Francesco Ratti
(notizie e informazioni tratte da Uomini e Sport n. 38 e dal sito millet.com)
Francesco Ratti è stato l’ospite della serata di giovedì 3 ottobre 2024, a Bevera di Sirtori, per il ciclo “A tu per tu con i grandi dello sport”.
La serata, organizzata in collaborazione con Camp e condotta da Carlo Caccia, è iniziata con un aneddoto curioso: una lontana parentela dell’alpinista con Achille Ratti, meglio conosciuto come Papa Pio XI, che guidò la Chiesa dal 1922 al 1939. Anche Achille Ratti era un grande appassionato di montagna e, nel 1889, realizzò la prima salita italiana del versante est del Monte Rosa, conquistando la Punta Dufour.
Francesco Ratti, nato in Brianza il 13 aprile 1980, vive da diversi anni a Valtournenche in Valle d’Aosta, dove è guida alpina e membro della storica Società Guide del Cervino.
Nel corso della sua vita dedicata all’alpinismo, Francesco Ratti ha aperto nuove importanti vie sul Monte Bianco, sul Cervino, in Patagonia, in Himalaya e nel Karakorum, ma ha anche fatto diverse ripetizioni di famose vie aperte da illustri alpinisti.
Ratti ha ricordato, in particolare, la ripetizione del Trittico del Frêney, realizzata insieme a François Cazzanelli, amico e compagno di molte delle sue scalate e protagonista anche lui di una serata ‘A tu per tu con i grandi de!lo sport”. Il Trittico del Frêney è un concatenamento di tre vie che fu compiuto per la prima volta nel 1982 dal grande Renato Casarotto, un’impresa che è rimasta scolpita nella storia dell’alpinismo.

“Abbiamo ripetuto questa via in estate, cercando di andare il più veloce possibile, senza mai fermarci” – ha raccontato Ratti, ricordando anche il valore dell’impresa di Casarotto, considerando che la compì in inverno e in solitaria. “Purtroppo, però, la meteo ci ha messo lo zampino imponendoci una sosta forzata a causa di un temporale. Abbiamo chiuso il concatenamento in 46 ore, non un record ma comunque una bellissima esperienza durante la quale abbiamo cercato di spingere oltre i nostri limiti“.
Parole ma anche immagini affidate alla proiezione del video/documentario intitolato Pakistan Zindabad, realizzato da Ettore Zorzini, sulla spedizione alle Torri di Trango in Pakistan nel 2022, dove Francesco Ratti, assieme ad Alessandro Baù e Leo Gheza, ha aperto una via nuova sulla parete est dell’Uli Biaho Spire.
“Aprire una nuova via è per un alpinista una delle massime aspirazioni perché significa lasciare una propria traccia” – ha affermato Ratti in conclusione di serata dopo aver annunciato l’imminente partenza per una nuova spedizione in Nepal.
Sei cresciuto nella provincia di Lecco, uno dei luoghi migliori per l’arrampicata in falesia in Italia. Come sei passato all’alpinismo?
L’arrampicata è stata la mia prima passione, ma non è passato molto tempo prima che l’alpinismo, l’alta montagna e il vivere la montagna attraverso una vasta gamma di attività diventassero per me una vera e propria “dipendenza”. Ora vivo nel grazioso paesino di Valtournenche, sul versante italiano del Cervino, e mi dedico al mio lavoro di guida alpina, alla mia famiglia e ai miei progetti personali di alpinismo.
Come ti definiresti come atleta?
Appassionato, dinamico e tenace.
Come ti definiresti come persona?
Mi piacciono le cose semplici della vita, ma allo stesso tempo guardo costantemente avanti, a nuovi progetti e nuove esperienze. Ho imparato molto dai miei fallimenti e credo che continuerò a imparare da essi.
Quali sono le tue passioni oltre a sci/arrampicata/alpinismo/trail?
Leggere un buon libro (se possibile un thriller), andare in bicicletta, giocare con i miei figli.
Qual è il tuo ricordo migliore in montagna? E il peggiore?
Mi vengono in mente molti momenti davvero incredibili… è difficile sceglierne uno solo! Ogni volta che ripeto una via difficile o ne apro una nuova, è una sensazione straordinaria! È un po’ come quando aiuto uno dei miei clienti a realizzare il suo sogno.
Per quanto riguarda i brutti ricordi, ne ho molti! L’ultimo è stato nel febbraio 2019 in cima al Lloy Peak 3820 m, quando abbiamo dovuto rinunciare alla traversata a causa delle cattive condizioni meteo, dopo 3 giorni di sforzi intensi.
Perché ti senti parte della famiglia Millet?
Millet appoggia e sostiene veramente la professione di guida alpina: sono molto orgoglioso di far parte della Società delle Guide del Cervino. Questo mi fa sentire parte integrante della “famiglia” Millet.
Per quale ragione consiglieresti alle persone di andare in montagna e fare attività all’aperto?
L’outdoor è l’unico modo per essere completamente in armonia con la natura e con le sue forze. La natura è incredibilmente bella, ma anche incredibilmente potente: gli sport outdoor sono un’opportunità unica per sperimentare questa bellezza e questa potenza.
Le salite più importanti
Monte Bianco – estate 2020 – apertura di una nuova via sul Pilier Rouge du Brouillard: Incroyable (8a max. 7b obbl.) con François Cazzanelli e Matteo della Bordella.
Monte Bianco – estate 2020 – ripetizione della “Trilogia del Frêney” (concatenamento della via Ratti-Vitali all’Aiguille Noire de Peutérey, della via Boccalatte-Gervasutti al Picco Gugliermina e infine della via Bonington al Pilone Centrale del Frêney) in 46 ore non-stop con François Cazzanelli.
Cervino – inverno 2020 – Primo concatenamento invernale della catena Cervino-Grandes Murailles-Petites Murailles con François Cazzanelli.
Cervino – primavera 2021 – Ripetizione della famosa via Bonatti sulla parete nord del Cervino con François Cazzanelli e Matteo della Bordella.
Cervino – estate 2021 – Apertura di una nuova via sulla parete sud del Cervino: L’Amitié (7b/A0 max, 7a obbl.) con François Cazzanelli e Marco Farina.
Cervino – inverno 2021 – Prima ripetizione e prima invernale della via di Patrick Gabarrou Padre Pio – Echelle vers le ciel (1870 m, 7b) con François Cazzanelli e Emrik Favre.
Dent d’Hérens (Cervino) – inverno 2022 – Nuova via di misto sulla parete sud-est: Triplo Zero (600 m, M7 max)
Spedizione Tengkangpoche 6490 m – Nepal, autunno 2021 – Nuova via di misto in stile alpino su questa stupenda montagna nella valle del Khumbu.
Spedizione Trango Towers – Pakistan estate 2022 – Spedizione nel Karakorum con Alessandro Baù e Leonardo Gheza dove ha aperto una nuova via sull’Uli Biaho Spire 5620 m: Refrigerator Off-Width (7a /A2 /M5). Nella stessa spedizione ha scalato la Nameless Tower 6286 m per la famosa via Eternal Flame.
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Guardati intorno e se hai occhi per vedere, li incontri sicuramente, anche se non mettono gli annunci.
Chi ha lasciato una traccia significativa nella storia dell’alpinismo?
Pochi, pochissimi a fronte del numero degli alpinisti.
Chi sono i Caravaggio, i Canova, i Dante, i Mozart i Socrate della montagna?
Poi, per carità, si può pensare che un Erri Deluca sia un poeta, o che Cacciari sia un grande filosofo.
Per conquistare la cima inviolata del Monte Sarmiento ho seguito le orme dei primi esploratori, padre De Agostini, Carlo Mauri e Clemente Maffei che tanti anni prima ne avevano conquistato la cima est.
Ho seguito le tracce di Renè Desmaison nel tentativo di compiere la traversata delle quattro cime del Huandoy in Perù.
La linea perfetta lasciata dai grandi Loretan e Troillet sulla diretta giapponese alla nord dell’Everest l’ho voluta seguire e solo una grossa valanga ha fermato i miei sogni.
Sempre seguendo la linea lasciata dai grandi dell’alpinismo, come Kurtika, mi sono spinto sull’inviolata parete ovest del Makalu, in Nepal, raggiungendo quote mai toccate prima.
Anche il signor Lacedelli e il signor Compagnoni, lasciando una loro traccia, mi hanno dato l’opportunità di scoprire l’immensità del mondo dalla vetta del K2 in Pakistan.
Anch’io, nel mio piccolo, ho voluto lasciare segno del mio passaggio spingendomi, con l’amico Lorenzo, sulle placche bianche di calcaree lungo la via Sogni Proibiti sul pilastro Irene in Medale.
Mia madre e mio padre hanno sicuramente lasciato traccia del loro passaggio dentro di me, insegnandomi, sin da bambino, a vivere inseguendo la loro scia lungo i ghiacciai e i versanti delle montagne del gruppo del Bernina.
Vorrei essere anch’io all’altezza di tutte queste persone che ho menzionato in modo che anche i miei figli abbiamo un’impronta in cui mettere il piede.
dal mio racconto SEGUENDO LA SCIA questo è secondo me il significato che anche Ratti vuol dare alla frase “lasciare una propria traccia”
Non credo che per tutti ci sia una volontà di affermazione, che presuppone anche cura della propria immagine. Penso che per alcuni ci sia solo un desiderio di stare bene con se stessi, fare una cosa in uno stile che ti soddisfa, che non si riflette nell’affermarsi, ma semplicemente seguire il proprio istinto senza pubblicità e affermazione.
Hai ragione, l’unicità individuale è la premessa del desiderio di lasciare una traccia, di affermare se.
Ma questa affermazione di se, come giustamente dici, non puo prescindere dal confronto con l’altro.
È un problema di rispetto delle diversità, delle diverse mentalità, stili, ed opinioni e di quello che viene fatto e come viene fatto da altri. Non parlarsi più è esagerato, ma confrontarsi anche con forza ribadendo la diversità per me è sacrosanto. Vero ci sono viè più o meno significative ma non vedo perchè dovresti aggiungere il “tuo” spit. Qual’è il diritto? Per globalizzare le vie? Le vie sono lo specchio dell’individuo e gli individui sono unici.
Converrai che la questione del “lasciare una traccia” ha una importanza individuale che va oltre il tipo di traccia lasciata; altrimenti non si capirebbe perché uomini adulti non si parlano più perché uno ha aggiunto uno spit su una vietta insignificante aperta da un altro.
Poi c’è chi la traccia la scrive forte, indelebile, una traccia alla moda e fa di tutto perchè che venga seguita. Chi invece lascia segni poco visibili, quasi equivoci, difficili da interpretare.
Qualunque cosa tu faccia o non faccia, scrivi una traccia, marcata o lieve che sia.
“lasciare una propria traccia”
Già.
L’idea altro non è che l’emersione “coscienziale” di un progetto profondamente radicato nella nostra natura biologica di esseri viventi.
Progetto che condividiamo con i batterie, i virus.
Quest’uomo è stmabile per l’ingenuità con la quale in questi tempi afferma un principio al quale come semplici esseri viventi siamo tutti chiamati a dare seguito: lasciare la nostra traccia perché chi viene dopo possa seguirla.