Avvocato, scrittore, alpinista, blogger, Fabio Balocco racconta in un libro mezzo secolo di battaglie per salvaguardare la natura. Di Bianco, benestante ambientalista abbiamo già parlato in https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/fulvio/.
Benestante e bianco, ecologista perdente
di Davide S. Sapienza
(pubblicato su L’Eco di Bergamo l’1 giugno 2025)
Fateci caso. Conversare con chi detesta “gli ambientalisti”, è come farlo con un terrapiattista: impossibile fare capire come agisce in noi la sensibilità su temi che riguardano la relazione con la Terra, il perché del dolore e del senso di perdita davanti ai continui disastri e a scelte sempre dettate dall’economia e mai da una reale volontà di salvaguardia(incluse le guerre: oltre a quelli umani, solo tra Ucraina e Gaza stanno avvenendo catastrofi ambientali il cui impatto si ripercuoterà per decenni).
Il terrapiattista non coglie una cosa: tutto ciò lo riguarda, ma il suo legame con la Terra è stato reciso e proprio da questo sistema di sviluppo che ha scientemente ignorato – supportato dalla grande maggioranza dei media – il legame tra perdita di biodiversità, crisi climatica globale, inquinamento e la perdita, il malessere, la malattia. Di questo nutrito blocco sociale, deve preoccuparci l’assenza di consapevolezza, di senso di responsabilità, l’anaffettività verso il pianeta che lo nutre: il non sentirsi responsabile lo assolve da ogni impegno a conoscere e ad agire.

Autobiografia
Ambientalista, divulgatore, Fabio Balocco ha pubblicato un libro che parla di questo. Doloroso, provocatorio, necessario, emozionante Bianco Benestante Ambientalista (Lar Editore, 230 pagine, 15 euro) è una sorta di autobiografia della consapevolezza, un forte richiamo proprio al principio di responsabilità. Oltre mezzo secolo di lotte per l’ambiente, per produrre un bene superiore insieme a una comunità variegata di persone motivate da quanto sopra. Ma c’è un vulnus insuperabile e lo capiamo dalla prefazione di Maurizio Pagliassotti, amico e compagno di tante battaglie ambientali con Pro Natura a Torino (la prima associazione nata in Italia): «Il titolo di quest’opera racconta tanto il nostro mondo, ben al di là dell’ambientalismo: ci mette di fronte a uno specchio dove vediamo un’immagine rotta, soprattutto in questi tempi di bontà che genera fatturato. La vita di un ambientalista rigoroso segue una traiettoria prevedibile, in salita. Forse come tutte, ma la vita dell’ambientalista rigoroso è una retta scolpita nella roccia. Si nasce con pensieri e sensibilità diverse e per tutta la vita ci si sente inesorabilmente diversi. Sarebbe bello se l’ambientalismo passasse: come una brutta febbre, come una brutta cotta delusa che, poco a poco, va via».
Questa “febbre” è il filo rosso del libro, il letto del fiume carsico dove scorre la sofferenza per l’avidità umana nei confronti della natura: avvocato, scrittore, alpinista, blogger Balocco attraverso brevi capitoli di vita, in tono lucido e confidenziale – intervallato da brevi racconti emozionali e immagini intense – racconta come la presa di coscienza dell’inevitabile percorso che porta a comprendere e a trasformare in quotidianità il dato più allarmante: quello che facciamo alla Terra, lo facciamo a noi stessi. Resta poco da fare, scrive Balocco smascherando con mille esempi un sistema sociale, economico, educativo e dell’informazione che non vuole cambiare paradigma. Mezzo secolo è passato dal fondamentale La distruzione della natura in Italia di Antonio Cederna e confrontando quel testo a Bianco Benestante Ambientalista non si può essere ottimisti: quello che veniva denunciato allora, resta tale. Anzi è peggio, perché ammantato di un male peggiore della suddetta febbre: ilgreenwashing, l’ammantare di messaggi “naturalizzati” che restano fatti per vendere e dunque istigare a consumi sfrenati. Cederna allora e Balocco oggi ci fanno capire che il problema siamo noi e la politica che esprimiamo. Le scelte che non facciamo.
Grandi temi
Diversi autori italiani in questo secolo pubblicano libri, podcast, documentari raccontano la scienza, la filosofia, lo spirito del nostro rapporto con la natura nell’Antropocene. Bianco Benestante Ambientalista sceglie di raccontare i grandi temi in forma autobiografica (Balocco è stato legale di supporto ai gruppi di difesa della Val di Susa nella controversia sulla Tav in Piemonte), preferendo ricordare come ciò che abbiamo perduto non è più recuperabile. Basta muoversi, girare, osservare, guardare, tornare nei luoghi – come la sua Liguria – che hai visto cambiare irrimediabilmente. Un auspicio a non adagiarci e a non vedere la natura come mero “luogo” di relax, divertimento, turismo. Non c’è bisogno delle neuroscienze per capire che toglierci il terreno sotto i piedi crea una società schizofrenica, psicotica, incapace di vedere che tutto è collegato esattamente al significato che ha la crisi climatica per tutti noi, basta volersi muovere e capire: “La mia attività di scrittore e blogger è contrassegnata dalla curiosità. Una curiosità rivolta verso i temi che i media non trattano o perché scomodi o perché marginali. Sento letteralmente una curiosità ma anche un dovere morale di parlare del margine o dell’inconosciuto, che sia ambiente o umanità. Anche se conoscere e approfondire può portare e spesso porta dolore. Il libro è anche questo: un percorso controcorrente e forse anche scomodo sullo ieri e sull’oggi”, racconta Fabio.
Occorre (ri)scoprire una relazione equa e disinteressata con la Terra e nel fare questo prendere coscienza, assumerci le responsabilità, esprimere un’altra politica. Nel capitolo “Le nostre sconfitte”, del suo periodo di lotta all’interno di Pro Natura ricorda che essere ambientalisti significa farlo “senza illusioni di cambiare il mondo, in qualche modo fedele al mio motto ‘Noi proteggiamo nel tempo libero ciò che altri distruggono per professione’”. Balocco supporta le sue affermazioni anche citando letteratura, cinema, musica, studi, filosofi, economisti, autori, scienziati: non inganni il tono confidenziale, perché essere “sconfitti” non significa avere torto, sembra dirci.
Nel 1972 lo studio intitolato “I limiti dello sviluppo” commissionato al Mit dal Club di Roma concludeva così: «è necessario che l’uomo analizzi dentro di sé gli scopi della propria attività e i valori che la ispirano, oltre che pensare al mondo che si accinge a modificare, incessantemente, giacché il problema non è solo stabilire se la specie umana potrà sopravvivere, ma anche, e soprattutto, se potrà farlo senza ridursi a un’esistenza indegna di essere vissuta».
La Liguria perduta
Come un anziano delle tribù indigene Fabio sa affermare che la perdita continua è una emorragia emotiva, molto concreta: «Lo struggimento è per un mondo che non esiste più, per quella Liguria autarchica del dopoguerra: non compravi in un non luogo come un supermercato, ma acquistavi da un contadino, da un pescatore, da una persona fisica, col quale intrattenevi un rapporto umano. Oggi siamo immersi all’interno di iperoggetti, in cui non hai più rapporti diretti con gli elementi naturali, specie se vivi in città, e in cui anche i rapporti umani sono degradati. Oggi rimpiangere non è una debolezza, è un dovere», perché, come leggiamo nell’Epilogo, allora «c’erano tutte le premesse per questo mondo, vero, ma questo mondo non c’era ancora».
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Lo specchio
Nello specchio rotto l’ecologista vede il terrapiattista che è in lui.
Vede l’uomo convinto, al di sopra di ogni ragionevolezza, della bontà delle sue opinioni.
Questo perché la ragionevolezza, o la verità come suo limite, non stanno nella conformità ad un ordine superiore, ma nel discorso, nella volontà e capacità di discorrere.
Ma l’ecologista bianco e benestante non vuole ascoltare ragioni altrui: il suo investimento sentimentale nelle sorti del pianeta è totale e totalizzante
Nei bambini tutto questo si chiama capriccio.
Questi sono i tratti psicologici del fanatico. sostituiite ad ambientalista qualsiasi inclinazione totalizzante, interista, islamista, comunista, nazista e avrete la stessa linea tracciata nell’intolleranza, nel terrapiattismo.
Ratman, ma scrivere in italiano?
Oltre il cinismo
Oltre il cinismo è l’accenno ai danni ambientali che le guerre provocano, non tanto come considerazione sulla guerra in generale, ma proprio in riferimento alle tragedie in corso.
L’ecologista si trasforma nel terrapiattista, insomma passa dalla parte, non tanto del torto – perché invero alcune ragioni le ha – ma del superficiale, dell’emotivo, di colui che fa della ragione strame per fanatici.
E così continua a trastullarsi, voce che grida nello sgabuzzino, con il suo mini se, godendo in una tiepida ondata di autocompiacimento.
Terramenefreghismo?meglio?
Svolta sotto le insegne dell'”affettivo” questa argomentazione lascia il tempo che trova.
Come tutte le invocazioni degli incompresi, si articola in un discorso che non può, ma non desidera neppure essere compreso: vuole essere accettato.
Eppure ragioni né ha da vendere: lo sfacelo della natura è sotto gli occhi di tutti. Perché allora tanta Cecità?
Il terrapiattismo è immagine suggestiva ma inadeguata.
” In pratica un esercito di no-vax (anche terrapiattisti?)”
No, non credo, perlopiù persone che in conseguenza della pandemia hanno scoperto il lavoro a distanza o a cui lo smart-working è stato permesso/imposto dalle aziende che fino a cinque minuti prima erano legate al controllo sociale delle 8.30-17.30 e se sgarri di 5 minuti ti multo.
E che hanno scoperto che in fondo non è così male…
@8
Non è detto.
I miei genitori allo scoppio della pandemia (e noi abitiamo nell’epicentro) erano in montagna, nella casa delle vacanze. Bhe, non son più tornati, han deciso che preferivano vivere in paese piuttosto che tornare in città. E no non sono no vax.
Da Repubblica del 24-06-25. “La montagna si ripopola: 100mila abitanti in più negli ultimi 5 anni. ll risveglio della montagna spinto da Covid e Pnrr”. In pratica un esercito di no-vax (anche terrapiattisti?)
Sono le domande alle quali non riusciamo o sapremo mai con certezza la risposta Alberto :gregari?pecore?pigri? Boh!
Comunque ci tengono in esercizio la mente e la sua curiosità.
milirdi di persone credono a quello che gli raccontano 3 gatti, un dittatore, un papa, un giornalista, uno scenziato, un politico, ect. Eppure se ne potrebbero fare un sol boccone, visto che sono milirdi contro 3 bischeri. Invece…ci si raffidano completamente: “l’ha detto ptizio !!”
Chi sa perchè…?
Veramente ottimo il libro di Fabio. Quello che manca alla civiltà occidentale-industriale, che ha invaso il mondo, è la percezione profonda e convinta sulla nostra posizione nel mondo, che è quella di un tipo di cellule in un Organismo molto più grande (la Natura, la Terra, se volete Wakan Tanka, l’Anima del mondo) e che quindi dobbiamo avere come primo valore il benessere e la buona salute del Complesso.
Ormai…provvederà la Terra, anche se non sappiamo in che modo. Solo come esempio, potrebbe fare impazzire del tutto molti componenti della nostra specie.
…..proprio terra terra; si stava meglio quando si stava peggio.
Miliardi di persone credono in Dio senza averlo visto o sentito.
Miliardi di persone mangiano verdure radioattive pensando che i valori siano calati solo perché non li vedono o sentono.
Miliardi di persone negano le cose che vedono e sono risapute.
E sempre sarà così.
Lo siamo tutti, chi più chi meno. In senso lato, intendo.
Non parlo solo di chi crede davvero che la Terra sia piatta, ma più in generale di chi non riesce a riconoscere i propri pregiudizi ed è disposto a credere a chiunque glieli confermi, anche quando quelle affermazioni sono manifestamente assurde.
Ad esempio, credere a qualcosa solo per il fatto che è anti-mainstream è un buon indicatore di terrapiattismo mentale (effetto “non ce lo dicono“).
Lo stesso vale — anche se non sempre — per l’eccessiva fiducia in sé stessi, proiettata arbitrariamente in ambiti in cui non si ha reale esperienza (effetto Dunning-Kruger).
E di tali atteggiamenti, qui ne abbiamo parecchi di esempi, non trovi? 🙂
Alzi la mano chi ha mai conosciuto di persona un terrapiattista?