Il versante settentrionale del Piz de Sagron
Scopo del presente saggio è l’illustrazione storico-geografica del versante settentrionale del Piz de Sagron 2485 m e dei suoi satelliti, più precisamente della catena rocciosa che si estende (in direzione est-ovest) dalla Forcella dell’Omo 1942 m al Passo Palughét 1891 m. La maggior parte delle cime che costituiscono questa catena (facente parte del gruppo del Cimònega) sono ben visibili da Sagron e Mis; solo le cime a ovest del Piz de Sagron sono visibili dal Passo Cereda o dai pressi.
Si tratta di un complesso roccioso assai imponente, nel suo articolarsi selvaggio di alte pareti precipiti solcate da immani valloni profondi. Ma la difficoltà di accesso e i grandi dislivelli non bastano a spiegare l’innaturale oblio che ha pervaso queste cime. Certamente, la vicinanza del gruppo (ben più famoso) delle Pale di San Martino ha oscurato l’intero Cimònega. E ciò a dispetto del fatto che questo sia attraversato da un itinerario ben frequentato come quello dell’Alta Via n. 2.
Unica eccezione a questa sofferta dimenticanza è la storia alpinistica. Il versante in questione è stato teatro di grandi esplorazioni, significative dal punto di vista storico anche per l’importanza dei nomi di alcuni dei protagonisti. Ma anche la totalità di queste imprese è comunque passata in secondo piano, non essendoci mai stata proliferazione di racconti e relazioni al riguardo.
Dunque è ora che molto di ciò che è stato fatto da queste parti veda finalmente la luce in un primo abbozzo di cronaca ragionata.
Descrizione
Se si scorre lo sguardo a destra (ovest) della Forcella dell’Omo 1942 m, la prima cima che s’incontra sulla cresta è quella del Comedon 2325 m. Questa elevazione spinge a nord una cresta secondaria che dà origine alla bella Punta dell’Omo 2180 m (o Corno del Comedòn). Proseguendo, lo sguardo cala sull’intaglio del Passo del Comedon 2070 m. Di qui passa l’Alta Via n. 2, che proviene dal Passo Cereda e qui giunge attraverso la caratteristica Intaiada, il solo modo di salire senza difficoltà alpinistiche (a parte un breve tratto attrezzato). L’Alta via n. 2 scende poi sul versante nord del Passo del Comedon e raggiunge il bivacco Feltre – Walter Bodo 1930 m nella grande conca a meridione del Piz de Sagron, tra questo e il Sass de Mura 2550 m.
La cresta prosegue a occidente con le importanti elevazioni prima del Sasso delle Undici 2310 m e poi del Sasso Largo 2283 m (a nord di quest’ultimo è la Torre Nord del Sasso Largo). La cresta continua poi (sempre verso ovest) fino alla vetta del Piz de Sagron 2485 m. Sul versante settentrionale di questo sono le aguzze punte della Torre Walter Bodo 2350 m e della Torre Lucia 2250 m.
Ora la cresta spartiacque svolta a nord-ovest scendendo a picco sulla Forcella di Sagron 1964 m (anch’essa attraversata da una traccia escursionistica); da qui si risale alla vetta del Piz Palughét 2165 m, a nord del quale (quindi non sul filo della cresta principale) si slancia la Lasta del Piz 2023 m; la cresta poi prosegue (ancora a ovest) fino al Pizzo Cereda 1962 m e fino al successivo Passo Palughét 1891 m, toccato dal sentiero di collegamento tra la Val Noana e il Passo Cereda 1361 m. Da questo sentiero, sul versante Cereda, si notano tre bellissime punte (Torri del Garòfolo): la Torre Nadia, la Torre Antonietta e la Punta del Larice.
Storia alpinistica
Dopo l’avventurosa prima ascensione del Piz de Sagron, per merito di Cesare Tomè e Tommaso Dal Col ma soprattutto della loro guida Mariano el Gabiàn Bernardin, avvenuta il 16 agosto 1877 per il versante meridionale della montagna, i primi ad avventurarsi sulla parete che stiamo trattando sono Ettore Castiglioni e Giorgio Kahn, quando il 21 luglio 1927 salgono il Canalone nord del Piz de Sagron. Sono 450 m con difficoltà di IV grado, ma la via non è certamente estetica perché si svolge al fondo di un tetro canalone. Rimediano a questo, il 18 settembre 1927, Attilio Messedaglia e Antonio Sacchet, che superano infatti la parete nord del Piz de Sagron, 450 m, IV.
Nel 1934 inizia la campagna esplorativa di Ettore Castiglioni e Bruno Detassis, allo scopo di redigere la guida Pale di San Martino (1935) che, oltre al massiccio vero e proprio delle Pale, comprendeva pure i gruppi dell’Agner, delle Pale di San Lucano, del Feruc e delle Alpi Feltrine. Il Castiglioni, che aveva già avuto modo di esplorare nel 1927 il gruppo del Cimònega, avvia con Bruno Detassis una vera e propria campagna esplorativa. Molto importante, anche se non rientra propriamente nell’ambito di questo breve saggio, l’apertura della parete sud del Comedòn (Bruno Detassis ed Ettore Castiglioni, 400 m, III, IV e IV+, 21 ottobre 1976). Questo bell’itinerario fu in seguito ripetuto da Maurizio Manolo Zanolla e Giulio De Bortoli il 21 ottobre 1976.
Il 13 giugno 1934 è salita la parete nord-est del Sasso Largo (500 m, IV e V). Autori sono Ettore Castiglioni e Bruno Detassis. La salita si svolge lungo una serie di diedri aperti che solcano nel mezzo la grande parete. Una salita estremamente estetica, che è stata ripetuta il 6 luglio 1975 da Corrado De Bastiani e Livio Cassol.
Il 6 luglio 1934 Castiglioni, con Nino Corti, sale la parete nord della Punta Cereda (600 m, III con un passo di IV).
Il 7 luglio 1934 Bruno Detassis e Nino Corti salgono la Gola nord-est del Piz de Sagron (600 m, II e III)
Il 9 luglio 1934 Bruno Detassis, con Giovanni Stauderi, sale lo spigolo sud-est del Piz del Palughet (150 m, V).
Sul Sasso delle Undici, Castiglioni e Corti superano la parete nord il 10 luglio 1934 (450 m, III).
Il problema dello spigolo nord del Sasso delle Undici viene risolto dal solitario Franz Steirl il 19 settembre 1951 (450 m, IV).
Lo spigolo nord della Torre Lucia (350 m, III e IV con un passo di V) è salito il 14 luglio 1959 da Gabriele Franceschini e Lucia Bonato.
Il 21 agosto 1966 Michele Zanetti, A. Zanotto e I. Pranovi salgono la parete nord-ovest del Piz de Sagron (450 m, IV e V), una delle ultime grandi pareti.
Ma è nell’estate del 1973 che si risolve la linea più estetica, lo spigolo nord-ovest del Piz de Sagron (600 m, dal III al V): autori Vincenzo De Gasperi e Pietro Andretta.
Lorenzo Massarotto
Lorenzo Massarotto, nella fantastica abbondanza delle sue prime ascensioni, non trascura il gruppo del Cimònega. Inizia il 21 luglio 1991, quando sale la parete nord-est del Pilastro Giuseppe Simioni del Sasso Largo (via del Jhaki, 400 m, fino al VII-) con Savino Sansonne e Roberto Tasca (pagina 204 di Le Vie di Lorenzo Massarotto). Tra luglio e agosto dello stesso anno, ancora con Sansonne, sale la parete nord-ovest della Seconda Torre del Palughét (450 m, fino al V+, pagina 208 di Le Vie di Lorenzo Massarotto). Nell’agosto 1991 vi sale altri cinque itinerari nuovi: Sasso delle Undici, parete nord-est, via Claudio Carpella, con Livia Ballan (570 m, fino al V, pagina 213 di Le Vie di Lorenzo Massarotto); Sasso delle Undici, parete nord-est, via Saudade do Brasil, con Savino Sansonne (420 m, fino al V+, pagina 212 di Le Vie di Lorenzo Massarotto); Torre Nord del Sasso Largo, per parete nord-est e poi nord-ovest, via del Trapezista, con Giuseppe Bonotto e Savino Sansonne (600 m, fino al VI-, pagina 213 di Le Vie di Lorenzo Massarotto); Piz del Palughét, parete sud-est, via dei Camini accademici, con Sansonne (400 m, fino al V-, pagina 216 di Le Vie di Lorenzo Massarotto); Sasso Largo, parete nord-est, via Xangò, con Sansonne, Dario De Toni e Mauro Moretto, il 12 agosto (550 m, fino al V, pagina 216 di Le Vie di Lorenzo Massarotto).
Dopo otto anni, nel 1999, Massarotto torna con Riccardo Milani e apre sul Piz de Palughét, parete sud-est, il Risveglio dei Sensi (350 m, IV+, pagina 298 di Le Vie di Lorenzo Massarotto). Il 4 giugno 2000, ancora sulla Seconda Torre del Palughét, apre una via sulla parete nord-ovest con Claudio Chenet (600 m, fino al V+, pagina 298 di Le Vie di Lorenzo Massarotto). Infine, il 31 agosto 2002, con Mauro Busata, apre la parete nord-ovest della Terza Torre del Palughét (680 m, IV+ e V-, pagina 325 di Le Vie di Lorenzo Massarotto). Con ciò tralasciando l’importante esplorazione che Massarotto condusse sulla Parete piatta del Sass de Mura.
Altre ascensioni
- Sasso Largo (oltre alle esplorazioni di Gabriele Franceschini sui versanti sud e ovest), prima traversata di cresta, 600 m di sviluppo, II e III, Gabriele Franceschini da solo, 25 luglio 1945;
- Comedòn, parete nord, 350 m, II e III, Gabriele Franceschini da solo, 6 ottobre 1946;
- Punta Cereda, cresta ovest, 250 m, II e III, un passo di IV, Gabriele Franceschini e Dario Palminteri, 7 luglio 1947;
- Piz del Palughét, fessura est, 250 m, III e IV, Gabriele Franceschini e Dario Palminteri, 8 agosto 1947;
- Piz de Sagron, la Gola nord-ovest (500 m, II) è salita da ignoti in data incerta;
- Corno Comedòn (Punta dell’Omo), spigolo nord-ovest, 200 m, III e IV, Franz Steirl, 9 settembre 1951;
- Punta Cereda, parete nord-nord-est, 580 m, II e III, un passo di IV, Bianca e Gabriele Franceschini, 30 agosto 1953;
- Lasta del Piz, parete nord-ovest, 450 m, II e III, 1 passo di IV, Gabriele Franceschini e Gian Carlo Buzzi, 16 agosto 1954;
- Torre Nadia, Camino ovest, 160 m, III e IV, L. e M. Gadenz, 17 luglio 1955;
- Torre Antonietta, Camino nord, 150 m, IV, L. Gadenz, S. Scalet e S. Brunet il 2 novembre 1956;
- Torre Nord del Sasso Largo, parete ovest, 240 m, II e III, Gabriele Franceschini e A. M. Giuliani, 26 giugno 1961;
- Torre Walter Bodo, parete nord, 500 m, III e IV, Gabriele Franceschini ed Enrico Bertoldin, 17 luglio 1963;
- Piz del Palughet, parete sud-ovest, 180 m, III e IV, A. Zanotto, Michele Zanetti, I. Pranovi, Adriana Valdo, R. Lovato, 20 settembre 1964;
- Torre Lucia, parete nord, 450 m, IV, Ottorino e Cesare D’Accordi, 19 luglio 1970;
- Punta del Larice, cresta ovest, 180 m, II e III, Enrico Bertoldin, Sergio Claut e R. De Paris, 23 giugno 1971.
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“Le Alpi Feltrine, dunque! Un mondo incantevole di rocce corrose dal tempo; un mondo di spazi impensati; un mondo per l’avventura pulita”
Cosi descrive queste montagne Italo Zandonella Callegher nella sua introduzione alla guida “Cime e pareti delle Alpi Feltrine” di Mapret, De Zordi, De Paoli.
Bellissime queste montagne, ancora selvagge e solitarie, non inflazionate. Ci sono stato tre volte: una a fare una bella traversata dalle malghe Erera/Brandol al Rif. Boz ritorno in val Canzoi, pernottando nella stupenda conca dei bivacchi Feltre-Bodo; altre due volte a scalare ripetendo la bella “Diretta De Bortoli” alla parete Piatta del Sass De Mura sempre pernottabdo al bivacco Feltre-Bodo e la via “Chicchi di Stelle” al Sasso delle Undici con partenza dal paesino di Mattiuz, avvicinamento e ritorno per la banca dell’Intaiada passo del Comedon; via che ci sembrò un po sottovalutata , 400 metri 7 chiodi , aperta da De Paoli e De Zordi.