L’archiviazione

Antonio Montani. Molestie, il tribunale di Venezia ha archiviato la posizione del presidente nazionale del CAI. “Le accuse contro di me erano false, finalmente è emersa la verità”

L’archiviazione
(intervista ad Antonio Montani)
di Beatrice Archesso
(pubblicata su La Stampa il 10 gennaio 2023)

Prosciolto, capitolo chiuso. E’ andato in archivio il procedimento penale per molestie nei confronti di Antonio Montani, l’architetto verbanese di 50 anni, presidente generale del Club Alpino Italiano. Così ha deciso due giorni fa il gip di Venezia. Era stata una collaboratrice del CAI ad accusare Montani di molestie riferendo fatti relativi a una trasferta di lavoro nel capoluogo veneto nel settembre 2021, con denuncia avvenuta due mesi dopo. Montani ha sempre respinto le accuse (anche il pm aveva chiesto l’archiviazione) e non ha mai abbandonato il timone del CAI alla guida del quale è stato eletto nel maggio 2022 in un’assemblea che era stata parecchio agitata e nella quale aveva avuto la meglio sullo sfidante Francesco  Carrer per un pugno di voti.

Antonio Montani, architetto, 50 anni, vive e lavora a Verbania.

Cos’ha provato apprendendo la notizia, ieri?
«Grande sollievo, ma pure soddisfazione. Sono sempre stato convinto che la verità sarebbe venuta a galla, altrimenti non avrei avuto il coraggio di andare avanti. Tuttavia dall’essere convinto al vedere riconosciuta la mia linea, c’è una bella differenza. Ora sto meglio».

Si parla di «non credibilità» delle accuse nonché di «circostanze contraddittorie» nel racconto della denunciante. Come commenta?
«Ho sempre dichiarato che le accuse erano infondate. È emersa la verità».

Per quale ragione una persone avrebbe dovuto procedere con una denuncia cosi infamante? Che spiegazione si è dato?

«C’è stato chi, in fase elettorale per la presidenza generale del CAI, ha cavalcato l’onda per interessi personali. Ricordo che al termine dell’assemblea in cui venni eletto si dimisero i due vice-presidenti generali. Questo aspetto del la vicenda è quello che maggiormente stigmatizzo».

Ci fu anche una lettera in cui 32 autorevoli esponenti della montagna le chiesero di farsi da parte. Lei tuttavia non ha mai lasciato rimarcando l’estraneità ai fatti. Oggi cosa dice a queste persone?
«Scriverò loro. E mi aspetto, almeno da chi era in buona fede, un gesto. Ciò che reputo grave è che mi scrissero in privato salvo poi rendere pubblica la lettera quando ho rifiutato di dimettermi. L’ho trovato un ricatto: o ti dimetti o rendiamo pubblica la cosa. Sono stato messo alla gogna per qualcosa che a tutt’oggi non so».

Il reato per il quale era indagato oltretutto è di quelli particolarmente fastidiosi. Come ha retto?
«Se mi avessero accusato di avere rubato soldi, con lo stesso livello di infondatezza, ci avrei riso sopra fino a prova contraria. Le molestie invece sono infamanti. Per fortuna ci sono persone che mi conoscono e non ci hanno creduto o altre che hanno avuto la correttezza di non esporsi fino a sentenza. Qualcuno invece, che credevo amico, si è comportato diversamente».

Ha mai pensato di ritirare la candidatura o dopo l’elezione di dimettersi?
«Me l’hanno suggerito in tanti. Sarebbe stata la scelta più semplice, e qualcuno sosteneva addirittura che così facendo si sarebbe messo tutto a tacere».

Quindi, perché è rimasto?
«Il CAI è davvero la mia seconda famiglia, lo vivo da sempre. Se mi fossi ritirato prima del voto non sarebbe uscito nulla: ho deciso di andare avanti perché quello non era il CAI che volevo. Ho scelto di lottare, per me e per un Club alpino pulito».

A casa ha una famiglia che non può essere rimasta impassibile alla vicenda.
«Ho figli adolescenti che leggono i giornali e Internet. Ma chi mi conosce non ha mai creduto a questa storia».

Perché collega questa vicenda alle elezioni?
«Entro fine 2021 ci furono le “primarie” interne al CAI per designare i candidati alla presidenza generale: i tempi tornano. È durante queste “primarie” che si è scatenata la vicenda».

A chi va il suo pensiero, adesso?
«A coloro che mi hanno creduto e sostenuto. Qualcuno si è commosso con me. Grazie. Posso finalmente lavorare con una serenità d’animo diversa, soprattutto nei rapporti esterni: rappresentare 327.000 persone che amano la montagna con un fardello del genere è stata dura. Adesso si riparte, con più energia».

L’archiviazione ultima modifica: 2023-01-11T05:34:00+01:00 da GognaBlog

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308 pensieri su “L’archiviazione”

  1. Annalisa, non ho dimestichezza con la legge e le sue complessità ma non ho motivo di dubitare di quanto lei riporta.
    Mi permetto solo di esservare un punto.
    Nel comunicato citato su montagna.tv – che l’articolo sostiene essere un comunicato del CAI mentre qui qualcuno ha ipotizzato venire dall’avvocato di Montani – si parla di “circostanze contraddittorie” rilevate dal GIP nel racconto della donna che ha denunciato.
    Ecco, qui vorrei offrirvi la mia esperienza in merito.
    Per fortuna io non mi sono mai trovata nella condizione di dover denunciare una violenza sessuale.
    Tuttavia ho segnalato al collegio dei probiviri CAI un episodio che mi sembrava anomalo e che mi ha abbastanza scossa.
    Prima di arrivare alla segnalazione ai probiviri ho provato a chiarire con tutte le persone coinvolte ma devo dire che, anche solo per aver chiesto dei chiarimenti, mi sono trovata davanti a un muro di aggressività, più o meno aperta.
    La gamma di reazioni va dal silenzio/indifferenza alle minacce fino al punto in cui è stato contestato a me una serie infinita di presunte mancanze che avrebbero causato l’episodio anomalo da me segnalato.
    Ho avuto la netta sensazione di trovarmi io sotto “processo” e ammetto che non è stato semplice, considerando quanto ero scossa, conservare la lucidità necessaria per rispondere agli attacchi che ricevevo.
    A un certo punto ero talmente sotto stress che ho iniziato a dubitare di me stessa.
    Questo è tra l’altro il motivo per cui sono venuta a conoscenza della vicenda di Montani – fino a 10 giorni fa io neanche lo avevo mai sentito nominare – perché una mia amica, sapendo della mia situazione personale, mi ha suggerito un collegamento a un clima più ampio.
    Ho riportato la mia esperienza solo per dire che non è semplice per una donna che accusa un uomo, anche di una comportamento molto più marginale di una violenza sessuale, reggere all’onda di aggressività che ne consegue. Non è semplice mantenersi lucide soprattutto se si deve riferire ancora e ancora su eventi che ti hanno traumatizzato.

  2. @Alessandra
    non è come dice lei poichè per il reato di Violenza sessuale, “le dichiarazioni della persona offesa possono, da sole e senza la necessità di riscontri estrinseci, essere poste a fondamento dell’affermazione di responsabilità penale dell’indagato” e continua “quanto alla valutazione di attendibilità della persona offesa, si deve ribadire che la sua testimonianza, poichè possa essere legittimamente utilizzata come fonte ricostruttiva del fatto per il quale si procede, non necessita di ulteriori altri elementi di prima che ne confermano l’attendibilità ma anzi, al pari di qualsiasi altra testimonianza è sorretta da una presunzione di veridicità secondo la quale il giudice, pur essendo tenuto a valutarne criticamente il contenuto, verificandone l’attendibilità non può assumere come base del proprio convincimento l’ipotesi che il teste riferisca scientemente il falso. Salvo sussistano specifici e riconoscibili elementi atti a rendere fondato sospetto di tal genere.”
    In sostanza: la dichiarazione del/della querelante, in reati di questa fattispecie, è valida da sola come prova e viene ritenuta attendibile, salvo non esistano specifiche fondi di prova di uguale valenza che vadano in senso opposto.

  3. Grazia scrive:”Se proprio senti che le tue ragioni sono valide, scrivi una lettera a Montani o, ancor meglio, chiedi un incontro privato.”

    In realtà Grazia è proprio quello che ho provato a fare.
    Il giorno che Montani ha pubblicato sulla sua pagina facebook l’articolo di montagna.tv volevo rispondergli nei commenti ma non era possibile, credo li avesse bloccati.
    Allora ho scritto un post sulla pagina facebook del CAI nazionale taggando Antonio Montani.
    E quel post è stato copiato qui nei commenti da qualcuno, non so chi, che si è firmato col mio nome.
    Comunque ora Montani ha riaperto la possibilità di commentare sulla sua pagina facebook per cui ho rivolto direttamente a lui le mie domande.

  4. Annalisa scrive:”Proprio perché anche Montani, pur essendo uomo, potrebbe sentirsi offeso come ogni essere umano e possiede, per legge, anche tutti gli strumenti per chiedere che questa offesa venga risarcita.”

    Ribadisco, non ho conoscenze giuridiche e il mio è un ragionamento di buon senso.
    Non crede lei Annalisa che se le cose stessero come lei dice – e io non dubito che lei possa avere ragione – questo sarebbe un motivo di più per infuriarsi da parte di noi donne?
    Se un uomo mi molestasse e avesse l’accortezza di farlo senza testimoni e senza lasciare altre tracce, si rende conto che il fatto di non avere evidenze del reato lo renderebbe di fatto impunibile perché chiaramente nessuna donna poi denuncerebbe col rischio di trovarsi poi lei in tribunale con l’accusa di calunnia.
    Non le sembra che se così fosse sarebbe un incubo?

  5. @293..non dico che mentano..dico solo che molte molestie, additate come tali, è esagerato chiamarle tali..e non solo contro le donne..ma per favore. Ma basta. Avete rotto i coglioni.
    Rivoglio i cori da stadio.

  6. Mi piacerebbe poi capire da questi paladini del femminismo a tutti i costi, da questi presunti educatori della società, portatori di una superiorità morale, cosa sarebbe capitato a parti invertite..Se fosse stata una donna ad essere accusata di molestie verso un uomo (perchè esistono anche le molestie contro il genere maschile) e questa fosse stata assolta..cosa avrebbero detto. Ovvio che la reazione è facile da immaginare..

  7. Pellegrini dice: “Sono rimasto colpito dal silenzio di tante donne del CAI.”
    Ci stà che la cosa non interessa a nessuno e ciascuna guarda ai fatti propri? Poi dice che quelle intervenute sono disturbatrici e telecomandate (come se fossero dei droni). Non tutte le donne per fortuna sono delle femministe bisbetiche e sfegatate.

  8. Teo scrive:

    Ho frequentato molti ambienti diversi gli uni dagli altri, in 50 anni di esistenza, ma non ho mai sentito commenti diretti volgari o ammiccanti.

    E prosegue:

    E quindi..e quindi credo di aver una buona statistica!

    Quindi chi ha subito micro o macro molestie mente, semplicemente perché nella tua esperienza non ne sei mai stato testimone?
    Forse sei tu quello che vive nel mondo delle fate.

  9. @Luciano Pellegrini, in effetti non si era notato che tu invece fossi per Lorella Presidente 🙂
    Mischiare la politica alle battaglie di genere è avvilente e non voler attenersi ai regolamenti è anche peggio.
    Vuoi che parliamo di chi ha condiviso il post dove si chiede a Montani di dimettersi? A parte alcuni dei 34 firmatari della lettera precedente, per la maggior parte persone politicamente schierate. Non serve uno studio antropologico per capire che ogni scusa è buona quando uno ti sta sui coglioni.

  10. @288..ma qui sono tutti impazziti, isteria collettiva perché non si è riusciti a mettere in croce un poveraccio con l’accusa di molestie. Mi viene da pensare che molti/e avrebbero gioito nel vedere condannare il Montani perché sarebbe stato utile alla “causa”..C’è stato un uomo accusato di molestie, assolto (antipatico o simpatico che sia), presumibilmente perché il fatto non sussiste e c’è ancora chi si scandalizza perché nessuno ha preso le difese della donna accusatrice. Ma vi siete bevuti il cervello. Ma mi rivolgo ai maschietti politicamente corretti: vi siete chiesti cosa avreste passato fosse capitato a voi? cosa avrebbe pensato vostra moglie? i vostri figli?

  11. Io sto dalla parte delle donne e qualcosa mi dice (i politicamente scorretti Teo e Crovella per esempio) anche in questo caso.

  12. Mi sto rendendo conto che i commenti stanno scivolando fuori tema. Ho fatto questa riflessione: Sarà un caso fortuito ma c’è un indizio: https://www.facebook.com/clubalpinoitaliano/posts/5760940480655270
    14 GENNAIO  Enrico Camanni 15:03 – Proprio così, questa è la visione corretta della questione dal punto di vista umano. Sono rimasto colpito dal silenzio di tante donne del CAI.
    DOMENICA 15 GENNAIO, SEI DONNE, penso tutte socie CAI, allo stesso orario, (INIZIO COMMENTO DONNE ORE 18:46 GRAZIA N. 172 – ULTIMO COMMENTO, 212 Giovanna: 15 gennaio 2023 alle 23:50 –  TOTALE CINQUE ORE),- hanno commentato a favore DEL CAI E DI MONTANI. E’ come se fossero state TELECOMANDATE: grazia says:172 –  15 Gennaio 2023 alle 18:46 – 176 Giovanna says – 15 Gennaio 2023 alle 19:48 – 177 Annalisa says:-  15 Gennaio 2023 alle 20:05 – 181 Elisa Quintarelli says: – 15 Gennaio 2023 alle 20:17 184 Gloria Masciadri says: –  15 Gennaio 2023 alle 20:37 188 Marta Russo says– 15 Gennaio 2023 alle 20:50
    ALESSANDRA GIONTI HA DOVUTO DA SOLA RISPONDERE, TENERLE A BADA. Per me sono disturbatrici, vogliono creare confusione, allontanare il problema.

  13. Teo scrive:

    Ho frequentato molti ambienti diversi gli uni dagli altri, in 50 anni di esistenza, ma non ho mai sentito commenti diretti volgari o ammiccanti.

    Quindi?

  14. quisquiglie we diversi dall’evoluzione =  quisquiglie e diversivi dall’evoluzione

  15. Difendere le “persone sensibili” con una legge o un costume che condanni chiunque l’abbia fatta piangere, è l’opposto della linea necessaria per formare persone compiute.
    Prendere coscienza che è la nostra interpretazione e il nostro giudizio che fanno il mondo si rende necessario per assumersi la responsabilità di qualsivoglia accadimento.
    Così come cessare di identificarsi con un’ideologia o qualunque altra mondana verità. Tutte premesse di conflitto, come anche in questi commenti vediamo.
    Solo l’assunzione di responsabilità permette di mantenere al meglio possibile la creatività e la forza.
    Solo vedere che siamo terminali e non portatori di vita permette di vedere quanto certe faccende siano quisquiglie we diversi dall’evoluzione.

  16. Quello di Camilla Micheletti è purtroppo tristemente vero. Gridare al lupo al lupo porta conseguenze nefaste per tutti. E lo portano questi atteggiamenti oltranzisti, questo fanatismo femminista, questa ossessione di vedere il male dappertutto. 

  17. Guardi, io di legge non ne capisco ma mi auguro che il nostro sistema giudiziario non consenta ritorsioni di questo tipo, perché sarebbe davvero un incubo pensare che nel caso una donna vittima di violenza non abbia evidenze sufficienti a dimostrare quanto ha subito, questa donna rischi anche una denuncia.

    @258 se i fatti riportati alle forze dell’ordine non sono veritieri o corretti (e voglio sia chiaro non mi riferisco a questo caso in particolare), non solo è giusto che ci siano delle conseguenze per chi riporta tali fatti non veritieri.
    Ma è anche una tutela invece per tutti coloro che denunciano fatti reali.
    Se io ad esempio denuncio un fatto vero e vengo presa con le pinze, questo non succede perché gli altri hanno preconcetti, succede perché altri prima di me hanno denunciato fatti non veri, o veri in parte.
    “Le denunce di abuso sessuale fatte in contesti di cause per la custodia del minore (soprattutto nei casi in cui vi siano contenziosi molto accesi) hanno un’alta probabilità di essere false. Secondo lo psichiatra Richard Gardner  la probabilità che siano false arriva addirittura al 90%-.
    Molte separazioni sono basate su fatti non veritieri,” i quali spesso, vengono riportati agli organi giudiziari in maniera distorta dalla realtà per conseguire fini e obiettivi precisi; è noto che oramai il ricorso alle “false accuse” ha raggiunto percentuali altissime”

  18. Alessandra, non so se tu sia ingenua o cerchi la battaglia a tutti i costi, ma io trovo poco leale, con il conforto di uno schermo, dare giudizi su qualcuno, per di più se si tratta di una persona nota.
    Se proprio senti che le tue ragioni sono valide, scrivi una lettera a Montani o, ancor meglio, chiedi un incontro privato.
    In veste di guida, diversi anni fa io lo feci con il presidente nazionale. 
    Credo che sia importante prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
     

  19. Cara Agnese, sei tu che hai riportato il fatto come se fosse grave e nessuno di noi ha accusato qualcuno: è tutto avvenuto all’interno della tua amica che ha scelto di cambiare abiti. 
    Mi sa che si tende a esagerare un po’….

  20. La goliardia, all’interno di una coppia, o di un gruppo (magari di amici), che ha condiviso un “codice” di comunicazione/comportamento, va molto bene. Spero non ci sia bisogno di far notare però che al di fuori di quel gruppo, dove magari vigono altre “regole”, lo stesso comportamento potrebbe risultare sgradevole, o peggio.

    Sono d’accordo!
    Il punto è che questa frase è super veritiera in via generica, quando andiamo su casi specifici non sappiamo però se i rapporti tra le persone sono “di coppia”, “di gruppo” “di amici” o lavorativi.
    Se Alessandra va ad un uscita e viene apostrofata da un estraneo è diverso rispetto ad un amico/a con cui sei in confidenza.
    Nel caso specifico abbiamo la rappresentazione di “collaboratrice” (non dipendente) e “superiore” (che poi se volessimo precisare in sede centrale i collaboratori rispondono alla direzione NON al Vicepresidente che è un volontario) ma noi dei rapporti reali tra queste due persone non sappiamo nulla.
    Erano amici? Si vedevano solo sul lavoro? ma che ne sappiamo
    Forse lo sanno i testimoni, ma di sicuro non noi che sventoliamo bandiere per la situazione di inferiorità di uno piuttosto che dell’altro.
    E quindi come possiamo noi, giudicare un comportamento?
    Sicuramente il giudice avrà analizzato questo aspetto: la sussistenza o meno, negli anni di collaborazione, della possibile situazione di inferiorità data da un rapporto tra superiore e collaboratore, approfondendo i rapporti tra i due. Magari con conversazioni Whatsapp e altro
    I casi sono a se stanti, se vogliamo invece fare un discorso generale, ben venga.

  21. Agnese, fai tenerezza.  Sembra che il mondo dove tu e le tue amiche avete vissuto fino ad oggi sia quello di un ammasso di bruti, ignoranti arroganti, volgari, allupati, etc. Etc. Ho frequentato molti ambienti diversi gli uni dagli altri, in 50 anni di esistenza, ma non ho mai sentito commenti diretti volgari o ammiccanti. Ringrazio, e fallo anche tu, di vivere in un mondo libero dove puoi vestirti come vuoi e dire ciò che vuoi. Questo tuo modo di pensare non rende onore alle donne, ma le mortifica.

  22. Scrive Teo:

    […] E’ quello che sta capitando negli stadi. Mi fa ridere la lotta al razzismo, sospendendo le partite per un “buu” di troppo, o un insulto colorito o “colorato”. Lasciamo urlare gli ultras, lasciamo queste cose negli stadi: fermarli crea solo l’effetto opposto. E’ solo un modo per lavarsi la coscienza, quando poi ci sono migliaia di bambini che muoiono per tirare fuori i metalli rari in Africa, per fare i nostri cellulari e le nostre ECO! auto elettriche. Stessa cosa si può dire per questo finto femminismo, finto perbenismo, dove siamo arrivati a mettere gli *, perchè non si sa se si è maschi, femmine, misti..Quando andavo al liceo ci dividevamo in squadra e per scherzare si diceva “f..” da una parte e “p..” dall’altra. Siamo cresciuti tutti nel rispetto di uomini e donne. Si scherzava, un atto goliardico che in quanto tale non aveva alcun intento malizioso. Lo si facesse adesso, sarebbero convocati consigli di classi, genitori, interessata la stampa..

    Non sono assolutamente d’accordo.
    Gli ultras non vivono solo negli stadi come animali allo zoo, e gli stadi non dovrebbero essere delle zone franche dove qualunque INSULTO (perché è di questo che si tratta, non di goliardia) è concesso.
    Il fatto poi che esistano problemi più grandi non svuota una battaglia del suo valore o della sua legittimità.
    La goliardia, all’interno di una coppia, o di un gruppo (magari di amici), che ha condiviso un “codice” di comunicazione/comportamento, va molto bene. Spero non ci sia bisogno di far notare però che al di fuori di quel gruppo, dove magari vigono altre “regole”, lo stesso comportamento potrebbe risultare sgradevole, o peggio.

  23. @258 Alessandra
    La legge permette richieste danni (causa civile) e concepisce il reato di calunnia (causa penale) a volte è il giudice stesso che procede d’ufficio con una denuncia per calunnia quando i fatti denunciati risultano essere non veritieri.
    Per questo motivo Montani se volesse potrebbe fare quello che desidera per chiedere un risarcimento (causa penale e civile), considerato che la sua immagine è stata associata ad un reato non commesso. In realtà potrebbe farlo chiunque citato impropriamente nell’episodio, un/una testimone, un collaboratore/trice che ha avuto conseguenze perché coinvolto ecc
    Questo sarebbe nei suoi diritti, esattamente come quello di sentirsi offesa della querelante e bada bene: non una ripicca o una non attenzione.
    Esattamente come avere diritto di replica sui giornali con il responso del giudice per un caso chiuso dopo che sei stato associato ad un reato.
    Per questo ti dico che prima di continuare sarebbe bene chiedersi, e lo dico anche ad @Agese, se questo continuo stigmatizzare un episodio che non consociamo sia giusto. In prima luogo potreste chiedere alla querelante se lei si trova d’accordo in questo continuo focalizzarsi sulla vicenda sui social e su canali pubblici o se desidera solo andare avanti e lavorare in pace.
    Proprio perché anche Montani, pur essendo uomo, potrebbe sentirsi offeso come ogni essere umano e possiede, per legge, anche tutti gli strumenti per chiedere che questa offesa venga risarcita.

  24. Potrebbe essere un bel nome per una nuova prossima via..”Le vestali del gognablog”

  25. A mio modesto parere la sfilza di interventi “femministi” così accesi e acidi (che tra l’altro non c’entrano nulla con la querelle Montani-querelante, ma abbracciano un contesto generale), producono solo danni a tale mentalità. Vi fate terra bruciata intorno, non solo qui sul Blog, ma in assoluto:  chi è che ha piacere di avere in gita “vestali” del genere???
     
    Se davvero siete convinte che occorra intervenire per cambiare la mentalità (concetto che io non condivido per i motivi che ho espresso: i cambiamenti sociali si riverberano nel CAI, con ritardi stimabili in 15-20 anni circa, e non viceversa), dovete cambiare totalmente strategia. Così risultate talmente… poco “piacevoli” proprio come persone che non riesco a capire chi abbia piacere di condividere il tempo con voi… Piuttosto: createvi la Sezione femminile del CAI, aperta solo a individui di sesso femminile, così non avrete più, per definizione, i problemi che segnalate. E noi ci faremo le gite in santa pace.

  26. @Grazia
    ciao sono io quella che ha raccontato la storia della gonna. Vedi, per quel che riguarda te il discorso che hai fatto sullo scegliere come vestirti a seconda delle circostanze, è sacrosanto. La tua vita te la gestisci te, e se a te non danno fastidio approcci vari, commenti etc non ci vedo nulla di male. Insomma, ti regoli tu no?Quello che a me fa immensa tristezza è che la ragazza di cui parlo è stata talmente male per tutti i commenti (anche cafoni) che le facevano quando usciva in gonna (e parliamo di gonne normali, al ginocchio, niente di eccessivamente provocante) che smesso. È una persona fragile, sensibile, evidentemente diversa da altre che avrebbero ignorato tutto. Deve essere condannata per questo? cioè, è colpa sua se si sente come si sente? Ma poverina, scusa. Avrà pure il diritto di vestirsi come le pare senza trovarsi ogni volta la fila di allupati che le rompe le palle no?Detto questo, io personalmente nella vita ho incontrato tanta brava gente, ma anche degli stronzi. Odio gli uomini in blocco? No. Odio quelli che non si rendono minimamente conto di cosa significa stare dall’altra parte, che quando una donna reagisce male alle avances le danno della frigida, perché loro sono nel giusto, loro non hanno fatto niente di male, siamo noi che siamo esagerate, troppo serie, isteriche.Vorrei che questi simpaticoni si facessero un giro nei centri per donne maltrattate, ascoltassero cosa significa non essere in grado di difendersi, avere paura di reagire per paura di vendette varie. E vorrei sperimentassero sulla loro pelle le molestie. Cosa significa sentirsi impotenti perché magari quello che hai di fronte pesa 25kg più di te, e se vuole ti blocca e tu non ci puoi fare niente.Ah ma aspetta, dimenticavo, in fondo in fondo ci fa piacere, queste attenzioni sono complimenti no?Detto ciò,  basta. Giustamente siamo partiti da un fatto preciso e poi la cosa è degenerata. Un salutino a tutti i maschietti oltraggiati dal femminismo e dal politically correct (ah che bello ripetere i termini in voga al momento, fa così figo). Fatevi due domande. Per fortuna la generazione sta cambiando. Hugs & kisses, bye bye.

  27. Grazia scrive:”Buongiorno Alessandra,
    la persona su cui hai sparato a zero è Antonio Montani.”

    Grazia no, non ho sparato a zero su nessuno.
    Ho esercitato un diritto che in ogni democrazia è o dovrebbe essere garantito, ossia quello di criticare il potere.
    E l’ho fatto sulla base di fatti circostanziati e pubblici, le sue dichiarazioni e la sua gestione di questa vicenda.
    Questo non è sparare a zero, questa è democrazia.
    E se Montani non ha le spalle abbastanza larghe da reggere a critiche circostanziate basate su suoi comportamenti pubblici, ancora di più mi confermi che le sue dimissioni sono improrogabili oltre che necessarie.

  28. Buongiorno Alessandra,
    la persona su cui hai sparato a zero è Antonio Montani.
     
    Per il resto, non credo che nessuna associazione abbia bisogno di crocerossine, ma di individui che abbiano il desiderio di vivere con entusiasmo le attività proposte e, volendo, di dare il proprio contributo – ma non certo per attuare un salvataggio immaginario!
     
    Penso abbiamo dedicato abbastanza energie a queste digressioni. 

  29. Grazia scrive:”Alessandra, ricordavo che avessi raccontato che una tua amica ha smesso di portar la gonna perché riceveva molti apprezzamenti, per lei troppi. Mi sarò confusa con un’altra interlocutrice.”

    In effetti questa cosa l’ha raccontata Agnese.
    Io credo che ognuna debba vestirsi esattamente nel modo che la fa sentire meglio. E ognuna è padrona per se stessa di decidere con quali indumenti si sente meglio.

  30. Grazia scrive:”Tocca sempre a noi scegliere e io mi impegno ad andare verso la felicità. ”

    Ha ragione Grazia, sono d’accordo.
    La mia felicità adesso sta nell’aiutare il CAI a liberarsi della sua mentalità che oggettifica e umilia le donne.
    Come diciamo a Napoli, così mi sono prurute le corna 🙂
    Mi spiega però su chi ho sparato a zero?

  31. Teo scrive:”però va da sè che una donna con il ciclo reagisce in modo diverso (ovvero stizzito) alla medesima sollecitazione esterna.”

    Teo forse le riesce più semplice non confrontarsi in modo onesto con quanto una donna le comunica e trovare piuttosto pretesti per delegittimarne le reazioni.
    Mi sembra in generale più corretto fermarsi al merito di quanto viene comunicato, ma questo sempre, per rispetto dell’interlocutore.
    Se il mio interlocutore è stizzito io mi confronto con il fatto che è stizzito, magari gli dico che mi sembra appunto stizzito e chiedo a lui quali siano le ragioni, senza presumere di conoscerle meglio di lui/lei.

  32. Alessandra, ricordavo che avessi raccontato che una tua amica ha smesso di portar la gonna perché riceveva molti apprezzamenti, per lei troppi. Mi sarò confusa con un’altra interlocutrice.
     
    Se ti identifichi con un indumento non esprimi te stessa, ma sei prigioniera di un’idea. Se pensi di dover portare la minigonna fra i berberi del deserto, non solo non hai rispetto per te stessa ma neppure per la diversità e la cultura altrui. 
     
    Ma stiamo allontanandoci anni luce dall’articolo.

  33. Marta Russo scrive:”Il problema è che quando noi donne affermiamo che a priori dobbiamo stare dalla parte di una donna, un po’ come sostiene Alessandra. E questo poiché la donna è in una posizione di difetto nella società e quindi non ci dobbiamo domandare se abbia torto o ragione…ci mettiamo sotto il fuoco nemico.”

    Marta non è un modo intellettualmente onesto di discutere quello di distorcere l’argomentazione dell’interlocutore.
    Non ho mai sostenuto che non dobbiamo chiederci se una donna abbia torto o ragione.
    Se una donna ha torto non ho nessun problema a riconoscerlo.
    Quello che ho invece sostenuto è che se una donna denuncia di aver subito violenza da un uomo, la cosa per me più importante, che viene prima di ogni altra, prima di distribuire torti o ragioni, è capire come sta quella donna.
    Cercare di confortarla dal suo dolore.
    Questa è la mia priorità.

  34. Pierlorenzo Bagnasco scrive:”Io ricordo che da sempre nel Cai gli Istruttori ci provano con le allieve, anzi alcuni fanno gli Istruttori con il chiaro scopo del rimorchiare. ”

    Grazie Pierlorenzo.
    Hai descritto esattamente il problema del CAI, ossia l’idea di tanti uomini di poter usare i momenti di vita associativa per tentare approcci non richiesti, ignorando la sacrosanta esigenza delle socie di frequentare il CAI per coltivare la passione per la montagna.
    Hai centrato il punto.
    Il CAI esiste per condividere gite in montagna, non per “rimorchiare”.
    È giunta l’ora che gli uomini imparino a rispettare il diritto delle donne a voler andare in montagna e basta. È giunta l’ora che gli uomini si rassegnino che “rimorchiare” non è un diritto e che gli approcci non richiesti impediscono alle donne di partecipare in modo sereno alla vita associativa.

  35. Grazia scrive:”Tornando su uno dei suoi commenti, se in un dato luogo non mi sento di portare la gonna la metterò da qualche altra parte, se proprio ne sentirò il bisogno.”

    Grazia mi perdoni ma non ricordo di aver mai parlato di gonne, sono sincera non me ne ricordo.
    Se invece è una metafora devo dire che non sono d’accordo con lei.
    Per me è importante poter essere me stessa sempre, in tutti i contesti della mia vita.
    Essendo una persona complessa probabilmente esprimo nei diversi ambiti aspetti diversi di me stessa ma sono sempre io.

  36. @258 spero che tu stia scherzando..troverei naturale che Montani chiedesse un risarcimento dopo il danno di immagine che ha avuto. Al di là che sia simpatico o meno. Se continui a ragionare con la pancia, il tuo femminismo avrà vita breve.

  37. Ancora Alessandra: per quanto riguarda CAI e Montani, da ore e ore (forse giorni) ti appelli a diritti non rispettati, ma poi ti prendi la libertà di sparare a zero su qualcuno su internet? Ti ricordo che il presidente è anch’egli umano e vive le tue stesse paure e preoccupazioni.
    E poi mi sembra un po’ utopistico considerare il CAI un’associazione, visto l’elevato numero di membri e le variegate dinamiche legate al delicato tempo storico che stiamo vivendo.
     
    Credo l’abbia già fatto qualcun altro: se non ti senti parte e non adeguatamente rappresentata, sei tu a essere fuori posto.
    Tocca sempre a noi scegliere e io mi impegno ad andare verso la felicità. 

  38. Teo scrive:”Dire “hai le tue cose” è molestia anche quella?? siamo davvero al festival dell’assurdo..”

    È assolutamente inappropriato dire una cosa del genere.
    Se non ti piace quello che una donna ti dice, puoi spiegare perché quel ragionamento non ti piace.
    Tirare in ballo questioni personali come il momento del ciclo in cui una donna si trova è solo un modo per sminuire i suoi ragionamenti senza confrontarsi nel merito delle sue argomentazioni.

  39. Cara Alessandra, io non sento bisogno alcuno di amplificare i miei sentimenti o distorcere le mie percezioni, mai, men che meno  con lo scopo  di nuocere a un interlocutore che non posso guardare negli occhi.
    Ritengo  che i miei ragionamenti siano molto lineari e del tutto scevri da dietrologie.
     
    Viviamo realtà differenti poiché utilizziamo lenti diverse.
    Nel mio vissuto vige la fiducia nei confronti di chi conosco – gente reale a cui poter stringere la mano, con cui discutere davanti a un piatto di pasta, con cui condividere una giornata di lavoro in campagna oppure una scarpinata in montagna – non certo delle istituzioni, ancor meno negli ultimi anni.
     
    Tornando su uno dei suoi commenti, se in un dato luogo non mi sento di portare la gonna la metterò da qualche altra parte, se proprio ne sentirò il bisogno.
    Di certo non mi sentirò mancante e neanche impoverita. Sarà perché ho viaggiato e vissuto abbastanza per comprendere che non è possibile mantenere la stessa attitudine ovunque? Chissà, ma certamente trovo sia un bel vantaggio sapersi adattare con serenità. 

  40. Luca Bosco scrive:”Attenzione però che se nel bel mezzo del disagio popolare il querelato stanco di sentirsi tirato in ballo chiede i danni o fa denuncia per calunnia alla querelante e ad altri non so se abbiamo aiutato… ”

    Guardi, io di legge non ne capisco ma mi auguro che il nostro sistema giudiziario non consenta ritorsioni di questo tipo, perché sarebbe davvero un incubo pensare che nel caso una donna vittima di violenza non abbia evidenze sufficienti a dimostrare quanto ha subito, questa donna rischi anche una denuncia.

  41. Carlo Crovella scrive:”Nel frattempo passerà il tempo e si attuerà il cambiamento di generazione e magari fra 10 o 20 anni la stessa Sezione o Scuola CAI, in cui oggi vi trovate male, sarà invece un contesto di vs gradimento. Non vedo altre alternative pragmatiche. Ciao!”

    E invece, guardi un po’, i nostri diritti li vogliamo oggi, non tra 10 o 20 anni.
    Il problema di Montani, per cui deve dimettersi, è sostanzialmente uno: una associazione non è una azienda. Una associazione nasce per mettere insieme esseri umani intorno a un comune scopo o interesse, nel nostro caso l’alpinismo. Ma prima ancora dell’oggetto sociale ci sono loro, gli esseri umani.
    Ecco, Montani si è rivelato inadeguato a gestire un luogo di incontro di esseri umani, poiché essendo totalmente centrato su se stesso, dell’umanità dei soci e delle socie ha dimostrato di non sapersi prendere cura.
    Questo è il problema.

  42. Grazia Pitruzzella scrive:”Pr il resto, dopo i tuoi ultimi commenti, direi che non ho più nulla da aggiungere, visto che addirittura in mancanza di argomentazioni e fatti da raccontare ti appelli a un articolo delle nazioni unite.”

    Signora Grazia mi spiace di aver usato un termine gergale.
    Trollare su internet significa provocare, scrivere cose che magari non si pensa, esagerazioni, per il solo gusto di scandalizzare o prendere in giro l’interlocutore.
    Ma ripeto, ho capito poi che era seria nel suo ragionamento.
    Ho citato le Nazioni Unite perché credevo fossero una fonte seria a cui tutti avremmo potuto credere se riferisce di una iniqua distribuzione del potere tra uomini e donne.
    Se però lei questa iniqua distribuzione non la vede e se ritiene le Nazioni Unite una fonte inattendibile allora c’è davvero poco che io possa dire per mettere in comunicazione il mio vissuto col suo. Viviamo davvero due realtà troppo diverse.

  43. Lusa scrive:”Visione non consigliata per femministe bacchettone”

    E invece la stupirò, quelle foto le amo anche io.
    Amo vedere donne impegnate in attività che le rendono felici, che fanno brillare loro gli occhi.
    Quello che forse a lei sfugge è che quelle donne stanno perseguendo appunto la propria gioia. Non stanno certo arrampicando con la speranza di ricevere apprezzamenti da lei o altri uomini.
    Arrampicano perché sono felici di farlo e sono pure brave e capaci.
    Se lei in quelle foto vede pezzi di carne invece che passione e capacità tecnica e gioia, allora è lei che si perde il meglio.

  44. Lorenzo Merlo scrive:”Fa gioco perché mentre perdiamo identità, teniamo l’attenzione su quiquiglie varie che ci fanno credere essere un guadagno, in questo caso di diritti fasulli e di una parità forzata.”

    Signor Merlo, pensi alla storia.
    A tutte le volte in cui una minoranza o un gruppo con meno potere ha reclamato pari diritti.
    Le sembra forse che abbiano chiesto il permesso a chi questi diritti glieli negava per fare la rivoluzione?
    Ecco, a noi donne non occorre che lei trovi utili le nostre rivendicazioni.
    Le porteremo avanti ugualmente, anche se a lei sembrano quisquilie.
    Perché è solo il nostro giudizio che ha valore, perché nostro è il conflitto.

  45. Sono d’accordo con Lorenzo: “Attribuire verità incontestabile a qualcosa è attribuire potete di comando su di noi della cosa stessa.”

  46. Assolutamente d’accordo con Crovella. Ma soprattutto l’epiteto colorito, era relegato a una certa categoria di persone, che venivano stigmatizzate, rendendo del tutto innocuo l’insulto. E’ quello che sta capitando negli stadi. Mi fa ridere la lotta al razzismo, sospendendo le partite per un “buu” di troppo, o un insulto colorito o “colorato”. Lasciamo urlare gli ultras, lasciamo queste cose negli stadi: fermarli crea solo l’effetto opposto. E’ solo un modo per lavarsi la coscienza, quando poi ci sono migliaia di bambini che muoiono per tirare fuori i metalli rari in Africa, per fare i nostri cellulari e le nostre ECO! auto elettriche. Stessa cosa si può dire per questo finto femminismo, finto perbenismo, dove siamo arrivati a mettere gli *, perchè non si sa se si è maschi, femmine, misti..Quando andavo al liceo ci dividevamo in squadra e per scherzare si diceva “f..” da una parte e “p..” dall’altra. Siamo cresciuti tutti nel rispetto di uomini e donne. Si scherzava, un atto goliardico che in quanto tale non aveva alcun intento malizioso. Lo si facesse adesso, sarebbero convocati consigli di classi, genitori, interessata la stampa..

  47. Il 235 di Teo è utile, sul finale, per comprendere cosa intendevi nei gg scorsi per “bacchettoni” e “baciapile” applicati a queste tematiche. oggi il bigottismo ideologico si è spostato su questi terreni. I benpensanti del politically correct strillano scandalizzati se sentono dire “ciao bella” o “nuda nuda”. C’è modo e modo di dire queste cose, ovvio, e soprattutto c’è situazione e situazione: l’intelligenza è quella facoltà che ti fa capire quando e con chi puoi dire cose del genere. Però i neo-bigotti  del politically correct condannano a priori. In questo come in altri risvolti dell’esistenza. Ormai non si può dire più nulla. In generale, ben oltre i confini di questa vicenda (anzi ben oltre i confini del CAI), io mi sono rotto di questa dittatura del politically correct.

  48. @243 
    È buffo che anche se un esponente del sesso femminile ti dice che NO, non tutte le donne hanno piacere a ricevere complimenti da gente a caso, e che non sempre una si veste carina per rimorchiare, tu continui a essere convinto che sia una cazzata. Praticamente ha valore solo quello che dici te.
    Non sei tu a decidere cosa è esagerato e cosa no. 
    @244 grazie 😊

  49. @244. Ma non c’è nessun maschio alfa, questa è l’interpretazione che dai tu. E’ la malizia di certe menti che ha portato all’esasperazione di certi comportamenti, che maliziosi non erano. E questo è il politacally correct dei nostri tempi. Difendiamo i diritti umani, poi facciamo i mondiali nel Qatar. Ci scandalizziamo per un complimento di troppo a una donna ma poi quando vediamo la famiglia musulmana con il padre davanti e la moglie 3 metri dietro diciamo “è la loro cultura”. 30 anni fa nessun si scandalizzava per un “mazza che bel culo” ma c’era più libertà, più rispetto e meno ipocrisia. Oggi è tutto normato e artefatto.

  50. Ecco.
    È l’interpretazione che fa la realtà.
    Non è nelle cose.
    Queste senza noi non si sono.
    Criptico?

  51. Mi chiedo, e chiedo ai “maschi alfa” del blog, sempre all’attacco: ma è davvero così difficile prendere atto della verità (almeno per me lo è) racchiusa nella frase di Agnese “Siamo tutti diversi, non c’è una legge universale che decide cosa da fastidio e cosa no,”? 
    Perché insistere su cosa è “leggerezza” e cosa non lo è? 

  52. Ovvio che se uno dice una cazzata, non è colpa della donna che ha il ciclo. Guarda Bertoncelli ad esempio, non è colpa tua se reagisci male..però va da sè che una donna con il ciclo reagisce in modo diverso (ovvero stizzito) alla medesima sollecitazione esterna. Quasi sempre i modi di dire hanno un fondo di verità e questo è uno di quelli. Sulla questione della gonna, io rimango dell’idea che se una donna (più di un uomo) si veste bene è soprattutto per farsi apprezzare e ricevere dei complimenti, non giriamoci troppo intorno..e mi sembra esagerato non mettersi più una gonna per qualche complimento di troppo..

  53. @235
    non è una molestia chiedere se una ha il ciclo, è un offesa perchè presuppone che una donna non abbia controllo sulle proprie emozioni, scaricando te dalla responsabilità di quello che hai detto. Praticamente se io mi incazzo è colpa mia che sono isterica, non che MAGARI quello dall’altra parte ha detto una cazzata. No per carità, sia mai che uno si faccia un esame di coscienza e dica “mh, forse ho detto una cosa fuori luogo”.
    per quello che riguarda i complimenti, quale presunzione ti fa affermare che le donne che reagiscono infastidite mentono? Ad alcune fa piacere sentirsi dire “bel culo”, ma ad altre NO, punto.
    ho un’amica che ha smesso di mettere gonne perchè esasperata dagli approcci che riceveva per strada. Siamo tutti diversi, non c’è una legge universale che decide cosa da fastidio e cosa no, stacce.

  54. «@Agnese…guarda che lo fanno per prenderti in giro.»
     
    No, Marta! Il mio consiglio a Teo era serissimo.
     
    Fin dall’età di sedici-diciassette anni ho sempre portato il massimo rispetto per le ragazze, tant’è vero che non ti dico come venivo giudicato da certi baluba miei coetanei.

  55. @Agnese…guarda che lo fanno per prenderti in giro.
    Il problema è che quando noi donne affermiamo che a priori dobbiamo stare dalla parte di una donna, un po’ come sostiene Alessandra. E questo poiché la donna è in una posizione di difetto nella società e quindi non ci dobbiamo domandare se abbia torto o ragione…ci mettiamo sotto il fuoco nemico.
    Dovremmo invece far vedere che siamo noi le prime ad attivarci per una parità di giudizio e non per un PRE-giudizio nei confronti maschili, altrimenti è come dare ragione a loro.
    Il nostro obiettivo deve essere attuare azioni concrete per aiutarci (tutte e non un singolo caso specifico, per altro strumentalizzato) e non vittimizzarci.

  56. @ 237
     
    Se è per questo, all’epoca c’erano tipe che si iscrivevano ai corsi con lo scopo di trovare marito. Che tempi! 🤩🤩🤩
     
    Però io già amavo la ragazza che tuttora è la mia amata moglie. Ero diventato istruttore troppo tardi. 😥😥😥

  57. Restando nella decenza e nel rispetto del prossimo, le avances maschili sono quello che ha permesso alla razza umana di non estinguersi.
    Io ricordo che da sempre nel Cai gli Istruttori ci provano con le allieve, anzi  alcuni fanno gli Istruttori con il chiaro scopo del rimorchiare. 
    Buon senso ragazze/i. È quello che manca. 

  58. «@Lorenzo, continuo a non cogliere minimamente dove vuoi andare a parare.»
     
    Cara Agnese, benvenuta nel club!
     
    P.S. Caro Lorenzo, perdonami e accetta lo scherzo. L’Agnese mi ha servito la battuta su un piatto d’argento: è colpa sua.  😉😉😉
     
    P.P.S. Cara Agnese, un dubbio mi assale: si può dire «l’Agnese»? o bisogna dire «Agnese»? Chiedo per un amico: vorrebbe commentare, ma teme di beccarsi un ceffone.  😉😉😉

  59. @233 mah..che una donna con il ciclo sia più acida è cosa scientifica, non stereotipo,  alla fine è uno scompenso ormonale.  Dire “hai le tue cose” è molestia anche quella?? siamo davvero al festival dell’assurdo..e poi parliamoci chiaro, io non ho mai visto irritarsi una donna che si sente dire che ha un bel culo, o se lo fa non è sincera..piuttosto ho visto restare male donne (e uomini) presi in giro per i loro difetti, questo sì che è bullismo e molestia..ma ormai c’è un bigottismo ipocrita buonista impressionante..Ma comunque se oggi hai il ciclo non dico più nulla :))

  60. Datti tempo.
    Capire non conta nulla.
    Ricreare è necessario.
    (Motivazioni permettendo).

  61. @LorenzoSi, continuo a non cogliere minimamente dove vuoi andare a parare, ma pazienza, me ne faccio una ragione. Sono stupida, pazienza. Se qualche illuminato qui presente ha voglia di schiarire una povera mente ottenebrata, prego, non vedo l’ora.
    @TeoSicuro. Ho proprio bisogno di una valanga di complimenti. Già che ci siamo vogliamo attribuire la mia acidità anche al ciclo? O a una presunta mancanza di attività sessuale? No perchè io ho finito gli stereotipi.Stai sereno che se mi arriva un complimento faccio un bel sorriso e dico grazie, ma nel frattempo riesco anche a incazzarmi per l’ottusità di tanti altri. Sai com’è, possiedo una gamma di emozioni superiore a quella di un fagiolo. 

  62. @ 224 e 231
     
    Previsioni del tempo per oggi pomeriggio: bufera.  😁😁😁

  63. @224 mamma mia che acidità :)) secondo me se ti dicessero “ah bbellla” ti farebbe solo bene 🙂 staresti meglio!

  64. Intanto posso dire che anche l’onore ferito di un mafioso comportava la legittimazione della vendetta.
    Se ti è criptica a anche questa, quando, come dice Grazia, ti sarai sottratta da te stessa (supercriptica o anche ossimorica, suppongo) tutto sarà chiaro. Non prima.
    Suerte.

  65. @Lorenzo
    Sono indecisa tra il chiederti a cosa ti riferisci nello specifico tra tutte le osservazioni che ho fatto o rassegnarmi al fatto che sei uno di quelli che non è capace di discutere un punto di vista alternativo (e che non cambierà mai idea a riguardo) e butta lì una frase cripitica e un mezzo insulto giusto per dire qualcosa.

  66. Un forum è utile per commentare una data vicenda, un po’ meno per sviscerare le proprie frustrazioni scambiandole per normalità.
    Non mi sento di dire che ciò che è accaduto a Montani abbia smosso qualcosa: casi del genere ne accadono moltissimi, purtroppo, nei confronti di tutti i generi, siano essi reali o nati per farsi calunnia.
     
    Una vera evoluzione è farsi osservatore.

  67. Agnese.
    Dall’infinito hai preso la motivazione che non funziona se non per te.
    Modesta.

  68. Come ha già scritto qualcun altro, è bene ricordare che si tratta di un forum che permette scambi.
     
    Magari chi ha molte cose da dire (o, meglio, chi ama dilungarsi) magari può proporre alla redazione un nuovo articolo!
     
    Personalmente evito di leggere commenti lunghi.

  69. @250
    “Dedicarsi alla questione gender fa gioco a chi sta ribaltando il mondo.Fa gioco perché mentre perdiamo identità, teniamo l’attenzione su quiquiglie varie che ci fanno credere essere un guadagno, in questo caso di diritti fasulli e di una parità forzata.Anche “ciao bella”, subirà un processo.Affanculo!”
     
    Un signore. Questo è il tipico commento di chi non è mai stato bullizzato, molestato o peggio, e non arriva proprio a capire il trauma che provoca una roba del genere. Affanculo ci mandi tua sorella.A me personalmente i commenti a voce mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro, se qualcuno allunga le mani divento una bestia.Non è uguale per tutti, alcune persone sono più sensibili e prima di uscirsene con frasi infelici si potrebbe anche accendere il cervello.
     
    @216 io sono la prima che apprezza un bel corpo e di certo non mi scandalizzo per un paio di tette messe in bella mostra. Sai qual’è il problema? Che alcuni di quelli che guardano ‘ste foto pensano in automatico che siano una dichiarazione di disponibilità. E poi c’è una bella, direi ENORME differenza tra dire a una ragazza che è bella e urlargli “ammazza che culo” o peggio allungare le mani. Se la donna in questione solletica pensieri erotici bene, ma uno può anche tenerseli per se’ senza doverli per forza urlare ai quattro venti. Senza una esplicita dimostrazione di interesse meglio tenere le mani in tasca, e nel dubbio chiedere non fa mai male.@CrovellaSono d’accordo sul concetto che ci vuole tempo per i cambiamenti, ed è vero che ora come ora l’ambiente è quello che è, ma parlarne ora non è INUTILE. Il cambiamento si ottiene agendo nel qui e ora e avendo la pazienza di vedere i risultati. Alcune persone (e dico persone di proposito, senza fare distinzione di genere) devono rendersi conto che queste tematiche esistono, sono fondamentali vanno affrontate. Non se rendono conto per il semplice motivo che non hanno mai dovuto averci a che fare.
    La vicenda di Montani ha decisamente smosso qualcosa, e spero che questo faccia parte dei cambiamenti che stanno già avvenendo nella società.Io non faccio parte del CAI e non me ne frega niente delle politiche interne, se tutto questo fosse successo in un ambiente non istituzionale non ci sarebbe stata tutta questa risonanza. Da una parte è un bene perché porta a galla certe questioni, dall’altra un male perché la vicenda viene strumentalizzata e danneggia in maniera amplificata chiunque ne sia coinvolto.Alcuni dei commenti fatti qui, su fb o altrove mi fanno sinceramente venire il vomito perché sottolineano quanta strada ci sia ancora da fare. Quando smetterò di leggere frasi come “Eh però se l’è cercata”, “E che sarà mai una mano sul culo, bastava tirargli un ceffone”, “Eh certo che sei acida che ti offendi per così poco”, “Sei esagerata” “l’ha denunciato solo per farsi dare i soldi”etc etc. allora forse, FORSE sarà un segno di evoluzione.

  70. Ah ma quindi non basta che uno per un anno della sua vita sia finito sui giornali bollato come violentatore senza una sentenza, così perché per motivi elettorali “DOVEVANO DIRCELO” guadagnandone un danno in tutti i sensi (compreso quello economico se è un libero professionista)?
    Ora anche se non ha commesso violenza dobbiamo fargli fare un altro anno di gogna perché forse (noi che ne sappiamo) ha comunque creato un disagio non ben definito e quindi: che soffra anche lui! (e tutta la sua famiglia)
    In effetti questa non è farsi giustizia da soli, è solo comprensione per un disagio.
    Attenzione però che se nel bel mezzo del disagio popolare il querelato stanco di sentirsi tirato in ballo chiede i danni o fa denuncia per calunnia alla querelante e ad altri non so se abbiamo aiutato… 

  71. @220 e diversi altri casi
    Lasciamo stare la mancanza di rispetto per chi si trova a perder tempo leggendo sempre le stesse idee iterate senza posa, ma non c’era un tetto massimo di battute per i commenti?

  72. Personalmente ritengo che nessuno dei Presidenti precedenti sia stato in grado di dare spazio e parola ai giovani come questo Presidente.
    In Toscana novembre ha ascoltato 87 giovani donne e uomini discutere su tematiche di ogni tipo, tra cui la comunicazione non violenta, linguaggio inclusivo ecc fornendo loro spazio e i mezzi per poter avere finalmente un ruolo attivo e politicamente impegnato nel CAI
    All’ingresso dei giovani consegue la diminuzione del Gap uomo/donna come dice Crovella.
    Mi chiedo quale alternativa “Presidenziale” potremmo trovare più improntata a dare spazio a questi argomenti. Nel CAI non ne vedo alcuna al momento.

  73. Mi pare di esser riuscito, finalmente, a farvi tirare fuori il vero “rospo” della questione. Non è la specifica faccenda “Montani vs querelante” (questione che in sé non c’entra quasi niente con le varie proteste e viene solo strumentalizzata), ma la dominante mentalità “maschilista” del CAI. L’avevo intuito fin dall’inizio della questione (primavera scorsa), ma occorreva farvi uscire allo scoperto.
     
    Ricapitoliamo. Premetto che i famosi 34 firmatari della lettera di luglio 2022 nulla hanno a che fare con quanto sto scrivendo (poiché la loro manifestazione di opinione, oltre che legittima, verteva su un tema leggermente collaterale: Pasini in un commento dell’altro giorno ha ben focalizzato il punto). Precisato ciò, possiamo proseguire.
     
    Ci sono due sottoinsiemi ben distinti fra chi chiedeva (e continuerebbe a chiedere) la testa di Montani. 
     
    1) Una serie di individui (sia maschi che femmine, anzi forse più m che f) che hanno dei conti in sospeso a titolo personale con l’attuale PG su risvolti del tutto estranei alla vicenda e al connesso tema socio-culturale. Es: nomine o mancate nomine o mancati rinnovi o vari inghippi gestional-operativi e quindi di potere (spesso con risvolti economici). Mi par di ricordare che Montani in precedenza fosse già Vicepresidente Generale del CAI e quindi era già nella stanza dei bottoni di Via Petrella, per cui ci sono evidentemente non poche ruggini pregresse con vari individui (mi guardo ben bene da fare nomi e cognomi… ma in alcuni casi ho beh chiaro di chi si tratta). Costoro vorrebbero la testa del PG non per la vicenda in sé, ma per “fargliela pagare” circa questioni personali (che variano notevolmente da soggetto a soggetto).
     
    2) A questi si aggiungono tutti coloro (in stragrande maggioranza ragazze/donne, ma anche uomini di generazioni più giovani) che si trovano a mal  partito con la dominante mentalità della gran pancia dei soci CAI, mentalità che, collegata all’età media, è complessivamente “retrogada”, se non addirittura “maschilista”. Queste donne (che spesso manco sanno chi di preciso sia Montani in persona) chiedono la testa del PG non per la vicenda in sé, ma come “esecuzione simbolica” della mentalità dominante nel CAI. Ma sbagliate completamente modalità: anche decapitando il CAI di questo PG, la mentalità dominante non cambierebbe di una virgola, almeno non nell’immediato.
     
    I cambiamenti nel CAI, come ho già detto, non arrivano per imposizione dall’alto, come una legge che entra in vigore dalla sera alla mattina, ma giungono per sostituzione progressive delle generazioni dei soci. Quando una generazione anagrafica smette di frequentare il CAI, nel frattempo viene sostituita da un’altra generazione, che magarti ha 50 o 60 anni di meno (es: i “pensionandi” hanno 75-85 anni, i “subentrandi” hanno 20-30 anni). Solo così cambia la mentalità “media” della compagine sociale. Per quel che posso ravvisare io, che sono dentro al CAI sistematicamente dal 1969, i cambiamenti della società complessiva si riverberano all’interno del CAI con un ritardo temporale di circa una ventina di anni, largo circa. temo che l’allungamento della vita media, specie di una vita media atleticamente attiva (oggi vediamo stabilmente dei 75-80enni arrampicare e correre in montagna come ragazzini) non faciliterà una compressione di tali gap temporali…
     
    Quindi: se l’obiettivo di tutte ste proteste è modificare la mentalità media dei soci CAI,  è del tutto inutile, oggi come oggi, chiedere la testa di Montani, questo è il punto chiave. Se non vi trovate bene in uno specifico gruppo CAI (es: Sezione o sottosezione o Scuola), potete provare a spostarvi in un altro gruppo, sempre del CAI (altra Sezione, altra sottosezione, altra Scuola). Se proprio continuate a non trovarvi bene, alternative fuori dal CAI ce ne sono a bizzeffe: non siamo più nel decenni ’60-’70-’80 in cui sostanzialmente si approcciava la montagna quasi esclusivamente grazie la CAI.
     
    Nel frattempo passerà il tempo e si attuerà il cambiamento di generazione e magari fra 10 o 20 anni la stessa Sezione o Scuola CAI, in cui oggi vi trovate male, sarà invece un contesto di vs gradimento. Non vedo altre alternative pragmatiche. Ciao!
     
     

  74. Cara Alessandra, forse proprio perché vivo la maggior parte del mio tempo all’aperto non conosco il verbo “trollare”. Mi illumini?
     
    Pr il resto, dopo i tuoi ultimi commenti, direi che non ho più nulla da aggiungere, visto che addirittura in mancanza di argomentazioni e fatti da raccontare ti appelli a un articolo delle nazioni unite.
     
    D’accordissimo con Lorenzo.
     
    Buona giornata in pace con tutti i generi.

  75. Dedicarsi alla questione gender fa gioco a chi sta ribaltando il mondo.
    Fa gioco perché mentre perdiamo identità, teniamo l’attenzione su quiquiglie varie che ci fanno credere essere un guadagno, in questo caso di diritti fasulli e di una parità forzata.
    Anche “ciao bella”, subirà un processo.
    Affanculo!
     

  76. Grazia scrive:”Alessandra, che le donne non abbiano potere forse lo pensi tu, non mi sembra un concetto diffuso.”

    Grazia onestamente ho riletto due volte questa tua frase non capendo se eri seria o mi stavi trollando.
    Ma credo tu fossi seria.
    Grazia, questa cosa che penso io c’è anche qualcun altro che la pensa.
    Potrei elencarne tante ma vista l’ora mi limiterò alle Nazioni Unite

    https://www.un.org/sg/en/content/sg/articles/2020-03-02/the-gender-power-gap

  77. Giovanna scrive:”Quando si sottolinea di sospendere un giudizio su chi si sia sentito offeso in una vicenda che non conosciamo per parità di diritti tu dici che prenderai sempre le difese della donna perché in condizione di svantaggio nella società.”

    Non mi contraddico Giovanna.
    Non mi sognerei mai di difendere un comportamento sbagliato o considerarlo legittimo solo perché a compierlo è una donna.
    Ma qui non si sta parlando di questo.
    Qui si sta parlando di una donna che a causa di un comportamento di un uomo si è trovata in difficoltà.
    A me non interessa dare colpe a nessuno, non mi interessa stabilire se lui ha commesso o meno un reato o un illecito disciplinare.
    La prima e più importante cosa che mi interessa è confortare questa donna e farle sapere che mi addolora che lei viva una situazione spiacevole.
    Poi potrà venir fuori che questa donna era stata temporaneamente rapita dagli alieni che hanno preso le sembianze di Montani e lui non c’entra nulla, non le ha detto una sola parola fuori posto né le ha causato disagio in nessun modo.
    Non mi interessa, capire il perché e il percome viene dopo.
    La prima cosa che interessa a me è far sapere a quella donna che non è sola e io la ascolto.
    Questo dico e questo credo che l’associazione dovrebbe fare.

  78. Scusa Alessandra ma ti contraddici: prima dici che non autorizzi le donne ad avere “licenza di uccidere” in quanto donne.
    Quando si sottolinea di sospendere un giudizio su chi si sia sentito offeso in una vicenda che non conosciamo per parità di diritti tu dici che prenderai sempre le difese della donna perché in condizione di svantaggio nella società.
    Ma allora suggeriamo cambiamenti PER la società e non vittimizziamo un uomo, in quanto tale, di cui non sappiamo nulla.
    Ripeto: va bene prendere posizione per il miglioramento della situazione femminile in generale ma non eleviamoci a giudici, peraltro pendendi verso il nostro genere

  79. Grazia scrive:”Alessandra, che quel socio abbia avuto “un comportamento poco appropriato” rimane una tua idea e – come ti ha dimostrato anche chi hai interpellato – poco condivisibile.
    Onestamente mi sembra tu stia alzando un polverone per nulla, magari anche in relazione ai fatti oggetto dell’articolo.”

    Se citando le mie parole sul comportamento poco appropriato ti riferisci all’episodio che ho raccontato io Grazia lo ribadisco che lo è stato poco appropriato quel comportamento.
    Non è una cosa umanamente accettabile mettere a disagio una persona reclamando da quella persona che esponga il suo corpo perché a te uomo farebbe piacere guardarlo.
    Non sono una bestia al mercato che bisogna esaminare prima di decidere se comprarla.
    Sono una persona con l’unico desiderio di passare qualche ora in montagna con altre persone che condividono quella stessa passione.
    Non sono disposta a pagare queste ore di svago con questa tassa di un trattamento da bestia. Non sta scritto da nessuna parte che una donna debba subire questo se vuole partecipare alle attività di una associazione.

  80. Alessandra, che le donne non abbiano potere forse lo pensi tu, non mi sembra un concetto diffuso.
    E se vi sono così tante visioni, anche soltanto in una data conversazione di un blog di nicchia, forse è perché ognuno di noi percepisce la realtà in modo diverso.
     
    Non credo che qualcuna di noi pensi che le donne non siano mai oggetto di dileggio, ma questo accade anche per molti uomini e per tutte le categorie che ci vengono in mente, per non menzionare il mondo animale e tutte le altre dimensioni del mondo naturale.
     
    Nel “mio mondo” , fatto di montagna, campagna, vita all’aria aperta e scrittura,  la donna ha pari diritti degli uomini.
    Mi viene da pensare che forse hai solo da alzare lo sguardo e cambiare terreno di gioco e d’azione, cercando un ambiente più idoneo per te. 

  81. Giovanna scrive:”Se fosse successo all’opposto? Ho visto spesso donne commentare uomini a mezza voce o raccontare fatti “privati” legati alla sfera sessuale.
    Quindi dato che tu Alessandra ti metti dalla parte femminile sempre e comunque come commenteresti la cosa?”

    Non ho capito a cosa si riferisce chiedendo come mi regolerei se fosse successo all’opposto. Se fosse successo all’opposto cosa?
    Per me raccontare fatti privati legati alla sfera sessuale di altre persone è una cosa che fa schifo a prescindere da chi la faccia.
    Che discorsi sono?
    Mica io volevo dire che dal mio punto di vista le donne hanno licenza di uccidere e a loro è concessa qualunque zozzeria umana solo perché sono donne.
    Sto dicendo che questa vicenda è partita da una donna che si è trovata in una situazione di difficoltà, di presumibile sofferenza, rispetto a cui non le stiamo mostrando alcuna vicinanza.
    Mi dite che non possiamo farlo perché significherebbe prendere parte. Ebbene sì, se una donna dice che si è trovata a disagio per il comportamento di uomo – e può succedere senza che questo comportamento costituisca un reato o un illecito disciplinare – allora la mia solidarietà va prima di tutto a lei.

  82. Annalisa scrive:”Uomo e donna discutono alla pari e hanno pari responsabilità e dignità davanti alla stampa, davanti ad un giudice e davanti a degli associati.”

    Io e lei evidentemente viviamo in mondi diversi.
    Nel mondo in cui vivo io le donne vengono sistematicamente interrotte quando prendono la parola, non discutono alla pari.
    Nel mondo in cui vivo io se c’è una violenza i giornali scriveranno che la donna se l’è cercata, quindi la responsabilità sulle spalle delle donne sarà sempre più pesante.
    Nel mondo in cui vivo io se Virginia Raggi e altre donne vincono le elezioni Libero titola “Ma saranno capaci?”, di certo non riconoscendo loro la stessa dignità di colleghi neosindaci maschi.
    Nel mondo in cui vivo io questa parità di cui lei parla non esiste.
    Nel mondo in cui vivo io il potere è chiaramente sbilanciato a favore degli uomini
    E sempre, in ogni squilibrio di potere, io mi schiero con chi il potere non lo ha Annalisa.

  83. Alessandra, che quel socio abbia avuto “un comportamento poco appropriato” rimane una tua idea e – come ti ha dimostrato anche chi hai interpellato – poco condivisibile.
    Onestamente mi sembra tu stia alzando un polverone per nulla, magari anche in relazione ai fatti oggetto dell’articolo.
     
    Hai scritto bene: le associazioni uniscono.
    Chi uniscono se non gli individui? Ma se gli individui vogliono rimanere isole come te cosa può fare “l’associazione” (anch’essa fatta da individui)? 
     
    Se ti senti offesa, prova a parlare con l’attore principale, prima di tutto. Magari gli darai la possibilità di scusarsi e troverai che è pure una brava persona, nonostante il gesto leggero. 

  84. Sono d’accordo con @grazia
    Se fosse successo all’opposto? Ho visto spesso donne commentare uomini a mezza voce o raccontare fatti “privati” legati alla sfera sessuale.
    Quindi dato che tu Alessandra ti metti dalla parte femminile sempre e comunque come commenteresti la cosa?
    Sul cambiamento: è giusto discuterne ma il divario di genere è legato alla società e di conseguenza all’alta età media nel Cai.
    Pensare di poter vivere in una comunità di 60enni come se fossimo tra universitari/e che utilizzano un linguaggio inclusivo è impossibile, bisogna che si prenda coscienza della cosa e attuare dei meccanismi che favoriscano l’ingresso a giovani e donne. Ma non focalizzarsi su un fatto specifico che ieri veniva dipinto come un reato penale e oggi non lo è: gli eventi vengono descritti in modo diverso nel tempo e basarci su un evento porterebbe solo a poter essere contraddette tra mesi. 

  85. Annalisa allora affronti la questione con un preconcetto che vede già la tua bilancia pesare da un lato specifico e questo è sbagliato.
    Mi dispiace ma ripeto: trovo giusto invitare ad attuare delle azioni concrete per le donne, nel Cai e nella società e per la riduzione del divario tra i generi, ma non riferendo i a questa situazione specifica poiché abbiamo carenza dell’elemento chiave, ovvero i fatti. 
    Non è giusto partire da una disparità di credibilità e comprensione tra i sessi. Vogliamo la parità di genere non una bilancia che penda sempre dalla nostra parte. 
    Questo atteggiamento giustifica persone che pensano di poter non sottostare alle regole in quanto donne e alimenta atteggiamenti di mancanza di considerazione da parte degli uomini.
    Uomo e donna discutono alla pari e hanno pari responsabilità e dignità davanti alla stampa, davanti ad un giudice e davanti a degli associati.
     

  86. Grazia scrive:”Devi vedetela con lui, se ti sei sentita offesa, non certo chiamare in campo altre forze che non possono che rimanerne fuori.”

    Io ho un’idea diversa di associazione.
    Ma non mi riferisco solo al CAI. Dal mio punto di vista le associazioni nascono per mettere insieme le persone e se nel contesto associativo un socio o una socia subiscono un comportamento non appropriato gli altri soci non dovrebbero lavarsene le mani, soprattutto se si desidera che l’associazione resti un luogo sano dove tutti possano sentirsi a proprio agio e condividere una passione.
    Se passa il principio secondo cui se un socio ne mette a disagio un altro è un problema di quello che ha subito il comportamento offensivo allora dal mio punto di vista si perde il senso di essere una associazione (a parte che io non riuscirei mai a dire in nessun contesto a nessuno che subisca un comportamento offensivo “arrangiati” come invece mi pare qui riteniate normale).
    Si vede che abbiamo in effetti una idea diversa di associazione.

  87. Cara Alessandra, se un socio ha un comportamento (che a me sembra) poco corretto di certo non ne chiedo conto al CAI.
    È un individuo che si è comportato in un dato modo, non tutta la comunità, e il fatto che a te risuoni in un certo modo rientra nella tua e nella sua sfera personale. Devi vedetela con lui, se ti sei sentita offesa, non certo chiamare in campo altre forze che non possono che rimanerne fuori.
     
    Confesso che mi fa sorridere il tuo porre l’accento sul rapporto tra uomini e donne poiché il gesto che hai raccontato (attenzione, scevro di particolari) può capitare anche all’inverso e nella mia esperienza rimane in una dimensione di leggerezza, che a mio avviso non ha nulla a che vedere con l’umiliazione, ma ognuno ha le proprie percezioni della realtà.
     
    Da quando sono socia CAI ho osservato tanti mutamenti, che non sono altro che il riflesso del tempo che stiamo vivendo, ne più ne meno. E se trovo che si discosti dai miei valori, ne sto alla larga.
     
    Ribadisco che nella mia umile esperienza non è ragionevole ed è fonte di grande dispersione d’energia voler cambiare qualcosa da dentro. Ideale sarebbe vivere l’associazione al meglio per ciò che può dare e dare il proprio contributo nel limite delle possibilità. 

  88. Annalisa scrive:”No Alessandra, di umanità ne abbiamo molta, come ho detto va rivolta senza fare preferenze, altrimenti attuiamo lo stesso meccanismo “maschilista” degli uomini.”

    Annalisa su questo non mi trova d’accordo.
    Non sono per la par condicio della comprensione.
    Non mi propongo in nessun modo di essere equa nella distribuzione della comprensione.
    In ogni situazione in cui ci sia uno squilibrio di potere mi troverà sempre dalla parte di chi il potere non lo ha.
    E in questo caso la persona a cui facciamo riferimento non lo ha per due ragioni, in quanto donna e in quanto lavoratrice subordinata.
    Mi dispiace ma la mia comprensione va senza alcun dubbio a lei.

  89. No Alessandra, di umanità ne abbiamo molta, come ho detto va rivolta senza fare preferenze, altrimenti attuiamo lo stesso meccanismo “maschilista” degli uomini.
    Una persona offesa citata sui giornali
    Un innocente citato sui giornali associato ad un reato non esistente
    Entrambi non tutelati.
    Il sentimento di tutela deve essere per tutte le persone offese genericamente.
    Per questo se pensiamo alla questione femminile dobbiamo lottare nel suo complesso e non per un “colpevole” che qui non sappiamo se abbiamo. 

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