I had a bad dream

«Se un popolo si è scelto come capo quest’uomo violento e bugiardo, non sarà perché gli assomiglia, o vuole assomigliargli?».

I had a bad dream
di Michele Serra
(pubblicato su ilpost.it il 17 marzo 2026)

Certe notti basta un cattivo sogno e il sonno si lacera, come una pellicola troppo sottile per contenere le intemperie dell’inconscio. Quando non riesci a riaddormentarti ti ritrovi a gironzolare per casa in attesa dell’alba. Dai da mangiare al gatto, molesto e seduttore, metti a posto qualcosa, fai piano per non svegliare chi dorme, cerchi di capire se l’ansia che ti ha svegliato ha consistenza reale o è solo un fantasma notturno che se ne andrà assieme al buio.

Foto: Valerie Plesch/Bloomberg via Getty Images

Poi, se non riesci a riaddormentarti, accendi il computer, come sto facendo ora, e vedi se mettere in fila i pensieri aiuta a renderli meno minacciosi, più governabili. Hai nella testa, mischiati alle tue ansie private come in un solo grumo tenebroso, i telegiornali, le città e le case inquadrate nel mirino dei bombardieri come in un videogame – fanno “puff” e in un istante tutto è cenere. Vedi la terra come un immenso campo minato, il mare (il mare!) come una secchia contesa. Le navi squarciate. Le strade rotte. I bambini in fuga per mano alle madri. Le tende di Gaza stracciate dal vento. Gli inermi che piangono e i potenti che digrignano i denti e dicono che Dio lo vuole.

Troneggia al centro della scena quel signore grosso e volgare, con quel cappellino ridicolo che non è un elmo da condottiero, non è la corona di un re, non è l’alloro di un imperatore, è un cappellino ridicolo. Blatera minacce, rivendica vittorie, esulta per il sangue degli altri e tace sul lutto dei suoi, gongola per l’umiliazione di chiunque non abbia il suo cappellino, mente su tutto, non riflette su niente, e sempre adoperando le parole così come gli viene, alla rinfusa, senza una logica comprensibile, senza altro obiettivo evidente che non sia: sottomettere gli altri. Sottometterli come sola speranza di sentirsi forte, e vivo.

E, allora, venendo al dunque di questo fioco e perturbato pensiero notturno: se Trump è un malato di mente, non lo sarà anche la società che lo esprime? Se un popolo si è scelto come capo quest’uomo violento e bugiardo, non sarà perché gli assomiglia, o vuole assomigliargli? Potrei scrivere, per smentirmi e rassicurarmi, l’elenco interminabile di americani e cose americane che hanno nutrito la mia vita e l’hanno resa migliore, ma in fin dei conti si tratta di artisti, letteratura, cinema, musica, quel lungo racconto della vita che non è proprio la vita.

Basta niente, basta un ordine di attacco, basta un indice di borsa che si impenna, o precipita, per far sembrare il giovane Holden quello che è: solo il personaggio di un libro. E il professore di Dead Poets Society (L’attimo fuggente), che ha lo sguardo incantevole di Robin Williams: solo il personaggio di un film. E la piuma che Forrest Gump, sulla sua panchina, vede danzare su un refolo d’aria: solo una piuma. E la lealtà dei cowboy buoni: solo un mito ormai crivellato di colpi, hanno vinto i cowboy cattivi.

Anche mio nonno americano, il professore che insegnava filologia romanza alla Columbia University e che fu il primo a tradurre in italiano Emily Dickinson, quando porto l’orologio porto il suo. Anche mia mamma cresciuta a New York, tornata in Italia dopo la guerra, troppo cattolica per rimanere “tra quei protestanti”: alle cinque del mattino nuotano nella mia testa come figure vaghe e remote, ombre del passato, sento le loro voci, vedo i loro volti, mia madre ancora la sento ridere. Ma non saranno anche loro solo i personaggi di un film, il bel film nel quale ognuno di noi si protegge, si illude di vivere?

Il gatto passa sulla tastiera del computer (lo fa sempre). Ha lasciato scritto: h36v4jbh. Chissà cosa avrà voluto dire. Sono le cinque e mezza del mattino di domenica 15 marzo 2026. Se non piove troppo, appena c’è un poco di luce esco con i cani. Stasera scenderò a Milano per andare da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa. Mi piacerebbe parlare della piuma. Parleremo invece della guerra.

Prima di lasciare il computer e farmi il secondo caffè, provo a scrivere un’ultima frase: quando il missile si schianta e scompare, la piuma ancora galleggia nella luce. Forse, però, l’ha detta meglio Francesco De Gregori: «gli uccellini nel vento non si fanno mai male, hanno ali più grandi di me». Se tutto vi sembra un poco sconnesso, è normale. Sono solo pensieri notturni. Tra poco meno di un’ora, rischiara.

*****

Alla luce del giorno tutto sembra un poco meno grave, un poco più affrontabile. Mi sono ricordato che sul tema “americani che sparano” e “americani che si sparano” avevo scritto, lungo gli anni, parecchia satira. Diciamo che è un argomento classico – gli attori dicono: di repertorio. Kurt Vonnegut ci ha intinto la penna per il suo romanzo Il grande tiratore. Questo, scendendo di livello, è uno dei miei pezzi di satira. È del 2005 e uscì sull’Espresso.

Fuoco amico – Fa parte delle più antiche e solide tradizioni americane, come il barbecue e la torta di mele. Secondo alcuni storici il primo caso di fuoco amico si verificò quando il reverendo Moses Tribulation, appena sceso dal Mayflower, ebbe una disputa teologica con altri pellegrini sul concetto di predestinazione. Per dimostrare che tutto è già scritto e bisogna avere fiducia nella volontà di Dio, Moses sparò con gli occhi bendati due colpi di spingarda, uccidendo sul colpo la moglie e il figlio undicenne.

Little big horn – Circondati dagli indiani, il generale Custer e i suoi uomini di disposero a cerchio. Custer consultò il Manuale dell’Accademia Militare che portava sempre con sé, ma nella concitazione gli caddero gli occhiali e dove c’era scritto “per carità, non fate la stronzata di sparare verso l’interno!”, saltò una riga e lesse “sparate verso l’interno”. Non ci furono superstiti. Alla figura di Custer si ispira ancora oggi molto cinema, dal ciclo dell’ispettore Clouseau alle pubblicità progresso contro l’abuso di alcolici.

Vietnam – Durante un volo radente, un pilota di elicottero scommise con il suo secondo che avrebbe volato così basso da poter leggere distintamente il numero di scarpe dei vietcong. Essendo i vietcong scalzi, il pilota perse la scommessa e decapitò con le pale una scolaresca vietnamita e una colonna di marines nell’imminenza del congedo.

Dallas – Non è vero che Lee Oswald intendeva uccidere John Kennedy. Voleva solo mettere fuori uso il parchimetro davanti al suo ufficio, come faceva ogni mattina, perché non aveva mai le monetine per prolungare la sosta. Il corteo presidenziale passò davanti al parchimetro nel momento sbagliato. Vera, invece, la versione secondo la quale fu la mafia a uccidere lo stesso Oswald per vendetta. La mafia gestiva i parchimetri cittadini ed era esasperata dal comportamento di Oswald.

Iraq – Gli ordini del Pentagono sono chiari: nell’ordinaria amministrazione è in vigore la tattica morbida, “sparare a tutto quello che si muove”. Solo in caso di emergenza scatta la tattica dura, “sparare anche a tutto quello che non si muove”. Tra le vittime, diversi bassorilievi del Museo di Ninive e i relativi uscieri, qualche migliaio di civili iracheni scambiati per civili iracheni, gatti, cammelli, passanti, coppie di barellieri con il trasportato, una squadra di calcio compresa la panchina e un generale del quinto corpo d’armata che per fare uno scherzo la notte di Halloween si è presentato a un check-point travestito da Bin Laden.

Saturno – Durante il recente sbarco americano su Saturno la popolazione locale, costituita da filamenti verdastri, è stata ritenuta ostile dall’intelligence perché rifiutava di indire immediatamente libere elezioni, ed è stata distrutta con il lanciafiamme. Solo dopo si è saputo che i filamenti erano filoamericani. La vera popolazione ostile era formata da enormi funghi sotterranei, tutti membri di Al Qaeda. Sono sopravvissuti indisturbati all’intervento americano”.

*****

Il 15 marzo 2025, a Roma, in piazza del Popolo, c’è stata la manifestazione per l’unità europea da me incautamente evocata e poi messa in opera con il contributo di molti sindaci italiani, primo fra tutti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. È un ricordo bello e gentile, una grande piazza antifascista, antinazionalista, pacifica, democratica, che si ribellava a Putin e a Trump e chiedeva ai governanti europei di accelerare il percorso verso una vera confederazione di popoli.

Quando mi chiedono se quella piazza è servita a qualcosa, rispondo che è servita a quelli che c’erano, in fondo come tutte le piazze. Ci si incontra, ci si guarda in faccia, ci si sente meno soli. Forse è poco. Ma è meglio di niente. Ne approfitto per salutare e ringraziare, un anno dopo, tutti quelli che sono stati lì con me (tra loro, parecchi lettori di Ok Boomer!). Non mi sono dimenticato di voi, non dimenticatevi di me. La mia bandiera blu con le stelle gialle è piegata in un cassetto, in attesa che un vento migliore la faccia sventolare.

*****

Le violette bianche quest’anno sono state tante (ora già sfiorite) e non me ne sono accorto solo io, che ve ne ho parlato la settimana scorsa. «Sotto le siepi di rovo e di ginestra ho notato una fioritura eccezionale, e meravigliosa, di viole e, fatto ancora più eccezionale, assieme a quelle viola e azzurrine, qua e là occhieggiano anche gruppi di violette bianche, che dalle mie parti ho notato a volte solo come rarità»: così mi scrive Daniela dall’Appennino tosco-emiliano. Arrivano segnalazioni anche dai fossati della Brianza e da un paio di altre località imprecisate. Spegne un poco gli entusiasmi Daria: «Viola sororia alba, per niente rara anzi una vera invasiva». E io che credevo fosse come i quadrifogli…

I tigì parlano di “ritorno dell’inverno”, io direi piuttosto che, almeno qui nel selvaggio Nordovest, non se ne sia mai andato. È la nostra impazienza a tradire la percezione meteo: è solo metà marzo, sulle Alpi nel weekend ha nevicato forte, i banchi del mercato domenicale qui a fondovalle ancora non osano tirare fuori niente di leggero, troneggiano appesi ai tendoni sgocciolanti filari di giacconi e impermeabili.
I primi asparagi e le prime fragole sono forzature di serra. Bisogna aspettare e godersi quello che passa il cielo, oggi piove fitto e non si fermerà fino a sera ma l’aria è mossa e c’è una luce metallica, quasi argentea, che fa venire voglia di uscire lo stesso, basta un buon berretto impermeabile.

L’egemonia delle cince, attorno alle mangiatoie davanti alla cucina, è seriamente messa in discussione da una masnada di fringuelli apparsa senza preavviso. I cardellini se ne stanno per conto loro a sistemare il vecchio nido, o a farne uno nuovo, nel fitto dei cipressi. Sono tornati anche gli storni e fanno un baccano impressionante tra i coppi del tetto e sulle grondaie, come batteristi punk, fischiano tutto il santo giorno, saranno una ventina ma sembrano mille. Merli e pettirossi pattugliano il prato. L’esercito delle bestie non arretra di un metro: ognuno è al suo posto di combattimento. Gli uccellini nel vento non si fanno mai male. In alto i cuori.

I had a bad dream ultima modifica: 2026-06-25T04:44:00+02:00 da GognaBlog

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24 pensieri su “I had a bad dream”

  1. Tutto ciò dimostra che, oggi come oggi, valgono i rapporti di forza e NON più il diritto internazionale. Infatti se valesse ancora il diritto internazionale, non avremmo necessità di unirci per creare massa critica, in quanto il diritto internazionale dovrebbe tutelare anche i paesi medio-piccoli. Invece oggi noi singoli europei non contiamo una beata mazza, perché il diritto internazionale non conta una beata mazza. L’unico modo che abbiamo per contare è fonderci davvero insieme in un’unica nazione da 450 ml di cittadini. La mia convinzione europeista ha questo fondamento. Più tardi lo faremo e più indietro resteremo rispetto ai “veri” imperi che dominano, oggi, la scena  mondale. Questi ragionamenti prescindono da Trump: anzi Trump dovrebbe spingerci ad accelerare il processo di unità europea, perché dobbiamo esser più corazzati non solo verso Cina o Russia, ma anche verso il ns “alleato” USA.

  2. La conferma che ormai viviamo (e vivremo per i prossimi decenni) in un mondo dominato dagli imperi anziché e3sser regolato dal diritto internazionale giunge dall’irrilevanza dei singoli stati europei, singolarmente considerati. Non solo l’Italia, ma perfino nazioni molto blasonate cime Germaia, UK e Francia, oggi come oggi, sono irrilevanti. Se l’Europa vuole “contare davvero sullo scacchiere internazionale”, deve anch’essa diventare un impero, nel senso che si dà oggi a termine, cioè deve acquisire una mentalità imperialista E lo può ottenere diventando un’unica Nazione (la UE)  con un unico governo centrale, un unico esercito, un’unica politica estera. Stante le ns dimensioni continentali (450 ml di abitanti, come UE) possiamo dire la nostra SOLO in quella ipotesi. Ovvio, non saremmo cmq a livello dei due imperi più potenti (USA e Cina), ma staremo nel secondo gruppo, in compagnia e in contrapposizione agli imperi già esistenti (la Russia di Putin) o in formazione (l’India di Modi). Un’Europa unita e non “somma aggregata”, può battere i pugni sul tavolo mondiale, sia verso gli imperi anti occidentali sia verso gli USA, che resteranno cmq il ns principale alleato, ma di cui (se noi davvero uniti) non saremmo così vassalli come siamo invece oggi (reciso a scanso di equivoci che tutti i paesi europei, singolarmente considerati, sono oggi vassalli degli USA e non solo l’Italia).

  3. “Il massimo della stabilità si ottiene quando comanda uno solo”
     
    La stabilità sul breve periodo (forse), i peggio disastri sul medio di sicuro.
    Fate la vostra scelta

  4. Ritengo che il cd “diritto internazionale” sia una foglia di fico dietro alla quale chi voleva fare ha sempre fatto in qualsiasi epoca. O per meglio dire, esistono alcune norme internazionali di alto livello come il diritto di navigazione libera fuori dalle acque territoriali a cui tutti si attengono o … si dovrebbero attenere (v. la vicenda in corso dello stretto di Hormutz). Idem per quanto riguarda i cieli e il relativo spazio aereo. Per quasi tutto il resto vale (per fortuna …) il quieto vivere alternato alla legge della giungla (o legge del più forte o pesce grande se magna pesce piccolo). Il tutto condito con un velo di “sana e consapevole” (come diceva Sugar) ipocrisia.
    Il mondo cambia in fretta. I russi non sono più lo spauracchio ideologico dell’occidente (americani in primis) mentre i cinesi crescono a ritmi da paura. E il pianeta diventa più instabile. Il massimo della stabilità si ottiene quando comanda uno solo (in modo palese/occulto). Ma adesso gli americani comandano di meno (anche se ritengo siano ancora la locomotiva del mondo) e quindi ci becchiamo l’instabilità. C’est la vie.
     

  5. Quanto all’Europa (UE o somma di stati autonomi) non dico che dobbiamo andare in giro a bombardare unilateralmente gli altri stati, ma dobbiamo adeguarci al superamento totale del multilateralismo e farci i nostri interessi. Da qui il riarmo europeo, perché ormai a livello planetario conta le legge del più forte e non il diritto internazionale. E direi che le autorità competenti (a ogni livello e in ogni stato  europei nonché in sede UE) sono allineate a queste posizioni a non a quelle ingenue di chi crede del diritto internazionale

  6. Io sono contrario al multilateralismo perchè l’ho sempre considerato una ipocrisia della sinistra. per cui io NON ho mai creduto al diritto internazionale anche quando era efficace perché la stragrande maggioranza dei paesi, in particolare quelli che contano, si “asserviva” a tale diritto. Dal 2010 circa NON è più così e crederci ancora è dal ingenui.  Per fermare oggi USA o Israele o Putin occorre disporre di eserciti che li coambattano e nessuno li ha, ma soprattutto nessuno ha voglia di mettersi a combattere contro questi imperi. Lo conferma anche la faccenda ucraina, dove gli altri (USA in primis) se ne sbattono e l’Europa combatte la Russia di Putin per interposta persona, cioè rifornendo gli ucraini e facendoli combattere contro la Russia. Le sanzioni? Del tutto improduttive.
     

  7. Rileggi bene quello che ho scritto:
    Il diritto, nazionale, internazionale, civile e penale, nasce sempre e solo dal confronto/scontro di interessi e poteri diversi che addivengono ad un accordo.
    Il pericolo semmai è quando c’è un egemone assoluto o peggio, quando c’è qualcuno che si ritiene tale e vuole imporre la propria volontà.
     
    Il diritto nasce come tentativo di composizione e superamento di un conflitto.
    O credi che i monarchi assoluti abbiano riconosciuto i diritti ai nobili, prima e ai borghesi, poi?
    O i datori di lavoro i DPI ai dipendenti?
    I compiti e il comportamento della polizia (e dell’esercito) è solo una conseguenza della risoluzione del conflitto di cui sopra, non il fondamento. 
     
    Se oggi il diritto internazionale non vale una beata mazza (e non è vero, vedi quanto frigna Trump alla ventilata possibilità di un pedaggio a Hormuz) è perché c’è qualcuno che ha pensato (e teorizzato) di essere l’arbitro assoluto, perché si era sfaldato il blocco opposto, senza fare i conti con le proprie reali possibilità.
    In ogni caso, come Italia e come Europa (ancorché quella “delle patrie”) dovrebbe essere chiaro che il nostro vero interesse sarebbe rilanciare al massimo il multilateralismo e il diritto internazionale, non il contrario. Pena essere servi, come Meloni ha appena avuto modo di sperimentare (e Zelensky prima di lei) .
     

  8. Ps ovviamente la frase di Newton vale per tutti gli inentori di qualsiasi etnia mondiale, americani included.

  9. Matteo, scusa “contributo” ? Ma senza gli americani lo sbarco n Normandia come lo facevano ? Con le barchette inglesi ? Visto che i mezzi da sbarco (e la carne da mitragliatrice che c’era sopra) erano americani ? Nel Pacifico poi mi risulta che in guerra ci siano stati trascinati dopo un certo “episodietto” a nome Pearl Harbur.
    Se proprio vogliamo chiamarlo “contributo”, almeno aggiunciamoci l’aggettivo “determinante”.
    Per quanto riguarda le invenzioni ne ho citate 4 a caso tra quelle che ci hanno cambiato la vita. Inoltre, nn per essere pignolo, ma a me risulta che i transistor li abbiano inventati ai laboratori della Bell che non mi risulta siano proprio sulle rive della Senna …
    I circuiti integrati “invece” hanno la firma di due ingegneri americani con il contributo del nostro Faggin che lo progettó per l’americana Intel. Idem con patate per i microprocessori.
    Sull’energia atomica è sicuramente vero che il contributo di scienziati di altre nazioni fu importante (tra cui il nostro grandissimo Enrico Fermi), ma la “cornice” entro cui hanno operato è totalmente americana. Senza dimenticare la capacità unica che hanno gli americani di amalgamare popoli diversi, visto che di fatto l’america è un Paese di immigrati, con l’eccezione degli Indiani d’America.
    Con questo non voglio dire che tutte le invenzioni siano “made in USA” ma per molte di quelle che non lo sono, vale, a mio parere, quanto affermava Newton e cioé “se ho visto più lontano e perchè sono salito sulle spalle dei giganti”.

  10. La differenza fra qualsiasi diritto nazionale e quallo internazionale è la spiegazione per cui, oggi, il diritto internazionale non vale una beata mazza. Un qualsiasi diritto nazionale è efficace, cioè produce effetti, perché esiste una struttura dello stato (la polizia, la magistratura, le carceri…) che attuano la repressione verso chi lo viola. Se passi in auto con semaforo tosso, c’è il vigile che ti dà la multa. Se non vi fosse tale meccanismo, la regola non avrebbe più efficacia, tutti la violerebbero sicuri di non essere multati.
    Il diritto internazionale (Lucio Caracciolo dixit…) è efficace nella misura in cui gli stati si riconoscono a lui sottoposti e lo rispettano di loro iniziativa. Il che ha funzionato nei decenni del multilareralismo, appunto quelli dalla II G.M. fino a circa il 2010. Poi è piano piano subentrato un nuovo ordine mondiale che ora è chiaro e indiscutibile: gi player dimrilievo NON rispettano più il diritto internazionale. Non esiste la polizia mondiale che multa gli stati che non lo rispettano. per cui il diritto internazionale, per quanto formalmente in essere, è come se non esistesse: non gliene sbatte più niente a nessuno. Putin invade l’Ucraina, Israele “spiana” i territori a lei intorno, Trump “arresta” Maduro e bombarda l’Iran. Nessuno è in grado di fermarli in nome del diritto internazionale. Non esiste una (o più) autorità con un esercito proprio in grado di combattere contro questi (e altri) violatori del diritto internazionale per ripristinare la legalità internazionale. I fessi non sono quelli che, lucidamente, focalizzano la fase in cui si muove il mondo (appunto una fase imperiale), ma i fessi sono tutti quelli che continuano a strillare invocando l’applicazione del diritto internazionale, che NON appartiene più al mondo di oggi.

  11. In tale scenario Trump o un altro presidente USA non inciderebbero strutturalmente. Certo Trump ha le sue peculiarità specifiche, ma ricordo che gli USA hanno appoggiato i bombardamenti israeliani su Gaza fin dall’inizio: dal 7 ottobre 2023 fino al 20 gennaio 2025 (1 anni e 4 mesi) il presidente USA era Biden. e non possiamo certo dire che, nonostante un’amministrazione democratica, gli USA in quel frangente abbiano cercato di ripristinare una pacifica convivenza in M.O.. Ho citato un esempio qualsiasi per sottolineare che gli USA sono prima di tutto gli USA e solo in seconda battuta sono gli USA di Trump. Trump terminerà il mandato presidenziale il 20 gennaio del 2029. Sul futuro al momento non si sa, ma a mio modesto parere che gli succeda un repubblicano addirittura MAGA (Vance) o addirittura un democratico (in stile Mandami), gli USA NON modificheranno la loro politica “imperiale”, espressione del fatto che, all’atto pratico, son o e operano come un impero.
     

  12. I grandi player che dominano oggi il mondo e lo domineranno per il prossimo futuro (quanto non si sa, ma almeno alcuni decenni) hanno una mentalità imperiale e per sintesi e semplicità vengono chiamati “imperi” anche da raffinati analisti della geopolitica (Lucio Caracciolo per citarne uno). Ma che differenza fa? L’importante è capire che NON siamo più nell’era del multilateralismo e che, oggi e in futuro, strillare perché chi 2imperi” stracciano il diritto internazionale è da gonzi. Il diritto internazionale è ormai aria fritta: forse esiste ancora formalmente, ma nessuno lo rispetta e quindi è come se non esistesse più. Quindi il concetto di “imperi” non fa più riferimento alla composizione multietnica della cittadinanza, ma al modo di gestire la geopolitica. un impero se ne sbatte del diritto internazionale, perché si considera a lui SUPERIORE, e se ha voglia e interesse a bombardare un altro stato lo fa senza nessuna esitazione.

  13. h36v4jbh : ho chiesto all IA felina e ne esce ; il gatto in Iraq era mio cugino primo.
    E bravo comunque Serra e chi lo RI-pubblica, in questi tempi addomesticati da pensieri omologati e regni da tastiera il suo vecchio CUORE ci manca assieme alla sua irriverente satira e sensibilità occulta …o oculata? 

  14. Confondi “impero” con “mentalità imperiale”, ideologia e realtà delle cose
     
    Comunque la frase:
    un mondo dominato dagli imperi è un mondo in cui il diritto internazionale è carta igienica
    è solo una fesseria.
    Il diritto, nazionale, internazionale, civile e penale, nasce sempre e solo dal confronto/scontro di interessi e poteri diversi che addivengono ad un accordo.
    Il pericolo semmai è quando c’è un egemone assoluto o peggio, quando c’è qualcuno che si ritiene tale e vuole imporre la propria volontà

  15. Saluti.
    Infatti.
    Il problema non è Trump.
    Il problema vero è chi lo ha votato. In questo Serra ha perfettamente ragione. In quest’ultima tornata non mi sembra, ha avuto molti voti data anche l’inconsistenza dei democratici, ma in quella precedente Trump è (forse) diventato presidente neppure con la maggioranza dei voti perchè i voti necessari per ciascun delegato al congresso variavano da Stato a Stato.
    E’ preoccupante il degrado dello spirito democratico USA e soprattutto il ruolo che i social truffaldini hanno avuto verso gli elettori nella campagna elettorale condizionando l’elezione di un malato mentale (controllato da determinati gruppi di potere).
    Saluti.
    MS 

  16. Più in generale, che piaccia o meno afli ideologi del vogliamo tutti bene, gli imperi sono semrpe esisetiti e sempre esisteranno. In particolare come rilevano gli analisti feopolitici, l’ormai definitiva conclusione della fase di multilateralismo iniziata con il post II guerra mondiale, ci ha fatto rimpiomvare in un mondo dominato dai nuovi imperi. Al vertice ce ne sono due: USA e Cina. Poi sul radino sottostante una serie di altri o già pienamente espressi (la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan..) o in crescita (l’India nazionalista) o potenziali futuri (stati musulmani dotati di atomica, nonchèé il mondo islamico del Golfo, cn notevoli ricchezza finaziaria). L’Iran stesso è un impero dalla notte dei tempi e continua a esserlo. al netto del regime che lo governa. Non escludo che Israele possa essere un altro nuovo impero in area M.O., se si espande, come dicono le Scrittura, dal Nilo all’Eufrate. L’elenco è sterminato. Ciò che rileva è che, al contrario di unm mondo “governato2 dal multilateralismo che faceva del diritto internazionale il regolamento di riferimento, un mondo dominato dagli imperi è un mondo in cui il diritto internazionale è carta igienica. In tutto questo bailamme, siccome l’Italia è un guscio di noce nel mondo in tempesta, preferisco a occhi chiusi esser nell’orbita dell’impero USA che di altri imperi. Ciò la netto del presidente in carica: Trump passa, gli USA no. Teniamoci stretti gli USA che, con tuti i loro difetti, sono il meno peggio degli imperi in essere (ultimo e non ultimo: il ns export verso gli USA aumenta ogni anno, anche con i dazi!).

  17. L’antitrumpismo è l’alibi dei giornalisti che confondono il teatro della storia con i pettegolezzi del proprio salotto. Quelli che credevano nel sogno americano, nell’America come culla della democrazia, non si rassegnano alla lezione della storia. Per credere ancora nelle favole attribuiscono alle intemperanze del personaggio Trump i vizi politici che appartengono invece all’imperialismo americano. Né vogliono riconoscere al presidente Trump il realismo della pace. Forse Michele Serra preferisce la guerra contro la Russia o l’Iran? Fu forse migliore Roosevelt? il campione della democrazia che nel 1941 aggredí la Germania e il Giappone provocando milioni di morti?

  18. Gli statunitensi si sono scelti legittimamente il loro presidente nelle elezioni del novembre 2024. Una valanga di voti. Trump è già stato presidente e nel gennaio 2021 ha di fatto coordinato dalla retrovie una specie di colpo di stato.  i cittadini-elettori sapevano benissimo chi stavano votando. Lo hanno voluto perché evidentemente in quel frangente (nov 2024) a loro stava bene. adesso non piace più?  nel prox novembre voteranno diversamente e con un parlamento non più allineato sulle posizioni trumpiane l’operato del presidente dovrebbe mitigarsi.  “dovrebbe” perché Trump è capacissimo di sbattersene del parlamento. L’architettura costituzionale USA possiede gli strumenti per arginare il presidente in carica e se del caso metterlo sotto accusa. NON tocca a noi, nazione del tutto estranea alle dinamiche interne USA, doverci attivare per limitare l’agire di Trump (a parti invertite, che stridìì contro le ingerenze straniere nei fatti italiani!!!!!!!).

  19. Non sono d’accordo con te Giuliano per diversi motivi.
    In primis gli USA al massimo hanno dato al massimo un contributo a “spegnere” i conflitti mondiali e non certo determinante. E comunque solo dopo aver fatto di tutto per allargare il secondo nel Pacifico.
    Eppoi se per sottolineare l’eccezionalità degli USA vuoi attribuire loro la paternità della stragrandissima maggioranza delle maggiori invenzioni degli ultimi 2 secoli e ti vengono in mente lavatrice, smartphone, IA e condizionatori, francamente, rimango perplesso.
    Mi avessi citato l’aeroplano, l’uso dell’energia atomica, il radar o il Fortran ancora, ancora (e magari perfino il jazz o il rock)…comunque dimentichi che motore a scoppio e a reazione,  transistor circuiti integrati e microprocessori, senza i quali quanto sopra non potrebbe esister, non sono affatto americani e che il progetto Manhattan fu finanziato dagli USA, ma avviato da due ungheresi e un tedesco e sviluppato in cui gli statunitensi erano una minoranza (escludendo i naturalizzati per l’occasione)
     
    No, non credo vi sia alcuna eccezionalità negli Stati Uniti, se non le loro dimensioni e potenza economica, e tantomeno nella loro cultura.
    Sono semplicemente la declinazione attuale di un fenomeno che è sempre esistito nella storia, l’egemonia di uno stato o di un impero.
    Cosa che in sè non lo rende né buono né cattivo, e nemmeno giustifica una ideologia o una prassi

  20. Mario Appelius: “Dio stramaledica gli inglesi”.
    Michele Serra: “Dio stramaledica gli americani“.
     
    Nihil sub sole novi.
     
     

  21. Gli americani sono un popolo duro e violento come duro e violento è il territorio che li ospita. Uragani, tornadi, case che crollano, mucche che volano che neanche i Pink Floyd.
    Abitazioni isolate circondate da distese chilometriche di nulla dove anchio che non ho mai maneggiato un’arma in vita mai non mi sognerei di passare una notte disarmato.
    Il territorio forma le persone. Basta vedere i loro sport nazionali. Football rigorosamente americano, hockey su ghiaccio, basket. Discipline dure, di contatto, con l’eccezione del baseball con cui le famiglie passano la domenica pomeriggio. Il nostro calcio per loro è perfetto se praticato in versione femminile.
    Ma gli americani non sono solo questo. Sono anche il popolo a cui dobbiamo la stragrandissima maggioranza delle maggiori invenzioni degli ultimi 2 secoli. Dalla lavatrice, allo smartphone, all’IA, ai condizionatori che ci aiutano a superare questo infame periodo di meteo infernale. E solo per citarne alcune a caso. Senza dimenticare che pur standosene a migliaia di chilometri hanno dato il loro contributo determinante di sangue nelle due aciagurate guerre mondiali che noi EUROPEI abbiamo avuto la bella idea di “accendere”, salvo poi chiedere aiuto allo “Zio Sam” per riuscire a spegnerle.
    Tutto ció non giustifica qualsiasi eccesso del loro attiale Presidente, ma aiuta a capirlo. Strano che non lo comprenda chi, come il Michele Serra, ha un nonno americano e una mamma cresciuta ad hamburgher.
    I Presidenti cambiano ma la mia “Stars and Stripes”, marchiata “Alamo Flags”, continuerà a rimanere incorniciata e appesa lì dove è adesso.

    Ps che bello leggere della fresca recente primavera mentre soffriamo la canicola prodotta dallo stramaledetto anticiclone africano.

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