Marmolada 2020: per uno sviluppo sostenibile

Marmolada 2020: per uno sviluppo sostenibile
di Guido Trevisan

Introduzione
Da sempre La Marmolada, Regina delle Dolomiti, è stata una delle montagne più ambite per i turisti e gli alpinisti di tutto il mondo.

Già dai primi dell’Ottocento, attirando in Val di Fassa i Signori europei, si è fatta pioniera di quello che poi sarebbe diventato il turismo di massa in montagna.

Con il primo impianto di risalita costruito nel 1947 dalla ditta Graffer, prende il via un nuovo modo di interpretare la montagna. Nasce così il turismo degli impianti di risalita e dello sci che riscontra un incremento continuo negli anni successivi, raggiungendo l’apice, in Marmolada, negli anni 70’/80′. Questo modello viene poi esportato in tutta la valle ed oltre, trovando terreno fertile per uno sviluppo molto più intenso al quale la ditta Graffer non riuscirà a tener testa, probabilmente a causa dello sviluppo di tecnologie di impianti di risalita più moderni e alla diversificazione dell’offerta turistica nelle zone limitrofe.

Da Lago di Fedaia su Marmolada

La Marmolada ha continuato comunque ad esercitare il suo fascino in tutto il mondo grazie al suo primato di Regina (3342 m), al maestoso ghiacciaio e alle sue peculiarità, riconfermando nel tempo la sua unicità.

Nel settembre 2019 viene definitivamente chiuso l’impianto di risalita Fedaia-Pian dei Fiacconi, siamo di fronte ad un momento di vero stravolgimento. Ma…

Nonostante la mancanza dell’impianto di risalita, nonostante l’assenza di una campagna di marketing ad hoc e nonostante la riduzione del 90% del turismo straniero causa CoViD-19, la stagione turistica ha resistito all’estate 2020, mantenendo un livello di affluenza estiva che ha permesso la sostenibilità economica delle attività commerciali.

Da questi presupposti partono le nostre considerazioni sulla costruzione di un progetto turistico sostenibile per la salvaguardia e la valorizzazione della Marmolada, fondato su un modello di sviluppo che verta su forme di fruizione della montagna alternative al turismo di massa. Sostenibilità ambientale, economica e sociale sono le linee guida per un progetto di riqualificazione turistica volta alla rivalorizzazione delle risorse ambientali, naturalistiche e storico-culturali in una chiave di lettura esperienziale.

Considerazioni preliminari
Questo progetto vuole rilanciare la Marmolada come esempio da seguire per un nuovo modello di sviluppo eco-sostenibile, tramite la realizzazione di interventi che rispondano positivamente anche in termini economici e che si differenzino dal modello di turismo di massa del resto della valle, senza intaccare l’ecosistema.

Così come la Marmolada è stata 70 anni fa la pioniera del turismo di massa con gli impianti di risalita, ora può tornare ad essere capofila di un nuovo modello che esula dalle logiche dei grandi numeri e del sovraffollamento tipico di zone raggiungibili con impianti di risalita, per un turismo di qualità basato su esperienze vere e sul rispetto dell’ambiente montano.

Alla luce del cambiamento di tendenza delle richieste turistiche che segnalano una piena maturità del turismo alpino il mercato ha evidenziato un lento ma continuo declino negli ultimi anni. In secondo luogo l’aumento dei costi di manutenzione (innevamento, laghi artificiali) dovuto ai cambiamenti climatici sta portando ad una insostenibilità economica e all’intensificazione di campagne di marketing per la conquista di nuovi mercati.

L’emergenza sanitaria relativa al CoViD-19 ha evidenziato il limite dei modelli turistici di massa (vedi sovraffollamento impianti di risalita estate 2020).

Inoltre, il raggiungimento della maturità del turismo della valle mette in evidenza il limite della logica del ”+10%” di fatturato annuo. Lo sci alpino non è più l’unica attività da svolgere in montagna.

Sempre maggiore è il desiderio da parte dei turisti di stare a contatto con la natura e la cultura locale per trascorrere le proprie vacanze. Lo scialpinismo e l’escursionismo con ciaspole stanno avendo un incremento continuo come pure il semplice escursionismo estivo. Ne è un esempio il gruppo del Catinaccio, che dopo la chiusura dei servizi dei bus navetta, a Gardeccia, non ha subito un calo di affluenza.

Dallo studio del MUSE “Verso un turismo sostenibile per l’area della Marmolada” è emerso come la valle presenti una dotazione di piste ed impianti completa, sia per tipologia che per posizione, e come le infrastrutture impiantistiche esistenti non vengano utilizzate al pieno delle proprie potenzialità. In particolare, per quanto riguarda i primi mesi della stagione invernale (dic-feb), a causa della rigidità delle temperature (essendo il versante nord), della ventosità, del pericolo valanghe e più in generale delle condizioni climatiche caratteristiche della quota in esame, le possibilità di utilizzare le aree sciistiche del ghiacciaio risultano limitate. Se si concentra l’attenzione nella seconda parte della stagione invernale (mar-mag), stagione privilegiata per la Marmolada, gli impianti risultano utilizzati al massimo all’11% della loro capacità. Ciò è dovuto al fatto che i turisti hanno la tendenza a non prolungare le proprie vacanze oltre il periodo pasquale. La stessa mancanza di interesse sembra essere anche presente negli operatori di valle: pochi sono gli operatori che hanno sfruttato la possibilità di prolungare l’apertura fino a metà aprile.

La valutazione relativa alla ricostruzione/collegamento impiantistico col Veneto degli impianti, ipotesi affrontata nello “studio preliminare per la valorizzazione della Marmolada del maggio 2004”, è di difficile sostenibilità, prima economica, poi di sicurezza e infine ambientale.

Gli impianti definiti ”pesanti” sono caratterizzati da un enorme costo iniziale di costruzione e significativi oneri di manutenzione. Gli inevitabili costi derivanti dalla riconsiderazione di tutte le piste, la necessità di grandi aree di parcheggio, la costruzione di imponenti opere anti-valanghive fa pensare ad una insostenibilità economica anche ipotizzando un ottimistico raddoppiamento dei passaggi a seguito del progetto di sviluppo impiantistico. Il forte vento e l’alto rischio valanghivo di tutto il versante nord e l’inevitabile posizione soggetta a rischio valanghe della stazione a valle è un altro elemento in contrapposizione a tale progetto.

Infine, da non trascurare, il notevole impatto paesaggistico delle eventuali stazioni degli impianti considerando che tale progetto prevedeva l’arroccamento a Sass Bianchet, collocato in mezzo al ghiacciaio in una zona ancora libera da antropizzazione e punto molto pericoloso dal punto di vista geologico essendo zona di crepacci.

Lo stesso ingegnere Andrea Boghetto dello studio “Mountain Technical Services sas” sottolinea alcune problematiche tecniche e generali, legate alla posizione della struttura nell’ipotetico scenario di nuovi impianti dalla diga di Fedaia a Punta Rocca.

Progettualità
Lo scopo del progetto è di offrire ai turisti la possibilità di scegliere tutto ciò che la Marmolada offre: natura, storia, cultura e avventura non dimenticando che per chi non può raggiungere la Marmolada a piedi esiste la possibilità di salire con funivia dal versante Veneto.

Con sviluppo sostenibile non intendiamo dire “non far niente” ma riconsiderare la località Fedaia-Pian dei Fiacconi a 360° per colmare il vuoto lasciato dall’impianto di risalita e la monotonia dell’offerta turistica del resto della valle.

Il patrimonio della zona risulta caratterizzato da molti differenti aspetti paesaggistici e ambientali che di seguito analizzeremo.

Il lago Fedaia necessita di una rivisitazione integrale:

– Sistemazione delle strade attorno alla diga Fedaia, per un percorso ciclo-pedonale, con adeguati punti di ristoro, aree pic-nic attrezzate, parchi giochi ed aree relax;

– Realizzazione di un parco tematico educativo sull’utilità dell’acqua come fonte di energia rinnovabile nella zona tra la contro-diga e l’originale lago Fedaia con le sue acque verde smeraldo;

– Creare un percorso con installazioni artistiche tematiche attorno al lago, con sculture di ghiaccio in inverno e in legno d’estate (meeting/concorso di artisti);

– Creare un percorso sul lago Fedaia con passerelle galleggianti (sul modello del lago di Iseo 2019);

– Recupero di tutta la zona al di sotto della diga del Fedaia, dell’area semi abbandonata, a partire dall’ex rifugio Fedaia come eventuale centro accoglienza espositivo e divulgativo;

– La ricostruzione del laboratorio sui raggi cosmici presso la capanna Fisici;

– Il recupero delle trincee della prima guerra mondiale;

– La realizzazione di un percorso ad anello alla base della diga con ponte tibetano sopra alla gola dove sorge l’Avisio;

– Costruzione di zona ristoro con area pic-nic e parco avventura con zip-line e parco relax per famiglie;

– Recupero e sistemazione dei sentieri esistenti come il 619, uno dei più bei sentieri delle dolomiti, il 618 con il giro ad anello attorno al Col de Bous, la messa in sicurezza del sentiero che dalla forcella Col de Bous raggiunge il colle omonimo e le relative trincee della guerra, punto di impareggiabile bellezza per il panorama su la Marmolada e sulle valli di Fassa e Pettorina;

– Realizzazione di un percorso geologico e naturalistico ad anello da passo Fedaia a Col de Bous e variante fino a Pian dei Fiacconi, con museo a cielo aperto sulla geologia e l’evoluzione glaciologica del ghiacciaio;

– Recupero delle trincee e dei sentieri della guerra in particolare nelle aree della Trincea del Nido e del Gran Poz;

– Recupero e ricostruzione delle passerelle/trincee della grande guerra sul Sass de le Doudesc e de le Undesc con gli appostamei di forcella Col de Bous, con eventuale centro geologico/glaciologico;

– Realizzazione dell’alta via della Marmolada che con un trekking ad anello porta gli escursionisti dal Fedaia alla val di Contrin, poi lungo la val san Niccolò per arrivare al Vallaccia, proseguendo fino al passo San Pellegrino e rientrando a Malga Ciapela per la Forca Rossa così da costruire una rete di sentieri che collega tutta l’area geologicamente e storicamente considerata Marmolada;

– Recupero dei sentieri sul massiccio del Padon da cui si può ammirare la Marmolada in tutta la sua bellezza;

– Costruzione di un percorso alpinistico per il raggiungimento del primo bivacco in Dolomiti del 1875 con realizzazione di un piccolo museo della storia alpinistica della Marmolada;

– Realizzazione di percorsi invernali per sci alpinismo, ciaspole ed escursioni a piedi da passo Fedaia a Pian dei Fiacconi;

– Realizzazione di un percorso ad anello attorno al Lago Fedaia percorribile a piedi anche nella stagione invernale.

Aspetto di fondamentale importanza per il rilancio dell’area Fedaia-Pian dei Fiacconi è una campagna di marketing integrata ed organica appoggiata da una adeguata comunicazione da parte delle APT trentine.

Risulta indispensabile l’accessibilità al passo Fedaia tramite un serio e definitivo intervento di messa in sicurezza delle strade da entrambe i versanti.

Impianto obsoleto al Pian dei Fiacconi

Conclusioni
Con la realizzazione di nuovi impianti e il collegamento tra i due versanti si rimarrebbe imprigionati in una visione obsoleta del turismo legata al passato, che offrirebbe un prodotto uguale a tanti altri. Oltretutto svilupperebbe un prodotto senza lungimiranza perché incontrerebbe numerosi svantaggi di insostenibilità economica, vista la sempre maggiore diffusione di valori e di attività che perseguono l’immersione nella natura.

Al contrario la non realizzazione del collegamento impiantistico è basata su una logica di sviluppo a lungo termine che tiene conto della valorizzazione del nostro patrimonio culturale, la conservazione e rispetto dell’ambiente mantenendo intatta l’attrattività dei luoghi di questo patrimonio mondiale dell’umanità.

Con tale modello si svilupperebbe un’offerta completamente distinta rispetto alla tradizione della valle, ponendosi in un’ottima condizione di competitività rispetto ai prodotti turistici esistenti, non perseguendo solo lo sport e il divertimento ma anche la valorizzazione paesaggistica, antropologica, storica e delle bellezze naturali della Marmolada.

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Marmolada 2020: per uno sviluppo sostenibile ultima modifica: 2020-11-01T05:16:45+01:00 da GognaBlog

15 pensieri su “Marmolada 2020: per uno sviluppo sostenibile”

  1. 15
    Alessandro Lavarra says:

    @ Guido Trevisan
    Non ho per niente intenzione di muovere critiche non costruttive.
    Ritengo che la montagna sia attrattiva in quanto tale e e trovo che tutto quanto sia antropizzato perda immediatamente fascino.
    Mi piacerebbe si perseguisse la difficile strada della sensibilizzazione verso l’apprezzamento della montagna in quanto tale, anche con le sue difficoltà che servono a preservarne il fascino. Difficoltà o scomodità che sono comunque ormai superate da:
    – alta preparazione atletica media dei frequentatori della montagna- facile accesso alle informazioni su condizioni, itinerari tracce, varianti …- disponibilità di attrezzatura efficiente e performante
    come dimostrano anche le masse di persone in Marmolada alla prima neve di quest’anno per cui non sono statati necessari ne impianti ne qualsivoglia altra offerta turistica.

  2. 14
    GUIDO TREVISAN says:

    Ho un idea migliore, non proponiamo nulla e lasciamo che a presentare piani di sviluppo siano sempre gli imprenditori degli impianti di risalita così non ci son problemi di proposte alternative.
    Ciò che voglio dire è che ritengo davvero inutili queste critiche distruttive, in un blog così interessante sarebbe bello avere critiche costruttive e intelligenti. 

  3. 13
    Alessandro Lavarra says:

    @ Guido Trevisan
     “non penso si possa pensare di sostituire l’attrazione turistica di un impianto di risalita con solamente l’osservatorio delle marmotte?”
    Dici?
    ti invito davvero a guardare le foto verso Punta Rocca del 27 di ottobre scorso… 
    https://www.mountainwilderness.it/wp-content/uploads/2020/10/marmolada-3-1024×731.jpg
    https://www.mountainwilderness.it/wp-content/uploads/2020/10/Marmolada-1-1024×768.jpg
     
    c’è sempre più gente che va in montagna proprio per la montagna e per nessuna altra attrattiva da Gardaland!
     

  4. 12
    Michele Comi says:

    Da piste e funivie a piste ciclopedonali, aree pic-nic attrezzate, parchi giochi, aree relax, parchi tematici, centri accoglienza, postazioni e balconi panoramici, passerelle, ponti tibetani, zip line, parchi avventura, sentieri attrezzati, costruzione di percorsi alpinistici…
    Cambiano realmente i pensieri? I modelli di riferimento? O solo la tipologia e dimensioni dell’infrastruttura?

  5. 11
    Guido Trevisan says:

    Bello vedere la partecipazione, a questa discussione, di persone interessate e preparate. Ammetto (Casanova) che gli interventi al passo Fedaia sono un po’ “eccessivi” ma non penso si possa pensare di sostituire l’attrazione turistica di un impianto di risalita con solamente “l’osservatorio delle marmotte”  bisogna offrire qualcosa di più, che unisca alla cultura anche l’avventura e il ricordo di un esperienza emozionante.
    Sottineo poi il fatto che il passo Fedaia è già stato snaturato ben 70 anni fa, trasformandolo da pascolo (Fedaia) a lago artificiale con ben due strade e due muraglioni di cemento. Penso anche che l’incremento di impatto ambientale, diegli interventi citati, alla quota del lago, sia irrisorio rispetto a ciò che c’è già e che anzi valorizzi risorse abbandonate.
    Per quel che riguarda il vecchio impianto di risalita son d’accordo con te, @Daidola, ma non c’è più, ed è impensabile un investimento di milioni di euro per un impianto che arriva “solo” al Pian dei Fiacconi; è semplicemente insostenibile economicamente.
    Ciò che manca per realizzare un progetto sostenibile è l’interessamento della popolazione locale, la manifestazione di interesse da parte dei cittadini della val di Fassa che per primi dovrebbero scegliere le sorti di una montagna simbolo della valle e delle Dolomiti. 

  6. 10
    Luigi Casanova says:

    1988 – 1989 i primi due interventi di Mountain Wilderness nella pulizia di una Marmolada gettata allo sfascio. Parete Sud e ghiacciaio.
    28 agosto 1998 Primo progetto di Mountain Wilderness per il rilancio QUALITATIVO della Marmolada.
    1996 – 2013 l’impegno di MW per liberare la Marmolada dagli elicotteri gardenesi.
    13 luglio 1997: l’oscena partita a golf sul ghiacciaio della Marmolada: Solo MW si oppose, rendendo impraticabile il “campo”
    2003 Patto per la Marmolada con CAI e MW: la provincia di Trento irride gli ambientalisti rilasciando la possibilità di ricostruire il terzo tronco della attuale funivia. MW esce dal patto, per il resto rimasto carta straccia.
    2006 – 2007. Nuovo piano per la Marmolada con il MUSE protagonista. MW viene usata e poi abbandonata. Il pieno arrivava prevedere una funivia da Alba a fedaja fino a quasi Punta Rocca (Pian dei Fiacchi). Nuova farsa.
    Da allora la Provincia di Trento insiste con la funivia, chi la vuole fino a Punta Rocca e chi a Pian dei Fiacchi: due ipotesi devastanti.
    Mountain Wilderness ha un solo obiettivo, quello lanciato nel 1998. la Marmolada ha un senso, turistico, alpinistico, sportivo, di qualità, geologico, glaciologico, cultura e identitario solo se rilanciata in un progetto Veneto – Trentino. sempre che i veneti rinuncino alle loro ostinate e velleitarie richieste di riconfinamento. Altrimenti la Marmolada rimarrà qual è oggi. Una montagna ricca solo di ricordi, priva di futuro. e il futuro non sono né i ponti tibetani né le isolette in legno nel lago o altre amenità cittadine.
     

  7. 9
    Alessandro Lavarra says:

    Per vedere l’intensità del turismo alternativo agli impianti in Marmolada:
    https://www.mountainwilderness.it/editoriale/assalto-alla-marmolada-limpatto-del-turismo-di-massa-su-un-ambiente-fragile/
     

  8. 8
    Riva Guido says:

    Alla gggente non basta più camminare sulla terra ferma, bisogna farla camminare anche sull’acqua.

  9. 7
    Nicola Pech says:

    La zip line, il ponte tibetano, le passeelle tipo quelle del lago di Iseo, sono proprio necessarie? 

  10. 6
    Marcus Lutz says:

    Molto interessante di leggere gli argumenti per il cambio riguarda lo sviluppo del turismo attorno la Marmolada. Qui in Tirolo abbiamo qualche esempio per lo sfruttamento verso la direzione falsa, senza la possibilita di tornare l‘orologio in dietro. Il percentario dell’ utilizzazione durante la stagione principale non giustificarebbe mai una investizione negli impianti nuovi per risalire!Posso solamente incorraggiarvi di realizzare i concetti piu sostenibili per l‘ambiente.
     

  11. 5
    Enza Alverà says:

    È possibile un nuovo modo di vivere la montagna che esuli dai vecchi schemi. Il turista va indirizzato ed educato. Ma amonte ci vuole la volontà di chi vive ed opera sul territorio di slegarisi dai vecchi schemi e sperimentare nuove strade.  Secondo me si può fare ma è necessario uno sforzo collettivo e un po’ di fantasia e soprattutto fare delle scelte.
     

  12. 4
    Giorgio Daidola says:

    Caro Guido, il tuo progetto o modello mi ricorda molto quello di un bel po’ di anni fa, elaborato dall’Università di Trento e sponsorizzato dalla Provincia di Trento. Ne avevo parlato in un articolo su Meridiani Montagne che sicuramente ricordi. Come ben sai è rimasto carta straccia, come la maggior parte dei progetti di questo tipo, che elencano tante belle idee ma rimangono a livello di studi preliminari, senza arrivare mai alla stesura di veri business plan, ossia a una  dimostrazione chiara  di come possono raggiungere un equilibrio finanziario  e quindi  una effettiva sostenibilità economica. Per esperienza diretta ti posso dire che anche quando, con grande lavoro, si riesce a stendere questi business plan virtuosi, essi sono destinati a rimanere ibernati nel potenti freezer degli enti che li hanno commissionati. Potrei parlarti del progetto “Tesino-Vanoi, la montagna per tutti” a cui ho lavorato per circa due anni, ma non voglio andare fuori tema. A me, tu lo sai, la Marmolada andava bene com’era, con il vecchio lento impianto poco o nulla impattante, che non dava fastidio a nessuno, tanto meno al tuo rifugio. Ma soprattutto era il miglior deterrente nei confronti dei rapaci sempre pronti a ingurgitare la Marmolada nei loro deliranti progetti di Ski Total. Faccio inoltre presente che la scorsa stagione estiva su cui basi i tuoi ragionamenti non fa testo, essendo stata del tutto anomala. È stata infatti il risultato dell’apertura del pollaio, tutti ne hanno ovviamente approfittato, magari pensando che poteva essere l’ultima volta. E chissà che non sia così. Il tallone d’achille per la Marmolada è sempre stata la stagione invernale e primaverile che il vecchio impianto, se ben gestito, avrebbe potuto aiutare a risolvere nel migliore dei modi, facendo di quel che resta del ghiacciaio una meta unica per un freeride intelligente. Trasformare la Marmolada in un tempio dello scialpinismo mordi e fuggi, con migliaia di tutine da 800/1000 metri all’ora in allenamento, come è successo 15 giorni fa, non mi pare un gran risultato, per gli operatori del luogo e per il decollo di un vero progetto di riqualificazione. Se mi sbaglio sono pronto a ricredermi.
     

  13. 3

    La Marmolada è soprattutto terreno scialpinistico fino a inizio estate e d’estate è piuttosto frequentata da escursionisti e alpinisti. L’esempio di Trevisan, gestore di 2 rifugi sul versante settentrionale trentino, si rifà alle stagioni appena trascorse in cui la mancanza della cestovia del Fedaia-Pian dei Fiacconi e l’emergenza coronavirus, non hanno intaccato il numero di presenze, dimostrando a chiunque che senza impianti “si può “.

  14. 2

    Il progetto di Guido, secondo me validissimo, andrebbe a sconvolgere l’andazzo locale che prevede l’impiego di ditte del posto per lavori, quelli per costruire gli impianti, enormi. Questo andrebbe a limitare gli interessi in tal senso, con annessi e connessi, e quindi sarà ottusamente ostacolato. Il cuor mio, anche come operatore della zona, mi auguro che questo progetto venga seriamente considerato come esempio per dimostrare che le Dolomiti sono vivibili anche senza impianti. 

  15. 1
    Carlo Crovella says:

    Approvo e sostengo l’iniziativa. Mi chiedo però se le attività elencate sapranno davvero attirare i turisti che, finora, guardavano alla Maramolada esclusivamente cone terreno sciistico. La sfida è tutta nel campo del marketing-comunicazione.

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