Il miglior lavoro è in montagna

Gli occupati più felici lavorano in montagna: ad Aosta, Trento e Bolzano.

Il miglior lavoro è in montagna
(il benessere aziendale, invece, è al top in Lombardia)
a cura dell’Ufficio Studi CGIA

Secondo l’Ufficio Studi della CGIA, basandosi sull’indagine BES-Istat condotta nel 2023, le aree geografiche con il più alto livello di soddisfazione lavorativa sono Aosta, Trento e Bolzano: tutti territori di alta montagna. In particolare, in questa ricerca è stata stimata la percentuale di lavoratori che ha manifestato un elevato grado di apprezzamento per la propria attività professionale, considerando vari fattori quali le opportunità di carriera, l’orario di lavoro, la stabilità occupazionale, la distanza tra casa e luogo di lavoro e l’interesse per le mansioni svolte.

Da questa elaborazione è emerso che in Italia sono 12,2 milioni gli addetti che hanno dichiarato di “amare” il proprio lavoro, pari al 51,7 per cento del totale degli occupati presenti nel Paese.

A livello territoriale la Valle d’Aosta si è posizionata al primo posto nella classifica nazionale con il 61,7 per cento degli occupati (in valore assoluto pari a 70mila persone); sono persone che hanno dichiarato

una significativa soddisfazione professionale. Seguono la Provincia Autonoma di Trento con il 61,1 per cento (161mila) e quella di Bolzano con il 60,5 (170mila). Subito dopo si sono collocate l’Umbria con il 58,2 (234mila), il Piemonte con il 57,1 (poco più di un milione) e le Marche con il 55,4 (370mila).

Ad eccezione del Piemonte, nelle posizioni di vertice si osservano prevalentemente realtà geografiche di dimensioni contenute, caratterizzate dalla presenza di piccolissime attività produttive, con un impatto ambientale trascurabile. Tali realtà risultano fortemente integrate e in perfetto equilibrio con territori di straordinaria bellezza, ancora preservati e a misura d’uomo. Insomma, le piccole imprese oltre a svolgere un ruolo fondamentale nella conservazione della cultura e delle tradizioni locali, promuovono l’identità culturale delle comunità coinvolte, valorizzando i lavoratori che si sentono i principali protagonisti di questo successo.

Se nella parte alta della classifica dominano le piccole realtà geografiche, la coda, invece, è “occupata” dalle regioni del Sud. Negli ultimi posti scorgiamo i lavoratori della Calabria con un livello di felicità del proprio lavoro del 43,8 per cento (pari a 245mila persone), della Basilicata con il 42,3 per cento (96mila) e, infine, della Campania con il 41,2 (681mila) (vedi Tab. 1).

L’analisi dell’Ufficio studi della CGIA è proseguita mettendo a confronto l’indicatore appena analizzato con altri nove collegati sempre alla qualità dell’attività lavorativa svolta. Attraverso questa operazione è stato possibile misurare il benessere aziendale presente in tutte le 21 regioni d’Italia. Se la felicità è uno stato d’animo che attiene alla sfera personale, in questo caso dei lavoratori, il benessere del luogo di lavoro è un indice più esaustivo che tiene conto anche del contesto socio-economico in cui opera un operaio o un impiegato. Una variabile che è stata ottenuta attraverso la misurazione di quanti lavorano e non lavorano, degli irregolari, del tasso di istruzione correlato alle mansioni svolte, della precarietà, del livello retributivo, degli infortuni mortali, etc. Per ciascuno dei dieci sottoindicatori è stata stilata una graduatoria regionale e a ogni area geografica è stato corrisposto un punteggio che oscilla tra un valore minimo pari a zero e un valore massimo pari a 100. Dopodiché, attraverso la realizzazione di una media semplice, è stata redatta una classifica nazionale in grado di stimare il benessere aziendale presente in tutte le regioni del Paese.

Analizzando i risultati che emergono dall’incrocio dei 10 sottoindicatori sulla qualità del lavoro, è la Lombardia a guidare la graduatoria nazionale. Seguono la Provincia Autonoma di Bolzano, il Veneto, la Provincia Autonoma di Trento, il Piemonte e il Friuli Venezia Giulia.  Nelle parti basse della classifica troviamo la Sicilia, la Basilicata e, fanalino di coda, la Calabria (vedi Graf.1). I sottoindicatori presi in esame sono i seguenti:

1 – occupati in lavori a termine da almeno 5 anni;
2 – tasso di occupazione (20-64 anni);
3 – occupati sovraistruiti;
4 – occupati non regolari;
5 – soddisfazione per il lavoro svolto;
6 – percezione di insicurezza dell’occupazione;
7 – part time involontario;
8 – occupati che lavorano da casa;
9 – tasso di mancata partecipazione al lavoro;
10 – tasso di infortuni mortali e inabilità permanente.

In relazione al numero di precari – vale a dire alla percentuale di occupati con lavori a termine da almeno 5 anni – le situazioni più critiche registrate nel 2023 hanno interessato la Calabria e la Puglia entrambe con il 25,5 per cento, la Basilicata con il 25,7 per cento e la Sicilia con il 27,9 per cento. La Lombardia, invece, è la regione che con il 10,7 per cento è la meno interessata da questo fenomeno.

Il tasso di occupazione più elevato è in capo alla Provincia Autonoma di Bolzano che è pari al 79,6 per cento, in Valle d’Aosta al 77,3 e in Emilia Romagna al 75,9. Le situazioni meno virtuose le scorgiamo in Sicilia con il 48,7 per cento, in Campania e in Calabria entrambe con il 48,4.

Per quanto concerne gli occupati sovraistruiti – ovvero coloro che nel 2023 ritenevano di avere un titolo di studio superiore a quello maggiormente posseduto per svolgere quella professione sul totale degli occupati – la punta più elevata è del 33,5 per cento in Molise; seguono con il 33,2 per cento la Basilicata e il 32,7 per cento l’Umbria. Il livello più contenuto si evince nella Provincia Autonoma di Bolzano con il 16,3 per cento.

Il lavoro irregolare è presente soprattutto nel Mezzogiorno, con punte ogni 100 occupati del 16 per cento in Sicilia, del 16,5 per cento in Campania e addirittura del 19,6 per cento in Calabria. Il livello più contenuto, invece, lo scorgiamo nella Provincia Autonoma di Bolzano con il 7,9 per cento.

Come dicevamo più sopra, la soddisfazione per il proprio lavoro – vale a dire l’appagamento per il livello di retribuzione ottenuto, le ore lavorate, la stabilità del posto, l’opportunità di carriera, la distanza casa/lavoro, etc. – tocca la punta più elevata del 61,7 per cento in Valle d’Aosta. Seguono con il 61,1 per cento nella provincia Autonoma di Trento e con il 60,5 per cento nella Provincia Autonoma di Bolzano. Il livello di soddisfazione più basso si attesta al 41,2 per cento e riguarda la Campania.   In Italia praticamente un occupato su due non è soddisfatto del lavoro che svolge (per la precisone il 51,7 per cento del totale).

La paura di perdere il posto di lavoro è diffusa soprattutto nel Mezzogiorno. Le situazioni più critiche interessano gli occupati della  Calabria (5,9 per cento), quelli della Sicilia (6,4 per cento) e, in particolare, quelli della Basilicata (8,8 per cento). I più “sereni”, invece, sono i lavoratori della Provincia Autonoma di Bolzano: nel 2023 solo il 2,4 per cento ha manifestato una percezione di insicurezza del proprio posto di lavoro. 

Il part time involontario presente ogni 100 occupati, vale a dire coloro che nel 2023 hanno dichiarato di essere stati assunti con un contratto a tempo parziale, poichè non ne hanno trovato uno a tempo pieno.   Ebbene, le situazioni più critiche hanno interessato il Molise con il 13,8 per cento, la Sardegna con il 14,7 per cento e la Sicilia con il 14,8 per cento. Ancora una volta la Provincia Autonoma di Bolzano con il 3,8 per cento degli occupati è risultata essere la realtà più virtuosa d’Italia.

In merito allo smart working, sonoi lavoratori del Lazio a farne maggior ricorso: nel 2023 la media ha interessato il 20,9 per cento degli occupati. Seguono la Lombardia con il 15,6 e la Liguria con il 14,9. Chiude la graduatoria la Puglia con il 5,4 per cento.

Tra coloro che hanno deciso di non lavorare e nemmeno di cercare un posto di lavoro – vale a dire il cosiddetto tasso di mancata partecipazione – spicca il dato della Calabria pari al 32,1 per cento, della Campania con il 32,3 e, in particolare, della Sicilia con il 32,6. Il tasso più contenuto lo registra la Provincia Autonoma di Bolzano con il 3,5 per cento.

L’ultimo sottoindicatore analizzato dalla CGIA riguarda gli infortuni mortali e a quelli che hanno provocato nel 2022 una inabilità permanente ogni 10mila occupati. Ebbene, tra le regioni più investite da queste tragedie si segnala l’Abruzzo con il 14,7 per cento, la Basilicata con il 16,1 e l’Umbria con il 16,7. La regione meno coinvolta, invece, è stata la Lombardia con il 7,4 per cento (vedi Tab. 2).

Il miglior lavoro è in montagna ultima modifica: 2025-11-13T05:39:00+01:00 da GognaBlog

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49 pensieri su “Il miglior lavoro è in montagna”

  1. Ma noi evidentemente non siamo al suo livello!

    questa è l’unica cosa intelligente che ti ho visto scrivere da quando, purtroppo, ti sei deciso a commentare i Turchi. Una cosa finalmente l’hai imparata, bravo Tard! Ovviamente ti ringrazio, con i tuoi commenti non hai fatto altro che confermare quanto scritto sotto da me: semplicemente, sei talmente idiota da non rendertene nemmeno conto, è davvero incredibile quanto grande sia la tua idiozia. Per il resto: Bertoncelli, sei risibile e ridicolo: per caso ti sei messo anche a piangere mentre scrivevi il messaggio? davvero patetico il tuo modo di piagnucolare

  2. Fabio, dobbiamo rassegnarci, lo facciamo proprio incazzare.
    Ed è tutta colpa nostra sai, continuiamo a dirgli che ha torto, che dice fesserie a nastro e a sottolineare tutte le lacune e le contraddizioni del suo scrivere.
     
    E poi rincariamo pure dicendogli pure che parla e agisce come un bambino, con cambi di genere e nick multipli…
    Un bambino di quelli poco intelligenti, di quelli che pensano che la colpa sia sempre e solo di tutti gli altri e del resto del mondo, quelli che dicono cattivo allo spigolo.
     
    Ma noi evidentemente non siamo al suo livello!

  3. Cara/o Fausta/o, dire di me che “inneggio alla destra radicale” o che i fascisti mi sono “simpatici” significa che:
    1) di me non sai assolutamente un cazzo;
    2) non capisci assolutamente un cazzo;
    3) scrivi sotto effetto di allucinogeni.
    A tuo favore ho preferito ipotizzare che si tratti del 3).
     
    N.B. Mi scuserai se mi rifiuto di sprecare ancora tempo con una/o come te.
    P.S. Scusate i francesismi, ma quando ci vuole ci vuole.

  4. Cara/o Fausta/o, quando scrivi nel forum ti converrebbe evitare droghe: causano allucinazioni, distorcono la memoria, spappolano il cervello.

    chi sono poi quelli che insultano e gli arroganti? gli stessi che poi piagnucolano se li prendi in giro. Questa è la condizione del blog a causa di personaggi come Bertoncelli e Matteo: la discussione si era spostata su questioni più rilevanti e con toni decisamente diversi, e subito viene ributtata a puttane, molto meglio dare del drogato a qualcuno, in effetti molto rispettoso. Però eh, poverini, hanno ragione loro, i cattivi e brutti sono Fausta e i suoi amici (solo perché mettono in discussione lo stato delle cose?). Ciao

  5. “[…] gente come Bertoncelli che inneggia alla destra radicale per poi piangere per un nomignolo storpiato -, come avrebbe detto qualcuno forse a lui simpatico, me ne frego.”
     
    Cara/o Fausta/o, quando scrivi nel forum ti converrebbe evitare droghe: causano allucinazioni, distorcono la memoria, spappolano il cervello.

  6. ciao Fetido, i tuoi consigli li accolgo senza problemi, ti esprimi e rapporti con gli altri in un modo completamente diverso da Matteo, che come ti ripeto ha sempre banalizzato le nostre discussioni etichettando tutto a “beghe”, quando invece basta leggere i commenti iniziali – nei quali si era dialogato ed erano intervenuti partecipanti al blog dello spessore di Pasini – fino, purtroppo, al suo intervento disturbatore, per rendersi conto che parte della responsabilità per il livore e gli attriti, oltre che per il livello delle discussioni sulle schiodature in Valdadige, sono dovuti a quelli come lui, che si pongono in maniera superficiale e arrogante, pensando di conoscere contesti e persone di cui in realtà non hanno la più pallida idea. Io per primo, come dicevo: lui crede di conoscermi, eppure non è così, e su questa falsa convinzione ha impostato la sua azione disturbatrice, qui come altrove, influenzando anche altri qui nel blog e non solo (lo stesso Gestore è arrivato a credere che sia tutta una questione di localismi, quando invece dovrebbe forse rendersi conto che il vero localismo lo si trova qui, fra le pieghe dei commenti di questo, suo, blog, dove a soggetti come Matteo è permesso da anni di fare il bello e il cattivo tempo). Per quanto riguarda la tua formazione Fetido, mi compiaccio di potermi confrontare con una persona del tuo spessore; più di me non è possibile essere formati, al massimo siamo inter pares e questo mi fa piacere; sto parlando ovviamente solo di formazione accademica, l’università della vita è un fatto soggettivo e su ciò non mi esprimo. Cari saluti F.M. 

  7. Ciao Fausto/a, eugenia Riccardo, io penso che un po’ ti sbagli. Spari giudizi un po’ affrettati. Se mi dai dell’accattone io non mi offendo. Probabilmente è l’idea che voglio dare di me. Però giusto per la cronaca probabilmente sono più formato di te ( dal punto di vista accademico ) detto questo ad un certo punto della vita ho cambiato strada….non avendo figli mi sono ritirato diciamo ad una vita eremitica…..e mi dedico alla scalata….
    Ora,  detto questo, sicuramente alcuni dei tuoi argomenti sarebbero anche condivisibili o quanto meno interessanti da sviluppare , però se puoi evitare di essere aggressivo , penso ne saremmo tutti più felici. Grazie ciao 
     

  8. Matteo: la differenza tra me e te è che io non faccio finta di non esserlo, tu invece sì, e giochi su questa tua falsa innocenza. Io, come ho sempre dichiarato, sono intenzionalmente provocatoria e a volte esagero, e sinceramente di quelli che si offendono per il nome storpiato – gente come Bertoncelli che inneggia alla destra radicale per poi piangere per un nomignolo storpiato -, come avrebbe detto qualcuno forse a lui simpatico, me ne frego. Per quanto riguarda l’accattonaggio di Fetido, ritengo che chi vive di espedienti e si gode il tempo libero, ma poi gode anche di eventuali benefici derivanti dalla sanità pubblica pagata da chi lavora, sia un parassita sociale. Non lo ritengo offensivo, è solo un’opinione: se sei fortunato da poterti permettere di non lavorare, o perché sei ricco, o perché vivi con poco, ma poi godi dei benefici di una società che in parte o in toto rinneghi, per me sei un parassita, e pure ipocrita. Ci restate male se lo dico? mi dispiace, ma lo penso. Per quanto ti riguarda invece, mi sono già espresso, quello che penso lo puoi leggere nel commento precedente.

  9. #27: definisci me arrogante e inferiore e tutti gli altri nugolo di sempliciotti
    #29: dai dell’accattone a ilfetido
    #30: storpi il nome di Bertoncelli e lo definisci infantile 
    #35: definisci tutti inconsapevoli, arroganti e autoreferenziali
     
    e poi sarei io quello offensivo?

  10. le uniche criticità, incoerenze e imbecillità che evidenzi sono quelle contenute nei tuoi interventi

    e poi si parla di gente offensiva: Matteo non perde occasione, fin dall’inizio gli abbiamo dato fastidio perché abbiamo messo in discussione la sua nullità, cosa a cui non era più abituato. Del resto si sa, a una certa età gli strati di autoreferenzialità accumulati, mescolati alla comfort zone, ci fanno credere di essere molto più bravi di ciò che realmente siamo, e solo i giovani possono mettere in crisi questo stato delle cose. Matteo ci ha sempre attaccati con discorsi davvero insulsi, tant’è che anche altri qui sul blog gli facevano notare quanto fosse inadeguato alle discussioni emerse. Ma lui avanti, duro, imperituro, a dimostrare una certa incapacità di comprendonio che, devo dire, ho incontrato raramente sia in ambito professionale che privato; eppure non ha mollato, e continua, forte della sua arroganza frammista a inferiorità intellettiva, entrambi atteggiamenti palesi e autoevidenti. Senza di lui, alcune discussioni sarebbero state molto più proficue, basta leggersi il primo centinaio di commenti delle schiodature in Valdadige, quando molti del nostro gruppo non lo conoscevano e non gli davano bado, e le discussioni avevano toni pacati, seppur critici. Ma lui ha incattivito e inasprito l’atmosfera con la sua incapacità di capire, banalizzando la discussione e portandola sul piano – l’unico – che lui è in grado di comprendere, quello della banalizzazione, dell’astio e del livore; questo purtroppo lo notiamo anche in molti altri articoli qui sul Gogna, in cui Matteo banalizza in maniera davvero drastica la discussione con i suoi commenti fuori luogo, quasi sempre offensivi e arroganti. Purtroppo a dargli corda non si ottiene nulla. E non pensate che io lo conosca e stia scrivendo queste cose per attriti personali: non ci siamo mai incontrati, per me Matteo si riduce all’inchiostro elettronico che leggo qui sul blog, e il mio parere nei suoi confronti è dettato esclusivamente da ciò che posso constatare. Ora sono certo che la butterà in vacca, come del resto ha sempre fatto, anziché rispondere puntualmente, non mi aspetto nulla di più da lui, e purtroppo anche dai molti altri avventori del blog. Saluti Fausto M.

  11. “metto a nudo le criticità, le incoerenze”
    Si credici…le uniche criticità, incoerenze e imbecillità che evidenzi sono quelle contenute nei tuoi interventi.

  12. Uomo o donna che tu sia….sei semplicemente troppo aggressivo…sicuramente su qualche argomento potremmo anche trovarci d’accordo però, rilassati…..

  13. purtroppo, sei convinto molto male: di persona sono pure peggio (se è possibile essere peggio di così s’intende, in effetti sono davvero pessima, metto a nudo le criticità, le incoerenze…). Ma sì, sono io a non capire niente, sono solo una povera frustrata, avete ragione…

  14. Sono convinto che di persona da solo non ti esprimeresti così…..riflettici un po’ su questa cosa 

  15. siamo una valvola di sfogo di un poveretto, un servizio sociale, diciamo

    quanta inconsapevolezza in bocca a un uomo che si sta preparando all’ultima fase della sua vita. Che delusione, un tempo esisteva una cosa chiamata saggezza, questi sono gli effetti del benessere. Siete talmente inconsapevoli e arroganti da restare convinti di conoscere chi ci sia dietro a questi pseudonimi, perché fondamentalmente siete rinchiusi nel vostro stesso mondo autoreferenziale, e quindi pensate subito alle beghe, agli attriti, ai dissapori…Il nostro è invece un profondo e reale disprezzo per ciò che rappresentate: niente di personale e niente di offensivo, come credono i vari cucciolotti come Bertoncelli – che si offendono per un nonnulla, qui e altrove -, non siete per nulla rilevanti ai nostri occhi. D’altronde, ognuno è libero di dire e pensare ciò che vuole, giusto? la libertà è il dono più grande (cit. un alpinista mediano), se avete problemi con questo atteggiamento potete sempre andare da un’altra parte, ci sono migliaia di blog, ne troverete sicuramente uno tranquillo e non sovraffollato 😉 😀 Tranquilli comunque, togliamo il disturbo cuccioli. Adieu

  16. Noto con sommo dispiacere parecchi commenti di persone insoddisfatte del proprio lavoro, giusto per restare in tema, ma peggior cosa anche della propria vita. Perché tanto odio? (CIT Edika)
     

  17. E Fausto Fausto se non era per i meridionali la Fait nellen catene di montaggio  del nord chi ci metteva???? I contadini del nord est erano troppo deboli e forse poco intelligenti per fidarsi ……. e ora vai pure a salvare il mondo fausto…scusa se ti abbiamo fatto perdere tempo utile….vai vai

  18. Lascia perdere Bertoncelli, avendo finito le vie che riesce a salire per schiodare non sa più che fare e viene qui per sbandierare la sua “superiorità intellettuale”…
    siamo una valvola di sfogo di un poveretto, un servizio sociale, diciamo.

  19. @ 27-28-29-30
    Io sono stanco degli arroganti. E sono stanco di chi offende.
    … … … 
    “Ad ogni modo, la mia superiorità intellettiva e intellettuale è troppo prorompente per questo nugolo di sempliciotti, ogni tanto torno e ogni volta mi deludete.”
    Devo sopportare ancora? 

  20. Roba da asilo.

    Bertuccelli, torna a giocare con rinvii e moschettoni e lascia parlare i grandi.

  21. E che cos’è una catena di montaggio?

    Foetidus, qualcosa che il tuo stile di vita da accattone purtroppo non ti ha mai fatto conoscere. Ma ti ci saresti trovato bene, è lì che quelli come te dovrebbero stare per dare un, seppur minimo, controbuto alla società.

  22. Ma ancora gli date corda?

    Mastronzo la vera domanda è perché ne abbiano mai data, qui e altrove, a te (e non solo corda).

  23. Marcello, dalla tua risposta “prarikon style” ovviamente deduco che non hai nemmeno capito che cosa ti ho chiesto, ho esagerato e ti chiedo scusa, come chiedo scusa anche a tutti gli altri (a parte Matteo, che come al solito condisce la sua inferiorità con grandi dosi di arroganza made mitici 60; è un vero peccato perché avrebbe potuto, alle soglie della pensione, rendersi conto che di strada intellettuale ne avrebbe molta da fare e perciò dedicare gli anni della sua pensione a recuperare il tempo perduto. Ma temo che li passerà invece a strizzarle (debolmente s’intende, come del resto ha sempre fatto)). Ad ogni modo, la mia superiorità intellettiva e intellettuale è troppo prorompente per questo nugolo di sempliciotti, ogni tanto torno e ogni volta mi deludete. Le mie affermazioni, volutamente forti e provocatorie, restano inevase. In sottofondo solo lo stridio dei soliti noti frequentatori, offesisi perché qualcuno si permette di inceppare il loro giocattolo.

  24. “La questione meridionale non è un problema ma una risorsa”G.Meloni 15-11-2025

  25. Marcello, all’inizio ero tentato di rispondere. Poi ho pensato che fosse giusto che lo faccia tu, se credi che ne valga davvero la pena con un tizio che si nasconde nell’anonimato ma si diverte a storpiare i cognomi.
    Roba da asilo.

  26. Caminetto, BRAVISSIMO, un racconto strappalacrime. Qualcuno prima diceva bene di’ contestualizzare. Ecco quello che hai fatto 40 anni fa non è frutto di bravura o intelligenza semplicemente una volta si poteva piantare merda e cresceva dell oro. Ora è un po più difficile.Ora che lo sai prova a pensare.
    va beh era solo un pensiero. Torno in catena di montaggio nella mia bella Milan.

  27. Mazzaggio, non vogkio certo erigermi né a esempio né a santo, ma parlo per esperienza diretta.
    40 fa decisi di andare a vivere in un paesello di montagna pur essendo nato al mare. Detestando il caldo e la città mi trasferii perché era là che volevo vivere. Feci vari mestieri, belli e brutti, ma tutti utili, mentre facevo i corsi per diventare guida alpina. Sono sempre stato sereno. Se avevo i soldi mi mangiavo una bistecca sennò andavano bene patate bollite.
    Non avendo mai dovuto rinnegare le mie scelte mi sento di dire che mi è andata bene. Forse per culo o forse perché ci credevo.
    Quindi dico certe cose. Perché ognuno può dire la sua. Tutto qui.

  28. Fausto, ti sei trattenuto un bel po’ rispetto al tuo intervento precedente, ma non hai certo scritto “parte della colpa ce l’hanno i meridionali”, affermazione anodina e valida sempre, per qualunque situazione e per qualunque attore.
    Tu hai scritto “una parte importante della colpa ce l’hanno i meridionali”, che è cosa ben diversa e viole sottintendere che l’ambiente e la storia ne hanno meno importanza o non ne hanno affatto.
    Che è solo una stronzata da mentecatto leghista
     
    Se non capisci quello che scrivo, beh, rileggi: vedrai che ci arrivi.

  29. Matteo, a parte che non si capisce un cazzo quando scrivi, ma comunque: spiegami cosa ci sarebbe di falso o infondato nella frase “parte della colpa ce l’hanno i meridionali”. Sei talmente fuori dalla realtà da contraddire un assunto di questo tipo? non mi stupisco eh, è una domanda retorica la mia 😉
    Cominetti e se uno non volesse spostarsi? al massimo se uno volesse che fossero gli altri a spostarsi? è un desiderio o un’ambizione meno legittima questa? dove sta il punto morale di questo discorso? mi sembra che siamo sempre nel contesto disimpegnato di sempre, come per il turismo: se c’è troppa gente, spostatevi! soluzione facile della generazione del disimpegno. Siamo stufi di voi (ora mi aspetto risposte al solito saccenti e velatamente superiori, da chi sa ma non ti può spiegare troppo nel dettaglio, allude ma non affronta mai il problema, sempre tesi alla prossima tacca).

  30. “Luogo comune, in questo caso, è affermare che questi sono luoghi comuni”
     
    se uno ha un minimo di cognizione di retorica, sa benissimo che l’artificio principe è banalizzare una critica a cui non si vuole o non si può rispondere con u a affermazione circolare, difficile da smontare con facilità ma espressa con una frase semplice ma d’effetto che rimanga bene impressa.
    Per far passare come vere le affermazioni indimostrate e infondate che seguono (parte importante della colpa ce l’hanno proprio i meridionali)

  31. Sempre pensato che la vera ricchezza del nostro paese stia nelle differenze tra le persone. Oltre che dei luoghi.
    D’altronde i flussi migratori di ogni essere vivente sono creati da esigenze di sopravvivenza. E tutti noi, volenti o nolenti, quello facciamo.
    E il fatto di essere liberi di farlo è un’enorme privilegio.
    Spostatevi dove pensate di star meglio.

  32. ma le eruzioni sono una cosa seria

    magari, mancano da troppo tempo in certi luoghi d’Italia. Luogo comune, in questo caso, è affermare che questi sono luoghi comuni (che poi, a ben guardare, se uno ha un minimo di cognizione di retorica, saprebbe benissimo che il luogo comune è un meccanismo argomentativo, mica la banalizzazione con cui lo intendiamo oggi con accezione negativa). Ma si sa, il radical deve sempre farci credere che le cose siano sempre un po’ più complicate, un po’ meno evidenti e chiare di quello che manifestamente sono: la questione meridionale è da sempre uno dei flagelli economici e sociali della nostra nazione, e…rullo di tamburi…vi sembrerà impossibile ma parte importante della colpa ce l’hanno proprio i meridionali! incredibile vero? che luogo comune imbarazzante, davvero mi dissocio assolutamente, i problemi sono di ordine ambientale, ma che ne capiamo noi! Ridicoli…

  33. Un tempo, neanche tanto fa ai piedi delle Alpi si formavano banchi di nebbia ora sembra si formi solo Nebiolo e Prosecco al banco. Hic!

  34. “Il miglior lavoro è in montagna”. Sarà, ma allora andate a sud. La Sicilia è più montagnosa della Lombardia, e la Calabria più del Veneto. Per non parlare del Molise.
    E una collezione di stereotipi stantii e di luoghi comuni come quella che si raccoglie da alcuni dei commenti precedenti merita un posto nel guinness dei primati. Mancano gli spaghetti, i mandolini e la mafia. “Tu chiamale se vuoi eruzioni”, ma le eruzioni sono una cosa seria. Io direi piuttosto flatulenze.

  35. P.S.: comunque se vuoi ragguagli potresti provare a chiedere ai tuoi collusi Toga e Riga che sono ambedue cognomi di origine meridionale.

  36. Toni, il problema è ambientale! e poi come ti permetti, sei davvero un intollerante, la Palestina è il nostro problema primario, altro che il sud Italia e la questione meridionale, bisogna accogliere tutti ed essere umani (andrà tutto bene!), i problemi sono sempre complessissimi, devi analizzarli da tutti i punti di vista possibili e capire a fondo il contesto e comprendere sempre le migliaia di sfaccettature che tu mente limitata non sei in grado di afferrare; in ultima, devi poi applicare gli indicatori di terronità per capire a fondo la questione, poi quando è venerdì spegni semplicemente il cervello, goditi il fine settimana e ne riparliamo lunedì davanti alla macchinetta del caffè (per piacere ludico s’intende, nulla di veramente impegnato, gli indicatori e la complessità ci serve proprio per aggirare i problemi). Senti a Matte’, lui si che ne sa! oh ma: meridionali sul blog che intendono condividere con noi il loro punto di vista ce ne sono?

  37. Visto che sollevate la questione meridionale io faccio sempre fatica a capire chi, con dati oggettivi alla mano si rifiuta di credere che esista un problema culturale al sud. Tra l’altro questo è un problema per cui si dovrebbe scendere in piazza, no per la “Palestrina”. Forse non si manifesta contro il sud perché volano proiettili più che a gazza. Chissà se un giorno avremo la fortuna di avere in Italia intera che traina l’economia europea e no barche piene di gente ai porti. 
    va be era solo un pensiero 
    tu chiamale se vuoi eruzioni 

  38. Fausto è il retaggio borbonico….basta leggersi il Gattopardo…..ad ogni modo per farsi due risate porto sempre l’esempio dello sport…se voi parlate con i siciliani in Sicilia per loro lo sport è concepibile fino all’adolescenza ..al massimo….di solito sono tutti paffutelli….. altro esempio…andare in bici al lavoro…. ma perché sei povero? Non puoi permetterti l’auto…e potrei andare avanti per ore….
    È una forma mentis……un mind set
    ….tutto col sorriso non è mia intenzione offendere nessuno…..

  39. Avendo lavorato per anni a stretto contatto con impiegati meridionali confermo senza esitazione alcuna quanto affermato da Bagnasco ovvero che i meridionali (non tutti ma certamente la maggioranza) non hanno alcuna voglia di lavorare. Nell’ambiente del pubblico impiego conoscono tutte le norme, le leggi, i regolamenti (legge 104, assenza per malattia, vicinanza alla famiglia, esaurimento nervoso …..) che permettono di imboscarsi nei modi più incredibili spesso, purtroppo, grazie alla complicità di medici infedeli. E comunque, anche quando grazie al cielo sono presenti sul posto di lavoro, la produttività è ai livelli più bassi immaginabili.

  40. Fausto, ma sai che hai usato le stesse parole che usa un tedesco per descrivere i problemi dell’economia in Italia?
    Ma proprio le stesse…poi di solito aggiungono che ci sono troppe vacanze.

    Però siamo molto simpatici, accoglienti e che il cibo è buono.

  41. per capire che al sud c’è un problema ambientale non di indolenza o mancanza di voglia di lavorare.

    Matteo, certo che non perdi occasione per sparare le cazzate più grosse che si leggono sul blog. “Al sud c’è un problema ambientale”, questa non l’avevo mai sentita, me la segno. Io ho a che fare quotidianamente con colleghi meridionali, e non le 2-3 persone, ma centinaia, e guarda caso sono quelli che si lamentano, che pretendono, che vorrebbero senza fare ecc ecc. Cultura assistenzialista, sindacalista e statalista all’ennesima potenza. Con questo non sto dicendo che al nord siano tutti belli e bravi – anzi, odio pure i colleghi del nord e i loro discorsi di retorica consunta sull’etica del lavoro -, però dio mio, se c’è ancora qualcuno che sostiene che il problema del sud non sono i meridionali è veramente un radical del cazzo, di quelli che cercano sempre di giustificare ogni situazione. Fatti un giro in terronia, ma un giro vero, no a scalare da qualche parte tornando per dire “ah bellissimo il sud, posti fantastici, potrebbero vivere di turismo” e cazzate similari che immagino avrai detto milioni di volte nella tua vita.

  42. Bagnasco io ho parlato di infezione, infatti…
     
    Comunque basterebbe dare un’occhiata anche distratta ai parametri occupati in lavori a termine da almeno 5 anni (1),  tasso di occupazione (20-64 anni) (2), occupati non regolari (4), percezione di insicurezza dell’occupazione (6), part time involontario (7), tasso di mancata partecipazione al lavoro (9)  per capire che al sud c’è un problema ambientale non di indolenza o mancanza di voglia di lavorare.
    E senza nemmeno sforzarsi troppo!

  43. Matteo, specifico che con il Salvini non ho nulla a che spartire.
    Detto ciò, faccio un semplice ragionamento, sicuramente perfettibile: se al sud si registra il più elevato tasso nazionale d’insoddisfazione lavorativa,  mi dico che è perché la naturale propensione al lamentarsi sempre e comunque (assieme all’aspettarsi che le istituzioni facciamo qualcosa di inspiegabilmente dovuto) derivi dalla mancanza di voglia di farsi il mazzo per migliorarsi. La chiami indolenza se vuole, ma noto anche che chi vuole lavorare, risiedendo al sud,  si trasferisce al nord.

  44. Bagnasco, io capisco e compatisco la grave infezione da Salvinococcus Cerebrolegum Rimbambensis, ma da dove nell’articolo si evince quanto affermi?

  45. In soldoni ci dicono con pacatezza che al sud la gente che resta non ha voglia di lavorare.
     

  46. Analisi molto interessante. A esser pignoli, mi incuriosiscono alcune “spacchettature” delle statistiche in ulteriori sottocategorie. La principale è questa: lavorare in città (Bolzano, Trento, Aosta), magari in tipiche occupazioni cittadine (impiegati, insegnanti, artigiani…) piò esser diverso che lavorare nelle aree montane delle rispettivi Regioni/Province (nelle piste da sci, in rifugio, negli alberghi…). Per questi ultimi lavoratori mi aspetto una soddisfazione che dipenda dal contesto ambientale, mentre il rispettivo mondo del lavoro in senso stretto me lo immagino più “duro” (orari lunghi, ruvidezza valligiana nei rapporti, meno servizi in loco). Per le città montane immagino invece che la piacevolezza del lavorare lì si inserisca nella piacevolezza complessiva di risiedere lì e questa a sua volta derivi dall’elevata qualità dei servizi. Il che a sua volta è conseguenza delle elevate disponibilità economiche, sia personali sia degli enti pubblici territoriali. Insomma è un circolo0 vizioso per cui chi sta meglio è più felice, lavora meglio e produce di più, per cui finanzia maggiormente i corrispondenti enti pubblici, che producono sempre più servizi e di qualità sempre superiore… per cui i residenti saranno ancor più felici e via con un nuovo giro i di giostra. La controprova mi pare che arrivi dalla costante presenza di VdA, PA Bolzano e PA Trento ai vertici delle classifiche. Ai piani alti vediamo anche  altre regioni complessivamente ricche: Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli. All’estremo opposto il Meridione. Conclusione: se si volesse davvero spostare parte della felicità dei nordisti alle regioni meno felici, bisognerebbe tassare in modo più che proporzionale i residenti del Nord . Oppure a parità di tassazione individuale, dovrebbe notevolmente aumentare la quota che NON resta nell’area (a disposizione degli enti pubblici territoriali che erogano i servizi in loco), ma converge al fisco centrale che la gira alle regioni meno sviluppare, quelle del Sud. In tal modo assisteremmo a una riduzione della qualità dei servizi del Nord (per minori fondi a disposizione) e ad un aumento della qualità dei servizi al Sud: si chiude lo spread fra i due livelli di felicità. Sarebbe l’applicazione del principio costituzionale di solidarietà nazionale. Ma, purtroppo, non lo vedremo mai, perché nessuno lo vuole veramente, né la destra né la sinistra, anche per la sensazione (in molti casi fondata) che i soldi indirizzati alle regioni meno sviluppate poi prendono delle strade incontrollate e non si traducono in effettivi miglioramenti per i cittadini.

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