La cengia della discordia
di Irene Borgna
(pubblicato su La Rivista del CAI n. 17, novembre 2025)
Non ricordo bene in che condizioni trovai la prima volta il passaggio esposto sulla cengia della Via normale alla frequentatissima Cima Sud dell’Argentera: c’erano corde fisse in buono stato? Canaponi marci? Chiodi vecchi? Ancoraggi nuovi? Boh. Appartengo a quella sventurata categoria di persone che potrebbe ripetere allo sfinimento la stessa salita senza riuscire a memorizzarne nemmeno un passaggio (esistono umani fortunati che ricordano ogni singolo movimento di ciascuna lunghezza a cinquant’anni di distanza dall’unica ascesa – e li invidio molto).
Se la mia vita alpinistica fosse un film con Adam Sandler, potrebbe intitolarsi 50 volte la prima salita. L’esordio sull’Argentera risale al 2003: avevo appena dato la maturità e in qualche modo più efficace che stiloso devo essere riuscita a svicolare oltre il “passo del gatto” che dà accesso alla seconda parte della cengia diagonale, che taglia il versante est della montagna più alta delle Alpi Marittime. Quando sono tornata qualche anno fa, il passaggio era fornito di corde fisse, di cui (ça va sans dire) non ricordo né lo stato né la bontà delle protezioni cui erano ancorate. Transitai disinvolta come un caciocavallo con lalonge e via.
All’inizio dell’estate 2025 le corde fisse deteriorate e gli ancoraggi datati sono stati rimossi e sostituiti con fix e moschettoni apribili non asportabili, che promettono un’affidabilità e una durata nel tempo maggiori rispetto al materiale preesistente. Richiedono però attrezzatura alpinistica per la progressione in conserva e la consapevolezza e l’abilità necessarie per portare a termine un itinerario di difficoltà PD-, che negli ultimi anni è stato percorso da un numero crescente di escursionisti in scarpette da ginnastica, senza casco né imbrago né cognizione del contesto, resi confidenti proprio dalle corde fisse. Che danno fiducia ma non sempre la meritano: non si può infatti mai sapere che avventure, usure e lesioni, anche non evidenti, hanno vissuto in quota.
L’azione di rimozione delle corde fisse ha due aspetti antropologicamente interessanti. Il primo è che non è il frutto di un’alzata di ingegno estemporanea, bensì l’esito di un confronto tra le Guide alpine (che hanno realizzato l’intervento), le Aree Protette delle Alpi Marittime (che hanno fornito i materiali) e il rifugista presso il quale passa e sosta il grosso delle truppe cammellate dirette all’Argentera. L’idea condivisa alla base dell’intervento è stata quella di lasciare sul posto il minimo di attrezzatura affidabile, per permettere di percorrere in sicurezza un itinerario alpinistico… agli alpinisti, disincentivando gli escursionisti, che stanno aumentando di numero e in baldanza – ma non altrettanto in preparazione all’ambiente alpino.
Il secondo aspetto interessante è il dibattito che l’intervento ha scatenato sui social. Schematicamente, c’è chi sostiene che sia positivo: la sostituzione delle corde fisse alza l’asticella della difficoltà tecnica, ma anche la sicurezza complessiva dell’itinerario per chi sa come utilizzare fix e moschettoni. Scoraggiare chi non è in grado di farlo vuol dire semplicemente prevenire situazioni di rischio. L’alternativa “ipersicura” di vedere incatenata la regina delle Alpi Marittime (l’espressione è dell’alpinista ligure Andrea Parodi) in nome della sicurezza sarebbe stata in effetti triste. Sul lato opposto della barricata c’è chi dice che l’intervento renderà invece l’itinerario più pericoloso perché gli imbranati sono così imbranati che si cimenteranno lo stesso e “ora aspettiamo il primo che cade giù“.
Ciascuno può farsi la sua opinione in merito, il punto su cui vale la pena riflettere è: qual è la montagna che vogliamo? Reduci da un’estate in cui sembra che tutti i maleducati d’Italia e del mondo abbiano disertato il bagnasciuga per le vette, dove alcune mete alpine hanno sofferto per la morsa della siccità e dell’iperfrequentazione, dove il Soccorso Alpino è stato sotto pressione per il carico di interventi “da impreparazione“, se tutto questo non ci piace merita rimboccarsi le maniche e capire quali possono essere le soluzioni, caso per caso, per inventarsi un futuro diverso. Confrontarsi e poi sperimentare.
Ed è esattamente ciò che è successo per quanto riguarda la cengia dell’Argentera, un episodio che già solo per le modalità e gli obiettivi dell’intervento e la trasparenza nella comunicazione è degno di nota. Poi, suvvia, siamo in Italia: nel momento in cui scrivo (inizio settembre 2025) le corde fisse sono di nuovo lassù, ricomparse magicamente per mano ignota pochi giorni dopo la loro rimozione. Siccome siamo animali pigri e abbiamo difficoltà ad abbandonare volontariamente e senza rimpianti le comodità cui siamo abituati, che almeno questa esperienza ci serva di lezione: ogni volta che ci verrà voglia di installare nuovo materiale in parete per “addomesticare dei passaggi”, ricordiamoci che con ogni probabilità si tratta di una mossa senza ritorno. Valutiamo bene. E magari lasciamo perdere.
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@24… comprese quelle sulla “normele” svizzera. Se no arricchiamo di più gente che nn ne ha bisogno.
@23
era solo un esempio, forse il più eclatante, ovvio che andrebbero tolte tutte.
La cheminee senza “aiutino” rimanderebbe a casa la maggior parte delle cordate. Peró nn mi è molto chiaro perchè si parli di questo passaggio su una via che è super attrezzata dalla “corda della sveglia” in poi, appena fuori la Carrel. O si toglie tutto o si lascia il 6a del “camino” attrezzato.
Per il resto mi sentirei di chiosare che “Il mondo è bello perchè è vario”. Buone salite a tutti. Con/senza cartelli e con/senza moschettoni fissi.
A complemento del mio intervento iniziale, la “passerelle” porta al rifugio CAF dove hai prenotato da settimane e da dove si parte per ascensioni di più giorni nel settore Miage-Trelatete-Bionnassay. Ai vari Eros non sembra normale che a valle si segnali che un ponte tibetano di 40m sia inaccessibile sulla via che porta al rifugio?
C’è una via alternativa su ghiacciaio, ma se devi prendere quella devi saperlo sin dall’inizio.
Ciao
Eros crede di averlo duro solo lui. Buona montagna a tutti.
I cartelli li trovo peggiori delle corde fisse. Molto peggiori.
E la cheminèe senza canapone sarebbe almeno 6a! Carrel era molto più che immenso.
Poi sui canaponi il discorso sarebbe lungo. Eterno.
Buonanotte.
Io ho messo una corda fissa per andare al cesso di notte e un altra corda fissa per scendere dal soppalco nella casa di campagna.
Che palle sti tutori dell’incolumita altrui. Io non so nuotare e non vado in acqua alta. Allora perché nessuno mette ciambelle, boe, barchette dove si può affogare?
Le discussioni sull’ “addomesticamento” o “messa in sicurezza” della montagna, pro e contro, sono un soggetto ben preciso. Pero’ adesso si stava discutendo della tesi, introdotta con il commento #10, secondo cui l’ eventuale scomparsa di forme di “addomesticamento”, per cause naturali o per intervento umsno, non dovrebbe essere segnalata – tesi che, senza voler offendere nessuno, trovo a dir poco demenziale, oltre che foriera di pesantissime conseguenze legali.
A me è capitato spesso di incappare in sentieri chiusi per frane o per altri accidenti idrogeologici. Non capisco quale sia il problema nel segnalare altre problematiche che riguardano i tratti attrezzati evitando “girate sui tacchi” parecchio antipatiche.
Sulla tipologia di attrezzi da lasciare in loco, forse la soluzione “ con moschettoni fissi” puó contribuire a ridurre l’affollamento e di conseguenza gli interventi del Soccorso. Se la soluzione fosse questa credo sarebbe opportuno, anche in questo caso, avvisare “l’utenza” che senza corda nn si passa.
Sbaglio o ci sono un sacco di vie con il “passo del gatto”, che credo sia un movimento da fare dinamico, come un gatto appunto. Se ci metti una corda fissa il “passo del gatto” non lo fa più nessuno e la via perde una sua importante e bella caratteristica. Hanno fatto bene a togliere le corde fisse! Sulle facilitazioni non farei troppi moralismi: quelli che salgono il 9a sono i primi a salire vie facilitate con gli spit. Anche i bolli rossi di un sentiero, un ometto prezioso in caso di nebbia sono facilitazioni della montagna. Bisogna valutare i singolu casi usando il buon senso.
Al mio paese sta arrivando un temporalone, chissà se domani mattina nel mio orto trovo un cartello della tempesta con: “pomodori…rimossi!”
O forse verso mezzogiorno passa il sindaco a metterlo e a consigliare le reti antigrandine.
Effettivamente non si capisce bene perché un bel giorno qualcuno decida di addomesticare un passaggio, non c’è ne e’ ragione. Salvo che qualcuno non lo faccia per incentivare molti altri a percorrere quella via. Quindi forse dietro ci stanno solo motivi economici e questo basta già a confermare che addomesticare e’ sempre sbagliato. Poi spesso viene reiterato cambiando il materiale senza eliminarlo. E poi ogni addomesticamento va contestualizzato nel periodo storico. Non mi permetterei di criticare Jean Antoine Carrell perché, per tentare il Cervino, si attrezzava anche con qualche mezzo artificiale, partiva da Cervinia, scarponi come palle di piombo, nessun riparo……un alpinista immenso. Ma oggi? Ha senso ancora vedere le corde fisse su certe vite e magari in numero sempre maggiore? Qualcuno mi spiega perché, dopo il crollo della Cheminee nel 2003, la corda, una catena, e’ stata prontamente rimessa e negli ultimi tempi sono anche spuntati fuori gradini da ferrata perché evidentemente con la sola catena era comunque troppo selettiva? Se uno non è capace di salire di li’ dovrebbe fare dell’altro, invece niente, si continua ad addomesticare la montagna. Direi per fare business, per camparci. E ‘ anche legittimo da un certo punto di vista visto che al mare l’ andazzo è analogo. Ma almeno un commento alpinistico facciamolo: ma vi sembra che nel 2026, con la gente che sale il 9c, quando ormai tutti fanno l’8a, quando c è chi va dal mare alla Capanna Margherita con le sole sue gambe…… ma vi sembra che nell’attuale contesto storico abbia ancora senso avere i canaponi su passaggi di terzo grado? Lasciamo per un attimo da parte tutto quello che ci sta dietro in termini di turismo ecc.. ma vi sembra alpinisticamente accettabile una cosa simile? Ha senso proteggere questa cengia di cui si parla nell’articolo? Per chi? Per che cosa? Attrezzare ed addomesticare una via non è solo una scorciatoia non accettabile ma anche il modo con cui si impedisce a chi sale quella via di vivere un’esperienza autentica. Comunque, discorso fatto centinaia di volte anche qui, non cambia nulla ed anzi vedrete sempre più pioli per i piedi in certi posti. Psse sul muretto della Cheminee non ci fossero né catena né pioli, salirebbe il 5 per cento delle cordate, tra l’ altro ovviamente le più preparate e questo significherebbe dare una bella mano alla sicurezza. Ma tant’è
@10: Eh? A parte altre considerazioni, forse sfugge che sentieri, ponti, cavi e quant’ altro sono comunque sotto la responsabilità’ di qualcuno. Sinche’ si resta al livello di una gita rovinata perché’ bisogna tornare indietro di fronte ad un ostacolo non segnalato, niente di grave, ma se invece il danno non segnalato si trasforma in una trappola e succede qualcosa di spiacevole, le conseguenze legali possono essere (e giustamente) molto pesanti. Le Alpi sono piene di cartelli che indicano la chiusura di questo o quel percorso, e per ottime ragioni.
Se crolla un ponte, se frana un sentiero o una mezza montagna, se una ferrata viene distrutta dal crollo di un costone roccioso, non è necessario avvertire? Nemmeno con un banalissimo e utilissimo cartello alla partenza?
Ho capito bene?
Il caldo eccessivo può provocare stati confusionali. Consiglio l’installazione di un condizionatore oppure, ancor meglio, un soggiorno in montagna, al fresco.
Dopo la schiodatura della Maestri al Torre hanno messo un cartello alla base, non deperibile, “chiodi a pressione rimossi” ????
Quindi secondo Bosco e Acerbi una frana, un sasso, una slavina dopo che hanno portato via un sentiero, un ponte, un cavo metallico, dovrebbero mettere un cartello all’inizio del sentiero???
Forse è meglio che cambiate sport/attività, meglio per voi la piscina, che vi avvisa delle chiusura estiva e per eventuali lavori di adeguamento.
Intervengo solo per rispondere a quelli che:”…e i canaponi del dente e della becca..” che in quei casi una corda chi sale ce l’ha sempre, cosa non automatica per chi invece sale montagne meno blasonate ma che nel loro piccolo si incazzano più delle formiche con gli sprovveduti.
@7 totalmente e assolutamente d’accordo. Fate un po’ come vi pare ma vedete di farlo sapere (per tempo …).
Sulla rimozione di protezioni si possono evidentemente avere opinioni opposte.
Tuttavia, è indispensabile che all’inizio della via, in un passaggio obbligato, ci sia un pannello chiarissimo, non deperibile, che avvisa chi sale. “Attenzione, corde fosse rimosse. Necessaria la corda”. O simile.
È chiaro che anche senza essere degli inesperti, ci si può altrimenti trovare nei guai, se si è partiti leggendo una descrizione antecedente la rimozione.
A me è successo che salendo al refuge des Conscrits sul Mt Bianco, la passerella di 40 metri (un ponte tibetano con 300m di vuoto sotto) era completamente rotta e fuori uso causa frana.
Il cartello c’era a valle, ma in un passaggio non obbligato. Alla passerella ci arrivi dopo 4 ore di cammino, quindi immaginatevi le smadonnate.
Arrampicammo sulle corde metalliche. Ho ancora i brividi
Accipicchia “comi”, che mente elaborata che tieni.
Allora per te via i canapi anche dal Dente e dalla “Gran Becca”, oppure … ci sono “figli e figliatri” ?
Bosco, i tuoi emoticon a forma di sega sembrano anche dei cannoni.
Pensavo a prima vista che tu volessi portare il discorso in una sorta di “velenose tutti bbene” che sinceramente non capivo. Poi ho guardato meglio.
Quando era stato vietato il fumo nei locali pubblici (legge Sirchia) i commercianti e ristoratori prevedevano cali enormi del fatturato. Cosa che non ci fu affatto. Vergognosamente la Provincia Autonoma di Bolzano prorogò l’entrata in vigore di suddetta sana legge (non che sia mai stato berlusconiano, eh) di qualche mese per…salvare la stagione turistica. Ma quest’ultima è un’altra storia.
È per dire che se togli le facilitazioni d’accesso a una montagna, al rifugio verranno a magnare più alpinisti che escursionisti/ferratisti, ma i coperti li venderai ugualmente. Magari ci vorrà un po’ di assestamento ma poi tutti ne gioveranno in qualità della vita. Come succede nei locali e luoghi pubblici senza fumatori.
Il sistema dei moschettoni fissi, usato da molto tempo con estrema efficacia, per accedere ai rifugi nel bacino della Mer de Glace, funziona ottimamente per tenere lontano personaggi improvvisati salvandogli la vita.
Eppure i rifugi sono tutti del CAF e non mi pare siano falliti. Perché il Cai non adotta lo stesso sistema presso alcuni suoi rifugi?
Ha paura di vendere meno salsicce e polenta? Qual’è sennò la motivazione?
“tante 🪚🪚” mi piace 😂😂😂
Tante seghe , le truppe cammellate portano soldi , punto
E i canaponi del Dente ? E quelli del Cervino ? Togliamo anche quelli ? A mio parere la soluzione è quella di fare in modo che i materiali presenti lungo un itinerario siano sotto la tutela di qualcuno (Guide, Comni, CAI, rifugisti) che si deve preoccupare di mantenerli in buono stato. Scrissi lo scorso anno delle pessime condizioni dei tratti attrezzati per salire al futuribile bivacco Gervasutti. Chissà come sono le condizioni ora ? (proveró ad informarmi).
Nel caso in cui non si trovi nessuna istituzione che voglia farsi carico di manutenere detti percorsi, allora concordo sul fatto che sia meglio attrezzarli con materiali più duraturi ma che richiedono necessariamente delle competenze alpinistiche (oltre che … una corda …).