Erich Abram

Erich Abram
di Alessandro Filippini
(dal suo profilo fb, 13 giugno 2022)

Per me oggi è un giorno particolare. Il 13 giugno è nata la compagna della mia vita. Ma è anche lo stesso giorno in cui è nato un carissimo amico: Erich Abram (Vipiteno, 13 giugno 1922 – Bolzano, 16 gennaio 2017).

Erich Abram (a destra) è al campo base del K2, 68 anni fa, insieme a Walter Bonatti, di cui rimase sempre buon amico.

Oggi è un giorno speciale perché Zeza ha un compleanno tondo, ma Erich ne avrebbe avuto uno ancora più tondo. Oggi il grande Erich Abram avrebbe compiuto i 100 anni.

Qui vedete assieme i due Gemelli, con la cara moglie Carla, che ha fatto sì che Erich restasse giovane fino all’ultimo dei suoi giorni.

Chiunque ha avuto la fortuna di conoscere Erich conserva il ricordo della sua allegria coinvolgente e della sua traboccante voglia di vivere. Ma per i conoscitori della storia dell’alpinismo il ricordo si accompagna senza dubbio anche a un sottofondo di sorpresa che, riflettendoci, diventa quasi incredulità: per le poche volte in cui gli hanno sentito raccontare del K2.

La spedizione alla seconda montagna della Terra, nel 1954, è stata senza dubbio la più grande avventura della peraltro lunga e assai ricca carriera alpinistica di Abram, eppure lui amava parlare di altro, soprattutto delle incredibili traversie degli anni della guerra e della successiva prigionia in Siberia. Lo fece anche quando lo accompagnai al Festival della Montagna di Bansko, in Bulgaria. Tutti si aspettavano un racconto delle sue gradi salite e ovviamente pure della spedizione che realizzò la prima salita del K2. Invece presentò una bella serie di immagini di un Caucaso ancora “vergine”, dove per un inverno la sua compagnia di Gebirgsjaeger aveva difeso un passo a 3500 metri, in mezzo a montagne che lo avevano affascinato.

D’altra parte, la partecipazione di Erich alla spedizione guidata da Ardito Desio è per molti legata quasi esclusivamente alle bombole con l’ossigeno supplementare. Come se la sua competenza nel campo della refrigerazione e, di conseguenza, nella regolazione delle valvole e nell’uso dei manometri, fosse stata la sola motivazione della sua presenza al K2. Una semplificazione davvero esagerata.

È vero che Ardito Desio, scienziato e geologo ben più che alpinista, fece valere le sue preferenze nella scelta degli uomini ai quali affidare il compito di salire la montagna – e, come noto, riuscì a imporre prima il ridimensionamento dei compiti e poi addirittura l’esclusione di un numero uno come Riccardo Cassin – ma lo è altrettanto il fatto che fu il Club Alpino Italiano a indicare su quali scalatori si poteva puntare. Badando anche a equilibri geopolitici.

In quei primi anni Cinquanta era ancora ben viva la divisione fra orientalisti e occidentalisti: i primi erano i campioni dell’arrampicata verticale sulla roccia delle Dolomiti, i secondi erano gli esperti delle ben più alte quote del Monte Bianco e dei suoi ghiacciai, delle scalate sul misto. Agli uni mancava l’esperienza dell’aria più rarefatta e del grande freddo, ai secondi quella dei massimi gradi di difficoltà (anche se in realtà la scala ufficialmente era ancora ferma all’insuperabile sesto grado. E oggi siamo praticamente al doppio…). Erich Abram era un orientalista, in teoria. Ma oltre ad aver conosciuto il Caucaso, non aveva scalato solo in Dolomiti, dove ha legato il suo nome alla celebre via aperta sullo spigolo a lui intitolato del Piz Ciavazes, nel Gruppo di Sella,

Reinhold Messner con Erich Abram a Castel Firmiano in occasione di quello che fu il loro ultimo incontro.

E a proposito di Erich Abram, ecco cosa ne scrisse Reinhold Messner:

Erich l’ho incontrato a Bolzano quando studiavo ancora da geometra. Facevo parte del gruppo di alpinisti estremi degli anni 60. Di tanto in tanto andavo agli incontri che venivano organizzati a Bolzano, ma soltanto quando sapevo che vi sarebbe stato anche lui.

Tollerante e aperto. avrebbe potuto dire: Ma cosa vogliono questi ragazzi? Invece era curioso e gentile anche con l’ultimo arrivato.

Il suo modo di raccontare era affascinante. Era stato l’ultimo sudtirolese con capacità di livello mondiale, non soltanto italiano. Allora c’erano forti dolomitisti, ma nessuno con un’apertura come la sua, anche perché era ancora difficile viaggiare e poter andare a scalare lontano dall’Italia. Lui invece aveva girato il mondo, anche per colpa della guerra. In più era un uomo molto pratico. Pilota di elicotteri e di aerei.

Non per caso era stato scelto per la spedizione al K2 dove ebbe il compito di curare le apparecchiature per l’ossigeno supplementare. Fu lui a controllare la tenuta delle bombole e la pressione dell’ossigeno che contenevano, come la regolazione degli erogatori.

Per me era una star anche prima di conoscerlo, a maggior ragione dopo: un grande signore dell’alpinismo del Novecento”.

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Erich Abram ultima modifica: 2022-07-04T05:45:00+02:00 da GognaBlog

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