La storia del Cervino – parte 3 (3-6)
Enzo Benedetti e Amilcare Cretier ebbero quasi contemporaneamente l’idea di salire la parete sud; essa è pericolosa, ma solcata da profondi canali, per cui, se ci si tiene sugli speroni, si possono evitare le scariche di sassi meglio che sulla parete nord. Il 9 agosto 1931 Cretier sale da solo fino a 4000 m c. Il 15 ottobre 1931 Enzo Benedetti, con Luigi Carrel detto «Carrellino» e Maurizio Bich salgono brillantemente la parete, con un itinerario abbastanza diretto e molto logico. A tutt’oggi, se si esclude la salita invernale, questo itinerario ha solo due ripetizioni: verrà il giorno della rivalutazione di questo splendido itinerario. I primi salitori usarono solo 5 chiodi, ma le difficoltà nella fascia di rocce sottostante la Testa del Cervino e nel camino che solca quest’ultima sono costantemente sul IV grado: e arrampicavano con scarponi ferrati!
L’uniformità della parete est è causa di massima pericolosità. Difatti fu l’ultima parete ad essere affrontata e vinta. Per i primi 900 metri si sale di notte su pendii nevosi non ripidissimi, ma solcati da innumerevoli «rigole». La Testa si drizza per gli ultimi 300 metri, con una friabile parete verticale. L’impresa riesce a Luigi Carrel (Carrellino), colui che si avviava a diventare la più grande guida del Cervino: il 18 e 19 settembre 1932 conduce in vetta i due milanesi Enzo Benedetti e Giuseppe Mazzotti, con l’aiuto di altre tre guide: Maurizio Bich, Luciano Carrel e Antonio Gaspard. L’ultima parte dell’itinerario presenta difficoltà continue di IV e V grado più impegnative di qualsiasi altro itinerario sulla montagna.
Dopo la prima, la prima invernale e la prima solitaria, ecco che qualcuno pensa alla prima solitaria invernale: Giusto Gervasutti. L’impresa gli riesce, perfetta, in 3 giorni: dal 23 aI 25 dicembre 1936. Conseguenza logica di 71 anni di alpinismo sulla cresta del Leone.
A ciò poté succedere solo l’invernale notturna (15 e 16 febbraio 1949) di Achille Compagnoni e Modesto Patrolini! A quando la solitaria, invernale, notturna, come fece Cesare Maestri sullo spigolo nord del Crozzon di Brenta?
Un’altra stranezza fu, il 25 settembre 1941, il circuito totale della Testa del Cervino: Alberto Deffeyes, Luigi Carrel, Pietro Maquignaz, con partenza dalla cresta dell’Hörnli. Il 13 agosto 1942 Elvira Gianotti, con Luigi Carrel e Giulio Bich, sale la cresta De Amicis, prima femminile. L’11 settembre 1942 Alberto Deffeyes e il solito Luigi Carrel salgono sulla parete sud fino al Pic Tyndall, per un nuovo itinerario: un lungo sperone che dall’Enjambée scende fino alle morene, parallelo alla Cresta De Amicis, ma meno rilevato. Poco valore logico, roccia cattiva, mai nessuna ripetizione. 43 chiodi piantò Luigi Carrel il 23 settembre 1942 con la guida Giacomo Chiara e il cliente Alfredo Perino, per il superamento diretto degli strapiombi di Furggen. Una variante, ma ancora una volta è Luigi Carrel a far progredire il livello tecnico sul Cervino. Mentre le scariche di sassi destano molte perplessità in Giacomo Chiara che temeva il peggio, «cosa ti preoccupi!» gli urla Carrel «perché i sassi dovrebbero piombarci addosso quando hanno tanto posto da passarci a fianco?». Il 20 agosto 1944 Loulou Boulaz, con Pierre Bonant, compie per la via Piacenza la prima femminile di Furggen e nel 1947 Anna Pelissier con Camillo e Arturo Pelissier la prima femminile della diretta di Luigi Carrel.
Rimane il problema di una via diretta alla parete ovest. La via Imseng non soddisfa le moderne esigenze di dirittura e così il 24 e 25 luglio 1931 Amilcare Cretier e Leonardo Pession provarono: seguirono il canalone Penhall, poi deviarono a destra con un’epica traversata sotto la bufera fino alla cresta del Leone, raggiunta circa a q. 3750 m. Il 20 agosto 1947 Luigi Carrel e Carlo Taddei attaccano il canalone Penhall, seguono per un tratto la via Cretier, poi proseguono diretti usando qualche chiodo. La parete è pericolosissima per le scariche. Dopo 90 ore di parete escono all’Enjambée, il 22 agosto. Ancora manca una diretta alla parete ovest. Non è assolutamente consigliabile una ripetizione di questa via, di importanza solo storica. Il 25 marzo 1948 la Cresta di Zmutt è percorsa in inverno da Henri M. Masson ed Edmund Petrig.
Nel 1905 Ettore Canzio, Giuseppe e Giovan Battista Gugliermina, Giuseppe Lampugnani volevano aprire la prima via senza guide sul Cervino. La scelta cadde sul crestone (interamente in territorio italiano) che dalla vetta del Pic Tyndall scende a sud verso le morene. Sulla prima spalla (q. 3558) si fermò il loro tentativo. Il 10 e 11 agosto 1906 altri due alpinisti, Ugo De Amicis e Arrigo Frusta tentarono: superarono anche la seconda spalla (q. 3991) e giunti sotto la testa del Pic Tyndall non proseguirono direttamente e tagliarono a sinistra sulla Cravate fino alla Cresta del Leone. Impresa che pochi giorni dopo, il 26 e 27 agosto 1906 fu ripetuta con prosecuzione, raggiunta con la Cravate la Cresta del Leone, fino alla vetta del Pic Tyndall e Cervino. Occorre attendere il 7 e 8 luglio 1933 per avere la salita integrale al Pic Tyndall: fu l’ultima impresa di Amilcare Cretier. Con lui erano Basilio Ollietti e Antonio Gaspard. Dopo aver raggiunto la vetta del Pic Tyndall caddero infatti durante la discesa per la cresta del Leone. Fu il primo itinerario «senza guide» e perciò merita una sua importanza. È indubbiamente più sicuro della salita normale italiana, perché si svolge su uno sperone anche nella prima parte, evitando quindi il canalone della via solita. Chi volesse salire il Cervino per un itinerario più sicuro, possedendone le capacità, potrebbe scegliere questa via di salita, che del resto è abbastanza ripetuta. Solamente l’ultimo tratto, sopra la Cravate, è effettivamente difficile e molti preferiscono deviare per la Cravate.
(continua)
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