Antonio Montani. Molestie, il tribunale di Venezia ha archiviato la posizione del presidente nazionale del CAI. “Le accuse contro di me erano false, finalmente è emersa la verità”
L’archiviazione
(intervista ad Antonio Montani)
di Beatrice Archesso
(pubblicata su La Stampa il 10 gennaio 2023)
Prosciolto, capitolo chiuso. E’ andato in archivio il procedimento penale per molestie nei confronti di Antonio Montani, l’architetto verbanese di 50 anni, presidente generale del Club Alpino Italiano. Così ha deciso due giorni fa il gip di Venezia. Era stata una collaboratrice del CAI ad accusare Montani di molestie riferendo fatti relativi a una trasferta di lavoro nel capoluogo veneto nel settembre 2021, con denuncia avvenuta due mesi dopo. Montani ha sempre respinto le accuse (anche il pm aveva chiesto l’archiviazione) e non ha mai abbandonato il timone del CAI alla guida del quale è stato eletto nel maggio 2022 in un’assemblea che era stata parecchio agitata e nella quale aveva avuto la meglio sullo sfidante Francesco Carrer per un pugno di voti.
Cos’ha provato apprendendo la notizia, ieri?
«Grande sollievo, ma pure soddisfazione. Sono sempre stato convinto che la verità sarebbe venuta a galla, altrimenti non avrei avuto il coraggio di andare avanti. Tuttavia dall’essere convinto al vedere riconosciuta la mia linea, c’è una bella differenza. Ora sto meglio».
Si parla di «non credibilità» delle accuse nonché di «circostanze contraddittorie» nel racconto della denunciante. Come commenta?
«Ho sempre dichiarato che le accuse erano infondate. È emersa la verità».
Per quale ragione una persone avrebbe dovuto procedere con una denuncia cosi infamante? Che spiegazione si è dato?
«C’è stato chi, in fase elettorale per la presidenza generale del CAI, ha cavalcato l’onda per interessi personali. Ricordo che al termine dell’assemblea in cui venni eletto si dimisero i due vice-presidenti generali. Questo aspetto del la vicenda è quello che maggiormente stigmatizzo».
Ci fu anche una lettera in cui 32 autorevoli esponenti della montagna le chiesero di farsi da parte. Lei tuttavia non ha mai lasciato rimarcando l’estraneità ai fatti. Oggi cosa dice a queste persone?
«Scriverò loro. E mi aspetto, almeno da chi era in buona fede, un gesto. Ciò che reputo grave è che mi scrissero in privato salvo poi rendere pubblica la lettera quando ho rifiutato di dimettermi. L’ho trovato un ricatto: o ti dimetti o rendiamo pubblica la cosa. Sono stato messo alla gogna per qualcosa che a tutt’oggi non so».
Il reato per il quale era indagato oltretutto è di quelli particolarmente fastidiosi. Come ha retto?
«Se mi avessero accusato di avere rubato soldi, con lo stesso livello di infondatezza, ci avrei riso sopra fino a prova contraria. Le molestie invece sono infamanti. Per fortuna ci sono persone che mi conoscono e non ci hanno creduto o altre che hanno avuto la correttezza di non esporsi fino a sentenza. Qualcuno invece, che credevo amico, si è comportato diversamente».
Ha mai pensato di ritirare la candidatura o dopo l’elezione di dimettersi?
«Me l’hanno suggerito in tanti. Sarebbe stata la scelta più semplice, e qualcuno sosteneva addirittura che così facendo si sarebbe messo tutto a tacere».
Quindi, perché è rimasto?
«Il CAI è davvero la mia seconda famiglia, lo vivo da sempre. Se mi fossi ritirato prima del voto non sarebbe uscito nulla: ho deciso di andare avanti perché quello non era il CAI che volevo. Ho scelto di lottare, per me e per un Club alpino pulito».
A casa ha una famiglia che non può essere rimasta impassibile alla vicenda.
«Ho figli adolescenti che leggono i giornali e Internet. Ma chi mi conosce non ha mai creduto a questa storia».
Perché collega questa vicenda alle elezioni?
«Entro fine 2021 ci furono le “primarie” interne al CAI per designare i candidati alla presidenza generale: i tempi tornano. È durante queste “primarie” che si è scatenata la vicenda».
A chi va il suo pensiero, adesso?
«A coloro che mi hanno creduto e sostenuto. Qualcuno si è commosso con me. Grazie. Posso finalmente lavorare con una serenità d’animo diversa, soprattutto nei rapporti esterni: rappresentare 327.000 persone che amano la montagna con un fardello del genere è stata dura. Adesso si riparte, con più energia».
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Annalisa scrive:”Non possiamo riferirci ad ogni caso specifico accaduto perché per l’appunto non sappiamo cosa sia successo e chi tra le persone coinvolte si è sentito offeso.”
Quindi ok, se capisco abbiamo un serbatoio di umanità limitato per cui se offriamo comprensione o vicinanza a lei non ne resta per quegli altri.
Ok, capito.
Mi raccomando amministriamola con giudizio questa umanità perché mi pare che sia poca poca poca.
Colpa mia @alessandra ho inserito il tuo nome nel mio ultimo commento
Annalisa
Mi dispiace Alessandra, ma non mi trovi d’accordo.
La nostra associazione dovrebbe fornire supporto a tutte le donne che in qualche modo si sono trovate in difficoltà durante le attività del CAI, facendo azioni concrete per diminuire la differenza di genere.
Cosi come in questi giorni si sta facendo un passo in avanti nel riconoscimento dei soci ebrei espulsi dal CAI durante il fascismo
Non possiamo riferirci ad ogni caso specifico accaduto perché per l’appunto non sappiamo cosa sia successo e chi tra le persone coinvolte si è sentito offeso.
Tutti meritano la stessa considerazione.
Ad esempio: magari i testimoni hanno vissuto altrettante situazioni di disagio in questi mesi essendo messi in piazza, che ne sappiamo?
Immagino a tutti dispiaccia che sia stata resa riconoscibile la querelante, come immagino ci dispiaccia altrettanto che sia stato associato il nome di un innocente ad un reato penale.
Annalisa scrive:”Alessandra questa donna probabilmente si è sentita in difficoltà, esatto.
Per giudicare se il fatto che probabilmente le ha causato difficoltà è penale c’è un giudice.
Per giudicare se il fatto che probabilmente le ha causato difficoltà è rilevante per la nostra associazione c’è il procedimento disciplinare.
Per giudicare se il fatto che probabilmente le ha causato difficoltà è corrispondente alla sua versione o a quella di Montani ci sono i testimoni. ”
E invece, per offrirle un minimo di considerazione, per comunicarle in qualche modo che al di là del rilievo penale o disciplinare, al di là di tutto, a noi umanamente dispiace che lei si sia trovata in quello stato, chi c’è?
Noi come associazione certamente no, perché finora mi pare si sia detto che la sua difficoltà è degna di considerazione solo se il fatto costituisce reato o illecito disciplinare.
In tutti gli altri casi, a noi che una socia abbia vissuto una situazione spiacevole a noi che ce ne importa, dico bene?
Carlo Crovella scrive:”Invece bisogna imparate a sapersi muovere nella giungla della vita.”
Che detto da un uomo, che i problemi di cui parlo non sa manco che sono e mai li sperimenterà, suona un poco opportunistico.
È chiaro che a lei fa comodo che non si muova un dito e non si spenda un minuto per problemi che non la riguardano.
Ma ecco, con questa strafottenza non ci fa una bellissima figura.
Suona un poco come il mangino brioche di Maria Antonietta.
“Quello che ho detto è che, a meno di insinuare che la donna in questione sia folle, probabilmente se è arrivata al punto di denunciare è perché si è sentita in difficoltà, in una situazione di malessere da cui non sapeva come altrimenti sottrarsi.”
Alessandra questa donna probabilmente si è sentita in difficoltà, esatto.
Per giudicare se il fatto che probabilmente le ha causato difficoltà è penale c’è un giudice.
Per giudicare se il fatto che probabilmente le ha causato difficoltà è rilevante per la nostra associazione c’è il procedimento disciplinare.
Per giudicare se il fatto che probabilmente le ha causato difficoltà è corrispondente alla sua versione o a quella di Montani ci sono i testimoni.
Io non rientro in nessuna di queste tre categorie e per questo io non giudico perché non conosco. Fare una battaglia di genere su una cosa che non si conosce rende la battaglia povera, debole e fonte di strumentalizzazioni. Dovremmo piuttosto fare una battaglia su cosa non va nel CAI o nella società genericamente.
Ne dico una a caso: cercare di favorire l’accesso ai corsi da titolati anche a donne che hanno figli, cercando soluzioni adatte.
-Cercare di favorire le studentesse che desiderano prendere parte alle attività anche da fuori sede.
Ecc..
Giovanna scrive:”Quindi tu sai che i fatti sono veri, ne hai riscontro?”
Io mi baso sulle dichiarazioni di Montani.
Fino a prima dell’archiviazione lui parlava di accuse ingiuste e diceva di avere una sua versione dei fatti a cui non chiedeva a nessuno di credere.
Per quanto ne so io è del tutto plausibile che i due abbiano degli stessi eventi versioni diverse, magari agli stessi identici eventi lei ne da una lettura e lui un’altra. Se esistono due versioni dei fatti probabilmente di questo si parla, di cose che ciascuno ha vissuto in un modo diverso.
Però il punto quale è, che questi fatti sono stati presumibilmente dolorosi per la socia donna, visto che è arrivata a denunciare.
Poi certo io capisco che lui abbia vissuto le cose, qualsiasi cosa sia accaduta, in modo diverso e quindi l’accusa di lei gli sembrasse “ingiusta”.
Ma vede, in base a queste dichiarazioni non si pone il punto se i fatti sono veri.
Su un fatto che non si è verificato non si possono avere due versioni diverse.
Può essere magari successo qualcosa a cui ciascuno dei due ha attribuito un valore o un significato diverso. Ma se lui diceva che aveva una sua versione dei fatti allora qualcosa da raccontare anche lui l’aveva.
Bisogna poi dire che a seguito dell’archiviazione Montani ha cambiato narrazione e ora parla di fatti “non veri”.
Anche questo a me non piace.
Un uomo integro se deve sostenere che chi lo accusa sta inventando allora lo fa subito, non aspetta che il caso sia archiviato. Se uno ritiene che la persona che lo accusa stia inventando – e non dando una versione diversa dei fatti – farebbe meglio a dirlo subito e non aspettare che il giudice abbia tratto le sue conclusioni, perché a dirlo dopo si fa appunto la figura di uno che scredita quando si sente ormai al sicuro.
Certo che se i problemi sono quelli riportati (a titolo di esempio “nuda nuda”), non avete proprio lucidità di analisi.
In primo punto perché tutto ciò non c’entra nulla con Montani e la vicenda con la querelante, ma è una questione di mentalità del corpo sociale CAI nella sua totalità. Il CAI cambia (e neppure “sempre”…) solo al seguito della sostituzione delle generazioni, per inevitabili ragioni anagrafiche. Ogni venta anni circa smette di esistere una generazione e, nel frattempo, se n’è inserita una nuova alla base della scaletta anagrafica. Questa nuova generazione ha una mentalità diversa e “sostituisce” quella uscente nel gioco che compone la media aritmetica ponderata che compone la mentalità media e statisticamente rappredentativa del corpo sociale. Non so se tutti riescono a focalizzare il meccanismo della “media mobile ponderata”… ma purtroppo nella realtà è così.
All’atto pratico, fra 20 anni probabilmente non ci saranno più soci maschi che diranno “nuda, nuda”, ma oggi ancora sì. E se la socia, oggi, va a protestare dai responsabili sezionali, questi o le ridono in faccia o fanno il muro di gomma e tutto finisce lì.
Ma io ritengo che questo fenomeno, oltre che del tutto slegato dalla vicenda Montani, sia irrisolvibile in modo, come dire?, manageriale. La soluzione verrà col tempo, come ho descritto prima. Chi si mette di punta e vuole battagliare, oggi, contro la grande pancia del popolo CAI, non avrà altro destino che schiantarsi contro il muro di gomma, ancora molto forte e robusto.
Dal mio punto di vista, pur avendo io un comportamento rispettosissimo per impostazione, dico pubblicamente che non mi riconosco per nulla in queste battaglie. I problemi del CAI non sono i “nuda, nuda” ma altri e incentrati solo sull’andar in montagna e su come insegnare bene ciò. Non rifaccio l’elenco di Enri, ma dico che quelli sono i problemi “veri” del CAI.
L’empatia nulla di Montani? Ma chissenefrega, nella vita ci saranno sempre antipatici, stupidi, disonesti approfittatori, viscidi… ecc ecc ecc. Ma voi non vivete situazioni di lavoro? Un capoufficio o un cliente o un fornitore così ci sarà sempre. E’ ingenuo e immaturo pensare di “sterminarli”. Invece bisogna imparate a sapersi muovere nella giungla della vita.
@180
“Quello che io contesto e di cui chiedo conto al presidente sono le sue dichiarazioni inappropriate, la sua mancanza di empatia, il fatto di aver iniziato vigliaccamente a screditare la donna in questione una volta che si è sentito al sicuro perché il procedimento era stato archiviato.”
Il procedimento e’ stato archiviato perché l’accusa è stata ritenuta infondata e contraddittoria, ergo falsa. Chi dice il falso si chiama bugiardo.
Tuttavia io credo che essere indicato come tale, implicitamente anche dal giudice, in casi come questo dovrebbe essere l’ultima delle preoccupazioni.
“Chiunque, con denuncia [c.p.p. 333], querela [c.p.p. 336], richiesta [c.p.p. 342] o istanza [c.p.p. 341], anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale(1), incolpa di un reato taluno che egli sa innocente(2), ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato(3), è punito con la reclusione da due a sei anni.”
Marta Russo scrive:”Se dobbiamo martirizzare un essere umano perché tutte noi nella vita abbiamo ricevuto commenti, fischi o altro e oggi dobbiamo avere una rivalsa non mi sembra corretto.”
Io non sto martirizzando Montani.
Sto criticando suoi specifici comportamenti, pubblici, le dichiarazioni che ha fatto e che io ritengo siano inappropriate e che legittimino un clima pericoloso secondo cui non c’è nulla di cui parlare se non c’è la condanna di un giudice.
Questo io contesto a Montani e ritengo che abbia delle gravi conseguenze sulla cultura dell’associazione.
Enri scrive:”Non si tiri indietro, mi ha giudicato. Per questo penso che il suo comportamento sia ideologico e non giovi alla promozione dei valori di parità’ che lei vorrebbe promuovere.”
Guardi se mi indica esattamente in che passaggio del mio ragionamento io la ho giudicata sono disponibilissima a chiederle scusa.
Ripeto, io non so nulla dei suoi comportamenti specifici, non la conosco.
Ritengo tuttavia che gli uomini, tutti gli uomini, abbiano una responsabilità.
Ritengo che il fatto che non subiate certi comportamenti non significa che potete lavarvene le mani.
E anche se lei specificamente non assume comportamenti sbagliati, il fatto che sminuisca la mia richiesta di mettere al centro dell’attenzione questo tema, indebolisce la mia richiesta e implica un rafforzamento dello status quo.
È come se lei dicesse, rimproverandomi di spendermi troppo poco per il miglioramento del CAI, che in fondo visto che a lei il problema di cui io parlo non la tocca, in fondo non le pare tanto importante.
E questo, abbia pazienza, non la mette in una bellissima luce ma per strafottenza dell’atteggiamento. Come dire, se un problema non mi riguarda chi se ne frega.
@Alessandra
Quindi tu sai che i fatti sono veri, ne hai riscontro?
Altrimenti sarebbe errata la tua presa di posizione. A questo mi riferisco quando dico che giudicare senza sapere ci sminuisce
Io non lo so e pertanto non posso esprimere la mia opinione sulle dichiarazioni di Montani.
Il mio presupposto è la parità di genere, in un contesto dove non sono stata testimone uomo e donna hanno lo stesso diritto di avere fiducia da parte mia. Non penso che una dei due abbia ragione a prescindere.
Per quanto riguarda il nome è il giornale che pubblica, corriere ha inserito le iniziali.
“il pesce puzza dalla testa”
@Alessandra il problema è che cosi facendo salti a piè pari tutta la storia dell’alpinismo.
Chiedi a Mery Varale com’era la situazione della parità di genere.
Qui stiamo cercando di appiattire una problematica lunga secoli e le sue conseguenze nella società prendendo come capro espiatorio “Montani”.
Cosa che sembra quantomai fuori luogo e ci fa anche sembrare superficiali.
Scusate ma io mi dissocio: se dobbiamo fare un’analisi sociologica sul perché L’alpinismo è maschilista bene! Se dobbiamo martirizzare un essere umano perché tutte noi nella vita abbiamo ricevuto commenti, fischi o altro e oggi dobbiamo avere una rivalsa non mi sembra corretto.
Dobbiamo trovare azioni concrete per la società non ripercussioni personali.
Giovanna scrive:”Alessandra proprio perché non conosciamo la vicenda come facciamo a sapere che lui ha “cominciato vigliaccamente a screditare la donna in questione”?”
Io mi riferisco all’articolo che Montani ha pubblicato sulla sua pagina facebook.
Articolo in cui si diffonde il nome e il cognome di lei e in cui si dice che lui è stato attaccato sulla base di fatti non veri. E questo dal mio punto di vista significa screditarla facendola passare per bugiarda.
Tutto questo è pubblico e leggibile sulla pagina facebook di Montani e io solo su questa comunicazione che considero inappropriata baso il mio giudizio negativo su di lui.
Annalisa scrive:”Ora è corretto che essendo (noi) donne per partito preso consideriamo lei una vittima e lui un carnefice?”
Non ho mai detto questo.
Quello che ho detto è che, a meno di insinuare che la donna in questione sia folle, probabilmente se è arrivata al punto di denunciare è perché si è sentita in difficoltà, in una situazione di malessere da cui non sapeva come altrimenti sottrarsi.
A me non interessa se la situazione che ha generato questo malessere sia classificabile o no come reato per la legge italiana.
Quello che a me interessa è lo stato di malessere di lei che sembra ormai del tutto scomparso dal discorso dell’associazione.
Montani si concentra sull’archiviazione del procedimento a suo carico. Ok bene, è stato archiviato ma quel malessere da cui è partito tutto smette forse di esistere una volta che il caso è archiviato?
Ripeto, a meno di insinuare che la donna in questione si sia inventata fatti non veri – ed è quello che sta insinuando screditandola Montani ora che il procedimento è archiviato – lei si è trovata in una situazione di sofferenza. Di quella sofferenza a noi non importa più nulla una volta che si è concluso che non è stato commesso un reato?
O forse in quanto associazione dovremmo provare a empatizzare con lei che pure è una socia? Forse anche Montani dovrebbe provarci.
Ed è proprio perché lui si è buttato alle spalle tutto, incluso il presumibile dolore della donna in questione, che io lo giudico inadeguato al ruolo di presidente.
Proprio perché ora che non rischia più conseguenze pretende che si consideri tutto chiuso mentre così non è.
È chiuso per lui che non rischia più ma la signora resta esattamente al punto di partenza, con un vissuto di dolore, lo stesso che l’aveva portata al punto di denunciare, e nessuno a cui importi di come si sente lei.
182
Non si tiri indietro, mi ha giudicato. Per questo penso che il suo comportamento sia ideologico e non giovi alla promozione dei valori di parità’ che lei vorrebbe promuovere. Ma è’ un mio personale parere su cui lei non è’ d’accordo. Succede.
Senza alcun rancore o problema, la saluto. buona serata.
Vogliamo forse parlare del candidato Carrer che sosteneva che le donne fossero ottime per L’alpinismo giovanile e la montagna terapia?
“crocerossine e madri”???
Ragazze non è certo Montani il problema qui!
Alessandra proprio perché non conosciamo la vicenda come facciamo a sapere che lui ha “cominciato vigliaccamente a screditare la donna in questione”?
Questo assunto ci pone sullo stesso piano di chi ci bolla come “sante o puttane” senza conoscerci.
Tutto parte dai fatti che sono stati dichiarati in querela. Se non li conosciamo non possiamo giudicare e chiedere conto.
Giudicare senza conoscere ci sminuisce e ripeto ci pone sullo stesso piano di chi attua comportamenti stereotipati.
Astenersi dal giudizio ci rende persone rispettose del prossimo.
Enri scrive:”Ho espresso un parere, in modo molto rispettoso mi pare, si può’? o se è’ diverso dal suo mi deve allora vomitare addosso il suo giudizio su di me che nemmeno mi conosce.”
Io non l’ho giudicata.
L’ho messa nell’insieme degli uomini poiché di questo insieme fa parte e di questo insieme esprime gli interessi e il punto di vista.
Non credo che questo implichi un giudizio.
L’ho richiamata, insieme agli altri elementi dell’insieme, alla vostra responsabilità di porre un termine a certi comportamenti.
Sono di certo felice se lei questi comportamenti non li ha – non conoscendola non ne ho idea – ma col suo intervento, sminuendo la legittima richiesta mia e di altre donne che il CAI intervenga per porre un termine a questo clima – lei ha scritto che si aspettava di più, come se questo fosse poco, appare di certo poco a lei che appunto non vive il mio stesso disagio – lei si dimostra perfettamente allineato con la cultura che legittima quel clima.
Questa è una sua responsabilità, senza nessun giudizio da parte mia.
Se lei si permette di sminuire le rivendicazioni di una parte della compagine sociale che vive un disagio, la responsabilità appunto è sua. Non c’è nessun giudizio da parte mia ma solo constatare come lei da privilegiato stia sminuendo le rivendicazioni di chi il suo stesso privilegio non lo ha.
@176
Perfettamente d’accordo con te!
Porci al di sopra delle regole per arrivare a qualcosa non ci aiuta, anzi alimenta chi dice che per le donne si stende il tappeto rosso!
Siamo brave a sufficienza per giocare con le stesse regole degli uomini. Pensare di far cambiare un regolamento ad personam per poter fare la presidente? Beh e tutti gli uomini e le donne che fino ad oggi hanno rispettato il regolamento stesso cosa dovrebbero dire??
Dobbiamo pensare che difendere comportamenti come questo perché messi in atto da donne è sbagliato. Dobbiamo sostenerci ma non alimentare comportamenti dannosi e scorretti.
Giovanna scrive:”Pensare di poter “sistemare” un uomo, senza conoscere in alcun modo vicenda e motivazioni, ci pone sul suo stesso piano.”
A me non interessano i dettagli della vicenda, non sono mai entrata nel merito della vicenda.
Quello che io contesto e di cui chiedo conto al presidente sono le sue dichiarazioni inappropriate, la sua mancanza di empatia, il fatto di aver iniziato vigliaccamente a screditare la donna in questione una volta che si è sentito al sicuro perché il procedimento era stato archiviato.
Questo io contesto e per questo io lo ritengo inadeguato alla carica che ricopre.
Alessandra,
io non spalleggio nessuno e non mi accomuni agli “altri”. Non fa un favore a me ma alle tesi che vuol portare avanti.
Ho espresso un parere, in modo molto rispettoso mi pare, si può’? o se è’ diverso dal suo mi deve allora vomitare addosso il suo giudizio su di me che nemmeno mi conosce.
la saluto, stia bene.
Enri non rispondo a un punto esatto del suo messaggio perché lo trovo tutto sbagliato.
Lei parla di ideologia e non capisce, per difetto di capacità di immedesimarmi, che io parlo di disagio.
Parlo del fatto di voler andare in montagna senza dovermi sentire una preda per le battute o le avances indesiderate del maschio di turno.
E il problema non è neanche il singolo maschio che ovviamente ho incenerito con lo sguardo e le parole (e mi ha chiesto scusa a fine gita, essendosi reso conto dalla mia reazione di aver agito in modo inappropriato).
Il problema è che lei e altri riteniate questo normale.
Il problema è che lei si interroga su quale potesse essere da parte mia la reazione più brillante.
Non devo trovare io la reazione più brillante.
Dovete essere voi uomini a smetterla di sentirvi autorizzati a creare un clima di mortificazione delle donne. Dovete smetterla di spalleggiarvi a vicenda. Ed è una vostra responsabilità.
Lei si sente il parametro di riferimento dei temi su cui vale la pena spendersi. Lei ritiene che i temi che ho elencato non siano sufficienti a dimostrare il mio spirito costruttivo verso il CAI.
Lei in quanto uomo, in quanto persona che non subisce sulla sua pelle il disagio quotidiano di cui io parlo, lei presume di poter giudicare insufficiente il mio impegno.
Abbia pazienza, ma del suo giudizio non sappiamo che farcene.
Come sempre in ogni conflitto, chi è dalla parte privilegiata di uno squilibrio di potere, si permette pure di valutare l’adeguatezza di modi e contenuti del conflitto.
E invece sa quale è la buona notizia?
Che su questo decidiamo noi donne e pazienza se lei giudica tutto questo insufficiente.
Chiudo dicendo che io non ho assolutamente nulla di personale contro Montani, io fino a 3 giorni fa manco sapevo chi fosse Montani.
Per me Montani costituisce un problema solo nella misura in cui, con il suo operato esprime una cultura di cui, nella mia esperienza di vita associativa, subisco poi le conseguenze.
Come si dice dalle mie parti, il pesce puzza dalla testa.
@alessandra
Come asserisce le sensibilità femminili sono differenti. Nessuno deve sentire sminuito il proprio malessere.
In questo caso però ci troviamo di fronte ad una situazione molto delicata dove abbiamo questa persona (donna) che si è sentita offesa per fatti che non conosciamo . Anche dall’altro lato abbiamo una persona (uomo) che si è sentito offeso perché denunciato ingiustamente.
Entrambi sono stati pubblicamente messi in piazza da persone che volevano divulgare la vicenda: non sappiamo se in buona o in cattiva fede. E hanno avuto entrambi delle conseguenze reputazionali.
Ora è corretto che essendo (noi) donne per partito preso consideriamo lei una vittima e lui un carnefice?
Tra donne dobbiamo difenderci, vero. Ma io non mi sento di poter colpevolizzare per partito preso un uomo senza conoscere nulla della vicenda. È superficiale e sminuisce il mio essere donna.
Io come donna posso lottare per dei diritti: una legge, un processo giusto, un procedimento disciplinare che analizzi i fatti oggettivamente. Non per un processo popolare.
Io come donna DEVO lottare per chiedere una parità di valutazione per diventare titolato, una parità alle cariche istituzionali. Ma non devo basare questo su una vicenda singola.
@Alessandra
Senza dubbio un problema di genere nell’ambito alpinisti e di conseguenza nel Cai esiste. Senza dubbio partendo percentuale femminile di presenza.
Il fatto però è slegato dall’attuale presidente.
Anzi se volessi oggettivamente analizzare la questione potremmo dire che l’uso in campagna elettorale che altri candidati (donne incluse) hanno fatto della vicenda penalizza la figura della donna.
Aggiungo che l’idea di poter modificare dei regolamenti per permettere ad una donna di fare la Presidente è avvilente per noi. Forse in quanto donne ci possiamo arrogare il diritto di non rispettare le regole?
Pensare di poter “sistemare” un uomo, senza conoscere in alcun modo vicenda e motivazioni, ci pone sul suo stesso piano.
Dovremmo staccarci da questo piano e pensare invece a cosa si potrebbe fare per modificare la situazione delle donne nella società senza puntare il dito su una persona.
164
Alessandra, io dalla sua risposta mi aspettavo qualcosa di più’ circa in cosa lei stia cercando di migliorare il Cai. Per esempio il livello medio degli istruttori, la capacità’ di attrarre giovani talentuosi, la capacità’ dell’organizzazione di promuovere una cultura di rispetto per l’ambiente. Prendo atto dalla sua risposta che ci deve essere un problema di parità di diritto uomo donna che io non avevo colto ( e questa è’ certo una mia mancanza visto che non frequento da un po’) ma che nessuno dei miei amici e conoscenti anche femminili mi hai mai riportato. Però’ se lei lo riporta sarà’ argomento degno di attenzione. Non se la prenda però’ se le dico che la sua risposta al 164 mi pare parecchio ideologica e che risulti chiaro un intento di rivalsa ad personam. Mi chiedo se questo modo ideologico di procedere faccia bene al Cai ed ai valori che lei vuol difendere. Qui comunque a mio avviso stiamo sconfinando in un argomento molto delicato e, poiché’ personalmente, non ho mai trovato interessante discuterne in questa sede e in qualche modo intrecciato ad argomenti di montagna, mi ritiro in buon ordine. Resto convinto di quanto scrivevo prima e cioè’ che siano tutte dinamiche ideologiche più consone ad un partito politico.
Ps la battuta era effettivamente di pessimo gusto, ma mi chiedo se questo giustifichi il fatto che lei voglia dimostrare l’inadeguatezza di certi dirigenti cai e soprattutto del PG. Mi chiedo infine a tale battuta come avrebbe reagito la Federica Mingolla di turno, magari facendo schiattare il capo gita di fatica arrivando in cima due ore prima. Le reazioni possono essere le più’ disparate.
Saluti
Grazia scrive:”Penso, invece, sia tempo per creare altro, ognuno di noi, mettendo a frutto i propri talenti.”
Hai toccato un buon punto Grazia.
Non sono in effetti sicura di cosa sia meglio, se restare e provare a migliorare le cose oppure cercare uno spazio diverso.
C’è tuttavia da dire una cosa.
Il “miglioramento” che si chiede al CAI è un adeguamento di civiltà.
Il fatto che tu, da donna, sminuisca quello che mi è successo non lo rende meno grave.
Io non vado in montagna per sollazzare la vista di un uomo, con più o meno indumenti addosso. E se gli uomini mi considerano appunto come un oggetto votato al loro sollazzo è bene che se lo tengano per sé e tengano a freno la lingua.
Tu Grazia nella tua vita privata sei liberissima di circondarti di persone di alto o basso livello culturale. Ma in una associazione, in una gita sociale nessun uomo deve sentirsi autorizzato ad apostrofare a quel modo una donna.
Su questo il CAI dovrà necessariamente adeguarsi, perché la storia va avanti.
Ostacolare un cambiamento del genere sarebbe come chiedere che alle gite le persone di colore stiano in fondo, come ai tempi dell’apartheid.
Ripeto, tu nella tua vita privata sei libera di autorizzare tutta la goliardia del mondo. Ma la personale sensibilità di Grazia non è il parametro in base a cui regolarsi in modo universale.
Facciamo in modo che lo standard sia attribuire a tutti gli esseri umani pari dignità indipendentemente dal loro genere.
“non do valore a un gesto del genere”
Dire “zingaro” per offendere o non offendere, non offende né chi non lo è, né chi lo è.
La realtà non esiste senza la nostra coscienza.
Attribuire alla realtà valori e significati senza accorgersi, credendo le appartengano, ci ha portati al disastro in cui versiamo e, vedo, si vuole proseguire su questa via.
Una cultura condotta da leggi e morali è una cultura spiritualmete povera e potenzialmente esplosiva.
Io non penso si debba vivere un’associazione con l’intento di migliorarla.
Si può viverla seguendo i propri ideali, poi magari qualcuno può prendere spunto oppure no.
E non credo che sia il tempo storico adatto per apportare grandi cambiamenti a realtà già costituite, soprattutto se si tratta di istituzioni.
Penso, invece, sia tempo per creare altro, ognuno di noi, mettendo a frutto i propri talenti.
Non trovo umiliante che uno sconosciuto gridi “Nuda! Nuda!” mentre mi cambio. Tutt’al più posso scoppiare a ridere e dentro di me pensare che magari il livello culturale è un po’ bassino, ma non do valore a un gesto del genere.
Lusa scrive:”Avendo urlato in quell’occasione in pubblico le parole che riferisci è stato un atteggiamento goliardico del caiano amico di merende magari dopo aver tracannato qualche bicchierotto di vino.
Non ci vedo umiliazione”
Che lei e altri non ci vediate umiliazione è esattamente il problema che dobbiamo risolvere.
Ma stia tranquillo che lo risolveremo, Montani incluso.
Io ci vedo disastro culturale.
Avendo urlato in quell’occasione in pubblico le parole che riferisci è stato un atteggiamento goliardico del caiano amico di merende magari dopo aver tracannato qualche bicchierotto di vino.
Non ci vedo umiliazione
Basta. Soprattutto per confermare che le persone sono universi diversi e che volerle uniformare è esiziale.
Lorenzo Merlo scrive:”Potrebbe definire “umiliazione”?
Grazie.”
Umiliazione è quando durante una gita ci fermiamo a bere, io mi tolgo il pile perché ho caldo e uno (che so essere pure un capogita, ma non in quella gita) mi urla tutto contento NUDA NUDA.
Era il primo giorno che lo incontravo nella vita, non c’era amicizia o confidenza che lo giustificasse.
Umiliazione è che nessuno gli abbia detto nulla, era perfettamente normale che si comportasse così.
Umiliazione è averlo poi riferito ai vertici della sezione e che nemmeno loro abbiano ritenuto di dir nulla.
Basta come definizione?
E no, non è un caso isolato.
@ Merlo al 165. Umiliazione = Fare questa domanda a questa donna.
Potrebbe definire “umiliazione”?
Grazie.
Enri scrive:”Quali sarebbero le cose del Cai che Lei sta provando a migliorare?”
A livello locale ho avanzato delle proposte al regionale per migliorare la sicurezza e in generale consentire una partecipazione più serena delle socie donne.
Ora sto cercando di spiegare perché la permanenza di Montani alla guida del CAI costituisca un grosso problema. Montani ha dimostrato e continua a dimostrare una incapacità di empatia che rendono il suo operato dannoso. Di fatto con le sue dichiarazioni prive di umanità sta legittimando la pericolosissima idea che se non c’è la condanna di un giudice, se non si configura un reato, allora tutto è consentito e al limite va considerato come questioni private.
Non è così.
Le donne hanno diritto a vivere la montagna senza che gli uomini le umilino con atteggiamenti che mancano di rispetto, anche senza che siano reati.
Non dobbiamo farci carico noi del disagio che gli uomini ci provocano e non dobbiamo trovare noi il modo di arginare certi comportamenti.
Bisogna semplicemente che il CAI inizi una politica di tolleranza zero.
E questo è esattamente il contrario del segnale che sta lanciando Montani.
@ 160
Caro MG, tu ti compiaci di usare un lessico avvocatesco anche quando non sarebbe necessario. Però abbi almeno cura di non presentarti con una sequela di errori di battitura, di accentazione, di grafia, di ridondanza.
Per non parlare dei numeri del lotto estratti sulla ruota del C.p.p. (151).
Grazie.
Crovella con il suo ultimo intervento si è aggiudicato il Tapiro d’oro.
158
Quali sarebbero le cose del Cai che Lei sta provando a migliorare?
Grazie
Lusa, aldilà del delirio che è seguito e che vedo continua su un livello da bar, volevo solo e unicamente precisare che il provvedimento di archiviazione chiude una fase del processo, ma non ha ne il carattere di definitivita ne la portata di una sentenza, che invece fa stato anche sull’accadimento dei fatti.
quindi non legittima talune conclusioni che emergono in maniera cosi netta in alcuni. Allo stesso modo, non essendo una sentenza definitiva di condanna o assuluzione, richiederebbe un minimo di caurela nell’esprimere certi giudizi o trarre conclusioni sulla pelle altrui.
anyway, siccome vedo che il bar si popola di muovi agguerriti commentatori lascio il dibattito agli espertoni dello sciortino ;0)
mg scrive:”forse perche uno.puo provare a combattere dall’interno per le cose in cui crede?”
Esattamente 🙂 grazie
Carlo Crovella scrive:”Perché se il CAI ti “disgusta” così tanto (come implicitamente emerge dalla raffica dei tuoi interventi), non ti iscrivi ad un’altra associazione?”
Le cose che non ci piacciono del tutto si posso provare a migliorare 🙂 io questo sto provando a fare
Ma cosa volete cambiare il CAI dall’interno? Ni ricordate Sant’Agostino che sbeffeggiava il bambinetto che voleva svuotare il mare con un cucchiaio… gli interessati/curiosi ricerchino come è terminato l’episodio…
Su qualsiasi argomento (compresi quelli strettamente attinenti alla sola montagna) il CAI, se cambia, cambia solo su tempi lunghissimi e lo fa per naturale sostituzione anagrafica degli iscritti.
Viceversa la storia ha dimostrato che il CAI non cambia per le “rivoluzioni” operate, sia dall’interno che dall’esterno. Questi interventi, peraltro talmente esigui di numero che manco risultano agli atti, sono sempre destinati al totale fallimento.
Cmq, ci mancherebbe: battetevi pure per le vs idee, su questo come su qualsiasi altro tema dell’esistenza e dell’andar in montagna, e vediamo cosa otterrete. Sappiate però che non c’è un obbligo associativo di recepire tali idee, in nome di una loro presunta “nobiltà ideologica”. Non potrete imporle d’autorità agli altri soci, ma dovrete agire per “convincere” la gran pancia sociale del CAI… Auguri!
Enri. Il riferimento alla famiglia reale inglese lo vedo più adatto ai racconti degli amori giovanili degli alpinisti che colorano e rallegrano i racconti delle salite, a volte effettivamente un po’ noiosi. Gli ultimi romanzi a sfondo alpino ho notato, perarltro, che hanno sempre qualche riferimento amoroso, spesso “triangolare”. Qui la faccenda è meno comica e tende a virare verso il tragico. La discussione, a parte le solite sbavature a base di insulti degli “odiatori” seriali, ha fatto comunque emergere tematiche importanti che riguardano oggi la vita sociale e delle organizzazioni. Uno “Specchio dei Tempi”. Ancora una volta il mondo della montagna non è avulso da quello che succede in pianura. Significativo,inoltre, il gran numero di intereventi di contributori non abituali. E non penso proprio sia scattato un effetto Harry, ma anzi ci leggo tra le righe un significativo coinvolgimento emotivo, oltre forse qualche riferimento ad esperienze personali. Purtroppo ci vanno di mezzo persone reali, persino con nome e cognome, ma purtroppo questo succede nell’epoca della fine della dimensione privata.
Lusa
MG vuole pontificare.
Se la querelante o il PM trovassero ulteriori prove potrebbero richiedere di riaprire l’indagine e riesaminare l’archiviazione alla luce di ciò.
Teniamo però presente che in questo caso non parliamo di un omicidio in cui la persona offesa non ha portato la propria versione.
Salvo questo caso il provvedimento è definitivo.
Per MG, dato che eserciti la professione puoi richiedere le motivazioni depositate dal giudice presso Venezia. Altrimenti evita anche tu interventi sulle “dichiarazioni di parte”
Scusa MG, nel tuo post 149 tu dici : ” nessuno ha letto il provvedimento di archiviazione, per fortuna, che non è una sentenza, che non è definitivo, le cui argomentazioni lasciano il tempo che trovano (e che mi paiono al momento diffuse solo dal difensore di una parte) e dicono solo che allo stato non è sostenibile un processo penale su alcuni fatti. ferma e impregiudicata la riflessione in altre sedi su tali accadimenti e sulle condotte connesse.”
Cosa significa? Significa che il capitolo non è chiuso?
Potresti spiegarti meglio?
Gionti. Perché se il CAI ti “disgusta” così tanto (come implicitamente emerge dalla raffica dei tuoi interventi), non ti iscrivi ad un’altra associazione?
forse perche uno.puo provare a combattere dall’interno per le cose in cui crede?
@150
Peggio, tutta sta storia fa concorrenza, per interesse, alla famiglia reale britannica.
Mi chiedo cosa penserebbero o penseranno, leggendo anche questi commenti, tutti i soci delle sezioni sottosezioni e tutti coloro che magari avrebbero avuto o hanno intenzione di iscriversi al CAI per fare un semplice corso di alpinismo o Scialpinismo.
E non certo perché’ un potenziale atto di molestia non sia un caso importante. Ma trattato così sa solo di “correnti” da partito politico.
Bertoncelli 2 la norma e 414 cpp non 424. Per chi ha gli strumenti per capire. E chi tace spesso non è che non ha argomenti, è che semplicemente si è rotto le palle di interloquire con avventori del bar virtuale particolarmente ottusi e molesti.
Scusate, ma nei 148 commenti mi è sembrato di vedere il pollaio dell’orrenda trasmissione “Forum”..
Bertoncelli. Stai decisamente passando il limite.
dimostrando peraltro di essere una persona mediocre e un ignorante (non sono insulti ma dati di fatto, continui a scrivere provocazioni senza capire il senso di quel che leggi, perche ignori la materia e non ha gli strumenti culturali per gestirla).
se poi pensi di infastidirmi o provocarmi continuando a scrivere avvocato, dimostri solo di avere un livore contro quella categoria professionale che deriverà da fatti tuoi, e mostri doppia mediocrita.
Dall’alto della tua presunzione Puoi approfondire un po su wikipedia. Magari arrivi a capire che il riferimento al 424 è la risposta elle tue profonde e illuminate considerazioni da salumiere sul proceso pensle e su asserite contraddizioni.
tra l’altro, e complimenti a gionti per spessore e chiarezza argomentativa, nessuno ha letto il provvedimento di archiviazione, per fortuna, che non è una sentenza, che non è definitivo, le cui argomentazioni lasciano il tempo che trovano (e che mi paiono al momento diffuse solo dal difensore di una parte) e dicono solo che allo stato non è sostenibile un processo penale su alcuni fatti.
ferma e impregiudicata la riflessione in altre sedi su tali accadimenti e sulle condotte connesse.
Gionti. Perché se il CAI ti “disgusta” così tanto (come implicitamente emerge dalla raffica dei tuoi interventi), non ti iscrivi ad un’altra associazione?
Sei il classico esempio di destinatario dei mio invito: mettere pietra tombale, girare pagina, andare avanti.
Gionti. Forse mi sono spiegato male. Non ho detto che c’è stata trasparenza, anzi a mio parere opacità fin dall’inizio. Al contrario secondo me è più efficace per persone e organizzazioni coinvolte in vicende di questo tipo o di altro genere etico/giudiziario essere trasparenti fin dall’inizio, nei limiti del possibile e del rispetto delle persone coinvolte. Dire come stanno le cose (“Abbiamo/Ho questo problema in corso, ma decidiamo/ decido di agire in questo modo e ce ne assumiamo/me ne assumo la responsabilità delle conseguenze. Questo è l’insegnamento che ne ho ricavato, anche da altre vicende analoghe in altri contesti. Meglio parlar chiaro e affrontare le criticità prima che altri le usino contro di te, perché qualcuno sicuramente le userà. Sulla faccenda dei nomi oscurati ogni media (social compresi) decide a suo modo. Saranno i lettori a giudicare secondo la loro sensibilità e i loro valori.
@ 130
In 110 ti ho posto una domanda, alla quale tu hai EVITATO di rispondere. Chissà mai perché, eh?
In 127 ti ho evidenziato due asserzioni in palese contraddizione. Tu NON hai risposto nel merito: hai svicolato con riferimenti che NON c’entrano nulla!
In 130 ti affidi pure agli INSULTI, a cui ricorri di frequente. Chi non è capace di ribattere in modo razionale ha due opzioni: o tace o insulta. Tu spesso scegli la seconda via.
Oppure, beninteso, ti arrampichi sugli specchi sciorinando il tuo latinorum a noi “ignorantazzi”, illudendoti di impressionare.
Complimenti all’avvocato! 😂😂😂
Grazie Alessandra. Di cuore.
Marco scrive:”Si ripete nuovamente che il comunicato non è del Club Alpino Italiano.”
E si ripete nuovamente che questo lo dice lei.
L’articolo di montagna.tv dice altro e se l’informazione non è corretta Montani invece di diffonderla potrebbe chiederne la rettifica, non crede?
Marco scrive:”Il comunicato non “insinua che la querelante abbia mentito” riporta le motivazioni comunicate dal giudice in aula per l’archiviazione del caso.”
Il fatto che il comunicato sia dell’avvocato di Montani e non del CAI lo dice lei.
Sul sito montagna.tv si parla di comunicato del CAI. Montani dunque farebbe bene a chiedere la rettifica di questa informazione non corretta invece di linkare l’articolo sulla sua pagina facebook alimentando l’idea che si tratti di un comunicato dell’associazione.
Inoltre Montani insinua eccome che la signora abbia mentito – e io trovo meritevole di riflessione la circostanza che abbia assunto questi toni solo ora a valle dell’archiviazione, forse prima attaccare la signora lo avrebbe messo in cattiva luce? – poiché nel comunicato è scritto:”Il Presidente esprime soddisfazione per l’esito di una vicenda per lui molto dolorosa, nella quale si è da subito difeso con trasparenza, resistendo ad attacchi, durante la campagna per l’elezione e all’inizio del suo mandato, che si sono rivelati del tutto strumentali e basati su fatti non veri””
Al paese mio se si parla di fatti non veri si sta accusando qualcuno di mentire no?
E ribadisco anche qui, ci possono essere comportamenti indegni di un presidente di associazione che tuttavia non costituiscono reato.
Non esiste solo il piano della legge, esiste anche e soprattutto in una realtà associativa il piano della relazione con le persone e Montani si sta rivelando in questo del tutto inadeguato.
Carlo Crovella scrive:”Concordo con Pasini. Credo che pochissimi sapessero chi fosse di preciso la querelante (io NON ero al corrente di ciò e non ho mai voluto saperlo), ma l’ingenuità dell’autrice del commento 115 ha permesso a molti di collegare l’episodio ad un cognome, quindi a una precisa persona.”
Forse le è sfuggito questo post di Montani su facebook in cui linka un articolo su montagna.tv con un comunicato CAI in cui viene fatto il nome e il cognome della signora:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid0zWaZ1vs2zFKeuH8hpzLWoTAzuf7U5A2JWMUfLGq7C1DAsVtfeZ7nmXYQ7zj42MRsl&id=100053279619729
Non sono stata io a rivelare il nome e cognome della donna in questione, è stato il presidente CAI da voi tanto apprezzato. Io neanche la conosco la signora e certo non avrei potuto apprendere la sua identità se non l’avesse diffusa Montani stesso.
E sì, sono d’accordo anche io che avrebbe potuto risparmiarselo ma una volta che lui l’ha nominata penso sia anche giusto fermarsi a considerare appunto che non si parla di una mitomane ma di una donna dall’alto profilo professionale, a cui il CAI ha affidato responsabilità strategiche e a cui ora il CAI ha sostanzialmente voltato le spalle.
Carlo Crovella scrive:”Beninteso all’interno del sodalizio (a qualsiasi livello!) NON devono essere minimamente permessi i comportamenti di tale natura, ma NON spetta ad una associazione di appassionati di montagna affrontare questo annoso problema della società.”
E invece spetta eccome al CAI affrontare questo problema.
Perché è diritto delle socie donne poter partecipare alle attività sociali in modo sereno, senza dover subire comportamenti che pur senza configurare reati, comportano comunque mortificazione e mancanza di rispetto.
Ed è un fatto che certi comportamenti siano tollerati nel CAI.
Carlo Crovella scrive:”Questo deve essere ben chiaro a tutti: non solo Montani è innocente, ma i fatti non hanno nessun rilievo, cioè non esistono.”
A costo di ripetermi, non esiste solo il piano della legge.
Anzi, si possono avere comportamenti indegni di un presidente di una associazione come il CAI che però non configurano reato.
Non è sufficiente non commettere reati per dimostrarsi degni di una carica del genere!
Tra l’altro dal mio punto di vista il presidente si è dimostrato del tutto inadeguato al suo ruolo.
Prima si è lamentato di accuse ingiuste senza mai spiegare in cosa consistesse questa ingiustizia.
Ora che il caso è archiviato ha abbandonato la cautela iniziale. Forse pensa di non avere più da perdere per cui non si fa scrupoli ad attaccare la donna in questione, dal mio punto di vista dimostrando un totale difetto di empatia e umanità.
Ines Millesimi scrive:”La seduzione del fascino maschile e del potere è una chimica straordinaria che bisogna tenere a bada nel lavoro e nelle situazioni di evidente esposizione pubblica quando si hanno incarichi, a qualsiasi livello, a maggior ragione in una dimensione gerarchica in cui si riveste il ruolo di sottoposto.”
Signora lei accusa altri di aver costruito una propria storia personale su questa vicenda.
Ma lei ha fatto esattamente lo stesso.
Lei è forse nella testa della donna in questione per poter supporre che abbia subito il fascino del potere per poi cambiare direzione?
Ma come può attribuire a un altro essere umano certi moti interni di cui non può essere neanche lontanamente a conoscenza?
Ma si rende conto che con questa sua ricostruzione fa apparire questa donna come totalmente sleale, come una che prima desidera e poi si vendica trascinando uno in tribunale.
Si rende conto di quanto è grave attribuire una condotta del genere a un altro essere umano?
Carlo Crovella scrive:
” a gridare troppe volte “al lupo, al lupo” si sminuisce l’effettivo valore di tale avvertimento e quando c’è il “vero” lupo, non lo si riesce a focalizzare per davvero, perché orami mescolato ad un oceano di altri lupi…”
Abbiate pazienza ma qui ci vuole davvero tanta ma tanta presunzione a fare una affermazione del genere.
Soprattutto visto che a farla è un uomo che quindi non ha la più vaga idea della mole di umiliazioni a cui una donna è cronicamente sottoposta.
Non ne ha idea un uomo perché non le subisce sulla sua pelle, tutti i santi giorni.
Ma si permette pure di dire che a lamentarci inflazioniamo le molestie vere.
Le consiglio signor Crovella di approfondire il concetto di piramide della violenza.
Quelle che lei definisce molestie “vere” hanno come presupposto tutte le battute fuori luogo, gli apprezzamenti non richiesti, gli approcci insistenti, le discriminazioni lavorative a cui una donna è soggetta nella sua vita.
E sminuire la gravità di tutti questi comportamenti che costituiscono il presupposto culturale della violenza significa continuare a legittimare quel tipo di cultura.
Roberto Pasini scrive:”Primo: pur rispettando la riservatezza e la dimensione privata delle persone, la trasparenza paga sempre.”
Per curiosità: ma dove l’avete vista voi la trasparenza?
Nel dire che c’era un procedimento a suo carico e che riteneva le accuse ingiuste?
E su che base le riteneva ingiuste, è mai stato spiegato?
Poi parlare di accuse ingiuste secondo me è molto diverso da quello che sta dicendo Montani adesso a valle dell’archiviazione.
Prima diceva di avere una sua versione dei fatti a cui non chiedeva a nessuno di credere. Ma quindi dei fatti ammetteva fossero avvenuti.
Adesso invece li definisce fatti “non veri”.
Alla faccia della trasparenza, la narrazione di questa vicenda è cambiata radicalmente ora che il signor Montani non ha più nulla da perdere perché il giudice ha archiviato.
Luigi scrive: “La verità prima o poi viene sempre a galla come i nodi arrivano al pettine.”
Quale verità è arrivata al pettine? A me interessa relativamente che Montani abbia commesso un reato o no.
Ci si può comportare in modo indegno di un presidente di una associazione come il CAI anche senza che questi comportamenti configurino un reato. Le conclusioni processuali non esauriscono tutti i piani per cui questa vicenda è rilevante.
Il modo in cui Montani ha gestito la situazione secondo me dimostra che non è all’altezza del suo ruolo, in modo del tutto indipendente dall’archiviazione del procedimento a suo carico.
E poi c’è sempre un numero uno. Tutti lo vedono ma lui non lo sa.
Forse Cominetti ha ragione. Siamo imbecilli, ma per motivi diversi da quelle che pensa lui. Perché ci facciamo troppe aspettative di decenza. I social sono tutti uguali. Nessuno escluso, per usare una sua espressione. Buona notte.
Per quanto personalmente abbia avuto modo di vedere e constatare, la carica di Presidente Generale del CAI è un qualcosa di pochissima rilevanza pratica all’interno del Sodalizio.
Ci sono i vecchi ratti delle cantine che sono impossibili da sradicare e che vanno per la loro strada. Ci sono situazioni disperate lasciate dai Presidenti precedenti che hanno assunto peso e condizioni di irrisolvibilità enormi e che nei lustri si sono accumulate, rendendo il tutto inestricabile e quindi da mettere da parte per la presidenza che verrà e via discorrendo.
L’andazzo è questo e NESSUN Presidente può fare un reset che aggiusti queste drammatiche situazioni. Se ci sarà un gigantesco incendio in Via Petrella, in molti ne capiranno le ragioni ma diversamente le cose resteranno al livello giurassico al quale sono da decenni.
Non contando nulla la figura del Presidente mi meraviglia che lo stesso abbia potuto utilizzarla addirittura per fare colpo su una donna. Io immagino e spero che per molestia non sia stata intesa come nessuna azione violenta e che Montani abbia tuttalpiù invitato la Signora in questione a mangiare una pizza pagando il conto metà per uno, perché non riesco ad immaginare una donna che cede al fascino del Presidente Generale del CAI in quanto tale e che poi lo denunci per molestie, come fosse Weinstein con le attrici cui prometteva successo in cambio di prestazioni sessuali. Milano mica è Hollywood.
@Agnese 131
Si ripete nuovamente che il comunicato non è del Club Alpino Italiano.
Esso contiene:
La dichiarazione rilasciata al termine dell’udienza di Venezia in data 09/01 dall’Avv del socio Montani riguardo il Presidente
Le motivazioni della giudice e della PM che hanno disposto l’archiviazione in aula.
Le stesse sono depositate presso Venezia
Il nominativo della querelante è riservato durante il procedimento e pubblico al suo termine. Sta ai quotidiani deciderne la pubblicazione integrale, l’utilizzo di iniziali o la rimozione dello stesso.
guardate che nome e cognome della ragazza sono stati spiattellati per bene dal comunicato del CAI, non dalla signora del commento 115.
Vedi bertoncelli, dimostri tutta la tua piccolezza. È materia che non conosci e dovresti tacere.
leggere altapedia e conoscere i meccanismi processuali sono faccende assai diverse. Il provvedimento non costituisce provvedimento decisorio, non diviene definitivo, chiude una fase processuale, se dovessero emergere ulteriori elementi in futuro le indagini possono essere riaperte (Art. 414 cpp)
ma siccome non sai di cosa parli, more solito straparli. Uno dei tanti avventori del bar di eco.
in ogni caso non state facendo un buon servizio ne a voi ne al cai ne agli interessati. Per una volta mi tocca essere d’accordo con Crovella (absit iniuria verbis).
della vicenda processuale sarebbe opportuno e serio non parlare piu.
se poi montani è parso inadeguato in condotte da candidato (a me è parsa bizzarra anche la partecipazione assai informale su questo blog per una carica di tal livello, ma tan’te), si parli di quello.
Fascista mascherato.
Ma solo a te stesso.
Crovella.Anche peggio. In un altro commento si è fatto riferimento al lavoro che faceva e ai supposti rapporti di comunanza professionale con alcuni dei 34. E si è parlato pure della sua famiglia. Roba da matti. E poi qualcuno pure gracchia se chiedi che almeno il cognome venga asteriscato. In proposito ricordo anche l’avvertimento di MG sulla divulgazione non autorizzata di nomi e cognomi. Cosa diceva Cipolla…dannoso a se’ e agli altri.
1) Il comunicato [dell’avvocato di Antonio Montani] non “insinua che la querelante abbia mentito” riporta le motivazioni comunicate dal giudice in aula per l’archiviazione del caso. Cito testualmente “il giudice, come già prima il pubblico ministero, ha ritenuto che il racconto della donna non fosse credibile e ha sottolineato varie circostanze contraddittorie.”
2) L’avvocato MG ha scritto invece che “la richiesta di archiviazione non fa alcuno stato sulla sussistenza dei fatti […]. Non è un giudizio tombale né che i fatti non siano accaduti né che non abbiano rilevanza penale” (89).
Ammesso che l’avvocato di Antonio Montani non abbia comunicato il falso in merito alle motivazioni del magistrato in aula, a me pare che 1) e 2) siano leggerissimamente in contraddizione tra di loro.
… … …
Avvocato MG, lei che ne pensa? Chi si deve astenere dallo schiacciare tasti a caso (copyright MG)?
Io conosco già la risposta: “Prima di parlare bisogna leggere la sentenza”. Come in effetti NON ha fatto lei col suo commento 89…
Si ha spesso la conferma della frase di Umberto Eco:
I SOCIAL HANNO DATO LIBERTÀ DI PAROLA A MILIONI DI IMBECILLI.
Intendiamoci, mi ci metto anch’io ma ci siete anche voi. Nessuno escluso.
Io rivolgo le mie attenzioni solo alle tesi di Crovella, ho sempre avuto grande fiducia nei cartomanti!
@115
1. Il comunicato non è del CAI ma dell’avvocato del socio Montani. Tant’è che come dice lei il comunicato non è riportato nelle pagine del Cai. Lo stesso riporta una dichiarazione del presidente e non cita mai altre persone al di fuori della querelante.
2. Il comunicato non “insinua che la querelante abbia mentito” riporta le motivazioni comunicate dal giudice in aula per l’archiviazione del caso. Cito testualmente “il giudice, come già prima il pubblico ministero, ha ritenuto che il racconto della donna non fosse credibile e ha sottolineato varie circostanze contraddittorie”
3. Il Club alpino italiano ha sedi appropriate in cui valutare oggettivamente i fatti. Queste sedi sono i procedimenti disciplinari, non i canali social. (su cui per altro non è mai stato fatto cenno alla vicenda poiché non di interesse pubblico essendo sottoposta a segreto d’indagine prima della chiusura del processo)
La prego di evitare ulteriori voli pindarici
È meglio assumersi la responsabilità di ciò che si fa.
Non attribuirla.
Malore.
Concordo con Pasini. Credo che pochissimi sapessero chi fosse di preciso la querelante (io NON ero al corrente di ciò e non ho mai voluto saperlo), ma l’ingenuità dell’autrice del commento 115 ha permesso a molti di collegare l’episodio ad un cognome, quindi a una precisa persona.
Il fatto è sintomatico dell’estrema leggerezza e superficialità con la quale ci si comporta, oggi come oggi. Venite a farci la morale (115) perché non saremmo sufficientemente attenti alla “sofferenza” della querelante e contemporaneamente voi stessi le producete dei danni potenzialmente incalcolabili. Se davvero ci tenete a proteggere lo stato d’animo della querelante, dovete per prima cosa evitare di farle dei danni diretti.
Inoltre la scivolata sulla buccia di banana svaluta totalmente le argomentazioni esposte dal commento 115 (che si allineano a tutti quelli precedenti della stessa serie). L’autrice dimostra di esser completamente “fuori”, non rendendosi conto di che cazz..ta immane stia facendo (divulgando il cognome), e poi si aspetterebbe che rivolgessimo particolare attenzione (?!?) alle sue tesi…
Dai, per favore. Pietra sopra, girare pagina, guardare al futuro.
Mi domando se Crovella faccia il mestiere di cartomante.
Certo mettiamoci anche il numero di telefono e la foto. Ma stai zitto Merlo che è meglio.
Voglio ricordare la risposta che ha dato Lorella Franceschini al giornalista del quotidiano LA STAMPA MAX CASSANI IL 31 Maggio 2022, https://www.lastampa.it/montagna/2022/05/31/news/cai_la_vicepresidente_dimissionaria_comportamenti_scorretti_e_poco_limpidi_non_posso_lavorare_con_montani_-5245423/ ad una sua intervista, ricordando che… «Tra l’altro Montani aveva detto più volte che di fronte alle voci sulla sua persona avrebbe ritirato la sua candidatura. E invece alla fine non l’ha fatto».
Poi, Montani è anche un tipo spiritoso. Il 1 aprile 2022, sulla sua pagina FB ha postato: Cari amici è con profondo rammarico che vi comunico che sarò costretto ad un lungo periodo all’estero, pertanto dovrò rinunciare alla mia candidatura a Presidente Generale del Club Alpino Italiano. SUA FOTO CON UNA PICCOLA VALIGIA…Approfitterò di questa parentesi per aprire i miei orizzonti per la direzione del Club Alpino sloveno. Molti commenti increduli di soci CAI… ma anche disappunto…
Mauro Marucco
Secondo il mio modesto pensiero un candidato alla Presidenza Generale del Club Alpino Italiano non può ironizzare su una carica così importante e se è vero su una scelta personale non si possono dare giudizi
Antonio Montani Mauro Marucco sto andando all’estero per rappresentare il CAI in un incontro europeo e considerato che molti invece ironizzano sulle mie capacità di gestire le responsabilità che il ruolo comporta non vedo perché non renderli, almeno per oggi, felici!
QUINDI, IL CLASSICO PESCE DI APRILE. Giudicate voi, io la mia scelta l’ho fatta, senza rimpianti. DOPO 40 ANNI NON HO RINNOVATO IL BOLLINO. Erano da diversi anni che non accettavo più niente di questa associazione, ad iniziare dalla stampa.
Io lo sono ogni volta che apri bocca.
Gogna, per favore intervieni e oscura il nome della signora coinvolta. Penso molti altri la pensano come. Non ho parole. Veramente ogni tanto c’è da rimanere sconcertati. Grazie.
@115 Signora, legga attentamente il commento 113 e troverà le risposte ai suoi interrogativi.
Leggo su montagna.tv un articolo che cita un comunicato del CAI che però non trovo sul sito del CAI stesso.
In questo comunicato il CAI esprime soddisfazione per l’archiviazione del procedimento contro Antonio Montani. Come se l’intera associazione si identificasse con il presidente.
Io credo che ci fossero due persone coinvolte in questa vicenda, entrambe associate al CAI. Della seconda persona coinvolta però nel comunicato non si dice nulla eccetto insinuare che abbia mentito. Non mi pare che questo comunicato mantenga il necessario equilibrio. L’esito del procedimento giudiziario, positivo per Montani, non esaurisce tutti i piani per cui questa vicenda è rilevante.
Non esiste solo il piano della legge. Esiste anche il piano della relazione tra le persone e di questo non mi pare ci si sia finora presi cura.
Il CAI avrebbe potuto esprimere partecipazione, comprensione anche per il vissuto della signora A.G. Al di là che quanto da lei denunciato costituisca o meno reato, io come socia sono dispiaciuta che lei si sia trovata in uno stato d’animo che l’ha portata a denunciare. In che comunicato il CAI ha espresso questo tipo di vicinanza? Mesi fa Montani scriveva che non aveva chiesto a nessuno di credere alla sua versione dei fatti. Dunque di diverse versioni dei fatti si parla. Ma dei fatti sono dunque accaduti, qualcosa su cui il socio Montani e la socia A.G. non hanno dato la stessa lettura, qualcosa che finora i tribunali non hanno valutato costituisca reato, eppure qualcosa che plausibilmente può aver causato sofferenza nella signora A.G.
È triste che di questo nessuno abbia fatto menzione. Ci si è concentrati solo su Montani.
Addirittura quando qualcuno gli ha chiesto di dimettersi Montani stesso ha motivato il suo rifiuto a farlo dicendo che non era giusto rinunciare ai progetti di rinnovamento del CAI. Perché, mi chiedo io, con le sue dimissioni si sarebbe dovuto rinunciare a rinnovare il CAI?
Il CAI è una associazione che vive del contributo di tutti e tutte. Quando anche uno si facesse da parte, se una esigenza collettiva di rinnovamento esiste, questa esigenza troverà comunque il modo di esprimersi, lo credo che sia pericoloso identificare il futuro di una associazione con un solo individuo. Credo che questa posizione tradisca profondamente il senso stesso di essere una associazione. Una associazione individua i suoi valori e li porta avanti e i rappresentanti a cui da fiducia dovrebbero solo prestare la loro opera al servizio di una volontà comune. Per cui che si faccia da parte uno non dovrebbe fare una cosi drastica differenza sulla possibilità di perseguire quei valori.
Dunque questo io mi chiedo: non poteva l’associazione perseguire i suoi valori senza Montani?
Non poteva l’associazione esprimere vicinanza e solidarietà a una socia donna che si è trovata in uno stato di disagio tale da portarla a denunciare? Vi ricordo che questa socia ha anch’essa ricevuto fiducia dal CAI che le ha affidato importanti incarichi. Dove è finita questa fiducia? Che i fatti non costituiscano reato, non implica che non abbiano potuto causarle sofferenza.
lo trovo molto pericoloso che non si consideri questo aspetto della vicenda. E trovo pericoloso anche che si identifichi la chiusura del procedimento con un esito positivo per tutta l’associazione. La sofferenza di quella donna resta fuori da questa cornice di lieto fine, eppure anche lei è una socia del CAI – Club Alpino Italiano.
Sono d’accordo con Crovella, Adesso basta!
Però vedo che lui continua a scrivere nei commenti ripetendo cose che ha già detto e si atteggia anche a censore 😄
Crovella, se vuoi mettere una pietra tombale non fare più commenti arzigogolati e camaleontici
Nessuno di noi è un provetto giurista, tranne pochi eletti. Così come non siano ingegneri, medici o fisici nucleari. Per cui i tecnicismi sul piano giuridico, una volta precisati per carità, hanno rilievo solo se impattano sulle scelte operative del sodalizio.
Ora, ciò che interessa ai soci CAI è che il CAI continui a funzionare senza rischi, anche molto labili e teorici, di intoppi per improvvise decapitazioni ai massimi vertici. Anticipo già l’obiezione (“ma sei sicuro che la maggioranza dei soci voglia questo?“) e dico che lo traggo per deduzione. Se la lettera di 34 (come ho già apertamente detto, legittima in sé: difatti non ho mai polemizzato con costoro, molti dei quali sono da me conosciuti da tempo immemore) fosse condivisa dalla maggioranza dei soci, in calce non avrebbe “solo” 34 firme, ma 170.000 (che corrispondono al 50% abbondante dei soci nazionali). Poiché non è così, mi pare di concludere che il prevalente sentiment della base associativa non è di quell’orientamento.
Certo abbiamo doverosamente (sul piano morale prima ancora che giuridico in senso stretto) lasciato alla signora tutta la libertà di manovra che le riconosceva la legge. Mai nessun socio ha messo bastoni fra le ruote o altri intoppi all’azione della signora, la quale si è rivolta due volte alla procura, esercitando anche il legittimo diritto di richiesta di riesaminare la prima indagine.
Ora siamo giunti all’archiviazione definitiva e da socio devo dire che sinceramente non sono interessato a capire se le archiviazioni derivino da effettiva “inconsistenza” del fatto originario (come alla fin fine penso io) oppure da un vizio di forma della richiesta stessa o da alzi tecnicismo che mi sono ignoti. Non è rilevante, non essendo io un giurista per cui non sono interessato ai dettagli. Ciò che rileva, da socio, è che lo spazio legittimo di azione alla signora è stato ampiamente riconosciuto, la signora si è mossa in piena libertà e le conclusioni non sono a suo favore, diciamo così.
Per cui adesso basta, il CAI deve andare avanti e , anzi, sta già andando avanti. Il Consiglio Direttivo in questi mesi ha varato numerose decisioni, ha preso delle importanti scelte strategiche (vedi articolo odierno su “nuova” Rivista CAI) e ha effettuato delle nomine ecc ecc ecc. Il meccanismo tutto, dal PG fino alla più sperduta sezione, non deve rischiare di incepparsi, stante la considerazione che sul piano giuridico la cosa è terminata.
Questo è quello che interessa alla base sociale. E queste cose le dico NON rivolgendomi alla signora (che – almeno per quel che mi risulta – pubblicamente non ha preso delle posizioni, tanto meno polemiche), ma a tutta quella pletora di persona che continuano, ancora adesso, a strumentalizzare l’evento per sperare di spodestare il PG, perché evidentemente hanno degli interessi personali a tal fine (perché questo, sotto sotto, è l’esigenza di fondo, ben diversa dalla manifestazione di opinione dei 34 del luglio scorso). Il CAI va avanti e fattevene una ragione. Pietra tombale e girare pagina, please.
MG, è ovvio che se il mio interlocutore mi parla di astrofisica o della scrittura cuneiforme io taccio, ascolto e imparo. Salvo poi eventualmente verificare sui testi specializzati.
È ovvio, e lo avevi capito pure tu (almeno, lo spero per te…). Però, da avvocato, hai voluto specularci sopra.
Ti lascio alle tue speculazioni.
olà… !
“Quando io discuto su qualsiasi tema, lo faccio valutando se quanto sostenuto dal mio interlocutore è vero oppure no, è giusto oppure no, è corretto oppure no, è fondato oppure no.”
io no. talvolta ascolto e imparo… ma se tu hai le competenze per vagliare qualunque interlocutore in qualunque campo, mi inchino e ti omaggio.
Non devo confutare nulla, l’esposizione è corretta ma didascalica. se tu aprissi una qualsiasi banca dati di giurisprudenza sul termine “infondatezza della notizia di reato” smetteresti di leggere dopo un paio di settimane… diciamo che la faccenda è un pò più ricca e sfumata (e le conclusioni cui pervenire, pure) rispetto a quel che consente la paginetta di altapedia.
Pasini. in parte condivido. in parte credo che questo bar immenso abbia e stia appiattendo le menti in un modo mostruoso.
Il web è certamente un serbatoio infinito, e utilissimo se sai cosa cerchi. ma si presta anche ad una manipolazione e una illusione di sapere che finisce per essere devastante.
Quale sia la soluzione non so.
“L’archiviazione costituisce l’alternativa all’esercizio dell’azione penale, in esito alle indagini preliminari, in uno dei seguenti casi: quando la notizia di reato risulti infondata, sia rimasto ignoto l’autore del reato, risulti mancante una condizione di procedibilità, il reato sia estinto o il fatto non sia previsto dalla legge come reato, il fatto sia particolarmente tenue.”
Allora lo domando a te: quanto riportato tra virgolette corrisponde al vero oppure no? Attendo risposta: o sí o no. Se no, argomentalo.
Cosí finalmente cesseremo di barcamenarci tra astrusità, cavilli, arzigogoli e menate varie.
NOTA BENE
Quando io discuto su qualsiasi tema, lo faccio valutando se quanto sostenuto dal mio interlocutore è vero oppure no, è giusto oppure no, è corretto oppure no, è fondato oppure no.
Non giudico mai in base al titolo di studio del mio interlocutore. L’ipse dixit con me non funziona, men che meno se si tratta di avvocati.
Soprattutto, non tento di sostenere le mie tesi presentandomi col titolo di studio: è buona educazione.
Ragiono sui fatti, non sui titoli: è ciò che mi è stato insegnato dai miei genitori, a scuola, all’università.
… … …
E ora, per favore, non annoiamo piú chi ci legge.
Se si applicasse il principio della competenza (studio disciplinato + esperienza nel campo) i social si prosciugherebbero. Forse non sarebbe male, però però…..come la metteremmo con il famoso “pensiero unico” se passasse solo l’informazione “certificata” e “autorevole”? A me sembra che la rete sia un po’ come la famosa biblioteca di Alessandria di Umberto Eco. È frequentata con scopi diversi, compreso il cazzeggio alla macchinetta del caffè. C’è dentro di tutto, bufale comprese, ma anche canali alternativi dove possono passare contenuti fuori dagli schemi dominanti. Poi è una piazza dove l’anonimato e la virtualità consenteno comportamenti che “in società” ben pochi oserebbero esibire. La contaminazione regna sovrana e la selezione tra gli scaffali e tra luoghi di incontro è ribaltata sul lettore, sulla sua “educazione” in senso sia conoscitivo che comportamentale. E qui casca il famoso asino. Ogni volta che apri le porte entra di tutto, questo è il rischio. What else? Come diceva George Clooney nello spot pubblicitario del caffè appunto. Aggiungo che qui ad MG è andata bene, perché gli uomini del Diritto quando intervengono sui loro contenuti in generale inducono un po’ di rispetto. In altri campi ti becchi una caterva di insulti se fai riferimento alla famosa competenza, come vediamo spesso sugli argomenti più disparati dalla Fisica alla Biologia, dalla Psicologia alla Filosofia, dall’Economia alla Storia. Per non parlare della varietà dei siti linkati. Così è…un prezzo che forse va pagato per una società aperta.
ps tra l’altro la lettera dei 35, da cui oggi pretenderebbe l’abiura, mi par di ricordare non riguardasse il merito della vicenda ma la condotta di un candidato presidente di fronte ad un processo in itinere. che è faccenda un pò diversa dalla deriva di questi commenti
Bertoncelli, ma anche molti altri.
poi la chiudo qui. Conosci l’estensore di quel pezzo per definirla esperto avvocato?
è una pagina di altalexpedia ed è una pagina divulgativa che contiene alcuni riferimenti di base (molto di base); in ogni caso non è propriamente il portale cui attingono i professionisti del diritto. Ma se sai appassionato, te ne indico uno ancora più trash, “la legge per tutti”.
che è un pò come pretendere di discutere con un cardiochirurgo dell’impianto di una valvola mitralica citando selezione dal reader’s digest (tu che sei stagionato la ricorderai).
perdonerai se lui sorriderà scuotendo la testa o, se lo becchi in una giornataccia, ti manderà a quel paese. tutto lì.
Siccome qui si parla di vicende delicate, a mio avviso i commenti avevano un senso se rimanevano sui risvolti associativi della vicenda, senza andarsi a infilare in dietrologie e sezionamenti processuali di una vicenda che i due protagonisti – per ragioni diverse – hanno il sacrosanto diritto di ritenere personale (non a caso i processi e le sentenze penali sono pubblici, le indagini e le archiviazioni no).
Ma nell’era della superficialità indotta (che aiuta chi dirige a mantenere i suddetti a livello intellettuale minimo) sono tutti esperti di tutto (basta dare una sbirciata al web) e si sentono in dovere di scrivere la qualunque o di fare lezioncine (Crovella docet) su come funziona il processo penale.
la cultura del terzo millennio, purtroppo, ha il suffisso pedia.
Credo la dica lunga…
Se, scrivendo quello che scrive Battimelli al #35, si viene bollati come “bacchettoni” e/o “baciapile del politically correct” (termini che, peraltro, dal basso della mia ignoranza, ero convinto avessero significati per nulla attinenti con la vicenda in oggetto), beh, allora sono orgoglioso di essere un bacchettone.
@Mara Se fosse vero che la testimonianza della vittima è una prova allora avremmo molti più condannati per molestie e violenze sessuali. Adesso le cose stanno cambiando (si spera).
“Di conseguenza non solo non esiste un reato in termini strettamente giuridici, ma è molto probabile che l’evento in sé non abbia proprio nessuna rilevanza, neppure sul solo piano etico-comportamentale.”
Aridaje. NO. Ma se io rubo delle caramelle al bar, poi il barista dopo tre giorni mi accusa di essere la ladra, ma le caramelle nel frattempo so’ sparite e non ci sono telecamere ne’ altre prove che dimostrano che io abbia rubato, quasi sicuramente la faccio franca. Ma intanto le caramelle me le so’ magnate uguale. Non è che magicamente l’accaduto sparisce in un buco spazio-temporale. Capito che intendo? Se la giustizia fosse infallibile vivremmo in un mondo fantastico.Sia chiaro, non sto criticando il provvedimento preso, era probabile che finisse così e lo ritengo anche normale (sic). Quello che mi preme sottolineare è che l’esito non è una dichiarazione di verità assoluta.
1) Nel commento 97 non mi sono addentrato in materie non mie. Mi sono limitato a una citazione.
2) Nella citazione, il cui autore è un esperto avvocato, sono menzionate norme elementari di giurisprudenza.
3) Non ho espresso opinioni sulla vicenda di cui si sta parlando.
4) Non ho criticato nessuno, tanto meno disprezzato.
5) Il raglio è venuto dopo (99) ed è stato il mio giudizio sul commento 98, del tutto ingiustificato e insolente.
Tutto qui.
ps… scrivi che io raglio.
a te sarà sarà sembrata una genialata sarcastica.
per me è un complimento. gli asini sono animali straordinari (e così divaghiamo un pò…)
addio-a-alfio-scandurra-scrittore-e-ambientalista-che-ha-attraversato-il-friuli-in-compagnia-del-suo-adorato-asino-fiocco
Caro bertoncelli,
mi pare che qui chi mostra spocchia e arroganza, continuando a dare dello stupido all’interlocutore, nascosto dietro ad un linguaggio buonista, sia tu.
LA massima del non discutere con i cretini che ti battono portandoti al loro livello è nota e con questo ultimo commento, mi stai dando con ogni evidenza del cretino.
Io ti sto solo dicendo di non addentrarti in materie non tue, delle quali sei – in senso letterale – ignorante, pretendendo di confrontarti sulla scorta di un link.
Non v’è alcuna guerra, ma mi pare evidente che vi siano materie e profili che richiedono conoscenze specialistiche. altrimenti si fa della fuffa.
Avete scritto 95 commenti su una vicenda delicata che coinvolge la pelle di altre persone senza conoscere le dinamiche processuali e sparando valutazioni a caso, da chi parla di sentenza di assoluzione davanti ad una archiviazione a chi prende fischi per fiaschi.
Forse era semplicemente più opportuno e carino tacere (o magari fare tesoro delle spiegazioni, perché se non te ne fossi accorto la spiegazione sta già nel mio primo post) senza pretendere di controbattere presuntuosamente solo perché si è letta mezza paginetta su altalex. e lo era sia nei confronti dell’indagato archiviato sia nei confronti di colei che ha sporto querela.
Ma forse tu hai letto il provvedimento di archiviazione e ne sai più degli altri…
quanto al resto, siamo in un bar virtuale dove ognuno spara la propria scemenza, non ad un convegno di giuristi, quindi scrivo per diletto, spesso in corsa e facendo altro. e per puro divertimento, talvolta costituito anche dalla provocazione.
Non ho né intenti moralistici ne educativi né guerrafondai.
avrai la pazienza di sopportare qualche errore di battitura…
Caro MG, devi rileggere i tuoi scritti prima di pubblicarli. Potrai eliminare eventuali errori e, soprattutto, avrai modo di riflettere ancora.
Comunque, parafrasando un celebre aforisma, alla fine mi sono detto: “Non mi conviene discutere con MG. Mi costringe ad abbassarmi al suo livello e poi mi batte con l’esperienza”.
P.S. Non siamo in guerra. Qui si discute, ci si confronta. Senza sparare, senza spocchia. Senza considerare il proprio interlocutore con superiorità, come se fosse ignorante, stupido, minus habens.
Gli devi opporre argomentazioni, non arroganza, non sprezzo. Lo ripeto: va a tuo discapito.