La via più dura del Monte Bianco
di Jocelyn Chavy
(pubblicato su alpinemag.fr il 1° settembre 2025)
La via Lafaille sul Dru è leggendaria: fu salita per la prima volta in solitaria e in inverno da Jean-Christophe Lafaille in otto giorni nel 2001. Léo Billon, del GMHM (Groupe Militaire de Haute Montagne), ed Enzo Oddo hanno completato una salita fulminea in un solo giorno nel 2024. Gli stessi poi si sono posti l’ambizioso obiettivo di scalare in libera quella grande parete – all’epoca classificata A5. Dopo giorni trascorsi a decifrare l’enigma, sono riusciti a scalarla in libera (8b+) dal 5 al 7 agosto 2025. Con tre o quattro tiri di grado 8 e altrettanti di 7c, Léo ed Enzo hanno indubbiamente creato la via di roccia più difficile del massiccio del Monte Bianco.
Quando risponde al telefono, è appena sceso da una giornata trascorsa lassù, al Grand Capucin. Per Léo Billon, una giornata tranquilla in compagnia di un altro membro del GMHM ha voluto dire dodici tiri al Grand Capucin, per ripetere L’or du temps, la via aperta da Arnaud Petit e Nina Caprez, con un tiro chiave di circa 7c/8a.
Niente di cui agitarsi per Leo, la cui lunga lista della spesa e le cui mitiche vie di arrampicata si svelano a poco a poco solo nel corso di una conversazione.
La cordata che lui forma con Enzo Oddo è speciale, poiché Billon, alpinista tanto talentuoso quanto riservato, si ritrova a essere il portavoce della squadra, in quanto la presenza di Oddo è più rara di un giorno di silenzio a Chamonix nell’ultima settimana di agosto.
L’ex prodigio dell’arrampicata, che a soli quindici anni completava vie di nono grado, ora non arrampica più molto, quindici anni dopo, ma sempre a un livello sorprendente (dall’8c all’8c+). La coppia Billon-Oddo è composta, da un lato, dall’alpinista altamente qualificato, capace di progredire molto rapidamente su qualsiasi terreno, e dall’altro da un arrampicatore di talento, un vero faro.
Gente così ha sempre bisogno di obiettivi davvero ambiziosi, e questo sul Dru, sulla parete ovest, con il suo chilometro di granito verticale, faceva al caso loro.

Estate 2024. A luglio, Léo ed Enzo hanno ripetuto la via Gabarrou-Long sulla parete nord del Dru, dedicata a Jean-Claude Bertrand. Con gli occhi ben aperti, hanno individuato una linea e in due giorni e mezzo hanno aperto una nuova via sulla parete nord: Les Bâtards, con un tiro di 8a e soprattutto un tiro di 7c, ma obbligatorio.
Alla fine di agosto, ebbero un’altra idea: ripetere la via Lafaille, sulla parete ovest. Una via in gran parte artificiale, ripetuta solo due o tre volte, sempre in inverno, dal tempo della sua apertura da parte di Jean-Christophe Lafaille nel febbraio 2001.
All’epoca, Lafaille aveva completato la via in artificiale stimandola di grado A5, il massimo possibile. “La più bella che abbia mai scalato e la più tecnicamente difficile“, aveva dichiarato Jean-Christophe a Libération. Tra i pochi ad aver ripetuto la salita ci sono Andy Kirkpatrick e Ian Parnell nel 2002, e due anni dopo, Guillaume Avrisani, Philippe Batoux e Christophe Dumarest, entrambe le cordate in inverno.
Il 22 agosto 2024, Léo Billon ed Enzo Oddo sono partiti per la scalata, arrampicando velocemente e bene. “In estate, la differenza è che siamo riusciti ad arrampicare in libera fino al 7a, 7b, e ad andare molto più veloci!“, dice Léo. In quell’occasione hanno anche liberato la prima parte della via. Questa è situata a sinistra della Via Diretta Americana e la interseca in corrispondenza del famoso “Bloc coincé”.
Il duo ha completato la prima prova generale in quella giornata – circa quindici ore – di questa importante scalata, una leggenda dei Dru. Ma si trattava solo di una ricognizione, con il progetto che era germogliato nella mente di Léo, “una chimera“: quello di scalare in libera la via Lafaille.

Mentre alcuni alpinisti evitano di tornare sulle stesse pareti, altri, al contrario, vi investono il loro tempo, soprattutto se desiderano aprire una nuova via. È stato il caso di Michel Piola, instancabile pioniere di nuove gemme nel massiccio, ma anche di Jean-Christophe Lafaille, autore di ascensioni in solitaria sul Dru, sulle Grandes Jorasses (due vie!) e sul versante italiano del Monte Bianco.
Léo Billon, dal canto suo, vede i Dru ogni giorno dall’EMHM di Chamonix, dove ha sede il GMHM, di cui è ormai un membro di spicco. Soprattutto, custodisce con affetto questa fotografia, di cui una stampa ingrandita adorna ancora la parete della casa di sua madre: suo padre Rémi, sua sorella Lise Billon e lui da bambini, a Montenvers, con la cima dei Dru sullo sfondo.
Fine giugno 2025. La prima ondata di calore ha appena ingigantito il crepaccio nel mezzo del Ghiacciaio dei Bossons; la montagna è già piuttosto secca. Enzo Oddo e Léo Billon preparano gli zaini. Ripetono rapidamente la prima parte della via Lafaille, con difficoltà massima di 7a. E poi? Il primo passaggio chiave, 8a. Ma il grande punto interrogativo è la sottile fessura sul tiro più in alto.
Una “fessura perfetta“, una parete liscia con una minuscola fessura che la percorre al centro, che avevano scalato in artificiale la volta precedente. Ci sono degli appigli. Minuscoli, ma ci sono. Tuttavia, la fessura può accettare solo bird beaks, quei chiodi affilati come rasoi che penetrano nella roccia solo per pochi millimetri, e al massimo uno o due centimetri.
A metà luglio, la cordata ha effettuato una seconda ricognizione. Il problema non era rappresentato solo dai tre o quattro potenziali tiri di ottavo grado, ma anche da un grosso punto interrogativo in cima alla via. Lafaille aveva raggiunto la parete nord per uscire attraverso la via Allain, mentre nel 2004 la cordata Avrisani-Batoux-Dumarest aveva aggiunto tre lunghezze, ancora in arrampicata artificiale, con un tetto orizzontale presumibilmente non scalabile in libera.
«Alla fine della via Lafaille, sulla sinistra, c’è uno splendido sperone dove siamo riusciti ad aprire due nuovi tiri di arrampicata libera», racconta entusiasta Léo. Questo aggiunge due tiri di 7c a un bottino già considerevole. Fa freddo e i due uomini iniziano la discesa.

Il 5 agosto ritornano. Léo ed Enzo non risalgono la via Lafaille, ma prendono invece la via Diretta Americana per provare i tiri più difficili il più velocemente possibile. Cade il primo 8a. Poi cade anche il tiro soprastante, il famoso splitter, prima da Enzo, poi da Léo il giorno successivo.
Il verdetto? Uno dei tiri più difficili del massiccio, 8b+. La seconda giornata si conclude con un tiro di 7c+, una variante per aggirare un tratto impossibile della via Lafaille, sopra il Bloc Coincé, e un tiro di 7b. È l’esperienza Dru, in stile Lafaille, arrampicata libera.
Il terzo giorno, completano con successo i due tiri aperti a luglio ed escono per la via Allain, sulla parete nord, al di sopra. “Dalla vetta ci siamo calati in corda doppia lungo la parete nord, poi al bivacco sulla Lafaille“, spiega Léo.
Un metodo di discesa non molto consueto, sebbene la prima discesa della parete nord sia stata compiuta dall’ardita ricognizione della cordata ginevrina composta da Robert Gréloz e André Roche nel 1932, tre anni prima della prima salita di Pierre Allain e Raymond Leininger.
Per la sua “nona salita del Dru” (di cui due prime ascensioni), Léo Billon può dirsi soddisfatto. Lui, che involontariamente assume un atteggiamento da “Niente di che“, simile a quello di Alex Honnold, quando viene interrogato sulle sue imprese, che considera di routine, ora afferma che questa salita in libera di Lafaille è “il massimo“.
Nel massiccio, “non c’è paragone in termini di verticalità e altezza“, dice Léo, che se ne intende. Facciamo un gioco: “Qual è la via di arrampicata più difficile del massiccio?”. Sulla parete sud del Fou, la Ballade au clair de Lune, la via liberata da Cédric Lachat e Fabien Dugit nel 2015? Un solo tiro di grado 8 (L6, 8b), e un terzo dell’altezza del Dru. Allora, diciamo il Grand Capucin (via Petit, 8a+, o magari l’Or du temps, 7c+)? “No, quella è alta 400 metri“.
A Grand Pilier d’Angle, Divine Providence? “Vale un 7b regalato“. Manitua sulle Grandes Jorasses? Massimo 7c, e un terzo del Dru in termini di tiri difficili.
C’è Histoire sans fin, la via di Didier Berthod, al Clocher du Portalet, liberata da Seb Berthe e Siebe Vanhee nel 2001: con quattro tiri difficili (7c+, 8b+, 8b, 8a+), questa via è estrema, ma “non paragonabile al Dru” per Léo, con un rifugio ai piedi della via e un’altezza di 280 metri.
La via Lafaille è davvero molto impegnativa. Comprende circa venti tiri tra il 6a e l’8b+, di cui: tre tiri di 8a, 8b+ e 8a; nove tiri tra il 7a e il 7c+, di cui tre di 7c, più il tiro di 7c+ “che probabilmente vale un po’ di più“, dice Léo. A questo va aggiunto l’uscita di 300 metri della via Allain, di grado V/V+.
Quando gli viene chiesto se BASE, la via da lui aperta con la GMHM nella parte destra della parete dopo la frana, non potrebbe essere oggetto di un nuovo progetto in libera – considerando che la via è stata aperta con la tecnica del dry tooling – Léo Billon declina: tra la pericolosità della zona in estate e il fatto che tutti i tiri, all’epoca, furono affrontati a vista (e con piccozze in mano), ritiene che a mani nude il progetto non valga né la fatica né la difficoltà incontrata sulla via Lafaille.
Léo ammette di aver aggiunto spit, ma senza modificare la via, alcuni tiri della quale erano già attrezzati sia con spit che con drilled hook. “Non potevamo proteggere il tiro chiave in altro modo se non con bird beak appaiati, quindi abbiamo optato per posizionare quattro spit per quei 25 metri, più due bird beak“. I due nuovi tiri di 7c in cima hanno richiesto solo sei o sette spit.
Scalatore di grande talento, tracciatore di quella che sarebbe diventata Biographie (9a+) a Céüse e autore di salite in solitaria fino all’8a+, Jean-Christophe Lafaille è scomparso nel 2006 sulle pendici del Makalu. Di certo non avrebbe rinnegato la sua salita in libera, né si sarebbe pentito che fosse stata dichiarata, senza dubbio, la via di arrampicata più difficile del massiccio del Monte Bianco.
Certamente il più bel tributo che due scalatori eccezionali potessero rendergli.
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6 spit in 20 metri , forse si.
Super !
Come dicono gli svizzeri.
Enri 4 spit in 20 tiri è tutto tranne arrampicata sportiva…..poi che sia molto discutibile averlo messo siamo d’accordo….forse unica vera caduta di stile è aver detto lafaille sarebbe stato d’accordo ….
@21 Concordo, sul Pilastro Renato è stato fatto un capolavoro… anche una Kairos, di Simon, pur non trattandosi per forza di una “kilometrata” colossale di via, è di alto valore per tutto. E anche quando suo amico Michi s’appende al cliff sullo splendido e anonimo specchio di Bodhicchita non fa schifo.
Placido,
non sono del tutto certo che oggi arrampicata libera sia salire usando la roccia indipendentemente dal tipo di protezioni, piuttosto la chiamerei arrampicata sportiva, in alta quota in questo caso. Il punto e’ se sua giusto piantare spit dove la roccia propone altri modi di proteggersi ed, in questo caso, accettare di non rischiare voli su protezioni che sosterebbero se va bene solo l’artificiale. Tornando all’esempio che facevo prima sulla Rivoluzione al Caporal, credo che per anni dopo la sua apertura nessuni si immaginasse di passare di li in libera, tanto per fare un esempio. Evidentemente i francesi si fanno meno problemi, pur restando dei fuoriclasse assoluti.
ps mi sono spesso chiesto cosa avrebbe fatto Bonatti se, trovandosi sul famoso passaggio risolto poi con le bolas, avesse avuto un po’ di spit nello zaino….
Storpiatura musicali a parte per cui chiedo di non essere legato alla quercia come Assurancetourix e ancora venia ,credo anch’io che aggiungere spit ad una via già percorsa senza , sia un forzare , mi viene in mente come paragone il muro liscio della Carlesso alla t. Trieste con il chiodo a pressione al fil di ferro … altro effetto avrebbe un luccicante spit da 12 sullo stesso passaggio!ma forse non centra niente!
Azz…
Povera Teresa , come l’hai maltrattata !
Una canzone bellissima e piena di poesia :”Ma voi che siete uomini , sotto il vento e le vele , non regalate terre promesse a chi , non le mantiene” ❤️
Aria musicale di Rimini (F. De André)
…su di un dondolo di vimini …d estate!
…tra i silicio e le tastiere
tra orsi bruni, e di terre sante bandiere…
…non commentiamo vie aleatorie ed estreme per chi
non le mantiene…vimini vimini…
soffiamo via il magnesio…
dalle tastiere… dalle tastiere …perdonami Faber!
Poi c’è’ l’opzione non aggiungere spit sul tiro ma ok ad aggiunta spit alle soste? Questa va bene?
Oddo e’ un fuoriclasse e fare 8b+ sui Dru non si discute. Nel caso specifico effettivamente potevano lasciare la via senza spit e lasciare ad altri in futuro la prima vera libera. Per fare un esempio più terra terra, si fa per dire, la libera della via della Rivoluzione al Caporal non mi risulta sia stata fatta aggiungendo spit tanto per fare un esempio. Quindi quest’ultimo metodo è il più puro.
E bentornato monaco 😉
Cominetti, mi permetto: non voglio né (ancora meno) posso dare lezioni a chicchessia, però qui la questione, come dice Benassi, non è “spit sì/spit no”, né quella di una generica “richiodatura”.
Come si vede bene dalla foto di Billon, il tratto con quei 4 spit è diventato salibile con le mani in tasca anche da un cretino come il sottoscritto: basta avere un “furbo” o una bella pertica da falesia e il gioco è fatto… con tanti saluti all’A5.
A mio modestissimo parere di arrampicatore della domenica, i due (la cui bravura, ripetiamolo ancora una volta, non è in discussione) avrebbero fatto una figura migliore se avessero detto: “Regà, non siamo riusciti a proteggere il tiro in modo per noi soddisfacente, e non abbiamo voluto aggiungere spit per non snaturare l’apertura di Lafaille, così abbiamo salito il tiro in arrampicata libera, ma assicurati con la corda dall’alto. Porte aperte a chi saprà fare meglio di noi”.
PS
Prevengo eventuali obiezioni: “arrampicata libera”, nella definizione moderna, è quella dove si sale utilizzando per la progressione solo la roccia. La definizione NON contempla se e come ci si PROTEGGE da un’eventuale caduta. Una salita in toprope o in moulinette, fatta attaccandosi solo alla roccia e senza riposare appesi alla corda o ad una protezione, è pertanto “arrampicata libera”. Rotpunkt, pinkpoint, ecc. sono altre specie di “arrampicata libera”, con regole più restrittive.
la nuova via in Civetta la ho citata qui sotto, e conferma quanto dici…”non si fanno troppi scrupoli”, infatto e’ la prima volta che risuona il trapano sulla Nord-Ovest
altri han preferito, sulla stessa parete, lo stesso anno (per la libera), simili difficolta’, un approccio diverso…”duro bao, ma nel solco della tradizione”
chi ha ragione ? nessuno…ma ha chi guarda (anche) ai dettagli, vede la differenza
Vero il mondo è pieno di modifiche e adattamenti per la cosidetta libera.
Qui non si tratta della vecchia discussione spit si, spit no.
È vero o non è vero che la via NON è stata modificata come hanno detto Billon e Oddo?
Mettendo gli spit il tiro di A5 è stato praticamente cancellato, non esiste più.
Quindi la via di Lafaille sul Dru è stata modificata. Questo è un fatto oggettivo.
Poi i francesi sono fortissimi e fanno e faranno quello che vogliono. Ma oltre che forti bisognerebbe anche ammettere la realtà dei fatti e non aggiustarsela.
Non voglio io dire cos’è giusto o sbagliato, ma i francesi non si sono mai fatti tutti gli scrupoli etico-storici che ci facciamo noi.
Basta pensare alla spittatura (che il correttore mi cambia in “dittatura”, curioso, eh!?) del Verdon, del briançonnais e di altre zone (ma anche Finale e Arco), avvenuta con la nascita della cosiddetta libera. El Capitan è pieno di linee modificate per la libera.
Sul Dru l’autore della prima salita Lafaille, non può dire la sua.
Le vie di Piola negli anni ’80 hanno sdoganato lo spit in quota e sono perlopiù dei capolavori.
Capisco certi dubbi (Rampik) ma anche quei giovani fenomeni, che in Civetta hanno salito da poco una via (https://www.planetmountain.com/it/notizie/arrampicata/diretta-francese-aperta-civetta-leo-billon-enzo-oddo.html) che era sotto gli occhi di tutti. Eppure…
Non è biodinamica piantare mais sullo stesso campo dove altri aspettavano di veder crescere erba medica. Poi tra A5 e 8a son proprio come dire pan e polenta. Povero Jean…
🤣
I ripetitori certamente dei grandi , ma forse eticamente lasciarla stare sarebbe stato meglio che ripeterla cosi
🤣
I ripetitori certamente dei grandi , ma forse eticamente lasciarla stare sarebbe stato meglio che ripeterla cosi
Sulla mia Panda 45 ho montato il motore del Golf GTI 1600cc. Fa i 180 km/h, ma dietro c’è sempre Panda 45.
Mi sembra che nessun non abbia riconosciuto il talento, la classe, la bravura, dei due francesi, e non mi pare che siano state usate parole o frasi offensive o denigratorie. Ma che non si possa più esprire una critica, pena sentirsi dire che si fa della polemica, non riesco a capirlo. Nella vita vi va sempre bene tutto quello che vi propongono? Non avete mai nulla da dissentire? Come giustanente è stato detto, se non si vuole avete critiche, si può fare anche tutto in silenzio, senza pubblicizzare o relazionare nulla di quello che si fa in montagna.
Bravissimi eh, ma quando ho letto questo:
anch’io sono rimasto sorpreso.
Quel “ma senza modificare la via” non mi sembra corrisponda al vero: con i quattro spit, l’A5 di Lafaille è scomparso (per favore ci venga risparmiata la solita, trita, obiezione del “basta non usarli”).
Altra minuscola nota: ho notato che nella didascalia di una foto viene citato, a mio parere in modo assolutamente superfluo, una marca di scarpe… immagino si tratti di uno degli sponsor.
Antonio, permetti, ma il tuo è il classico commento che fa cogliare i gironi.
Non voglio, non sono degno e non mi interessa entrare nello specifico.
Ma in termini generici forse non ti è chiaro un punto fondamentale: senza enne salcazzi fissi aggiunti, fosse anche uno solo, che proteggono per la libera un tratto di A estremo, quella stessa libera sarebbe fattibile?
Nel momento in cui la rendi nota ti esponi a questa critica in quanto la libera è successiva alla apertura e alla tipologia di materiale lasciato in sito dal primo salitore.
Questo fa la differenza. E non è poco.
Poi è evidente e nessuno nega la somma prestazione arrampicatoria e alpinistica.
Ma se chi la compie si apre una sua linea ritenendo che la propria etica gli permetta di usare quello che ritiene opportuno in quanto a tipologia e quantità e dichiara il tutto, ma chi lo contesta?
O meglio potrebbe esserlo per altri ragioni etiche per alcuni, di pippe mentali per altri. Ma è un altro discorso.
Qui il punto è dato semplicemente dato dalla aggiunta di protezioni fisse. E se non ne capisci la importanza è un tuo limite.
Antonio scusa, ma perchè se uno esprime un’opinione diversa, fa anche una critica, deve essere presa come una polemica??
Non si può più dire nulla?
Ci deve andare bene tutto, sempre e comunque?
E poi chi lo dice che non ci godiamo la vita? Io me la godo eccome, soprattutto ora che ho un sacco di tempo libero.
Bravissimi i due! Un vero peccato, però, avere rovinato una via così… Adieu, route Lafaille!
Certes, vous avez raison pour le spit, mais un bon alpiniste est un alpiniste vivant !
Ma siete sempre ha cercare qualcosa, siete sempre a polemizzare, anno messo quello anno messo quell’altro,mai una volta che siete contenti di qualcosa sempre rosi da questi problemi,ma godetevi la vita, poi come diceva il grande George livanos “meglio un chiodo in più che un alpinista in meno, soprattutto se quell ‘alpinista sono io” loro l’avranno ragionata in modo moderno “meglio uno spit in più che un alpinista in meno, soprattutto se quegli alpinisti siamo noi”
ma ‘nzomma, sempre a fa’ la punta ar cazzo !
ma cosa vuoi che facciano quattro spitti in 25m (a parte rendere l’impossibile possibile…)
so’ francesi, senza ‘r trapano ‘un vanno manco ar cesso !
scherzo !!! sono fortissimi, su tutti i terreni, ma sono formattati cosi’.
per la performance vale tutto, se passa senza meglio, se no ci s’adatta.
basti vedere la differenza abissale di stile sulla stessa parete, tra la “Diretta francese” (nome, nel 2026, del menga, ma che ci vuoi fare, uno e’ militare…) e ”Il tempo sospeso”.
ampliando il discorso, la lista degli aiutini per gli exploits di livello mondiale, su roccia, neve, ghiaccio o misto, e’ lunga: fori, frullini, vie salite a meta’, poi riprese, l’amici che ti portano ‘r materiale, stile alpino che in realta’ e’ capsula, le fisse “solo fino a meta’ “, FKT in autonomia ma con i “revitaillements”, “fino alla fine delle difficolta’ “.
spesso e’ nei dettagli che sta la vera differenza, dettagli che sfuggono ai piu’ anche perche’ chi vi da’ importanza spesso e’ piu’ discreto…
“Les modes passent, le style est eternel”
Nulla da dire sulle capacità di Billon e Oddo che sono dei fuoriclasse. Ma anche i fuoriclasse non hanno sempre ragione.
Concordo totalmente con Rampik. Come si fa a dire che la via non è stata modificata, dal momento che sono stati aggiunti spit sul tiro di A5?!?!
Un tiro è A5 se non ci sono protezioni fisse, Se una eventuale caduta è molto pericolosa se non addirittura mortale.
Quindi la via non è stata modificata nel tracciato, ma lo è stata nello stile.
Mi stupisce passi quasi inosservato che la via è stata sostanzialmente modificata per la libera, con i nuovi spit che mettono in sicurezza il tiro chiave (ex A5 di Lafaille, per quello aveva dichiarato che era la big wall più dura delle Alpi). Qui in Masino/Mello ho fatto delle litigate per le modifiche delle vie da parte dei “liberisti”, che danno nomi nuovi alle loro combinazioni in libera e a volte piazzano spit su vecchi tiri di artif considerati poco sicuri. Detto questo, l’originale via di Lafaille per me resta ancora da liberare, quando qualcuno la rischierà sui “bird beak appaiati” (cit.).
Io conosco alpinisti nostrani che si sono risentiti quando Oddo è arrivato in dolomiti a ripetere le loro vie “estreme” banalizzandole (2-3 gradi in meno del dichiarato). Ma d’altronde, se uno in falesia non si schioda dai 7a a vista, grado banale, come fa in montagna a fare l’8b trad? di esempi di questo tipo, persone che hanno costruito una carriera sul nulla, ce ne sono parecchi fra Trentino e Veneto. Cari miei, serve umiltà, evidentemente nel circolino del mondo alp è permesso di credersi ben più bravi di quello che in realtà si è. Con Enzo e Billon abbiamo condiviso delle belle giornate, sia in falesia che fra i blocchi. Sono ricordi felici. Grazie per questo articolo che mi riporta alla mente le loro incredibili doti.
Oddo a 15 anni circa nel 2010 era un ragazzino che faceva man bassa dei tiri di grado 8c ed i primi 9a a Deverse Satanique alle Georges du Loup. Ed è magnifico che poi abbia utilizzato un talento immenso anche in montagna, con la capacità di scalare a così alti livelli su granito, cosa per nulla scontata per chi ha iniziato su calcare. A me la cosa che mi crea un’invidia matta e’ non tanto la capacità di salire tiri di grado 8 su granito quanto il fatto che sta gente salga vie sul Dru come se andasse a fare la corsetta pomeridiana dietro casa dopo una giornata lavorativa.
Una persona normale come me non riesce nemmeno a capire il livello di difficoltà di una simile impresa.
Assolutamente incredibili le capacità necessarie e la tranquillità (e l’understatement) con cui racconta!
E mi sono guardato anche il video.