hanno chiesto di intervenire poiché non hanno condiviso il provvedimento, giudicato invece grave quanto inopportuno, con conseguenze ideologiche che travalicano i limiti regionali». Le Guide lombarde sottolineano che: «la montagna è un luogo libero, in cui nessuno ha più diritto di un altro di stare; partecipare ad uscite o corsi tenuti dai professionisti della montagna deve rimanere una scelta e non un obbligo».

17 dicembre
Si dimettono i vertici dell’Unione Valdostana Guide di Alta Montagna
Si sono dimessi il presidente e il vicepresidente dell’Unione Valdostana Guide di Alta Montagna, Pietro Giglio e Mario Ogliengo. In un comunicato stampa Giglio «ha infine ringraziato il presidente della Regione Erik Lavevaz per il riconoscimento alla professionalità delle Guide alpine come elemento atto a limitare incidenti per non gravare sul sistema sanitario». Altre dichiarazioni dell’ex presidente al sito del quotidiano La Stampa: «Io difendo una categoria professionale, non faccio della filosofia quindi trovo pretestuose tutte le critiche rivolte a un’ordinanza che come categoria abbiamo chiesto e che io condivido perché è a tutela della salute pubblica».

17 dicembre
A Courmayeur gite gratuite con le Guide per i residenti
Accompagnamento delle Guide sì, ma gratuito. È quello che ha proposto, in risposta all’ordinanza della Regione Valle d’Aosta, la Compagnia delle Guide di Courmayeur ai residenti in Valdigne. Durante le escursioni si sono affrontati anche i temi della tecnica scialpinistica, della gestione del rischio e dell’autosoccorso.

21 dicembre
Decreto Natale e skialp
Il decreto Natale ha limitato notevolmente la possibilità di sport in montagna. Oltre a prorogare la chiusura degli impianti di risalita, il calendario prevedeva giornate nelle quali l’Italia era tutta zona arancione e altre nelle quali era zona rossa, limitando – al netto di interpretazioni non sempre concordi tra di loro – la libertà, nella migliore delle ipotesi, all’attività sportiva all’interno del proprio comune. Facevano eccezione i residenti nei comuni con meno di 5.000 abitanti, autorizzati a spostarsi nel raggio di 30 chilometri in alcune giornate, e la possibilità di raggiungere le seconde case in regione. Oltre naturalmente alle esigenze degli atleti di interesse nazionale.

22 dicembre
Annullati i Campionati Italiani
Doveva essere una prima assoluta, ma il decreto di Natale, interpretato dalla Federazione Italiana Sport Invernali, ha costretto gli organizzatori dello Sci club Brenta Team a fermarsi ai blocchi di partenza. I Campionati Italiani di scialpinismo, programmati per domenica 27, lunedì 28 e martedì 29 dicembre nella nuova location di Andalo, sono stati annullati. Le restrizioni legate ai limiti di spostamento non consentivano il regolare svolgimento dell’evento che prevedeva l’assegnazione dei titoli tricolori sprint, staffetta e vertical race.

22 dicembre
Scialpinismo e attività agonistica: i chiarimenti della FISI
Con una nota del presidente la Federazione Italiana Sport Invernali ha interpretato l’ultimo decreto relativamente alle attività agonistiche dei suoi associati, con precisazioni soprattutto per le giornate nelle quali l’Italia era zona rossa. Nella pratica la federazione ha inizialmente ritenuto lecita solo l’attività sportiva e l’allenamento degli atleti delle squadre nazionali, anche se, all’interno del proprio comune, era consentita l’attività sportiva in forma individuale e all’aperto, che è però cosa diversa dall’allenamento di gruppo di un club, magari in un comune diverso da quello di residenza degli atleti.

23 dicembre
Il dietrofront della FISI
Con una lettera il presidente della FISI Flavio Roda è tornato sulla nota federale del 22 dicembre per interpretare in maniera meno restrittiva il decreto Natale. «Preme anzitutto chiarire che la predetta nota federale del 22 dicembre u.s. (il cui contenuto era stato condiviso con il Consiglio Federale), non era volta a fornire l’interpretazione data dalla Federazione alle disposizioni dettate dal Decreto Legge 18 dicembre 2020 in materia di esercizio dell’attività sportivo-agonistica. In tale circostanza la Federazione si limitava invece a riportare, a beneficio di tutta la base associativa federale, le indicazioni che la Federazione medesima aveva mutuato dalle comunicazioni delle competenti istituzioni. Peraltro, è stata poi pubblicata solamente nella serata di ieri, 22 dicembre, una nuova circolare del Ministero dell’Interno che, fornendo delle ulteriori interpretazioni circa il dettato normativo del D.L. 18 dicembre, sembra rivedere in senso più ampio la possibilità di proseguire nell’esercizio della attività sportivo-agonistiche anche nel periodo intercorrente tra il 24 dicembre 2020 ed il 6 gennaio 2021». Torna tutto come prima con spazio agli allenamenti e agli spostamenti degli atleti di interesse nazionale.

28 dicembre
Dall’Aprica a Tignes, i comprensori si trasformano per gli scialpinisti
Non ci sono stati solo divieti nel Natale pandemico con gli impianti e le piste chiuse. Due esempi incoraggianti sono arrivati dall’Aprica, in provincia di Sondrio, e da Tignes, in Francia. Nella località valtellinese hanno deciso di aprire la pista con illuminazione notturna più lunga d’Europa (5,5 km) per sci e pelli il 30 dicembre. Si è replicato il 2 e 4 gennaio e poi dall’8 gennaio tutti i venerdì. In Francia, a Tignes, mega-comprensorio e paese nati dal nulla in funzione dello sci, la chiusura forzata degli impianti ha fatto decidere per la creazione di una quindicina di chilometri di percorsi sulle piste, da quota 2.000 a 2.700 metri.

2 gennaio 2021
Fino al 6 gennaio aperto per lo skialp parte del comprensorio di Bardonecchia
Colomion Spa ha comunicato che fino al 6 gennaio sarebbero stati aperti alcuni tracciati per la risalita e alcune discese per gli scialpinisti, con annessa manleva di responsabilità: «Chi praticherà lo sci alpinismo durante gli orari e nei tratti di pista concordati si assume ogni responsabilità sulla valutazione della condotta da tenere in salita e in discesa in funzione del manto nevoso, sollevando la Società Colomion S.p.A. e la A.S.D. Colomion S.r.l. da qualsiasi responsabilità civile e penale, anche oggettiva, in conseguenza di infortuni cagionati a sé o a terzi ed a malori verificatisi all’interno della suddetta area».

8 gennaio
Una petizione contro le ordinanze della Valle d’Aosta
Su Change.org è stata pubblicata una petizione online per chiedere al presidente della Regione Valle d’Aosta Erik Lavevaz di consentire la pratica dello scialpinismo anche senza Guida alpina. La petizione aveva già superato le 3000 firme a metà gennaio, tra le quali, secondo quanto riportato da AostaSera, anche quella dell’ex vice-sindaca di Aosta Antonella Marcoz.

13 gennaio
La Valle d’Aosta valuta l’apertura delle piste di sci agli scialpinisti
«Nel momento in cui ci dovesse essere il divieto o l’impossibilità di apertura delle piste per l’attività di sci da discesa si sta ipotizzando di autorizzare lo scialpinismo, almeno su alcuni impianti» questo quanto ha dichiarato il presidente della Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, all’ANSA. L’apertura potrebbe «dare una mano alle attività economiche che sono sulle piste, anche se lo scialpinismo non porta certo i flussi dello sci alpino» ha aggiunto il numero uno della regione. Qualche considerazione anche sullo skialp con obbligo di accompagnamento delle Guide alpine: «Su queste limitazioni faremo delle considerazioni nei prossimi giorni».

16 gennaio
Per il CNSAS scialpinismo pericoloso e ciaspole sicure?
«Scegliete un’altra montagna: meno rischiosa, ma non meno coinvolgente». È il video-appello diramato dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), nel pieno della stagione invernale, condizionata da una sanità messa a dura prova. Il video mette lo scialpinismo tra gli sport rischiosi e, quando si parla di attività a basso rischio, viene inserita l’immagine di due ciaspolatori nel bosco, su itinerari non battuti. Conosciamo tutti i rischi del nostro amato sport, è però curioso l’accostamento skialp pericoloso – ciaspole nella neve fresca no, in fin dei conti non è tanto il mezzo, ma l’ambiente in cui lo si pratica e la cultura della sicurezza a fare la differenza. Come ha successivamente chiarito il Soccorso Alpino non c’era nessuna intenzione di mettere lo skialp sul banco degli imputati, ma solo un montaggio che poteva creare incomprensioni.

16 gennaio
Anche in Valle d’Aosta scialpinismo senza Guida alpina
Dopo numerose proroghe, la nuova ordinanza firmata dal presidente della regione Erik Lavevaz ha consentito, fino a fine mese, lo scialpinismo su tutto il territorio regionale senza l’accompagnamento delle Guide alpine. Per quanto attiene le attività sportive e motorie all’aperto, viene scritto in una nota della Regione, «è possibile svolgerle purché nel rispetto della distanza di sicurezza personale: tra le attività consentite figurano anche lo sci alpinismo e le ciaspolate».

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Cronache di un inverno inimmaginabile ultima modifica: 2021-08-16T05:56:00+02:00 da GognaBlog

15 pensieri su “Cronache di un inverno inimmaginabile”

  1. 15
    albert says:

     Se  scialpinismo, ciaspolate e altre attivita’ libere si diffonderanno  ancor di piu’ a discapito della concentrazione sulle piste, egoisticamente parlando,l’ambiente senza vincoli e rarefatto  diventera’ troppo affollalto e quindi perdera’ fascino.Meglio divulgare ritorno allo sci industriale e tacere su quello slow.

  2. 14
    Gianni Battimelli says:

    E comunque, si stava meglio quando si stava meglio. Oh!

  3. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    Carlo, io e Roberto avevamo incominciaro a disquisire dell’essere o non essere qui, nel GognaBlog. Poi la questione si stava tanto ingarbugliando che: 1) il Cominetti ci ha sgridati perché fuori tema; 2) il Pasini, addirittura, ha sbagliato post.
    Cosí abbiamo smesso.

  4. 12
    Roberto Pasini says:

    Crovella. Era una bagatella scherzosa a scopo consolatorio destinata a Fabio Bertoncelli nel post sui ricordi Nuovo Mattino e le bagatelle non offendono mai. Agnelli ma anche Macario, Fred Buscaglione, la Lucianina e il teatro dialettale comico torinese. Tu sai bene che il Piemonte (che mi ha dato i natali, anche se sul confine) è molto più poliedrico nei suoi registri pubblici e privati. della linearità delle  nostre risaie, dei nostri vigniti  e delle vie di Torino. Cerea.

  5. 11
    Carlo Crovella says:

    Ma chi è “Fabio”? Mi sono perso qualcosa? Cmq per correggere un errore che viene sistematicamente riproposto, preciso che i famosi 240 scialpinisti (che poi in realta’ erano 215-220 in alcune punte massime, in genere 200, scesi a 150-170 nelle uscite primaverili) fanno riferimento a dimensioni della ns. Scuola di scialpinismo del periodo compreso all’incirca fra metà anni ’70 e metà anni ’90, quando il numero dei frequentatori totali della montagna era molto molto inferiore, per cui si poteva anche “assorbire” un impatto del genere. Ho più volte detto che, col senno in poi, era un impatto non indifferente e quindi critico, ma allora il mondo scialpinistico era completamente diverso: e’ sbagliato valutarlo con i parametri di oggi. Da allora sono trascorsi almeno 25-30 anni, se non di più (a seconda del timing preso come riferimento: dal 1980 sono 41 anni), per cui continuare a citare quel risvolto è fuoriluogo sotto ogni punto di vista. Inoltre io allora avevo (a seconda del timing di riferimento) 25-30 anni, ero piùaincline (diorggi) alla socialità e non vedevo ancora, allora, gli effetti nefasti che nel frattempo l’attività umana ha concretizzato su tutto il pianeta. Infine, confrontate con l’articolo dell’inverno scorso, non c’è persona che partecipò a quelle uscite che non sia ancor oggi felice di averlo fatto. In quel contesto aveva senso.

  6. 10
    Roberto Pasini says:

    Sorry. Ho sbagliato a collocare la bagatella per Fabio. Andava messa sulla nostalgia. Non importa. Tutto è  Grazia, quella maiuscola.

  7. 9
    Roberto Pasini says:

    Fabio caro. Due anime ti straziano il petto ! In attesa di sapere chi vincerà, la citazione deve però essere quella giusta. Conosco il film a memoria. 
    “Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare. Caiani sudati e scorreggianti che cercavano di salire con gli scarponi rigidi placche impossibili, scialpinisti in fila per 240 grattarsi disperatamente i maroni a causa delle mutande di lana ruvida indossate sotto i pantaloni Gino Trabaldo con annessa camicia Giancarlo Mauri, fri climba (pronuncia bergamasca per free climber), fatti e strafatti, divorare pesci spada con contorno di farfalle, cominciando dalla spada, sugli Asteroidi del Precipizio… e ora tutti questi momenti andranno persi nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di andare, non prima però di aver letto le 600 puntate della biografia del Maestro* (quindi c’è tempo, non spingete per favore)” Prosit

  8. 8
    albert says:

    In era pre sci industrializzato, l’emigrazione stagionale dai paesi montani era frequente. Quando ancora mancava la moda della villeggiatura estiva, se ne migravano pure d’estate. Quindi meglio oggi, e che lo sci industriale  continui evitando i salvataggi clientelari  di impianti fuori mercato e bloccando ulteriori estensioni  e collegamenti per la mania dei caroselli di decine di chilometri. Altrimenti i paesi sarebbero piu’ spopolati di oggi, cosa che sta avvenendo in provincia di Belluno e alto Friuli. Anzi, con l’estendersi della rete ultra veloce, che possano intallarsi anche  nuove professioni avanzate e si ammodernizzino le tradizionali.I giovani  residenti in montagna che frequentano scuole superiori a loro scelta e non solo quelle obbligate in quanto piu’ vicine a casa,  con una didattica a distanza migliorata , eviterebbero certe levatacce invernali e trasferte in pullman di ore ,avendo piu’tempo per attivita’sportive e studio personale o in gruppo locale .Un’altra possibilita’ sarebbe l’e-commerce di prodotti in zone artigianali( es.alimentari, mobili, abbigliamento…edilizia in legno)

  9. 7
    Carlo Crovella says:

    Il “papa” morto o, meglio, morente (della mia precedente conclusione) è lo sci di pista “pesante”: grandi comprensori, grandi impianti, con seggiovie a 6-8-10 posti, tutto grande a tal punto che necessita di grandi numeri. Se si ferma, muore. Esempi: Cervinia, o anche (purtroppo) Sestriere, e poi Cortina o Zermatt e mille altri. Troppi investimenti per reggere fatturati piccoli: ecco dove si incricca il modello, anche a livello del singolo operatore come il titolare di un bar sulle piste. La mia personale speranza è che l’esperienza Covid 20-21 accentui la consapevolezza di tutti, cittadini e montanari, sulla necessità di riconvertirsi verso lo sci di pista “leggero”: meno stazioni in assoluto e quelle che restano che siano piccole, pochi impianti, “leggeri” (seggiovie max 2 posti e ski-lift), con meno pistaioli, ma magari a fianco c’è ampio spazio organizzato per scialpinismo di iniziazione, ciaspole e altro (come inverno scorso). Molti miei corrispondenti della Val Susa (alcuni anche maestri di sci) sono i primi ad auspicare un ritorno verso quel modello. Tutto più “leggero” e meno invasivo, ecco perché mi piace. Fino al 2019 erano discorsi teorici, l’esperienza 2020-21 ha permesso a molti di sperimentare in prima persona questo “nuovo” modello e di convincersi. Può darsi che in Val Susa incida un fenomeno tipico e locale: l’alta Val Susa è la classica location delle seconde case dei torinesi, i quali si sono traferiti lì anche con impianti chiusi. Nelle vacanze istituzionali (Natale 20-21, Pasqua e anche ora, in versione estiva) è sempre tutto pieno, per cui negozi, bar, ristoranti non hanno avvertito un gran calo di fatturato. E’ invece mancata la stagione delle settimane bianche (febbraio-marzo) tradizionalmente con ospiti inglesi, russi, Est Europa…questo sì, ma la stagione nel suo complesso non è stata malaccio malaccio.

  10. 6
    Roberto Pasini says:

    Ps. A proposito di sciuri. Sono curioso e quest’estate a Courmayeur, nei giorni di pioggia, ho ascoltato vari discorsi della nuova borghesia cittadina delle professioni ( i 40-50 enni), tra di loro e coi figli. Che differenza rispetto ai 40/50 di quando negli anni ‘70 frequentavo io da giovane lo stesso luogo. Un totale cambio di ideologia e linguaggio. Ho percepito tuttavia tanto profumo di “falsa coscienza” come si diceva in passato, anche se sicuramente meno aggressiva e più “politicamente corretta” del tempo che fu. La ruota gira, la musica e il vestito cambia, ma qualcosa resta immutato.  Ma forse questo è il pessimismo un po’ malinconico del pomeriggio della vita.

  11. 5
    Roberto Pasini says:

    Non stavo personalizzando o facendo paragoni con Cognetti. Me ne guardo bene. Ognuno eventualmente si fa l’esame di coscienza da solo. Anche Cognetti che non è così “milanese” come tu dici, anche se campa scrivendo, un po’ se lo è fatto.Sto solo dicendo che situazioni come l’inverno scorso sono state vissute in modo diverso da cittadini e persone che vivono in montagna e con la montagna. Non è una novità ma l’eccezionalita’ ha accentuato alcune differenze e a volte certi discorsi di cittadini o ex cittadini mi lasciano perplesso. Ho molti amici in VdA e non sono tutti palazzinari avidi o promotori dello sfruttamento dei cannibali e hanno avuto seri problemi. Nessuno di loro vorrebbe ripetere l’esperienza. Ovviamente dipende dalle località e da come producono reddito oggi e dai costi economici e sociali di una rapida riconversione. A volte bisogna fare uno sforzo per capire certe leve dei comportamenti sociali che ci sembrano alieni ma di questo abbiamo già parlato a lungo, persino troppo forse.

  12. 4
    Carlo Crovella says:

    Se hai tagliato le tue considerazioni sulla mia persona, sei completamente fuori strada… Lo stile di vita alla Cognetti non mi è particolarmente simpatico, anzi (molto “milanese”: si è trasferito in montagna da “conquistatore”…). Io non ho un atteggiamento da sciur, ma di concreto e silenzioso rispettoso dei monti, contro l’abuso consumistico-industriale. Non a caso in alta Val Susa, che frequento da che son nato, ho ottimi rapporti con i residenti e spesso amicizie più profonde di quelle cittadine. Nello scorso inverno le varie scuole di sci si sono reinventate (immagino sia accaduto più o meno in tutte le località), organizzando varie cose fra cui uscite con le pelli sulle piste: robe semplicissime, ma che hanno fatto scoprire le pelli a un sacco di gente. Un altro filone molto gettonato è stato quello delle ciaspole: per affittarle nei negozi in loco, dovevi prenotarle con 3-5 gg di anticipo… Morto un papa, se ne fa un altro, il giro della vita continua.

  13. 3
    Roberto Pasini says:

    A qualcuno il passato inverno è piaciuto. Un po’ meno contenti quelli che vivono in montagna e di montagna. Poi però non meravigliamoci che i cittadini stiano sulle palle ai locali, vedi intervista a Cognetti. Confermo che sta sulle palle a un sacco di VdA, putroppo per cattive ragioni e forse qualche errore di comunicazione. Certo se uno se ne fotte dell’ostilita’dei locali,perché va e viene,  ed è un ospite pagante coi soldi guadagnati altrove, la cosa non è un problema. Basta girarsi dall’altra parte e perseguire il proprio divertimento/obiettivo, come hanno sempre fatto i sciuri, poi ci vari modi per attenuare l’eventuale anche piccolo disagio, per esempio dire che i “cattivi” sono loro e valorizzare un ideale di “montanaro” puro e incontaminato, a proprio uso e consumo.

  14. 2
    albert says:

    Speriamo in nevicate abbondanti per il prossimo 21-22 , e che ci sia spazio sia per gli amanti dello sci industrializzato che dei solitari esploratori estetisti.Peccato che un pianura non nevichera’ piu’ in modo serio per decenni,secoli..altrimenti su argini , parchi, strade di campagna, spiagge sabbiose,  si potrebbe formare una vasta platea di sci fondisti.

  15. 1
    Carlo Crovella says:

    E’ risaputo che io sono un ingrato egoista, che non comprende né rispetta i “guai”  di chi lavora nel turismo (in questo caso invernale), ma per me l’inverno sciistico 2020-21 è stato uno dei più belli di sempre. Impianti chiusi, silenzio quasi assoluto, poca gente, quella poca gente molto “simpatica” (NO cannibali), piste da sci (che sono luoghi ideali per le discese) completamente a disposizione di chi vuol risalirle con le pelli prima di scenderle in un’atmosfera di insolita solitudine. Fino a marzo non ho faccio una gita con le pelli fuori dagli impianti… mi verrebbe da augurarmi di continuare così anche per il futuro…
    Ho raccontato le sensazioni dell’inverno ’20-21 in quest’articolo: https://altrispazi.sherpa-gate.com/altrilibri/racconti/la-rinascita-dei-monti-della-luna/

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