Serve un nuovo referendum nazionale contro il rischio nucleare. Sgombriamo il campo dall’infinita attesa per le centrali atomiche e diamo spazio agli impianti rinnovabili.
Serve un nuovo referendum nazionale
(contro il rischio nucleare)
di Redazione Greenreport
(pubblicato su greenreport.it il 5 giugno 2026)
Greenreport rilancia l’idea di un referendum nazionale contro il rischio nucleare e per le nuove energie pulite e rinnovabili. A maggior ragione dopo il primo via libera arrivato ieri alla Camera al disegno di legge delega sul «nucleare sostenibile», come lo chiamano tra i banchi del governo e della maggioranza. Una finta per gonzi e per chi ci vuol cascare, che apre ufficialmente la prossima campagna elettorale a colpi di mini-centrali atomiche con mini reattori nucleari da collocare in una Italia dove a nessun governo nazionale e nessun ministro, nessun presidente di regione, nessun sindaco e nemmeno nessun presidente di quartiere – e figuriamoci ai cittadini governati – è venuto, viene e verrà in mente di avere sul proprio territorio l’indispensabile deposito di scorie nucleari italiane, rifiuti radioattivi a bassa intensità prodotte dalle attività di decommissioning o smantellamento e bonifica dei nostri ex impianti atomici, dalla ricerca e dalla medicina nucleare oggi stoccate in una trentina di depositi temporanei in tutta Italia. L’inventario dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione censisce circa 78.000 metri cubi complessivi di rifiuti, di cui circa un terzo è costituito da materiale radioattivo in gran parte proveniente dallo smantellamento della centrale di Caorso e dal sito di Saluggia.
Ma se il problema numero uno da risolvere e per testare eventuali sostenibilità, sensibilità e accettazione popolare – ad oggi sotto lo zero – di un impianto atomico viene completamente rimosso, la maggioranza alla Camera ha approvato, con 155 voti favorevoli (tra i quali i deputati di Azione-Marattin) e 86 contrari e 8 astenuti di Italia viva, il disegno di legge delega sull’energia nucleare. Il testo passa ora al Senato, e se darà il suo via libera, il governo avrebbe un anno di tempo per emanare le sue norme, ovvero quando questo governo non ci sarà più.
La legge-bluff, la nuova bufala di stampo elettorale dopo 4 anni e passa passati senza varcare la soglia atomica, in 5 articoli fissa la cornice entro la quale l’Italia dovrebbe riaprire la stagione dell’atomo chiusa a doppia mandata dai due referendum popolari e a furor di popolo. Dall’esecutivo promettono, prima del voto alle politiche, decreti legislativi con dettagli sulla produzione di energia “da fonte nucleare sostenibile”, con quel “sostenibile” che suona bene vista la repulsione degli italiani da ogni rischio atomico, ma casca male poiché, forse, i primi impianti nucleari davvero “sostenibili” arriveranno solo in un range tra una trentina di anni e il mezzo secolo – quelli da fusione. Ma il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, si dice certo di un Paese “pronto ad adottare il nucleare sostenibile” fatto di Small modular reactors e Advanced modular reactor, aggiungendo l’avvertenza “quando le nuove tecnologie (sempre a fissione, NdR), alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili”. Il ministro le prevede “all’inizio del prossimo decennio”, peccato che tutti gli esperti del ramo che lavorano sull’energia atomica meno rischiosa indicano che non sarà questo il timing. Ma in vista del voto si gioca la sua partita politica.
In un Paese che deve ancora completare lo smantellamento degli impianti nucleari esistenti, che ha una gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito appaltata a Paesi nucleari a partire dalla Francia, il governo fa immaginare ai nuclearisti l’arrivo di reattori di terza generazione avanzata, gli Small Modular Reactor, piccoli reattori tradizionali a fissione, raffreddati ad acqua, assemblati a moduli dai 100 ai 400 MW.
Lo scorso anno hanno affidato a Nuclitalia, la newco tra Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%), l’incarico di studiare le tecnologie più avanzate e analizzare le opportunità di mercato. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima per un solo Smr da 300 MW costi da 1,2 a 3 miliardi di dollari. Le stime dei nuclearisti al governo prevedono una vagonata di miliardi, almeno 20, da investire per soddisfare alla fine il 10% del fabbisogno elettrico nazionale entro il 2050. Ma oggi l’avventura nucleare italiana prova a ripartire con 20 milioni di euro all’anno a sostegno dei progetti dal 2027 al 2029, e altri 7,5 milioni per attività di comunicazione e formazione. Siamo all’atomo portatile!
E restano sempre sospese per l’aria domandine del tipo: dove li mettiamo i reattori atomici? Dove stoccare le scorie? Perché continua a mancare una “candidatura spontanea” dei Comuni interessati ad ospitare siti di produzione e di stoccaggio e a nessuno di nessun partito viene in mente di manifestare la benché minima disponibilità ad accoglierli? E se anche il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, continua ad assicurare che “molte aziende sono pronte a ospitare gli Smr”, forse dovrebbe elencarle, ma non lo farà perché non ci sono.
Nel frattempo si bloccano e si ritardano le rinnovabili nel Paese, dove l’unica energia che può renderci indipendenti, pagando meno, è a portata di mano.
Visto che anche nel governo evocano un nuovo referendum sul nucleare come ha fatto il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, dal palco del Festival dell’economia di Trento, indicandolo come una sfida “inevitabile”, noi continuiamo a proporre la terza consultazione popolare contro il nucleare. E riproponiamo di seguito i buoni motivi antinucleari e per le nuove energie a portata di mano.
Il risultato del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 lancia segnali che vanno oltre il merito dei quesiti tecnico-giuridici – riforma del Csm, responsabilità diretta dei magistrati, composizione e le funzioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari, separazione delle carriere dei magistrati, limiti agli abusi della custodia cautelare, abolizione del decreto Severino – e con la vittoria del No al 54% contro un Sì fermo al 46%, con un’affluenza spiazzante e imprevista e molto rilevante al 58,9%, la consultazione si è trasformata in un esplicito atto di sfiducia verso l’esecutivo con dimissioni eccellenti e assolutamente non messe in conto fino a lunedì scorso. Il dato della partecipazione è poi particolarmente rilevante: il fronte del No ha intercettato una protesta abbastanza trasversale, alimentata da giovani e da elettori politicamente non schierati.
Mettiamola così. Visto che sognare a occhi aperti fortunatamente è ancora possibile, in una situazione globale così complicata che durerà molto a lungo e dove nessuno riesce a decidere come e dove intervenire e agire sui costi dell’energia fossile, non conviene a tutti liberarsi dalle catene e dal rischio di restare ostaggi dell’energia più climalterante e a costi sempre più elevati? Non converrebbe ad un Paese come il nostro, povero di risorse energetiche fossili e totalmente dipendenti dalle loro importazioni, puntare senza indugi sull’indipendenza energetica con più energia eolica, solare, idroelettrica, con più capacità di accumuli? Non sarebbe urgentissimo oggi concentrarsi sulle energie rinnovabili per uscire dal disastro energetico globale nel quale siamo finiti nell’era Trump? Nel medio e lungo periodo non è fondamentale rafforzare la crescita delle rinnovabili con più innovazione e più occupazione?
Quando l’Unione con il Commissario all’energia Dan Jorgensen avverte gli Stati membri di “prepararsi a un’interruzione delle forniture” che potrebbe anche rivelarsi lunga, a razionare energia elettrica, gas e benzina, siamo ben oltre l’allarme. Ma “evitare misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue”, come invita a fare la Commissione Ue, significa avviare o aumentare la sostituzione graduale dei prodotti petroliferi fossili, agire in ogni nostra Regione in maniera coordinata sull’obiettivo della transizione verso fonti di energia rinnovabile.
Con un po’ di coraggio possiamo, allora, immaginare il lancio di una raccolta di firme per un referendum popolare per l’estensione delle energie rinnovabili sull’intero territorio nazionale e per l’abrogazione di norme per il ritorno del vecchio nucleare? Possiamo ridare la parola agli italiani per mettere fine a decenni di paludi politiche, istituzionali e anche normative che bloccano o limitano gli impianti – da collocare ovviamente nel pieno rispetto dell’ambiente, e questo oggi è possibile ovunque – con danni enormi energetici ed economici che trovano ampie conferme in tutte le analisi strategiche?
L’Italia è in forte ritardo. Non investire in fonti rinnovabili – solare, eolico, idroelettrico, geotermia, etc – per il sistema Paese sta creando e creerà in futuro rischi significativi in termini di insicurezza energetica e di competitività economica. Il mancato raggiungimento dei target europei che impegnano l’Italia sulle rinnovabili comporterebbe perdite economiche stimate a 137 miliardi di euro entro il 2050, oltre 5 miliardi all’anno, più la perdita di almeno 300 mila posti di lavoro. Star fermi sulle fonti fossili significa esporsi a rischi energetici con fluttuazioni dei prezzi e alla quasi totale dipendenza esterna, mentre a noi serve maggior sicurezza energetica nazionale, avere un vantaggio competitivo anche dal punto di vista dell’investimento economico rispetto ai combustibili fossili. Restare ancorati al passato significa perdere l’opportunità di abbattere i costi in bolletta e restare in balia di drammatici conflitti internazionali. Significa anche continuare ad inquinare acque e terre con danni sanitari diretti ai cittadin,i con costi che potremmo ridurre o evitare.
Greenreport apre quindi da oggi, come si dice, il più ampio e partecipato dibattito. Tema per tutti: con quali quesiti estendiamo le energie rinnovabili in Italia? Lanciando una nuova legge, promuovendo la piena attuazione del pacchetto normativo e tecnico entrato in vigore in questi ultimi anni con il Decreto Legislativo n. 5 del 9 gennaio 2026 che recepisce la direttiva europea RedIII e ci obbliga a raggiungere almeno 39,4% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo entro il 2030? E come sbloccare e velocizzare le rinnovabili bloccate da anni nelle aree idonee per conflitti non solo con comitati ma amministrativi tra Regioni, Comuni e Soprintendenze? Con quale quesito cancelliamo questi “colli di bottiglia” istituzionali che da un paio di decenni riducono l’installazione delle rinnovabili? Oggi sono ben 110 i grandi progetti di rinnovabili bloccati da ricorsi o veti delle Soprintendenze, anche perché ogni Regione ha regole diverse per le aree idonee ma con tempi di attesa di una risposta a richieste ragionevoli anche oltre i 300 giorni.
Possiamo insieme individuare i quesiti che possono far emergere un’Italia ormai matura per la scelta più conveniente per le nostre tasche, per l’ambiente, per il clima?
Ma proponiamo anche un vero e diffuso dibattito tecnico sulla grande questione nucleare italiana che sta poi producendo sotto banco un quadro normativo per favorire il ritorno all’energia atomica. Non con le grandi centrali degli anni ’70 e ’80, ma sotto forma di Small Modular Reactors, mini-reattori modulari con potenza inferiore a 300 MW, meno di un terzo delle vecchie centrali che superavano i 1.000 MW.
Il quadro legislativo, tra fine 2025 e inizio 2026, ha fatto passi avanti concreti. La nuova Legge Delega approvata dal Parlamento ha creato la cornice giuridica per il ritorno dell’energia nucleare, superando i blocchi legislativi che vietavano le “grandi” centrali bocciate dagli italiani con 2 referendum. È stata istituita la nuova “Autorità di sicurezza nucleare” per vigilare sui futuri mini-impianti. Aziende italiane come Ansaldo Nucleare e Newcleo stanno collaborando con partner soprattutto francesi e americani per realizzare prototipi. Ma restano grossi nodi irrisolti e irrisolvibili a medio-lungo termine: dove collocare i nuovi siti nucleari? Tra ex aree industriali, vecchie centrali a carbone in dismissione, accanto ad acciaierie o ai grandi distretti industriali in comuni pronti ad ogni protesta visto che nessuno li chiede e nessuno li vuole ad ogni latitudine politica nei propri confini?
E, allora, se la pietra di paragone del possibile referendum per sbloccare le rinnovabili, il cosiddetto benchmark referendario, è la valutazione dei risultati d’ogni referendum, guardiamo ai risultati dell’ultimo, che ha stupito tutti con un boom di partecipazione popolare imprevista. Esattamente come spiazzò tutti e stupì il mondo intero la grande partecipazione ai due referendum sul nucleare in Italia, con la stragrande maggioranza dei votanti che si è espressa per l’abrogazione secca dell’energia atomica.
Il primo, l’8 e il 9 novembre del 1987 con l’affluenza del 65% degli elettori e i “Sì” oltre l’80% per l’abrogazione di norme per la localizzazione delle centrali e del potere al Cipe di localizzarle anche in caso di opposizione degli enti locali, per l’abolizione dei contributi finanziari ai comuni ospitanti e il divieto per l’Enel di partecipare alla costruzione o gestione di centrali nucleari anche all’estero. Insomma, l’addio al programma nucleare nazionale e la chiusura delle centrali atomiche. E il secondo referendum del 12 e il 13 giugno 2011 che ha abrogato norme che avrebbero permesso il ritorno alla produzione di energia nucleare. Anche allora il 54,8% dei votanti, oltre il quorum necessario per la validità della consultazione, al 94,05% scelsero il “Sì”, bloccando definitivamente i vecchi piani per la costruzione di nuovi impianti atomici sul territorio nazionale.
E oggi? Chiamare alle urne referendarie gli italiani per un Si o un No allo sblocco e al rapido aumento della capacità rinnovabile installata per accelerare la transizione verso la sicurezza energetica e il risparmio di risorse finanziarie mobiliterebbe l’elettorato? Pensiamo proprio di sì.
Pensiamo che con un forte consenso popolare, il Sì potrebbe anche far superare ogni ostacolo e ogni sabotaggio delle rinnovabili. Il No lascerebbe il passo di lumaca attuale con il futuro energetico centrato sulla produzione di energia da fonti fossili – gas, petrolio e carbone – e sul nucleare di nuova generazione, con rischi e sprechi di decine di miliardi di euro.
Sappiamo bene che promuovere un referendum sulle rinnovabili richiederebbe la raccolta di 500.000 firme o la proposta avanzata da almeno 5 consigli regionali. Ma sappiamo anche che siamo in una fase talmente rischiosa, che abbiamo ancora 4 centrali atomiche da smantellare, e che per il necessario Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è ancora molto ma molto lontana la scelta di un sito.
Per questo, lanciamo la proposta dell’indizione di un referendum che possa accelerare al massimo lo sviluppo delle rinnovabili. Ci sono valutazioni da fare su aspetti giuridici, tecnico-scientifici, ambientali, economici, sociali, politici, geopolitici. Ma le conseguenze di un sonoro Sì potrebbero essere profonde. E vale la pena oggi riportare in prima linea un tema prioritario, dimostrare per la terza volta – speriamo definitiva – che gli italiani con concretezza preferiscono energie a portata di mano, strategiche, convenienti e sostenibili da punto di vista finanziario per privati e per lo Stato rispetto all’avventura nucleare. E mai come oggi, gli italiani sanno che le guerre si fanno in nome del petrolio, che i costi energetici aumentano a livelli inverosimili, che le incognite energetiche pesano sulle economie familiari. Siamo convinti solo un’onda trasversale di Sì alle rinnovali possa tradursi nel rilancio immediato in ogni angolo del nostro Paese delle rinnovabili, nel massimo rispetto della qualità paesaggistica e ambientale dei nostri meravigliosi territori e delle città più amate nel mondo. L’economia della pace e della cooperazione parte da risorse energetiche a disposizione di tutti, dal vento e dal sole, dall’acqua e da altre fonti energetiche pulite.
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Invece di studiare cretinate come il grafene potresti guardar fuori dal recinto e scoprire che alcune fondazioni USA (si il demonio) legate a grandi petrolieri Rockfeller e Getty Oil hanno finanziato con vagonate di dollari Greenpeace.
Che certo avrà usato quei soldi li per le balene e non per gli spot no-nuke.
Ma si sa “omnia munda mundis”
si, e i poteri forti ci impongono il vaccino per inocularci il 5G e il grafene…
@62
Stare sul merito? Troppo difficile?
PS Le grandi campagne anti nucleare negli anni passati sino state finanziate dalle compagne petrolifere.
fabio, io ti consiglio anche il sito della Fiocchi per un commento equilibrato sulla caccia, quello della Oerlikon per la legge sull’esportazione di armi e quello di Confindustria per la legge sui DPI obbligatori e le ispezioni necessarie…
vi consiglio di farvi un pö di cultura qui
L’Avvocato dell’Atomo – L’energia più green è blu
http://www.avvocatoatomico.com
capisco che l’argomento sia ostico
se qualcuno ne sa piü di lui e vuole controbattere si faccia avanti
Atom
Farsi i conti in tasca, non mi sembra anticapitalista.. ma vabbè..
oltre questo parli troppo filosoficamente difficile per me, per cui mi taccio
Andrea C
Se non sei schierato è ancora peggio, perché, per quanto non condivisibili le tue opinioni sarebbero orientate da una sorta di ideale diffuso: l’anticapitalismo reazionario della strisciante famiglia cattocomunista.
Così sembri solo un mezzemaniche che tiene il conto pulcioso delle bollette, senza nessuna prospettiva ideale: un travet dell’anacronismo.
@56 hai proprio sbagliato, semplicemente non sono “trinariciuto” che un partito me lo dica da sx o da dx
@55 si certo.. credo di aver spiegato nel commento 53 cosa intendo per “nucleare sulla carta”, e che intendo il “nucleare quello vero” che è semplicemente uno che è in funzione
Un reattore nucleare da 1500 GW costa alla buona 10miliardi e ci si mette almeno 10 anni a farlo.. un reattore non una centrale.. più tutti i costi di realizzazione della filiera e di esercizio poi..
Ma se conti solo quei 10 miliardi, dividi per 50 milioni di utenze per 10 anni.. in bolletta arrivano 20 euro l’anno in più in bolletta per i primi 10 anni, così puliti puliti e in maniera molto ottimistica..
Una centrale ha 2-3 reattori.. per avere una base minima fai 4-5 centrali.. 100 euro in più l’anno per almeno 10 anni mi sembra molto ottimista.. e senza sapere quanto si aspettano di “guadagnare” poi..
Stima fatta sui budget, non su costi e tempi reali..
Rispetto che a comprare direttamente l’energia elettrica all’estero a prezzi praticamente più bassi di quelli nostri non mi sembra molto conveniente..
Inoltre, La verità è che ora è il momento peggiore per “ritornare” al nucleare.. i modelli di centrale vecchi sono molto vecchi.. i modelli aggiornati sono andati fuori budget e fuori tempo in maniera folle (in stati “efficienti” come Finlandia, uk, Francia).. i nuovi modelli sono ancora su carta, non c’è n’è uno realizzato/commercializzato al momento..
Fare il raffronto solo dicendo, chi c’è l’ha paga meno non è proprio una cosa precisa (ad esempio quando sono state realizzate, c’erano costi di costruzione molto più bassi da ammortizzare o spinte lato militare che lo rendevano più appetibile).. inoltre guarda da cosa è composta la bolletta in Italia, tasse e rete hanno un incidenza importante (non credo la stessa che a Zurigo).
Andrea C almeno levati il colbacco!
Si vede lontano un miglio che sei il solito trollone filoputiniano, fatoo"idiano addicted.
Dai figlio di un Travaglio minore, non avere paura.
@47 . E quindi? Sulla base della tua esperienza professiomale sei in grado di dirci qualcosa di interessante?
Io posso farlo sulla base delle mie bollette elettriche della mia casa di Zurigo, che ovviamente comprendeno anche una buona parte della mobilità essendoci una colonnina per la ricarica in garage. Oltte a lavatrice, essicatrice e riscaldamento.
Inoltre mi chiedo perchè secondo te Plutonio, Mox e Torio non sono nucleari vero.
@47 . E quindi?
Cmq il senso di quello che dicevo è che non siamo “indipendenti” manco lato militare da parecchio.
Volere l’autarchia energetica è anacronistico.
E finché qualcuno non si presenta dicendo dobbiamo fare 10 centrali nucleari e 1 deposito rifiuti, useremo queste tecnologie, con questi costi, questi tempi e i siti saranno scelti tra questi 60 selezionati con questi criteri, questo approvvigionamento di uranio etc etc.. e che si tradurrà in un risparmio sul costo dell’energia di 50 euro in bolletta tra 10 anni.. (numeri a caso)
Dire facciamo il nucleare in Italia è solo aria fritta.. solo la scusa per elargire soldi in prebende tramite consulenze e studi ai danni degli italiani.. e non so a voi ma a me ha un po’ stancato..
Senza queste informazioni, non ha senso dire si o no perché non si può entrare nel merito.. ma già non averle dà molto il senso della non serietà del progetto..
Alenia, si chiama Thales Alenia.. Fincantieri e Naval la parte militare è circa 50/50 c’e stata una querelle qualche anno fa se il governo usava o no la “Golden Power”..
Leonardo-airbus e i tedeschi, accordo di poche settimane fa, con tanto di notizie su tutti i giornali..
Ma magari ho io idee confuse..
Il programma nucleare italiano, specie quello attuale o futuro è solo sulla carta.. non ci sono centrali operanti, ne progetti specifici in corso, nemmeno hanno designato il deposito nazionale.. ma magari ho io idee confuse e Moltalto di Castro rulez
Sarei davvero curioso di scoprire come funzionerebbe questo nucleare “solo sulla carta”, distinto da quello vero basato sull’ uranio, che “ruba i soldi in bolletta agli italioti”.
Incidentalmente, a proposito di confrontarsi con persone che sanno di cosa stiano parlando, seguo professionalmente l’industria della difesa ds mezzo secolo. Mi permetto quindi di consigliare vivamente di evitare commenti a proposito di faccende di cui, con tutta evidenza, si conosce meno di nulla.
@33
Sono valori in tempo reale.
Il prezzo lo fa chi vende a costo minore, ovvio che oggi in europa c’è un insolazione da record e il solare in eccesso viene venduto a costi minimi.
Meglio dargli un occhiata stanotte, o a novembre per avere un idea della variabilità.
Il prezzo medio è ovviamente diverso.
@48
Il tuo esempio è calzante.. stiamo parlando di un settore dove non potremmo permetterci cose del genere.. e da noi per quanto abbiamo eccellenze, siamo molto inclini ed esposti a cose del genere.. e soprattutto non le puntiamo, quindi la prossima nevicata se non il tuo amico, qualcun’altro avrà lo stesso problema.. senza contare che magari un Audit al fornitore andava fatto.. ma tanto paga pantalone..
La parte militare, siamo già dipendenti da altri, non per tutto e le eccellenze che abbiamo dovremmo “coltivarle” a livello europeo.. Alenia è già in parte francese, come Fincantieri la parte militare, Leonardo ha fatto ora un accordo con francesi e tedeschi, oto melata il governo l’ha scorporata da Iveco se no la prendevano i cinesi.. nei settori strategici il governo mette bocca.. per il nucleare non lo ha fatto (a me fa suonare un campanello d’allarme)..
E l’uranio non ne abbiamo così tanto in casa e ora che cominciamo a estrarlo e arricchirlo.. sempre da lontano verrebbe..
Ionon sono per l’autarchia alla Mussolini , sono felice di poter guidare un’auto giapponese e di scegliere i prodotti che compro fra il meglio a livello mondiale , tuttavia non prenderei sottogamba la consistenza e stabilità delle nostre industrie strategiche.
Immagina di adottare il tuo ragionamento per le forniture militari : le togliamo le commesse dei droni italiani a Leonardo, Alenia ed Oro Melara , e le giriamo al made in Seul che costa meno e funziona meglio.
Non dico che tu debba trovarti la Sud Corea in una coalizione contrapposta , ma qualsiasi cosa sia prodotta altrove , oltre che cambiare prezzo e tempi di consegna alla velocità della luce , rischia di bloccarti l’approvvigionamento del prodotto finale strategico in cui è inserita.
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Per esempio è bastata una scoreggia di uno stato manco fornitore italiano a 10.000 km da noi , per bloccare l’approvvigionamento del gas che l’Italia destina alle centrali.
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Ricordo un aneddoto simpatico di un amico dirigente all’amsa , che aveva affidato la salatura strade , lo spazzamento ed la rimozione della neve ad una società che aveva fatto un ottimo prezzo a luglio e si era aggiudicata il contratto.
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Ebbene in gennaio ha messo 30 cm di neve, e i telefoni della società sono diventati roventi perché nessuno rimuoveva la neve.
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Risposta della società: ” Un momento dotto’ , avevamo calcolato di affittare gli spazzaneve quando fosse nevicato , ed adesso che è nevicato non ci sono più spazzaneve in affitto…”
@46 io ci lavoro nel nucleare direi che non sono NoNuke.. nel nucleare quello vero, con l’uranio.. non quello solo sulla carta per rubare soldi in bolletta agli italioti..
Ma capisco che sia difficile doversi confrontare con qualcuno che conosce l’argomento di cui sta parlando
Ancora babbei no nuke? Pensavo si fossero estinti coi tontosauri.
Ancora minchioni no nuke? Pensavo si fossero estinti con i tontosauri.
@40
Quei settori così strategici pagassero le tasse in Italia, visto che dall’Italia si fanno finanziare.
E il nucleare non lo è evidentemente visto che il nuovo “nucleare italiano” ha spostato la sede fiscale a Londra e il governo non ha detto un fiato..
@40
Ma quali shortages? Le centrali francesi manco lavorano a piena potenza quelle che ci sono.. figurati se ne “compri” qualcuna in più da fargli fare a casa loro..
Disservizi etc sono più legati a problemi di rete visto che è tutta interconnessa, vedi il blackout in Spagna lo scorso anno, che si è propagato anche in portogallo..
Non vedo il PRO di comprare un reattore già fatto e finito dalla Corea del Sud, dipendenza da progettazione e fornitura estera, dipendenza da uranio estero, dipendenza da arricchimento estero, dipendenza da smaltimento estero..
Ti ripeto.. fammi vedere un programma nucleare civile italiano: progetti, costi e tempi e dimostrami che costa meno che comprare all’estero l’energia..
Qua stiamo guardando un mobile in legno ben fatto e diciamo allo scemo del villaggio di andare nel bosco con una motosega e rifarla uguale.. è già tanto se non ritorna senza un braccio..
A mio figlio (o cmq nel caso tra 20 anni prima di avere un programma nucleare civile funzionante) vorrei dire che l’energia la prendiamo a casa nostra in Europa. Perché soli come Italia, come Francia ,come Germania non andiamo da nessuna parte, siamo un granello di sabbia nel mondo.. insieme cominciamo a essere un sassolino nella scarpa..
Se proprio devo fare campanilismo spiccio vorrei dirgli guarda quella centrale francese, la parte più critica la fanno in Italia, perché sono i migliori al mondo a farla (e già lo posso fare, ma non vuole dire avere tutta la filiera del nucleare, ne essere in grado di gestirla).
E non scordiamo.. che l’Italia esiste indipendente ancora, perché è sotto l’ombrello atomico di qualcun’altro (usa,uk,francia)..
Si, proprio così. Regolarmente.
Poi chi estrae l’uranio e chi lo arricchisce.
Nono, nessuna dipendenza dagli USA…
Attualmente sono in costruzione circa 80 reattori nucleari in 15 paesi, e altri 120 sono in programma. Immagino che tutti questi paesi siano governati da fessacchiotti, che non si rendono conto che le centrali potrebbero e dovrebbero essere sostituite dalle meravigliose rinnovabili.
Circa la pretesa sudditanza dagli USA, gli unici reattori in costruzione basati su tecnologie americane sono una diecina di impianti in Cina (vecchia licenza Westinghouse ampiamente modificats). Gli Americani perdono regolarmente tutte le gare di appalto internazionali per nuovi reattori, con i sud-Coreani che sono oggi la concorrenza piu’ agguerrita.
Quanto all’ idea di rinunciare alla ricerca dell’ indipendenza energetica per limitarsi s comprare energia dall’ estero, e’ in buons misura quello che facciamo gia’. Voler aumentare ancora questa dipendenza non mi sembra consigliabile – sopratutto poi se si vuole giustificare ls cosa con il “mandolinismo” nostrano.
Secondo me invece è proprio benaltrismo : in caso di qualsiasi shortage o problema nella sua fornitura di rete , la Francia penalizzerà la sua industria strategica , la sua rete , il suo elettorato , i suoi trasporti, alimentati in DC oppure deciderà che fintanto che dura la scarsità, le discontinuità, i problemi ed i rialzi del prezzo toccano ai clienti esteri secondari. ?
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Quando tuo figlio Andrea,, fra 10 anni ti chiederà perche non abbiamo nemmeno iniziato i lavori per differenziare e stabilizzare il nostro mix di fonti energetiche indipendenti , che cosa gli dirai , che “Tanto ce la vendevano i francesi” ?
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Alcuni settori industriali (Acciaio , Energia, infrastrutture, auto ), sono strategici per difendere l’economia domestica: infatti un tempo lo stato comprava solo da industrie italiane per utilizzare il moltiplicatore della spesa pubblica.
Non mi pare benaltrismo..
Aspetto con ansia chiunque mi mostri che dati alla mano, un nostro programma nucleare civile (con tanto di progetti, costi e tempi) costerà meno e in tempi accessibili, piuttosto che delegare la produzione a chi la sa fare e comprare l’elettricità dall’estero.
Qui siamo ai livelli di Ponte sullo stretto o TM2..
Facciamo progetti diamo prebende tanto paga pantalone, poi mai niente.
E intanto il “nucleare italiano” ha già spostato la sede fiscale all’estero.. guadagni privati, perdite pubbliche..
L’autarchia e l’indipendenza energetica Ve la siete già scordata?
1 . Scegliere mix nucleare rinnovabili
2 tergiversare e quando obbligati chiudere petrolio e gas ed acquistare energia dai vicini aumentando il declino economico 3 ignorare il problema e trascinarsi fino al fallimento
Mi sembra una lettura corretta.
“Ma voler ridurre il tutto a “non possiamo farci le centrali nucleari perché siamo mandolinisti casinari” mi sembra indulgere un po’ troppo ai peggiori stereotipi nei nostri confronti”
Considerando che le 4 centrali fermate nel ’86 sono state smantellate solo parzialmente, con le parti “calde” ancora li e a Trino da allora c’é il deposito “provvisorio” delle scorie in condizioni diciamo non ottimali, direi che saranno anche stereotipi ma non mi lasciano proprio tranquillo e sono a pieno titolo parte delle considerazioni.
Se ci aggiungi che l’Italia è tutta zona sismica, che il nucleare è più costoso (e poche palle “atomiche”, lo dice la AIEA), che aumenterebbe la dipendenza dall’estero più che con il petrolio, che se va bene entrerebbe in funzione tra 10 anni, direi che non gara: al momento non è una scelta né un’opportunità.
Al massimo è un possibile progetto; non energetico però, ma quello di renderci ancora più dipendenti dagli USA
Sembra stereotipo + benaltrismo per boicottare qualcosa
@34 classe dirigente troppo corrotta e impunita (non solo la politica, tutto il sistema paese) e poveri cristi troppo alla fame o troppo ignoranti per dire qualcosa, ti sembra troppo indulgente o troppo stereotipo?
Esistono beninteso forti ragioni per essere contrari ad una eventuale ricostruzione di centrali nucleari in Italia, ragioni di cui riconosco il peso pur non condividendole se non in parte. Ma voler ridurre il tutto a “non possiamo farci le centrali nucleari perché siamo mandolinisti casinari” mi sembra indulgere un po’ troppo ai peggiori stereotipi nei nostri confronti, che non accetteremmo di certo se venissero usati come argomento da fonti esterne.
“I valori attuali che ho postato sono quelli di epexspot, cioe’ la Borsa europea dell’ energia”
Non lo metto in dubbio, ma i dati confindustria sono in linea con il sito di Massimo e su espex vedo una Germania a 135€ e una Francia a 127€ ben distanti dai 747€ da te dichiarati…
@30 ma perché l’opzione 2 rappresenta il declino economico?
Il problema è che l’opzione con l’opzione 1 noi la produrremo comunque più cara di quanto la acquisteremo da chi la sa fare. Con in più accollandoci i rischi in casa nostra.
E non perché i nostri ingegneri che lavorano bravissimi all’estero, in Italia non sarebbero capaci. Ma perché quegli stessi ingegneri in Italia lavorerebbero in un contesto “malato terminale”.
PS non è che ce l’ho con te, è che i tuoi commenti sono intelligenti e ben argomentanti, non solo faziosi.
@Matteo 28:
I dati Confindustria solo del novembre 2025, cioe’ prima della crisi innescata dalla chiusura di Hormuz – letteralmente, un altro mondo. I valori attuali che ho postato sono quelli di epexspot, cioe’ la Borsa europea dell’ energia.
Abbiamo di fronte tre opzioni per il futuro
1 . Scegliere mix nucleare rinnovabili
2 tergiversare e quando obbligati chiudere petrolio e gas ed acquistare energia dai vicini aumentando il declino economico
3 ignorare il problema e trascinarsi fino al fallimento
4 disconnettersi tutti dalla rete elttrica
Scommetto sui punti due e tre.
Posso consigliare ?
https://app.electricitymaps.com/map/live/fifteen_minutes
fornisce dati in tempo reale
“€747/MHw, contro i €281/MHw”
Bonsignore ma da dove vengono i tuoi numeri?
Confindustria (mica terroristi ecologisti) dice qualcosa di un po’ differente:
https://www.confindustria.it/news/energia-il-divario-che-pesa-sulla-competitivita-in-italia-le-bollette-piu-alte-deuropa/
E io dovrei fidarmi per il nucleare e la sua gestione su tali dati?
E’ un processo difficile: in un paese ideale dovrebbe partire dall’ alto : il governo Meloni o qualsiasi altro governo successivo dovrebbe fare un piano energetico a lungo termine, cercando di pareggiare i crescenti impieghi dell’energia sviluppando altrettante fonti.
Criteri preferenziali del mix energetico ovviamente l’adeguatezza e la continuità della fornitura per le esigenze dello stato, la sostenibilità ecologica , il prezzo per kWh , la stabilità del prezzo ( che è anche un elemento base del processo inflattivo ).
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Servirebbe una grande buona fede intellettuale per non sabotare soluzioni buone solo perché le ha proposte un altro e non scaricare le decisioni sobillando milioni di persone che non conoscono la differenza fra un Volt e un Watt.
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Che poi non è una questione di principio : se c’è una fornitura sostenibile, adeguata e stabile di energia per industria e civile , non frega niente a nessuno di dover accantonare l’atomo.
22-23 Dò ragione a Bonsignore. Su certi argomenti bisogna essere competenti e sapere bene quali sono i pro e i contro di tutte le argomentazioni.
Il problema, e qui riprendo il termine italiota, è che in Italia si parla solo ed esclusivamente per ideologie, senza accettare i pareri contrari, guardando solo ai propri interessi elettoralistici a breve termine. E questo vale sia per la sinistra che per la destra. Il recente referendum sulla giustizia lo conferma; non mi si venga a dire che la giustizia italiana brilla per competenza, efficienza o altro.
E in linea con quanto proposto dall’articolo, e cioè fare ricorso alla “pancia” dell’elettorato per cercare di sabotare certe politiche governative, vorrei suggerire l’organizzazione di un bel referendum per chiedere l’abolizione delle tasse.
Beh Aostani e Sardi preparatevi ,vista la nostra (bizzarra)forma e densità abitativa per Km2 …i siti sono vostri! Capisco gli atomisti,Bobby ,Massimo e c. le loro ragioni pragmatiche ed i bisogni voraci della nostra società ma quoto i realisti come Matteo e Francesco che vedono il belpaese dalle fondamenta al tetto ,noi le opere le sappiamo anche fare siamo leader non secondi a nessuno partner anche nella copertura a Chernobyl che non è Cernobbio…in Arabia un vecchio ingegnere capocantiere mi raccontava che l appaltatrice americana passsava con l escavatrice random a strappare gli spezzoni di ripresa sui tratti autostradali…ci conoscevano gia’ bene!
Noi in casa nostra manco i provini CLS facciamo più ed i catastrofici risultati sono sotto gli occhi della cronaca.
I referendum servono relativamente poco,per prendere decisioni così importanti servono calcoli dati da studi lunghi e vere analisi ,non certo andranno prese emotivamente: la gente( non necessariamente Italiota come leggo)che forma la ns societa’ anche per i recenti fatti di Fukushima ed i suoi 50 eroi sarebbe quasi certamente sfavorevole.
Circa poi la favoletta secondo cui le rinnovabili sarebbero anche convenienti economicamente, è istruttivo esaminare il caso della Germania, che come noi ha stupidamente abbandonato il nucleare per correre dietro alle fantasie verdi. Il risultato è che in questi giorni il costo dell’energia in Germania è di €747/MHw, contro i €281/MHw della Francia nucleare. E’ sin troppo facile immaginare cosa questo significhi, per un paese che vive(va) di industria – in pratica, un Piano Morgenthau auto-inflitto. La conseguenza è che la Germania non solo sta costruendo di corsa 10 nuove centrali a ciclo combinato, ma ha anche rimandto sine die la prevista chiusura delle centrali a lignite. E’ così che si “salva il Pianeta!”
“o senza pompare acqua nei serbatoi in alto di giorno con il surplus di energia , per sfruttarla idroelettricamente la notte , ”
Non che faccia una grande differenza, ma è esattamente il contrario: noi ripompiano a monte l’acqua dei bacini idroelettrici di notte, per sfruttarla di giorno. E lo facciamo utilizzando non un ipotetico nostro “surplus di energia”, bensì l’energia da nucleare che la Francia ci vende di notte a prezzi bassissimi. Questo perchè il loro assorbimento si riduce, ma le centrali nucleari non possono essere spente.
“Penso che la Spagna sia un esempio da seguire, diversificando le fonti energetiche.”
Questo proprio no, anzi la Spagna è l’esempio da manuale dei terribili rischi di una politica energetica farlocca basata in modo eccessivo sulle rinnovabili. Qualche mese fa, e proprio pochi giorni dopo un trionfalistico comunicato del governo che vantava un nuovo record nella percentuale di fornitura energetica dovuta alle rinnovabili, la mancanza di inerzia insita in questo approccio ha causato uno spaventoso black-out, che solo per miracolo non si è esteso anche a buona parte dell’ Europa. Per chi fosse interessato a conoscere i fatti, tutti i dettagli tecnici sui come e perché sono comodamente disponibili in rete.
Il punto NON è produrre energia “solo” col nucleare, ma reintrodurre ANCHE il nucleare nella diversificazione delle fonti energetiche. Oggi in Italia NON c’è il nucleare fra le fonti energetiche. Reintroduciamolo, sapendo che i tempi sono lunghetti (almeno 10 anni) per andare a regime, ma se non si fa mai il primo passo, non si arriva mai all’obiettivo. Certo, nel frattempo occorre cavarsela in qualche modo. Io sono scettico sulla diffusione a tappeto di pannelli/pale. Preferisco pagare l’energia un po’ di più (rispetto a paesi come la Spagna), ma non abbruttire il ns territorio.
Atom ha perfettamente ragione. Su argomenti tecnici come il nucleare, o anche su altri argomenti come le energie alternative, non si può lasciar decidere all’uomo della strada, l’italiota per definizione che pensa solo al calcio, o ai leoni da tastiera che pontificano sui social.
Purtroppo quello che manca in Italia è un apparato statale autorevole che sappia prendere decisioni, che sappia programmare a lungo termine su argomenti fondamentali come energia, sanità, scuola, ecc.; che sappia soprattutto imporre a Regioni, Province, Comuni, comitati di quartiere o no-tutto quello che è il bene comune dello Stato. Invece tutto è sempre bloccato, dal TAR, dal giudice di turno, da qualunque comitato; pale eoliche off-shore che non si possono fare (che danni ambientali diano non si sa), rigassificatori nemmeno, non parliamo di laghi artificiali per l’energia elettrica (quante dighe sono state fate giustamente negli anni cinquanta!). Però poi l’ambientalista di turno, vedasi Decreto Bersani, permette di fare microcentraline sui torrenti alpini, che prosciugano l’acqua e producono quantità ridicole di corrente, ma in compenso grazie ai certificati verdi ingrassano l’imprenditore di turno che investe.
Penso che la Spagna sia un esempio da seguire, diversificando le fonti energetiche. Per quanto riguarda il nucleare comunque sono un pò scettico, visti i problemi di stoccaggio delle scorie e soprattutto di gestione delle centrali: se il metodo è quello che delle ferrovie stiamo freschi!
@17 stiamo dicendo la stessa cosa.. se non siamo in grado di fare una diga, ponti, autostrade.. figurati una centrale nucleare.
Che gli ingegneri nucleari italiani siano bravi e preparati, sicuramente. E le cose le fanno bene con chi sa poi realizzarle bene.
@14 quando la colata si fredda però puoi tornare a viverci “al sicuro” il giorno dopo.. con il nucleare se c’è un incidente passano decenni, nel migliore dei casi..
@15 realismo per favore.. se oggi in Italia diciamo si al nucleare passano almeno 15 anni prima che entra in funzione il primo reattore della prima centrale.. non è che per 15 anni viviamo senza consumare energia o sbaglio?!
@ 12
Gli ingegneri nucleari italiani costruiscono centrali in tutto il mondo. Ad occhio e croce non giocano .
Nella valle da dove viene la mia famiglia una diga è crollata, facendo morti e devastazione. Prova a venire li a parlare di idroelettrico dopo 100 anni e vedi la risposta…
@13 è sempre bello vedere che la gente “preferisce”, piuttosto che basare le decisioni sui dati obiettivi
Che non vuole dire “rinnovabili sempre e cmq e per forza”.. vuol dire cominciamo a scegliere il nostro mix energetico al meglio per l’Italia (non per i pochi che ci mangiano sopra).. vuol dire cominciamo a pensare che l’Italia (come ogni singolo paese d’Europa) non sopravvive da sola, l’indipendenza energetica è un retaggio di un passato che non esiste più.. se no torniamo all’autarchia e al caffè fatto con la cicoria
Standing ovation per Atom! Chiedere a dei semianalfabeti (dal punto di vista ingegneristico e non) di esprimersi riguardo queste questioni tecnicamente complicate è come chiedere all’uomo della strada come si effettua una operazione a cuore aperto. Stesso risultato: paziente morto.-Aspettiamo con ansia accumulatori necessari a vivere di rinnovabili. Stanno arrivando. Domani, di sicuro. Al più tardi dopodomani. Per ora usiamo il nucleare prodotto da altri. Perchè noi siam quelli furbi.-
-Azz !-Ma allora anche qui esiste qualcuno con un cervello che funziona !-
-Da parte mia ho una paura fottuta dell’atomo , ma credo che valga la pena essere pragmatici : senza accumulatori idonei , o senza pompare acqua nei serbatoi in alto di giorno con il surplus di energia , per sfruttarla idroelettricamente la notte , non andiamo lontano.-
-Lo spettro e lo stigma legato al nucleare è due o tre ordini di grandezza maggiore delle conseguenze scontate nel fossile , a livello di effetto serra , malattie , ed incidenti.Ma questo non lo capisce nessuno , figuriamoci fare un referendum con elettori che non hanno alba di come funziona il nucleare , e sono imbottigliati da politici ideologizzati , che non lo sanno neanche loro…
Hanno tutti una paura fottuta che parta il tappo ad una centralina nucleare e nel frattempo siamo il paese in cui un milione (un milione) di persone vive nei pressi (o sopra) a due dei più inquietanti supervulcani dell’emisfero nord. Se partisse il tappo a questi due mostri la certezza è che ci saranno centinaia di migliaia di morti. Io propongo un referendum per evacuare Napoli e Pozzuoli.
L’alternativa radicale è ornare a vivere nelle caverne. Zero consumo di energia, zero necessità di produrla. se vogliamo vivere in un modello che produca (più o meno) energia dobbiamo accettare i rievolti negativi dei meccanismi di produzione. Io preferisco il nucleare cosiddetto pulito, conscio dei suoi limiti, al veder tappezzata tutta l’Italia di pannelli solari e pale eoliche.
Certo, ma lo stesso negli USA.. ti ho risposto citando l’Ucraina per spiegare che se succedesse un incidente non è un problema che devi solo gestire nell’immediato (i morti).. non è che puoi prendere una provincia italiana e spostarla dentro quelle accanto per almeno decine di anni, perché è di questo che si tratterebbe..
Mentre dopo il Vajont non si è evacuato un quarto di Friuli e un pezzetto di Veneto per 50-100anni (così per dire)..
E certo i reattori di oggi sono più sicuri, ma nelle mani di chi li sa costruire e gestire a dovere..
“Da parte mia penso che in un paese così capace di prevenzione, manutenzione ordinaria e straordinaria, un paese così ligio alle regole e alle procedure come l’Italia, una centrale nucleare è come far giocare un asilo infantile con una cassa di bombe a mano.” Mi sembra uno scenario molto molto realistico.
E questo senza entrare nei dettagli di tempi e costi..
@ 8
Quello che è successo in Ucraina immagino tu lo conosca già. Non sto a dirtelo.
E sai certamente le particolarità di quella centrale.
E’ un modo di argomentare basato sull’ignoranza.
E sto scrivendo da una riunione del GIFEN -> lavoro nella filiera del nucleare
Raramente mi è capitato di leggere un articolo altrettanto irritante per il sistematico stravolgimento della realtà in favore di posizioni e pregiudizi ideologici quanto meno discutibili.
Ma un po’ di realismo mai?
Tutti gli ultimi progetti di centrali nucleari realizzati o in corso in Europa sono andati lunghi di almeno 10 anni. E si parla di Finlandia, UK,Francia..
Salerno – Reggio Calabria vi dice niente? Ed è un’autostrada, non è che c’è tutta sta complessità dietro.
@7 il problema non è solo il morto oggi ma che non puoi più utilizzare un territorio per decine di anni.. non siamo l’Ucraina che abbiamo km2 vuoti che possiamo permetterci di spostare citta
Matteo quale rischio?
Son morte più persone per l’idroelettrico nel mondo che per incidenti nucleari.
Chiudiamo le dighe?
Aspettiamo con ansia accumulatori necessari a vivere di rinnovabili.
Stanno arrivando.
Domani, di sicuro. Al più tardi dopodomani.
Per ora usiamo il nucleare prodotto da altri. Perchè noi siam quelli furbi.
Risorse energetiche a disposizione di tutti.
Sarebbe da ridere ma vien da piangere.
Siam qui a dipendere dai cinesi per i pannelli.
Standing ovation per Atom! Chiedere a dei semianalfabeti (dal punto di vista ingegneristico e non) di esprimersi riguardo queste questioni tecnicamente complicate è come chiedere all’uomo della strada come si effettua una operazione a cuore aperto. Stesso risultato: paziente morto.
https://it.wikipedia.org/wiki/Analfabetismo_funzionaleGuardate la classifica e avrete la risposta (anche) del perchè lo scorso referendum sul nucleare (fatto sull’onda emotiva di Chernobyl) è andato come è andato, ributtandoci nel medioevo energetico.
Mi piacciono le ragioni degli atomisti, sono sempre le stesse e sono sempre fallaci: non ci sono rischi tanto ce le hanno già i vicini, volete dipendere dall’importazione del petrolio dall’estero, volete la rovina del paesaggio…
Come se aggiungere rischio al rischio sia mossa intelligente e l’Italia fosse piena di uranio.
E sono gli stessi che osannano TAV e ponti sugli stretti.
Da parte mia penso che in un paese così capace di prevenzione, manutenzione ordinaria e straordinaria, un paese così ligio alle regole e alle procedure come l’Italia, una centrale nucleare è come far giocare un asilo infantile con una cassa di bombe a mano.
E comunque il nucleare è molto, ma molto più costoso delle rinnovabili, che i tetti dovrebbero essere coperti di pannelli prima di parlare ancora di energia nucleare.
L’unico vero “pregio” dell’energia nucleare è che è dipendente da una filiera di poche, enormi aziende sotto il controllo stretto degli USA.
Il che dice ben qualcosa dei sovranisti che lo propugnano…
Il “rischio” nucleare gravante su noi residenti per eventuali centrali site in Italia è una bufala degli antinuclearisti. Le centrali estere più vicine ai ns confini sono a 100 km a est (Slovenia) e a circa 130-140 Km a ovest (Francia). Quindi in caso di incidenti in tali centrali estere (funzionanti), non siamo affatto al sicuro già adesso (senza specificare che c’è tutta una costellazione di altre centrali in stati europei, che cingono da ovest a est il confine settentrionale dell’Italia: magari un po’ più distanti, ma non in modo da renderci sicuri). Al contrario tappezzare l’Italia di pannelli e pale eoliche comporta un notevole danno per il ns turismo, in quanto le bellezze naturali del ns paesaggio sono uno delle tre attrattive del ns. turismo (le altre: bellezze artistico-culturali e settore enogastronomico), turismo che dobbiamo sostenere e incentivare per supplire, almeno in parte, all’inevitabile deindustrializzazione che attanaglia l’intera Europa (e non solo l’Italia) a causa dei minori costi di produzione in Asia. Per tutti questi motivi la scelta più intelligente è il nucleare e NON l’esasperazione delle rinnovabili. Ovviamente i tempi di realizzazione del nucleare sono “lunghi”, ma se non si inizia a fare il promo passo, non lo si avrà mai.
Greenreport: “Serve un nuovo referendum nazionale”.
“Volete voi ricoprire l’Italia di pale eoliche?”
I referendum sono uno srumento plebiscitario la cui applicaziione metodica, e soprattutto per questioni tecnicamente così complesse, denucia il sostanziale fallimento della politica nell’assumere decisioni strategiche che riguardano il Paese, la NAzione.
Se poi si pensa al fatto che in Puglia ci si ribelli anche alle rinnovabili, che troveremo sempre un comitato di gattare che ribaltano il NO che a detto loro la vita a tutto ciò che possono, pronto a protestare contro la qualunque, il gioco è fatto.
Ma il problema non sono questi poveracci, questo sottoproletariato eticamente cencioso, ma i capibastone che li sobbillano per i loro micragnosi interessi. Questi gestori del malcontento che si nutrono di malcontento e lo attribuiscono a poteri oscuri: complottisti di ogni specie.