Il popolo di Israele non si tocca

C’è un argomento che torna puntuale, quasi liturgico, ogni volta che si discute di sanzioni a Israele: penalizzerebbero il popolo israeliano, non il governo.

Il popolo di Israele non si tocca
di Riccardo Taddei *
(pubblicato su comune-info.net il 7 giugno 2026)

C’è un argomento che torna puntuale, quasi liturgico, ogni volta che si discute di sanzioni a Israele: penalizzerebbero il popolo israeliano, non il governo. Un argomento “toccante”. Quasi “commovente”. Degno di persone che fino a ieri non avevano mai pronunciato la parola “sanzioni” in vita loro e che domani, con ogni probabilità, torneranno a non pronunciarla. Perché questo argomento — nella sua lunga storia — non lo abbiamo mai sentito per nessun altro.

Tenda medica, Tenda scuola, Cucina popolare, Iniziative di supporto psicologico per bambini e bambine: sono alcune delle attività quotidiane promosse da SOS Gaza.

I precedenti che nessuno ricorda
Cominciamo dalla fine, dal caso più recente e più vicino a noi. Russia, 2022. Dopo l’invasione dell’Ucraina, l’Occidente ha costruito in poche settimane il più imponente pacchetto sanzionatorio della storia contemporanea: energia, banche, esportazioni tecnologiche, congelamento di asset privati, esclusione dallo Swift, chiusura dello spazio aereo. Le conseguenze sul russo comune sono state immediate e documentate: crollo del potere d’acquisto, sparizione di beni dal mercato, impossibilità di accedere ai propri risparmi. Nessuno, nei parlamenti europei, ha alzato la mano per dire: ma il popolo russo? Le misure sono passate con voto quasi unanime, in un clima di urgenza morale che non ammetteva distinguo. Con una coerenza, aggiungo, che si sarebbe dovuta conservare.

Iran, da quarant’anni. Le sanzioni sull’Iran sono talmente pervasive da colpire farmaci, reagenti medici, pezzi di ricambio per gli aerei civili., come documentato da organizzazioni umanitarie e da studi accademici che nessuno cita nei talk show. Il popolo iraniano — che in piazza, a mani nude, ha rischiato la vita contro la teocrazia — paga il conto insieme alle Guardie della Rivoluzione. Le sanzioni reggono, si rafforzano, si rinnovano. Nessuna obiezione di principio.

Cuba, sessant’anni. L’embargo più lungo della storia moderna. Ha impoverito generazioni, ha creato scarsità strutturale, ha trasformato la sopravvivenza quotidiana in un’impresa. E sia chiaro: Cuba non ha mai invaso un paese sovrano. Non ha bombardato città straniere. Non occupa territori altrui. Le sanzioni non nascono da una risposta a un’aggressione — nascono dalla Guerra Fredda, dalla pressione della lobby cubana in Florida, dalla volontà degli Stati Uniti di punire un governo scomodo alle proprie porte. L’Unione Europea, per anni, le ha subite e assecondate senza opporre il principio della sovranità o la tutela del popolo cubano. Le sanzioni sono rimaste, non perché servissero a qualcosa, ma perché servivano a qualcun altro.

Iraq, anni Novanta. Il caso più brutale, quello che dovrebbe chiudere ogni discussione. Il regime sanzionatorio imposto dopo la Guerra del Golfo è stato uno dei più letali della storia recente. L’Unicef stimò, a fine decennio, centinaia di migliaia di morti tra i bambini iracheni per effetto diretto delle sanzioni: malnutrizione, mancanza di medicine, crollo del sistema sanitario. Nel 1996, interpellata da Lesley Stahl sulla CBS — mezzo milione di bambini morti, è un prezzo che vale la pena? — Madeleine Albright rispose: «Pensiamo che il prezzo valga la pena». Non si dimise. Non fu cacciata. Fu nominata Segretaria di Stato.

Ma il precedente più diretto, quello che rende il dibattito attuale non solo ipocrita ma storicamente analfabeta, viene da più lontano.

Sudafrica dell’apartheid. Per decenni, il movimento internazionale per le sanzioni al regime di Pretoria fu uno dei fronti più importanti della politica progressista mondiale. Boicottaggio culturale, embargo sulle armi, disinvestimento finanziario, esclusione sportiva. Le stesse argomentazioni che oggi vengono agitate contro BDS e contro qualsiasi misura di pressione su Israele furono usate, parola per parola, per difendere il Sudafrica dell’apartheid: le sanzioni danneggiano i lavoratori neri più che il governo bianco; l’isolamento non porta al dialogo; bisogna privilegiare l’engagement. Chi le pronunciava allora stava dalla parte sbagliata della storia. Chi le pronuncia oggi sa perfettamente cosa sta facendo.

Rhodesia, 1965. Quando Ian Smith dichiarò unilateralmente l’indipendenza dal Regno Unito per preservare il dominio della minoranza bianca, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu impose per la prima volta nella storia sanzioni obbligatorie contro un paese in tempo di pace. Nessuno si preoccupò troppo del popolo rhodesiano, né quello nero, ovviamente, né quello bianco che pagava un prezzo per le scelte del proprio governo. Si stabilì semplicemente che esisteva una soglia oltre la quale la comunità internazionale aveva non solo il diritto ma il dovere di agire. Quella soglia fu tracciata. Per la Rhodesia di Smith. Non per Israele.

Potremmo continuare. Myanmar. Bielorussia. Zimbabwe. Venezuela. La storia delle sanzioni internazionali è la storia di uno strumento applicato ogni volta che la comunità internazionale ha deciso che una condotta di governo era inaccettabile. In nessuno di questi casi l’argomento ma il popolo? ha fermato niente. In nessuno di questi casi ha costituito un veto morale. Diventa tale, per la prima e unica volta nella storia, quando si parla di Israele. Annotare questa eccezione senza nominarla per quello che è richiede una disonestà intellettuale che, a questo punto, è diventata strutturale nel discorso pubblico occidentale.

Ma di quale popolo stiamo parlando?
C’è però un altro problema con l’argomento, più scomodo ancora: i dati. Perché il “popolo israeliano” che le sanzioni andrebbero a proteggere non è esattamente la vittima inconsapevole di un governo che agisce a sua insaputa. È un popolo che quel governo, in larga misura, condivide.

I numeri sono pubblici e provengono da istituti di ricerca israeliani e internazionali, non da fonti ostili. Un sondaggio congiunto del settembre 2024 condotto dalla Tel Aviv University ha registrato il livello più basso di sostegno alla soluzione a due Stati tra gli ebrei israeliani da quando i rilevamenti hanno avuto inizio, nel 2010: solo il 21%. Un sondaggio del gennaio 2025 ha rilevato che il 71% degli israeliani si oppone alla creazione di uno Stato palestinese, in linea con una rilevazione dell’INSS di dicembre 2024 secondo cui per la prima volta in quasi vent’anni una maggioranza di ebrei israeliani si oppone all’istituzione di uno Stato palestinese in qualsiasi forma. Sul fronte dell’occupazione, il 68% degli intervistati si esprime a favore della sovranità israeliana in Cisgiordania. A settembre 2025, secondo l’Israel Democracy Institute, il supporto alla soluzione a due Stati tra gli ebrei israeliani era ulteriormente sceso al 18,5%.

Non si tratta di un popolo tenuto in ostaggio da un governo che agisce contro la sua volontà. Si tratta di un popolo che, in proporzioni maggioritarie e documentate, condivide le premesse ideologiche di ciò che quel governo sta facendo. La distinzione governo/popolo, che in altri contesti ha una sua validità analitica, qui viene agitata come scudo emotivo. Non regge all’esame dei fatti. Non regge ai numeri.

Le prossime elezioni non cambiano nulla
L’ultimo rifugio di questo argomento è elettorale: presto si vota, Netanyahu cadrà, le cose cambieranno. Vale la pena guardare anche questo da vicino.

Le elezioni israeliane devono tenersi entro il 27 ottobre 2026. I sondaggi mostrano un quadro consolidato: la coalizione di Netanyahu non ha la maggioranza, ma l’opposizione — divisa tra centristi, liberali, destra moderata ed ex alleati dello stesso Netanyahu — non riesce a trasformare il malcontento in un’alternativa stabile di governo. Il principale candidato alternativo è Naftali Bennett, lo stesso Bennett che nel 2025 ha dichiarato pubblicamente di sognare un risveglio in cui i palestinesi tra il fiume e il mare siano “semplicemente scomparsi”, e che ha giurato di escludere qualsiasi coalizione con i partiti arabi, considerati sospetti nel quadro del conflitto. Dopo il 7 ottobre, quasi tutto l’arco parlamentare israeliano si è spostato su posizioni securitarie, con differenze che riguardano il metodo di gestione del conflitto, non le sue premesse. Nel frattempo, a destra crescono le forze ultranazionaliste e religiose.

In altre parole: il cambio di governo che dovrebbe rendere inutili le sanzioni porterebbe al potere forze che sulla questione palestinese si collocano, nella migliore delle ipotesi, esattamente nello stesso punto. L’alternativa a Netanyahu non è la pace. È Bennett. Chi agita le prossime elezioni come argomento contro la pressione internazionale sta, consapevolmente o no, chiedendo di aspettare per sempre.

Una sudditanza che ha un nome
Ora, improvvisamente, scopriamo che le sanzioni sono uno strumento crudele, indiscriminato, che punisce gli innocenti invece dei colpevoli. Il popolo russo, iraniano, cubano, iracheno, sudafricano, rhodesiano non ha mai goduto di questa considerazione. Il popolo israeliano sì. La domanda da fare — e che nessuno fa — è perché?

La risposta non sta in una qualche coerenza di principio che ci siamo persi. Sta in qualcosa di più semplice e più difficile da nominare: una sudditanza politica, culturale e istituzionale nei confronti di Israele e dei suoi alleati che ha deformato per decenni il diritto internazionale, il discorso pubblico, i meccanismi di pressione collettiva. Una sudditanza che si manifesta ogni volta che un parlamento europeo si blocca, ogni volta che un funzionario Onu viene silurato, ogni volta che un atleta viene squalificato per aver indossato una kefiah e uno Stato che bombarda ospedali continua a partecipare alle competizioni internazionali indisturbato.

Non è prudenza. Non è equilibrio. Non è complessità. È una gerarchia. Una gerarchia di popoli, di vite, di principi applicati in funzione di chi li subisce, e di chi, nell’ombra, si assicura che continuino ad essere applicati così. Quella gerarchia ha un nome. E chi la pratica, di solito, preferisce non pronunciarlo. Complicità.

Riccardo Taddei * ha oltre trent’anni di esperienza professionale nel campo dei diritti. È autore di L’ordine del Caos. Anatomia del conflitto tra Israele e Palestina (Ombre corte).

Il popolo di Israele non si tocca ultima modifica: 2026-09-08T04:37:00+02:00 da GognaBlog

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432 pensieri su “Il popolo di Israele non si tocca”

  1. Indicatemi dei pro Pal “moderati”. Nella migliore delle ipotesi io vedo dei fanatici totalmente privi di lucidità che urlano Palestina libera dal fiume al mare oppire accusano Israele di essere criminale razzista assassina genicidaria… Nella migliore delle ipotesi. In alternativa vedo i soliti distruggitori seriali che trasformano manifestazioni, dal clima emotivo già teso per coloa  degli esagitati, in occasioni per spaccare titto e creare danni a strutture pubbliche o addirittura private (auto parcheggiate ecc). Se questa è la vs squadra, sono ben contento di non aver niente da spartire con voi

  2. Crove’ , ma tu sei parecchio confuso !
    .
    Non.penserai che l’anima candida e moderata dei Pro Pal italiani abbia pensato di perorare Hamas il 7  Ottobre, perche’ in quella data Hamas fece una enorme strage di civili che aveva pianificato per due anni , vero ?
    .
    E non penserai che l’anima moderata , dialogante , e mai estremista dei Pro Pal voglia perorare le ragioni dei palestinesi vittime di Israele nell’anniversario della piu’ grande esibizione militare dei palestinesi miliziani di Hamas , vero ?
    .
    Tu devi essere proprio confuso per pensare queste cose , dopo ti spiego io cosa devi pensare : facciamo che e’ colpa di entrambi come da secolare cerchiobottismo italico che in Italia ha tanti convinti rappresentanti  ?
     
     

  3. “il pro Pal tipo è radicale oppure non è un convinto pro Pal”
     
    L’elettore di destra tipo è un fascista oppure non è un convinto elettore di destra

  4. “sinceramente a me sembra di non vedere NULLA”
     
    Forse non lo vedi perché non lo vuoi vedere, Crovella. Inoltre, se ti basi solo su certa stampa, non lo vedrai mai.
    Potresti partecipare a una manifestazione, ad esempio, come osservatore.
    I pregiudizi però bisogna che li lasci a casa, altrimenti siamo daccapo.
     
    “voi “teorici” […] pretendete che si scrivano solo testi assolutamente ineccepibilmente comprovate nei numeri, nella fondatezza, nella storicità”
     
    Ma no, Crovella, non c’è nessuna pretesa. Ci si accontenterebbe di evitare almeno le affermazioni totalmente prive di ogni base, appunto, numerica, fondata, storica.
    O, quantomeno, nel caso, di chiarire che si tratta di percezioni e non spacciarle per verità assolute.
     
    “ma perché deve per forza essere sbagliato e in vece il tuo deve per forza essere giusto?”
     
    Ma infatti, ancora nessuna pretesa da parte mia che il mio sia giusto e il tuo sbagliato.
    Solo mostrare che spesso la realtà è molto più complessa di quanto ci piacerebbe che fosse e che giusto e sbagliato hanno confini inaspettabilmente sfumati e a volte persino sovrapposti.

  5. @422 Balengo! (Bertoncelli: qui ci sta tutto!). Sulla democrazia rispondevo al tuo degno compare di merende e al suo 418… Almeno mettetevi d’accordo fra di voi , sennò sembrate Totò e Peppino che scrivono la lettera…
    Sul tema nazismo, sono abbastanza sicuro che esporre tesi storico-antropologiche non comporterà alcun rischio, ma leggerò la legge definitiva e prudentemente eviterò di esprimermi almeno per un po’. Ma ti ho già detto che tutto ciò diventerà concreto solo dopo l’entrata in vigore della legge, che non avrà effetto retroattivo. Mi basterà stare in islenzio e non rischierò nulla, tanto, non è che Israele necessita di esser spronata da me per procedere. Piuttosto voi pro Pal, oltre a chiarire meglio quale è l’immagine media che vi rappresenta, potreste convincere i vs colleghi torinesi e evitare il corteo del 7.01 per celebrare il massacro di ebrei come un momento eroico della resistenza palestinese! Oltre a concretizzare un’azione di “civiltà” (nel rispetto delle vittime ebraiche), credo che ne guadagnereste anche voi, intendo i “pro Pal moderati”, perché finalmente si capirebbe chi siete , ammesso che esistiate davvero… Io penso di no: il pro Pal tipo è radicale oppure non è un convinto pro Pal, vedi il fenomeno Davide dei gg scorsi

  6. Lo stesso con i pro Pal: certo che generalizzo, anche perché non esiste mica un partito specifico per cui puoi fare riferimento a una fattispecie ben precisa. Io guardo i filmati di molte delle 1500 manifestazioni degli ulti 3 anni, ho letto i giornali, ascolto sistematicamente i talkshow in Tv e riporto quello che in questi contesti arriva dal mondo dei pro Pal. tu sostieni che il mondo dei pro Pal NON sia solo quello: e allora qual è il vero mondo dei pro Pal? dove vi esprimete, dove scrivete, dove parlate, che cosa fate, che azioni portate avanti… sinceramente a me sembra di non vedere NULLA al di là delle manifestazioni con scritte Segre nazista e degli slogan a(anche qui rilanciati) Palestina libera dal fiume al mare…

  7. @420 Si vede che ci sono ebrei ed ebrei… fra amici e conoscenze di lavoro io arrivo a una cinquantina. Mai detto che conosco tutti gli ebrei italiani.  magari tu hai parlato con uno stile Gad Lerner (non dico proprio lui in persona, ma uno di quella foggia ideologica) ed è ovvio che abbia reagito in quel modo… ma siamo alle solite: voi “teorici”, che vivete solo sulle cose a tavolino, pretendete che si scrivano solo testi assolutamente ineccepibilmente comprovate nei numeri, nella fondatezza, nella storicità ecc ), il tutto in un contesto che è simile alle chiacchiera da bar… non siamo a un convegno scientifico. io porto la mia esperienza, dico cose sulla base dalla mia vita 65ennale e con 40 anni di lavoro (nel mio settore 1 su 3 è ebreo), quindi di incontri ne ho fatti assai. E’ uno spaccato parziale, ma perché deve per forza essere sbagliato e in vece il tuo deve per forza essere giusto? CONT

  8. Crovè, anche sul significato di democrazia mi sa che hai le idee pittosto confuse.
     
    E, sì, se continuerai a dire “che l’ebraismo è un nazismo” finirai al gabbio proprio in virtù del DDL che stai elogiando. Uno splendido esempio di contrappasso 🙂

  9. Ma se poi dico che l’ebraismo è un nazismo se ne salta su l’altro tuo compagno di merende,  affermando che finirò in galera ai sensi della approvando Legge sull’antisemitismo! in ogni caso non mi pare proprio che il mondo sia caratterizzat5a in maggioranza da “democrazie”: Cina, Russia di Putin, Iran, più o meno tutti i paesi islamici, anche l’India (formalmente una democrazia ma in realtà  è governata dall’oligarchia induista)… E quelle che consideriamo “democrazie”, le occidentali intendo, quante lo sono veramente? A naso neppure una. Quindi che centra con Israele?  infine quand’anche Israele fosse una  democrazia perfetta, due milioni sono il 20% degli aventi diritto al voto: ammesso che vadano a votare tutti e 2 milioni, andranno a votare tutti anche gli ebrei israeliani e finirà 80% per ebrei e 20% per arabo-israeliani…  chi coltiva il osgno che Israele si desionizzi dall’interno (cioè attraverso la crescita parlamentare dei non sionisti) mi sa che aspetterà tempi “biblici” (eh eh eh)

  10. “tu di ebrei, mondo ebraico, sionisti o anti ecc NON hai conoscenza diretta”
     
    Vedi, Crovella, questo è il tuo problema: tu in realtà di me non sai nulla, salvo ciò che scrivo qui. Dunque questa tua affermazione – come molte altre tue – non è che una presunzione del tutto arbitraria.
    Diciamo che sei un presuntuoso, si dice così no? 🙂
     
    E invece può essere che con qualche ebreo ci abbia parlato anch’io, e che al sentire “ebraismo nazista per natura” sia saltato giù dalla sedia.
    Io prenderei sempre più in seria considerazione l’eventualità che i tuoi amici ebrei ti abbiano fatto fare – e da mò – la parte di Francois Pignon.
     
    Quanto ai pro pal, anche qui, come solito, generalizzi le azioni di alcuni nei confronti di un insieme molto più variegato di quanto vuoi ammettere.
    Che fra i pro pal (chiamiamoli così) vi sia chi ostenta slogan come “Segre Assassina, Meloni nazista, Palestina libera dal fiume al mare” o addirittura consideri eroismo compiere un massacro di civili, non dovrebbe sorprendere: qualsiasi sottoinsieme umano è affetto dalla sua percentuale di cretini.
     
    Ma assumere tali cretini come rappresentativi dell’intero insieme, è cosa o da ingenui o da chi è in malafede.
    E fra l’altro è un giochino che si presta benissimo a venire ribaltato su chi vi fa ricorso, che i cretini sono dappertutto, anche nei gruppi in cui ci riconosciamo.

  11. Non ne ho idea e mi vengono in mente molte possibilità diverse e parecchie concause, ma non ne parlerò
    .
    Ucci ucci , sento odor di complottucci !

  12. “Quei due milioni e subbia (piemontesismo) di islamici, cristiani e drusi politicamente NON contano nulla”
    Lo so, ma infatti non sono io che definisco Israele una democrazia…

  13. La prosopopea spocchioso e esclusivamente “da tavolino” dei numeri non aggiunge effettive nozioni e invece conferma la mia conclusione. Sono gli ebrei che condizionano pressoché autonomamente le scelte parlamentari e quindi governative di Israele. poiché gli ebrei residenti là sono ormai quasi esclusivamente sionisti (i non sionisti se ne sono tornati in Europa) ecco che la dinamica delle elezioni si gioca solo fra sionisti moderati (ma pur sempre sionisti) e sionisti convinti/radicali. Quei due milioni e subbia (piemontesismo) di islamici, cristiani e drusi politicamente NON contano nulla. L’oistituto di statica israeliano mica esprime ufficialmente questa “verità”.

  14. La tua ignoranza è pari solo alla tua volontà di accettare come reali solo quello che corrisponde ai tuoi pregiudizi ideologici.
    Gli arabo-israeliani non sono tutti islamici, che pur sono la maggioranza (86%): nel computo l’ufficio centrale di statistica di Israele comprende anche cristiani e .3% Drusi.
    E anche il restante 78.3% della popolazione, però, non è tutta di ebrei, visto che l’ufficio li registra alla voce “ebrei e altri”
     
    Perché gli arabi non hanno una rappresentanza pari alla loro consistenza?
    Non ne ho idea e mi vengono in mente molte possibilità diverse e parecchie concause, ma non ne parlerò.
    Ma io, al contrario di te, azzardo giudizi solo su cose che conosco e su qualche dato.

  15. @412 Amico caro… Ridi pure: il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi. Te l’ho già detto nei gg scorsi: tu di ebrei, mondo ebraico, sionisti o anti ecc NON hai conoscenza diretta. Non che io conosca TUTTI gli ebrei del mondo e neppure tutti quelli italiani, ma contatti li ho. L’altro gg hai pronosticato che i miei amici ebrei alla sera mi avrebbero “spezzato i ditini” per la storia che l’ebraismo (e l’islamismo) hanno in sé una natura nazista, connessa alla loro spietatezza. A parte che sono discorsi che, con i mie amici ebrei, abbiamo già fatto milioni di volte, ma ne ho riaccennato di nuovo l’altra sera e loro altro che “spezzarmi i ditini”: si sono messi a ridere dicendo che l’analisi è fondata. Quindi le idee confuse le hai tu. Per quanto riguarda il mondo pro pal, l’idea me la sono fatta guardando le immagini delle 1500 manifestazioni che si sono tenute in Italia negli ultimi 3 anni (con relativi cartelli Segre Assassina, Meloni nazista, Palestina libera dal fiume al mare), nonché apprendendo le scriteriatezze (queste sì “ridicole”) espresse sui giornali o in TV, a volte da qualche fenomeno che, rinnegando il sangue ebreo che scorre nelle sue vene, si scatena in voli scriteriati. Ti consiglio di andare a leggere gli ultimi commenti del post su NAZA e apprenderai che la manifestazione indetta dai pro Pal a Torino per il 7.10 è finalizzata a celebrare il massacro (di ebrei, NdR) come momento di eroismo della resistenza palestinese… Gente così NON merita alcun rispetto

  16. E dai co ‘sta rottura dei numeri! La realtà è diversda dagli schemini a tavolino! E  allora perché nei sondaggi circa elezioni del 27.10  i partiti arabo-israeliani sono accreditati “solo” di 11 seggi su 120 totali delle Knesset (quindi circa 10%)?. Può darsi che gli arabo-israeliani siano 2 milioni (circa 20%) in termini prettamente numerici, ma è evidente che politicamente contano molto meno (cica la metà) e in termini di capacità di incidere sulle decisioni parlamentari e quindi su quelle governative contano ZERO. Altrimenti dovremmo concludere che anche gli arabo-israeliani (seppur islamici)i sono ideologicamente sionisti oppure che sono conniventi con gli ebrei sionisti, per cui votano provvedimenti dal contenuto sionista perché avranno qualcosa in cambio. Per es anche ol solo fatto di abitare nel territorio ufficiale di Israele – con tutti gli agi e i privilegi di un conteso evoluto e “occidentale” e NON sotto le macerie di Gaza… comprensibile, visto lo schifo in cui vivono i solo consimili palestinesi, ma che bella solidarietà “etnica e religiosa” che allora esprimono gli arabo-israeliani!

  17. “per altro gli ebrei sono circa l’85-90% della popolazione israeliana”
    #5: e vai con le cazzate senza alcun fondamento!
    I cittadini arabi israeliani sono 2.173.000 persone e quindi costituiscono il 21,7% della popolazione totale di Israele, secondo i dati demografici ufficiali più recenti rilasciati dall’Ufficio Centrale di Statistica israeliano (CBS).
    Praticamente gli arabo israeliani hanno quasi la stessa percentuale di FdI alle ultime politiche…
     
    Come tutto il resto delle tue elucubrazioni posa su una “realtà alternativa” di pari consistenza

  18. Crovella, temo che tu faccia parecchia confusione fra sionismo, semitismo e i corrispondenti anti-, senza peraltro prendere in considerazione che fra un estremo e l’altro o una categoria e l’altra, possa esistere un’infinità umanità con posizioni intermedie.
     
    Inoltre attribuisci agli altri (ad esempio ai c.d. propal) caratteristiche e intenzioni in modo del tutto arbitrario, nonché strumentale, mescolando ancora posizioni variegate in un tutto unico che non esiste nella realtà.
     
    Forse lo fai solo per ignoranza, per abito mentale, oppure è scientemente voluto, ma in ogni caso ciò produce affermazioni che vanno dall’esilarante (ad es. i “cripto-sionisti“, animali fantastici e dove trovarli) al terrificante (come l’ebraismo “nazista per natura“).

  19. @408 vedi che sei sempre superficiale? Quella conclusione serve per dimostrare che la realtà pratica confuta le tesi a tavolino del 394. Ho spiegato bene. Se non riesci a capire, forse dovresti evitare di lanciarti in voli spericolati…
     
    ti conviene iniziare ad affinare il tuo modo di esprimerti. A SSL entrato in vigore, commenti come il tuo 282 (dove dici esplicitamente che lo Stato di Israele è composto da criminali, assassini, genocidari) sarà presumibilmente in violazione di legge. Dorai imparare a esprimere gli stessi contenuti ma con formulazuoni che non violino la legge… la domanda è: la tua “raffinatezza” ti permetterà di riuscirci?

  20. @404 Dipende dall’ebreo che si dovesse esprimere “qui”: personaggi come Gad Lerner, Moni Ovadia, Anna Foa si dichiarano esplicitamente e pubblicamente contrari alla “fascistizzazione in corso” della società israeliana. Ergo personaggi così sono antisionisti (?!?) e allineati ai pro Pal. Quanto sono rappresentativi dell’opinione media degli ebrei italiani? A mio modesto parere pochissimo, per non dire zero assoluto. Gli ebrei italiani sono stati complessivamente “defilati” per una serie di motivi (già descritti), ma hanno agito ugualmente: se il DDL Antisemitismo è alle soglie del Parlamento, di sicuro dietro c’è la loro mano. Inoltre, più prosaicamente, io sono al corrente di azioni “silenziose” (rispetto alla realtà mediatica nazionale) compiute da diverse Comunità Ebraiche italiane che, negli ultimi 3 anni hanno portato solidarietà emotiva e soprattutto concreta agli israeliani, per esempio finanziando e progettando la ristrutturazione dei kibbuz teatro dei massacri del 7 ottobre 2023, in modo tale da poter riprendere la vita normale e la produzione agricola… più chiaro di così…

  21. “…la politica dello Stato di Israele NON può che essere sionista..”
    Crovè, mi stupisci, non ci avevo mai pensato. E nessuno l’aveva mai detta una cosa del genere. Che genio che sei.

  22. Un ebreo “di sangue” di una intelligenza sublime, disse: “le religioni sono clubs, sono elitari, tutti quanti, ed alimentano il concetto di “diverso”, così almeno si sa chiaramente chi bisogna odiare”. Allo stato attuale delle cose, e di quello che leggo qui, è una frase da scolpire nella pietra. (ciàpa, e poi dicono che sono antisemita)

  23. Di conseguenza (stante che gli ebrei israeliani sono pressoché tutti sionisti) la politica dello Stato di Israele NON può che essere sionista, o moderata o radicale (a seconda dell’esito elettorale), ma sempre sionista sarà.
    E d’altra parte ciò che fa incazzare i pro Pal è proprio la politica sionista dello stato di Israele. infatti ipotizziamo per asurdo che Israele di colpi diventi pacifista, che si ritiri tanto da Gaza quanto dalla Cisgiordania, che non spari neppure più un colpo sui paestinesi né sugli iraniani… Secondo logica i pro Pal dovrebbe zittirsi immediatamente. quindi ciò che rileva è la natura sionista dello Stato di Israele, a sua volta condizionata dall’espressione elettorale della popolazione che, salvo una minoranza araba, è sostanzialmente ebrea. Ergo: gli ebrei che sono rimasti in israele sono sionisti, al di là dei bizantinismi a tavolino.

  24. Riprendo la conclusione del 394 per sottolineare quanto teoria e realtà pratica possano essere differenti. Limitarsi a ragionamenti a tavolino fa perdere contatto cn la realtà.Il 394 conclude:
    Resta quindi vero che:1) non tutti gli ebrei sono sionisti e non tutti gli sionisti sono ebrei2) non tutti gli israeliani sono ebrei e non tutti gli ebrei sono israeliani3) non tutti gli israeliani sono sionisti e non tutti gli sionisti sono israelia
    Queste conclusioni sono concettualmente inattaccabili, ma solo a tavolino. la realtà è molto diversa, per certi versi meno categorializzabile per schemi rigidi, ma per altri versi molto più semplice. Gli israeliani sostanzialmente coincidono con gli ebrei israeliani: i cosiddetti arabo-israeliani, seppur con cittadinanza e diritto di voto, contano meno del 2 di picche. La politica dello Stato di Israele è decisa solo dalla componente ebraica della popolazione, per altro gli ebrei sono circa l’85-90% della popolazione israeliana. Ho già detto che ormai gli ebrei rimasti in Israele sono pressoché tutti sionisti (chi più moderato, chi più convinto/radicale) ma sionisti sono. Questo perché gli ebrei ideologicamente NON sionisti (salvo rarissime eccezioni, irrilevanti) se ne sono tornati in Europa o negli USA: infatti che gliene frega a un “non sionista” di vivere sotto la costante minaccia terroristica islamica se NON crede nel sionismo, che è il più profondo motivo ideologico per cui gli ebrei stanno in M.O.? CONT

  25. Ma non c’è un ebreo vero (cosiddetto “di sangue”) qui per sapere cosa ne pensa, senza dover subire i ragionamenti (si fa per dire) dell’ebreo ad honorem? O c’è e “non si manifesta per timore di essere aggredito dai rozzi propal”? Giuro che non gli facciamo niente, i bambini ebrei non li abbiamo ancora mangiati e non abbiamo  4 narici (tre sono già dei comunisti, noi ne abbiamo una in più).

  26. @1 Fai benissimo a precisare la tua posizione. Cmq NON ho detto che tutti i slenti sono cripto-sionisti. dico che dalle azione del sionismo ci guadagna l’Occidente (allo stato attuale del quadro mondiale) per cui la mia  SENSAZIONE è che chi si trova bene a vivere nei privilegi dell’Occidente 8in articolare in Europa) alla fine fine trova “comodo” che Israele stia facendo il lavoro sporco anche per noi.  sono convinto che se non esistesse Israele, i missili/razzi/droni di Hamas, Hezbollah ecc sarebbero girati verso ovest, ovvero verso di noi. E magari qualcuno lo avrebbero già sparato… Non fosse altro che epr questo motivo, siamo un po’ tutti cripto sionisti

  27. Lo slogan “Segre nazista” (pazzesco!) lascia perfettamente intendere il livello di aberrazione e di spaventosa ignoranza (e idiozia) a cui è sprofondato il cervello di innumerevoli fanatici.
     
    “Il sonno della ragione genera mostri.”

  28. @100Ciao Crovella ,Malgrado la mia natura ottusa ed ipersemplificatrice non voglio sfuggire la complessita’ : forse sei un sionista tu , che giustifichi anche dal punto di vista religioso il ritorno degli ebrei in terrasanta , per me è una questione di accordi internazionali e territori acquistati , quindi , malgrado spesso abbracci la visione degli israeliani , non potrei essere un “cripto -sionista” , perchè approvo la loro presenza in terrasanta , ma solo in un quadro di uno stato con confini delimitati , espandibili solo con acquisti o accordi , non legittimando un imperialismo militare “alla Trump”.

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