Non ho paura dei libri
(ma di ciò che capisce o vuole capire chi li legge)
di Luca Calvi
(dal suo profilo facebook, 7 dicembre 2025)
Per chi non se ne fosse accorto, a livello filosofico ed ideologico mi definisco voltairriano, appassionato di socialismo utopistico e, negli anni della mia crescita, trovavo rappresentata buona parte dei miei ideali nei partiti di sinistra.
Allora. Scrivo “allora” perché, quando mi definisco di sinistra, non vorrei essere inserito nel coacervo del PD, il cui acronimo sta per “perfettamente democristianizzati”.
Una delle grandi passioni che ho sempre avuto è quella per i libri, le grandi opere manoscritte o a stampa che siano. Credo nella meraviglia e nel potere del libro e della cultura. Credo soprattutto nella rappresentatività dei singoli credo, di ogni singola Weltanschauung, di ogni possibile ideologia per il tramite delle opere scritte.
Per questo motivo non ho nessuna paura dei libri, anzi, leggere un libro significa accettare il confronto con le idee o i ragionamenti dell’Autore. Significa apertura al dialogo e crescita.

Non temo un libro proveniente da un’area culturale, filosofica, politica o ideologica di altro segno. Anzi, sento la necessità di leggere e conoscere ciò che è Altro. L’alterità non mi spaventa, mi attrae la possibilità di conoscerla e non temo che possa andare ad inficiare la mia particolarità, anzi, va ad aumentarne la forza.
Da ragazzo, avrò avuto diciotto anni, ho trovato a Bologna, in una bancarella di libri, un’edizione del Mein Kampf. Non mi sono fatto problemi ad acquistarla. La cosa bella è che dallo stesso rivenditore ho acquistato anche libri dedicati al Marxismo ed al Socialismo Rivoluzionario.
Il venditore mi ha venduto i libri con un sorriso, dicendomi “bravo ragazzo, bisogna leggere tutto per poter parlare”.
Il punto è proprio questo: per poter criticare, bisogna prima conoscere. Volendo fare un esempio facile, io non posso dire che le idee di Evola sono pericolose se prima non ho letto Julius Evola. Allo stesso modo, non posso parlar male delle idee di Lenin se non ho letto prima le opere di riferimento.
I libri non uccidono e non sono violenti.
Un libro va letto e compreso.
Io, persona che si definisce “di sinistra” e in un certo qual modo non disprezza di essere definito “marxista” (anche se preferirei essere additato come social-utopista), non mi vergogno ed anzi mi vanto di aver letto e di leggere abitualmente opere considerate “di destra” o “di destra estrema”.
Io devo conoscere e vedere coi miei occhi prima di criticare.
Ho passato la mia vita cercando di incontrare e di parlare con i rappresentanti delle grandi correnti di pensiero, comprese quelle estreme.
Ho conosciuto Toni Negri, ma anche Franco Freda, potendoci parlare assieme piuttosto a lungo senza timor reverenziale, esprimendo le mie obiezioni ed il mio pensiero.
Nel mio primo saggio accademico, risalente al 1991, dedicato alla conoscenza dell’Ucraina in Italia tra le due Guerre, ho ampiamente citato, dopo essermi andato a leggere le fonti negli archivi della Nazionale, gli scritti sull’Avanti di tale Mussolini Benito da Predappio. Gli ho riconosciuto la capacità allora (1921) di leggere la storia e la situazione geopolitica dell’Ucraina in un modo inaspettatamente lucido e preciso. Ciò non ha inficiato in alcun modo il mio giudizio ideologico, filosofico ed umano su Mussolini… Ma la cultura e la storia non vanno censurate o riscritte: vanno studiate.
Per questo motivo, tra gli altri, sono a priori contrario alla demonizzazione dei libri, soprattutto quelli di storia o quelli che ripropongono classici di un pensiero “di altro segno”.
Non ho paura a leggere Evola, Prezzolini e parecchi altri.
Leggerli mi ha aiutato nelle mie convinzioni.
Una ideologia che si definisca di destra non mi fa paura, anzi…. E’ l’opposto con cui interfacciarsi per il dialogo.
Sono gli estremi che mi preoccupano.
Se io demonizzo la vendita di libri di Evola o Prezzolini, involontariamente tiro la volata a chi venda anche documenti classificabili – quelli sì- come inneggianti alla riorganizzazione del partito fascista. Per quelli la legge parla già chiaramente.
Censurare un libro vuol dire spesso dichiarare la propria incapacità di dialogare. I fascisti avevano messo all’indice (come i cattolici nel passato) un tot di libri. E’ stata la loro dichiarazione di non essere capaci di dialogare.
Se andiamo contro una casa editrice perché pubblica testi vicini ad una sorta di esoterismo pre-nazistoide… Scusate, ma perché non vi siete scagliati prima contro le Edizioni di Ar? Quelle esistono da decenni proponendo quel tipo di letture.
Non bisogna aver paura dei libri e delle idee.
Bisogna saper dialogare.
Se, poi, arrivano teppisti che dietro i simboli celtici riorganizzano lo squadrismo oppure altri che dietro simboli di estrema sinistra o anarchici creano gruppuscoli di vandali…
Non diamo la colpa ai libri, ma al fatto che la gente sta dimenticandosi sempre di più di leggere. Se vogliamo davvero creare un pensiero antifascista, insegniamo a leggere le opere alla base di quel pensiero ed a leggere i testi di storia che riportino le fonti. Non editate e ancor meno “rielaborate”.
Per quanto riguarda gli editori… Se vogliono pubblicare classici, opere e “fonti”, ribadisco, sono i benvenuti anche se “di destra”.
Se vogliono pubblicare libelli che inneggiano alla riorganizzazione, la legge c’è già, venga applicata.
Scrivo questo perché uno dei pochi strumenti che permette alla mente di lavorare secondo il proprio passo e senza condizionamento è proprio il libro.
Una fiera libraria dovrebbe essere un luogo di incontro di idee, di dialogo, di lancio e rilancio di opzioni…
Non un luogo di divisione e di reciproci ostracismi.
Vogliamo combattere vecchi e nuovi fascismi? In primis conosciamoli bene e poi dialoghiamo con chi sta a destra, sperando che loro facciano altrettanto.
Ciò di cui l’Europa non ha assolutamente bisogno è di un nuovo nazifascismo o di un nuovo Socialismo Reale sovietico.
Non a caso, nelle terre soggette al dominio fascista, nazista o comunista sovietico, la censura dei libri era a livelli estremi, raggiunti prima solo dall’Indice della Chiesa Cattolica.
Non so se Barbero, Zerocalcare e gli altri abbiano avuto ragione a fare a meno di partecipare alla kermesse romana. Rispetto le loro posizioni.
Personalmente fossi stato lì, sarei andato a curiosare ANCHE tra le offerte di QUELLA casa editrice. Senza timore di dire, qualora richiesto, di appartenere alla corrente filosofica opposta.
Io della cultura e dei libri, come del dialogo, non ho e non avrò paura.
Mai.
Leggendo e dialogando mi sento in grado di poter arrivare, un giorno, ad afferrare un astro…
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concordo appieno. Ad ogni modo, grazie comunque per lo scambio, un saluto
Eppure, c’è chi con una teoria si è immaginato l’universo “vissuto” senza averlo mai visto…
Questo identificarsi con la propria opinione, opinione che spesso è un groviglio di pensieri male accozzati, incoerenti e confudsi, pensieri rabastati nei dintorni prossim, estrusi da un diploma liceale, torniti dalla presunzione che una qualsiasi laurea abiliti all’esercizio del pensiero vario ed eventuale – e non di stretta competenza tecnica -, dicevo, questa identificazione porta a considerare una critica alla opinione come una critica personale: insomma assegnamo ai nostri limiti di comprensione della realtà- che chiamiamo opinioni – una importanza eccessiva e così ci precludiamo la possibilità di superarli, indipendentemente dalla quantità di libri letti.
Quella di possedere una opinione personalissima che ci individua e caratterizza è una illusione che accomuna tutti, o almeno coloro che si stropicciato gli occhi in poderose letture.
Strutturiamo la nostra concezione del mondo casualmente e spesso la autoalimentiano con letture che la confermano, anche quando sono “critiche”.
Questo articolo è esemplare in tal senso: nulla farebbe cambiare l’opinione che solo il comunismo è il vero e unico antifascismo; del resto per fare carriere universitarie devi aggreppiarti da qualche parte.
Svogliato come un marinaio della Tirrenia.
E non venitemi a dire che l’alloro è velenoso o che spalmare appiccica.
È che Pulp Fiction, non è affatto un capolavoro, se ti lavi i denti, ma una cagata pazzesca. Alla bersagliera!
Non solo la penso come Roberto Pasini, ma ritengo anche che parte della conoscenza venga dall’osservazione e dal vissuto, molto meno dalla teoria.
Per di più, non credo si debba sempre controbattere se si hanno idee contrapposte, si può anche solo proseguire per la propria strada senza promuovere l’altra.
non credo di essere proprio d’accordo con Ratman, ma di sicuro non credo che lo sia nemmeno lui
“La convinzione è un pensiero che ha a che fare più con la sfera soggettiva che con quella oggettiva”
La convinzione è un pensiero che non ha alcuna attinenza con la sfera oggettiva…non si può nemmeno sostenere che qualcuno sia oggettivamente convinto, vista l’impossibilità di una prova.
Fausto. Le tue considerazioni valutative sulle intenzioni e sulle propensioni rinunciatarie ed elitarie dell’interlocutore sono la evidente dimostrazione dell’impossibilità di un reale confronto su queste piattaforme e sono la ragione che mi ha portato ad allontanarmi, non dal dialogo, ma dallo strumento social. Condivido la magnifica illusione di Calvi e Ratman sulla democrazia ma non credo più che certe piattaforme siano funzionali a quel fantastico sogno coltivato dai “volonterosi” di diverso colore negli ultimi 70 anni. Troppo compromesse, bisogna forse trovare altri canali per sfuggire e contrastare i predatori e gli oligarchi che dominano la scena contemporanea. Saluti
Pasini, quello che descrivi a mio avviso è un piccolo e retorico rituale di superiorità, estetico e rassicurante. E Bartleby, in questo caso, c’entra poco. La fiera non è l’ufficio del notaio, è una piazza. E nelle piazze, se ti ritiri, non metti in crisi il discorso dominante: lo rendi solo più comodo.
Tutti sfruttano i poveri, uno perchè sono tanti, due perchè non possono sottrarsi.
La convinzione è un pensiero che ha a che fare più con la sfera soggettiva che con quella oggettiva: l’esistenza di Dio, la bontà epistemologica del marxismo ai fini della conoscenza delle leggi economiche sono convinzioni; la rotazione della terra intorno al sole un pensiero di cui si può avere certezza.
Una convinzione certa è una premessa che le permette di perorare una causa già persa: la democrazia è un metodo che permette tramite la discussione di pervenire a scelte condivise, ad accordi in cui le parti cedono su parte delle loro certezze.
Certo, lei mi obbiettera che la mia è una concezione borghese della democrazia, che alla fine altro non e che una pantomima ad uso dei capitalisti per sfruttare meglio i poveri.
Fausto. Una manipolazione o una metafora? L’episodio della Fiera e’ stata solo un’occasione per una riflessione generale. Sottrarsi al gioco competitivo del mercato dell’attenzione, basato sulle sue regole, prime tra tutte oggi la provocazione e la polarizzazione, può essere una scelta di resistenza e di differenziazione, a meno che uno abbia legittimamente anche lui qualcosa da “vendere”, magari anche solo se stesso e voglia portare a casa risultati rapidamente. A volte sarebbe meglio tacere e tirare diritto per la propria strada, evitando di partecipare alle moderne catene di Sant’Antonio che amplificano e moltiplicano ciò che altrimenti durerebbe lo spazio di un mattino. Probabilmente chi si è tirato fuori in realtà, magari senza volerlo, ha fatto il gioco degli avversari, come dice Crovella, ma non era del caso specifico che si parlava. Il confronto è sempre benedetto ma non sempre così indispensabile, soprattutto in certi contesti dove non è il dialogo l’obiettivo ma lo spettacolo che crea dipendenza attraverso l’utilizzo strumentale di bisogni profondamente umani. Preferirei di no, diceva con educata fermezza lo scrivano di Melville marcando il punto e sottraendosi ai condizionamenti dell’apprezzamento sociale.
Mi ricordo ancora una nota di Maurizio Giordani in cui descriveva l’impresa di huer….” Unica nota di demerito che l’aveva d salita legato il giorno prima segnandosi qualche presa…” Più o meno…. ma il senso era quello…..
Lo stesso sì può dire della risposta di Pasini, che oltre al rifiuto, vorrebbe far passare la partecipazione a una kermesse letteraria al pari di un invito a cena. Non è, anche questa forma di argomentare, di fatto una manipolazione?
Intorno a questo periodo, un anno fa, passai in rassegna una mezza dozzina di librerie prima di trovare “Parete Sud” nello scaffale occupato dalla montagna. Campeggiava con la tremenda immagine di Hansjörg in punta di dita e suole sul crux del Pesce. Libero da cellofan lo sfogliai nervosamente. Dovetti richiuderlo e riporlo anziché fiondarmi con esso alla cassa. Sicuramente la mia sensazione fu di estrema reverenza, sia per l’autore che anche per il traduttore che lo ha curato impeccabilmente. Uscii dal negozio con un saggio sui Samurai, non ero pronto ad affrontarlo. Venne la primavera, andai a visitare la “Sud”, quella calcarea, mentre si spogliava del gelo e mi decisi ad acquistarlo, ammirando la pietra arrotondata di Bruderliebe. Qualche settimana dopo, ad una serata di Igor Koller portai “Parete Sud”, già letto e ripassato e me lo feci autografare prima da Luca, che era ovviamente presente come co-autore e traduttore del libro di Koller, tutto sulla Marmolada. Quella sera a Miane Luca rivissi la vera emozione trascendentale, provata in lettura, quando parlò di Hansjörg. Gli occhi tornarono lucidi a fine serata quando mi riconsegnò Parete Sud. Luca mi ricorda l’ambiente vissuto in Accademia, quando lo studio per le Arti mi portava lontano da prese politiche, religiose o comuni ideali. C’è bisogno di persone come lui. E sì, le pagine di un libro dovrebbero disabituare e rieducare chi si sente oppresso dalla “confusione”, come davanti ad un’opera contemporanea.
La Sez. CAI Sucate di Sotto merita una minzione speciale al prossimo Piolet D’or 2026.
La vera tristezza è che oggi un trentenne, e certamente un ventenne, non sa chi è Marx, figuriamoci il comunismo reale,ecc ecc ecc…..
Ratman
Vede, non mi ritengo in grado di poter proporre un singolo pensiero democratico. Mi accontento di poter perorare il confronto pacifico, da parte di persone certe delle proprie convinzioni…
Ovviamente convinto della bontà delle proprie idee (la vedo male a perorare un’idea della quale non si è convinti…).
Quello che lei definisce un pensiero democratico, forse “di sintesi”, assomiglia troppo al pensiero unico.
Il pensiero unico è quello che tanto piacerebbe ad una certa parte, quella di chi urla che adesso la narrazione è cambiata e bla bla bla e che tanto richiama il ventennio italiota o la dominazione culturale sovietica.
Io mi limito ad auspicare il confronto, conoscendo la distanza tra le parti.
E’ qui la differenza. Non sono un maanchista. E non ho bisogno di altro per sostenere il mio pensiero. Lo metto a disposizione. E apprezzo chi fa altrettanto per arrivare al dialogo.
La sintesi, gentile Ratman, sarà possibile solo dopo una adeguata serie di reali confronti.
Rinviando al mittente le sue opinioni sulla mia persona e sulla pelosità delle mie idee, Le auguro buon anno.
Approfitto dell’occasione per aggiungere gli auguri di buon Anno Nuovo per gli aficionados del Gognablog.
Grazie poi ad Alessandro, per aver recuperato questo mio piccolo sfogo estemporaneo e per chi ha avuto la bontà di commentarlo.
Ringrazio chi legga le parole che mi capita di lasciar scritte. Non è importante essere d’accordo, cil che conta è invece confrontarsi.
Magari, sine ira et studio, avrà ragione Pasini, ma io , voltairiano (con una sola erre come mi bacchetta – giustamente – Matteo), preferisco provare a dialogare ad oltranza.
Buon 2026, che saprà sorprenderci. In negativo. A noi saperlo rendere sopportabile.
Un augurio di cuore a voi ed a chi vi è caro.
Interessante.
Si potrebbe pensare ad una mente aperta, non fosse per lo strisciante pregiudizio che sotto sotto la anima:: che la cultura di sinistra sia migliore di quella di destra, che va conosciuta per meglio essere contrastata.
Perché non lavorare alla elaborazione, accanto ad un pensiero antifascista, di un pensiero anticomunista?
L’elaborazione di un vero pensiero democratico?
Già, è tipico delle lingue felpate del comunismo italico separare marxismo a comunismo reale, per fortuna non ci cascano più in molti.
I censori della Casa del bosco hanno dato una mano smisurata proprio con la bagarre che è derivata alla censura ecc. Prima di tutta sta confusione, chi la conosceva ‘sta casa editrice? Neppure io l’avevo mai sentita nominare! Adesso, dopo tutte le trasmissioni TV (non parliamo poi degli articoli dei vari “repubblicani”) tutta l’Italia conosce l’esistenza di quella casa editrice e il suo catalogo. Se l’obiettivo politico è quello di ostracizzare quel mondo, dovres6te lasciarlo nell’ombra: più strali alzate su faccende del genere e più pubblicità fate ai vs “avversari”. Invece ci date dentro con la grancassa e così facendo vi sparate nei piedi. Vediamo, fra pochi giorni, cosa accadrà con la solita solfa per Acca Larenzia
Tema discusso più volte e posizioni che non cambiano, legittimamente e pacificamente. No alla censura ma neanche dargli una mano nella diffusione. Che si arrangino da soli con i loro canali, le loro fiere e i loro giornali e siti web. Anche perché la polarizzazione e il caos sono tecniche di comunicazione e manipolazione adottate con successo dai moderni populisti. Vedi in proposito cosa scrive Giuliano da Empoli nel suo ultimo libro “L’ora dei predatori”: quando il caos oltrepassa un certo stadio, l’unico modo per ristabilire l’ordine è’ individuare un capro espiatorio (pg.21) Questa considerazione sta forse alla base del rifiuto di alcuni a partecipare a quella manifestazione. Non ci stiamo, grazie. Puoi anche invitare a casa tua un nazista di destra o di sinistra, perché ci sono anche quelli di sinistra, essendo “nazista” una caratteristica della personalità. Avrai le tue ragioni, ma io grazie non ci vengo, non perché non mi voglio confrontare, ma perché non mi interessa proprio. Nessun valore aggiunto. Piano e semplice. Così risponderei, educatamente, se uno mi invitasse ad una cena con interlocutori di quel tipo. Poi ognuno a casa sua invita chi vuole. Chi si sottrae è libero di pensare: “ma che strani gusti ha il mio amico, contento lui…..”. Sine ira et studio. Buon anno.
Appunto Giancarlo, non trovi almeno un paio di titoli che dovrebbero essere letti? Se non altro per capire come pensano e perché?
Come ben dice Luca, se non conosci su cosa si fondano certe posizioni che ritieni sbagliate, come puoi controbattere?
Chiedo scusa, il mio commento precedente è stato inserito per errore, si riferisce ad un altro pezzo pubblicato oggi sul blog
Buongiorno e buon anno.
Dal catalogo della casa editrice di cui si parla:
Ardimento e poesia; Destinati a combattere; Il razzismo contro i bianchi; Audacia! (Scritti e discorsi di Benito Mussolini); Origine e dottrina del fascismo; Camerata; Attacco alla famiglia; Diventare un barbaro; Ultima raffica (l’eroica resistenza degli ultimi fascisti , una storia di coraggio e di abnegazione che lascia ammutoliti); Contro la scuola progressista (per il recupero dell’autorità dell educazione del sapere); Risorgere e combattere (i discorsi della repubblica sociale e il testamento politico di B Mussolini); L’inganno antirazzista; Einer von Milionen , la storia di Ferdinando Gandini volontario delle camice nere che entra nella divisione delle SS Leibstandarte di Adolf Hitler il corpo d’élite dell’esercito tedesco di cui diventa la mascotte per la giovane età e per il coraggio; Con la scusa del clima (la teoria del riscaldamento climatico è un mantra che si impone in assenza di prove scientifiche); Dal cielo ci guardano (il primo capo dei giovani missini ci racconta la sua guerra); Aspetti storici e spirituali del fascismo; L’atleta combattente (un’etica guerriera che fissa il proprio centro dell’orizzonte ascetico dello spirito; Donne svegliatevi! (Per farla finita con le menzogne femministe; oltre il maschio debole (isolato colpevolizzato depresso e devirilizzato il maschio debole, prodotto della società nutritiva,liquida e digitale,e’l’eterno poppante che affolla le metropoli occidentali; Corneliou Zelea Codreanu (il capitano della guardia di ferro (biografia del leader ultra nazionalista e ideologo antisemita romeno); La rivoluzione delle anime, di Leon Dregrelle (un’opera la cui intensità è pari solo alla statura dell’autore, che era nelle SS durante la Seconda Guerra Mondiale, era sostenitore di Hitler e nel 1979 ha scritto anche Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz, in cui sosteneva che l’Olocausto non c’è mai stato.
Crollo dell’ovest o crollo del mondo? Ai posteri, se ci saranno, l’ardua sentenza.
Il principio cardine su questi temi deve essere: cultura, arte e sport (comprese anche quelle attività non solo “sportive”, ma il cui risvolto atletico si svolge in contesti outdoor, come l’andare in montagna) devono sempre stare fuori e al di sopra di ogni censura di tipo ideologico.
Le pretese censure fanno ridere i polli. Per esempio ci sono alpinisti di destra e alpinisti di sinistra, e non alpinisti “giusti” e altri che sono “sbagliati”. Tra l’altro entrare in logiche di questo tipo è un’arma a doppio taglio per tutti: i corsi e ricorsi della storia possono rovesciare completamente i paradigmi ideologici e ciò che oggi è “giusto”, domani potrebbe essere (molto) “sbagliato”.
Di conseguenza si possono pubblicare libri di un tipo o di un altro: saranno i lettori a scegliere quali leggere. Poi ci sono lettori che, pur non condividendo le idee avversarie, leggono i libri antagonisti proprio per conoscerli “meglio”. E questo dovrebbe essere l’approccio poù “aperto”, che dovremmo seguire tutti,
Con riferimento alla fiera libraria romana: se qualche invitato, a titolo individuale, NON ha poi voluto partecipare (Augias, Zerocalcare, Barbero), proprio a causa della presenza della casa editrice “nazista”, è stata una scelta legittima, anche se mi pare una “debolezza infantile”, nel senso che si dovrebbe sempre salire sul ring , per cercare di battere gli avversari in tenzoni dialettiche, e non fuggire snobisticamente. Fuggire è segno di debolezza, non di superiorità intellettuale. Ma cmq, a titolo individuale, è stata scelta legittima.
Criticabilissime invece altre considerazioni dei soliti politici/intellettuali “progressisti”, che hanno addirittura affermato che, invitando tale casa editrice, sono stati gli organizzatori della fiera a violare il divieto di apologia del fascismo (!?!). Al limite il reato di apologia è concretizzato da chi stampa i suddetti libri (e non da chi invita gli editori a fiere aperte a tutti), ma la magistratura non ha mai contestato alla casa editrice “boscaiola” la sua attività. Tra l’altro pare che tali libri siano facilmente acquistabili negli store su internet, anche quelli generalisti e aperti a tutti. Per cui doppiamente ridicolo.
Concordo con Elio.
Personalmente sono andato a sfogliare il catalogo on-line dell’editrice e almeno un paio di titoli che mi incuriosiscono li ho trovati.
Comunque spero che Luca si definisca voltairiano con una erre sola, sennò non so cosa sia! 🙂
Buon anno di roccia, libri e buon vino a Luca ed Elio
Lucido e obiettivo.