La mia giacca di Patüsc

La mia giacca di Patüsc
di Mario Vannuccini
(pubblicato sul suo profilo fb il 26 novembre 2023)

La mia giacca non ha l’imbottitura di vera piuma d’oca né di materiale sintetico che una volta si chiamava caldina, ma adesso per fare bella figura si deve dire primaloft che si pronuncia praimaloft. La mia giacca è di patüsc!

Patüsc è il termine dialettale lombardo per lo strame, un volume di foglie secche o di paglia che viene utilizzato per creare la lettiera degli animali nella stalla e, un tempo, per imbottire i materassi.

Mario Vannuccini

Ho sperimentato varie fibre: betulla, castagno, fieno, ma alla fine ho scoperto che le foglie secche del mais sono le migliori.

La mia giacca di patüsc riscuote il plauso degli ecologisti più sensibili ma attira il malcontento del contadino che mi vede ravanare nel suo campo di granturco alla ricerca delle foglie migliori. Sono le volte in cui anche il contadino, inseguendomi con il forcone, vorrebbe imbottirmi…

La mia giacca di patüsc è calda, avvolgente e croccante. Beh calda, insomma, così così. Ma se ho molto freddo o devo fare segnali di fumo posso sempre bruciarne una manica, o anche due, trasformandola in un gilet.

Ho pensato che alla mia giacca di patüsc, oltre che la parola, manca solo il profumo. Visto il proliferare di coltivazioni di cannabis per uso terapeutico, legali si intende, ho deciso di rubarne un po’ per creare una miscela di patüsc davvero balsamica!

Così, respirando a pieni polmoni, anche le mie prestazioni alpinistiche registreranno un’impennata senza precedenti!

La mia giacca di Patüsc ultima modifica: 2023-12-06T04:58:00+01:00 da GognaBlog

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13 pensieri su “La mia giacca di Patüsc”

  1. Infatti, mi sa che il termine italianizzato di pattume/pattumiera rappresenti l’insieme/contenitore che raccoglie un po’ di tutto.

  2. l’ha faa su’ n’spatusc’..ha fatto un casino…fà mia spatusc’..non fare casino.. dialettale mie exbande

  3. Con la lingua quasi attaccata all’ arcata superiore dei denti e che un po fuoriesce dalla bocca …il suono che ne esce tra la zeta e esse finale di patuž è molto caratteristico qua in altocadore , significa legna fine sbriciolata scheggiata ma anche soldi schei nel parlato comune  del volgo che  via via si sta perdendo.
    Invece le foglie e strame usate per l imbottitura in questione  si dicono “sterne” e nel caso dei sorgo nei materassi “pajeriž “sempre con la stessa posizione della lingua.
    Sanj  

  4. 3. 10 a 0 per l’ironia di Crozza-Corona, che oltretutto non ha utilizzato inutili termini anglosassoni. Dopodichè vorrei veramente verificare a COSA sta rinunciando Crovella. Anzi, anche no.

  5. Ho sperimentato varie fibre: betulla, castagno, fieno ma alla fine ho scoperto che le foglie secche del mais sono le migliori.

    Un tempo ci si riempivano i materassi con i cartocci del granturco.

  6. Che cosa togliere?
    1) Crozza/Corona: “Bisogna togliere il superfluo, sottrarre. Non sai quanto è bello asciugarsi con la pelliccia di montone ancora attaccata al montone vivo. Farsi il bidè sfregandosi con la corteccia di abete strappata con i denti…”. 
    2) Crovella: “Togliere (in questo caso comfort, figaggine, l’essere smart e smile)”.
     
    Stavolta concordo con i propositi crovelliani, non con quelli coroniani.
     

  7. “Togliere” (in questo caso comfort, figaggine, l’essere smart e smile) deve essere la parola d’ordine del Terzo Millennio. Sennò addio tutto

  8. Be’, dicci di più. Peso, comfort, lavorazione? 
     
    Escludendo l’aromatizzazione ovviamente. 

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