Metadiario-276 – Il tentativo alla via della X (AG 2008-002)
Nel 2008 intensificai le visite nella Valle del Sarca, assai incuriosito dalla feconda attività di apertura che faceva capo alla squadra di Heinz Grill. Il sito arrampicata-arco.com era assai ben fatto e prometteva una serie entusiasmante di salite esteticamente perfette.
Il 9 febbraio andai con Luca Santini e attaccammo un po’ tardi Essusiai alle Coste dell’Anglone, con il risultato di scendere dopo sei lunghezze. Peccato, la via era bellissima. Il giorno dopo andammo alla Parete di San Paolo e salimmo gli otto tiri di Helena, dove fummo estasiati dal bellissimo passaggio in libera della seconda lunghezza e della fantastica arrampicata sullo strapiombo del quinto tiro. Ma non sempre potevo affrontare il lungo viaggio da Milano ad Arco, così dovevo ogni tanto accontentarmi di mete più vicine, come ad esempio il Buco del Piombo, per il Diedro Scarabelli, con Marco Lanzavecchia e Matteo Pellegrini (16 febbraio). A quel tempo Lanzavecchia era in gran forma e riuscì a trascinarmi su un itinerario nettamente al di sopra delle mie capacità: la via Girl al Brentino di Monte Cimo. Quel 23 febbraio feci solo da secondo. Ma il giorno dopo mi rifeci con Filippo Gallizia sulla via delle Fontane alla Parete di Mandrea (Arco). Ci sembrò però che quella via avesse una fama superiore alle sue reali attrattive.
Dopo le altre due belle uscite con Salvatore Bragantini al Torrione del Cinquantenario, via Gandini (2 marzo) e al Bric Pianarella di Finale Ligure, via INPS (15 marzo), vennero le vacanze pasquali. Partii con tutta la mia squadra familiare alla volta della Provenza, con le famiglie di Luca Santini, Franco Ribetti e Giovanni Sicola. Un gruppone enorme, caratterizzato da ottima convivenza e rispetto delle libertà di ciascuno. Ci fu solo un episodio anomalo, quando Luca s’impallinò di andare una sera a mangiare in uno di quei locali “non luogo” che offrono carne in tutti i modi americani: noi facemmo resistenza e il gruppo si divise. Per fortuna la tensione dei primi momenti già la mattina dopo era sparita. Fu prevalentemente un soggiorno turistico con parecchia arrampicata in falesia, a St. Victoire e in Calanques. Le sole eccezioni furono con Franco a Les Walkyries, Six pour nous Trois (4L, 22 marzo), sul Socle de la Chandelle, la Traversée de la Commune (con Franco, 9L, 23 marzo), e a Rumpe Cuou, dove il 25 marzo con Luca salimmo due combinazioni a nostro uso e consumo: una via vicina a Les Pieds dans le Plat e l’ultima lunghezza di questa, poi Esperanza + le ultime tre lunghezze di Choukakawa. Il 26 marzo Elena fece da prima Le Petit Mur a Le Garlaban (Lascours), un tiro di IV.
Nel gruppo della Grigna Settentrionale, con Marco Milani e Filippo Gallizia, in una giornata nebbiosa (29 marzo) ci recammo al Torrione Bernardino Giuliana 1537 m. Salimmo due vie aperte di recente, Vento che passa (Jimmy Palermo, Tommaso Salvadori, Massimo Suriano e Maurizio Zara, 2005) e Amore eterno (Moira Biffi, Simone Servida e Roberto Rovelli, autunno 2006).
Nel mese di marzo ci fu la vendita del glorioso multivan Volkswagen di colore verde che per tanti anni ci era servito per i Grandi Spazi delle Alpi e che in pratica era usato quasi esclusivamente da Marco Milani. Fu una scelta soprattutto sua quella di cambiare mezzo e intestarsi personalmente il nuovo.
Il 5 aprile andai con Anne-Lise Rochat e Ivan Negro al Ponteil (Briançonnais), dove scalammo due vie, La Rampe (con uscita per l’ultimo tiro di Freeway) e Les Diables. Il 13 aprile andai in Sbarua con Giovanni Alfieri e lì salimmo prima la via Scuola Paolo Giordano, cinque lunghezze fino al 6a+ (c’erano anche Claudio Sant’Unione, Vareno Boreatti e un altro loro compagno) e quindi Il Gioco delle Perle di Granito, un diedro sulla destra dello Spigolo Bianciotto. E, non contento, seguii da secondo Marco Lanzavecchia su una bellissima fessura, La folle Perversione dei Quattro dell’Avemaria.
Il 20 aprile ancora ad Arco, questa volta con Luca Santini, Marco Milani e Matteo Pellegrini sulla via Apollo alla Parete di Padaro. Impressionante la discesa in corda doppia per tornare alla base.
Il 25 aprile, altra uscita nel Briançonnais. Con Franco Ribetti, Ugo Manera e Valentina Villa andammo a Freissinières e salimmo il Pilier des Martires (3L, fino al 6a+) e il Pilier de la St-Jean (4L, fino al 6b). Il giorno dopo, stessa destinazione e stessi compagni su Mamagama (ma con primo tiro su Papa m’a dit).
Il 29 aprile ero a Trento a ritirare il mio premio ITAS, la “segnalazione”, assieme ad altre due opere, di Dolomiti e Calcari di Nord-est, con la seguente motivazione:
“Con valida impalcatura concettuale, accurata informazione storica e soprattutto lunga esperienza personale, l’Autore offre un quadro descrittivo del particolare fascino proprio delle rocce calcareo-dolomitiche. Le informazioni tecniche e geografiche sono accompagnate dal pregio di una efficace capacità espositiva”.
Il Cardo d’Oro fu vinto da Annibale Salsa e i due Cardi d’Argento da Ugo Scortegagna e Mauro Corona. Come quest’ultimo, non ero affatto contento, avrei voluto vincere, con il massimo rispetto per gli altri concorrenti. In più, quella motivazione mi autorizzava a pensare che la giuria il mio libro l’avesse appena sfogliato…
Mi consolai già il giorno dopo arrampicando con Ivo Rabanser su Esculapio alla Parete di Padaro. Il 2 maggio invece ero con Marco Milani, Matteo Pellegrini e un amico di nome Ivo sulla via dello Spigolo al Pian de la Paia. Il 3 maggio mi trasferii al rifugio Casera Ditta in occasione di un incontro di grande portata (ma purtroppo di scarsa affluenza). La manifestazione era intitolata “Sui luoghi della memoria” e tre erano i temi che la contraddistinguevano:
– Montagna Bene Comune – La montagna è un patrimonio di biodiversità, di storia e di cultura. Ma non solo. E’ anche uno spazio di ricerca, avventura, incontro in primo luogo tra uomo e natura che ha trovato nell’istituzione dei parchi uno strumento fondamentale di gestione.
– Costi dello Sviluppo e Disastri industriali – Oggi la montagna viene via via sempre più lacerata dalla costruzione di strade, di impianti di risalita, di nuovi villaggi turistici, di grandi opere. E’ ancora viva la memoria del disastro del Vajont, frutto di una concezione dello sviluppo a tutti i costi.
– Difesa della memoria storica e della Costituzione – La montagna è stata luogo di rifugio e Resistenza all’invasione e alla dittatura nazifascista. Nell’inverno 43/44 nella zona del Vajont, nella val Mesath, furono poste le basi organizzative delle divisioni partigiane “Nino Nannetti” e “Belluno”, protagoniste all’interno del vasto movimento resistenziale Europeo della lotta per la liberazione dal fascismo e dal nazismo, per la democrazia e per un futuro di pace senza più guerre. Dalla lotta partigiana è nata la nostra Costituzione.
Il 10 maggio, approfittando di un viaggio-stampa nella Valle dello Stubai, con Harald Gleirscher traversai con gli sci dall’Hochdohle alla Dresdner Hütte passando per il Peilijoch.
Per il Collegio delle Guide Alpine della Lombardia e con il sostegno di Regione Lombardia, il 14 maggio organizzammo a Milano la conferenza stampa di presentazione del primo workshop dedicato al tema “Montagna e Sicurezza: diritti, doveri e responsabilità”. Il programma della conferenza prevedeva:
– Presentazione del moderatore Eugenio Pesci, alpinista e insegnante di filosofia;
– Intervento dell’Assessore Regionale Giovani, Sport e Promozione Attività Turistica, dr. Pier Gianni Prosperini;
– Introduzione dell’avv. Francesca Manassero;
– Sicurezza, filosofia e diritto, a cura di Annibale Salsa, presidente del CAI;
– L’esperienza di un amministratore (Attilio Silvestri, sindaco di Livigno);
– Intervento di Giuseppe Saglio, psicologo;
– Domande dei giornalisti;
– Rinfresco.
Il primo incontro del ciclo per approfondire il concetto di sicurezza, nonché gli aspetti giuridici e legali, si sarebbe tenuto a Sondrio il 24 maggio.
Ciò che le Guide Alpine volevano sottolineare nel seminario di Sondrio “Montagna invernale: sulla neve, scivolare tra leggi, ordinanze, bollettini e buon senso” era quanto si stavano impegnando e quanto investivano in azioni che avevano come obiettivo univoco il recupero della cultura della sicurezza basata sull’auto-protezione e sulla responsabilizzazione dell’individuo. Tentare dunque di fare chiarezza nel panorama normativo inerente la montagna, al fine di dare indicazioni certe e unitarie all’utenza, con particolare attenzione all’ambito della sicurezza e responsabilità del singolo individuo come pure del “partecipante” e dell’”organizzatore”. Il disordine amministrativo aveva provocato strascichi, a volte contrastanti fra loro, in diversi tribunali italiani e aveva suscitato l’interesse del mondo del diritto. Il frutto della “sicurezza dovuta” era fatto di leggi inapplicabili, assurde proposte di patentini per sciatori, autovelox sulle piste da sci, ordinanze di totale divieto di sci fuoripista quando gli stessi organismi promuovevano le loro stazioni con immagini di sci fuoripista.
L’obiettivo del convegno era dunque arrivare a suggerire comportamenti responsabili, dimostrare l’inutilità dei decaloghi fatti di regole di condotta, mettere allo stesso tavolo del confronto tutte le parti che intervengono su problematiche riguardanti la montagna, con lo scopo finale di lanciare il messaggio dell’auto-protezione, della sicurezza che deve risiedere nella persona e non solo nelle norme e nelle attrezzature.
L’invito era aperto a tutti, nell’ambito di un pubblico regionale e interregionale, ma era soprattutto rivolto a magistrati, prefetti, legali, giornalisti, sindaci e amministratori, rappresentanti di Arpa e Meteomont, di categorie professionali, dell’associazionismo e del volontariato. Graditi i contributi dati da altri personaggi, come psicologi, atleti od opinion leader.
Ecco l’elenco dei partecipanti al tavolo di lavoro:
Chiara Marolla, prefetto di Sondrio;
Gianfranco Avella, Procuratore della Repubblica di Sondrio;
Corrado Scolari, coordinatore Assessori Provinciali Protezione Civile;
Erminio Sertorelli, Presidente del Collegio Nazionale Guide Alpine;
Massimo Zanini, Presidente del Collegio Maestri di Sci della Lombardia;
Attilio Lionello Silvestri, sindaco di Livigno;
Giuseppe Saglio, psicologo;
Alessandro Gogna;
Francesca Manassero, avvocato e chairwoman.
Questo nel campo delle intenzioni. Quanto ai risultati pratici, la mail (31 maggio) di Ettore Togni a tutti i colleghi fu molto esplicativa:
“Egregi Colleghi e Membri del Direttivo, il presente messaggio è per relazionarvi brevemente sul convegno appena terminato […].
L’idea
Per dare seguito alla divulgazione della sicurezza attraverso la relazione, concetto introdotto nel nostro ambiente dall’ex collaboratore Lorenzo Merlo e condiviso dall’allora direttivo regionale e nazionale, nella primavera 2007 proposi al direttivo un ciclo di tre incontri tematici indirizzati principalmente a figure operanti nel mondo del diritto, della pubblica amministrazione, della comunicazione. Quindi non per il pubblico. L’iniziativa si sarebbe inserita nell’ambito del Progetto Promo da proporre alla Regione Lombardia. L’obiettivo degli incontri era di intervenire culturalmente sul dilagante e pericoloso concetto di sicurezza costruita sulla base di certezze e certificazioni e non sulla responsabilizzazione dell’individuo.

Con il conforto di una condivisione allargata alle spalle negli ultimi anni ho colto ogni occasione per divulgare il riscoperto concetto di sicurezza, nelle interviste a seguito di incidenti, nelle premesse a pubblicazioni, nei documenti ufficiali inviati alla Regione Lombardia, negli interventi a convegni e dibattiti, ecc. Anche nei nostri corsi di formazione, sia per Aspiranti guida che Accompagnatori di Media Montagna si fece un tentativo con Lorenzo Merlo nel lontano 2004, ma poi non ci fu seguito per vari motivi.
Il Direttivo approvò e il progetto fu presentato, la Regione approvò solo il primo workshop esclusivamente perché i fondi a disposizione non erano sufficienti per tutto il ciclo. Per la Regione gli altri eventi avrebbero trovato spazio nei progetti successivi.

Progetto esecutivo
Il progetto esecutivo apparve semplice, in realtà non lo fu. Era necessario costruire una struttura organizzativa snella e fatta da persone concordi con i nostri obiettivi. Individuai l’Avv. Francesca Manassero che si dimostrò entusiasta e si rese disponibile. Chiesi un’offerta al collega Alessandro Gogna per l’ufficio stampa e il direttivo approvò la sua offerta. Si trattava quindi di individuare una data, un luogo, e le persone da mettere al tavolo. Ricordavo di averne parlato a maggio 2007 al Prefetto di Sondrio che mi aveva garantito di essere della partita, in più Sondrio fu nominata Città Alpina 2007, in provincia di Sondrio c’è l’80% dell’area sciabile lombarda, a Sondrio c’è un Procuratore della Repubblica che si è occupato moltissimo di montagna e non sempre con risultati condivisibili, quindi quale ambiente migliore per parlare di neve e di sicurezza sulla montagna invernale ? Scelsi Sondrio, a ottobre 2007. Il mio obiettivo era di portare il risultato del workshop al 3° Forum Giuridico Europeo della Neve di Bormio a fine novembre. Non andò così perché ebbi la certezza della disponibilità del denaro regionale solo a fine settembre, quindi con tempi che avrebbero costretto a lavorare in fretta e male.
Spostai la data a marzo 2008 avvisando i collaboratori ed i relatori già contattati. Poi cadde il governo Prodi e la Regione suggerì di evitare il periodo pre-elettorale e post-elettorale in quanto i media sarebbero stati certamente più interessati al nuovo governo che al nostro evento. Quindi spostai di nuovo la data al 24 maggio, sempre a Sondrio. I relatori furono individuati e contattati a febbraio 2008, alcuni che avevano già dato la disponibilità per marzo non la confermarono per maggio. Non senza problemi si assemblò comunque una buona squadra.
Conferenza stampa
E’ stata realizzata il 14 maggio presso la sede della Regione Lombardia, pochi i media presenti nonostante l’ufficio stampa abbia inviato per tempo centinaia di comunicati.
Evidentemente l’argomento sicurezza è appetibile solo subito dopo un morto. Forse uno non basta nemmeno.
La conferenza si è svolta come da copione con vari interventi interessanti e con l’interesse dei pochi giornalisti presenti.
Con grande sorpresa nei giorni successivi l’ufficio stampa ha avuto numerosissime richieste di documentazione e conferme di partecipazione al workshop.

Preparazione al workshop
I giorni che hanno preceduto il workshop sono stati molto densi di incontri al fine di preparare al meglio gli interventi. Purtroppo il relatore chiave del mondo del diritto, il Dott. Carlo Bruccoleri ex Presidente del Tribunale di Bolzano, ha dato forfait creandomi un po’ di panico subito rientrato con la conferma di partecipazione del Prefetto e del Procuratore di Sondrio.
La collaborazione del collega Giuseppe Miotti è stata fondamentale per la logistica. E lo ringrazio.
L’ufficio stampa ha inviato tutti gli inviti ai media, mentre la segreteria del Collegio ha invitato:
– N° 125 tra sezioni CAI Lombardia e CNSAS;
– n° 22 Assessori provinciali al turismo e alla protezione civile;
– n° 26 Comuni con aree sciabili;
– n° 13 Collegi regionali guide alpine;
– n° 14 Collegi regionali maestri di sci;
– n° 20 Aspiranti Guida;
– n° 119 Guide Alpine;
– N° 75 Accompagnatori di Media Montagna;
– N. 30 inviti vari a singoli contatti non categorizzati.

Il workshop
Si è svolto presso la Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio. Ottima la dislocazione e ottimi i servizi offerti dalla Banca. I lavori sono iniziati alle 10.30 con l’apertura del Presidente del Collegio Gianantonio Moles, poi si sono susseguiti gli interventi istituzionali della Dott. ssa Borghini (Regione Lombardia) che ha sottolineato quanto la Regione sia sensibile al problema della sicurezza, poi il Prefetto di Sondrio e il Procuratore, ecc.
Ottimi tutti gli interventi tecnici, veramente di alto livello. Rimando il contenuto agli atti che saranno disponibili al più presto.
In sala pochissimi i giornalisti, e un pubblico quasi inesistente. E’ stato veramente come discutere a tavola con degli amici.
Ottimo il lavoro dell’avv. Manassero che ha trovato sempre l’anello di congiunzione tra un intervento e l’altro.
Dopo la pausa pranzo avrebbe dovuto esserci lo spazio per il pubblico, in realtà c’è stato ancora uno scambio tra i relatori per circa un’ora e mezza. Poi i saluti e un arrivederci al prossimo workshop a Lecco a parlare di attrezzatura di siti per l’arrampicata, ferrate e sentieri.
Osservazioni
Anche se l’argomento è di estremo interesse per la categoria, non mi sono mai fatto particolari aspettative sulla partecipazione di guide e accompagnatori. A qualcuno non avrebbe fatto male perché, purtroppo, capita ancora troppo spesso di leggere o sentire colleghi che “garantiscono la sicurezza”.
Con questo primo evento la strategia era la cernita di un primo gruppo di persone che condividono un preciso approccio al concetto di sicurezza. Ho potuto sentire relazioni di taglio diverso, ma con molti punti in comune ed esperienze concrete come quella del Sindaco di Livigno.
Da un certo punto di vista speravo che i media rispondessero poco all’evento, proprio perché il rischio di avere interventi sull’attuale linea dominante era troppo alto.
Su mia indicazione non sono state tratte conclusioni in quanto il workshop rappresenta l’apertura di un dibattito che spero molto lungo e coinvolgente. Ma soprattutto che incida sui comportamenti.
Un altro aspetto importante è che il dibattito dovrebbe essere riaperto quantomeno a livello di direttivo: con 5 nuovi consiglieri forse è meglio riverificare la posizione del direttivo in merito all’argomento sicurezza.
Ritengo possa essere utile, già a partire dalla presente comunicazione, informare tutti gli istruttori della commissione tecnica regionale sull’evoluzione del dibattito poiché sono loro i divulgatori e i motivatori presso le nuove leve”.

L’8 giugno eccomi ancora ad Arco con Filippo Gallizia su Elision alla Parete di Padaro; e poi il 14 giugno, sulla stessa parete, ma sulla via Artemis, con Salvatore Bragantini. Eravamo sempre più eccitati dalla varietà e dalla bellezza delle vie aperte da Heinz Grill, volevamo percorrerle tutte…
In cordata numerosa (Salvatore Bragantini, Filippo e Maria Grazia Ia Gallizia, Daniela Travella, Daniele Brunelli) il 21 giugno salimmo la via Locatelli (con variante Motti) al Sergent in Valle dell’Orco, poi in serata ci trasferimmo al rifugio Pontese. Nel trasferimento tra la diga e il rifugio quasi subito mi si staccarono entrambe le suole dai miei vecchi scarponi Asolo. Purtroppo non avevo con me le semplici scarpe d’avvicinamento, in quanto bisognava pestare molta neve per arrivare all’attacco. Con difficoltà, raggiunsi il rifugio dopo una raffazzonata legatura con le stesse stringhe. Il giorno dopo era prevista la salita di una via alla parete sud-est del Becco Meridionale della Tribolazione che, come dice lo stesso nome, non è proprio dietro l’angolo. Il fissaggio delle suole fu fatto con un po’ più di tecnica e mezzi a disposizione, ma era comunque assai precario. Il nostro obiettivo era la via del Bicentenario del GASP (un itinerario di 11 lunghezze aperto da Daniele Caneparo e Dario Ricchitelli il 7 giugno 1986), ma le 2.30 ore previste di marcia diventarono 3.30, sia per la neve molle che per le suole che mi si staccarono più volte.
Arrivati alla base della parete non fummo in grado di individuare l’attacco della via. Per non perdere altro tempo ci rivolgemmo alla via Grassi-Re (Gian Carlo Grassi e Alberto Re, 6 ottobre 1968), un gioiello della zona. Superato il lungo zoccolo innevato, attaccammo finalmente la via a un’ora improponibile e dopo le prime due lunghezze (belle atletiche) ci fu la necessaria decisione a malincuore di tornare indietro perché era troppo tardi. I miei compagni Marco, Erio, Daniela e Daniele dalla base dello zoccolo si avviarono veloci verso il rifugio, desiderosi dell’obbligatoria birra. Io invece rimasi a lottare con le mie suole e con le mie calze completamente fradice e li raggiunsi solo molto più tardi.
Nell’estate ci fu la notizia che forse il Comune di Padru era interessato alla pubblicazione della guida che Marco Marrosu ed io volevamo scriver sul Monte Nieddu. Il 1° settembre scrissi questa mail a Marco:
“Tienimi aggiornato sul tuo incontro con l’assessore. Per un colloquio riassuntivo con lui, dal canto ti ricordo che, nella mia idea, la guida dovrebbe avere l’intestazione del doppio autore, ma anche che non voglio un centesimo di diritti, né mi interesserò della distribuzione libraria. Per i contenuti, dovrà essere come l’avevamo pensata fin dall’inizio, cioè con arrampicata, escursioni, gite a cavallo, bicicletta e canyoning. Se poi salta fuori qualcosa d’altro, chessò, elenco di agriturismi o cose del genere, possiamo vedere. Il tutto in quella zona che possiamo chiamare Monte Nieddu, che è anche parco naturale, sbattendocene dei confini amministrativi dei comuni. Su questo punto sarei chiaro e intransigente”.
A giugno ci fu l’uscita di Dolomiti-Orizzonte 3000, un dignitoso libro scritto a quattro mani con Paolo Lazzarin, per la Casa Editrice Panorama: 200 pagine di testo e tante fotografie per descrivere le vie normali delle 91 vette delle Dolomiti superiori alla quota 3000 m.
Ma in quel periodo ci fu un’altra uscita editoriale, questa volta a cura della Nuovi Sentieri di Bepi Pellegrinon: Pale di San Lucano – Lo Yosemite delle Dolomiti. Bepi, sempre attento a pubblicare in occasione di ricorrenze, aveva approfittato del Quarantennale della prima invernale alla parete nord dell’Agner (via Jori), da parte di Reinhold e Heindl Messner con Sepp Mayerl (dal 29 al 31 gennaio 1968) per chiedermi con una certa amichevole insistenza una rapida stesura della storia delle Pale di San Lucano. Ne uscì un libro contenuto a 96 pagine con molte foto storiche. Questo fu presentato in occasione della festa che ci fu a Taibon Agordino il 26 luglio, presenti i tre protagonisti della storica invernale.

Sopravvissuto alla festa, già in serata mi avviai verso il rifugio Casera Ditta. A Pineda avevo appuntamento con l’amico di Catania Carmelo Ferlito, cui avevo promesso una grande prima ascensione da tentare nel selvaggio mondo delle cime di Pino. Anche Adriano Roncali sarebbe stato della partita. L’obiettivo era l’inquietante parete ovest della Cima di Pino Sud per la cosiddetta via della X, per via di uno strano ed enorme disegno che la parete rocciosa di 700 m presenta.

Per via del tempo incerto partimmo assai presto dal rifugio solo il 28 luglio e per arrivare all’attacco ci fu la solita marcia incredibilmente scomoda in un ambiente che più selvaggio non si può, senza però sbagliare neppure di un metro grazie alle nostre conoscenze precedenti. Dopo un primo tiro interlocutorio ci si presentò il risalto che dava accesso al cuore della parete tramite una breve rampa. Carmelo s’impegnò sul tiro per circa due ore, con ciò realizzando un vero e proprio capolavoro. Ne risultò infatti una lunghezza di 40 metri, dapprima in obliquo a sinistra e poi diretta in verticale sul risalto di una dozzina di metri che porta alla rampa. Un repulsivo concentrato di roccia estremamente friabile, quasi inchiodabile. Carmelo vi conservò un grande sangue freddo: in seguito ci confessò che aveva proseguito solo perché non se la sentiva di tornare indietro in arrampicata… Con la corda davanti riuscii a salire il tiro in libera, trovando il mio limite.
Adriano ed io raggiungemmo Carmelo e ci congratulammo con lui, sinceramente scossi da tanta bravura. Ma non eravamo più gli stessi della mattina. Salimmo ancora una terza lunghezza, la rampa, questa volta più facile e di roccia buona, ma quando fummo sotto al tratto più significativo della parete, guardando quegli strapiombi ossessivi, quelle rocce nerastre e spesso bagnate, ma soprattutto nel ricordo dell’adrenalina prodotta nel tiro precedente, ci “facemmo persuasi” che non era più il caso di proseguire. C’era qualcosa nell’aria che ce lo impediva: questo qualcosa chiamasi “paura”. Demmo responsabilità alle difficoltà che prevedibilmente richiedevano massiccio uso di artificiale, dopo di che, d’amore e d’accordo, piazzammo la prima doppia.
Il 30 agosto con Giovanni Sicola salii in Val Ferret la Parete dei Titani, con la combinazione della prima parte della via Ahi ahi ahi e della seconda sezione di Venus.
Il 20 settembre con Filippo e Ia Gallizia salimmo in Albigna il Pizzo Spazzacaldera per la via Mosaico e la Fiamma per la via Hürlimann-Wieland.
Nel frattempo si era conclusa la lavorazione del libro Riccardo Cassin – Cento volti di un grande alpinista, per le edizioni di Bellavite, che in effetti uscì a ottobre. Il libro fu redatto a sei mani, quelle di Daniele Redaelli, di Laura Melesi e le mie. L’occasione era data dai cento anni che nel gennaio 2009 avrebbe compiuto Riccardo.
La ricetta del libro consisteva nella raccolta di cento testimonianze di persone che erano venute in contatto con Cassin, ciascuna delle quali raccontava qualcosa del celebre alpinista lecchese: grandi uomini del mondo dell’alpinismo, della cultura, del giornalismo e personaggi che hanno segnato lo scenario storico politico e mondiale.
Tra questi anche John Kennedy, con un telegramma che il presidente americano inviò nel 1961 a Cassin in seguito alla vittoria italiana sulla Sud del McKinley (oggi Denali). Questo libro in seguito vinse il primo premio del Concorso Leggimontagna 2009.
E sempre al riguardo dell’argomento libri in cantiere, in tutto il 2008 continuò il lavoro per libro storico sulle guide alpine lombarde (redazione e ricerca foto), grazie soprattutto all’aiuto fornitoci da Alessandra Raggio. Lei già collaborava con me nella collana Campo Quattro di Priuli&Verlucca.
Molto importante, nell’anno, fu la programmazione e la promozione stampa dell’iniziativa “Adotta un ghiacciaio”, supportata da Osram, un’azione di ricerca di elevato valore scientifico in campo glaciologico e meteorologico, coordinata dal prof. Claudio Smiraglia, docente all’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato Glaciologico Italiano.
Per la prima volta, infatti, nella zona di accumulo di un ghiacciaio alpino di altissima quota, i ricercatori dell’Università di Milano avrebbero analizzato le condizioni micro-meteorologiche ed i loro effetti sulla vita del ghiacciaio attraverso un monitoraggio continuo con una strumentazione di tecnologia innovativa. L’ubicazione di tale importante studio fu un settore del Ghiacciaio del Gigante, posto ad oltre 3.400 m di quota nel gruppo del Monte Bianco, in corrispondenza del confine fra Italia e Francia. Il sito era stato scelto in quanto ritenuto il più idoneo per i ridotti apporti valanghivi e la trascurabile influenza dell’accumulo di tipo eolico.

Il 5 ottobre andai con Luca Santini al Bourcet (Val Chisone) e salimmo Aria della quarta corda; sempre con Luca, l’11 ottobre, in un tripudio di colori autunnali andammo con le nostre famiglie in Apuane: salimmo la parete nord-ovest del Sassorosso (Orecchiella) per la via dei Fiorentini con variante Piotti.
Il 25 ottobre invece ci fu una giornata scialba. Con i fratelli Salvatore e Renzo Bragantini andammo in Valle dell’Orco con l’obiettivo di salire al Caporal per il Diedro Nanchez, possibilmente in libera. Tornammo esausti e depressi dopo tre lunghezze, non si sa neppure bene perché: di certo quel giorno non eravamo all’altezza.
Il 26 ottobre con il solo Salvatore andammo alla diga di Àgaro, nella zona dell’Alpe Devero. Alle Pareti di Àgaro salimmo Molte vite, molti maestri, uno splendido itinerario aperto nell’estate del 2006 da Paolo Stoppini, Maurizio Parianotti e Simone Bonomi (5L, fino al 6b+).
Con Filippo ed Ia Gallizia l’8 novembre salimmo la via Tommy alla Parete di Charvatton, nella valle di Champorcher: sono 14 lunghezze belle, ma abbastanza noiose perché un po’ ripetitive. La via era stata aperta nel 1998 da Tito Sacchet e Michele Fardo. Il 23 novembre andai con Giovanni Sicola a ripetere (dopo tanto tempo) la via Boga alla Corna di Medale. Fu un totale insuccesso, la via era stata abbandonata nel tempo, il riscaldamento globale aveva inerbito le fessure al punto che non si vedevano più i vecchi chiodi del Boga Mario Dell’Oro. Dopo due faticosi tiri decidemmo che ne avevamo abbastanza di un disgaggio condotto peraltro senz’altro mezzo che le unghie; così scendemmo e andammo all’Antimedale per salire la via Chiappa.
Infine ci fu la consueta vacanza di fine anno, con Luca Santini e Paola Pravadelli, ancora una volta nell’amata Provenza. Anche in questa non ci producemmo granché sulle vie lunghe, preferimmo arrampicate in falesia e qualche bella escursione nelle Calanques. A Capodanno Luca e Paola furono sostituiti da Marco Milani e Barbara Chiarenzi, con i quali Guya ed io da Callelongue salimmo alla Sommet de Marseilleveyre 432 m, poi scendemmo al Col de la Galinette e da lì ancora traversammo fino a Callelongue. A fine pomeriggio, nella piazza con l’Obélisque de Mazargues, la stessa dove due sere prima Luca Santini si era rimpinzato di ostriche comprate nei baracchini, verso le 18 eravamo tutti e quattro sulla panchina a gozzovigliare con vino Gigondas, pane francese e prosciutto corso comprati in un negozietto del vicino Boulevard de la Concorde.
Dopo un’altra giornata sui monotiri del settore Clito delle Deux Aiguilles de St. Victoire, il 4 gennaio, sempre con Barbara e Marco, dalla Gardiole camminammo fino al Col du Devenson 245 m traversando i tre successivi valloni de la Fenêtre, de l’Oule e des Charbonniers. Ritorno per il Col de l’Oule 175 m con discesa finale a Gardiole.
Dopo un’altra giornata sui monotiri del settore Clito delle Deux Aiguilles de St. Victoire, il 4 gennaio, sempre con Barbara e Marco, dalla Gardiole camminammo fino al Col du Devenson 245 m traversando i tre successivi valloni de la Fenêtre, de l’Oule e des Charbonniers. Ritorno per il Col de l’Oule 175 m con discesa finale a Gardiole.

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“Girl” non è la parola inglese per ragazza ma quella veronese per “ghiro”. Fosse vero quello che dice il Penotti! Non mi tengo un cazzo, e passi, ma ho le articolazioni delle caviglie totalmente sbriciolate… e per fare qualsiasi cosa, passeggiata da paralitico compresa, devo calare antidolorifici.
Ringrazio il Capo per aver riportato correttamente il nome del tiro “La folle depravazione dei quattro dell’Ave Maria” successivamente storpiato e abbreviato in diverse guide! Il buon Marco Lanzavecchia con cui ho scalato a fine aprile in Val di Susa si tiene ancora anche se, hai noi, il tempo passa e le giunture cigolano! Le figlie di Giudirel , oltre che bellissime e avviate a una importante carriera lavorativa, si tengono “abbestia”! . Buon sangue non mente….