Il cielo sopra l’Everest

Il cielo sopra l’Everest
di Carlo Crovella
(recensione al libro Il cielo sopra l’Everest di David Lagercrantz)

Nelle mie pause estive di relax sul bordo della piscina del circolo sportivo che frequento, amo isolarmi dal mondo, sdraiarmi su un lettino e leggere libri. Nelle giornate in cui l’affluenza in piscina risulta per me fastidiosa, mi metto addirittura i tappi nelle orecchie.

In queste situazioni prediligo leggere testi di narrativa, cioè romanzi, che sono i grandi assenti della mia stagione invernale (con ciò intendo da ottobre a maggio), quando faccio un’abbuffata di letture su argomenti di attualità, politica, economia, storia, ecc.. In genere d’estate tendo a ridurre al minimo anche i testi di montagna, proprio per darmi una sciacquata rispetto al lungo periodo ottobre-maggio.

Quest’anno, però, ho iniziato le letture estive con un testo di narrativa di montagna: da qualche mese l’ho visto girare per casa (siamo lutti lettori voraci) e mi ha incuriosito. Si tratta di Il cielo sopra l’Everest di David Lagercrantz (Marsilio Editori, Venezia 2018). L’autore è svedese, ma, grazie anche ad una traduzione “accettabile” anche per i lettori alpinisti, il testo è piacevole e scorre bene. Certo, non è un capolavoro, ma piuttosto una lettura da ombrellone, come appunto nel mio caso. Il che è paradossale per una storia ambientate sul “tetto del mondo”.

Non svelo la trama che, seppur di fantasia, prende spunto dalla celebre tragedia del 1996, quando un’imprevista tempesta fece una strage di alpinisti, scoprendo agli occhi di tutti il grande “circo” delle spedizioni commerciali. Eravamo nel 1996: esattamente trent’anni fa e da allora la situazione è ampiamente peggiorata sotto tutti i punti di vista.

Gli articoli di cronaca riportano la denuncia circa la riduzione dell’Everest a una discarica in quota: bella scoperta, se mandi lassù cani e porci, cosa ti aspetti? Persino “il tetto del mondo” non è indenne dai cannibali!

Nel libro, che (pubblicato originariamente nel 2005) anticipa anche il tema dell’immondizia al Campo 4 (proprio al Colle Sud), quello che mi ha colpito maggiormente è, però, la complessità di problematiche fisiche che angustiano praticamente tutti i partecipanti alla scalata: nella migliore delle ipotesi un mal di testa martellante, ma spesso vomito, muco, sangue, congelamenti, male di qui e male di là. Gente che si accascia e tutti intorno sanno che non c’è nulla da fare. Spesso i moribondi vengono di fatto “abbandonati” (nella migliore delle ipotesi dentro alle tende, ma spesso anche lungo l’itinerario).

Insomma, a scalare le grandi vette della Terra non c’è il piacere del gesto né l’armonia del muoversi in montagna, anzi si paga pegno con le più disparate e violente reazioni del fisico di fronte all’imposizione egoistica dell’autocelebrazione di esser arrivati lassù. E quando gli alpinisti sono proprio in vetta, spesso sono talmente stravolti che non si rendono neppure conto con lucidità e hanno solo delle immagini sfuocate delle altre cime ai loro piedi.

Insomma, a fine libro ho trovato conferma che non è il piacere di scalare che spinge queste persone, ma solo l’ambizione personale di tornare nel proprio mondo e lustrarsi la medaglia della performance, magari in contesti (famiglia, lavoro, amici…) che con l’alpinismo non hanno nulla a che fare.

Già solo questo aspetto mi induce (da sempre) a esser molto critico, per non dire contrario, verso le spedizioni commerciali. Se poi ci aggiungiamo tutto il resto (l’inquinamento, gli elicotteri, gli immondezzai in quota, nonché lo “sfruttamento”), direi proprio che le spedizioni commerciali sono una negatività che andrebbe combattuta se non eliminata del tutto.

Il cielo sopra l’Everest ultima modifica: 2026-06-24T05:15:00+02:00 da GognaBlog

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14 pensieri su “Il cielo sopra l’Everest”

  1. Tutta invidia. La scorsa settimana abbiamo fatto anche il Summer Party: cena a bordo piscina con musica e balli. Milf? Certo, qualcuna c’è, spesso dotata di cultura e intelligenza, ma ci sono anche molte giovani donne con i costumi sgambati che vanno di moda adesso.
    A proposito, nel libro l’unico “risvolto piacevole” espressamente citato per queste spedizioni commerciali è la possibilità di fare sesso nelle tende del Campo Base. Intorno alle spedizioni, infatti, gira una schiera di ninfette varie, portate quasi esclusivamente per questa finalità. Non dico che non sia un’ipotesi piacevole, ma la domanda è: merita spendere 100.000 USD per l’ebbrezza di fare sesso al CB dell’Everest? Per il resto solo “sofferenze” e, nella peggiore delle ipotesi, la morte. 

  2. Immagino la disperazione delle Milf che girano in quei circoli sportivi nel vedere, con tutto il ben di Dio che gli passeggia al bordo  piscina, uno, sdraiato su un lettino a leggere un libro e con i tappi nelle orecchie, come ulisse con le sirene.  Come minimo saranno andate a protestare in Direzione: “E’ uno scandalo, con uno così non riusciamo a lavorare, ci rovina la piazza, speditelo sull’Everest!” “Ma infatti un libro giusto da leggere glielo abbiamo dato, verete ragazze che con l’aiuto della divina provvidenza ce ne sbarazziamo!” Ma non da GognaBlog, perché Crovella è troppo simpatico!
    Ho saputo che sull’Everesti ci sono anche tonnellate di cacca umana: è diventata proprio una montagna di m….! Ma forse è meglio così, in quanto le altre, e saranno almeno migliaia, rimarranno intatte e selvagge: difficile che le persone che salgono sull’Everest, si cimentino in una anonima, ma bellissima montagha Himalyana di soli 6.000 metri. Lo stesso vale anche per le Alpi: se tutti facessero scialpinismo e passeggiate con le ciaspole, l’impatto ambientale sarebbe molto maggiore che relegando la massa nei comodi impianti di risalita.

  3. L’unica è sperare in una crescita economica e culturale dei Paesi ospitanti che renda meno allettante il ricavo economico di questa sciagurata attività turistica.
    Non so se faró in tempo a vederla …

  4. Sì, sì: da parte mia se troviamo un meccanismo per rendere più “arduo” l’accesso alle grandi cime, non so0no assolutamente contrario. le foto e i filmati che si vedono in giro confermano che l’alpinismo himalayana è ancor più nefasto di quello sulle Alpi, in termini di danni antropici. purtroppo le spedizioni commerciali sono come i viaggi di Musk sui satelliti nello spazio: basta pagare e nel mondo di gente disposta a pagare 80.000.-100.000 USD ce n’è a bizzeffe! Quand’anche morissero tutti, per eventi naturali, nelle prossime spedizioni commerciali, vi sarebbe cmq la fila per partecipare alla spedizione successiva.

  5. Gia’ il famoso libro di Krakauer sul disastri del 1996 (“Aria Sottile” in italiano) arrivava alla conclusione esplicita che l’ alpinismo himalayano delle spedizioni commerciali si traduce essenzialmente nella capacita’ di tollerare le sofferenze fisiche causate da un’infinita’ di malanni, capacita’ che e’ del tutto disgiunta dalle (eventuali) doti alpinistiche ed e’ semmai riconducibile alle motivazioni psicologiche. Ma proprio questa testarda capacita’ rischia di impedire una chiara valutazione delle proprie condizioni fisiche rispetto ai rischi posti dalle condizioni esterne, con conseguenze che possono essere gravissime se non fatali.
    Immagino che piu’ o meno gli stessi fenomeni si verificbino anche in salite in stile alpino, o comunque non commerciali. Pero’ queste ultime sembrano attirare una clientela che ragiona in termini di “ho pagato e voglio arrivare in cima”.

  6. Forse dovevo essere un po più ironico, come fai a non comprendere che l altrrnativa è solo lasciarle in pace quelle lande non c e stile che tenga se per arrivarci prendi aeromobili super inquinanti puoi tenerti il tuo “stile”alpino a casa e magari proprio a bordo vasca…al punto di non ritorno in cui versa la terra tutti dovremmo rinunciare a qualcosa e adesso non ricominciare con i pipponi  del più e meno montagna…lo conosciamo il tuo pensiero ! Ma in concreto cosa possiamo e dobbiamo fare? Involarci(ancora) a ripulire le nostre merde enconiabil certo o proporre un limite alla volontà alpinistica di ognuno di noi ,attenzione non divieto solo esser consci che quello che si aggiunge è nient altro che veramente egospazzatura (spacciata per Alpinismo )vero e vederla prima di starci male pagandola camion di moderna spazzatura da 80.000$ a ticket non sarebbe male!

  7. Non c’ dubbio che, a titolo personale, preferisco infinitamente di più (e lo fisco pubblicamente senza alcuna re4ticenza) il relax a bordo piscina (con la possibilità – quando voglio – di effettuare uscite in montagna per puro piacere) piuttosto che spendere 100.000 USD “solo” per soffrire, nella migliore delle ipotesi, se non per lasciarci la pelle. L’alternativa alle spedizioni commerciali NON sono le vecchie spedizioni nazionalistiche, ma quelle private di “veri” alpinisti che magari vanno su una vetta di 6000-7000 m, ma in stile alpino o quasi.
     
    Torino è gradevolissima per viverci e chi la disprezza lo fa con l’atteggiamento delle volpe verso l’uva. Conosco sempre più milanesi (alcuni anche a bordo piscina qui a Torino…) che hanno trasferito qui residenza e famiglia ecc, tanto con  l’alta velocità impiegano 45 minuti per recarsi nel loro ufficio Milano, spesso meno di chi abita nell’hinterland milanese per raggiungere l’ufficio in centro.

  8. Il “respiro culturale” di una città ritengo vada valutato sulla base di elementi quali la vivacità di iniziative culturali che nascono in quel contesto urbano. Torino ne ha, da sempre, prodotto a bizzeffe mentre Milano spesso si distingue per le sue capacità “predatorie”, vedi le vicende del Salone del Libro o più recentemente del Milano Film Fest che fa il verso al Torino Film Festival (almeno il buon gusto di cambiargli nome …).

  9. Ahhh come erano  belle quelle prime spedizioni tutte nazionalistiche e paramilitari che assoldavano veri uomini, alpinisti di grido e di grado(anche a forma di stelletta) formate da catene umane e animali da trasporto senza differenza.Tutto da scoprire,mappare e divulgare al resto del pianeta magari a bordo vasca.E’ vero caveremmo soldi anche dai sassi ed è quello che facciamo che importa di tutti quei danni secondari sociali e ambientali!L importante è elevare , esportare il nostro mondo ,in tempi meno sospetti dicevamo democrazia ora che le maschere sono scese ci accontentiamo di esportare affari e la maschera l abbiamo passata di mano più o meno consapevolmente .Leggo ora di Cuba nel mirino …non di Tramp…di chi vuole anche quelle ultime bellissime rocce trasformate in sport e benessere per locali,insomma dollari e pesos per posti da vero sogno da trasformare ,le mani le vogliamo proprio mettere ovunque. non cambieremo mai!
     

  10. Una evidenza dell’ignoranza letteraria è l’autoreferenzialita, ossia la narrazione di sé, della propria vita delle proprie idee, anche quando questo non ha nulla a che fare con l’argomento. 
     
    Questo spaccato di dolce vita sabauda, l’ennesima ripetizione dei propri pilastri di un ingiustificato disprezzo antropologico, non aggiungono nulla al riassuntino sul libro in oggetto, ma danno l’idea del respiro “culturale” di una metropoli in provincia di Milano: torino.

  11. Quello che più mi ha colpito della recensione di Carlo è l’aspetto legato ai problemi fisici che colpiscono la maggior parte dei partecipanti a queste cosidette “spedizioni”. Probabilmente una delle cause principali è la durata ridotta del periodo di acclimatamento che a quelle quote non fa sconti.
    Pagare migliaia di euro per andare quasi sicuramente a stare male è veramente una pratica piuttosto demenziale.

  12. “Nelle mie pause estive di relax sul bordo della piscina del circolo sportivo che frequento…” ok va bene, avanti il prossimo articolo…

  13. Non ci voleva certo il libro “il cielo sopra l’Everest” per farci rendere conto dello schifo in atto sulla montagna più alta del mondo. Svariate complicità ne sono responsabili, dal governo nepalese al colonialismo occidentale, la miriade di agenzie serie e non, le guide, i fac-totum nei campi base, gli stessi arroganti e furbi sherpa; tutti indistintamente complici a mungere l’Everest e gli innumerevoli polli pseudo alpinisti solo e soltanto per il proprio profitto, trasformando le montagne più alte del mondo, bene dell’intera umanità, nel merdaio umano e ambientale che oggi è.

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