Due anni fa

Due anni fa (GPM 003)
di Gian Piero Motti
(da Bollettino GEAT, luglio-ottobre 1968)

La terra non gli sia greve, non lo fu egli alla terra (Marco Valerio Marziale)”

Gennaio 1966… Sei piccole luci hanno appena lasciato le baite semisepolte nella neve e si avviano lentamente, perdendosi nelle ombre della notte.

C’è molta neve e il terreno è particolarmente disagevole; tra i grandi blocchi del piano la marcia è delle più faticose. A volte la crosta regge, ed è bello lo strano cigolìo prodotto dallo scarpone che morde la neve gelata.

Fa molto freddo. La base della parete è raggiunta, ma è ancora buio per poter attaccare; nel freddo pungente dell’alba sei sguardi si concentrano all’orizzonte per scoprire il disco del sole.

Le recenti nevicate hanno mutato il volto della parete; data la sua esposizione a nord, le condizioni sono veramente invernali: neve e ghiaccio regnano quasi dovunque.

Il Passo dell’Ometto e la parete nord-ovest dell’Uja di Mondrone

Questa (via) Dionisi si farà desiderare, ma davanti a tutti c’è Gianni (Ribaldone, NdR), e niente lo spaventa. Sale adagio, sicuro, attento, apre la via agli altri che lo seguono fiduciosi (la prima invernale della via Dionisi-Marchese alla parete nord dell’Uja di Mondrone è stata compiuta da Gianni Ribaldone, Carlo Carena, Giuseppe Castelli, Ezio Comba, Gian Piero Motti e Sergio Sacco il 16 gennaio 1966, NdR).

La lotta nel diedro si fa dura. Verglas, chiodi, qualche staffa, i minuti che se ne vanno come i ghiaccioli che stacchiamo dalla roccia. La vetta. È quasi buio.

Ricordo le valli già immerse nell’ombra, la melanconica sensazione di solitudine che dà il vedere le luci degli uomini accendersi ad una ad una, i visi dei compagni illuminati dalla luce spettrale di un tramonto di inverno. Poi la notte, la lunga discesa nella polvere bianca.

Esattamente due anni fa.

Pensieri. Pensieri che tornano alla mia mente mentre, guidato dalla luce incerta della lampada frontale, mi avvicino lentamente alla base dell’Uja di Mondrone. L’Uja ha per me un significato particolare. Ho salito tutte le sue vie in estate e alcune anche in inverno, la considero perciò una cosa un po’ mia, una vecchia e cara amica cui confidare ogni segreto.

Alla storia invernale dell’Uja mancava il capitolo di chiusura, infatti sulla parete nord-ovest restava ancora “da fare” la via di Alberto (Marchionni, NdR). Un trecento metri, sul quarto: se tutto va bene una cosa divertente.

Quest’anno c’è ben poca neve, i fianchi dei monti sono ventati, aridi e visti così fanno quasi pena.

Si avvicina l’alba e a poco a poco ogni cosa assume la sua dimensione sotto un grigio cielo in cui ogni nube sembra impegnata a soffocare quei pochi squarci di azzurro che ancora rimangono.

Gianni Ribaldone

Siamo nel canalino del colle, la neve è polvere senza la minima consistenza, si sale un passo e si arretra di due.

Giovanni, alle prime armi con la montagna invernale, adocchia le placche a destra del canale e pensa bene di darci una dimostrazione della sua abilità su terreno misto, “imbranandosi”, con nostro grande sollazzo, sino a chiedere vergognosamente la corda.

Oggi sarà ferocemente preso di mira, da buona matricola lo sa e si rassegna al suo infelice destino.

Attacchiamo incuranti del tempaccio, del vento e del nevischio che comincia a cadere. La via non ha storia, in meno di tre ore raggiungiamo l’anticima.

Le ultime rocce, la spianata sommitale, la piccola campana. I soliti gesti di sempre, le corde che si ammucchiano in anelli disordinati, i chiodi che smettono di tintinnare. E’ cessato il vento.

Gli amici ridono, scherzano, commentano a tinte vivaci gli episodi salienti della giornata.

Per un po’ osservo il solito paesaggio e mi accorgo di scoprirlo sempre come nuovo. Qualcuno suona la piccola campana. Qualcosa torna alla mia mente: la sera, le valli, le luci, il viso di chi vede altre luci.

Molto è cambiato da allora. C’è poca neve oggi, è ancora chiaro, la discesa sarà facile, i compagni attorno a me sono diversi.

Non c’è più Gianni. Ritorna il vento, fa freddo, bisogna scendere. Domani è Natale.

4
Due anni fa ultima modifica: 2017-04-22T05:03:08+02:00 da GognaBlog
La lunghezza massima per i commenti è di 1500 caratteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.