I profughi del clima sono il triplo dei profughi di guerra

Un report dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC) del Norwegian refugee council denuncia: nel 2020 nel mondo ci sono stati 40,5 milioni di sfollati interni, di cui 30,7 a causa di disastri naturali. I «profughi del clima» interni hanno raggiunto così la cifra record di 55 milioni. Ecco la geografia degli sfollamenti.

I profughi del clima sono il triplo dei profughi di guerra
di Andrea Federica de Cesco 
(pubblicato su corriere.it il 27 maggio 2021)

L’anno scorso 2020, il più caldo di sempre, tempeste intense e alluvioni hanno causato il triplo di sfollamenti interni rispetto ai conflitti violenti. Inoltre c’è stato il doppio di sfollati interni in confronto al numero di persone costrette a lasciare il loro Paese come rifugiati. I dati arrivano da un report dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC) del Norwegian refugee council e distinguono fra sfollamenti interni (si tiene conto di ogni spostamento, quindi se una persona è stata costretta a spostarsi due volte vale come due spostamenti) e sfollati interni (il numero di sfollati, a prescindere da quante volte si sono dovuti spostare). Secondo lo studio della ong con sede a Oslo, nel 2020 gli sfollamenti interni sono stati 40,5 milioni, la cifra più alta degli ultimi dieci anni. Si è raggiunta così, in totale, la cifra record di 55 milioni di sfollati interni, di cui 20 milioni di under 15 e 2,6 di over 65: sono cinque milioni in più del 2019.

Dei 40,5 milioni citati, 30,7 milioni di spostamenti sono stati dovuti a disastri naturali: nell’88,9% dei casi si è trattato di eventi legati al clima, alluvioni in primis; nel restante 11,1% di manifestazioni geofisiche. I Paesi con il maggior numero di sfollati interni causati da catastrofi di questo tipo sono stati l’Afghanistan, con 1,1 milioni di persone, l’India (929 mila) e il Pakistan (806 mila). Sono invece 9,8 milioni gli sfollamenti risultanti da guerre e violenza. Tra le nazioni che contano il maggior numero di sfollati provocati da conflitti troviamo al primo posto la Siria, con 6,6 milioni; seguono la Repubblica Democratica del Congo (5,3 milioni) e la Colombia (4,9 milioni). Per quanto riguarda i nuovi spostamenti interni, in generale la maggior parte si è verificata in Asia orientale e nella regione del Pacifico e nell’Africa subsahariana.

L’installazione dell’artista tedesco Hermann Josef Hack, a Berlino, per ricordare il dramma dei campi per i rifugiati profughi a causa di cambiamenti climatici. Foto: AFP.

Il commento della direttrice dell’IDMC
«È particolarmente preoccupante che queste cifre elevate siano state registrate sullo sfondo della pandemia CoViD-19, quando le restrizioni di movimento hanno ostacolato la raccolta dei dati e un minor numero di persone ha cercato rifugi di emergenza per paura del contagio», ha commentato Alexandra Bilak, direttrice dell’IDMC. «Le crisi di sfollamento odierne derivano da molti fattori interconnessi, tra cui cambiamenti climatici e ambientali, conflitti protratti e instabilità politica. In un mondo reso più fragile dalla pandemia di CoViD-19, la volontà politica duratura e gli investimenti in soluzioni a livello locale saranno più importanti che mai».

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I profughi del clima sono il triplo dei profughi di guerra ultima modifica: 2021-10-07T04:50:00+02:00 da GognaBlog

11 pensieri su “I profughi del clima sono il triplo dei profughi di guerra”

  1. 11
    Antoniomereu says:

    1770 luglio; Napoleone dovra’ arrivare tra poco .E’ la data incisa sulla colme della mia antica casa voluta e fabbricata da un mercante di legname di Venezia e come le case della laguna ha muri interni senza spine per gli scorrimenti dati dalle spinte dell acqua ,le fondazioni sono non sui larici trattati ma monolitiche ,negli angoli sassi di cava locale che misuran
    anche più di  80 x 100 per poi salire a doppio corso  fino al tetto con sassi più piccoli da 40…
    Doppie porte una sul rio e una sulla calle anche se laguna in zona neanche l ombra. ..il capo mastro era specializzato a fabricar in quel modo , non è  stata mai completata nelle finiture , la storia con la  s maiuscola stava facendo danni …
    Portoni sulla loda  notte e giorno aperti…
    Unici muri che amo sono quelli in pietra a secco di contenimento si ma della terra e  i preferiti sono quelli binarii che contengano tra le due file di sassi il sentierino. Fatti magistralmente da mani e mestieri tramandati oralmente. Oppure quelli di scarpa con al loro interno pietre di drenaggio sempre più piccole che non appaiono ma non per questo meno indispensabili.
    Quando questi franano per incuria e il troppo peso a monte fa il resto ,pochi sanno ripristinarli e si fa prima con reti inguardabili poi.
    Pensar di contenere gli esodi con muri e altane nella vecchia ricca Europa fa rabbrividire non meno di  vecchie ottuagenarie  file di reti elettrificate trasparenti Polacche o Austriache che siano.
     

  2. 10
    Roberto Pasini says:

    Mereu. È vero mi ero dimenticato. Scusa. Oltre ad una serie di articoli di Totem e Tabù tradotti nelle lingue dei migranti con l’allegato materiale iconografico terrorizzante e angosciante andrebbero diffuse gigantografie delle mega-panchine. Vedrai come cambiamo idea e se ne stanno a casa loro. Altro che i muri. I muri sono fatti per essere scavalcati e danno il messaggio che c’è dietro qualcosa di prezioso da difendere e quindi aumentano la propensione. Il messaggio deve essere: porte spalancate, venite fratelli a condividere le nostre infelicita’, presto ci sarà l’Apocalisse da noi, venite a condividere la nostra rovina. Il terrore! l’Orrore! Questo si che funziona. Sempre la grande tecnica che rappresenta una delle nostre competenze eccellenti: chiagnere e fottere, divertirsi, mangiare bene, vestirsi bene, bere bene ma lamentarsi sempre con l’oste, altrimenti di alza il conto.

  3. 9
    Antoniomereu says:

    6@ …non dimenticare le SUPER panchine!!!

  4. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Scusate, ragazzi, ma a casa vostra avete i muri? o è una “casa aperta”?

  5. 7
    Antoniomereu says:

    Muri e muraglie si sentono già le euro avvisaglie. ..

  6. 6
    Roberto Pasini says:

    Bertoncelli. Per quanto riguarda l’Italia, gli faremo leggere obbligatoriamente appena sbarcano o meglio quando sono ancora sul gommone tutti gli interventi sul blog che illustrano molto bene quanto orribile sia la vita qui: dittatura sanitaria, infelicita’ diffusa, iniezioni di grafene, cannibali ovunque in montagna, moto e biciclette che frecciano in mezzo alla natura, cinghiali e lupi, rifugi mostruosi dotati di fognature sottoterra, vie di arrampicata piene di fix, tutine aderenti e colorate, farmaci ovunque persino nei supermercati, cibi pieni di zucchero e sale tre volte al giorno…..e poi lo scientismo, lo scientismo inculcato fin da piccoli a scuola….vedrai che si spaventeranno, rivaluteranno i luoghi da dove vengono e avranno una gran pietà per la nosta vita di cacca e ci inviteranno magari a seguirli, alcuni di noi, almeno i più meritevoli. Ecco la soluzione. 😀 

  7. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    Supponiamo che, nel corso del tempo, si formino uno, due, x miliardi di esseri umani desiderosi di andarsene, per qualsiasi motivo, dalla loro terra (profughi di guerra, persone in cerca di clima piú salubre o di condizioni di vita migliori, ecc.).
    1) Mi domando: dove potranno mai andare questi miliardi? Forse in Occidente? (Domanda pleonastica.)
    2) Altra domanda: come alloggiamo x miliardi di nuovi arrivati in Occidente? (Domanda da un milione di dollari.)
     
    C’è qualcuno che sa la risposta?
     

  8. 4
    Geri Steve says:

     
     
    SEMPLIFICAZIONI FUORVIANTI
     
    Ad esempio, ad Haiti c’è stato un terremoto (niente a che vedere con il clima), l’assassinio di un presidente e bande di delinquenti che rapinano ed uccidono. Dal centro e sud america si sono avute continue ondate di persone che fuggono dall’insicurezza dovuta sia a criminalità che ad oppressione politica.
     
    Ad esempio, in Africa spesso i governi corrotti hanno venduto grandi territori a cinesi e altri investitori esteri che stanno scacciando le popolazioni che li abitavano.
     
    Ad esempio in Indonesia grandi zone sono state deforestate per impiantare monocolture di palma da olio.
     
    Ad esempio in Amazzonia il governo e grandi investitori distruggono l’Habitat per vendere legname e installare allevamenti intensivi.
     
    Ad esempio, la Turchia si è appropriata di acque che fertilizzavano più a valle ma in altri stati, e lì si muore di fame.
     
    Ad esempio la pesca industriale e l’inquinamento hanno messo in crisi la pesca in molte parti del mondo. Una multinazionale ha fatto diventare il lago Turkana un’acquacoltura del pesce persico (specie aliena) che divora il pesce locale affamando i pescatori tradizionali.
     
    E si potrebbero fare tanti altri esempi
     
    Geri
     
     

  9. 3
    Geri Steve says:

     
    SEMPLIFICAZIONI FUORVIANTI
     
    Non c’è dubbio che il fenomeno sia in preoccupante crescita, ma mi sembra che quel rapporto non ci aiuti a capire cosa succede.
     
    La suddivisione fra “profughi climatici” e profughi di guerra” è troppo rozza per rappresentare la realtà, che è più complessa. Io credo che molta gente “sfolli” per trovare situazioni di vita migliori e in cui ci sia qualche prospettiva di miglioramento. In sostanza, una vita dignitosa.
     
    Le cause di disagio non possono essere ristrette alle sole categorie “clima” e “guerra”: un rapporto che classifichi tante realtà difficili in queste due sole categorie è fuorviante, vuole dimostrare che il problema climatico sarebbe più importante delle guerre.
     
    La realtà è molto più complessa e fra l’altro il sovrapopolamento, l’esaurimento dei suoli, di materie prime, di acqua non inquinata, la catastrofe climatica causeranno tante nuove guerre; questa rozza classificazione diventerà sempre più insensata.
     
    Non so se l’errore sia nel rapporto o in quest’articolo.
     
    segue

  10. 2
    Giovanni Battista Raffo says:

    E’ un’evoluzione graduale e  irreversile di eventi  in atto già da molti anni che purtroppo si stanno susseguendo in modo sempre più ravvicinato e catastrofico.
     

  11. 1
    albert says:

    Nel leggere i nomi delle zone di provenienza, vien da pensare che  in queste ogni macho ha il suo bravo mitra  e sferza di vari materiali , ma difettano dighe, pozzi e trivelle, metodi di irrigazione meno dispersivi…e soprattutto istruzione.
    Un Professore occidentale, volontario in paese con problemi di quantita’ e potabilita’ del rifornimento idrico , illustro’ con modello reale di poco costo come si potesse filtrare acqua torbida di pozza  e trasformarla in acqua limpida e poi disinfettarla con alcune gocce di prodotto al cloro o semplice bollitura.
    Gli allievi molto ricettivi e volenterosi proposero a casa la tecnica filtraggio+ bollitura : gli anziani di famiglia sottopostiall’assaggio :”ma che schifo, quest’acqua non ha il solito buon aroma , noi siamo abituati all’altra, pure bella colorata!”

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