L’occupazione di un ghiacciaio

In Francia fanno sul serio!

L’occupazione di un ghiacciaio
(la nuova frontiera dell’attivismo ambientale è a tremila metri d’altitudine)
di Fabrizio Fasanella
(pubblicato su linkiesta.it il 14 ottobre 2023)

A tremilaquattrocento metri sopra il livello del mare, un gruppo di scienziati e alpinisti ha bloccato per una settimana il cantiere di una nuova funivia. Una protesta unica nel suo genere, che potrebbe rovinare la festa ai promotori di un progetto non compatibile con le esigenze dell’ecosistema montano.

Courtesy of Soulèvements de la Terre

Se ancora non fosse chiaro, il futuro dello sci non esiste. Costruire in alta montagna nel 2023 è una forma di accanimento terapeutico, e mese dopo mese escono report in grado di ricordarlo attraverso dati inequivocabili. In uno scenario ottimistico, spiega il dossier Nevediversa 2021 di Legambiente, solo tredici dei ventuno impianti che fino a oggi hanno ospitato le Olimpiadi invernali «sarebbero in grado di ripetere l’esperienza nel 2050», mentre gli altri otto rischiano di chiudere per mancanza di neve. 

L’ultimo studio degno di nota è stato pubblicato a fine agosto sulla rivista scientifica Nature Climate Change. Le stime mostrano che tutte le piste da sci nelle Alpi italiane (il cento per cento) rischiano di “sparire” a causa della carenza di neve. Per invertire la rotta, sottolineano gli esperti, le strade sono due. La prima è un cambio radicale delle politiche volte a ridurre le emissioni di gas climalteranti; la seconda è l’innevamento artificiale, una soluzione non sostenibile per via del consumo d’acqua ed energia. Anche limitando il riscaldamento globale di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale, però, il trentuno per cento delle nostre piste risulterebbe condannato. 

La situazione è leggermente migliore, ma comunque drammatica, nelle Alpi francesi: il novantatré per cento delle piste del Paese rischia di scomparire senza innevamento artificiale e sforzi di mitigazione adeguati. Qui, più precisamente sul ghiacciaio della Girose, sabato scorso è cominciata una protesta senza eguali, che potrebbe rappresentare la scintilla di un nuovo movimento per la protezione delle montagne. 

Fatta eccezione per qualche quotidiano locale o sito di news, la notizia è stata finora ignorata dai principali organi di stampa italiani. Sui social, però, sta circolando grazie alla pagina Instagram specializzata “L’occhio del Gigiàt”, che si definisce «un occhio contro le innaturali trasformazioni della montagna». 

Ma cosa sta succedendo, di preciso? Alle 16 del 7 ottobre 2023 una decina di alpinisti, scienziati, professori universitari e attivisti – orchestrati dal movimento ecologista Soulèvements de la Terre – ha occupato il cantiere di una funivia sopra il paesino di La Grave, nel Parco nazionale degli Écrins. In Europa non era mai successo che una protesta del genere toccasse i tremilaquattrocento metri di altitudine. L’obiettivo, finora riuscito, è quello di fermare i lavori del terzo troncone della funivia, nella speranza di un blocco totale dei cantieri. Gli attivisti, supportati anche da alcuni residenti della zona, hanno piantato le loro tende, sommerso una ruspa di pietre e montato striscioni visibili anche da lontano. 

Siamo sotto la Mejie

Oltre all’impianto di risalita, che dovrebbe sostituire uno skilift e toccare i tremilaseicento metri sopra il livello del mare, il progetto da dodici milioni di euro (di cui quattro pubblici) prevede l’apertura di ristoranti e altre attività di stampo turistico. Anche la zona sottostante al ghiacciaio della Girose, quindi, rischia di trasformarsi in un centro commerciale a cielo aperto, in linea con ciò che sta accadendo in diverse aree dell’arco alpino. 

Fabrice Boutet, direttore generale di Sata Group (l’impresa che sta promuovendo il progetto), sulla stampa locale ha definito gli attivisti dei «teppisti che non fanno nulla nella vita». Sata Group fa parte della Société d’aménagement touristique de La Grave (Satg), che nei giorni scorsi ha sorvolato la Zad (Zona da difendere) con un elicottero. Il velivolo, però, non è riuscito ad atterrare a causa della presenza degli attivisti. Martedì e mercoledì, secondo quanto riportato su Twitter da Soulèvements de la Terre, la polizia ha minacciato di sgomberare il campo base. 

Courtesy of Soulèvements de la Terre

Secondo la stampa locale, i lavori del terzo troncone non riprenderanno almeno fino al 19 ottobre 2023, giorno di pubblicazione di un «dossier di esenzione per la presenza di specie protette». Le autorità giudiziarie si esprimeranno in un’udienza in programma alle 14.30. Qualora certificasse la presenza di animali o piante a rischio, il documento potrebbe rivelarsi un brutto colpo per il cantiere del nuovo impianto di risalita. Si tratterebbe infatti della prima vittoria di Soulèvements de la Terre, che sta mostrando alla comunità locale tutte le lacune del progetto. I sostenitori del comprensorio sciistico, infatti, iniziano a tremare: oggi, alle 11, si terrà una manifestazione in favore della funivia. 

«L’impronta di carbonio di questa funivia sarà minore rispetto all’attuale skilift, che funziona a gasolio. Non sarà la funivia a sciogliere il ghiacciaio: l’unico pilone e la stazione di arrivo saranno posizionati sulle rocce», dice Serge Moranval, uno degli organizzatori della “contromanifestazione”», all’emittente locale Like Radio. Il tema, però, è più ampio della fusione dei ghiacciai: riguarda un modello produttivo non più compatibile con il deterioramento dell’ecosistema. La montagna non è il nostro parco giochi: è necessario puntare sulla riconversione, la diversificazione e la destagionalizzazione dell’offerta turistica. 

«Cercando di far credere che l’urbanizzazione e lo sfruttamento del ghiacciaio siano essenziali per la sopravvivenza economica del territorio, Sata Group vuole costruire uno dei comprensori sciistici più grandi d’Europa. Il terzo troncone della funivia rappresenta senza dubbio il primo passo di un’operazione di sviluppo commerciale di questo ghiacciaio da parte del settore turistico», scrivono gli attivisti, che ieri – 13 ottobre 2023 – hanno smontato il campo a causa del maltempo. «Ma torneremo in primavera», assicurano. 

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L’occupazione di un ghiacciaio ultima modifica: 2023-11-01T05:05:00+01:00 da GognaBlog

14 pensieri su “L’occupazione di un ghiacciaio”

  1. @ 12
    “[…] le solite memorie di un ottuagenario.”
     
    Caro Ratman, mi dispiace deluderti, ma il nostro Carlone ha appena sessantadue anni, è in splendida forma fisica e gode di ottima salute. Pertanto dovrai rassegnarti a leggerlo nel GognaBlog almeno per i prossimi venti anni, cioè fino al 2043. ???
     
    ???
     

  2. Gallese e compagnia cantando…veramente il vostro essere ridicoli non ha fine.
    Ve la prendete con me per affermazioni legate al climate change dove sviscero le ipocrisie e prese per i fondelli dell’opinione pubblica quando non vi siete nemmeno accorti che le mie affermazioni sull’estensione della guerra fatte oramai 9 mesi fa (con annesse pezze al kulo) (precursore del default dei debiti statali) sta pezzo pezzo componendosi ogni giorno sotto i vostri occhi.
    Ora si sta aprendo un altro scenario di guerra che è il Medio Oriente. 
    Gli Usa vogliono entrare a Mosca. Questo è chiaro. Ora Non riescono piu’ a piazzare il loro debito scadenza 10 anni e per far questo ricorrono ad emissioni a breve che finanziariamente sono rischiosissime (perchè scadono a breve appunto e sono piu’ soggette all’oscillazioni dei tassi del mercato). Per spostare l’attenzione su questo fatto grave e per confermare la leadership attuale politica stanno entrando in guerra. Prima l’Ukraina, poi ora andranno ad infastidire l’Iran… con l’Iran non solo il prezzo del petrolio andra’ tranquillamente sopra i 147 dollari del 2008, ma secco va a 200 (ma anche di piu’ c’è spazio) e voglio vedervi poi con la vostra auto a gasolio quanto andrete in montagna, ma per di piu’ vogliono impegnare Mosca su un altro fronte. 
    Quando la Russia sara’ impegolata sia in Ukraina che in Israele-Iran ecco che sfonderanno con la via della Polonia dove nel frattempo stanno ammassando truppe. 
    Il fatto è che “non finira’ bene”… nel senso che la nuova leadership che avverrà in primavera (Medvedev??!!) non sara’ tanto morbida e credetemi che se gli Usa vogliono entrare a Mosca come tenteranno la vostra sara’ l’ultima preoccupazione sui miei scritti sul clima e allora la sì che il clima avra’ delle serie modificazioni a causa dell’uomo!!.
    AUGURONI!!!. (ps…la Russia a qualche atomica eh!!, è ora, e passata, che vi svegliate fuori…)

  3. Crovella, perché invece di scrivere sempre le solite cazzate che turbocentrifugano nel suo microcragno non si legge qualche libro di biologia, antropologia, storia? Giusto per capire il mondo e non per menare sempre le solite memorie di un ottuagenario

  4. Anche io sono un sostenitore convinto delle stazioni “vecchio stile”, come La Grave. E in generale mi piacciono  piacciono gli sklift e non le seggiovie a 6-8 posti. Però, nel caso di specie, ho la sensazione che lo skilift del Glacier de La Girose sia l’elemento che ha scatenato, già anni fa, l’ingordigia di Les Deux Alpes. Quest’ultima stazione, che è un Luna Park della peggior specie, ha “annusato” l’ipotesi di collegarsi a La Grave (e di “mangiarsela”), proprio perché lo skilift in questione è andato letteralmente a… solleticarla. Se La Grave si fosse limitata al solo grande impianto che serve solo discese tutte fuori dal ghiacciaio (addirittura oltre uno spartiacque sul cui colletto arriva detto grande impianto), forse forse… chissà, magari Les Deux Alpes non avrebbero allungato gli artigli. Non c’è controprova, ma la mia sensazione è quella.

  5. Toujours plus, plus, plus…
    alors que cela devrait être moins, moins, moins !

  6. A La Grave si sta effettuando un micidiale collegamento con la stazione lunapark di Les Deux Alpes, eliminando per sempre quello che era un modello di stazione sciistica senza piste e senza neve artificiale, ossia un modello di stazione per il futuro. Chi ha avuto la fortuna di conoscerla sa cosa intendo, agli altri mi limito a suggerire la lettura dei tanti articoli su La Grave apparsi sulla Rivista della Montagna, su Montagne et alpinisme e più recentemente su Montagna.TV per  capire meglio cos’era la stazione a numero chiuso realizzata dall’ing. Denis Creissels e come, con la compiacen za dei soliti politici rampanti e la sete di collegamenti in quota dei soliti grandi impiantisti si siano creati i presupposti per l’ omologazione della stazione-villaggio al loro nefasto modello. Lo skilift sul ghiacciaio, insieme al vecchio impianto, erano i veri baluardi che tenevano distante la Grave, tempio del freeride internazionale, dall’omologazione.

  7. Stefano, a proposito di scirocco, basterebbe prendersi 15 minuti e leggere come si è sviluppata Vaia, per capire che c’è qualcosa che non va. E oggi speriamo non che il maltempo non faccia troppo danni.

  8. Che du palle… e il climate change, e la rivista scientificahhh, e un grado e mezzo etc. etc…intanto in Italia nonostante venti di scirocco la neve è calata fin a 1500 1700… eccovi servito il vostro global warming..
    …e i cretini che non perdono occasione di aprire la bocca a vanvera…

  9. Stefano, se lei parla di scienze finanziarie come di climatologia, auguri ai suoi clienti. Voglio sperare di sbagliarmi.

  10. Giovanni, Lei avra’ in futuro tutto il tempo per pentirsi dei suoi interventi verso di me. 
    E le dico anche il perchè…
    “l’ossessione dei movimenti totalitari per prove “scientifiche” cessa una volta che acquisiscono il potere. I nazisti si liberarono anche degli studiosi disposti a seguirli e i bolscevici usarono la reputazione di loro scienziati per fini non scientifici costringendoli a ruolo di ciarlatani” Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, cap 11. 
    Lei sara’ uno studioso di scienza ambientale, io di scienza finanziaria, sociologica ed economica e quello che ho riportato è MOLTO MOLTO ATTUALE.  
    Cordialita’

  11. Giovanni, buongiorno.
    Hai perfettamente ragione. 
    Pero’ allora dico lo stesso a VOI esperti.
    Mi riferisco anche a molti scienziati (anche del Cnr) che su X ad inizio anno postava tutti interventi in merito alla siccita’…ovviamente era frutto dei cambiamenti climatici…poi abbiamo visto tanta di quella acqua che basta mezzo (si lo so mi dirai che sono cambiamenti climatici). 
    Lì tutti a prevedere siccita’ infinite… e infatti.
    Secondo me, non sono nessuno per dirlo, anche se la così detta comunita’ scientifica con alto consenso dice che vi è il climate change, in realta’ andiamo verso un raffreddamento dovuto al sole, perchè vi sono ciclicita’ di amplissimo spettro che sono quelle che maggiormente impattano rispetto alla condotta umana.
    Per altro invece che fare la paternale a me, piacerebbe che lei andasse in Cina e iniziasse a pontificare il suo climate change  e facesse notare a Xi che ci sono 800 centrali di cui 100 costruite nel 2023 (quindi andiamo verso 900) e 200 in previsione per il 2024… centrali a carbone. 
    Ma lei e tutti i prodi guerrieri scienziati del climate change pontificate dove non dovete pontificare. La produzione di co2 è abissale tra Asia e resto del mondo e non mi dite che è per produrre beni occidentali, perchè il trend è invertito nel senso che ora la Cina ha una forte domanda interna come l’India in crescita esponenziale. 
    Giovanni, lei è un frequentatore come me di montagna. 
    Ora se veramente la frequenta mi dovrebbe dire perchè gia’ alle 6 di mattina mi trovo uno stuolo di aerei che solcano i cieli e di una giornata con cielo completamente terso dopo una o due ore di questo svolazzare mi trovo il cielo totalmente pieno di foschia senza nemmeno un cumulo, etc. 
    il tutto in fase di volo poi creando scie a scacchiera o delle piu’ disparate forme (sia chiaro che non dico che sono scie che ci vogliono uccidere come qualche cretino dice, e il primo che mi attribuisce tale significato è un c…..e). 
    Una ricerca di Yale University (noti che cito la scienzahhhh!!!) dice che il traffico aereo è causa del riscaldamento globale.
    Quest inverno ero andato in una cimetta  e a Ovest avevo un colosso che mi occultava la vista perchè piu’ alto di questa cimetta… quindi in un appezzamento di cielo (nord, est, sud) ve ne erano nello stesso istante 12 (di aerei) !!!!. 
    Si noti che la settimana successiva ero andato in vallata adiacente e vedevo il medesimo cielo ne avro’ contati al piu’ 10 in tutto il giorno
    Questo per dire che non è nemmeno traffico aereo di linea perchè hanno i medesimi orari da settimana a settimana. 
    Ecco Giovanni, mi spieghi un po’ questo. 
    Togliamo questo traffico aereo e secondo me il 50% di quello che dite voi sul presunto cliamte change non c’è piu’. 
    cordialita’. 

  12. Stefano ma cosa ci azzecca un singolo evento meteorologico con il cambiamento climatico? Se per te basta una nevicata a smentire il cambiamento climatico, mi sa che hai bisogno di un bel ripasso dei fondamentali di meteorologia e climatologia. Sia chiaro, nessuno impone di conoscere i fondamentali di queste discipline, ma se non li si conosce forse e’ meglio evitare di produrre simili commenti che non stanno ne’ in cielo ne’ in terra…

  13. Che du palle… e il climate change, e la rivista scientificahhh, e un grado e mezzo etc. etc…intanto in Italia nonostante venti di scirocco la neve è calata fin a 1500 1700… eccovi servito il vostro global warming..
    lavorate di piu’ e sparate meno cazzate!!
    per quanto riguarda gli impianti… che pena.. personalmente farei un gran reset ed eliminerei tutti gli impianti.
    Sono sempre stato del parere dove riesco ad andare vado altrimenti cerco altri posti. Ho usato 1 volta solo un impianto perchè fuori forma e il dislivello era tantino. vabbe’

  14. Che bello da quelle pèarti, quando sul Glacier de la Girose si sviluppava la parte superiore della scialpinistica al Dome de la Lause. Si dormiva al refuge Evariste Canchel (spesso raggiunto sci a spalle…) e  si arrivava sul cupolone sommitale con gli sci ai piedi, pur zizagando fra nodi di crepacci, pronti ad una bella discesa (se si azzeccava la giornata di neve come si deve…). Sto parlando purtroppo di decenni e decenni fa, ma io ho ancora avuto la fortuna di vivere questa esperienza, ero giovanissimo. Che dementi gli esseri umani: non solo, tempo fa, hanno già “aperto” ai cannibali il ghiacciaio impiantandoci uno skilift (evidentemente per il puro scopo di profitto aggiuntivo), ma ora vorrebbero proprio devastare tutta l’area. Mi domando come possiamo considerare i Sapiens la specie più intelligente…

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