Eliski ed eliturismo
(quando l’oltraggio alle montagne giunge dal cielo)
di Luca Rota
(pubblicato su lucarota.com il 30 aprile 2026)
Di recente Mountain Wilderness Switzerland, con una serie di manifestazioni sparse per le Alpi svizzere, ha rilanciato la battaglia contro la pratica dell’eliski, da sempre ritenuta una delle più dannose e impattanti sull’ambiente alpino ma ora, con la piega sempre più marcata verso il lusso e «l’adrenalina» che sta prendendo il turismo sciistico e nonostante la crescente sensibilità ambientale diffusa anche in forza delle criticità climatiche di cui le Alpi soffrono, in forte crescita.
Già nel 2012 un rapporto della Commissione federale per la protezione della natura e del paesaggio (CFNP) rimarcava che gli atterraggi in montagna sono incompatibili con gli obiettivi di tutela dei paesaggi di importanza nazionale (in Svizzera denominate “zone IFP”); tuttavia, il governo federale non ha mai affrontato la questione. Nel frattempo, il numero di movimenti aerei è aumentato vertiginosamente nei 40 siti di atterraggio consentiti sulle Alpi svizzere. Mentre nel 2007 si registravano 10.112 movimenti aerei in aree di atterraggio situate in zone IFP, questa cifra è salita a 17.024 nel 2024, rappresentando un aumento di quasi il 70%. Circa la metà di questi movimenti aerei è legata ad attività turistiche come l’eliski o a eventi turistici di vario genere sui ghiacciai.
Per Mountain Wilderness Switzerland la situazione attuale è inaccettabile. I paesaggi montani più belli e preziosi necessitano di una maggiore protezione, per questo motivo l’associazione chiede che la questione venga esaminata più a fondo, per verificare se gli atterraggi in queste aree protette siano legalmente consentiti, e presenterà una richiesta di divieto al Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DETEC).
[Una mappa delle aree svizzere – i pallini blu – nelle quali è concesso l’atterraggio per la pratica ell’eliski. Le aree verdi sono zone sottoposte a tutele ambientali, quelle marroni sono aree totalmente interdette ad attività antropiche.]«Con oltre 2.400 impianti di risalita – sostiene Mountain Wilderness Switzerland – le montagne svizzere sono già ottimamente servite. Gli atterraggi di aerei ed elicotteri in montagna per attività come l’eliski o gli aperitivi sul ghiacciaio sono un lusso superfluo; quando avvengono in aree protette, sono del tutto inappropriati. I voli in montagna rendono accessibili anche le regioni più remote senza sforzo fisico, ma disturbano l’ambiente montano unico con rumore e gas di scarico. Mountain Wilderness Switzerland si impegna a rispettare l’ambiente montano, che offre uno spazio di calma, consapevolezza ed esperienze della natura nella sua forma più pura, qualcosa che è diventato raro nella frenetica vita quotidiana di molti. Allo stesso tempo, l’ambiente montano è un habitat fragile per la flora e la fauna e richiede attenzione. Pertanto, la tutela dei paesaggi più preziosi della Svizzera, le aree IFP, deve essere attuata in modo coerente.»
E in Italia come vanno le cose con l’eliski?
Un po’ come Svizzera, se non peggio, e anche qui a causa dell’assenza cronica di una regolamentazione nazionale coerente (presente invece in Francia, Austria, Germania e Slovenia, dove normative precise regolano l’accesso motorizzato alle montagne). Una carenza che dura almeno da più di 25 anni, visto che le prime proposte di regolamentazione risalgono al 1998 ma in ambito parlamentare non hanno mai avuto corso concreto, che lascia alle regioni la discrezionalità sul consentire o vietare la pratica determinando un panorama frammentato, confuso, incoerente, anche per la difficoltà oggettiva di controllare e nel caso punire i trasgressori. Una situazione che sembra fatta apposta per essere violata, aggirata, disattesa, insomma, in perfetto “stile” italico.
[Eliturismo – o Instaeliturismo, verrebbe da dire – nelle Dolomiti.]In ogni caso, sulle montagne italiane l’eliski si pratica soprattutto in Valle d’Aosta e in alcune zone di Piemonte, Lombardia e Veneto, mentre in Trentino e in Alto Adige è formalmente vietato; per la cronaca, il sito “Italiaskirama.it” indica anche la pratica dell’eliski sulle Alpi del cuneese, a Sella Nevea in Friuli e a Roccaraso, in Abruzzo. Tuttavia, come accennato, i tentativi di aggirare i regolamenti vigenti e le conseguenti violazioni non sono rare: basta presentarli come eventi promozionali, attrazioni turistiche o mascherarli come voli di servizio affinchè le deroghe vengano concesse e il gioco – ovvero il danno – è fatto.
Come in Svizzera, anche in Italia è la delegazione nazionale di Mountain Wilderness a denunciare (si veda qui) la situazione e l’inaccettabile realtà di fatto derivante. Secondo l’associazione, il vuoto legislativo nazionale contribuisce a generare un effetto paradossale: l’eliski viene percepito come normale, persino legittimo, nonostante le chiare ripercussioni su ecosistemi fragili, specie nel periodo invernale. È urgente una legge nazionale che armonizzi le norme, garantendo coerenza tra Regioni e Province autonome. Tale normativa dovrebbe includere divieti chiari per voli turistici e ricreativi, limiti acustici e di impatto, strumenti di controllo tecnologici efficaci e sanzioni realmente dissuasive. Solo un intervento organico potrebbe porre fine alla frammentazione legislativa e alle deroghe arbitrarie, restituendo dignità alle montagne e garantendo un turismo più sostenibile e rispettoso.
[Una manifestazione contro l’eliski di Mountain Wilderness Italia di qualche anno fa.]L’eliski sulle Alpi italiane rappresenta non solo un problema ambientale, ma anche un esempio emblematico di come la mancanza di una legislazione nazionale coerente possa produrre effetti devastanti, vanificando gli sforzi locali e internazionali di tutela del patrimonio montano.
La montagna, con i suoi ecosistemi unici e fragili, merita regole chiare e applicate con rigore, soprattutto in merito ad attività antropiche non solo palesemente impattanti, ma pure del tutto aliene alla cultura della montagna e alla sua frequentazione più consapevole e proficua. È bene mantenere alta l’attenzione sul tema e rilanciare il più possibile l’azione contro tali pratiche: se non lo sa fare la miserrima classe politica che ci ritroviamo, che lo faccia la società civile, cioè tutti noi. Le nostre montagne lo meritano e noi glielo dobbiamo.
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Ha ragione Daniele al 100 per 100, figuratevi che è in vendita a poco prezzo l’albergo che per anni è servito come base per l’eliski: https://www.immobiliare.it/vendita-negozi/valgrisenche/
L’eliski è una pratica che per fare divertire (e guadagnare) poche persone, rompe le scatole a molti, soprattutto nelle nostre valli strette e antropizzate. L’elicottero è un mezzo molto affascinante ed utile per noi montanari ma la pratica dell’eliski inizia ad essere veramente anacronistica. In Valle d’Aosta è vero che è regolamentato ma gli unici posti dove è vietato sono nel parco del Gran Paradiso e nella Valpelline, dove alcuni anni fa ci siamo battuti (l’associazione Naturavalp) duramente contro un progetto che voleva portare l’eliski anche in Valpelline. Grazie anche ad Alessandro Gogna che insieme a Gabarrou, Profit e tanti altri ci hanno aiutati a tenere lontano questo business di pochi noi adesso possiamo iniziare a vantare un buon numero di sci alpinisti che vengono da lontano e dormono e mangiano da noi proprio perchè è una valle particolare lontana dal turismo di massa. In quegli anni ci dicevano che la nostra era una scelta folle, che il turismo invernale sarebbe scomparso e che dovevamo copiare la Valgrisenche dove l’Eliski era (e forse è ancora) il cavallo di battaglia per un turismo fiorente. A distanza di anni tutti i dati danno ragione a noi che non abbiamo voluto l’eliski. Abbiamo avuto un aumento di presenze turistiche costante che in inverno sono quasi decuplicate mentre purtroppo in Valgrisenche è successo l’opposto. In Valpelline sono nate molte nuove strutture turistiche mentre in Valgrisenche hanno purtroppo chiuso diversi hotel e vi assicuro che la Valgrisenche è un paradiso dello sci alpinismo ed è veramente bella! Questo solo per dire che non è tutto oro quello che luccica e che la pratica dell’Eliski non è sinonimo di business per tutte le località, in alcune può fare male anche al portafoglio degli operatori turistici!
Davide:
Proprio quello che disse 150mila anni fa Ursus, capo della tribù degli Homo sapiens, dopo che avevano ucciso a sassate un cucciolo di mammuth che era caduto nella buca da loro preparata: ” Che male volete che facciamo ad ucciderne uno per prenderci la sua pelliccia?”
Sappiamo tutti, o quasi, come è andata a finire.
Da pilota amatoriale di droni, mi fa ridere che in Südtirol praticamente non posso volare da nessuna parte a causa dei divieti (sacrosanti) per via della presenza di Parchi e Riserve Naturali, per evitare di disturbare la fauna, e poi ci sono eliporti sparsi un po’ dappertutto per permettere a certi personaggi di fare il giro dei 7 brunch in rifugio…
@ Davide all’8. Se questo è l’inizio, chissà il resto!
“L’eliski sulle vette per me è quasi come un lupanare in San Pietro.”
Sarebbe un passo in avanti…da quelle parti di solito è pericoloso metterci un asilo!
Ciao a tutti, seguo questo blog, ringrazio autori e la maggior parte degli altri commentatori. Questa è la prima volta che commento un articolo e lo faccio non perchè non sia d’accordo con i concetti esposti quanto per capire meglio due cose:A) è una battaglia da combattere? Spiego: se il numero di persone coinvolte da questa attività è basso (e penso lo sia rispetto ad altre attività in quota) non è meglio dedicarsi ad altro? Esempi di battaglie: meno impianti, meno comodità, meno _____ (inserite quello che preferite purchè coinvolga più persone o sia paragonabile in termini di danno/inquinamento)B) qual’è il danno dell’eliski: emissioni? non penso, non perchè non ce ne siano ma perchè, per quanto spropositate in relazione alla quota pro-capite, sono complessivamente basse. Disturbo della fauna? Ecco, questo mi sembra già una buona aggiuntiva. Altro? Vojo dì: non mi sembra la prima cosa della lista e forse lo farei pure una/due volte nella vita sentendomi una brutta persona ma non bruttissima. O forse la signorina con il bikini blu sta lanciando un messaggio sul riscaldamento climatico.
Al n.5
Non c’è da informarsi su niente. Quando un elicottero per i danarosi arriva dove eticamente non dovrebbe arrivare rompe i c……ni in ogni caso. Chi regolamenta dovrebbe cambiare mestiere se consente queste barbarie.
L’eliski sulle vette per me è quasi come un lupanare in San Pietro.
In Valle d’Aosta l’heliski è regolamentato e controllato in ogni minimo aspetto. Informatevi prima di scrivere.
Come si alza un elicottero c’è chi guadagna un sacco di soldi. Anche il soccorso alpino non fa che far alzare elicotteri anche per casi tutt’altro che gravi. Andreotti diceva: Pensare male è peccato, ma spesso ci si azzecca!”
Quando girano molti soldi la vedo difficile mettere regole che limitino il traffico in aumento . Gli enti coinvolti alla tutela del territorio ecc. si facciano valere .
La controparte offrirà bonus … stà all’onestà di intenti a mettere delle regolamentazioni o divieti .
https://youtu.be/ZrGPh3C_R-I?feature=shared
Se Leonardo organizza i “family day” non possiamo certo sperare che in futuro i giovani vadano in bicicletta.
Ogni variante dell’uso commercviale degli elicotteri in montagna è una forma di inquinamento. passi l’utilizzo degli elicotteri per il soccorso, ma anche lì avrei molto da ridire perché oggi le operazioni di socorso partono alla sola telefonata di richiesta e spesso l’uso dell’elicottero risulta una forzatura. Ma non divaghiamo, qui il tema è diverso e collaterale: si tratta di veri e propri turisti che pagano per divertirsi. Se non mettiamo un rigido contenimento a tali forme di inquinamento, non lamentiamoci poi se l’ambiente montagna si rovina giorno dopo giorno. ovviamente Non è il solo inquinamento dell’elicottero che rovina le montagna, ma purtroppo cui sono innumerevoli forme di inquinamento. Inziamo a sparecchiare la tavola da “questa” forma di inzuinamento, poi piano piano passeremo alle altre.