L’allarme di psicologi e psichiatri

In questo comunicato di allarme i punti toccati sono 3:
1. I danni psicologici conseguenti al lockdown e alla sua gestione;
2. I pericoli di una comunicazione contraddittoria e fondata sulla paura;
3. Preoccupazione sulle conseguenze di una ripresa non sistemicamente ragionata.
In ultimo, sono avanzate delle proposte e delle richieste.

L’allarme di psicologi e psichiatri
(pubblicato su comunicatopsi.org)
Versione in pdf con le firme (43 pagine)

Questo è un documento di allarme sul periodo CoViD-19 e sulla sua gestione. Il presente Comunicato offre infatti la visione professionale di oltre 700 psicologi e psichiatri italiani relativa ai fattori che hanno determinato forti scosse sul versante psicologico e comportamentale a carico della popolazione; è finalizzato a non ripetere gli stessi errori e, soprattutto, a sollecitare una ripresa realmente rispettosa ed attenta alle esigenze esplicite ed implicite delle persone. 

Il Comunicato è rivolto:
– alle autorità, con l’obiettivo di offrire sia una delucidazione sulle dinamiche emerse durante questo periodo, sia delle proposte attuabili a breve termine;

– a tutta la popolazione, affinché sia possibile tutti insieme affrontare le criticità, compiere delle scelte e far sentire la propria voce, nel pieno rispetto dei diritti Costituzionali.

Il presente documento è stato inviato:
Al Presidente del Consiglio dei Ministri GIUSEPPE CONTE;
Al Ministro dell’Istruzione LUCIA AZZOLINA;
Al Ministro della Salute ROBERTO SPERANZA;
Alla Presidenza della Camera dei Deputati;
Alla Presidenza del Senato

COMUNICATO
Introduzione
Il presente Comunicato è frutto di osservazioni, dibattiti, esperienze e studi di psicologi, psicoterapeuti e medici psichiatri preoccupati delle conseguenze negative di alcune misure adottate per affrontare e contrastare la diffusione del CoViD-19, che rischiano di non limitarsi al solo periodo attuale.

Il nostro fine, coerente con il nostro lavoro e le nostre ricerche, è quello di promuovere, tutelare e proteggere il benessere psico-fisico individuale e sociale.

Le segnalazioni, le riflessioni e le richieste contenute in questo documento hanno lo scopo di rendere consapevoli i nostri governanti e la popolazione intera degli effetti collaterali e dei pericoli che certe azioni hanno e potranno avere sulla salute mentale e sul benessere della comunità a 360 gradi.

Questo Comunicato, fondato su dati e ragionamenti scientifici, si pone come osservatore della situazione attuale da punto di vista psicologico, e desidera fornire degli strumenti per evitare l’innesco di dinamiche patologiche pericolose per l’individuo e la società intera. 

Questo comunicato è apartitico, dunque non vuole essere oggetto di strumentalizzazione da parte di alcun partito politico.
Il presente Comunicato si dichiara in accordo e sinergia con il Comunicato AMPAS dei Medici di Segnale (21/04/2020), con la mozione assembleare sulla salute pubblica del Comitato Rodotà (04/2020) e con il Manifesto del Patto per la Libertà di Espressione promosso da Byoblu (04/2020).

1. I danni psicologici conseguenti al lockdown e alla sua gestione
La prima sollecitazione a creare il presente Comunicato è rappresentata dalle gravi condizioni psicologiche che la natura e la gestione del lockdown ha comportato nelle diverse fasce della popolazione. Brevemente ed in modo sommario elenchiamo le più evidenti:

  • Isolamento
    I repentini cambiamenti nello stile di vita e nella limitazione della libertà personale, ha decretato l’avvio di una serie di dinamiche ben conosciute dalla letteratura medica e psicologica al riguardo. In particolare l’isolamento è da sempre associato a conseguenze sul piano psichico e somatico che comportano una caduta sulle possibilità di resilienza (fino a disturbi di tipo funzionale) e di corretto funzionamento del sistema immunitario. Siamo esseri viventi con una natura intrinsecamente relazionale, indispensabile per un vivere salubre.
  • Sintomi depressivi
    Molteplici survey ed osservatori clinici, hanno rilevato un aumento dei sintomi depressivi nella popolazione, che variano da un umore depresso difficilmente contenibile alla perdita di motivazione, dal senso di affaticamento fisico e cognitivosentimenti di autosvalutazione. Nuovamente, tali sintomatologie hanno una ricaduta sul sistema immunitario, diminuendone la funzionalità ed espongono dunque maggiormente gli individui a varie forme di patologie.
  • Violenza e aggressività
    La limitazione della libertà, la paura e la preoccupazione per il futuro hanno dato l’avvio a risposte disforiche con aumentata propensione al danneggiamento di altri e di se stessi. La violenza domestica è aumentata, così come episodi di aggressione verbale e fisica tra individui familiari o non familiari. La sospettosità paranoide nei confronti degli altri, come “portatori di malattie” e untori, è ormai l’oggetto principale della disgregazione della comunità.
  • Senso di incoerenza
    La percezione di sempre più marcate contraddizioni nelle comunicazioni ufficiali da una parte e una certa forma di censura di punti di vista autorevoli, ma non riconosciuti dal mainstream, dall’altra (debunking scientisti, gogne pubbliche, lesioni alla libertà di espressione), è un fattore predittivo dell’alterazione della salute, ben rilevabile dai principi e dai test di salutogenesi.
  • Controllo individuale e sociale
    La progressiva concretizzazione di scenari orwelliani, giustificati da una necessaria urgenza per la protezione della salute fisica, sono proporzionali ad un aggravamento della salute psichica e un impoverimento della cultura. Tale aspetto appare inspiegabilmente come una preoccupazione minoritaria o addirittura non degna di nota. In altre parole emerge in modo sorprendente un’ossessiva attenzione a proteggere l’aspetto quantitativo dell’esistenza umana, a discapito dell’aspetto qualitativo. 
  • Overdose tecnologica
    Per quanto la tecnologia possa offrire indubbie comodità in vari ambiti del quotidiano, è pericoloso cavalcare il periodo contingente per un suo potenziamento indiscriminato. L’evoluzione tecnologica non può essere associata all’evoluzione dell’individuo e della società; in diversi casi può compromettere infatti le normali capacità cognitive e la regolazione emotiva. La tendenza attuale è di porre la persona al servizio della tecnologia, non viceversa. Non tutto ciò che può essere fatto, deve per forza essere fatto. 
  • Sviluppo e crescita dei minori compromessi
    Allarma il drammatico e brutale accantonamento delle pratiche a tutela dello sviluppo dei bambini. Scelte e strutturazioni di percorsi validate nel corso di anni ed anni di ricerca psicopedagogica, vengono dismessi e sostituiti da sconfortanti soluzioni posticce, sotto l’egida di comunicati “scientifici” come quello dell’OMS che suggerisce l’utilità dei videogiochi per far trascorrere il tempo ai più piccoli (la stessa OMS che, negli ultimi vent’anni, ha invitato noi operatori della cura a creare e realizzare progetti per un uso consapevole della rete internet al fine di prevenirne la dipendenza e l’abuso) o da idee di rientro inaccettabili come l’uso di braccialetti elettronici per il distanziamento o, ancora peggio, soluzioni a lungo termine di video-educazione. 

2. I pericoli di una comunicazione contraddittoria e fondata sulla paura 
Riguardo alla comunicazione ufficiale sui mezzi di maggiore diffusione – come televisione, testate giornalistiche, radio e social network – mettiamo qui in luce gli elementi macroscopici che hanno condotto la popolazione a maturare uno stato di ansia generalizzata e terrore, con le conseguenze – unite  alla preoccupazione per il proprio lavoro e ad altri fattori di disagio – sopra esposte.

Enfasi sui valori assoluti e numeri aumentati sui giornali, senza contestualizzazione e senza dimostrazione della loro veridicità, specie riguardo al numero di contagi e morti attribuibili al virus ma non comprovati come tali.

Medici e virologi hanno comunicato in maniera allarmante e con dati pilota non sempre attendibili, senza alcuna sensibilità sul versante psicologico, e senza precisare il valore ipotetico delle affermazioni, date le incertezze scientifiche in merito.

La comunicazione non è stata sobria né chiara, assumendo spesso connotazioni più simili a quelle di un salotto televisivo o, sul versante opposto, veicolando un’idea di scienza dogmatica e riduzionista, ben lontana dalla complessità degli elementi in gioco.

Il metodo di ricerca scientifico presentato è un decadente scientismo, attraverso il quale viene imposto all’opinione pubblica la mitologica idea di scienza in grado di offrire soluzioni matematiche e risposte a tutto, piuttosto che riconoscerne con onestà intellettuale i reali limiti e le incertezze. 

La comunicazione ufficiale non ha responsabilizzato i cittadini ma ha utilizzato come mezzo di controllo comportamentale la paura (contagi, sanzioni, minacce di prolungamento del periodo di emergenza).

I danni si sono evidenziati in modo pandemico e si evidenzieranno ulteriormente a breve e a lungo periodo. L’ansia generalizzata, infatti, produce effetti a lungo termine che possono evolvere in disturbo post traumatico da stress o sintomi depressivi, burn out, disturbi ossessivo compulsivi, disturbi antisociali, come sopra esposto, unitamente a problemi alimentari, disturbi del sonno, problemi psichiatrici. Tutto questo, sommato alla preoccupazione per il futuro, può sviluppare ulteriori effetti non prevedibili.

3. Preoccupazione sulle conseguenze di una ripresa non sistemicamente ragionata
La natura umana è intrinsecamente relazionale e il nostro cervello si sviluppa solo grazie a relazioni di una certa natura. Le relazioni familiari quanto quelle sociali, per potersi strutturare ed evolvere, hanno bisogno di potersi appoggiare continuativamente ad una presenza fisica e di poter essere vissute con fiducia, e non con sospetto o paura. Ogni surrogato tecnologico in tal senso, sarà sempre deficitario. 

Instillare nelle persone, e ancora di più nei bambini, il timore di un “nemico invisibile” di cui il prossimo può essere portatore, equivale ad impoverire od annichilire ogni possibilità di crescita, scambio, arricchimento; equivale in sostanza a cancellare ogni possibilità di vita intensa e felice.

Soluzioni economiche per famiglie e lavoratori disattese o concretizzate in modo non conforme rispetto alle promesse fatte, fomentano i timori, il disagio e l’ansia legata alla propria sopravvivenza, un’ansia attanagliante già drammaticamente presente e pervasiva nella vita di molte persone. Il senso di impotenza in merito aggrava la già precaria situazione psicologica. Il tasso di suicidi rischia di aumentare esponenzialmente, generando problemi alla salute pubblica non certo inferiori a quelle legate a un virus.

Proposte e richieste
1. Ripristinare una comunicazione realmente democratica e pluralistica, libera e di confronto.

Il disagio psichico indotto dal radicale sovvertimento degli stili di vita delle persone è variegato ed assume contorni psicopatologici diversi, ma sempre accomunati da drammaticità di esordio e gravità clinica.

Il primum movens di tutte le situazioni psicopatologiche manifestatesi è rappresentato dal binomio perdita di speranza/paura: se la comunicazione reitera incessantemente e monocraticamente contenuti terrorizzanti, stigmatizzando punti di non ritorno reali o fantasmatici, in automatico si ingenerano tali vissuti che fungono da trigger per evoluzioni patologiche e psicosociali gravissime.

Il ripristino di una comunicazione realmente pluralistica, dove le voci fuori da quello che appare un coro autorizzato (spesso anche molto differente da quello di cori autorizzati di altri paesi), darebbe la possibilità di poter confrontare differenti ipotesi di realtà, differenti visioni future, e differenti sviluppi  di vita possibili per fronteggiare scenari profetizzati come apocalittici ed inevitabili.

Allo stato attuale l’espressione di un’opinione non accettata dal mainstream non appare praticabile senza ritorsioni, minacce o pubbliche gogne mediatiche: una voce dissonante viene inevitabilmente bollata come fake news o complottismo, immediatamente aggredita e processata non attraverso seri e più che leciti dibattiti ma con ostracismo radicale a priori dal sistema mediatico, negando ogni forma di dubbio o di pensiero alternativo, a costo della menzogna o della delegittimazione personale. Si tratta propriamente di una devianza comunicativa che sta raggiungendo livelli estremamente pericolosi. 

In un sistema democratico e garantito da una Costituzione tra le più belle del mondo, nessuno dovrebbe imporre come e dove attingere le informazioni, trattando di fatto il destinatario come un infante ingenuo e non in grado di intendere e di discernere. La risultante è un’informazione monocolore, che spinge sui pedali dell’uniformità di pensiero attraverso la paura, defraudando di fatto la ricchezza e l’evoluzione della cultura, e atrofizzando la libera ricerca ed espressione di sé.

Rivendichiamo pertanto il diritto di ogni cittadino a poter ascoltare le differenti opinioni in gioco per poterle approfondire, se lo reputa opportuno, nei modi e dalle fonti che reputa più affidabili, per trarre le sue ragionate conclusioniRivendichiamo inoltre il suo legittimo diritto a diffondere le sue opinioni con serenità.

2. Promuovere una cultura della salute
Secondo i dati provenienti da più fonti mediche, il decorso della malattia portata dal CoViD-19 è blando, ovvero presenta sintomi lievi. Le persone decedute avevano in essere altre patologie. Le persone sane corrispondono infatti a quell’ampia percentuale di persone che ha contratto il virus ma che ha riscontrato sintomi leggeri o che addirittura non si è accorta di nulla, costruendo presto gli anticorpi necessari. 

Ormai è noto in qualsiasi ambito scientifico del settore che condurre uno stile di vita più sano irrobustisce e forgia il sistema immunitario. Mangiare sano, fare movimento, conoscere e gestire lo stress, non fumare né assumere sostanze tossiche, dovrebbe rappresentare un impegno per ognuno di noi, ed i mezzi di comunicazione dovrebbero trasmettere informazioni a tal riguardo senza posa. Appare dunque desolante e dal sapore medievale osservare il faro dell’attenzione pubblica quasi esclusivamente orientato verso la patogenesi piuttosto che sulla salutogenesi. 

L’importanza di uno stile di vita sano che tocchi in modo sistemico i fattori che rendono resiliente l’organismo e rinforzano il sistema immunitario dovrebbe diventare parte di una società pronta ad affrontare le sfide complesse sotto ogni punto di vista, in primis quello della salute. Una comunicazione mediatica in tal senso risolverebbe al contempo diverse criticità: 

  • solleciterebbe le persone a riappropriarsi della responsabilità sulla propria salute, piuttosto che sentirla sotto minaccia dei comportamenti altrui; 
  • aumenterebbe il senso di fiducia e speranza nelle proprie possibilità, piuttosto che delegare ad altri ogni scelta vitale; 
  • diminuirebbe il timore e la vulnerabilità rispetto agli eventi patogeni, riducendo di fatto le conseguenze dell’effetto nocebo; 
  • restituirebbe la dignità all’essere umano fornendo indicazioni di rilievo per il suo benessere; 
  • alleggerirebbe il sistema sanitario nazionale ed i professionisti della cura, oltre a migliorare il clima di rispetto e fiducia tra i cittadini e gli enti medesimi. 

3. Evitare l’innesco e la crescita di ulteriori forme di discriminazione 
La comunicazione mediatica sul CoViD-19 ha alimentato paure esagerate ed irrazionali. Sono state discriminate o attaccate persone senza mascherina che passeggiavano per strade deserte, operatori sanitari, piccoli imprenditori e autonomi disperati che manifestavano pacificamente rispettando le distanze. 

Nuovamente, occorrerebbe scoraggiare tali condotte sollecitando la cooperazione costruttiva e diffondendo buone pratiche, case histories ed esempi concreti dove in primo luogo possa emergere il valore della libertà personale e non lesiva, l’aiuto reciproco e la sinergia tra i governanti e la popolazione.

4. Riconoscere pubblicamente gli errori commessi
Fermo restando che nessun vertice politico e medico fosse pronto per un’emergenza del genere, sono stati fatti degli errori. Questo ha generato sfiducia e sconforto a livello di sentiment popolare. L’autorevolezza tuttavia non si ottiene non sbagliando mai, ma ammettendo e facendo ammenda sui propri errori, per ripartire in maniera più consapevole e ragionata.

Alcuni eventi che hanno generato fermento generale – come il caso di un TSO a un ragazzo che esprimeva il suo dissenso pacificamente o la derisione da parte di personaggi pubblici verso le proposte provenienti da specialisti difformi all’opinione ufficiale – sono fatti gravissimi e sotto gli occhi di tutti, ed un’ammissione di errore in tal senso non è solo moralmente corretta, ma è necessaria per il ripristino della credibilità di chi ha permesso tutto questo.

5. Stimolare il confronto tra studiosi e specialisti ufficiali e studiosi e specialisti indipendenti
Ciò che maggiormente è saltato all’occhio è l’enorme divario tra le comunicazioni ufficiali ed unidirezionali enfatizzate nel mainstream, e quella di altri professionisti nelle medesime aree provenienti da fonti indipendenti. Il ruolo dei social network, quando non ha spregevolmente alterato o oscurato taluni contributi, ha ben messo in luce tali discrepanze, fomentando acredine e – nuovamente – sfiducia e paura

Una visione con maggiore coscienza di realtà la si osserva quando questa tende ad unire e non a dividere, o comunque ad incentivare il dialogo costruttivo di tutte le voci del coro. Questa è forse una delle più grandi sfide alla quale tutti siamo chiamati.

6. Ripristino dei diritti civili
Il diritto civile non riguarda solo la giurisdizione, ma rappresenta a tutti gli effetti un prerequisito indissolubile per il mantenimento dell’equilibrio psichico e comportamentale. Durante il lockdown si sono paventati diversi obblighi ed imposizioni:

  • quello che mette a rischio la libertà di scelta delle cure e delle soluzioni mediche (primariamente vaccinali) come condizione/minaccia per un ripristino della normalità;
  • quello di tecnologie potenziate come soluzione alternativa alle solite interazioni sociali;
  • quello dell’adozione di presidi sanitari per tutti (mascherine e guanti) che, oltre a non essere di chiara efficacia per evitare il contagio del virus, causano problemi respiratori e alcalosi;
  • quello dell’isolamento, del controllo (attraverso forze di polizia o strumenti tecnologici) e dell’uniformità di pensiero come già delineati sopra.

Rivendichiamo la necessità di riportare al centro l’idea del cittadino come essere vivente con qualità e necessità fisiche, psichiche e spirituali, innalzandolo dal livello di mero consumatore in cui è decaduto. Rivendichiamo inoltre il suo diritto alla libertà di pensiero, di espressione e di scelta di cura.

Tali libertà sono garantite dalle fondamenta della Costituzione, e non sono solo diritti inalienabili dei cittadini ma rappresentano il necessario terreno per il mantenimento di una salute psico-fisica individuale e sociale.

Conclusione: la centralità della salute mentale come bene irrinunciabile dell’individuo
Nel contesto del drammatico stravolgimento nelle modalità del rapportarsi sociale, affettivo e lavorativo, emerge una marcata superficialità del livello di attenzione che è stato posto – da parte delle autorità e dei vari team di esperti arruolati per l’occasione – sulle drammatiche conseguenze in termini di disagio psichico globale. 

Appare incomprensibile a livello logico vedere applicato in modo esasperato il principio di precauzione sanitaria per prevenire i possibili effetti di un virus, e osservare la quasi negazione di tale principio per altri aspetti della salute, come se i danni provocati da un virus fossero più rilevanti di quelli che riguardano l’equilibrio psichico e gli altri aspetti citati nel Comunicato. 

Appare bizzarro che nel momento in cui si profetizzano riprese ed accensioni assolutamente non prevedibili sotto il profilo medico ed epidemiologico, non sia stato posto tra i foci attentivi dell’azione un progetto serio e valido per la tutela della salute mentale e per il corretto sviluppo personalogico dei minori.

La realtà è stata stravolta, e dalla clinica emergono già allo stato attuale incrementi drammatici dei principali indicatori psicopatogenetici, come sopra esposto. 

Dubitiamo che sia necessario ricorrere alla fenomenologia per comprendere quali eventi critici possano generare dal senso di deprivazione dello spazio, percepito come inaccessibile e irrimediabilmente perduto, e dal senso di deprivazione del tempo, vissuto in un presente fisso e cristallizzato, dove il futuro è esso stesso chiuso da una cortina impenetrabile costituita da angoscia e senso di perdita.

Appare stupefacente appellarsi paternalmente al senso di responsabilità dell’individuo quando lo si spinge di fatto – isolandolo socialmente ed affettivamente, abbandonandolo in molti casi anche economicamente, privandolo della possibilità di sostentare i propri cari e senza visione del futuro – verso gravi scompensi psicopatologici.

Le conseguenze psicocopatologiche (derivabili in maniera precisa e scientifica, non semplicemente prevedibili o profetiche) sono drammatiche, ma per di più si accompagnano  ad eventi tragici dal punto di vista socio-familiare: sono qui presenti infatti tutte le principali motivazioni che possono facilmente condurre a eventi drammatici quali suicidi ed omicidi.

Oltre a ciò, le interferenze sullo sviluppo personalogico dei bambini è brutalmente inficiato dall’impossibilità di relazionarsi con i coetanei, di esperire la realtà liberamente, dovendosi in molti casi confrontare con genitori disperati e spaesati e non in grado di supportarli affettivamente, né di spiegare loro lo scorrimento di una realtà che essi stessi non comprendono.

In questo periodo, durante la quotidiana esposizione della giornata da parte della Protezione Civile e del team di addetti ai lavori, abbiamo avuto modo di ascoltare le parole di “esperti” che spiegavano come i bambini non avranno problemi: se i genitori saranno sereni, lo saranno anche i bambini. Crediamo che in questa frase sia racchiuso in perfetta sintesi tutto il livello di superficialità e di disattenzione alla tutela della salute mentale. 

Sarà fondamentale porre nuovamente al centro dell’attenzione un particolare che, in maniera stravagante, sembra sia stato curiosamente omesso: l’essere umano, con i suoi bisogni fondamentali, con la sua forza, ma anche con la sua sofferenza e vulnerabilità. Un tale essere vivente viene evocato quale fantasma ogni qualvolta ci si dimentica di considerarlo uomo in quanto tale, e non solo pedina economica e politica da manovrare.

Di fatto, allo stato attuale ci sono tutti i presupposti per poter individuare gli elementi in gioco di una forte manipolazione psicologica delle masse da parte di una visione, un  pensiero e un approccio alla vita dominante che cerca di imporsi come unico e indiscutibile, di caratteristica indubbiamente settaria.

Noi specialisti della salute psichica, in unione e costante confronto con tutte le figure professionali che lavorano quotidianamente per il benessere delle persone e della società, ci impegneremo a sostenere tutti quei comportamenti virtuosi in grado di favorire il maggior benessere psico-fisico, e ci impegneremo a promuovere la bellezza e la ricchezza del libero pensiero.

Apri e scarica il Comunicato in pdf.

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L’allarme di psicologi e psichiatri ultima modifica: 2020-08-29T04:06:00+02:00 da Totem&Tabù

17 pensieri su “L’allarme di psicologi e psichiatri”

  1. 17
    lorenzo merlo says:

    Ma l’esperienza da sola vincola.
    Insieme alla consapevolezza che siamo identici, insegna.
    Questa richiede di andare oltre se stessi.
    Per questo la storia è come la ruota del criceto.
    Corriamo e ci lamentiamo ma intanto la facciamo girare.

  2. 16
    Roberto Pasini says:

    A volte si fanno strani collegamenti tra gli articoli del blog. L’articolo di Crovella sulla Liguria mi fatto ricordare un’esperienza collegata al tema di questo articolo sulle conseguenze psicologiche del Covid 19. Quest’estate ho incontrato nella palestra di arrampicata del monte Penna, in Val d’Aveto, una giovane professionista ligure della montagna che lavora in Valle d’Aosta. Mi ha raccontato che quando è scattato il lockdown si è sentita straniera in patria. Le persone le facevano chiaramente capire, anche senza dirlo: “ma perché non te ne torni a casa tua”. Compresi i colleghi con i quali aveva intensamente lavorato nel famoso weekend di carnevale che tanti contagi ha provocato sulle piste. La stessa cosa è capitata a me in Liguria. Mi sono trovato i vigili in casa, allertati dai vicini, che volevano verificare quando eravamo arrivati nella casa ligure e se ci eravamo “segnalati” nell’apposito sito regionale. Stranieri in patria, mal visti e tollerati, malgrado la lunga consuetudine.  Anche la parsimonia emotiva e comunicativa dei liguri non li ha difesi dal contagio psichico, come accaduto da molte altre parti. Comprensibile e legato anche a questioni pratiche, come la capacità operativa dei sistemi sanitari regionali. Comunque c’era sotto qualcos’altro di più profondo. Sgradevole e leggermente inquietante per chi l’ha subito. Poi il vento è cambiato, è arrivata l’estate e noi foresti siamo diventati di nuovo preziosi per l’economia locale. Va bene, passato e perdonato. Ma non bisogna dimenticare. Potrebbe succedere di nuovo anche su altro. Il panico e la paura attivano ostilità paranoiche e persecutive che possono essere più pericolose dei virus, come abbiamo già visto molte volte nella storia dell’umanità. Speriamo che questa ulteriore esperienza abbia insegnato qualcosa a molti.

  3. 15
    lorenzo merlo says:

    Circolava da subito una masnada di ciarlatani che  narravano storie molto simili a quelle alle quali è arrivato l’egregio professore. Anzi, le urlavano. Non sono stati ascoltati – scientismo imperat – o sono stati denigrati, in altre occasioni radiati o sono stati censurati.

  4. 14
    Roberto Pasini says:

    Lorenzo, “esageruma nen”. Catastrofe scientista. Si tratta di interpretazioni diverse sull’evoluzione del fenomeno all’interno della disciplina “immunologia”. Fenomeno sul quale non mi sembra ci siano per ora grandi certezze e solo ipotesi provvisorie anche tra i cultori della materia. Il nostro Prof. è un critico delle politiche federali ma è comunque un grande sostenitore del distanziamento sociale. Vedi notizie in rete sulle sue posizioni. In ogni caso non esagera con il formaggio sulla fonduta, nonostante sia svizzero e abbia avuto una gran fifa come ammette lui che si è chiuso spontaneamente in casa per 40 giorni appartenendo ad una categoria fragile. 

  5. 13
    lusa says:

    Già nel 2018 undici milioni di italiani soffrivano di depressione e non c’era il covid, il lockdown e non era stravolto lo stile di vita.

  6. 12
    lorenzo merlo says:

    Catastrofe scientista: https://braininlabor.com/2020/09/03/1178/

  7. 11
    Antonio Arioti says:

    Non voglio mettermi a filosofeggiare anche se ne sarei capace, una volta tanto vorrei stare sul pratico.
    Vedo che certe situazioni esasperanti vengono ulteriormente esasperate in una sorta di accanimento terapeutico immotivato.
    Oggi sappiamo che il Comitato degli esperti non aveva chiesto un lockdown generalizzato e invece il Governo ha deciso di blindare l’Italia intera. Una volta blindata l’Italia sono state murate le persone impedendo anche a chi, di fatto, non avrebbe creato danni di prendersi un minimo di svago al fine di ridurre la tensione (i runner a casa, i bambini a casa, ecc.). Oggi si continua, nonostante le diverse linee guida dell’Oms, a tenere gli infettati in casa fino al responso negativo di due tamponi nell’arco di 24 ore. Risultato, gente agli arresti domiciliari per 90, 120, addirittura 170 giorni con conseguente disincentivo, salvo situazioni di una certa gravità, a rendere noto il proprio stato di salute.
    Qual è il motivo di tutto ciò? Ognuno la vede dal suo punto di vista: il complottista vedrà un disegno preciso per il controllo e la futura lobotomizzazione delle masse, il realista vedrà l’impreparazione unita all’ignoranza, l’antagonista l’arroganza, ecc..
    Chi ha ragione e chi ha torto? Forse tutti, forse nessuno perché le dinamiche umane, in presenza di fenomeni complessi, non sono quasi mai facilmente interpretabili. Dico solo che anche piccoli accorgimenti a volte possono fare la differenza.

  8. 10
    Roberto Pasini says:

    Se sei in qualche modo una “guida” , come lo è un Dirigente scolastico, l’emotivita’ te la tieni dentro nel momento del pericolo e la sfoghi casomai col tuo coach. Vedi per confronto l’intervista di Remuzzi oggi sul Corriere, che dice in parte cose simili sull’apertura delle scuole. Ma Remuzzi è un cuoco della tradizione bergamasca e bonattiana, potremmo aggiungere noi, avvezza alla semplicità essenziale della polenta taragna, poca fantasia ma un mix efficace di proteine e carboidrati.

  9. 9
    lorenzo merlo says:

    Certo.
    Ma sotto esasperazione è ontologico che la misura sfugga.

  10. 8
    Roberto Pasini says:

    La mia sensazione è questa. Singoli ingredienti buoni a volte vengono rovinati dall’eccesso di condimento. Ecco questo è il problema. L’eccesso di condimento che rende il piatto piccante ma poco digeribile per molti e può confinarlo dentro un circuito di piccoli ristorantini etnici locali di nicchia. Si pone poi la questione, perché lo chef, pur dotato, esagera con il condimento e non riesce a fermarsi quando usa il dosatore? Bella domanda, ma qui entreremmo nel campo dell’interpretazione dove tutto è opinabile. Personalmente gli sprechi mi fanno più dispiacere che fastidio. Mi verrebbe voglia di dire a certi cuochi: fermati, asciuga, contieni, puoi fare un buon piatto apprezzato da molti, ma non devi dimenticarti mai che la verità si raggiunge togliendo e non mettendo, come l’eleganza.
     
     

  11. 7
    lorenzo merlo says:

    Ecco sia un’ulteriore Negazione e Proiezione: https://www.youtube.com/watch?v=1gJLCwZ_sIY&feature=youtu.be

  12. 6
    Giuseppe Balsamo says:

    Guardando il video su luogocomune, mi viene il dubbio se Mazzucco legge (e comprende) per intero gli studi che cita e non si limita invece ad estrarre qua e là le frasi che meglio si adattano al suo pensiero.
     
    Per completezza, sullo studio di Wolff consiglio la lettura della lettera dello stesso Wolff all’editore:
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7250546/
    e sul “caso Rovereto” consiglio la lettura di questo articolo:
    https://www.giornaletrentino.it/cronaca/rovereto/impossibile-sia-ammalato-l-80-dei-vaccinati-1.1492769

  13. 5
    Roberto Pasini says:

    Mi sforzo con onestà di vincere la forza limitante dei miei pregiudizi e di mantenere una mente aperta anche verso ciò che faccio fatica a capire. In manifestazioni come quella di Berlino e in discorsi come quello di Kennedy colgo pezzi importanti di realtà: le speculazioni delle aziende farmaceutiche, la miseria dei governi, l’uso strumentale della paura, le tendenze autoritarie striscianti, le manipolazioni dei media e così via. Però, però …un venticello antico, leggero ma insidioso, che parte da Vienna e poi arriva giu’ al Sud passando da Ginevra, si insinua nella mia mente e mi dice “non ti fermare alla superficie, scava, scava, vecchia talpa, e cerca di capire se magari sotto non c’è qualcos’altro”. E allora mi immergo nel chiaroscuro delle dinamiche sociali (le tenebre le lascio ad altri, più preparati di me nell’esplorazione di quei territori) e cosa vedo? Vedo in azione due armi potenti, tra le varie disponibili nell’armeria umana. Con una gli uomini si difendono di fronte alle minacce dell’ignoto e con l’altra attaccano i nemici. La Negazione, che con la sua forza filtrante attenua l’ansia di dover accettare ciò che produce dolore. La Proiezione, che sfoga su un nemico esterno, subdolo e infame, la responsabilità del male. Armi potenti e utili di cui la natura ci ha dotati e che abbiamo perfezionato nei secoli, ma che come tutte le armi sono difficili da maneggiare e non sfuggono all’antico monito: chi di lama ferisce, di lama perisce. Poi il venticello cala e ritorno alla superficie, invidiando le granitiche certezze dei predicatori. Ma il dubbio rimane. È uno zaino pesante, ma l’andare per monti ci dovrebbe aver insegnato a portarlo. Amen. 

  14. 4
    lorenzo merlo says:

    Ho messo in ricerca “Kennedy Berlino Covid” nel sito di Repubblica, Corriere, Stampa, 24ore, Messaggero per leggere o vedere in che termini ne avevano parlato: nessun risultato pertinente.
    Chi si affida ai media principali – radio, tv, stampa, web – potrebbe forse verificare meglio e contraddire la mia ricerca.
    Indipendentemente dalla retorica di Kennedy, egli fa nomi e cognomi, si espone personalmente, ha il coraggio per non sottrarsi a certa evidenza.
    Forse è quest’ultimo punto la maggior critica – non alle politiche globaliste –ma a tutti noi.
    Senza coraggio l’orizzonte è immobile.
    https://www.youtube.com/watch?v=PIh4-sbCfR0&feature=youtu.be
     

  15. 3
    lorenzo merlo says:

    Quanto dice Massimo Mazzucco (https://luogocomune.net/21-medicina-salute/5591-david-parenzo-il-dott-stranamore), relativamente al vaccino antinfluenzale, è noto a tutti coloro che si sono personalmente interessati alla questione vaccini.
    Questi sanno anche che, la medesima problematica – ovvero la sovraesposizione a ulteriori patologie correlate alle vaccinazioni – è da considerarsi estesa a tutte le vaccinazioni.
    Se l’uomo non è concepito nella sua integrità, citata da Giandomenico Vincenzi, nulla di quanto la nostra cultura produce, scienza in primis, potrà mai produrre alcunché di adatto all’uomo.
    Tutti i cosiddetti progressi, sono croste di superficie che nascondono un corpo in metastasi.
     

  16. 2
    Giandomenico Vincenzi says:

    Non sono un medico ne’ uno psicoterapeuta: sono una persona consapevole insegnando seriamente yoga da 40 anni. Tre mesi fa ho inviato un promemoria a 150 persone che diceva in sintesi quello che finalmente anche gli psicologi hanno affermato. Non certo per farmi dire ‘Bravo ‘ ma per sottolineare il fatto che  la classe medica non è depositaria della verità e che sta commettendo degli errori macroscopici ignorando – spesso in malafede- che siamo non solo corpo o solo organi ma entità psico-spirituali.. Finalmente c’è qualcuno che lo dice a voce alta e credibile. Grazie a voi e alla vostra consapevolezza che manca decisamente al fatiscente Comitato Tecnico-scientifico cui il governo fa cieco affidamento.

  17. 1
    roberto antonel says:

    Non credo che il lockfown e più in generale la pandemia abbia aggravato la salute mentale degli italiani nè peggiorato più di tanto i rapporti sociali.Semmai si sono maggiormente  evidenziati quei risvolti caratteriali che preesistevano all’ingresso del virus.Coloro che  avevano  un carattere fondamentalmente solitario e menefreghista hanno  accolto senza remore le raccomandazioni isolazioniste propalate dal Governo e dal comitato tecnico scientifico.Anzi è stata un’occasione d’oro per  liquidare quei rapporti che erano ormai diventati logori: amici rompiballe,mogli o compagne inacidite e arteriosclerotiche,vicini di casa insopportabili.Quale momento migliore,con la scusa dell’isolamento totale e del distanziamento personale,per troncare o raffreddare quelle relazioni ormai datate e arcinoiose? Magari per iniziarne di nuove,dopo il lockdown, forse più stimolanti ed interessanti delle precedenti.

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