L’altra Marmolada

L’altra Marmolada
(presente, passato e futuro)
di Ines Millesimi *

L’estate sta finendo e mentre si analizza il bilancio delle vacanze degli italiani e degli stranieri, tra overtourism in Dolomiti e caroprezzi al mare, si raccomanda la lettura di un libretto di sole centodiciotto pagine che invita il lettore a ripensare al nostro rapporto con i ghiacciai e il cambiamento climatico (Mauro Varotto, La lezione della Marmolada, People Ed., Busto Arsizio 2025, 14 €).

Tutti gli appassionati di montagne hanno scolpita in mente la celebre frase romantica “la montagna è una maestra muta che crea discepoli silenziosi”. Oggi Goethe si rivolterebbe nella tomba poiché le montagne, “le grandi cattedrali della terra con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori di torrenti, gli altari di neve” (per dirla con le parole di un altro celebre scrittore, John Ruskin) sembrano essere sotto assedio: con gli “altari di neve” ormai dissolti, i “cori di torrenti” sostituiti dal rombo sgassante dei motori, “i portali di roccia” minacciati da continui crolli. Restano le nuvole, di cui si sa ancora troppo poco dal punto di vista scientifico; più che i mosaici, sono i loro cumulonembi ad essere “il” pensiero per villeggianti e alpinisti.

Turisti al lago di Sorapiss. Foto: Enrico Ferri.

In realtà, non ci sono più “discepoli silenziosi”, ma folle vocianti e decisori di ogni colore di partito che perpetuano il modello cittadino del liberismo capitalista su ogni villaggio e area montana, anche la più congestionata dal cemento e dal turismo. A questo punto la montagna può dirsi ancora “maestra muta”?

Nel libretto di Varotto sembrerebbe di sì, perché bisogna ripartire proprio dalla Regina delle Dolomiti, la Marmolada, che non ha dolomia bensì calcare, e tuttavia rientra nel Patrimonio Dolomiti Unesco per il suo grande ghiacciaio, monitorato fin dal 1888. Questo marchio è stato di recente rimesso in discussione nel documento degli albergatori del Comitato per la salvaguardia dei passi dolomitici. A detta loro, il marker culturale dato a questa catena montuosa nella lista del Patrimonio mondiale da tutelare si rivela oggi il principale responsabile dell’overtourism e della governance da cartolina dei Monti pallidi (https://gognablog.sherpa-gate.com/lovertourism-colpa-dellunesco/).

Ma andiamo con ordine, visto che il libro di Varotto è suddiviso in quattro lezioni-capitoli.

Turisti al cospetto delle Dolomiti. Foto: Enrico Ferri.

Il primo, “Linee nere su fondo bianco”, racconta storie di confine e di montagne che da spartiacque naturale tra due bacini idrografici di Piave e Adige, ma anche tra due comunità e due valli, diventano confine politico. Ne viene fuori uno scenario complicato che risale al XVIII secolo, passando per la Grande guerra fino ai contenziosi tra Veneto e Trentino nell’età moderna, costellati da inerzie e da interessi competitivi culminanti con l’energivora costruzione di impianti sciistici durante il boom economico degli anni Sessanta.

Delineato questo scenario, si approfondisce nella seconda lezione il rapporto tra ghiacciaio e turismo, a partire dall’efficace giudizio di Dino Buzzati, che chiamava la Marmolada “La montagna perfetta”. È la montagna vista dalle quote più alte, esteticamente bellissima, dispensatrice di panorami garantiti. Viene in mente il dipinto di Caspar David Friedrich, con l’uomo di spalle sulla scogliera davanti a un mare di nebbia, un dispositivo spesso usato dall’artista perché il fruitore si identificasse in quella visione contemplativa. Ma qui non si tratta più di esaltare alte concezioni spirituali o romantiche. In realtà si orienta la Marmolada moderna alle necessità di uno sport sempre più costoso, lo sci di pista. Si punta allo sfruttamento adrenalinico della montagna, la sua vocazione è sempre più specializzata, si sviluppa la narrazione più efficace in tal senso e si costruisce nel 1947 uno dei primi impianti di risalita italiani. Il resto è prevedibile, nuovi impianti e rilancio del business, sapientemente declinato con la promessa di nuovi posti di lavoro e indotto certo. Attualmente di neve non ce n’è più abbastanza a garantire lo sci finanche d’inverno, quindi si ricorre alla costosa neve tecnica, che di stagione in stagione fatica a resistere a causa delle temperature più miti dell’atmosfera, anche in quota. Allora d’estate si ricorre ai teli per coprire la pista da sci del ghiacciaio al fine di rallentarne la fusione; ma i costosi teli geotessili contribuiscono all’inquinamento ambientale perché nel loro utilizzo e deterioramento rilasciano microplastiche.

Varotto sintetizza molto bene la storia di un ghiacciaio mitizzato e oggi in sofferenza, al punto che i glaciologi hanno ipotizzato il suo collasso prima del 2050, se si continua con questi ritmi accelerati di fusione: la sommità della Marmolada sarà presto costituita dalla sola nuda roccia.

Geotessili sulla Marmolada. Foto: Enrico Ferri.

Si può fermare una volta per tutte il processo? No, perché il processo di fusione è dato dalle relazioni tra elementi naturali e antropici fortemente interconnessi. Non è la pista da sci il principale motivo della perdita del ghiacciaio, ma altre concause che hanno origini lontane, tutte ascrivibili all’impronta antropica e ai suoi effetti. E mentre il riscaldamento globale ha subito un’impennata in questo ultimo trentennio, mentre la crisi climatica dovuta all’immissione massiccia di CO2 nell’atmosfera è spiegata con dovizia di dati dalla letteratura scientifica internazionale, i decisori del destino di ogni specie, compresa quella umana, si dividono in due categorie: quelli ridotti a una minoranza che premono per la sostenibilità e invocano la transizione ecologica con richiesta di programmi di decarbonizzazione (la combustione di combustibili fossili è la principale causa delle emissioni di gas serra) e quelli che, in maggioranza, con le loro enormi emissioni (anche militari) impattano sulla Terra rendendosi responsabili nell’immediato futuro di ulteriori conflitti e perdita di vite umane.  Con un buon margine di semplificazione, si può affermare che i gas serra del comparto militare nella sola guerra tra Russia e Ucraina equivale alla metà di quelli prodotti in un anno in Italia. Così lo ha spiegato il climatologo del CNR Antonello Pasini in un’intervista: la guerra e il clima si influenzano reciprocamente, tutto è in relazione e produce una enfatizzazione reale di collisioni e interessi (https://www.ecodibergamo.it/stories/EcoBergamo/energia-e-clima/emissioni-militari-enormi-impatti-pesanti-sul-clima-o_3224900_11/).

Climbing for Climate (evento a cura dell’Università di Padova): giornata di studio sul Ghiacciaio della Marmolada. Foto: Enrico Ferri.

Nel libro di Varotto cruciale è il concetto di “linea di equilibrio” che si trova espresso nella terza lezione, “Il collasso del tempo”. La descrizione è concentrata nel capoverso introduttivo:

“In cui si racconta dei tre “tempi” della Marmolada, quello immobile e immutabile delle nevi eterne, quello parossistico e accelerato della fusione del ghiacciaio più recente, e quello che ci può portare fuori dalla crisi se riusciamo a mettere in connessione temporalità diverse”.            

Nella prima parte si descrive la stabilità del ghiacciaio nella prima metà del Novecento. Tuttavia è proprio il suo dinamismo invisibile tra parte sommitale, cioè l’area di accumulo di neve e ghiaccio, e parte bassa, dove prevale l’ablazione, a rendere il ghiacciaio vivo. Questa linea di equilibrio si è spezzata, e si registra uno stato di emergenza probabilmente irreversibile. Il culmine, balzato sotto gli occhi della stampa e dell’opinione pubblica, è stato raggiunto il 3 luglio 2022 con il crollo di una porzione di ghiacciaio provocato dalle alte temperature di quella estate siccitosa. La valanga di 65mila metri cubi di ghiaccio e detriti travolse undici alpinisti che morirono percorrendo la via normale alla vetta. Oggi chi fa trekking sul versante opposto da lontano legge bene quella ferita, uno strapiombo di 25 metri nel ghiacciaio che “mina per sempre l’antica fiducia nella sua stabilità”. Cosa pensare dopo aver percepito con i propri occhi lo squarcio visivo sotto Punta Rocca?

L’autore, avendo descritto i due tempi del ghiacciaio nel passato e nel presente, ne introduce sorprendentemente un altro: un “terzo tempo” che invita a riflettere e a condividere tempi lunghi, a riabilitare il senso della previsione e della responsabilità, che non significa divieti ma “cambio di paradigma”, da attuare subito per salvaguardare le generazioni future.

Plastica che affiora dalla fusione del Ghiacciaio della Marmolada (i tempi d’oro dello sci di pista). Foto: Ines Millesimi.

In questo senso interviene in aiuto un altro libro che spiega quanto sia nocivo perseverare nel pensiero del breveterminismo, e al contrario comprendere quanto sia più necessario e socialmente giusto per la sopravvivenza e la coabitazione sul pianeta il “cambio di paradigma”. Il pensiero a lungo termine dovrebbe guidare le scelte individuali e quelle della politica. Con dovizia di argomenti, esempi e riferimenti bibliografici, Come essere un buon antenato di Roman Krznaric (Connessioni Ed., San Giuliano Milanese 2023, 25 €) è un antidoto al pensiero a breve termine; illustrando la storia della mente umana, dimostra in modo convincente perché è bene oggi preferire la mentalità del lascito e il pensiero del tempo profondo.

Tornando alla linea di equilibrio contenuta in ogni ghiacciaio, si potrebbe pensare che la scienza abbia soluzioni e proposte risolutive a problemi così complessi. Le uniche credibili e praticabili attualmente sono quelle della mitigazione e dell’adattamento con una visione a lungo termine che impegni radicali scelte civili e politiche, e più giustizia sociale.

In attesa di questo cambio collettivo di paradigma, Varotto spiazza il lettore proponendo una strada possibile a partire dal nostro quotidiano. La quarta lezione viene dalla dimensione antropologica, dal titolo “Facciamo Festa”. Sembrerebbe un’ironica contraddizione dopo scenari di catastrofe in merito non solo al ghiacciaio della Marmolada, ma così non è. La festa per Varotto è tornare alla dimensione del “riposo”, è recuperare una pausa cadenzata nella nostra vita energivora prendendo spunto dal pensiero simbolico, dalle leggende e dal mito del ghiacciaio della Marmolada. Questa è la lezione della montagna, sospendere la corsa forsennata nel pieno della crisi e recuperare l’intervallo riconciliante del nostro vivere in questo tempo. Per esempio, anteporre il momento periodico del riposo e della relazione, a quello della mera monetizzazione.

Dunque, unire i punti di un tempo circolare e ciclico, piuttosto che far salire sempre più in alto la curva di un tempo di perpetuo progresso, può essere un altro modo di vivere su questo pianeta. Ecco allora la lezione nuova che scaturisce dalla Marmolada: un invito a cambiare la visione del nostro orizzonte quotidiano e insieme la frequentazione della montagna in relazione – nostro malgrado – al cambiamento in atto. Un laboratorio di sostenibilità autentica e coerente, quindi, che riparta dalla crisi climatica, dall’overtourism e dalle esigenze di vita più serena dei suoi abitanti.

La riduzione del Ghiacciaio della Marmolada dal 1905 al 2021 (dal 1971 al 2021 forte riduzione). Fonte: Bondesan e Francese (2023), The climate driven disaster of the Marmolada Glacier.

I punti per questo cambiamento che  chiedono il superamento di visioni speculative e dal respiro corto sono espressi nel Manifesto per un’altra Marmolada lanciato nel 2024 dalla Rete delle Università italiane per lo Sviluppo Sostenibile (https://reterus.it/public/files/Eventi/2024/CFC6/Manifesto_per_unAltra_Marmolada_DEF.pdf), preceduti nel 2020 dalle proposte di Guido Trevisan per la valorizzazione paesaggistica, antropologica, storica e delle bellezze naturali della Marmolada che escludono nuovi impianti di risalita (https://gognablog.sherpa-gate.com/marmolada-2020-per-uno-sviluppo-sostenibile/), e ancor prima nella serie di azioni specifiche e richieste di investimenti diversi per la Marmolada promosse sin dal 1998 da Mountain Wilderness nel solco delle “Tesi di Biella” (https://www.mountainwilderness.it/editoriale/marmolada-un-rilancio-basato-sulla-qualita-e-leccellenza-della-montagna/).

Dal 2023 in Europa affiorano preoccupanti fenomeni e nuovi rituali “instagrammabili” legati all’overtourism e al last chance tourism, il “turismo delle ultime possibilità” che consiste nel vedere i ghiacciai morenti. Accade in Svizzera, come in Italia. E i sentimenti cambiano, come annota sul campo il noto glaciologo svizzero Matthias Huss:

In Svizzera (…) il ghiaccio è scomparso, quindi le misurazioni sul ghiacciaio sono state interrotte. E’ una sensazione difficile da descrivere per un glaciologo assistere a questo punto finale, documentarlo e chiudere definitivamente la cartella dopo decenni di osservazioni. Da un lato c’è una sensazione di fascino nell’essere un testimone diretto di questi cambiamenti fondamentali che si verificano in tempo reale. Dall’altro, è come perdere un vecchio amico. Nel corso di molti anni, sono salito sui “miei” ghiacciai innumerevoli volte per misurarli. Era sempre lo stesso percorso, eppure sempre diverso, perché il bordo del ghiaccio che si ritira rapidamente rivela ogni volta qualcosa di nuovo, cambiando il paesaggio. Ma questo processo è ormai terminato; il capitolo è chiuso (per approfondire cfr. Matthias Huss, On the feasibility of glacier preservation, Nature wate, vol. 2, July 2024, pp.  606–607. https://www.nature.com/articles/s44221-024-00269-8)”.

Il collasso del 3 luglio 2022: al momento dell’evento erano stati raggiunti in quota i 10.7 °C della temperatura dell’aria. Courtesy: Aldino Bondesan, Università di Padova.

L’augurio di fine estate è ritracciare nei tavoli di lavoro, nella narrazione e nella percezione pubblica la scala delle priorità davvero necessarie per la Marmolada e per tante altre montagne. Scrive Maurizio Gentilini del CNR – Istituto di storia dell’Europa mediterranea che è necessario rivedere la metrica di analisi dell’overtourism, basata finora su dati quantitativi e non su quelli qualitativi (aspettative, percezioni, modelli culturali ed educativi, ma anche i nuovi scenari climatici quali le ondate di calore nei centri urbani) che legano il turista alla montagna. L’industria della montagna è sempre più lanciata a portare in modo massivo le persone in quota, e sempre più in alto e velocemente. Balzi di questo genere, comportano cacotopie. Così precisa:

oltre alle persone, in quota vengono trasferiti anche i costumi, le esigenze, le mode, le strutture necessarie. Adattare la montagna al turismo e non spingere il turismo ad adattarsi alla montagna. Ma adattarsi sarebbe necessario per comprendere i luoghi, per entrare in sintonia con l’ambiente (https://gognablog.sherpa-gate.com/overtourism-in-dolomiti/)”.

In definitiva, entrare in una relazione naturale e rispettosa con un ambiente da visitare senza stravolgerlo e piegarlo ai propri desideri.

E allora, cosa significa oggi il termine abusato di sostenibilità, avvolto sempre più da un manto di vaghezza se non per ammansire le proposte più audaci, che nulla hanno a che vedere con la tutela dell’ambiente e il risparmio energetico ma con la spettacolarizzazione e la patrimonializzazione?

Dobbiamo fermarci, rivalutare la parola limite prima di tornare a pianificare e intraprendere azioni che risuoneranno per i decenni a venire, tenendo bene in conto quello che abbiamo fatto (impatti compresi), quello che resta, e quello che possiamo fare in modo migliorativo, non spregiudicato e dissipante risorse, per un domani consegnato alle generazioni future.

Ines Millesimi * (PhD Università della Tuscia, Ecologia e gestione sostenibile delle risorse ambientali, inesmillesimi@unitus.it).

L’altra Marmolada ultima modifica: 2025-09-09T05:44:00+02:00 da GognaBlog

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122 pensieri su “L’altra Marmolada”

  1. Ora, il significato del termine cannibale non è negoziabile: cioè non è che ciascuno, a maggior ragione se estraneo alla tradizione della comunità torinese degli appassionati di montagna, può “dare” la sua interpretazione. Il cannibale cui faccio riferimento io è “quello” della definizione torinese, cioè vale solo quel particolare significato ben identificato nella tradizione torinese. Pertanto chi avanza considerazioni sulla base di un “sua” definizione del termine cannibale, è come se “facesse la pipì fuori da vaso” (altra frase tipica del linguaggio spicciolo torinese: rende bene l’idea). Il vs errore strutturale è pretendere di discettare di argomenti che NON conoscete minimamente e di NON esservi informati adeguatamente prima di parlare. Tanto sul termine cannibale, quanto sulla istituzione cui faccio riferimento vi è solo l’imbarazza della scelta in merito alle fonti cui abbeverarsi per essere più edotti in materia. Anche su questo blog sono usciti numerosi articoli in tema, non ve li cito perché fate almeno la fatica di andare a cercarli. CONT

  2. Parlate di cose di cui non avete proprio contezza, per cui cadete nel ridicolo. Il significato del termine cannibale, specie riferito ad un certo modo di andare in montagna (“alla cazzo”), non si trova né sulla Treccani né può essere oggetto di interpretazioni personali, tanto meno da parte di individui estranei alla tradizione strettamente torinese. Bagnasco, che se non ricordo male, è di Bra (CN) o di quelle lande lì (lande è un termine piemontese per indicare “zone”, non ha lo stesso significato del termine italiano, NdR) dimostra che, pur non distantissimo da Torino, NON conosce il significato del termine cannibale come è invece consolidato profondamente nella tradizione strettamente torinese. Non parliamo di Balsamo che NON mi risulta sia neppure piemontese, figurati se conosce il gergo strettamente sabaudo! A parte che ho spiegato doviziosamente cosa significa, nella tradizione torinese, il termine cannibale (che qui coinvolgiamo con riferimento alla montagna, ma che in realtà viene utilizzato a 360 per ogni risvolto dell’esistenza), ribadisco quanto già sottolineato anche in altri commenti, ovvero che il letteratura si trovano abbondanti conferme che il termine “cannibale” veniva usato perfino negli anni Trenta (cioè 90 anni fa). CONT

  3. cannìb(b)ale s. m. e f. [dallo spagn. caníbal (o caríbal), dal nome dei Caribi delle Piccole Antille, i cui abitanti dopo la scoperta dell’America acquistarono in Europa fama di antropofagi]. – 1. Antropofago, divoratore di carne umana. 2. In similitudini e usi fig., persona crudele, feroce, inumana: si è comportato come un c.; è un c., una cannibale; anche come agg.: è una donna cannibale. 3. Persona che frequenta la montagna in modi e/o tempi sgraditi a Carlo Crovella.

  4. Ho degli amici Guide Alpine che per loro i cannibali sono i caiani in generale: Allievi, Istruttori e gitaioli vari. Forse esagerano ma un po’, da professionisti, li capisco.

    Cencio dice male di straccio. Critica fatta da opportunisti. 

  5. Imputato Crovella, confessi: lei è stato cannibale!
    Se lo farà, la giuria del GognaBlog, clemente, la condannerà a una pena lieve: appena dieci anni di vacanze nel mese di agosto al Lido degli Estensi, spiaggiato come un capodoglio sotto un ombrellone in quinta fila. E, alla sera, tutti al Nuovo Fiore per un cono gelato panna e cioccolata.
     
    N.S. Carlo, io ho entrature nella giuria. Posso mettere una parola buona…

  6. Crovella, nonostante tutte le tue difese e scuse, sei un cannibale. O lo sei stato, ma è di poco conto. Capisco che ti roda da morire e comunque anche 50/60 scialpinisti lungo una gita di un certo impegno e in ambiente alpino, sono cannibali e con loro gli Istruttori che li conducono.
    Ho degli amici Guide Alpine che per loro i cannibali sono i caiani in generale: Allievi, Istruttori e gitaioli vari. Forse esagerano ma un po’, da professionisti, li capisco.
    Comunque ti consiglio di ammettere il tuo esser stato cannibale, nonostante contesto storico e tutto quello che ti pare, così da mettere fine a questa storia.
    Stame bin.

  7. Proviamo così: possiamo definire cannibbale anche chi non mostra rispetto per l’ambiente in cui si trova e non mostra consapevolezza dell’esistenza del limite?
    O è cannibbale solo chi non è in grado di prepararsi uno zaino?
     
    Comunque, della cannibbalezza del giovane Crovella credo si sia scritto a sufficienza e ognuno, se interessato, avrà tratto le sue conclusioni (dalla veemenza e dal fiume di parole con cui si affanna a negarlo, per me, sotto sotto, ne è consapevole pure lui 🙂 ).
     
    Volevo quindi riportare l’attenzione sul tema proposto dal bell’articolo di Ines Millesimi con questa recente intervista al geografo Varotto (che qualcuno in altra discussione ha liquidato come scrittore di fantascienza):
    https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/ambiente/2025/per-la-prima-volta-ho-visto-tubi-per-linnevamento-artificiale-arrivare-fino-al-ghiacciaio-della-marmolada-ma-e-un-rincorrere-destinato-a-durare-poco-arrivera-il-momento-in-cui-non-bastera-piu-neanche-la-quota-massima
    del quale sottolineo un passo, che, sono sicuro, Crovella apprezzerà in modo particolare:
    è pericoloso se la politica e le istituzioni, anziché basarsi nelle decisioni su criteri oggettivi di rilevanza, inseguono l’onda emotiva

  8. Carlo, ora però  – mio malgrado – devo dare ragione a Matteo: per dirla alla Di Pietro, che ci azzecca il merluzzo con un pero?
     
    P.S. Ho fatto una ricerca in Rete; escono ricette culinarie con pere e merluzzi, ma senza peri. Ho provato anche con i meli: tutto tace.

  9. Non mi interessano i voti, non mi interessa come tu ritieni che la gente viva e pensi.
    L’unica cosa di cui faccio fatica a rendermi conto è come si possa continuare a ripetere falsità e stupidità, vantandosene pure.
    Comunque, continua pure a scrivere imbecillità e io continuerò a sottolinearle. ù
     
    …merluzzo appeso al pero…cambia pusher, il RimbambeneTM che ti ha venduto è andato a male!

  10. Patetico io? Ma senti chi parla! Sei più ridicolo di Don Chisciotte che andava all’attacco dei mulini a vento. Pretendi di “indicare dove mancano logica e razionalità”: come ti sto ripetendo alla noia, tali caratteristiche mancano del TUTTO in ogni cosa che caratterizza la specie umana e tutto ciò dalla notte dei tempi a oggi e da oggi per l’eternità. Quindi tu corri dietro a “cose” che NON esistono, per cui la tua è una lotta inutile e completamente inefficace.
    Infatti la specie umana è composta al 99% da individui che ragionano, scelgono, agiscono e perfino votano (nelle tornate elettorali come nelle assemblee di condominio) solo di pancia o al massimo per interesse e non certo per logica, tanto meno logica “stringente”. Per cui all’umanità in genere piacciono di più le cazzate delle cose logiche e ragionevoli.
    Ecco perché non ti capaciti come mai, nonostante il tuo agire per sottolineare l’assenza di razionalità nella Meloni o in Trump, la gente, che ragiona di pancia e non con la testa, continua a preferire, a seconda del paese di appartenenza, la Meloni o Trump. E quindi tu resti lì, attaccato al pero… a osservare un mondo che tu non capisci proprio, perché è l’antitesi della tua logica stringentissima ed eletta.
    Intanto l’umanità va dove voleva la di lei pancia (cioè all’opposto di dove indicavi tu, con la tua raffinatissima logica) e tu resti lì attaccato al pero come un merluzzo…

  11. “Il balengo sei tu: cerchi la logica dove la logica non c’è per definizione. “
    Io non cerco la logica e il ragionamento razionale, mi limito a indicare dove questo manca.
    Sottolineo le imbecillità e le stupidità nei vari interventi.
    Questo perché coltivo l’illusione che l’utente medio del blog e per esteso l’umanità non sia caratterizzato da stupidità, cervello rintronato, mancanza di cultura (= ignoranza) e totale assenza di logica.
    Sono convinto che ci sia una parte, una corrente di “pensiero” che ritiene che la maggior parte dell’umanità sia così e che opera attivamente per aumentarne il numero, perché fermamente convinta che l’uomo sia un animale da tenere sottomesso e comandato con la forza da parte dei migliori, gli illuminati, i capi.
     
    Per questo ribatto a tutte le cazzate, gli errori e le falsità in cui mi imbatto. 
    A te da molto fastidio, spesso ti incazzi e insulti, talvolta cerchi di giustificarti, quasi sempre piagnucoli per il terribile torto che ti si fa a non essere d’accordo con te e sempre cerchi di svicolare.
     
    In tutti i casi sei patetico e qualche volta sfiori il ridicolo: cosa che mi va benissimo e mi riempie di soddisfazione…e penso possa anche utile a rendere evidenti le cazzate che scrivi.

  12. Sempre Balsamo: vedi dove è il tuo errore? Che tu confondi i concetti di caiano con quello di cannibale: invece sono due concetti completamente diversi! Nella ns scuola, specie ai mie tempi, certo che eravamo caiani, anzi eravamo “caianissimi” se ti fa piacere. Ma cannibali non siamo MAI stati. Anche a me è capitato di sbatter fuori quei (davvero pochissimi-issimi-issimi) cannibali che, dopo essersi iscritti per errore o per loro stupidità, anziché scannibalizzarsi recependo la ns educazione alla montagna (è accaduto anche questo, e sono i migliori successi della ns attività educativa), persistevano nel comportarsi secondo la loro natura di cannibali (nonostante le strigliate) e soprattutto si rifiutavano esplicitamente di recepire la nostra educazione: a mali estremi, estremi rimedi e questo soggetti caratterizzati dal cannibalismo inestirpabile, dopo aver tentato di educarli, a un certo punto venivano estromessi di autorità.
    Ho insistito molto per chiarire definitivamente cosa si intende per cannibali (dopo 6 anni che ne parlo qui sul blog!), perché, se i concetti di partenza non sono chiari a tutti (e ognuno ne dà l’interpretazione che intende lui, senza nessuna esperienza diretta ecc ecc ecc), ogni altra considerazione è per definizione un dialogo fra sordi.

  13. Ripretendo il discorso con Balsamo: se per determinare i cannibali, la variabile chiave è il numero del gruppo, allora anche una qualsiasi scuola CAI di scialpinismo odierna, con uscite da 50-60 persone (e sono praticamente tutte così) è un ambiente da cannibali, perché i 50-60 odierni, rispetto alla marea abnorme di frequentatori privati di oggi, sono (secondo la TUA interpretazione, sbagliata) fonte di cannibalismo in termini relativi e quindi negative per la montagna. Lo stesso per le uscite dei corsi di arrampicata in palestra delle scuole di alpinismo: il gruppo è in media di almeno 50 persone, certo NON vanno tutti sulla stessa via, ma occupano la stragrande maggioranza delle vie, in un contesto in cui gli arrampicatori privati sono 10 o 20 o 30 volte quelli di 40-50 ani fa. E cosa dire, allora, delle uscite delle scuole di escursionismo, oppure della miriade di gite sociali, di alpinismo/scialpinismo/arrampicata/escursionismo/MTB/canyoning e non cosa altro ancora, che le circa 500 Sezioni del CAI organizzano ogni santa domenica in tutta Italia? Allora, estremizzando la TUA interpretazione (sbagliata) del termine cannibale, non si può che arrivare alla conclusione che bisognerebbe chiudere il CAI. CONT

  14. Ti ho già detto più volte che io sono caratterizzato da stupidità, cervello rintronato, mancanza di cultura (= ignoranza) e totale assenza di logica. Che continui a insistere, allora? Il balengo sei tu: cerchi la logica dove la logica non c’è per definizione. Peraltro trattasi di errore strutturale del mondo progressista che non capisce che la natura della specie umana è caratterizzata da stupidità, ignoranza e assenza di logica. La gente va a votare in base alla pancia o al tornaconto personale e non sulla base di raffinate analisi di statistiche numeriche e/o constatazione del perfetto uso o meno dei termini italiani o altre stupidaggini del genere. Ecco perché, nonostante voi siate gli eletti e gli illuminati perché i soli dotati di intelligenza, cultura e raffinata capacità di analisi dei fenomeni, non vi capacitate che i sondaggi di FdI siano costanti al 30%. Quando ci saranno le prossime elezioni politiche, io voterò nuovamente per FdI, indipendentemente da statistiche, raffinate analisi e comprensione dei fenomeni da parte dei progressisti. Se poi tu non vai neppure a votare (come mi pare di intuire, dato il genere), la Meloni parte già in vantaggio uno a zero.

  15. Balsamo: perseveri nell’errore concettuale e non ti rendi conti dell’abisso di stupidità in cui stai precipitando. Non mi far ricominciare da zero! Ho già spiegato che i 200 erano accettabili in un contesto storico completamente diverso dall’attuale: rileggiti quei pezzi, li trovi a monte in questa sequenza. Il tuo errore strutturale è che discetti sul concetto di cannibale partendo dalla TUA interpretazione del termine, interpretazione che NON coincide per nulla con l’uso che, ti tale termine, si fa nella tradizione torinese e che io ho recepito praticamente per osmosi familiare, essendo nato in una famiglia torinese appassionata di montagna. All’atto pratico: i pochi cannibali torinesi, che esistevano in un contesto storico come quello degli anni ’70-80, si guardavano bene dall’iscriversi in una scuola con la nomea di ambiente da anticannibali: per cui se ne sono sempre visti pochissimi di cannibali. Dei pochissimi, che (per ignoranza di informazioni o per stupidità personale) si sono iscritti i destini sono stati: o si sono “scannibalizzati” proprio grazie alla nostra attività educativa o se ne sono andati da soli dopo 1-2 uscite (avendo percepito l’aria che tirava) o (ma sono davvero eccezioni rarissime) sono stati allontanati per decisione legittima della direzione, che poteva (e credo possa) allontanare con decisione insindacabile gli allievi giudicati inidonei. Quindi: nel nostro ambiente per definizione cannibali non possono essercene mai stati.
    Tu sei portato a commettere l’errore sulla base della tua convinzione che “cannibale” è, per definizione, un gruppo numeroso: SBAGLIATO.  Premesso che “il troppo stroppia” da me usato per le ferrate è riferito al contesto attuale (ferrate nel 2025) e non a quello storico (anni ’70-80) delle gite da 200, e ancora una volta fai un bel minestrone, dimostrando la totale incapacità di analisi dei fenomeni specie nei loro diversi piani temporali, ma restiamo al solo concetto di numero. CONT

  16. Che nessuno ti abbia corretto è segno semmai della rassegnazione altrui, non della correttezza del tuo linguaggio.
    Che ostracizzare significhi stigmatizzare è tua convinzione, ma è palese che tu non sappia parlare italiano ma solo crovellota e che impieghi parole “difficili” di cui ignori il reale significato, cercando di dar valore a tuo argomentare altrimenti ripetitivo, stupido e palesemente fallace.
    Non c’è nessun tentativo sottile e strisciante di ostracizzazione, ma quello palese e orgogliosamente rivendicato di sottolineare le falsità, la propaganda  faziosa (questa si strisciante) e in generale le puttanate che infarciscono i tuoi verbosi interventi.
    Smettila di piagnucolare e impara a scrivere qualcosa di ragionevole e blandamente difendibile oh autonominato gran visir di tutti i caioti, alpinista da branco e imbelle viaggiator da tastiera!

  17. Cannibbale è chi il cannibbale fa” (cit.)
     
    Crovè, nessuno vuole tirarti dentro a forza nell’area dei cannibbali.
    Ci sei entrato da solo, insieme ad altri 199, con gli scarponi ben allacciati e lo zaino “preparato la sera prima“.
    Per non parlare di quando andavi a sciare e non capivi “che motivo ci fosse per faticare in salita e poi fare una sola discesa“.
     
    Certo, io non ho mai “fatto parte dell’ambiente torinese della montagna” (di qualunque cosa si tratti).
    Forse è per questo motivo che 200 persone in fila in ambiente — per quanto singolarmente non-cannibbali e didatticamente educati (qualunque cosa voglia dire) – mi sembrano proprio un circo Barnum.
    Di cannibbali, ovviamente, perché come tali si stanno comportando.
    Una folla che, eticamente e all’atto pratico, è indistinguibile da quelle sulle terrazze panoramiche, funivia inclusa.
    Il concetto dovrebbe esserti chiaro, non farmelo ripetere. È agli atti.
     
    Del resto, l’hai scritto anche tu in “Basta vie ferrate!”: “il troppo stroppia“.
    E 200 partecipanti, permettimi, sono ben “al di là dei limiti ragionevoli” per non considerarli espressione di cannibbalismo.
    Di cui anche tu, in passato, per tua stessa ammissione hai fatto parte — e ti ci ritrovavi pure “moltissimo“.
    Capisco possa dare fastidio che qualcuno te lo faccia notare. Però non te ne faccio una colpa, è solo una constatazione. Stacce.
     
    P.S. Tranquillo, nessuno ti vuole “mettere in cattiva luce“. Non ce n’è bisogno 🙂

  18. Non frigno affatto. anche su questo prendete roma per toma 8e, a voler spaccare il capallo in quattro, la ratio del roma per toma è sempre la stessa, come sto per descrivere). io sostengo che le obiezioni che mi vengono poste sono talmente idiote e prive di fondamento logico che  non possono che essere volutamente usate per mettere in cattiva luce il sottoscritto agli occhi degli altri lettori.
     
    Prendete la polemica (idiota) che sta facendo Balsamo sul termine “cannibali”: cosa ne sa lui del vero significato di tale termine? Infatti Balsamo non ha mai fatto parte dell’ambiente torinese della montagna, non sa minimamente perché e per come nella tradizione alpinistica/scialpinistica torinese si usi il termine cannibale (termine in uso da oltre 100 anni), non ha mai partecipato in prima persona a una nostra uscita (in particolare di quelle da 200 persone) e quindi non ha mai potuto verificare di persona che, nonostante il numero (200), non ce un cannibale a pagarlo a peso d’oro, eppure Balsamo  DEVE avere ragione lui sul fatto che le nostre uscite da 200 persone, storicamente contestualizzate in un periodo molto preciso, dovevano per forza essere uscite in un clima da cannibali  e che tutti quelli che vi partecipavano, a prescindere dalle loro effettive caratteristiche personali, erano per forza dei cannibali.
    Tutto questo, che non ha nessun fondamento oggettivo, lo si porta avanti perché mi si vuole tirare dentro (anche a posteriori) nell’area dei cannibali, area che io critico aspramente perché considero il cancro della montagna di oggi (e come tale andrebbe estirpato irreversibilmente, limitando la montagna a pochi – i non cannibali), mentre tale mia posizione sul tema viene avversata dal mondo progressista-buonista (quello del “diritto per tutti di andare in montagna”). In parole semplici si sta cercando di tirarmi dentro al mondo dei cannibali, anche come un “peccato di gioventù”, per poter dire: “vedi anche tu hai peccato e allora perché te la prendi tanto con i cannibali che peccano oggi?” Ma io non ho mai assolutamente peccato di cannibalismo, perché la nostra scuola, a maggior ragione quanto le uscite erano così numerose, ha sempre messo al primo posto dei suoi obiettivi istituzionali quello di insegnare a “non esser dei cannibali”, estendendo l’educazione anche in risvolti personali (tipo: come vestirsi in montagna – in un certo modo e non in un altro, come preparare lo zaino –  in un certo modo e non in un altro, come impostare le proprir uscite private – in un certo modo e assolutamente non in un altro, ecc ecc ecc), invasione che, in genere, le vestali del “diritto di tutti alla montagna” trovano “poliziesca”, ma è invece funzionale a insegnare ad affrontare la montagna all’opposto di come l’affronta un cannibale di natura.

  19. @78 NO! su questo sono assolutamente rigido. possibile che NON riesci a capire?  La natura di cannibale NON è collegata al numero dei partecipanti, ma alla sua stessa natura: un cannibale, anche da solo, è un cannibale e si comporta come tale, mentre un gruppo di 200, se nessuno di essi è cannibale, non si può comportare da cannibali. E nessuno di noi lo è mai stato, cannibale intendo, per un motivo molto semplice: che la nostra propensione didattica, oltre che fornire corrette nozioni tecniche, punra fondamentalmente a educare gli allievi. Quindi nessuno si comporta da cannibale (le rare eccezione, dopo adeguati richiami, sono stati allontanate) e chi esce dai nostri corsi lo riconosci a vista, proprio perché ha un comportamento assolutamente  non è cannibale.
     
    Probabilmente tu confondi “cannibale” con “caiano”, ma sono due concetti molto diversi. Il fatto che tu, non avendo mai frequentato l’ambienta torinese della montagna, non sappia in automatico cosa sono i cannibali (termine che, qui da noi, si usa da oltre 100 anni, ce ne sono le prove scritte anche in testi di letteratura), non assolve la tua volontà di non capire. e quindi sei in errore o addirittura in mala fede. Infatti qui sul blog ho spiegato doviziosamente, almeno dal 2019, cosa sono i cannibali e altrettanto cosa sono i caiani: dopo tutti questi anni, perfino i muri dell0’abitazione di gogna hanno capito questi due concetti di base, per cui o tu hai un QI inferiore a quello dei mattoni o sei in mala fede, nel se4nso che perseveri in questo specifico “equivoco” solo per volontà provocatoria. in entrambe le situazioni sei un bel balengo: mangiati pane e volte al mattino che sicuramente ti fa bene e gti sveglia le sinapsi cerebrali che le hai belle intorpidite.

  20. Dice Crovella:

    Mel mondo riformista ecc ecc ecc si sbandiera tanto il pilastr del pluralismo democratico (ognuno sia come gli va) e poi però se uno è diverso dai vs clichè subito lo sottolineate cercando di metterlo all’indice proprio perché diverso dai vs parametri che voi considerati “eletti” perchè più nobili ed eleganti. In questo atteggiamento io sintetizzo il concetto di fascismo rosso, che è una sottile e strisciante forma di voler stigmatizzare le posizioni diverse dalle vostre.

    Il bello è che si vanta sempre di avere la pelle da rinoceronte, che lui se ne fa un baffo, che lui il caterpillar, che lui l’omino di piazza Tienanmen, ecc. ecc. ecc. … e poi basta criticare quello che scrive che periodicamente frigna che lo stigmatizzano, che lo mettono all’indice, che addirittura lo ostracizzano… e questo per di più viene detto da uno che un giorno sì e l’altro anche inonda il blog di commenti (senza contare gli articoli scritti di suo pugno e i commenti in testata agli articoli di altri).
    Suvvia, siamo seri.
     
    PS
    Per quello che vale, neanch’io ho mai preteso che Crovella venisse censurato, né penso che la sua presenza su questo blog sia “inopportuna” (e comunque non mi interessa alcun riconoscimento “cavalleresco” da parte sua).

  21. #68/69 “quanto io avevo 20-30 anni, mi ci ritrovavo moltissimo in quel contesto e non lo rinnego assolutamente
     
    Ma perché dovresti rinnegarlo? Comunque eri un cannibbale, inutile girarci intorno.
     
    Chi partecipa (volontariamente) a un’uscita con 200 persone, tutte in fila sullo stesso itinerario, sullo stesso sentiero, sulla stessa cima, che inevitabilmente, anche solo per la loro presenza, trasformano l’ambiente in qualcosa di indistinguibile da un circo Barnum, non può che essere un cannibbale.
    Anche se prepara a puntino lo zaino la sera prima.
     
    E comunque, che sarà mai, Crovè!
    Chi più chi meno, un po’ cannibbali lo siamo stati tutti (io inizialmente facevo collezione di ferrate — pensa te 🙂 )
    Poi si cresce, si “modulano le proprie preferenze“, e “ognuno si posiziona dove si sente più a suo agio“, come dici anche tu.
    Quasi tutti, almeno 🙂
     
    È solo che dovresti essere un po’ più indulgente verso i cannibbali, secondo me, senza ostracizzarli così tanto.
    Visto che lo sei stato anche tu, dovresti — se non giustificarli — almeno capirli.

  22. Ostracizzare viene ormai comunemente usato in senso metaforico, come sinonimo di stigmatizzare, emarginare, mettere all’angolo… Mi sa che vivi fuori dal mondo e non sai come si usano i termini al giorno d’oggi. Anche questo è un esempio del tuo sistematico voler strumentalizzare ogni banalissimo particolare, magari del tutto marginale, in questo caso si tratta  addirittura dell’utilizzo più o meno preciso di un termine, solo per aizzare nuove polemiche dal nulla. Il significato in cui ho usato il yetmine  e’ comprensibilissimo dalla frase stessa. Infatti tu sei l’unico “genio” che ha dovuto chiedete spiegazioni, mentre tutti gli altri lo hanno capito al volo. Fate furb, balengo!

  23. 73) Grazie Antoniomereu, vedo che hai capito. Il Pizzo delle Saette, estrema punta nord del gruppo delle Panie in Apuane, è, per me, una montagna importante. L’ho salito per tutti i versanti, ripetendo gli itinerari esistenti, aprendo vie nuove, d’estate e d’inverno, da solo e in compagnia. Insomma è una montagna del cuore.Fosco Maraini era innamorato di quei luoghi, comprò casa lì,  a Pasquigliora, un vecchio rudere che risistemò.  E’ sepolto li vicino nel piccolo cimitero dell’Alpe di S.Antonio, in vista della Pania Secca, della Pania della Croce e del Pizzo delle Saette.

    Cercavo un bel posto selvaggio. Un giorno dalla Pania intravidi lontano un tetto rosso. Fu difficile rintracciarlo. Il tetto rosso ricopriva ormai il guscio di una casa abbandonata. Dal 1978, appena posso scappare da Firenze, mi rifugio in questo paradiso.” Pasquigliora e dintorni, oggi luoghi abbandonati”.

    Oggi Casa Maraini è dimentata un museo, si può visitare.

     

  24. Non hai spiegato affatto il significato del termine “ostracizzare”, l’hai impiegato.
    E’ chiaro che questa è una delle (per carità rare!) volte in cui impieghi un termine di cui non conosci il significato, considerando che “ostracizzare” significa significa  bandire, esiliare, mettere al bando, proscrivere, allontanare, cacciare, espellere, mandare via.
    E non mi pare  che qualcuno abbia chiesto di mandarti via…
     
    La tua ignoranza pare essere seconda alla tua supponenza

  25. 63@ Signor Pizzo penso che la sua idea di firmarsi con il/un nome di montagna o parete sia invece a mio parere una gran bella cosa e che dovremmo provarci tutti ,così da dar voce a quelle pareti ” minori” sempre o quasi in ombra di quelle” grandi” rinomate e che son roba da paparazzi tanto se la tirano ste smorfiose…
    f.to Pico di Roda parete nord e senza sole. 
     

  26. @71 la spiegazione sul perché ho coinvolto il termine ostracizzare è già nel 69. Se non ci arrivi, il limite è nelle tue sinapsi cerebrali, per cui non rompere ulteriormente.
     
    @70 Siccome non viaggio (per scelta), non sono esposto ad alcun rischio né di migliorare né di peggiorare la mia (eventuale) natura di mona: mi sto bene così.

  27. Visto che conosci il termine, anche se evidentemente non hai ancora imparato a leggere, ti ho chiesto: chi ti ha mai ostracizzato?  

  28. “Sul punto, siccome date per scontato che viaggiare apra la mente (peraltro, io contesto il principio a prescindere, ma è un altro discorso), allora è implicito che chi non ama viaggiare è per forza un rintronato e quindi lo ostracizzate”.
    Splendido esempio di deduzione logicamente ineccepibile. Tranquillo, Crovella, non do per scontato nulla; anche perché “viagiar descanta, ma chi parte mona torna mona” (spero non serva traduzione).

  29. Inutile sottolineare che tale precedenti considerazioni nulla hanno a che fare con la natura dei cannibali: se uno è un cannibale lo è anche da solo, invece un gruppo di 200 può essere un insieme di persone tutte educate, mature e consapevoli. il mio modo di ragionare e comportarmi in montagna (dalla scelta dell’itinerario/preparazione dello zaino alle sera prima fino a quando ritorno a casa a fine gita) non muta di un micron fra quando effetto uscite solitarie oppure in piccoli gruppi oppure ancora, in passato, quando partecipavo e organizzavo quelle da 200 persone.

  30. “Sottile e strisciante” è la mia valutazione etica che mi capita spesso di cogliere, implicitamente, nelle considerazioni che provengono dal mondo progressista (su ogni tipologia di argomento, non solo di montagna). Ecco quelli che io chiamo, per mia propensione a schematizzare i fenomeni, i fascisti rossi. Sul punto, siccome date per scontato che viaggiare apra la mente (peraltro, io contesto il principio a prescindere, ma è un altro discorso), allora è implicito che chi non ama viaggiare è per forza un rintronato e quindi lo ostracizzate (mi è ben chiaro il significato del termine: è molto raro che io usi i termini a vanvera). Anche se fosse oggettivamente così,  (cioè che sono oggettivamente stupido, limitato di mente, chiuso, ecc ecc ecc), il pluralismo democratico, di cui vi appuntate la medaglia sul petto, dovrebbe spingervi a riconoscere il mio diritto a essere come sono e a voler vivere come cappero mi piace, senza dovermi giustificare con voi né render conto delle mie scelte.  Nel concetto di “autodeterminazione individuale”, che piace tanto al mondo illuminato dei progressisti,  rientra anche la possibilità di modificare o modulare le proprie preferenze, modulandole nel corso della vita. Per esempio, al di là delle considerazioni “storiche” già formulate sulle uscite da 200 persone (considerazioni che ora non ripeto, ma che considero “agli atti”, per cui non torniamoci più sopra), quanto io avevo 20-30 anni, mi ci ritrovavo moltissimo in quel contesto e non lo rinnego assolutamente, ma lo contestualizzo a quella fase della mia vita: significa che piano piano, mi ci sono ritrovato sempre meno e ora ci faccio capolino abbastanza raramente (in una scuola cmq smagrita in assoluto rispetto ai “quei” numeri), mantenendo con la scuola più che altro un fattivo contributo culturale, storico e di pensiero. Quindi all’interno e in parallelo a un trend storico oggettivo (quello generale dello scialpinismo), c’è anche una evoluzione personale, che nel mio caso, per le mie preferenze, è perfino prioritaria: nel senso che chi continua a frequentare assiduamente dette uscite (ricordo che sono oggettivamente smagrite rispetto a 40 anni fa) si diverte moltissimo e buon per lui, ma per me il discorso è cambiato. Ne approfitto anche per dire che non è che ora faccio solo più uscite esclusivamente solitarie: certo mi capita di fare delle gite (sia in sci che a piedi) da solo e lo apprezzo molto, perché io sto molto bene con me stesso e non mi incute timore trascorrere intere giornate, o anche più giorni, da solo, ma in questa fase della vita mi capita anche di muovermi in piccoli gruppi, per esempio con i familiari o con la cerchia ristretta dei miei amici. Quindi l’alternativa logistica non è “secca” del tipo o si fanno gite da 200 persone oppure si va in assoluta solitudine, ma esistono infinite sfumature intermedie e ognuno si posiziona dove si sente più a suo agio.

  31. Crovella sei così ossessionato dal “campo buonista, diritti per tutti, ecc.” dal non riuscire a capire quello che gli altri scrivono.
    Inoltre godi di un complesso di persecuzione addirittura clamoroso: lo sai cosa significa “ostracizzare”? Chi ti avrebbe mai ostracizzato?
    Battimelli, come tanti altri, me in primis, si è limitato ad esprimere il proprio parere su quello che tu hai scritto; un parere critico, ovviamente, ma ostracismo, fascismo, prevaricazione sono cose ben diverse.
    Si chiama confronto, dibattito e non ha proprio nulla di sottile e strisciante

  32. Inoltre se per discettare e scrivere di montagne, alpinisti, vie, discese, performance ecc ecc si dovesse esclusivamente avere esperienza diretta di tutto ciò ai livelli di cui si parla (come sostenuto in alcuni commenti precedenti), vi posso sbandierare un elenco sconfinato di personaggi (viventi o del passato) che sono incontestabilmente accreditati da tutti come esperti del tema “montagna”, ma di cui tutti sappiamo benissimo che, a titolo personale, non sono mai stati dotati di particolare talento alpinistico. In parole semplici: molte persone hanno parlato, dibattuto e scritto di “cose” che non hanno fatto in prima persona e ciò nonostante nessuno a loro ha mai contrapposto l’obiezione di cui sopra. Quindi le considerazioni in merito sono del tutto infondate, perché si èpuò parlare benissimo di alpinisti e/o di vie e/o di montagne anche senza una esperienza diretta in merito. E lo stesso vale anche oltre i confini del tema montagna. Cioè si può benissimo conoscere a fondo un paese lontano, la sua storia, i suoi usi e costumi, i suoi personaggi di spicco, persino i suoi piatti tipici, anche senza averci mai messo piede in prima persona.

  33. Mi riferisco in generale. Mel mondo riformista ecc ecc ecc si sbandiera tanto il pilastr del pluralismo democratico (ognuno sia come gli va) e poi però se uno è diverso dai vs clichè subito lo sottolineate cercando di metterlo all’indice proprio perché diverso dai vs parametri che voi considerati “eletti” perchè più nobili ed eleganti. In questo atteggiamento io sintetizzo il concetto di fascismo rosso, che è una sottile e strisciante forma di voler stigmatizzare le posizioni diverse dalle vostre. Sono diverso da te e ci tengo a esserlo e quindi è inutile che mi ostracizzi tanto non me ne frega una beata mazza. Figurati cose me ne frega, me ne faccio un baffo lungo tre km (espressione torinese). Piuttosto ti faccio notare che, secondo i “tuoi” ideali, dovresti rispettare la mia diversità, anche se non li condividi. io mica ti impongo di vivere come vivo io, ma sottilmente tutta l’area di sinistra tende a creare i presupposti per cui chi non vive e la pensa come voi non è al vostro stesso livello.
     
    Cmq il “gran” viaggiare (sia di persone – e quindi viaggiare in senso stretto –  che di merci) è esploso in conseguenza della globalizzazione, fenomeno emerso dagli anni ’90 in poi. Viaggiare inquina, sia direttamente (emissioni gas, specie aerei e navi, ecc) sia indirettamente (utilizzo complessivo di maggior energia), per cui, tornando al tema principale dell’articolo “Marmolada”, se tutti ci autolimitassimo nel viaggiare, il pianeta ne gioverebbe. Anche in questo caso valgono alcune precisazioni: 1) non è il solo viaggiare che ha rovinato e messo in crisi il pianeta e quindi non sarebbe la sola astinenza dai viaggi individuali che lo salverà, ma almeno un mattoncino di impegno individuale lo metteremmo; 2) anche in tale specifico spaccato della realtà, c’è un prima e c’è un dopo. Lo spartiacque si pone, all’incirca, nel primo decennio del 2000. “Prima” era anche possibile viaggiare a mani basse perché non c’erano le criticità ambientali che ci sono oggi. per cui poteva esser criticabile, “prima”, l’atteggiamento da bougianen, con osservazioni in stile Mark Twain (peraltro scritte nel 1869, quindi nella preistoria industriale o quasi…). “Dopo” il suddetto spartiacque (a maggior ragione “oggi”), il viaggiare è un fattore negativo per il pianeta e il senso di responsabilità individuale dovrebbe far preferire a chiunque una calmierazione in tal senso, pur consci che si avrà una minor esperienza diretta del mondo. La gerarchia fra questi due elementi si è completamente rovescaita e il metter ancora davanti la conoscenza del mondo è uno degli altri sintomi che ragionate secondo i parametri del Novecento. detto ciò io non amo viaggiare a prescindere da queste considerazioni e prendo atto che, nella mia scelta personale e indiscutibile, genero un effetto positivo per il pianeta in crisi.

  34. @61. Ti stai riferendo anche a me, Crovella? Perché se è così posso solo concludere che l’ipertrofia del tuo ego è inferiore solo alla tua totale incapacità di comprendere il senso di un commento. 

  35. mondo che fa del pluralismo di idee e di scelte il suo pilastro ideologico fondante, anziché “accettare” quelli che sono diversi da voi (coerentemente con il diritto di autodeterminazione),

    Mi pare che ci sia una certa contraddizione.

    Benassi: ma firma con nome e cognome. Sei ridicolo come un bambino dell’asilo, oltretutto dopo un tempo immemore che ti sei firmato correttamente. Sei riconoscibilissimo e fai solo ridere i polli.

    Quindi sei un pollo!!
    L’hai detto te, non io.
    Il Pizzo delle Saette è una montagna del cuore. Anche Fosco Maraini c’era affezionato. Ma sai una sega te….!

  36. Ebbene, sí! Viaggiare e conoscere esseri umani è bello e apre la mente.
    Ma anche vagabondare per i monti, soli con se stessi, meditando sui perché della vita e sui misteri del mondo, ti tocca il cuore. A quei perché non si trova quasi mai risposta – dei misteri men che meno – ma il solo porsi le domande fa la differenza con i bruti. 
    Buona vita a tutti. 

  37. Che scemenze: è’ come dire che non si possono scrivere, oggi, saggi storici (ad esempio) su Federico Barbarossa perché non si è fatto parte delle sue armate oppure che non si possono descrivere le cronache delle partite di calcio odierne, perché si sta in tribuna (essendo giornalisti) e non in campo. Anche questa vs visione rientra nei “limiti” della più generale visione novecentesca, tutta roba ormai da mettere in soffitta. In ogni caso state pure tranquilli che a suo tempo anche io ho viaggiato e conosciuto direttamente le varie realtà e me ne sono fatto un’idea ben chiara. Per cui oggi, aprendo il pc, vedo gli “aggiornamenti” di realtà che conosco e mi basta un’occhiata per capire le cose, molto di più di chi ha bisogno di continuarci ad andare di persona.
     
    Cmq. sarà che non ho più 20-30-40 anni, sarà che ho mille altre grane e interessi che mi girano per la testa, sarà perché la mia vera natura, alla fin fine, è quella del bougia nen cronico…, non so che dirvi, ma prendertene atto e fatevene una ragione e soprattutto non rompetemi i coglioni. Non devo certo render conto a nessuno delle mie scelte di vita. Ancora una volta il mondo dei progressisti-liberal-sinistrosi, mondo che fa del pluralismo di idee e di scelte il suo pilastro ideologico fondante, anziché “accettare” quelli che sono diversi da voi (coerentemente con il diritto di autodeterminazione), invece è intimamente propenso a metterli all’indice. Ogni intervento di questo stampo, ben oltre il caso di specie anche oltre il blog, conferma la mia convinzione che i veri “fascisti” stanno a sinistra. E’ una forma di “fascismo ideologico”  che è inevitabilmente collegato a una certa ottusità di fondo, per cui i paraocchi ideologici di molti sinistrorsi sono lo strumento stesso con il quale gli stessi sinistrorsi si contraddico all’atto pratico.
     
    Benassi: ma firma con nome e cognome. Sei ridicolo come un bambino dell’asilo, oltretutto dopo un tempo immemore che ti sei firmato correttamente. Sei riconoscibilissimo e fai solo ridere i polli.

  38. Crovella: della natura di bougianen dei sabaudi ho avuto modo di prendere atto abbondantemente, e anche del fatto che ci sono notevoli eccezioni. Ma non stavo facendo classifiche di buoni e cattivi, solo confrontando due possibili modalità di guardare alla cosa. Comunque, resto convinto che pensare di conoscere il mondo navigando su internet è un po’ come leggere le relazioni delle vie su gulliver o sassbaloss e poi vantare un ricco curriculum…

  39. Oggi apri internet e viaggi per tutto il mondo stando a casa tua, per cui non è necessario viaggiare nel senso tradizionale del termine per conoscere e avere una mente aperta e dinamica.

    Certo, stare sul divano davanti allo schermo o essere veramente sul luogo è la stessa cosa.
    E’ come dire ho salito quella via perchè su internet ho letto la relazione.
    Per conoscere basta avere internet…SIGH!!!
    E le persone? Come la metti con il conoscere le persone? Pensi veramente che basti internet?!?!?
    Ma ci credi veramente oppure scherzi?

  40. Be’ Crovella, tu sei la dimostrazione dell’inefficacia del viaggiare su internet.
    Dì pure che da Bugianen stai volentieri a casa tua, ma non che questo sia prerogativa di mente aperta e dinamica. Magari tu pensi di avercela, ma chiunque ti osservi può solo pensare il contrario.
    Un po’ come in quelle barzellette in cui c’è uno con uno scolapasta in testa e la mano infilata tra i bottoni della giacca che sostiene d’essere Napoleone.

  41. E invece il numero c’entra eccome, Crovella.
    Prendi pure 200 persone che, singolarmente, si comportano in modo irreprensibile. Ma, messe insieme, si comporteranno come cannibbali.
    Anche senza tirare in ballo le dinamiche di gruppo, basta il fatto di voleressere in 200 sullo stesso itinerario a farne dei cannibbali. Non ci vedo una grande differenza con quelli che quest’estate erano in fila per la funivia del Seceda.
    Quanto alla “contestualizzazione storica“, poco rileva: cannibbalismo era ieri come cannibbalismo sarebbe anche oggi.
     
    Ma i cannibbali hanno anche un’altra caratteristica: sono sempre gli altri. Mai noi stessi.

  42. I cannibali non c’entrano nulla con il numero, ma con la lora natura: ino solo può essere cannibale se tale e la sua natura e viceversa si può essere in 200 ma senza nessun cannibale, perché si insegna a comportarsi in modo tale da non esserlo. Ma poi ho già spiegato ampiamente la contestualizzazione storica.
     
    Battinelli: vedo che, nonostante i contatti storici con l’ambiente torinese, non hai preso atto della ns natura di bougianen. È vero che io lo sono in modo particolare, ma rivendico il mio diritto di essere così. Inoltte Mark Twain scriveva un un mondo completamente diverso dall’attuale. Oggi apri internet e viaggi per tutto il mondo stando a casa tua, per cui non è necessario viaggiare nel senso tradizionale del termine per conoscere e avere una mente aperta e dinamica.

  43. “È vero, me ne sto nel mio mondo per scelta lucida e consapevole, sia perché mi ci trovo molto molto bene, sia perché, osservando il resto, non traggo altro che conferme che meglio di così in giro non esiste.” (Carlo Crovella, 2025)
    “Viaggiare è fatale al pregiudizio, al bigottismo e alla ristrettezza mentale, e molti di noi ne hanno estremamente bisogno proprio per questo motivo. Non si può acquisire uno sguardo ampio, comprensivo ed empatico sulle cose e sugli uomini vegetando tutta la vita in un piccolo angolo della Terra.” (Mark Twain, 1869)

  44. Ho già detto che mi si e rinfacciato di aver partecipato a uscite di 200 persone in epoca passata: erano per definizioni esclusivamente scialpinistiche, perché uscite della relativa scuola, e quindi ho sviluppato il confronto fra il vecchio mondo e il nuovo mondo principalmente nel settore dello scialpinismo. ma guardandomi intorno non è che nella montagna estiva le cose siano tanto diverse. magari cambiano i tecnicismi da disciplina a disciplina, ma c’e’ anche nella mo tagna estiva sia il fenomeno dell’esplosione numerica assoluta sia quello dell”esplosione del numero dei cannibali. siamo reduci da un estate costellata di episodi di montagna cafona, riportati quasi quotidianamente sui giornali. In alta quota, basta guardare il carnaio che c’è sul Rosa e viene da vomintare. Sono un bias? E fattene una ragione! Entra nella logica che la mia logica è illogica secondo i tuoi parametri. ma tanto, razionale o non razionale, il mio voto “pesa” quanto il tuo, ed è per questo che la logica non condiziona minimamente l’attualità e la politica.
     
    È vero, me ne sto nel mio mondo per scelta lucida e consapevole, sia perché mi ci trovo molto molto bene, sia perché, osservando il resto, non traggo altro che conferme che meglio di così in giro non esiste

  45. Cioé se si parla di montagna lo scialpinismo è il metro di paragone per definirne la frequentazione, per fondare logicamente le tue ipotesi, ma non sono l’alpinismo e le vie classiche di arrampicata (orientali ed occidentali, che tu evidentemente non conosci e non hai mai frequentato)?
    E parlando di scialpinismo, pretendi di ricondurre tutto alla tua scuola torinese?
     
    Tu non soffri di bias cognitivi, tu sei un bias cognitivo! 
     

  46. Dico “purtroppo”, perché è difficile che dalle scuole CAI escano dei cannibali (in quelle che conosco io, sia scialpinismo che altre discipline, mai visti cannibali).

    Forse hai una conoscenza un pò limitata. Infatti non ti piace uscire dai tuoi confini.
    Eccome se ci escono!!!

  47. C’è una profonda diversità la mia natura di rompicoglioni e la tua. Io dico pubblicamente delle cose che NON piacciono (nell’Italia dei diritti per tutti ecc ecc ecc) e questo spinge lai sostenitori della parte avversa a definirmi tali. Tu invece vai a centellinare perfino la mezza frase dell’interlocutore, per il puro gusto di rompere i coglioni agli altri.
     
    Quanto alla assenza di logica, la storia dell’umanità da Adamo ed Eva è caratterizzata dalla TOTALE assenza di logica e non da azioni conseguenti all’applicazioni della logica. Per questo la tua ossessiva ricerca della logica è sterile e inutile, tanto l’umanità è illogica per definizione. Cmq, prosegui pure, ma vedi ben che, se contrapponi alle mie considerazioni incentrate sullo scialpinismo (non potevano che esser tali, visto che mi si è rinfacciato di aver partecipato, in passato, a scialpinistiche di 200 persone) se contrapponi, dicevo,  alle mie analisi sullo scialpinismo  le tue osservazioni circa le presenze sulle vie classiche di arrampicata, parli di un altro segmento completamente diverso (dove cmq nelle Occidentali tutta sta rarefazione non l’ho mai vista) e quindi non è che “cerchi” la logica nelle cose, perché il primo ad esser fuori via dimostri di esser proprio tu.

  48. Ma dai, l’espansione numerica è legata ad ALTRI fattori che NON c’entrano nulla con le persone uscite dalle scuole CAI, scuole che anzi raccolgono (purtroppo!) una minima parte degli attuali potenziali interessati, per un motivo fondamentale: che le scuole del CAI si basano sul volontariato e quindi più di tanto non si può fare. Dico “purtroppo”, perché è difficile che dalle scuole CAI escano dei cannibali (in quelle che conosco io, sia scialpinismo che altre discipline, mai visti cannibali). I numeri enormi degli ultimi 20-25 anni derivano da fattori completamente diversi  e che, nel passato novecentesco, non esistevano proprio (ecco perché io parlo di cesura e non di semplice passaggio fra i due mondi). Alcuni esempi: accelerazione della tecnologia dei materiali (nello scialpinismo, gli sci larghi, più facili, hanno ampliato a dismisura la platea), poi le aziende produttrici spingono molto e la promozione fa presa e genera nuovi adepti, possibilità di affittare attrezzatura sia per la singola giornata che per la stagione (facilita moltissimo gli accessi rispetto a quando non c’era alternativo all’acquisto secco e dovevi fare un investimento da nababbo…), incremento della tecnologia informatica (cellulari, GPS, scarico itinerari, cartine sul telefono ecc), da cui deriva un particolare effetto internet (es: relazioni postate la sera sui siti ad hoc e l’indomani tutti vanno lì), in più un generale effetto social (Fb, instagram, forse altri…) e relativa corsa all’imitazione reciproca e crescente (selfie sempre più arditi e spettacolari), disintermediazione del CAI (per cui ci si inizia alla montagna grazie al fratello, al vicino di casa, al collega e non hai bisogno della burocrazia e dei costi del CAI) e, ultimo ma non ultimo, la differenziazione dei soggetti sul terreno Fra questi pochissimi sono quelli bravini, composti e studiosetti che escono dalle scuole CAI (in particolare dalla nostra, in termini comportamentali), ma la stragrande maggioranza compone un variegato caravanserraglio: le tutine, i freerider, quelli con la tavola, quelli con lo splitboard, quelli con le ciaspole, i runner (anche sulla neve) quelli con il cane, a volte con 2 o 3 cani, fra un po’, anche sugli itinerari scialpinistici, avremo l’invasione delle e-bike con ruotone chiodate, magari affittabili alla giornata. L’ampliamento delle possibilità offerte dal mercato (rispetto quando si faceva la gita scialpinistica tradizionale e bon) ha esasperato i numeri. poi c’è anche il discorso qualità delle persone, cioè i famosi cannibali (che purtroppo sono esplosi in modo incontenibile), ma in questa sede tale discorso, che si intreccia, non ci interessa, nel senso che stiamo ragionando sulle cause che hanno determinato l’esplosione numerica e che la alimentano sempre di più. Tutto questo configura un quadro generale che NON ha più nulla in comune con quello degli anni ’70-80.

  49. Da dove provengono secondo te le 150 persone che incontri oggi? Quante sono dovute ai tuoi corsi da 200 persone?
    Questo è quello che ti rinfaccia qualcuno: di esseri adoperato per portare sempre più persone in montagna e di lamentarti quando in montagna vanno più persone.
    A meno di postulare che le persone che hai portato tu siano tutte perfette, rispettose, spartane, ecc. e tutti gli altri cannibbali. Ma è decisamente poco credibile.
     
    Comunque dello sci-alpinismo non so nulla, ma su (quasi) tutte le vie alpinistiche ti assicuro che il trend è all’opposto: le classiche dove trovavi anche 4, 5 o più cordate al giorno, ora ne vedono 2 o 3 alla settimana.
    E comunque non è una cosa che sia avvenuta da un giorno all’altro, ma un cambiamento continuo.
    Quindi ripeto: di che cesura (=taglio, discontinuità, salto) stai parlando?
     
    Che l’umanità agisca fuori dalla logica dovrebbe preoccupare tutte le persone intelligenti, non spingerle a parlare o agire in maniera irrazionale.
     
    Io risulterò anche un rompicoglioni a qualcuno, ma dovresti sentire i commenti unanimi su di te raccolti da decine di persone in Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto.

  50. E vabbè: non si incontreremo mai (e per fortuna!). Ti ho già detto, direi almeno un miliardo di volte, che l’ossessiva ricerca della “logica”  nelle affermazioni altrui è una tua pippa mentale, perché l’umanità vive, decide e si comporta senza alcuna logica, o cmq NON sulla base della logica. Chi vota, o di qua p di là, continuerà a votare o di qua o di là, a prescindere dai dati scientifici/statistici ecc ecc ecc. Se ti piace crogiolarti in questa ossessione, fallo pure, ma prendi atto che risulti (non solo a me) particolarmente rompicoglioni.
     
    Ma che importanza ha se lo “spartiacque” fra il vecchio e il nuovo mondo scialpinistico (e per estensione della montagna) è un “passaggio” o una “cesura”? Io lo considero una cesura e ho abbondantemente argomentato sia nel blog che nei miei altri interventi altrove. La differenza sostanziale è che, nel vecchio mondo, la montagna era per (relativamente) pochi, per cui il sistema poteva permettersi uscite da 200  persone (tanto incontravi al massimo 5 o 10 privati sullo stesso itinerario…). Oggi invece le uscite da 200 non sono più opportune, perché su quello stesso itinerario, in quello stesso giorno, incontri magari 150 privati, chi da solo, chi in gruppi di due, chi di tre e così via. Per me questi sono due mondi diversi e inconciliabili per vedo fra i due una “cesura”, per te non lo sono, ma chissenefrega del termine più o meno azzeccato: la cosa rilevante è che non si fanno più uscite da 200 persone, perché oggi (purtroppo!) domina il contesto di una montagna per tanti o addirittura per tutti. Quindi chi mi rinfaccia le uscite da 200 perone di decenni fa non capisce che i due contesti storici sono inconciliabili, perché non siamo più negli anni ’70-80.

  51. Io non cerco ossessivamente la logica.
    Mi danno fastidio la mancanza di logica delle argomentazioni, l’ignorare, il falsificare o l’inventare i dati, le affermazioni false e quelle infondate per arrivare a giustificare le proprie posizioni, come fai tu costantemente.
     
    Come la fantomatica “cesura” degli anni 2000, che mi pare solo tu veda.

  52. PS: nella vita vissuta, la “logica 2non c’entra una beata fava. Infatti la gente vota di pancia, non di testa. Vale di qua e vale di là, non è prerogativa di uno schieramento politico, è caratteristica fondante dell’umanità. L’umanità è fatta così. Per questo la tua ricerca ossessiva della logica, specie nelle posizioni altrui (non solo mie, rileggi molti degli scambi delle ultime settimane anche con altri commentatori) è una pippa mentale senza alcun costrutto, se non quello di rompere i coglioni altrui, come appunto sostengo visto che ti ho (da un bel po’ di tempo) inserito nell’apposita categoria, seconda solo, in termini di “rotture di coglioni” (intesa alla Rocco Schiavone) ai censori isterici.

  53. Che ci sia stato, tanto nel mondo generale (basta guardare l’attuale geopolitica!) quanto nello specifico spaccato della montagna (così come in altri contesti di vita), uno spartiacque talmente ” arcigno e strutturale” da spingere a ragionare in termini di vera e propria cesura (= “taglio” profondo e insanabile fra il PRIMA e il DOPO), è talmente evidente che solo chi è stolto oppure in mala fede sostiene il contrario. Nel mondo scialpinistico del “prima” erano ancora accettabili uscite da 200 persone, stante la rara presenza di soggetti terzi coerentemente ad una frequentazione complessiva relativamente contenuta. Nel mondo scialpinistico attuale, post superamento di detto spartiacque (o cesura che dir si voglia), il numero di gente è aumentato con progressione esponenziale (e, purtroppo, ha comportato anche l’esplosione incontrollata dei cannibali e questo, per il discorso che sto facendo, è un effetto parallelo), per cui uscite “affollate” come allora oggi non sono più opportune. E’ sotto gli occhi di tutti. Non a caso la scuola ha fisiologicamente provveduto a smagrirsi, già 25-30 anni fa e oggi viaggia su numeri inferiori.
    Ma il punto non è neppure questo. Ho citato la mia decisione (lucida e consapevole) di dimezzare le uscite personali annue in montagna, come esempio di un piccolo sacrificio personale in nome della tutela dell’ambiente. Ho scritto esplicitamente che sono conscio che non è il mio dimezzamento di uscite che salverà le montagne, ma almeno io mi metto in gioco. Se tutti facessimo dei piccoli sacrifici personali in termini di propensione al consumo, ciò porterebbe un piccolo mattoncino concreto alla causa ambientalista. Altrimenti non fate altro che strillare come oche isteriche contro gli episodi di “inquinamento”, come le Olimpiadi, una nuova strada, nuovi impianti ecc ecc ecc, ma nessuno fa niente a titolo personale per dimostrare, con piccole scelte di vita, di essere coerenti con le posizioni ideologiche che predica starnazzando a gran voce. Non è detto che l’unico “sacrificio” personale sia quello di dimezzare le uscite in montagna. Ognuno si indirizzerà verso l’azione che ritiene più congrua con la sua posizione: evitare di cambiare il cellulare ogni tre mesi, di acquistare decine di paia di scarpe, o una nuovo imbragatura solo perché più “figa”. Sia chiaro: non è la mancata vendita di una sola imbragatura salverà il pianeta, però intanto si dimostra che si è coerenti con la volontà di contrarre i consumi. Sennò si bercia solo come oche isteriche senza fare nulla di “pratico”.

  54. Non si tratta di essere perfettini, ma di non essere sciatti, approssimati e infondatamente assertivo come sei tu.
    “Cesura” significa “taglio” e il taglio lo vedi solo tu. Come solo tu vedi tante altre cose su cui poi ricami interminabili e ripetitive sbrodolate.
     
    Ti da fastidio, molto fastidio, quando qualcuno puntualizza gli errori della tua logica, della tua visione della realtà e della tua semantica e li mette sotto gli occhi di tutti perché evidenziano la fallacia della tua propaganda e della tua visione.
    Ti da fastidio sopratutto perché non puoi mai rispondere a tono e infatti non lo fai, ma sbraiti e insulti.
     
    Come in questo caso: nella frequentazione della montagna, che anch’io convenga essere differente da quella di quarant’anni fa, non c’è stata nessuna cesura, ma solo una, peraltro logica, evoluzione dovuta al fatto che si è lasciata la mano libera alla visione estrattivista della montagna.
    E questa visione estrattivista ha fatto quello che doveva fare: ha sfruttato.
    Non bisogna prendersela con i cannibbali, con gli e-bikers, con gli spit ma con la mentalità del “se posso farlo, allora lo faccio” (che alligna in tutti noi, comunque) e con il liberista laissez faire in campo economico (che a te piace tanto).
    Quindi ostinarti a non guardare e a teorizzare sulle pagliuzze, prendi atto del tuo palo! 

  55. Beh dai! La cesura storica l’ho descritta miliardi di volte sul blog (oltre che in numerosi libri e articoli pubblicati presso altre testate), anche perché (purtroppo!) è da tale fenomeno (la cesura) che consegue l’esplosione del numero dei cannibali. Attenzione: non la presenza in assoluto di cannibali, che (in quantità esigua) esistevano anche prima della “cesura”, ma la loro esplosione fino agli attuali livelli insopportabili. Per cui è tutto agli atti e non ho voglia né di riprendere la cosa né di annoiare gli altri lettori. L’atto di cavalleria verso Cominetti deriva in particolare da una sua prima mossa in tal senso (quella definita notizia bomba), che invece da parte tua non mi pare proprio di aver mai registrato. Inoltre subito dopo la categoria dei censori isterici (che stanno al primo posto nella graduatoria delle “rotture di coglioni” – sul punto rimando a Rocco schiavone e non fatemi spiegare chi, cosa e perché…), al secondo posto ci sono i “perfettini” che pretendono sempre a spaccare il capello in sedici su ogni singola frase e lo fanno (come sta accadendo ora sulla “cesura”) anche dopo innumerevoli mie spiegazioni passate, a tal punto che le loro continue e petulanti richieste di ulteriori spiegazioni sono solo delle provocazioni e nulla più. Per cui, pur in assenza di manifeste richieste di censura da parte tua a mio carico, non ti considero meritevole di gesti cavallereschi da parte mia.

  56. Io non mi sono accorto di nessuna cesura, ma al massimo di un’evoluzione.
    Comunque per capirsi occorrerebbe in primis definire cosa si intende per andare in montagna.
    A me pare che sia aumentato il numero dei merenderos e diminuito quello degli sciatori e quello degli alpinisti o arrampicatori. Contestualmente sono apparsi nuovi frequentatori con le MTB ampiamente virate poi in E-bike.
     
    Giustizia e cavalleria vorrebbero comunque che riconoscessi anche a me di non aver mai richiesto né il tuo né l’altrui ban

  57. Carlo, i tuoi commenti e quelli di Marcello sono praticamente sempre argomentati, che si sia d’accordo con essi o no.
    Spesso mi chiedo il motivo dei vostri scontri. Ritengo che sia soprattutto per incompatibilità di carattere, a parte il fatto che tu sei un “fascistone” e lui una scheggia anarco-libertaria.
    Sei poi passato alla Lega? Sei diventato un salviniano, puro e duro?
    P.S. Al solito, ora sto scherzando. Senza sorrisi ne varrebbe la pena? 

  58. @35 Il mondo degli appassionati di montagna (in termini numerici, ideologici e comportamentali) PRE spartiacque storico è completamente diverso dal mondo attuale POST superamento di tale spartiacque (che si posiziona nel primo decennio del 2000). Sono due tronconi che non possono essere né confrontati né collegati perché non hanno analogie. Anche se diversi individui (come me e immagino anche te) hanno fatto parte sia del prima che del dopo, questo non significa nulla: non siamo cambiati noi a titolo individuale (o forse sì, ma per questioni anagrafiche e di fasi della vita…), ma è cambiato il mondo complessivo di quelli che vanno in montagna, nei numeri, nelle mentalità e soprattutto nei comportamenti. Tutto ciò non è solo farina del mio sacco al seguito delle mie analisi storiche (es: Storia dello scialpinismo, il primo che mi viene in mente), ma è ormai ampiamente assodato dall’ambiente culturale, giornalistico e letterario che si occupa di “montagna”. Se caschi dalle nuvole a sentire oggi, 2025, una tesi del genere, significa che non hai la più pallida idea di quello che ti capita intorno…

  59. A me personalmente tutte ‘ste cose mi fanno un baffo di niente, ma il risvolto curioso (lo abbiamo visto anche nei giorni scorsi) è che tale facilità a invocare la censura a carico di miei presunti interventi “fascisti” (o similari) o ella mia stessa presenza e/o contribuzione agli articoli, grada caso sono sempre esponenti del mondo progressista, cioè quelli che dovrebbero fare del pluralismo di idee (e di manifestazione delle stesse) uno dei loro pilastri fondanti.
    E’ curiosa questa contraddizione che caratterizzata tutto il mondo della sinistra, bel la di là delle vicende di questo blog: lo vediamo anche in molte università dove addirittura non sono stati fatti parlare dei cittadini italiani di etnia ebraica, come ritorsione per la questione Gaza, con lo slogan “via i fascisti dall’università” (una volta la cosa ha riguardato perfino Maurizio Molinari, al tempo direttore di Repubblica, nota testata di area progressista, solo perché è ebreo, altro che “fascista”…). da innumerevole tempo sostengo che i veri fascisti no stanno a destra, ma in una certa sinistra (non tutta ma una certa s^ e più si alzano i toni e più si allarga l’area di sinistra in cui si reagisce in questo modo).

  60. Cmq il 24 è principalmente riferito ad altri commentatori…e non sono pochi, perché sono tutti quelli che, nei veri episodi, hanno esplicitamente chiesto la censura dei miei commenti (se non addirittura della mia presenta in toto), in modo diretto o indiretto, cioè con farsi del tipo “ma è incomprensibile che Gogna accetti passivamente posizioni del genere sul suo blog…”… 
    Visto che siamo in un clima di cavalleresco rispetto, riconosco che (se la memoria non mi inganna…) Cominetti NON ha mai chiesto la censura dei miei interventi, in quanto “fascisti” e/o “retrogradi” e/o “caiani” ecc ecc ecc. certo li ha stigmatizzati, ma non ricordo sue richieste di censure a mio carico (ripeto, se la memoria non mi inganna…). Questo è un punto importante. Cominetti esprime una posizione ideologica diametralmente opposta alla mia, essendo io un iper-istituzionale e, invece, avendo lui fatto (a suo tempo) una scelta di vita anti-istituzionale (sintetizzo) e avendo poi portato avanti la sua esistenza coerentemente con tale sua scelta (così come io ho preso le mie scelte esistenziali intorno ai 15-18 anni e da allora ho sempre vissuto coerentemente con esse, pur nei cambiamenti fisiologici delle varie fasi anagrafiche). Io dissento totalmente dalle sue scelte e lui, per converso, dalle mie, il che ci porta ad essere alfieri di due visioni inconciliabili, ma mai io ho chiesto la censura delle sue idee (a meno che sia trasceso nella forma, ma questo è un altro discorso) e non ricordo a memoria episodi in cui lui abbia chiesto la censura dei miei interventi perché li considerava inopportuni e soprattutto contraddittori con la nomea di Gogna. Questo va riconosciuto a Cominetti, anche se non sana la divergenza e l’inconciliabilità delle nostre rispettive posizioni ideologiche. Almeno, però, Cominetti non ha mai espresso istanze isteriche di incomprensione sul fatto che Gogna accetti i contributi di un “bastardo fascista e istituzionale”… 
    Invece il mio commento 24 è fondamentalmente indirizzato a tutti coloro che, sia nei gg scorsi che anche in anni passati (e sui più svariati temi, da quelli di montagna a quelli di attualità), hanno manifestato “sorpresa” e scandalo per l’accettazione di Gogna circa la presenza di miei interventi: ricordo che qualcuno è arrivato a ipotizzare la possibile esistenza di una forma di ricatto da parte mia (a danno di Gogna), altrimenti non si capacitava del fatto che Gogna, alfiere di un “certo” alpinismo “ribelle”, accettasse supinamente la presenza dei mei interventi così stridenti rispetto alla nome di Gogna stesso, minacciando perfino di schifare il blog se ancora infestato da Crovella. CONT

  61. “La cesura…nell’andar in montagna (con o senza sci), è avvenuta all’incirca nel primo decennio del 2000”
    Una cesura nell’andare in montagna?!
    Proprio non so a cosa tu ti riferisca: me lo puoi spiegare? 
     

  62. Effettivamente sarà la notizia d’apertura di tutti i TG serali.
    Manco i disordini di Parigi più quelli del Nepal, nonché la battaglia aerea con i droni russi sui cieli della Polonia, sommate, hanno un pari impatto mediatico.
     
    Saluti.

  63. ———  NOTIZIA  BOMBA  ———
    “Caro Crovella, […] io sono spesso d’accordo con quello che sostieni.”

  64. Caro Crovella 24), invece ti sbagli, perché io sono spesso d’accordo con quello che sostieni. Solo che raramente te lo dico. Se non sono d’accordo, invece, te ne accorgi e parti sempre con quelle tue filastrocche sull’altrui frustrazione, l’irrisolutezza, la ribellione, ecc. che tutti ben conosciamo.
    Purtroppo per te le idee e l’agire degli altri non sono riducibili ai 2-3 schemetti che riproponi alla nausea. Probabilmente esistono angoli di pensiero che ti sono estranei e che non comprendi, che quindi giudichi con gli strumenti limitati che hai. Mi dispiace.

  65. Personalmente, attratto dalla sinossi e dalla montagna protagonista che conosco abbastanza bene… ho acquistato settimana scorsa questo piccolo libro ( 100 pag. e formato decisamente tascabile).
    Letto in poco più di un’ora, posso dire che raramente ho riscontrato in un unico testo che parla di montagna, l’attenzione e lo sguardo rivolti a 360 gradi che ho trovato in “La lezione della Marmolada”.  Per cogliere tutto ciò che ruota intorno al rapporto uomo-montagna, alla sua interdipendenza e alla sua dinamicità, il testo spazia dai miti leggendari tramandati sino a noi sull’origine di questa iconica montagna, alla storia recente (degli ultimi due secoli), per poi  richiamare la necessità di superare la visione di un presente ormai insostenibile per ridisegnare insieme alla montagna stessa che sta cambiando un futuro in cui l’uomo non sia più l’unico “soggetto” protagonista, e la montagna non sia relegata al solito ruolo di oggetto da conquistare, sfruttare, godere.
    Penso che la lettura di queste poche pagine possa aprire la mente a scenari nuovi, ormai urgenti e necessari, e illuminare molte persone magari un po’ distratte o solo un po’ pigre come me, che faticano a cogliere la correlazione tra il proprio agire quotidiano e la “Natura” con la N maiuscola di cui siamo parte integrante ma non certo proprietari.
    Se avete un’ora di tempo… Ve lo consiglio.

  66. Tutti coloro che continuano a fare riferimento alle uscite da 200 persone, molto precisamente collocate in un determinato periodo storico, dimostrano di non cogliere che c’è stato un profondo cambio di paradigma, praticamente una rivoluzione copernicana. I riferimenti a un “tempo che fu” sono ridicoli come quelli di chi, nel quadro geopolitico del Terzo Millennio (caratterizzato dall’azione degli autocrati senza alcun controllo della collettività internazionale), continua a blaterare di “diritto internazionale, multilateralismo, corti internazionale, ONU, concertazione…” e compagnia cantando. La cesura che, tanto nel mondo in generale quanto nell’andar in montagna (con o senza sci), è avvenuta all’incirca nel primo decennio del 2000, ha spezzato la storia in due tronconi che nulla hanno più a che fare l’un con l’altro. Chi, sia nel campo generale del mondo sia nella specifica partizione dell’andar in montagna, mescola e/o fa confronti e paragoni fra cosa accadeva PRIMA dello spartiacque e cosa accade DOPO il superamento di tale spartiacque, non ha la minima capacità di analisi delle “cose” che lo circondano.

  67. E poi – scusatemi – la parabola della pecorella smarrita o, ancor meglio, quella del figliol prodigo non valgono per il povero Crovella?
    Lui si è convertito alla solitudine sui monti, dopo una vita di adunate oceaniche, e noi gli diciamo che non conta?
    Eh, no! Siamo clementi: festeggiamo il ritorno del figliol prodigo! 

  68. Insomma, Carlo, non ne azzecchi mai una! 
     
    P.S. Prova a dichiararti LGBTQIA+. Poi vedremo l’effetto che fa…

  69. Sottoscrivo parola per parola il commento di Genoria. Volevo solo aggiungere, riguardo a Crovella, che il suo tentativo di greenwashing con “l’alleggerimento del peso antropico sulle montagne” oltre ad essere inutile è anche fuori tempo massimo. Facile farlo a 60 anni, dopo decenni trascorsi accompagnando (e vantandosene) 200 individui a domenica in gita.

  70. Ma sì pure io vado più di prima Marcello, ma partendo da casa a piedi, quindi ogni giorno, che specie d’inverno contribuisce ad allungare la sciata. Non trovo più le picozze dall’ultima via sulla Palantina, il ghiaccio di cascata è troppo affollato e distante per i miei attuali gusti. Si dà più valore a ciò che è sensato per sé stessi, come alzare il grado allenandosi su croda simile a Laste, pure d’inverno vista la poca neve, ma a pochi minuti dal mio water e puntando direttamente verso la Sud appena si è pronti. Detesto le code e il casino, non le belle amicizie che ho in Cadore. Ma personalmente ho l’opportunità di scegliere una mia visione che non è legata  ad una nuova tendenza da seguire, ma al fatto che vivo qua in questo bel posto.
    Marcello te ed io parenti? Cavoli piccolo il mondo 

  71. Tornando sul punto, a parte sottolineare che, essendo la mia una scelta personale, come tale va rispettata (tra l’altro non do fastidio a nessuno), è ovvio che non sarà il mio solo dimezzamento delle uscite annue in montagna che risolverà tutti i problemi ambientali. Ma intanto è un esempio di un piccolo (piccolissimo, sia chiaro) sacrificio individuale, in nome di un interesse più generale. Va da sé che se, provocatoriamente, TUTTI dimezzassimo le nostre uscite annue in montagna, per definizione il peso antropico sulle montagne si dimezzerebbe, o almeno si attenuerebbe assai. Ben altre sono le cause del riscaldamento climatico complessivo e si annidano nell’eccesso di produzione, oggi molto più concentrati in Asia più che nella vecchia Europa, con annesse emissioni di CO2, ma intanto se entrassimo tutti nell’ottica di vivere in un modo autoregolamentato a livello individuale (cioè imponendoci dei sacrifici e delle rinunce in termini di consumi individuali), contenendo così la propensione consumistica generale, forse la minor domanda complessiva di beni e servizi si tradurrebbe in minore produzione e quindi in minori emissioni di CO2.
    Se non corroborato dal volersi mettere in gioco a titolo individuale (autoimponendosi dei sacrifici nello stile di vita), ogni discorso di orientamento ambientalista è viziato alla fonte. Inutile quindi frignare perché un pezzo del ghiacciaio della Marmolada è crollato, provocando tra l’altro delle vittime, senza questa disponibilità individuale a fare “qualcosa” a titolo personale: sennò si tira la pietra, ma si nasconde la mano. Io porto alcuni piccoli mattoni alla causa ambientalista (il sacrificio del dimezzamento delle uscite in montagna è solo uno dei sacrifici che, per scelta lucida, mi sono imposto), non sarà nulla nel mare magnun del mondo, ma se nessuno inizia, tanto vale lasciar andare le cose e la “fine” delle cose non potrà che essere un pianeta oggettivamente invivibile per la specie umana. In pratica, come specie, ci stiamo già suicidando.

  72. Così come ci sono individui che, pur avendo un’idea confusa del CAI (rispetto alla sua effettiva natura), lo criticano aprioristicamente solo perché il CAI all’atto pratico non corrisponde all’idea che costoro (i criticoni) hanno in testa circa il CAI, altrettanto capita nei confronti di alcuni specifici individui: quando un individuo (il sottoscritto nella fattispecie, ma potrebbe essere chiunque in qualsiasi altri risvoloto della vita) è uno che sta sulle palle a prescindere, qualsiasi cosa egli dica sta sulle palle, indipendentemente dalla fondatezza o meno delle sue posizioni. C’è poi sempre un tarlo di fondo in tutte queste critiche che è il seguente: le critiche mi arrivano da personaggi che sono degli anti-istituzionali (proprio perché io sono molto istituzionale) e spesso appartengono al grande mondo “progressista” (cioè, per capirci, di sinistra), per cui fanno del pluralismo espressivo uno dei loro valori fondanti, ma poi se nel pluralismo ci sono individui che dicono “cose” opposte e che a loro danno fastidio, allora partono lancia in resta e arrivano anche a pensare (e a volte a esprimerlo apertamente) che tali cose e tali personaggi dovrebbero essere censurati, cioè zittiti e cancellati d’autorità. Come sostengo apertamente da decenni, i veri “fascisti” stazionano fra le file progressiste, perché essi ritengono che chi non abbia i loro ideali, ammantati di nobiltà ideologica, allora debba essere censurato con la forza. Questa annotazione vale ben al di là del tema dell’articolo e del caso di specie del singolo criticone. CONT

  73. Ma chi è che dichiarerebbe qui di recarsi spontaneamente in gita laddove ci sono rumore e affollamento?
    “Vado” in montagna ogni giorno e quando ho un giorno libero dal mio lavoro di guida, vado a scalare con amici, figli, ecc…vicino a casa possibilmente e non mi sono mai sentito consumista. Penso che quel limitarsi volontario di cui alcuni si fanno alfieri contenga molta falsità, oltre a essere inutile ai propositi che si sbandierano.
    Insomma, mi sembra che la più parte delle persone voglia dare un’immagine di sé che non c’azzecca per niente con quello che sono e fanno. Non ci vogliono né Freud né Holmes per capirlo.
     
    Ma lo scultore alpagoto sarà mica un mio lontano parente?

  74. Non capisco perché scagliarsi con tanta vemenza contro chi, semplicemente, dichiara di frequentare di meno le montagne rispetto al passato e lo fa per disturbare di meno.
    Se seguissimo il suo esempio, ci sarebbe meno folla in certi posti. Lui non predica cose brutte. 
    In ogni caso sono fatti suoi. Non vi pare? 

  75. La nostra diminuzione di uscite nella bolgia magari non fanno niente, ma il mio atteggiamento elitario con la divulgazione e le chiacchiere come le tue sì che fanno differenza. È estrema l’espressione di Carlo sulla diminuzione demografica, ma bon anche nella mia scultura sono estremo, e poi non ho capito vuoi tutta la ragione per te?… Vai in coda và in Alemagna che  te ghen magna.

  76. C’è una cosa che mi colpisce dell’intervento del noto scultore/scalatore alpagoto, qui sotto (19), e non è tanto l’endorsement a un personaggio che io detesto, come Crovella, quanto proprio la sua dichiarata adesione a questo piano di astinenza cattolico/elitario; l’aspetto elitario di questo tipo di cose è stato del resto sonoramente perculato da autori come Paolo Villaggio o Nanni Moretti, il che magari non significa niente, come non significa niente che io il sig. Crovella lo prenderei volentieri a calci in culo, ma ci tenevo a dire entrambe le cose. Di più, a tutti gli astinenti di questo mondo, mi permetto di far notare che sì, magari sarà stata una scelta in qualche modo liberatoria da compulsioni di tipo collezionistico o consumistico, e magari sarà una cosa di cui compiacersi pubblicamente, perché no, ma il dato di fatto è che per l’ambiente non cambia un bel niente, che voi facciate 40 o 20 uscite all’anno o anche nessuna, l’impatto delle vostre scelte è niente, e se anche foste in grado di fare milioni di proseliti, l’impatto sarebbe comunque zero virgola, niente. Postare commenti su questo forum impatta di più che andare a fare un giro in montagna. Su questo punto sì che il sig. Crovella farebbe bene a darsi una regolata, che il prossimo data center del Nord Dakota lo dovranno costruire solo per tenerci dentro la miriade di puttanate che lui da solo deposita quotidianamente in rete. Qualche uscita di più all’aria aperta e meno, molto meno internet. Ecco la mia ricetta per questo signore. E per quanto riguarda la nostalgia dei bei tempi andati, di quando gli operai andavano al campo di calcio e i giovani borghesi andavano a fare sci alpinismo, eh che peccato, le carte si sono rimescolate un po’, ma bisogna farsene una ragione. Del resto è anche grazie al capitale che c’è in giro se qualcuno può permettersi di fare la guida alpina, o l’artista. Certo, se non ci fossero stati i sindacati, quel capitale starebbe tutto quanto dentro le tasche dei borghesi, come una volta, e la bella notizia, per i nostagici, è che grazie a Dio (il vostro) stiamo tornando a quella condizione, e anche abbastanza in fretta. Perdonate la veemenza e mi perdoni il sig. Barry che magari è un bravo ragazzo, sono risentito con Crovella per una questione mia ma forse è anche la consapevolezza di avere condiviso o dato via troppo, per cosa poi. Passo e chiudo.

  77. Condivido la decisione di Crovella per tanti motivi. Ho cercato di controllare il mio compulsivo richiamo collezionistico puntando al poco ma buono, cioè di qualità scoprendo luoghi pochissimo frequentati, silenziosamente, tenendo tutto per me gelosamente, scovando linee nuove e allenandomi in falesie restaurate che tengo segrete eccetto per i pochi eletti rispettosi sia dell’ambiente che della mia ospitalità e visione, no divulgazione social hashtag post e balle varie. Questo soprattutto nella conca in cui vivo. Purtroppo anche il mio rapporto con i rifugi è cambiato, cedo volentieri il tavolo a chi sale solo per l’abbuffata, mi accontento di una birra e due chiacchiere con il gestore se non è troppo stressato, poi sto meglio fuori. Ripeto condivido e non è da prendere paura, come dice Carlo non è disaffezione, ma una presa di posizione che ci è venuta in maniera naturale, senza nessuno sforzo o sacrificio.

  78. Cmq la mia convinzione che sia interesse di tutti contrarre in modo incruento la popolazione mondiale si si appaia alla mia convinzione, sbandierata milioni di volte, che occorra contrarre lo stile di vita consumistico, quanto meno nelle Sue punte più esasperate. in assenza di riduzione della popolazione, dovremo inevitabilmente contrarre i consumi 8ndividuali in modo anche molto stringente. se avessimo anche l’opportunità di ridurre la popolazione totale, la contrazione dei consumi individuale potrebbe essere un po’ meno “violenta”, questo e il significato della mia frase del 10. intanto alzi la mano chi ha già iniziato ad autoridursi i consumi individuali, sennò siete buoni a bruciare ma nessuno si autoalimenta. Per esempio sono diversi anni che io ho deciso di ridurre le mie uscite in montagna, non per disaffezione, ma per dare il mio piccolo contributo all’alleggerimento del peso antropico sulle montagne. Io potrei teoricamente fare 80-100 uscite all’anno (come infatti facevo quando non c’era evidenza del problema ambintale) e invece mi sono messo un.limite di 30-40 uscite all’anno (in pratica una domenica si e una no, poi qualche altra in estate e nelle feste invernali). Meno uscite significa non solo meno “calpestio” sulle terreno alpino, ma meno consumo di benzina, meno necessità di rinnovare attrezzatura, che si consuma più lentamente, ecc ecc ecc. È stata una scelta che inizialmente mi è costata in termini emotivi, ma che ora ho metabolizzato e cmq sono molto contento di averla fatta. Quando parlo di piccoli sacrifici individuali per ridurre i consumi globali mi riferisco a cose del genere. Se aggregassimo tanti sacrifici individuali, a livello aggregato avremmo un contenimento dei consumi globali.

  79. Nel mio 10 e’ sottinteso che il trend demografico mondiale inverta strutturalmente la crescita e si sviluppi in moderata riduzione. per cui, post eventuali interventi di contenimento delle nascite come citati nell’esempio (interventi che NON sono una tantum, ma diventeranno strutturali), la popolazione mondiale dovrebbe calare progressivamente, anziché aumentare coerentemente come adesso.

  80. Condivido il Bertoncelli 3 4 6, incontrati pochi Lupi 80 o non 80, sottoscrivo per scelta di vita il commento 8 anche se non andrò mai in Marmolada. Il resto dei successivi commenti , fa acqua, non ghiacciata da più parti, palliativi di logica odierna e massacro delle possibilità reali. Basta sostenere con convinzione facendosi un baffo di realtà oggettive, di tutto quel che resta della civiltà conosciuta, Africa ridurre di un miliardo con guerre, carestie  impedendo le emigrazioni. Resto del mondo, delegare a Putin, qualche biondo americano e capelli neri orientali, la deregulation nucleare. e al miliardo di zombies sopravvissuti si può arrivare o almeno tendere. Un affare perbi becchini. Diversamente, comportamenti eco, con tutto quel che può voler dire, per uno o due secoli possono solo far ridere a denti stretti.
    Servono migliaia di anni. Siamo oltre il Gognablog.

  81. “Dimmi, Matteo, se l’umanità fosse composta da cinquecento milioni/un miliardo di esseri umani, ci sarebbero problemi di energia, inquinamento, spazi vitali, fame?”
    Ok, non capisci proprio…la risposta alla tua domanda è: no per 125 anni, poi saresti allo stesso punto ma con meno risorse.
    Detto in altre parole, ridurre la popolazione non è la risposta, al massimo può farti guadagnare tempo (di cui comunque c’è un gran bisogno). E nemmeno molto, se l’eliminazione di 7 uomini su 8 valgono un po’ più di un secolo…
     
    L’unica soluzione, a meno di un salto quantico, è la modifica dello stile di vita

  82. Matteo, io con te faccio veramente fatica a esprimermi in italiano affinché tu capisca.
    Che sia meglio l’ostrogoto?

  83. Fabio, con te faccio veramente fatica a farmi capire…proviamoci ancora una volta.
    Si stima che l’umanità fosse di circa un miliardo di individui a fine ‘800, quindi 3 o se vuoi 4 generazioni fa.
    Direi che è una buona stima di quanto tempo dovrebbe passare perché l’umanità si ritrovi allo stesso punto in cui siamo noi se oggi venisse ridotta a 1/8 di quella che è.
     
    Alla luce di quanto sopra ti pare che la frase
    “Se riducessimo il numero totale forse non avremmo neppure l’oggettiva necessità di contrarre i nostri consumi.”
      rappresenti un esempio di ragionamento intelligente, ben fondato e ben ponderato?

  84. Dimmi, Matteo, se l’umanità fosse composta da cinquecento milioni/un miliardo di esseri umani, ci sarebbero problemi di energia, inquinamento, spazi vitali, fame?
    P.S. Prima che tu ti scateni, avverto che, pur essendo razzista (oltre che membro onorario del Ku Klux Klan), non sto proponendo di gassare il Terzo Mondo, ma di ridurre consapevolmente la popolazione terrestre nell’arco di un secolo o piú a valori compatibili col pianeta Terra.
    Non ci sarebbe neppure bisogno di ricoprire la crosta terrestre di pale (e palle) eoliche. 

  85. “Se riducessimo il numero totale forse non avremmo neppure l’oggettiva necessità di contrarre i nostri consumi.”
    Per ritrovarci allo stesso punto tra un paio di generazioni.
    E con con una diminuzione netta delle materie prime disponibili.
    Quando si dice essere capaci di ragionare a fondo…

  86. Condivido anche io che il problema alla radice di tutto è l’eccesso di individui della specie umana sul pianeta. Se riducessimo il numero totale forse non avremmo neppure l’oggettiva necessità di contrarre i nostri consumi. Lo affermo pubblicamente da anni e l’ho anche proposto oià volte sul blog, in particolare in questo intervento di qualche mese fa:  https://gognablog.sherpa-gate.com/la-popolazione-del-mondo-iniziera-a-calare/
    Il punto è che, siccome l’Europa è già in fase di denatalità fisiologica, contrarre la dinamica demografica mondiale non può che significare il controllo severissimo delle nascite nel Terzo Mondo. Il che fa insorgere il muro isterico da parte dell’area buonisti-woke-progressisti ecc (anche di casa nostra), per cui quindi non si farà mai. Per esempio: in assenza di interventi, la popolazione africana, oggi all’incirca di 1 miliardi di individui, raddoppierà nel giro di pochi decenni. Nel 2050 gli africani saranno quindi 2 miliardi. Questo perché le società di quel continente sono tendenzialmente “tribali”, per cui non solo non controllano le nascite, ma probabilmente per loro è un valore fare 15-20 o addirittura 40-50 figli (da donne diverse). Imporre un rigido controllo delle nascite, significherebbe che l’Occidente bastardo e fascista impone ai governi africani di “castrare” chimicamente i loro cittadini maschi dopo che hanno avuto 1 o 2 figli.  Sarebbe una manovra opportuna perché resa necessaria dalle condizioni oggettive del pianeta (manovra, ovviamente, a carico di tutti i cittadini del Terzo Mondo e non solo degli africani, che ho solo preso come esempio), ma incontrerebbe l’ostilità anche di pensatori (?!) occidentali, figuriamoci nei vari continenti.
     
    In assenza di chance realizzative di tale impostazione, che sarebbe la scelta prioritaria da compiere (ma che, essendo avversata ideologicamente, io non menziono neppure più, tanto non la si farà mai)…, non ci resta che scegliere di fare le formichine a livello individuale, ben sapendo che si tratta di un brodino ridicolo rispetto alla “vera” soluzione del problema.

  87. @ 7
    Molto bello per me quello che ha scritto sul suo sentimento legato alla Marmolada e sulla bellezza di questa vetta, che abbia o meno ghiacciai. Così è anche il mio sentire. Poi, quello che ho scritto sul telos, non implica un giudizio nei suoi riguardi, semmai io le abbia dato questa impressione. Mi piace come lei ha saputo esprimere i suoi sentimenti preziosi condensandoli in una frase: mi ha portato lassù, ora che non posso andarci. Grazie.

  88. Non condivido per nulla questa continua mortificazione dei nostri simili. Chi mi conosce sa cosa siano state le montagne per me. Nonostante questo, ritengo che tutte le vette assieme non valgano un’unghia di un solo essere umano. Siamo piccoli quando ci annichiliamo, non capiamo cosa siamo. Per me il Telos della vita va oltre la bellezza, è trovare il buono nei nostri simili, anche se brutti e piccoli, anche se consumisti. E quanti vorrebbero essere un po’ consumisti ma non possono (noi invece lo siamo stati a mani basse), sono la maggior parte in questo mondo ma hanno altre gatte da pelare, molto aggressive, con gli artigli e i denti insanguinati. Buona Marmolada.

  89. Non sono preoccupato per la fusione dei ghiacciai. Se il télos della vita (cfr. Salvatore Grandone) non è la conoscenza ma la bellezza, non cambia nulla: con o senza ghiacciaio rimane la bellezza della Marmolada. Non vado sulla Marmolada per sapere cosa è un ghiacciaio, ma ascendo nel cielo della contemplazione. Come c’era la bellezza dei ghiacciai ci sarà la bellezza delle rocce.
     

  90. “Marker”, “overtourism”, “last chance tourism”, “courtesy”,  “business”, “governance”, “trekking”.
    Per favore, se esiste il termine in lingua italiana, usiamolo. Grazie.

  91. Tempi foschi attendono i nove miliardi di piccoli uomini. Piccoli in tutti i sensi. Siamo come le cavallette. Distruttrici di ogni cosa. Facciamo pure le formichine, anche se serve a poco, per sopravvivere ancora un po’ visto che grazie alla AI abbiamo pure dimenticato che bisogna morire.

  92. Un altro esempio di consumismo?
    Le valli di Fassa, Gardena e tante altre.

  93. Ho sempre giudicato il consumismo un’idiozia, prima ancora che uno spreco di risorse e una rovina per l’ambiente naturale.
    Che cos’è il consumismo? Per esempio, cambiare automobile solo per capriccio. Oppure viaggiare in aereo per turismo tre, quattro volte all’anno.
     
    Però considero propaganda idiota e terroristica quella di un tizio che ci dice che siamo entrati nell’era dell’ebollizione globale.

  94. Articolo interessante. Mi piace in particolare lo spunto del “facciamo festa”, che, magari con lievi varianti, è un mio pallino da un bel po’. Allentiamo la morsa consumistica, non solo quella diretta sulla montagna (= meno gente sui monti, specie se “non educata alla montagna”), ma in generale. Consumiamo di meno, prendiamoci una pausa dalla vita frenetica che comporta viaggi, spostamenti, acquisto di nuovi materiale (non fosse altro che in sostituzione di quelli consumati), investimenti e costi vari… Insomma tutte cose che “consumano2 le risorse naturali e soprattutto che generano CO2 e inquinamento in senso lato. Stiamocene fermai, limitiamoci a lettere e meditare, respiriamo tranquilli senza esser rapidi dalla morsa della frenesia, che è l’anticamera del consumismo. Così come in un altro contesto di dibattito, ho avanzato, “provocatoriamente”, l’ipotesi di interruzione del Soccorso Alpino per 5 o 10 anni, in generale affermo, sempre “provocatoriamente”, che l’umanità dovrebbe astenersi dal vivere per 5 o 10 anni. Infatti, se tutta l’umanità si fermasse, come ibernata, per un arco temporale di almeno quell’ampiezza, aiuteremmo la Terra a “digerire” l’inquinamento fin qui prodotto e i danni che le abbiamo inferto dalla ripresa posto II G.M. in poi. E’ ovvio che si tratta di un’ipotesi provocatoria e irrealizzabile, che avanzo in un’ottica di provocazione dialettica: però, più pragmaticamente, possiamo convincerci tutti a operare scelte individuali più spartane, finalizzate all’obiettivo strategico generale. Se non per il nostro tornaconto, almeno per quello dei nostri figli e figli dei figlie e digli dei figli dei figli… Infatti il punto cardine è che non saranno solo i ghiacciai a soffrire fino a collassare completamente, ma che (continuando con il modello del consumismo spinto), l’intero pianeta Terra diventerà invivibile e i nostri figli e e loro figli e nipoti non avranno letteralmente un luogo in cui vivere.

  95. Nulla da eccepire sulla quasi totalità dei concetti, anche se la visione la trovo perlopiù superficiale e scontata.
    Vedo il ghiacciaio della Marmolada dalla finestra di casa. Sono salito in vetta di questa montagna innumerevoli volte e in tutte le 4 stagioni. L’ultima nella primavera 2021.
    Dal 2020 non utilizzo più gli impianti di risalita e non scio più sulle piste, dopo averlo fatto, per diletto e professione, per 56 anni.
    Ma un dubbio pratico lo sollevo.
    Domani pare che pioverà e logicamente i miei clienti hanno cancellato, senza possibilità di posticipazione, la giornata che mi avevano prenotato da tempo. Faccio la guida alpina, lavoro all’aperto, se piove è difficile lavorare. Mi riposo e faccio altro, ma nessuno mi paga. Non me ne dispero, ci sono abituato. Ho scelto un lavoro che presenta (anche) questo rischio. Lo faccio da 41 anni e ancora mi piace.
     
    Il “glaciologo” che resta senza lavoro perché il caldo fonde i ghiacciai non aveva fatto bene i suoi conti con l’imprevedibilità della natura.
    Mi dispiace ma, dell’essere rimasto semmai disoccupato,  è l’unico responsabile.
    E anche i sindacati, seppure scivoloso, hanno perduto ogni appiglio.

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