Alpi Apuane multipitch
Recensione alla guida di Gregorio Pedrini
Nel giugno 2026 Versante Sud ha pubblicato Alpi Apuane multipitch, di Gregorio Pedrini che, nativo della Garfagnana e Aspirante Guida Alpina, ha evidentemente speso un numero impressionante di giornate allo scopo di poter presentare in una guida ragionata la vasta e complessa materia degli itinerari apuani, sia quelli di stampo moderno che quelli classici.
Infatti, questa è una divisione teorica che non soddisfa del tutto la realtà che invece comprende ogni tipo di salita. Nelle vie moderne sono compresi itinerari prettamente multipitch (cioè vie di arrampicata sportiva a più tiri) assieme a vie dove lo spit fa solo timide comparse; e negli itinerari classici sono comprese vie con un buon numero di ripetizioni ma anche percorsi raramente seguiti perché decisamente estremi (o per la difficoltà, o per la tipologia di protezione o per la friabilità della roccia).
La contraddizione insita nel titolo “multipitch”, si rivela soprattutto nella trattazione di alcune grandi pareti. La Sud della Penna di Sumbra, alta ben 600 metri, non è neppure citata (anche se fotografata): e così non lo sono neppure i suoi storici itinerari. La parete nord del Pizzo d’Uccello conta più itinerari aperti di quanti vi sono stati invece descritti. Sull’Altissimo, il Pilastro di Sinistra aperto da Angelo Nerli è appena citato, mentre della selvaggia parete nord-est della Roccandagia non si parla neppure. Stesso silenzio per la parete nord del Monte Sagro. Questo non può dipendere dal criterio di una presunta eccessiva friabilità, visto che la stessa guida dà ampio spazio e descrizione a vie estreme come il Muro delle Ombre alla parete nord del Pizzo d’Uccello.
Invece, l’esclusione di itinerari come la via SUCAI al Nona (la prima ad esservi aperta) o come la Calcagno-Piotti al Monte Bardaiano si può parzialmente giustificare a causa delle mode cambiate e della vecchiaia della chiodatura a pressione, oggi di certo un po’ pericolosa.
La guida si articola in dieci gruppi, quasi tutti preceduti da una buona introduzione storica: Pizzo d’Uccello, Garnerone-Grondilice, Monte Sagro, Monte Contrario e Monte Cavallo, Roccandagia-Sumbra, Altissimo, Monte Corchia, Panie, Nona-Procinto e Pareti di Sassorosso (quest’ultimo non strettamente appartenente alle Alpi Apuane, bensì all’Appennino: una scelta ampiamente giustificata, vista la sua importanza).
Le vie censite e descritte sono 345, ordinatamente elencate anche in una tabella riassuntiva a fine volume (questa è una buona novità).
La descrizione delle vie si avvale anche della relazione tradizionale, ma una grande parte di itinerari è nutrita da ottime fotografie munite di tracciato oppure da buoni schizzi tecnici.
In conclusione, Alpi Apuane multipitch è certamente ben fatta e sarà essenziale al carico sulle spalle di chi intende arrampicare sulle Alpi Apuane con un minimo di visione d’insieme. La nostra lieve critica sulla selezione effettuata sulle vie non inficia infatti la qualità dell’opera.
Qui di seguito riportiamo l’accurata introduzione storica che precede il testo della guida.
Esplorazione e alpinismo nelle Alpi Apuane
di Gregorio Pedrini
(tratto da Alpi Apuane multipitch, Versante Sud, giugno 2026)
Per assistere al primo exploit dell’alpinismo sulle Apuane dobbiamo far seguito ad un evento che apparentemente non c’entra nulla: l’Unità d’Italia e lo spostamento della capitale dell’allora Regno d’Italia a Firenze. Così nel 1865 arrivarono nella nuova capitale svariati soci dell’appena nato Club Alpino Italiano, fondato a Torino nel 1863, introducendo la pratica alpinistica nell’ambiente dell’élite locale coadiuvati dall’attiva presenza della comunità anglosassone. Prima di questo evento erano tuttavia state registrate alcune ascensioni su vette apuane a scopo scientifico e religioso.
Una delle prime salite censite alla Pania della Croce fu quella del 5 agosto 1778 nella quale i medici Rocco Coli e Luigi Tonelli, insieme al governatore estense della Garfagnana e consorte, salirono il monte per effettuarne una misurazione altimetrica con un barometro a mercurio.
Il primo a intuire il potenziale delle Apuane fu l’ingegner Felice Giordano, figura di spicco del CAI e protagonista dei tentativi italiani al Cervino, il quale rimase ammaliato da questo luogo ricco di fascino e pieno di possibili prime salite. Sotto questo impulso, la sera del 1° luglio 1868 nacque la Sezione Fiorentina del CAI, e già il 27 settembre 1869 Felice Giordano saliva il Pisanino con il pastore Luigi Berti di Minucciano.
Nel maggio del 1876, il celebre alpinista inglese Douglas W. Freshfield, all’epoca vicepresidente dell’Alpine Club di Londra, accompagnato dalla sua fidata guida di Chamonix Francois Devouassoud e da un garzone di Levigliani, salì sulla Pania della Croce. Freshfield rimase folgorato dalla bellezza delle “montagne di Carrara” e scrisse uno storico articolo sull’Alpine Journal, proponendo un itinerario di dieci giorni alla scoperta delle vette e delle valli più selvagge. Nello stesso anno Emilio Berlini e Ismaele Triglia pubblicarono la prima piccola guida delle Apuane.
Nel 1878 approdò in Apuane l’ingegner Aristide Bruni, membro del Club Alpino Svizzero e della Sezione di Milano del CAI, trasferitosi al Genio Civile di Pisa. Il 17 novembre 1879, Bruni insieme alle guide Efisio e Giuseppe Vangelisti di Pruno e Angelo Bertozzi di Ponte Stazzemese, realizzò la prima salita alpinistica registrata del Monte Procinto, superando passaggi di III grado per raggiungere il boschetto sommitale; fonti non verificate attribuiscono la prima ascesa a dei boscaioli locali nel 1848. Da qui in avanti i fratelli Efisio e Giuseppe Vangelisti divennero i protagonisti dell’alpinismo apuano di questo periodo.
In seguito, tra il 1884 e il 1893, Bruni stesso diresse i lavori che portarono alla tracciatura dei sentieri della zona e alla realizzazione della celebre via ferrata del Procinto: originariamente composta da 265 gradini scolpiti, catene e staffe, inaugurata il 29 giugno 1893 si fregia del titolo di “prima via ferrata d’Italia”. Sempre in quegli anni, il 5 febbraio 1881, i genovesi A. Berlingieri, G. Canevari e Pasquale Veronese, guidati da Efisio e Giuseppe Vangelisti e da Ignazio Ancillotti, compirono la prima salita invernale della Pania della Croce. Per dare prova della riuscita agli increduli abitanti del fondovalle, la guida Efisio diede fuoco ad alcuni cespugli d’erba secca sulla cresta sud. Nel maggio 1883, anche l’inglese Francis Fox Tuckett visitò le Apuane con la guida Devouassoud, ricalcando l’itinerario di Freshfield tra il Solco d’Equi e il Pizzo d’Uccello. Il 29 novembre 1883 Aristide Bruni accompagnato da Efisio Vangelisti e da varie guide locali (Angelo Lorenzoni, Luigi Matteoni, Giovanni Berti) effettuarono la prima salita del Monte Sella, e due mesi dopo, il 6 gennaio 1884, Bruni guidato da Giuseppe Vangelisti effettuò la prima invernale della Penna di Sumbra lungo le pareti nord-orientali. Impiegarono per questa diciannove ore durante le quali la guida dovette intagliare più di 200 gradini nel ghiaccio vivo.
Nel marzo 1896, i fratelli Scipione e Livio Borghese, guidati da Efisio Vangelisti, salirono per la prima volta il nevoso Canale dei Carrubi alla Pania, destinato a diventare una grande classica invernale.
A cavallo tra l’Ottocento e la prima guerra mondiale ci fu un cambio di guardia con l’arrivo dei liguri Lorenzo Bozano, Emilio Questa e Bartolomeo Figari.
Lorenzo Bozano, attivo dal 1896 al 1902, firmò imprese di rilievo assoluto: le prime invernali del Monte Altissimo e del Monte Cavallo, quest’ultimo tramite l’aerea cresta nord, la cresta ovest del Contrario e la complessa parete ovest del Pizzo delle Saette (le Mura del Turco) salita con Efisio Vangelisti. Dal 1899 gli si affiancò l’amico Emilio Questa, alpinista straordinariamente forte. In sette anni di feconda attività, questi esplorò pareti fino ad allora sconosciute: compì la traversata dal Grondilice alla Punta Sud del Garnerone, salì il Cavallo per il Canale Cambron e la cresta ovest, il Sagro per lo spigolo est (da solo), l’Alto di Sella per le creste nord-ovest e nord-est, la Roccandagia e la cima che oggi porta il suo nome Punta Questa. In inverno salì la Pania Secca e la Penna di Sumbra dal versante sud-ovest, mentre la sua ascesa al Pisanino da sud con Alfred Mottet (febbraio 1905) è considerata la prima vera invernale del monte per condizioni e calendario. Questa morì tragicamente nell’estate del 1906 sulle Alpi francesi, ad appena ventitré anni.
L’eredità di Questa venne raccolta da Bartolomeo Figari (futuro presidente generale del CAI) e da Antonio Frisoni. A loro si devono la salita della cresta sud del Contrario (1909), e una serie impressionante di prime invernali: Contrario (1908), Monte Sella 11910], Punta Questa (1910), Roccandagia (1910) e la prima traversata della Cresta Garnerone (1913).
Negli anni ‘20, la cordata Antonio Frisoni-Emilio Stagno continuò a dominare la scena salendo la parete nord-est della Pania Secca, e la parete est della Punta Questa. Tra il 1925 e il 1935, attorno a Frisoni e Stagno si formò un fortissimo gruppo di giovani genovesi composto da Anton Buscagliene, Alfonso Ciglia, Augusto Daglio e Attilio Sabbadini. Questo gruppo tracciò splendidi itinerari di III e IV grado, superati rigorosamente con scarponi chiodati: la cresta nord (1925) e nord-est (1926) del Pizzo delle Saette, la parete nord del Grondilice (1926), la parete est del Torrione Figari (1929) e (1927) il settore sinistro della severa parete nord del Pizzo d’Uccello.
Nello stesso periodo, i docenti dell’Università di Pisa Giovanni Vittorio Amoretti e Donato Di Vestea rilanciarono il filone delle invernali sulle grandi creste: salirono in inverno la cresta di Nattapiana al Pizzo d’Uccello, effettuarono la traversata invernale Grondilice-Contrario-Cavallo lungo il crinale (1928), e vinsero la Pania della Croce attraverso il Canale degli Ortali (1930) ed effettuarono, nel 1931, la prima salita della celeberrima Amoretti-Di Vestea al Col della Lettera. Sempre nel 1931 si registrarono anche le ascese solitarie del giovane e futuro celebre orientalista e scrittore Fosco Maraini, le cui spoglie giacciono oggi all’Alpe di Sant’Antonio.
Nel 1932 fecero il loro esordio i due giovani fratelli Sergio e Vinicio Ceragioli, che introdussero l’uso delle pedule e dei primi chiodi artigianali, alzando il livello delle difficoltà fino al V grado.
I fratelli Ceragioli firmarono una decina di vie destinate a diventare iconiche: sul Monte Procinto vinsero la parete nord (1933, introducendo il V grado nelle Apuane) e la parete ovest (1937); salirono la parete sud-ovest del Contrario (1934) e, il 10 giugno 1935, tracciarono lo splendido e logico spigolo ovest della Penna di Sumbra, un’ascesa che divenne immediatamente una classica di grande eleganza, che oggi viene percorsa seguendo delle varianti.
Tuttavia, l’impresa che scosse l’alpinismo apuano avvenne nel giugno del 1940, a pochissimi giorni dall’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale. I milanesi Nino Oppio e Serafino Colnaghi, riprendendo e portando a compimento un’intuizione dei fratelli Ceragioli, scalarono direttamente la parete nord del Pizzo d’Uccello. La via Oppio-Colnaghi è tuttora uno dei più celebri e ambiti itinerari dell’intera catena, caratterizzato da difficoltà continue di IV e V grado in un ambiente grandioso e severo.
Durante la guerra, le Alpi Apuane vennero drammaticamente attraversate dalla Linea Gotica. Le valli e le creste divennero teatro di scontri e delle atroci ritorsioni delle truppe naziste contro le popolazioni inermi, come nei tragici eccidi di Vinca e Sant’Anna di Stazzema.
Nel secondo dopoguerra, la ricostruzione fu difficile: i rifugi erano dissestati, i trasporti carenti e molte zone rimasero a lungo impraticabili per il sospetto di campi minati. La ripartenza ufficiale avvenne nel settembre del 1947 con il 59° Congresso Nazionale del CAI a Viareggio, presieduto da Bartolomeo Figari.
Nel 1948 la guida Nello Conti con l’ing. Mario Primi salì la selvaggia parete nord-est del Monte Roccandagia. Nel 1949 la cordata capitanata da un giovane Angelo Nerli con i compagni Ilda Bertolini e Gian Battista Scatena riuscì a salire fino in vetta al Monte Roccandagia sulla cresta est-sud-est con passaggi di artificiale (itinerario già tentato da Conti insieme all’ing. Sergio Petronio nel 1947). Gli anni ‘50 e ’60 videro un fiorire straordinario di vie di roccia. Il fiorentino Giancarlo Dolfi fu artefice di innumerevoli itinerari, come la Via Luisa [meglio nota come Dolfi-Rulli] sulla parete est del Procinto, lo Spigolo Dolfi alla Torre Francesca (Pizzo delle Saette) e numerose vie sul Corchia. Nel 7 ed 8 febbraio 1960 la cordata composta da Euro Montagna e Ottavio Bastrenta dopo una serie di peripezie e con un bivacco in parete, effettuarono la prima salita invernale della Sud del Contrario, incontrando rigide temperature che causarono a Bastrenta congelamenti di II e III grado alle estremità. Sempre in quell’anno, il 4 e 5 novembre, la guida alpina di Forno, in provincia di Massa, Elso Biagi insieme ad Angelo Nerli effettuò la prima salita alla parete sud della Penna di Sumbra.
Si racconta che i due si decisero a tentare la salita in fretta e furia dato che alcune voci dicevano che Walter Bonatti fosse interessato alla prima salita di quella parete. Non vi è però conferma dell’interesse di Bonatti verso questa salita. Nel ‘62 Silvano Bonelli e Fedele Codega salirono la Via dei Carrarini, sempre alla Sud della Penna di Sumbra. Bonelli e Codega furono due dei principali promotori dell’alpinismo a Carrara nel secondo dopoguerra anche se ironicamente nessuno dei due era originario della Toscana. Sempre loro, insieme a giovani di Carrara, esploreranno la zona delle Guglie della Vacchereccia. Fatto interessante: nel luglio del 1960 Bonetti e Codega salirono la parte superiore della Via di Sinistra al Torrione Figari, via attribuita erroneamente nella Guida CAI TCI del 1979 alla guida fassana Aldo Gross e Dante Colli.
Nel 1963, Euro Montagna insieme a Gino Dellacasa effettuò la prima salita del pilastro che prende il suo nome: Pilastro Montagna alla Pania secca, una via elegante con difficoltà fino al V grado con accesso e ritirata complicati anche ai giorni nostri.
Un capitolo memorabile fu scritto sulla Nord del Pizzo d’Uccello. Sotto la guida dell’accademico e forte scalatore genovese trasferitosi a Pisa Mario Piotti e della guida Elso Biagi, la Sezione di Pisa intraprese un’esplorazione sistematica della muraglia tracciando numerose vie tra il 1963 e il 1969. Mario Piotti firmò sulla parete nord capolavori come il Gran Diedro Nord, la Calcagno-Piotti (Monte Bardaiano, non riportata in guida), la Fessura Obliqua e la prima invernale della Via dei Genovesi. Nel frattempo, il fiorentino Mario Verin compì la prima ripetizione solitaria della Via dei Pisani e, insieme a un affiatato gruppo (Giovanni Bertini, Leonardo Benincasi, Agostino Bresciani, Giustino Crescimbeni, Mario Piotti), tracciò sul Procinto vie come Gamma, Stefania, Gabriella e XXV Aprile.
In questi anni l’ultimo grande baluardo inviolato delle Apuane era la grande e strapiombante parete sud-ovest del Monte Nona, che fu vittima di un’innovazione che fece molto discutere: il chiodo a pressione. Nel 1966, i fratelli Eugenio e Gianluigi Vaccari furono i primi a salirla (via SUCAI o Vaccari). Seguì la Via Licia nel 1969, e nel 1971 la Via dei Fiorentini. Per queste tre linee furono impiegati complessivamente ben 540 chiodi, quasi uno per metro.
Nel 1979 venne pubblicata l’ultima monumentale edizione della Guida CAI-TCI delle Alpi Apuane, nota come “la Bibbia”.
Tuttavia bisogna ben chiarire che anche la guida del 1979 non era perfetta: un attento lettore troverà errori ed incongruenze. Questa fu frutto della collaborazione tra Angelo Nerli, Attilio Sabbadini ed Euro Montagna. Dopo questo, che fu l’ultimo scritto a potersi fregiare del titolo di “Guida delle Apuane”, le informazioni che seguirono furono confuse e spesso incomplete, ad eccezione di alcune guide specifiche per alcuni settori come ad esempio Arrampicare in alta Versilia di Gian Carlo Polacci, Riccardo Barsanti e Alessandro Angelini (1988).
Al netto delle eccezioni possiamo definire come “vie di transizione” quelle frapposte tra la guida del 1979 e l’avvento di internet. Itinerari come la Via della fessura sinuosa, Kanya, Think Pink e altre risultavano, alcune risultano ancora, avvolte dal mistero, ed è importante oggi descrivere ogni itinerario per evitare sovrapposizioni.
Tornando all’introduzione storica, con gli anni ‘80, una nuova generazione di alpinisti portò la tecnica moderna e l’arrampicata libera ad altissimi livelli. Tra i primi protagonisti di questo corso vi fu Claudio Ratti, pur non essendo particolarmente forte in arrampicata libera, si distinse subito per un pensiero d’avanguardia. Infatti, dopo alcune salite di stampo classico al Pizzo d’Uccello, tracciò numerosi itinerari avveniristici per l’epoca. Contemporaneamente spicca il celebre versiliese Stefano Funck, figlio d’arte e autore di innumerevoli itinerari. A loro si unisce saltuariamente un giovanissimo Giampietro Lucchetti, forte arrampicatore e prolifico apritore.
Sempre negli anni ‘80 emergono le figure di Roberto Vigiani (di cui parleremo nell’articolo dedicato) e quello di Cristiano Virgilio, entrambi massimi esponenti dell’arrampicata libera di quegli anni, forti alpinisti ed entrambi diventati istruttori nazionali delle guide alpine. In perfetta continuità con questa spinta perlustrativa si muovono anche Alberto Benassi, Claudio Bacci, Giancarlo Polacci (vedi articolo dedicato), Edoardo Mutti e Alessandro Angelini, a cui si deve la sistematica esplorazione di quasi tutte le strutture delle Apuane Meridionali e non solo. Così scorrono gli anni fino al nuovo millennio durante il quale diviene economicamente sostenibile l’acquisto e l’uso del trapano a batteria. La corsa alle grandi imprese rallenta leggermente, al netto di alcune salite, in particolare quelle di Vigiani.
In questi anni troviamo una grande produzione di itinerari ad opera di Mauro Franceschini e Fabrizio Pecchia (scomparsi tragicamente nel 2017) per quanto concerne la zona settentrionale dove anche G. Lucchetti e Piero Gianfranceschi hanno aperto numerose linee. Nel frattempo nascono molte linee chiodate da Bruno Barsuglia, il quale si può definire il massimo esponente delle vie plaisir sportive, corrente seguita da molti altri nel corso degli anni. Arriviamo infine agli anni 2010, un decennio sostanzialmente dominato dalle vie sportive, e da saltuarie realizzazioni di spessore.
Il periodo successivo alla pandemia ha inaugurato un autentico rinascimento per l’alpinismo nelle Alpi Apuane, testimoniato da un fervore esplorativo straordinario che ha interessato l’intera catena tra il 2020 e l’inizio del 2026. Questo capitolo si distingue per una marcata varietà di approcci in cui la riscoperta delle linee tradizionali a protezioni veloci convive con L’apertura di itinerari sportivi e misti, confermando la poliedricità di queste severe pareti.
Tra il 2020 e il 2021 l’attività alpinistica ha interessato i versanti settentrionali e le strutture storiche. Spiccano la Direttissima al Gran Diedro Nord sul Pizzo d’Uccello (Gregorio Pedrini, Alessio lacconi, Cristian Del Checcolo] e la nascita di varie linee sul Pizzo dell’Aquila. L’instancabile Alberto Benassi ha rilanciato lo stile tradizionale sul Monte Croce, mentre le Torri di Monzone si sono confermate terreno ideale per l’arrampicata mista moderna, con pochi fix e largo uso di protezioni veloci. Questa spinta è proseguita nel 2022 e 2023 con itinerari sempre a basso uso di fix tra cui Fuori Soglia al Pizzo d’Uccello, La Tana del Balrog sul Matanna, qualche via al ponte di Canigiano e le numerose vie alla Rocca di Tenerano, dove il team di Edoardo e Carlo Alberto Montorsi, Filippo Precetti, Giampaolo Betta e Gabriele Amadei firma quattro vie, tutte totalmente trad.
Nel 2024 il Solco di Equi ha accolto nuove linee sportive ad alta intensità aperte da Pietro Innocenti e Federico Asciolla, mentre al Monte Cavallo sono state saliti numerosi itinerari trad e misti su roccia ottima da Pedrini e compagni.
Tra il 2025 e il 2026, l’ondata creativa ha toccato i massicci più celebri. Il Corchia e la Pania Secca hanno visto prevalere l’arrampicata sportiva con itinerari quali Sederini Timorosi e Ùmarell, mentre la Pania della Croce è tornata protagonista con il trad di Diversi e un po’ speciali?. Le ultime salite, come Andreina e I tre svedesi al Pizzo dell’Aquila e la difficilissima Vola solo chi osa farlo, chiudono un ciclo che dimostra come le Apuane rimangano un terreno d’avventura vivo, severo ed in costante evoluzione.
Postilla: La mancata menzione di alcuni protagonisti e delle loro imprese non è dovuta alla volontà di escluderli, bensì alla necessità di sintesi e alla volontà di riportare solo fatti rigorosamente verificati. Confido nella comprensione di chi non è stato espressamente citato.
Scopri di più da GognaBlog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Le critiche sono più che legittime in un mondo libero ma fare una guida che soddisfi tutti i palati sopratutto Apuani è qualsivoglia impossibile. Non credo che l’autore avesse intenzione di creare lo “scibile” aggiornato, gli itinerari presentati sono (per la maggior parte) stati realmente percorsi e controllati prima di scriverne una relazione o aggiornarla (cosa ben diversa da altre guide). Aspettiamo tutti con ansia allora l’enciclopedia apuana che unisca roccia e neve, tomo da 1500 pagine e fotografie. Giusto, almeno recuperiamo anche per Ghiaccio Salato dove mancano le cascate del Sagro, quasi più leggendarie dell’hypercouloir delle Grandes Jorasses. 😉