Gas, le 10 proposte degli ambientalisti

Presentate al governo dalle associazioni Legambiente, Greenpeace Italia e Wwf Italia. “Bisogna approvare con urgenza un decreto sblocca rinnovabili per sostituire le centrali a gas costruite dopo il blackout nazionale del 2003 e per ridurre i consumi di 36 miliardi di metri cubi entro il 2026”.

Gas, le 10 proposte degli ambientalisti
(per ridurre i consumi di 36 miliardi di m³)
a cura della Redazione di lanuovaecologia.it
(pubblicato su lanuovaecologia.it il 17 marzo 2022)

La drammatica guerra in Ucraina e la preoccupazione per l’aumento del caro bollette impongono di accelerare la transizione energetica del nostro Paese. È l’unica soluzione per uscire dalla dipendenza dal gas, a partire da quello della Russia. Greenpeace Italia, Legambiente e Wwf Italia avanzano 10 proposte al governo Draghi per affrontare la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento del gas. Si tratta di interventi normativi e autorizzativi da mettere in campo da qui ai prossimi mesi e che permetterebbero di ridurre i consumi di gas di 36 miliardi di metri cubi all’anno entro fine 2026, sviluppando l’eolico offshore e a terra, il fotovoltaico sui tetti, anche nei centri storici, e sulle aree compromesse (discariche, cave, ecc.), il moderno agrivoltaico che garantisce l’integrazione delle produzioni agricole con quella energetica, la produzione del biometano (sviluppata in un chiaro contesto di riduzione del numero complessivo di capi allevati e senza sottrazione di terreno alla produzione di cibo), gli accumuli, i pompaggi e l’ammodernamento delle reti.

Le richieste
Le tre associazioni chiedono di autorizzare, entro marzo 2023, nuovi impianti a fonti rinnovabili per 90 GW di nuova potenza installata, pari alla metà dei 180 GW in attesa di autorizzazione, da realizzare entro fine 2026; aggiornare entro giugno 2022 il PNIEC, valutando l’obiettivo di produzione del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035; fissare subito un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio; attivare entro giugno 2022 il dibattito pubblico sugli impianti a fonti rinnovabili al di sopra dei 10 MW di potenza installata; sviluppare la produzione di biometano da FORSU, scarti agricoli, reflui zootecnici e fanghi di depurazione. E poi di escludere entro aprile 2022 l’autorizzazione paesaggistica per il fotovoltaico integrato sui tetti degli edifici non vincolati dei centri storici; rivedere entro dicembre 2022 i bonus edilizi, cancellando gli incentivi per la sostituzione delle caldaie a gas. Infine è importante anticipare al 2023 l’eliminazione dell’uso delle caldaie a gas nei nuovi edifici; istituire entro giugno 2022 un fondo di garanzia per la costituzione delle comunità energetiche; attivare entro maggio 2022 una strategia per efficienza e innovazione nei cicli produttivi e sulla mobilità sostenibile.

Le soluzioni anacronistiche del Governo
Negli ultimi mesi il tema energia è stato al centro del dibattito politico, anche grazie a un’incessante campagna mediatica sul tema dei rincari in bolletta e a forti dinamiche speculative, alimentate prima dall’aumento dei prezzi di acquisto del gas fossile sui mercati internazionali messi in campo dagli oligopoli delle fonti fossili, in seguito alla ripartenza dell’economia mondiale dopo le prime ondate del Covid-19, e poi dalle tensioni internazionali sfociate nella terribile guerra innescata dall’invasione russa in Ucraina.
Il problema evidente del salasso per famiglie e aziende è urgente da affrontare, ma le soluzioni adottate o prospettate dal Governo – spiegano Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia – sono anacronistiche e in controtendenza con l’urgente lotta alla crisi climatica: si va dall’aumento della produzione nazionale di gas fossile all’approvvigionamento di idrocarburi gassosi non provenienti dalla Russia, dalla possibile ripartenza di gruppi termoelettrici a carbone a quelli a olio combustibile, dal raddoppio di gasdotti operativi alla realizzazione di nuovi rigassificatori, fino ai nuovi finanziamenti alla ricerca del nucleare di quarta generazione. Il governo, per contenere gli aumenti in bolletta, ha pensato bene infine di tagliare gli extracosti relativi solo alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, senza interessare minimamente quelli vertiginosi delle aziende delle fonti fossili o in modo strutturale tutti gli oneri di sistema in bolletta. Il blackout nazionale del 2003 portò al varo in fretta e furia dell’infausto decreto sblocca centrali del governo Berlusconi che fece realizzare le centrali termoelettriche a gas che allora sostituirono quelle a carbone e olio; oggi la guerra in Ucraina dovrebbe portare l’Esecutivo Draghi a varare subito un ben più necessario e fausto decreto sblocca rinnovabili per sostituire gli impianti a gas con 90 GW di nuovi impianti a fonti rinnovabili da autorizzare entro 12 mesi e da realizzare nei prossimi 5 anni”.

Serve ridurre i consumi di gas
Per le tre associazioni quelle prese fino ad oggi dall’esecutivo Draghi sono “decisioni che non entrano nel merito dell’unica soluzione efficace che ci può permettere di affrontare questo problema in modo strutturale e senza lasciare indietro nessuno: la riduzione dei consumi di gas. Un obiettivo che si può raggiungere intervenendo soprattutto sulle prime tre voci di consumo: domestico e terziario (33 miliardi di metri cubi nel 2021), la produzione di elettricità (26 miliardi di metri cubi) e l’industria (14 miliardi di metri cubi), su cui bisogna operare con un forte sviluppo delle fonti rinnovabili, concrete politiche di risparmio energetico ed efficienza energetica in edilizia, l’innovazione tecnologica nelle imprese”.

Pensare di riattivare gruppi termoelettrici a carbone o a olio combustibile è un’opzione irrilevante: se pure ripartissero 1.000 MW di potenza installata, aggiuntivi a quelli già in attività, con questi due combustibili fossili, ad esempio per 5mila ore all’anno, si potrebbero produrre 5 TWh all’anno che nei fatti permetterebbero di risparmiare solo 1 miliardo di m3 di gas fossile all’anno. Praticamente nulla al confronto del contributo strutturale e rispettoso degli obiettivi climatici e di lotta all’inquinamento atmosferico che garantirebbe lo sviluppo strutturale e convinto delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, del sistema di pompaggi e accumuli e della rete di trasmissione e distribuzione.

Le 10 proposte
1) Aggiornare entro giugno 2022 il PNIEC, valutando l’obiettivo della produzione del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035;
2) Fissare entro aprile 2022 un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio;
3) Autorizzare, entro marzo 2023, nuovi impianti a fonti rinnovabili per 90 GW di nuova potenza installata, pari alla metà dei 180 GW in attesa di autorizzazione, da realizzare entro fine 2026. Sarà necessario, inoltre, accompagnare questo sviluppo con quelli degli accumuli e della rete che deve essere potenziata per poter ricevere e scambiare i flussi energetici;
4) Attivare entro giugno 2022 il dibattito pubblico sugli impianti a fonti rinnovabili al di sopra dei 10 MW di potenza installata;
5) Sviluppare la produzione di biometano da FORSU, scarti agricoli, fanghi di depurazione e reflui zootecnici, programmando parallelamente una riduzione dei capi allevati e senza entrare in competizione con l’uso di terreni per la produzione di cibo;
6) Escludere entro aprile 2022 l’autorizzazione paesaggistica per il fotovoltaico integrato sui tetti degli edifici non vincolati dei centri storici;
7) Rivedere entro dicembre 2022 i bonus edilizi, cancellando gli incentivi per la sostituzione delle caldaie a gas;
8) Anticipare al 2023 l’eliminazione dell’uso delle caldaie a gas nei nuovi edifici;
9) Istituire entro giugno 2022 un fondo di garanzia per la costituzione delle comunità energetiche;
10) Attivare entro maggio 2022 una strategia per efficienza e innovazione nei cicli produttivi e sulla mobilità sostenibile.

1
Gas, le 10 proposte degli ambientalisti ultima modifica: 2022-05-12T04:36:00+02:00 da GognaBlog

7 pensieri su “Gas, le 10 proposte degli ambientalisti”

  1. 7
    albert says:

    4) l’acciaieria funzionerebbe alla vecchia maniera, ma almeno per i consumi delle famiglie si puo’ fare qualcosa  ..consumano meno di una acciaieria o altro impianto, ma sono tante .
    Nel mio condominio ho affisso stampa di consigli emanata da  sanità pubblica, circa il salutare esercizio dell’uso scale( stepping indooor suona piu’ figo).E’ stato strappato e..i più noncuranti nell’uso dell’ascensore sono giovani pure atletici , ma solo in palestra con  colonna sonora musicale che pompa…e body esposto alla altrui ammirazione.

  2. 6
    albert says:

    5) bis    https://biopianeta.it/2016/07/biogas-energia-dalle-deiezioni-umane/
    la materia prima  fecale abbonda,  oltre al citato Forsu (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano)si intende il materiale organico, altrimenti detto umido, raccolto grazie alla raccolta differenziata: trattasi principalmente di residui di cibo o preparazioni alimentari e frazioni assimilabili in genere, come ad esempio la carta per alimenti sporca di residui ..

  3. 5

    Riky, ti ho sempre invidiato la tua Nissan euro 4 perché la mia Volvo del 2005 è solo una sporcacciona euro 3! Eppure anche lei è 4×4, farà pure i 200 all’ora, ma non vado mai oltre i 120, quindi non lo so. È vero! C’è chi crede sul serio alle auto sempre nuove, magari elettriche, euro nonsoquanto e tutte quelle minchiate consumistiche che generano il vero inquinamento. Ora che Putin chiude i rubinetti o alza i prezzi (ma sarà vero che li alza lui?) ci si accorge che si deve ridurre il consumo di gas? E prima? Solo in pochi pensavano che “addavenì baffone”. Il bel suv tedesco ficcatevelo, sapete dove? 

  4. 4
    Mario says:

    Un elenco di chiacchiere a vuoto  in 10 punti. Infiltrazioni di interessi trasversali a parte , prova a fare funzionare una acciaieria con le rinnovabili. Incompetenti  e chiacchieroni, ma comandano loro. Viva gli alpini. 

  5. 3
    lorenzo merlo says:

    Capitalisticamente parlando, occuparsi dell’ambiente è un ossimoro.
    Senza eliminare il capitalismo c’è arte per un’altra guerra tra poveri.
    Sugli spalti c’è chi se la ride.

  6. 2
    Alberto says:

    Una serie di pseudo buoni propositi, ma banali e per la maggior parte irrealizzabili e deturpanti dal punto di9 vista paesaggistico, non risolvolonio nulla. Diminuzione dei consumi e perchè? Io voglio stare meglio non peggio. Ambientalisti e mw non cambieranno mai, sono contro il progresso e il vivere bene. Per fortuna c’è Draghi e contano poco, ma rompono tanto

  7. 1
    Riky says:

    Tutto bello e condivisibile, e ci mancherebbe. ottimo il discorso sul riscaldamento domestico, sia in termini di inquinamento che di costi. Ma a mio avviso  c’è un MA! Anzi, una serie: 1) nessuno dice che siamo in troppi. Allo stato dell’arte odierno, sulla base delle nostre richieste energetiche, il mondo sopporta poco più di 1 Miliardo di persone, facciamo 2 (stima un po’ datata ai miei studi terminati nel 1996, due miliardi ben gestiti ce la si fa probabilmente). Ce ne sono comunque
    quasi 6 di troppo! E in Cina e india (tot 2.6 miliardi, in crescita) cominciano a consumare come noi. ovvero il grafico di co2footprint è in crescita. Va detto. Non giudicato, ma va detto. Occhio alle demagogie “stiamo diventando un paese di vecchi.”  Si, è vero, ma possiamo permetterci i giovani? Economicamente ed ecologicamente… Possiamo? 2) Sindrome NIMBY, “not in my backyard”. Bene le centrali eoliche, il solare e le dighe. Sono d’accordissimo Ma non dietro casa mia. Chi “spodestiamo” del suo valore paesaggistico? Perché, soprattutto in questo blog da pare degli autori si sono spese battaglie importanti in tal senso. Il titolare del blog nostro ospite e MW nello specifico cosa penseranno quando nei Sibillini verranno impiantate 5000 pale eoliche, sulla costa campana kmq di fotovoltaico e via discorrendo. Tema corretto, ma io per primo vado in conflitto interiore quando dico “vai con l’eolico” e poi mi mettono un rotore a 200 mt da casa! Non nascondiamoci dietro un dito… qualcuno lo prende in quel posto, lo spazio è quello e bisogna decidere chi va sacrificato! 3) perché non si parla di incentivare (realmente) i MEZZI PUBBLICI e si massacrano le auto? Non cambierà il destino del mondo (l’inquinamento da trasporto urbano si è rivelato molto inferiore a quanto credevamo), ma si cambiano alcune cose. 4) in conseguenza della caduta del mercato dell’auto (e di altri) perché non si fa per legge una settimana lavorativa di 4 giorni contestualmente ad un abbassamento delle esigenze e dei consumi? Nulla di drammatico, non auspico un modello “Robinson Crusoe”. La mia Nissan euro 4 con 300.000 km sicuramente consuma e inquina più di una fiammante ed ecologica Audi A8 euro6 (già, ci credono tutti, ma andiamo avanti), ma in 18 anni non ho cambiato macchina 3 o anche 6 volte come vorrebbe il modello di business delle case automobilistiche. Ho inquinato di più con la mia macchina euro4 o facendone costruire 6 nuove? PS: la mia macchina va ancora benissimo, 4×4 e sul dritto probabilmente fa ancora i 180kmh. ho bisogno di più? Si: di una tecnologia veramente innovativa ed ecologica. Sto canora aspettando…
     

La lunghezza massima per i commenti è di 1500 caratteri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.