Genocidio a Gaza. Le “mie” responsabilità

Perché abbiamo taciuto?

Genocidio a Gaza. Le “mie” responsabilità
di Angelo Stefanini (Medico volontario del Palestine Children’s Relief Fund)
(pubblicato su ilpunto.it il 10 febbraio 2025, fonte Saluteinternazionale)

Nota introduttiva
Questo articolo è stato scritto nelle ore che hanno preceduto l’accordo sulla tregua a Gaza. Il sospiro di sollievo che il mondo ha tirato è mitigato dalla vastità della morte e della distruzione, dalle profonde incertezze dell’accordo e dal fatto che le questioni di fondo che hanno alimentato la sofferenza umana a Gaza e in tutti i territori palestinesi da molto prima dell’inizio di questa guerra rimangono irrisolte. Per i sopravvissuti la guerra non è finita, si è semplicemente trasformata, ora con tremenda violenza anche in Cisgiordania. È necessario insistere nel fare pressione per evitare che il genocidio continui in una forma meno visibile frenando, come vogliono Israele e Stati Uniti, l’indignazione e riducendo boicottaggi e sanzioni. È fondamentale che il sistema di aiuti internazionali faccia tesoro degli errori del passato e inizi a ritenere Israele responsabile del rispetto del diritto internazionale, invertendo così le conseguenze negative non intenzionali della dipendenza dagli aiuti e aprendo nuovi percorsi per una pace guidata dai palestinesi con giustizia e sviluppo sostenibile.

Venni a sapere che avevo avuto un ruolo indiretto nella morte di migliaia di persone; che avevo persino provocato la loro morte approvando atti e principi che non potevano che finire in quel modo. Altri non sembravano imbarazzati da tali pensieri, o comunque non li esprimevano mai di loro spontanea volontà. Ma io ero diverso; quello che avevo capito mi si era bloccato in gola. Ero con loro, eppure ero solo.  Quando mi capitava di esprimere i miei scrupoli, mi dicevano che dovevo considerare la posta in gioco e spesso mi davano ragioni impressionanti per ingoiare qualcosa che non potevo tollerare… (Jean Tarrou all’amico dr. Rieux in La Peste, 1947)”.

Fu durante il mio periodo come coordinatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nei territori palestinesi occupati (TPO) in piena 2a Intifada che iniziai a rendermi conto di come mi ritrovassi pienamente in questa citazione da “La Peste” di Albert Camus. Gli anni seguenti, in forza all’allora Cooperazione Italiana (ora AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), non hanno fatto che confermarmi tale sensazione.  Nel suo primo romanzo, allegoria dell’occupazione bellica della Francia, Camus insiste nel porre la responsabilità morale individuale al centro di tutte le scelte pubbliche. La confessione del giovane Tarrou esprime con forza il suo pensiero:
“Siamo tutti nella peste… Tutto quello che so è che bisogna fare del proprio meglio per non essere vittime della peste… Ed è per questo che ho deciso di rifiutare tutto ciò che, direttamente o indirettamente, fa morire le persone o giustifica gli altri nel farle morire”.

Alla luce di queste parole, quanto sta succedendo a Gaza e nella Palestina occupata mi costringe a riflettere sulle circostanze che l’hanno reso possibile e sulla necessità di individuare anche le mie personali responsabilità di un tale esito.

Già diversi anni fa un giornalista esperto di questioni internazionali [1] si chiedeva se il negoziato israelo-palestinese fosse una vera e propria trattativa e non invece un “teatro allestito per l’opinione pubblica internazionale che serve a perpetuare lo status quo”. Quello stesso “status quo” che, ad ogni periodico incontro, noi direttori delle agenzie ONU presenti nella Palestina occupata dovevano penosamente riconoscere immutato, a conferma dell’inefficacia della nostra presenza. Oggi più di allora, appare d’obbligo interrogarsi sull’operato del sistema degli aiuti alla Palestina occupata, prima e dopo il 7 ottobre 2023.

Prima del 7 ottobre 2023
La violenza nella Striscia di Gaza non è iniziata il 7 ottobre 2023 [2,3]. Da almeno 76 anni, con la nascita dello stato di Israele nel 1948, per i palestinesi la violenza è una realtà estrema e quotidiana, privati di una vita dignitosa, sicura e rispettosa dei diritti umani. Almeno dal 2007, a causa del blocco imposto da Israele, l’80% dei gazawi per sopravvivere faceva affidamento sull’aiuto internazionale, più del 50% era disoccupata, gli ospedali erano costantemente a corto di medicinali, circa il 95% dell’acqua era inquinata, l’elettricità era disponibile solo sporadicamente. Incursioni militari israeliane avvenivano settimanalmente, con sistematici bombardamenti. Tra il 1° gennaio 2008 e il 19 settembre 2023, più di 5.365 palestinesi erano stati uccisi, tra cui 1.206 bambini [4].

Soprattutto dopo gli Accordi di Oslo del 1993, gli abitanti dei TPO hanno ricevuto una mole considerevole di aiuti sotto forma di cooperazione allo sviluppo e soccorso umanitario. Il fatto che il cosiddetto “processo di pace” non ne abbia beneficiato chiama in causa anche la nostra responsabilità di Paesi donatori e agenzie umanitarie.  È opinione diffusa che quegli stessi aiuti abbiano finito per rafforzare l’occupazione israeliana della Palestina sollevando Israele dai suoi obblighi di potenza occupante, servendo a ricostruire quello che distruggeva e quindi consentendo che queste azioni continuassero. Per i palestinesi il nostro aiuto, limitato a risorse finanziarie per cibo, servizi, ecc., è servito semplicemente a mantenere stabili i livelli di povertà causata dalle politiche repressive di Israele. È servito a depoliticizzare il conflitto sostituendo la categoria politica di “profugo” e “oppresso” (normata dal Diritto internazionale) da quella umanitaria di “vittima” (priva di uno status giuridico, indifesa e sfruttata per raccogliere fondi).In linea di massima, abbiamo rispettato le restrizioni e i diktat israeliani al fine di mantenere l’accesso, per poi pagare il conto senza opporci più di tanto all’accordo complessivo e tanto meno alle politiche israeliane.

Questa presa di coscienza ci ha creato un profondo senso di malessere nell’avere di fronte due opzioni estreme:
– continuare a fornire aiuti continuando ad accettare lo status quo di occupazione e le politiche repressive di Israele;
– ritirarci completamente.

Nessuno ha mai osato optare per la seconda. Nonostante preso in considerazione più volte, infatti, l’abbandono totale del campo non è mai stata considerata un’alternativa accettabile sia per i costi materiali e psicologici che sarebbero ricaduti sulla popolazione sia per l’inevitabile percezione di perdita della solidarietà internazionale. Il ritirarci dalla regione avrebbe potuto accrescere la disperazione e un popolo disperato non aiuta a fare la pace. Come ha scritto Eyal Weizman, evitare il confronto con Israele, ossia il “male minore” [5] della complicità, ha rappresentato per noi, operatori umanitari, l’argomento costitutivo, il nostro alibi.

Anche se ignorate dai principali media, conoscevamo bene le vere ragioni della drammatica situazione umanitaria:
– la prima causa di povertà e crisi umanitaria era l’occupazione militare che privava i palestinesi della libertà di movimento e del controllo sulle proprie vite [6];
– provvedere al benessere della popolazione occupata era obbligo della potenza occupante, Israele, e non della comunità internazionale [7];
– a beneficiare maggiormente degli aiuti ai palestinesi era lo stesso Israele [8] che, a sua volta, faceva di tutto per ostacolarli [9].

Eppure, abbiamo taciuto.

Con il nostro aiuto ai TPO, abbiamo anche, in realtà, sovvenzionato l’occupazione militare destinando fondi inizialmente riservati a progetti di sviluppo a lungo termine in progetti di emergenza per sostenere i costi delle violazioni di Israele. In questo modo abbiamo inoltre ignorato irresponsabilmente il Parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2004 che prescrive di “non sostituirsi alla responsabilità della potenza occupante” e “fare in modo che Israele rispetti il diritto internazionale umanitario” [10]. Oltretutto, noi donatori internazionali non abbiamo mai agito in modo sistematico per chiedere riparazioni o compensazioni per i danni causati da Israele alle opere da noi finanziate [11]. Al contrario, abbiamo continuato con fondi per la ricostruzione, esonerando in tal modo Israele dalla responsabilità per le proprie azioni.

Assegnare gli aiuti permettendo a Israele di trarre profitto dalle sue violazioni dei diritti dei palestinesi significa incentivare in pratica ulteriori violazioni. Il Gaza reconstruction mechanism (Grm) ne è un esempio eclatante. Istituito nel 2014 come mezzo per accelerare il processo di ricostruzione attraverso un maggiore flusso di materiali edili a Gaza, in pratica consentiva a Israele di controllare ciò che entrava e usciva dalla Striscia, con un’artificiosa lista di cosiddetti articoli “a doppio uso” [12]. Normalizzando il blocco israeliano, il Grm in realtà mostrava come presunti aiuti umanitari possano avere effetti politici negativi su un popolo oppresso [13]. I fallimenti di questo accordo, mediato dalle Nazioni Unite, sollevano interrogativi sul nostro ruolo nella “prossima” ricostruzione post-bellica.

Anziché ammettere le nostre responsabilità, molti di noi donatori hanno addirittura preso pubblicamente le distanze da iniziative della comunità civile palestinese come il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Uno studio del 2011 [14] a Gaza ha rilevato la nostra mancata opposizione alle politiche repressive di Israele che ostacolavano gli aiuti. Altri studi hanno evidenziato come ci siamo passivamente adeguati alle gravose richieste israeliane, anche quando comportavano costi maggiori.

Dopo il 7 ottobre 2023
Ricordando come ci siano voluti cinquant’anni perché il Comitato internazionale della Croce Rossa ammettesse il suo “fallimento morale riguardo all’Olocausto”, l’agenzia giornalistica indipendente The New Humanitarian accusa le organizzazioni umanitarie di complicità nel caso di Gaza [15]. Dopo che la Corte Internazionale di Giustizia, un anno fa, ha ritenuto che le azioni israeliane nella Striscia costituiscano un genocidio plausibile [16], dopo che una serie di professori di crimini di guerra, studiosi dell’Olocausto, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite [17] e ora Amnesty International [18], hanno concluso che esistono prove sufficienti per dichiarare che Israele stia commettendo un genocidio, ebbene ancora una volta noi “agenzie umanitarie” non riusciamo a farci sentire.

A tale silenzio si aggiunge a Gaza quello che tre noti studiosi chiamano “camuffamento umanitario”, ossia “l’appropriazione e la distorsione del diritto internazionale umanitario per giustificare e rivendicare come lecite le molteplici pratiche di annientamento portate avanti da Israele nella Striscia” [19]. Esempio di tale camuffamento è propagandare come misura di protezione civile l’ordine di evacuare il nord di Gaza in 24 ore verso le “zone sicure” (poi sistematicamente bombardate) designate da Israele nel sud della Striscia, oppure una serie di concetti del diritto internazionale umanitario, come gli scudi umani e gli “scudi ospedalieri”, utilizzati da Israele come strumenti di pulizia etnica e genocidio. Tutto ciò “dimostra in definitiva che l’ordine internazionale ha raggiunto un punto di svolta in cui l’acquiescenza politica verso Israele e la sua legittimazione come stato rispettoso del diritto internazionale svuota di significato gli strumenti legali chiave che la comunità internazionale ha sviluppato per prevenire i crimini internazionali. Se tollerato, condonato e impunito”, continuano gli esperti, “questo processo potrebbe inaugurare una nuova era di atrocità di massa contro i gruppi protetti nel Sud del mondo, in cui le grandi potenze saranno in grado di descrivere i genocidi come mezzi ‘incidentali’ e ‘proporzionati’ per raggiungere i loro obiettivi di guerra” [20].

Di fronte a tutto questo, appare singolare il silenzio del mondo della sanità pubblica italiana. Associazioni e gruppi professionali da anni molto attivi nella promozione della pace, soprattutto in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, sembriamo riluttanti a dichiararci apertamente sui fatti di Gaza. Perché?

L’acquiescenza politica verso Israele deriva dal fatto che noi occidentali, denuncia il chirurgo britannico-palestinese Ghassan Abu-Sittah intervistato dal Lancet [21], possediamo un “apparato di istituzioni” che aiuta e favorisce il genocidio. Non soltanto il settore umanitario, ma anche le nostre università, i nostri media e il nostro settore sanitario pubblico stanno assistendo passivamente, facendo quasi finta di non vedere e di non sapere, a una “guerra genocida coloniale contro nativi problematici”.

Non c’è bisogno di attendere che l’accusa di genocidio, “il crimine dei crimini”, sia legalmente stabilita per condannare le azioni di Israele. Le prove che Israele sta commettendo crimini di guerra su intere generazioni a Gaza sono schiaccianti: l’intento dichiarato dei massimi esponenti politici israeliani; la percentuale di popolazione e territorio colpiti; il numero di morti, feriti e orfani civili; la mancanza di capacità di fuga; il controllo totale di Israele su ogni aspetto della vita nell’enclave; l’impatto psicologico dell’essere costretti a vivere in una condizione di privazione forzata per così tanto tempo; lo sfacciato beneplacito concesso da alcuni dei paesi più potenti del mondo [22].

Riferimenti
1. Luigi Caracciolo, Se trattare è una finzione. La Repubblica, 25 gennaio 2011.
2. https://www.ohchr.org/en/special-procedures/sr-palestine
3. https://www.hrw.org/news/2022/06/14/gaza-israels-open-air-prison-15
4. https://www.ochaopt.org/data/casualties
5. Il minore dei mali possibili, https://www.lavoroculturale.org/eyal-weizman-il-minore-dei-mali-possibili/redazione-lc/2013/
6. https://www.worldbank.org/en/news/press-release/2013/10/07/palestinians-access-area-c-economic-recovery-sustainable-growth
7. 1907 Hague Regulations (arts 42-56) e la 4a Convenzione di Ginevra (GC IV, art. 27-34 and 47-78).
8. Shir Hever, How Much International Aid to Palestinians Ends Up in the Israeli Economy? 
9. https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/restricting-aid-challenges-delivering-assistance-occupied
10. https://www.un.org/unispal/document/auto-insert-204033/
11. L’unica volta che la comunità internazionale ha chiesto il pagamento dei danni da parte di Israele è stato per quelli causati nel conflitto del 2008-09 contro Gaza. Tuttavia, le richieste non sono state fatte da o per conto delle vittime palestinesi, ma dall’Onu per i danni alle sue strutture. È significativo il fatto che Israele abbia pagato.
12. https://www.theguardian.com/world/article/2024/jun/24/gaza-blockade-israel-banned-items
13. https://pomeps.org/normalizing-the-siege-the-gaza-reconstruction-mechanism-and-the-contradictions-of-humanitarianism-and-reconstruction
14. http://palthink.org/en/2011/11/651/
15. https://www.thenewhumanitarian.org/editorial/2024/12/12/aid-agencies-history-will-judge-your-failure-call-out-israel-war-crimes-gaza-palestine
16. https://www.icj-cij.org/node/203454
17. https://www.ohchr.org/en/documents/country-reports/a79384-report-special-rapporteur-situation-human-rights-palestinian
18. https://www.amnesty.org/en/latest/news/2024/12/amnesty-international-concludes-israel-is-committing-genocide-against-palestinians-in-gaza/
19. Luigi Daniele, Nicola Perugini, Francesca Albanese, Humanitarian Camouflage – Israel Rewrites The Laws Of War To Legitimize Genocide In Gaza, Institute for Palestine Studies, 2024.
20. Ibid.
21. Richard Horton, Offline: Can public health overcome its colonial history. Lancet 2024; 404: p2033.
22. Editorial. Aid agencies: History will judge your failure to call out Israeli war crimes as complicity. The New Humanitarian, 12 dicembre 2024.

Genocidio a Gaza. Le “mie” responsabilità ultima modifica: 2025-06-24T04:16:00+02:00 da GognaBlog

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19 pensieri su “Genocidio a Gaza. Le “mie” responsabilità”

  1. Tra fraintendere e non capire un cazzo tu riesci sempre e brillantemente a distillare una valida sintesi delle due posizioni.

  2. Se godi nel compiacerti della teoria, in realtà sbagliata, dei due pesi e due misure, fallo pure, tanto la sostanza non cambia. In Ucraina, combattiamo la Russia perché la Russia è il nostro avversario e di conseguenza ci sta sui coglioni (beninteso: la Russia di Putin e NON la Russia in assoluto, che è un’altra cosa, ma oggi la Russia che esiste e agisce è la Russia di Putin e con “tale” Russia dobbiamo confrontarci…). In M.O. Israele è il nostro alleato (sia direttamente sia perché noi europei siamo alleati storici degli USA) e quindi stiamo al suo fianco, di conseguenza gli avversari di Israele diventano nostri avversari. Facciamo bene (per pragmatismo) a non partecipare ad azioni dirette, ma concettualmente siamo dalla parte di Israele. 
    Anche perché dichiarare guerra a Israele (anche solo una guerra ideologica e/o commerciale) significherebbe dichiarare guerra agli USA e NON siamo così cretini da commettere questo errore. Non si tratta di scelte di destra o di sinistra, infatti sono scelte di tutta l’Europa: Macron, Merz, Starmer ecc hanno tutti la stessa posizione e sono convinto che, se oggi in Italia ci fosse un governo diciamo di sinistra, avrebbe la stessa posizione che ha il Governo Meloni. Sono due pesi e due misure? Secondo me NO, perché in un caso abbiamo un avversario (la Russia di Putin), da cui deriva un alleato di comodo (Ucraina), e nell’altro caso abbiamo un alleato storico (Israele+USA), da cui derivano gli avversari del momento (mondo arabo, Iran, palestinesi ecc). Quindi le posizioni sono molto chiare e mi paino assolutamente coerenti. Ma se ti/vi piace ragionare nell’ottica dei due pesi e delle due misure, è evidente che la realpolitk questo impone ai paesi europei in questo frangente storico e quindi questo facciamo, che piaccia o meno.

  3. “La retorica che in quella guerra c’è “un aggressore (Russia) e un aggredito (Ucriania)” e che noi europei, fieri paladini del diritto internazionale, ci schieriamo con l’aggredito contro l’aggressore è una retorica FALSA, detta solo per darla in pasto ai gonzi.
    In M.O. la situazione è completamente opposta: noi europei siamo alleati di Israele non solo e non tanto perché è uno stato occidentale, ma soprattutto perché Israele è una “costola” degli USA
     
    Questa è una perfetta definizione di due pesi e due misure, introiettata e approvata
     
    “L’interesse europeo è molto terra terra: fermare là Putin.
    L’interesse pratico è fermare le mire espansionistiche della Russia: se non le fermi là e la lasci che Putin si faccia dell’Ucraina un sol boccone, fra qualche anno Putin invaderà la Moldavia e poi la Romania e poi l’Ungheria e poi magari l’Austria, l’Italia
     
    Questa invece è la riprova che fai parte dei gonzi a pieno titolo e proprio non riesci a vedere nulla la di là di quello che ti hanno inculcato nel cervello, perché l’interesse degli europei sarebbe invece di legarsi a doppio filo a Putin (la Russia, intendo) per avere accesso a tutte le materie prime che a noi mancano.
    Russia che non ha dato peraltro alcun segnale si velleità espansionistiche verso ovest, almeno dal 1945 (anche se la martellante propaganda fa si che i gonzi continuino a tremare all’idea dei cavalli dei cosacchi in piazza s.Pietro!)
    Rientra invece nel primario interesse degli USA dividere la UE dalla Russia, perché sarebbe un concorrente mooolto più pericoloso della Cina (cosa che Trump ha candidamente ammesso, definendo gli “alleati peggiori dei nemici”).
     
     
     

  4. Ma non ci sono proprio i due pesi e le due misure.
     
    La posizione europea e italiana nello specifico è molto chiara. Nel conflitto fra Russia e Ucraina, la posizione europea è combattere la Russia per interposta persona (attraverso l’Ucraina). L’interesse pratico è fermare le mire espansionistiche della Russia: se non le fermi là e la lasci che Putin si faccia dell’Ucraina un sol boccone, fra qualche anno Putin invaderà la Moldavia e poi la Romania e poi l’Ungheria e poi magari l’Austria, l’Italia ecc ecc ecc. Ergo lo fermiamo là. La retorica che in quella guerra c’è “un aggressore (Russia) e un aggredito (Ucriania)” e che noi europei, fieri paladini del diritto internazionale, ci schieriamo con l’aggredito contro l’aggressore è una retorica FALSA, detta solo per darla in pasto ai gonzi. L’interesse europeo è molto terra terra: fermare là Putin.
     
    In M.O. la situazione è completamente opposta: noi europei siamo alleati di Israele non solo e non tanto perché è uno stato occidentale, ma soprattutto perché Israele è una “costola” degli USA, per il meccanismo che ho già spiegato (comunità ebraica americana). Siccome l’Europa occidentale è storicamente alleata degli USA, a prescindere dal presidente in carica, per proprietà transitiva siamo strutturalmente alleati di Israele. Tutte le dichiarazioni di facciata (a Gaza atti esecrabili ecc) lasciano il tempo che trovano, tanto Israele continuerà imperterrita e se ne sbatte delle dichiarazioni dei politici europei.
     
    Occorre che sia chiaro che Israele è come se fosse il 51 stato degli USA, per cui gli USA la sosterranno SEMPRE e invece metteranno sempre il veto a ogni ipotesi per palestinesi ecc. Il fantomatico Stato di Palestina (che NON esiste se non nelle fantasie malate) non è riconosciuto all’ONU perché c’è il veto sistematico degli USA. per cui tutti quei buontemponi che dicono che l’Italia dovrebbe riconoscere lo Stato di Palestina non sanno neppure di quello di cui stanno parlando. Sarebbe come “riconoscere” sula piano politico il Monferrato o le Langhe o l’Irpinia…. cioè “regioni geografiche”, magari ricche di storia, di cultura e anche di valori umani, ma del tutto inesistenti sul piano politico.

  5. I 2 pesi…etc era ed è riferito ad altri conflitti in corso e dove non si spinge tutti fuori per il semplice fatto che vuoi allargare il tuo seminativo.
    Poi certo quello che scrivi sui conflitti è corretto ma un conto è occupare e sfruttare per imperialismo e tattica un altro far tabula rasa come a Gaza.
    —-
    Triste vedere che le crociate non sono affatto terminate e alcuni trovino il cinismo per tifare…

  6. “Non invertiamo il significato delle parole” 
    sono assolutamente d’accordo, Fabio, il problema è convincere Netanyahu!
    (cosa che non sembri proprio disposto a fare…)

  7. Quello che si chiama “il diritto internazionale” (che viene considerato come la “bussola” dei buonisti adoratori dei diritti ecc ecc ecc) è sempre stato uno sterile esercizio a tavolino, buono solo per tacitare i gonzi. Per un semplice motivo: non esiste una autorità sovrannazionale, dotata di un suo esercito o di una sua forza di polizia, che possa far rispettare il cosiddetto diritto internazionale. Nemmeno l’INU è mai stato in questa situazione (ora è del tutto privo di ogni efficacia). Ergo il diritto internazionale è aria fritta e lo hanno calpestato tutti, a seconda delle situazioni. Gli USA fin dalla guerra in Corea (1956)… per non parlare di tutte le guerre fatte da loro, a volte anche con esiti militarmente disastrosi (Vietnam ecc). Per cui dimostratemi dove e quando c’è stato una fase storica in cui un “paese” ha detto: “io vorrei attaccare quell’altro paese per questo, questo e quest’altro motivo, ma non lo attacco perché violerei il diritto internazionale…”. Quindi NON ci sono due pesi e due misure: c’è solo un peso e una sola misura che è la guerra, la quale è la condizione “naturale” dell’umanità dalla notte dei tempi e sempre lo sarà. Il risvolto critico degli ultimi decenni è l’incremento di efficacia della tecnologia, che, per meccanismi troppo lunghi da dettagliare ora, comporta un notevole incremento delle vittime civili rispetto a quelle militari. Ma a bene vedere nella storia ci sono innumerevoli episodi in cui sono state massacrate intere popolazioni inermi. Proprio a Gerusalemme i Crociati, con la croce di Cristo sul petto, quando sono entrati in città (Priam Crociata) hanno massacrato tutti gli abitanti, che allora erano arabi e non turchi (cmq musulmani). Le cronache dell’epoca raccontano che in quella notte, nelle vie di Gerusalemme, il sangue arrivava a mezza gamba… Ed erano Crociati, cioè cristiani, teoricamente portatori del messaggio del Nuovo Testamento (ama il prossimo tuo come te stesso!). E vi stupite che gli ebrei si siano rotti le palle dei coinquilini che li vogliono sterminare? Ma io mi stupisco che sia stato necessario l’episodio del 7 ottobre per convincere definitivamente gli israeliani e liberarsi dei palestinesi… personalmente l’avrei fatto anni prima, addirittura decenni prima…

  8. Non invertiamo il significato delle parole: “Dal fiume al mare” significa che Israele deve sparire dalla faccia della Terra.
     
    E se dal 1948 i Paesi mussulmani (Egitto, Giordania, Siria, ecc.) non avessero attaccato guerra per non so piú quante volte, Israele non si sarebbe mai sognato di farla, di occupare la Cisgiordania, le alture del Golan, il Sinai, la Striscia di Gaza. Tant’è vero che poi, quando gli è stata proposta una pace seria, Israele l’ha accettata e si è ritirato dal Sinai e pure dalla Striscia di Gaza. Ma ai terroristi mussulmani questo non piaceva…

  9. Israele ha il diritto di esistere, ma non di decimare una popolazione per poter esistere.

  10. Una sola domanda: Israele ha il diritto di esistere o no?
     
    P.S. Che cosa significa “Dal fiume al mare”?

  11. A me sta sul culo chi applica 2 pesi e 2 misure ,chi si schiera sempre con il forte,chi non rispetta i trattati ,chi crea conflitti e poi si fa da parte,chi è colonialista e sa di esserlo(pazienza per chi non lo sa ),insomna chi si gira dall altra parte.
     

  12. Quindi se il tuo vicino di casa si rompe definitivamente le palle del modo in cui parcheggi (o del rumore quando svuoti il bidone alle 5 di mattina, o del tuo cane che abbaia, o delle compagnie che frequenti, o di quello che gli pare) è titolato a spaccarti i vetri delle finestre con le bottiglie incendiarie?
    Certo, se tu te ne fossi andato ad abitare altrove non avresti rischiato nulla, ma tu pretendi che quella sia casa tua…perché mai il commissariato dovrebbe sentirsi colpevole?

  13. E lasciateli lì, i palestinesi: Israele li sterminerà fino all’ultimo individuo. Io capisco gli israeliani: si sono definitivamente rotti le palle sia dei vicini (Iran ecc) che dei coinquilini (palestinesi) che provocano solo problemi e sono fonte di costante insicurezza e preoccupazioni. Anzi, erano anni che io osservavo stupito l’assenza di interventi di Israele. La problematica di Gaza NON è la vendetta per il 7 ottobre: nel pathos dell’opinione pubblica israeliana quella forse c’è stata inizialmente, ma si è esaurita nel giro di 15 gg. La motivazione è completamente diversa. Gli israeliani si sono rotti definitivamente le palle di avere i palestinesi fra i piedi, tanto a Gaza quanto in Cisgiordania e continueranno finché non avranno completamente “bonificato” i territori dalla presenza dei palestinesi. Gli israeliani sanno che possono agire così perché avranno l’indiscusso appoggio degli USA: questo appoggio NON è una prerogativa di Trump e lo dimostra il fatto che per oltre un anno (dall’ottobre 2023 al 20 gennaio 2025) il presidente USA era Biden e ha agito nello stesso identico modo, cioè coprendo Israele. Infatti il presidente USA, chiunque esso sia, viene tenuto letteralmente per le palle dalla comunità ebraica statunitense, che è il centro di potere più potente e più ricco dell’intero pianeta. Per cui possiamo dire che la politica su Gaza e sulla Cisgiordania (nonché sul sud del Libano e, ultimamente, anche gli attacchi all’Iran) viene decisa dalla cricca degli ebrei d’America che condizionano il presidente USA e garantiranno l’appoggio incondizionato a Israele. Ergo: queste cose andranno avanti per l’eternità. Pensare noi, poveri europei che contiamo una mazza, di contrapporci ai piani della comunità ebraica statunitense è veramente da rimbecilliti cronici… Inoltre sul pianeta sono in essere 56 conflitti (anzi nel frattempo sono diventati 58: si aggiungono la scaramuccia India-Pakistan e i recenti attacchi all’Iran) e voi, bianchi perbenisti ideologici dei “diritti” e desiderosi di autoflagellarvi perché esiste il male nel mondo, siete concentrati solo su due guerra: i fatti del M.O. e al limite quella in Ucraina. Se vi considerate difensori di oppressi e vittime di ingiustizia, dovreste occuparvi di ogni altro conflitto esistente sul globo, tenendo le stesse posizioni. Invece vi concentrate solo su due guerre e in particolare sulle azioni di Israele. Diciamo le cose come stanno davvero: le vostre grada isteriche su Gaza non derivano da una genuina “sete di giustizia”, ma solo dal fatto che vi stanno sul culo gli israeliani…

  14. D’altra parte non ti senti in colpa nemmeno per la serie di idiozie che continui a ripetere ossessivamente…

  15. 3 Carlo consentire quello che dici verrebbe a significare che nessuno in terra può stare tranquillo…i Palestinesi sono a casa loro deportarli altrove non è risolvere o come dici salvarli…sembri Pilato in questo frangente,buon lavaggio.

  16. E’ dall’ottobre 2023 che sostengo pubblicamente che si dovevano spostare i palestinesi, portandoli lontani da Israele. Se si fosse fatto così, avremmo 50-60.000 morti in meno(c’è chi dice che i morti sono perfino 100.000 per condizioni collaterali igenico-sanitarie ecc). Per cui io personalmente mi sento a posgto con la coscienza e so di NON avere alcuna colpa. anzi mi sono definitivamente rotto le palle di tutti quelli che dicono che la faccenda di Gaza è colpa di noi bianchi europei, bastardi colonialisti ecc ecc ecc.
     
    Viceversa ha le mani sporche di sangue, almeno a livello metaforico, chi si è intestardito e ha sempre escluso l’ipotesi di spostare i palestinesi, dicendo che la deportazione è un crimine. Per evitare la loro deportazione, VOI li avete lasciati sotto al fuoco israeliano e i risultati sono quelli che si vedono

  17. Nel 1948 dopo la prima guerra tra ebrei e mussulmani la striscia di Gaza fu occupata dall’Egitto e la Cisgiordania dalla Giordania che fecero l’errore di non riconoscere lo stato di Israele e di non integrare i palestinesi. Da allora il fanatismo ha impedito qualsiasi soluzione ragionevole.

  18. “Questo articolo è stato scritto nelle ore che hanno preceduto l’accordo sulla tregua a Gaza.”

    A perché c’è una tregua a Gaza? E da quando in qua?!

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