Cent’anni di bivacchi

La montagna non si reinventa. Se vogliamo difenderla davvero, bisogna smettere di cercare dove aggiungere e iniziare a capire dove togliere. Riprendiamo un articolo di Carlo Ratti, favorevole alle costruzioni in montagna perché “essenziali”, e l’immediata risposta di Nicola Pech.

Cent’anni di bivacchi
(architetture essenziali per la montagna lenta)
di Carlo Ratti
(pubblicato su La Repubblica dell’11 novembre 2025, aggiornato)

Nel 1925, a dorso di mulo, salivano in quota i pezzi del primo bivacco alpino moderno: l’Adolfo Hess all’Estellette in Val Veny. Oggi quel piccolo rifugio, simbolo della tradizione alpina italiana, compie cent’anni. Ed è anche l’anno in cui la montagna sarà al centro del dibattito nazionale, grazie alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Mi permetto quindi di avanzare una riflessione e di lanciare una sfida. La prima: come costruire in montagna oggi? La seconda: potrebbe il nostro Paese diventare un modello globale per l’architettura alpina?

Il bivacco Adolfo Hess

Ci stavo riflettendo in questi giorni, dopo che, insieme al Salone del Mobile di Milano, abbiamo presentato un progetto di bivacco: un piccolo spazio di emergenza che si incastona nella montagna come una roccia. L’idea: presentarlo in anteprima durante le Olimpiadi, aprirlo al pubblico durante la Settimana del Design e infine trasportarlo sulle Alpi, per farlo vivere nel lungo periodo. Un modello di circolarità, basato sul riuso: molte strutture temporanee delle Olimpiadi potrebbero avere una seconda vita in quota. L’idea, inoltre, ha un precedente di successo in Casa Canada di Torino 2006, poi diventata rifugio Melano a Frossasco (in alta Val Noce sotto la popolare Sbarua, NdR).

I riscontri di critica e pubblico sono stati molto positivi. Però, un amico — uno di quei montanari un po’ mugugnoni — ha buttato lì: «L’è trop bell». E poi: «Vedrai che attirerà influencer sui sentieri alpini e si faranno male». Lì per lì il commento mi ha fatto sorridere. Poi, però, ho pensato che andasse preso sul serio. Con una riflessione che parta proprio dai primi bivacchi di cento anni fa.

Questi ultimi dovevano essere leggeri, modulari e facilmente trasportabili, in un’epoca in cui non c’erano ancora gli elicotteri. Gusci d’acciaio standardizzati e capaci di resistere alle intemperie, con all’interno letti a castello e pochi arredi essenziali. Un’architettura spartana: punto d’appoggio per vie troppo lunghe e rifugio in caso di maltempo o incidenti.

Era il simbolo di un modo antico di andare in montagna, come i pantaloni alla zuava e gli scarponi con le Vibram avvitate sulla tomaia. Quel modo che racconta Paolo Cognetti — mio compagno di salite sul Monte Rosa da ragazzini — ne Le otto montagne, attraverso la figura burbera del padre (che non ha nulla a che vedere con il padre di Paolo, per niente burbero!). Una montagna severa, caratterizzata dalla lentezza dell’approccio e dall’appartenenza a un club d’elezione — e d’élite.

Ma lentezza ed elezione non sono la cifra del viaggiare contemporaneo. Le montagne soffrono di una sindrome simile all’overtourism delle nostre città. Se tutti gli appassionati di scalate in Europa volessero conquistare la vetta del Bianco almeno una volta nella vita, servirebbero non un rifugio Gonella, ma diverse decine. Questo non vale solo per le Alpi: ho vissuto in prima persona i campi base sovraffollati dell’Himalaya, le chiassose carovane che assediano il Mount Cook in Nuova Zelanda, o il pellegrinaggio infinito intorno al Fitz Roy in Cile.

Il bivacco Adolfo Hess

Poi c’è la questione velocità. L’acclimatamento artificiale con il gas xenon consente ormai di conquistare un Ottomila in una settimana, mentre un’attrezzatura tecnica sempre più performante, domani magari aumentata da esoscheletri, aumenta le performance. Quando da adolescente salii per la prima volta alla capanna Margherita in giornata mi sembrava di aver violato un codice non scritto — come un saluto troppo frettoloso a una cara e vecchia zia. Che dire allora di chi oggi emula la Monte Rosa Skymarathon, sgambettando da Alagna alla vetta e tornando indietro per il tè di metà pomeriggio? Magari al solo fine di pubblicare un selfie sui social media, e rischiando di mettere a repentaglio la propria vita e quella di eventuali soccorritori del CAI?

Quali potrebbero essere allora le soluzioni? Non credo che la risposta del mio amico – costruire brutte strutture alpine e rendere le nostre montagne meno attraenti – sia quella giusta. Sarebbe come contrastare l’overtourism a Venezia piazzando un ecomostro in piazza San Marco. Senza contare che molti architetti poco attenti hanno già sfregiato molte aree alpine negli ultimi decenni. Credo invece che la bellezza possa essere la migliore difesa della montagna.

La montagna ci insegna a vivere con poco e a gestire al meglio le risorse naturali. Nuove architetture leggere, certificate dal punto di vista dell’impatto, sono il modello di quello che dovremo costruire domani in tutto il mondo per adattarci a un clima e a un pianeta che cambiano, come abbiamo fatto vedere quest’anno 2025 alla Biennale di Architettura di Venezia (“Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettivo”, fino al 23 novembre).

La personalizzazione digitale, poi, può aiutarci a costruire meglio in quota. Non “astronavi” atterrate da chissà dove, con fondazioni in acciaio o calcestruzzo che feriscono la montagna, ma architetture che si integrano con discrezione. Grazie ai rilievi tridimensionali e alla fabbricazione computerizzata possiamo adattare ogni struttura alle condizioni specifiche del sito, riducendo sprechi, semplificando il montaggio e rendendo più facile lo smontaggio a fine vita.

Insomma, potremmo usare il 2026 per discutere di questi temi e sperimentare nuovi modi di progettare in montagna, dalle Alpi agli Appennini. Le Olimpiadi possono diventare il laboratorio in cui l’Italia diventa modello di come costruire in montagna tra bellezza e sostenibilità. Parafrasando Dostoevskij, forse non solo la bellezza, ma anche le montagne salveranno il mondo. Se saremo in grado di ascoltarle.

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“Chi parla di innovazione formale spesso tradisce il fatto di non aver guardato abbastanza (Nicola Pech)”.

La montagna chiede distanza, silenzio, vuoto
di Nicola Pech
(pubblicato su huffingtonpost.it il 12 novembre 2025)

C’è una cosa che sfugge, quando parliamo di “nuovi bivacchi”, di bellezza come presidio, di montagne che dovrebbero salvarci: è la tentazione, tutta contemporanea, di credere che sia il fare (il costruire) a poter rimettere ordine là dove è l’immaginario a essersi smarrito. La proposta arriva dall’archistar Carlo Ratti, con l’aria di chi sta indicando un nuovo orizzonte. Nell’articolo pubblicato su Repubblica, Ratti, chiamato a progettare un nuovo bivacco che dovrebbe sostituire il centenario Adolfo Hess (Val Veny, AO), lo presenta come laboratorio per una nuova architettura alpina. Il progetto dovrebbe essere presentato in anteprima durante le Olimpiadi, aperto al pubblico durante la Settimana del Design a Milano e infine trasportato sulle Alpi.

Una forma di circolarità delle opere olimpiche, scrive Ratti: strutture temporanee che trovano “nuova vita” sulle montagne. La sfida dichiarata: fare della montagna un esempio globale di sostenibilità e bellezza proprio quando la montagna sarà al centro del dibattito nazionale, grazie alle Olimpiadi di Milano-Cortina.

È un racconto già sentito: l’oggetto modulare, leggero, esposto in città come attrazione al Salone del Mobile e poi trasportato in quota, trasformato da installazione in rifugio. Tutto è immerso nel linguaggio della sostenibilità, della circolarità, della bellezza consapevole. Ma le parole, quando diventano slogan, risuonano vuote.

Prima domanda: cosa c’entrano le Olimpiadi con la montagna, se non come terreno da utilizzare e poi lasciare in sospeso, come scena dopo lo spettacolo? Milano-Cortina è un evento che di sostenibile non ha nulla: grandi opere, cantieri, strade, funivie e impianti da sci. La cosiddetta legacy è sempre una targa da apporre dopo i danni, il gesto consolatorio che dovrebbe farci dimenticare la ferita. Che eredità può lasciare un evento che consuma più di quanto restituisce? L’idea che la montagna possa essere “rilanciata” da una kermesse globale non è una visione: è una farsa.

Poi c’è questa storia della nuova architettura alpina. Sembra che si cerchi ogni volta un modello originale, un gesto contemporaneo, un segno nuovo. Ma la montagna, più di ogni altro luogo, non è terreno di invenzione. Qui il progetto si studia nei pendii, nelle malghe antiche, nei muri a secco, nelle linee tracciate dal vento e dalle stagioni. Non c’è nulla di nuovo da aggiungere, se non un lavoro umile di ascolto: si guarda la storia, si guarda il paesaggio, si accetta la continuità. Chi parla di innovazione formale spesso tradisce il fatto di non aver guardato abbastanza.

E infine, la questione dei bivacchi. Un tempo erano punti di partenza per salite lunghe e complesse, ripari essenziali in caso di maltempo, luoghi di silenzio e necessità. Ora sono diventati mete. Si va al bivacco per arrivare al bivacco. Per la foto, per la notte diversa, per dire “ci sono stato”. Spesso affollato, spesso ridotto a oggetto di consumo.

E allora, davanti a questo uso sempre più superficiale della montagna, cosa si propone? Costruire nuovi bivacchi. Più belli, più leggeri, più integrati. È un paradosso perfetto: si alimenta il problema mentre si dice di volerlo risolvere. Non serve. Non abbiamo bisogno di nuovi bivacchi.

La montagna non chiede oggetti. Chiede distanza. Chiede silenzio. Chiede vuoto. Se vogliamo difenderla davvero, bisogna smettere di cercare dove aggiungere e iniziare a capire dove togliere.

Cent’anni di bivacchi ultima modifica: 2026-01-02T05:02:00+01:00 da GognaBlog

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163 pensieri su “Cent’anni di bivacchi”

  1. La montagna chiede distanza, silenzio, vuotodi Nicola Pech
     
    Certo che la montagna vista da chi non ci vive fa davvero tenerezza.
    Ovvero, per avere l’approvazione di chi ha un’idea mistica dei rilievi del pianeta tutti, bisognerebbe rinunciare a quelle stesse cose che invece divertono chi la giudica senza viverci, se non qualche settimana.
     
    Risposta: NOI E I NOSTRI FIGLI DOBBIAMO RESTARE IN SILENZIO PERCHÉ  AI PIÙ 
     NON PIACE SE FACCIAMO LE STESSE COSE CHE FANNO LORO?
    ALLORA CI DROGHIAMO,
     
    E vediamo cos’avranno da dire quelli che credono di saperla più lunga del normale.
    Altro che bivacchi di proprietà. 

  2. Quand’anche il fabbricato in questione fosse espressione della nostra “protervia”, questo non giustifica in ogni caso le espressioni offensive
    Inoltre ricordo che tutte le valutazioni, le verifiche e le successive autorizzazioni sono di competenza degli uffici e degli enti preposti (cui ci siamo rivolti ai sensi di legge) e non lasciate all’esito di un eventuale dibattito fra “cittadini”: alla fin fine non riuscite a sganciarvi da questo punto, che è il nodo cruciale della questione.
    I “semplici pareri” dei cittadini (pareri fra i quali rientrano anche i vs  “pareri personali”) NON incidono minimamente sulla liceità o meno del ns fabbricato. Così funziona il modello giuridico in cui viviamo, che vi piaccia o meno.
    Di conseguenza se qualcuno ha l’impressione che via siano o vi siano state delle “irregolarità” riferite al fabbricato (compresa la “non armonia” con l’ambiente naturale), deve utilizzare gli strumenti previsti dal modello giuridico, come ho già sottolineato più volte. Perché non sono i “semplici pareri”, anche se ripetuti all’ennesima potenza (peggio che mai se con valenza offensiva), che possano incidere concretamente sull’individuazione di eventualità irregolarità inerenti al fabbricato.
    In assenza della capacità giuridica di identificare eventuali irregolarità nelle varie autorizzazioni del fabbricato, il fabbricato ha tutti i diritti di stare dov’è, a prescindere dal fatto che alcuni cittadini (pochi o tanti non rileva) lo considerino “brutto”.

  3. Ma ragazzi, non vi rendete conto che vi state confrontando con un fascista e che le sue risposte rientrano nelle modalità di confronto fascista? 
    Modalità “ignora” e via. 

  4. Pensa Crovella, che stai impiegando tempo per contrastare una situazione che ti sei creato tu, e non noi, solo per dare sfogo a puerili e ingenue teorie da azzeccagarbugli che nessuno dei commentatori (immagino) aveva pensato.
    Dici le stesse cose in ogni commento come una macchinetta.
    Fossi in te, mi preoccuperei.

  5. “Invece è MOLTO offensivo e cortesemente dovresti smetterla ad utilizzare formulazioni del genere.”
    In considerazione dell’evidente sforzo di educazione che traspare nella tua richiesta cercherò di fare un complimento al manufatto di proprietà.
     
    Posso affermare che, essendo molto meno visibile, ha un impatto inferiore a quello della stazione del Pavillon e della cabina rotante di Skyway, ma esprime la medesima protervia e l’insana imbecillità di chi pretende che la montagna possa essere colonizzata e quasi stuprata da chi pretende di avere il diritto di realizzare le proprie idee. 

  6. Il mio 157 è riferito al 155, ma in automatico è anche risposta al 156 (nel frattempo infilatosi). Non capisco come non vi rendiate conto che certe modalità da voi utilizzate sono MOLTO offensive (vedi 155) e non hanno nulla a che fare con il diritto di esprimere le proprie opinioni. Vi rinnovo l’invito a non reiterare le offese, oltre che a non sconfinare dai confini della manifestazione di “semplici pareri personali”. Anche reiterare, seppur con toni controllati, continue critiche verso chi ha concretizzato il fabbricato di proprietà come meglio riteneva (con tutti i permessi del caso) è, a suo modo, una offesa implicita.

  7. Invece è MOLTO offensivo e cortesemente dovresti smetterla ad utilizzare formulazioni del genere.

  8. Ci sono delle strutture pubbliche, quindi volute,  pensate, progettate  e costruite da enti pubblici, ma anche costruzioni private, che  sono delle vere porcate e brutture architettoniche del tutto estranee alle caratteristiche ambientali e storiche  ai luoghi dove sono state realizzate.   È un offesa dirlo? 
    Per me NO!

  9. “Rinnovo l’invito a evitare formulazioni offensive di soggetti istituzionali, individui e fabbricato di proprietà” 
     
    Rinnovo l’invito a non confondere la critica a un manufatto (di chichessia la proprietà) o all’operato di una istituzione con l’offesa a individui o a soggetti istituzionali.
    Dire che quel portatampax bianco-rosso e oversize fa schifo o che chi l’ha progettato e che chi l’ha pagato hanno fatto una porcata non è offendere.

  10. “Quel Terminator è là fuori. Non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui. Non sente né pietà, né rimorso, né paura. Niente lo fermerà. Capito? Non si fermerà mai.”

  11. @48 Il fabbricato è di proprietà e il diritto di posarlo su “quel” terreno è una concessione. Le due cose sono diverse, ma collegate: gli unici a poter avanzare la richiesta di concessione sono i proprietari del fabbricato, non “tutti” (ripeto: “tutti” chi?). Se le autorità amministrative competenti hanno rilasciato la concessione (peraltro si tratta di conferma di concessione già esistente, visto che sul luogo esisteva già un fabbricato di proprietà), ora come ora (a concessione rilasciata) tale diritto è inequivocabile. Se non convinti,  fate ricorso al TAR.
     
    Rinnovo l’invito a evitare formulazioni offensive di soggetti istituzionali, individui e fabbricato di proprietà

  12. Primo comandamento del Crovella:
    il monte Bianco è mio e lo gestisco io!!

  13. In ogni caso, informazione per chi vive in Liguria e volesse contestualizzare il tema del belinone colorato, che a me, pur essendo un reazionario, sta pure simpatico, come una provocazione fuori dagli schemi e un po’ iconoclasta, in fondo abbastanza innocuo, visto in prospettiva dei mali del mondo. Il Cai di Bolzaneto organizza un incontro con gli autori del libro “Cento anni di Bivacchi” il 17 febbraio penso a Genova. Sui canali social comunicheranno i dettagli. Interessante, se riesco ci vado e poi magari faccio un riassuntino. PS. …ma non vi stufate mai di questionare con Crovella. Che  resilienza come dicono oggi quelli fighi, e’ un terreno sul quale nessuno può batterlo, ormai dovreste averlo capito, dopo anni e anni di onorato servizio. Move on….sempre come dicono quelli fighi, una volta si diceva nei peggiori bar di Caracas, oggi meglio evitare. 

  14. C’è un piccolo particolare che trascuri.
    La Val Ferret, il Ghiacciaio di Frebouzie e il monte Bianco non sono casa tua e non sono nemmeno proprietà del CAI, della sezione di Torino o della sottosezione SUCAI.
    Non esiste diritto di proprietà, nemmeno di un metro quadro di terreno, ma solo la concessione di costruirvi (o di ricostruirvi) sopra un bivacco.
     
    In ogni caso il diritto di esprimere un parere è sacrosanto. Anche con parole pesanti. Anche sul cesso di casa mia.

  15. Il punto è che esprime dei “semplici pareri” deve avere dei limiti di educazione, limiti che invece travalicate spesso e volentieri. Io vi invito a utilizzare forme di espressione (dei vs “semplici pareri”) che siano rispettose, non maleducate e meno che mai offensive, come quelle ripetutamente utilizzate da molti di coloro che trovano “brutta” la forma del bivacco. Se io vengo a casa vostra, non vi dico esplicitamente “la tua cucina mi fa cagare” oppure “il tuo bagno è un obbrobrio e e va abbattuto”. Magari lo penso, ma per educazione non mi esprimo così, perché tale modalità di espressione è offensiva.
     
    Referendum. Se i pareri dei soci CAI , come i pareri di qualsiasi soggetto terzo, sono dei “semplici pareri” (come state sostenendo adesso), a cosa sarebbe servito un ipotetico referendum fra i soci CAI? Al netto che NON tutti i soci CAI sono fra i proprietari del fabbricato, il punto nodale è: sondare l’opinione di tutti i soci a che scopo? Se non si iene conto del risultato di questo referendum, è inutile farlo. Se invece il risultato di questo referendum diventa “vincolante”, allora entra in contrasto con il diritto di proprietà. Infatti se fosse emerso un risultato “negativo” (= non ristrutturare con  tale forma finale), a quel punto cosa vi aspettavate? Che la volontà emersa nel referendum bloccasse il legittimo diritto dei prorpietari di disporre come meglio credono della loro prorpeità? Non sarebbe stato possibile. 
    La logica porta a concludere che l’unica spiegazione del fare un referendum era pretendere di dare fondamento giuridio al parere anche di chi non è il legittimo proprietario del fabbricato. Ma non era possibile fare ciò, perché i proprietari del fabbricato non sono tutti i soci del CAI ma solo quelli che, all’interno dei soci del CAI Torino, sono iscritti nel registro della Sottosezione SUCAI Torino: poi la legittimazione giuridica verso i terzi è avvebnuta con la firma del Presidente del CAI Torino che è il legale rappresentante dell’Ente – il CAI Torino – dotato di personalità giuridica: questa è la prassi istituzionale).. Quindi correttamente non è stata chiesta l’opinione di nessun altro soggetto al di fuori di quelli legittimati (0 i soci del CAI Torino iscritti nell’elenco della Sottosezione). Un referendum “aperto” anche ad altri soggetti sarebbe stato una forzatura del diritto di proprietà che compete esclusivamente ai soggetti legittimati a pronunciarsi, cioè ai “proprietari”. 

  16. “Da tempo ho capito che tu devi trovare il pretesto per esternare il fiume di concetti che hai dentro”
     
    Beh, oddio, concetti…

  17. Nel mio commento 23 facevo notare a Bonfanti che il Cai non aveva indetto un referendum per chiedere ai soci un parere sul nuovo bivacco Gervasutti…
    Non ho scritto che il Cai avrebbe dovuto farlo!
    In altro commento ho anche ribadito lo stesso concetto specificando che mai avevo auspicato che il Cai indicesse un referendum allo stesso proposito…
    Quindi chi non ha capito una mazza (Crovella) sei tu! 
    Da tempo ho capito che tu devi trovare il pretesto per esternare il fiume di concetti che hai dentro, convinto che siano tutti perfetti e giusti e che tutti li debbano approvare. L’argomento non c’entra. La tua è una malattia. Fattela curare.
    Hai rotto i coglioni a tutti.
    Ritenendo di esserci spiegati ti invito caldamente a smetterla. Buonanotte. 

  18. Crovella, ma come si fa a dire che esprimere un giudizio negativo sulla realizzazione di questa opera, è una mancanza di rispetto, un’ offesa, nei confronti dei proprietari che hanno deciso di realizzarla in questo modo?  Sarebbe come dire che non si può esprimere un  giudizio nei confronti di restauratori che eseguono male un lavoro di restauro di un’opera d’arte. Nessuno li accusa di non avere rispettato la legge, ma di avere lavorato male o di avere fatto scelte sbagliate. Quanto alle proteste inutili, perchè non potranno ottenere nulla di pratico, saranno inutili per te, ma non per chi crede nella libertà delle idee e di poterle esprimere sempre e cumunque, anche se minoritarie. Combattendo gente come te che vorrebbe zittire il dissenso.

  19. @137 Non sei stato tu, all’inizio di questa lunga conversazione, che protestavi perché, sul bivacco,  il CAI non aveva interpellato ex ante tutti i tuoi soci? Immgino intendevi tutti i soci nazionali. Ebbene una pretesa del genere non poteva che incorporare il principio che i vs pareri non fossero “semplici opinioni”, ma che potessero esprimere una valenza deliberativa, cioè che avessero un contenuto giuridico. Se ora con il 137 dichiari che e’ chiaro anche a te che i gusti dei proprietari hanno efficacia giuridica mentre i gusti dei non proprietari (fra cui ci sei anche tu) sono solo dei “semplici pareri” (senza efficacia giuridica), ciò significa che la grande fatica che ho fatto in questi giorni vi ha definitivamente chiarito le idee su questo punto, che e il punto cardine dell’intera questione. Di conseguenza  la mia è stata una fatica ben investita. D’ora in avanti sul Bivacco Gervasutti dovete partire dal presupposto che e assodato per tutti che i vs sono dei semplici pareri, senza avanzare alcuna pretesa o pressione su noi proprietari, che possiamo agire come riteniamo meglio (fatto salvo il rispetto delle leggi), senza esser obbligati a tener conto dei vs “semplici pareri”.

  20. Caro amico, stai tranquillo che ho capito benissimo, ma considero fatica inutile quella vostra nel “contrapporvi alle leggi”. Inoltre per questa battaglia inutile usate ingiustamente noi come bersaglio, poiche vi esprimete in modalità sgraziata (a volte maleducata) verso i proprietari, che invece si sono mossi nel perfetto rispetto delle leggi e applicando i loro incontestabili diritti. Nel tuo esser proiettato verso un empireo costituito esclusivamente di spiriti, dove appunto si può vivere di meri ideali, hai perso di vista che, nella valle di lacrime in cui invece si svolge l’esistenza terrena, sono le leggi a normare l’agire umano ( a tutte le quote) e non i meri ideali. Pi-ila pi’ dusa, cat veni-e ‘n culp. Buona serata, ciao

  21. @38 Grazie del’invito, lusingato. @ 134 Egregio Signore, Le comunico che, secondo me, dopo questo corso accelerato di “diritto” l’unico a  NON CAPIRE, o peggio a FINGERE DI NON CAPIRE sia rimasto Lei. Tutti coloro che, come il sottoscritto, ritengono che detti manufatti siano deprecabili esprimono un mero parere che, anche se enunciato con terminologie “forti”, sempre parere personale rimane, senza alcuna valenza giuridica che pregiudichi la liceità degli stessi. NON pretendiamo di abbattere quelle per noi brutture bensì protestiamo a viva voce perché ci sono leggi che ne consentono la loro realizzazione. Lei mi precisa che anche lassù ad incidere sono le leggi e non gli IDEALI e che quindi le mie sono FARNETICAZIONI, …onorato di farneticare. Concludo che a Lei sfugge come il tendere ad un mondo ideale (irraggiungibile per la natura umana) è il cardine della filosofia (merce non in vendita al mercato) che ognuno di noi dovrebbe applicare nella vita quotidiana…….avremmo leggi, statuti, regolamenti  che, forse Le avrebbero evitato la fatica di difendere in punta di diritto ciò che a noi appare INDIFENDIBILE. Tanto Le dovevo. 

  22. Rileggiti il mio 30, perché non e proprio come lo hai interpretato tu. Ho anche spiegato perché, a seguito del prevalere di maggioranza a sostegno di questo progetto, esso è diventato il progetto che riguarda tutti i comproprietari e quindi ha coinvoltoanche me.
     
    Se i vs sono dei semplici pareri, sono aria fritta. I proprietari di un qualsiasi immobile lo rifanno secondo i loro gusti (fatto salvo il rispetto delle leggi) e non devono tener conto dimei pareri dei “non proprietari”. Per cui se il bivacco non vi piace, ne sono desolato, ma la cosa non ha nessuna rilevanza sulle scelte passate e neppure suquelle future della proprietà. Quindi mi domando: ma he senso ha, da parte vostra, continuare a starnazzare “pareri” che tanto sono del tutto inutili e superflui?

  23. Commento che probabilmente verrà rimosso, ma sarò telegrafico e spero che i destinatari abbiano tempo di leggerlo. 
    Crovella molla il fiasco.
    Dario Mura, scriva più spesso !

  24. Crovella, sei stato tu a trasformare in quello che volevi dei semplici pareri e, inizialmente, ti sei dichiarato anche tu a favore degli stessi. Poi hai intravisto, come tuo solito, la possibilità di fare degenerare la cosa sfoggiando presunti saperi edili e burocratici che nessuno né ti ha chiesto, né ha minimamente toccato. Te la sei cantata e suonata.
    Tieni conto che tra di noi ci sono persone che per studi e professione hanno competenze decisamente superiori alle tue. E quelle del Cai fanno sorridere, specie per come le proponi tu, per la loro semplicità. 
    Rassegnati quindi a fare la figura dell’isterico tuttologo e ridicolo. Lo capisco che per la tua testa quadrata rappresenta un dramma, ma ridici sopra e guardati Il Grande Dittatore di Charly Chaplin. Troveresti un aiuto a ridere di te. Ed è pure un bel film.

  25. Dall’ultimo tuo intervento emerge (una volta di più) che non riesci proprio a  focalizzare il punto… Inutile rispiegartelo. Ciao!

  26. Puoi ripetere milioni di volte il tuo parere, ma nopn sei in grado di far cambiare il fabbricato

    Eccolo qua il fascistone che viene fuori. Sei una minoranza, non puoi incidire con il tuo pensiero,   quindi devi stare zitto, non devi esprimere il tuo pensiero diverso.  È qui che  sbagli!! Perchè l’hai nel fiocco, ti romperò i coglioni fino a sfinirti: il nuovo bivacco Gervasutti fa cagare è un simbolo di bruttura. 
     

  27. @132 vale anche per te il 133. A maggior ragione se (come affermi nel 132) sei al corrente dell’esistenza e dei contenuti di leggi, statuti, regolamenti ecc e le hai applicate (magari obtorto collo). Se sai che anche “lassù”, cioè al cospetto delle Jorasses,  quelle che incidono sono le leggi e NON gli ideali, ma cosa stai farneticando?? Ciao!

  28. @128 Cmq, nel momento in cui è stato scritto “Il Bivacco Gervasutti è un obbrobrio e va abbattuto“, sul semplice parere personale si carica (magari senza rendersene conto, ma è irrilevante) una valenza giuridica. Ovvero colui che reputa obbrobrioso il bivacco si ritiene autorizzato a “pretendere” che venga abbattuto.
    Idem (mutatis mutandis) quando altri ci hanno rinfacciato di non aver fatto una consultazione ex ante fra tutti i soci CAI (intendo di tutta Italia), azione che avrebbe riconosciuto potere decisionale anche a chi in realtà non detiene la proprietà del fabbricato.
     
    Cito solo due esempi per non eccedere: non incorporano forse implicazioni “giuridiche”? Voglio spazzare via il campo da questo equivoco di fondo.
    Infatti di fronte a questa “confusione” ideologica, è necessario tener nettamente separati i due contesti: da un lato c’è un’infinità di “semplici pareri” (per lo più negativi) che sono  irrilevanti in termini decisionali sul fabbricato, dall’altro ci sono i pareri di quei pochi soggetti che, giuridicamente, sono legittimati a prendere decisioni operative sul fabbricato. Queste due categorie di pareri non sono “uguali” fra loro, ma sono profondamente diverse ed è questo ultimo concetto che NON affatto chiaro alla maggior parte di chi commenta, che è portato a mescolare il diritto di esprimere un parere personale con la possibilità di incidere sul fabbricato.

  29. Pur con fatica, ma debbo risalire…  @122  Egregio Signore, mi pregio informarLa non essere  Lei certamente l’unico cittadino che conosce  leggi, statuti, regolamenti ..in particolare nelle costruzioni edili (anche in quota) bla bla bla bla bla.. La informo inoltre, con altrettanta certezza,  essere molti  che,  per motivi professionali,  dette normative le hanno applicate…ed insegnate. Non dubito essere a Sua conoscenza che molti di noi, pur a volte non condividendole, “obtorto collo”, si sono doverosamente a dette norme adeguati. Tuto ciò premesso La informo che a noi, popolo che secondo Lei ignora, non è ancora stata interdetta la legittimità di tendere ad un mondo ideale , PRIVO ANCHE DI SCHIFEZZE QUALI IL NUVO BIV. GERVASUTTI ed altre  novità che sbocciano sulle nostre montagne. La ringrazio comunque per la Sua forbita lezione sul “modus vivendi” . Dario Mura classe 1942
     

  30. @130 ma no, guarda che ei tu che non capsici e mescoli il tuo parere come se tu fossi autorizzato a poter far cambiare una cosa che a te non piace. Mi spiace che il risultato finale non ti piaccia, ma se i soggetti, giuridicamente legittimati a decidere, hanno seguito i loro gusti (diversi dai tuoi), te ne devi fare una ragione e subire la loro decisione. Perché i “gusti” dei legittimi proprietari possono essere concretizzati (e infatti lo sono stati), mentre i gusti di chi non è proprietario restano a livello di opinioni personali, senza alcuna possibilità di incidere sul fabbricato. Puoi ripetere milioni di volte il tuo parere, ma nopn sei in grado di far cambiare il fabbricato

  31. Crovella io NON ho espresso nessun parere giuridico. Questo te lo sei sognato. Ho detto che il nuovo bivacco fa cagare avendo le sembianze di una lavatrice se non quelle di una macchina per la TAC, del tutto avulso dal contesto ambientale che lo circonda. Il suo posizionamento ha cancellato decenni di storia vissuta tra quelle vecchie tavole. Questo l’ho detto e lo ribadisco!!

  32. Anche per te vale il 127. Le opinioni non hanno nessun rilievo giuridico. Chi era legittimato a decidere,  ha deciso, facendo la cosa che ha ritenuto meglio. Se i vs gusti sono diversi, la cosa è irrilevante su come e perché è stato fatto il lavoro.

  33. Crovella, non sono andato a riguardare, però mi pare che l’unico a tirare in ballo questioni decisionali e giuridiche sia stato proprio tu, facendovi sopra pistolotti traballanti e indigeribili ed arrivando a ventilare possibili accuse di diffamazione a mezzo stampa
    Ovviamente “ab minchiam”, come spesso ti capita.
     
    La maggioranza qui mi sembra che dica semplicemente che il bivacco Gervasutti è parente de tuo modo di ragionare: fa cagare.
    Sul Bianco come sul Caucaso, peraltro https://www.leapfactory.it/projects/leaprus-eco-hotel/

  34. Sei completamente fuori strada e, nonostante i tentativi di farti ragionare, non riesci proprio a rientrare nella giusta carreggiata. Un conto è esprimere una semplice opinione personale (ma allora devi avere la consapevolezza che la tua opinione personale NON ha valore giuridico: invece non mi sembra che tua abbia chiaro tale concetto, altrimenti non la reitereresti), un altro conto è pretendere che la propria opinione incida sui processi decisionali relativi al fabbricato, la cui proprietà è ben chiara e non ti coinvolge. Infatti  non sei stato interpellato in merito alle decisioni relative al bivacco, come tutti quelli che non hanno legittimità giuridica a esprimersi sul quel fabbricato.

  35. Non mi compete esprimere la mia opinione? 
    Io esprimo quello che mi piace e pare, fattene una ragione, ingolla pure il rospo. Lo so benissimo che ti piacerebbe bastonare chi la pensa diversamente da te, ma con me ti va male.

  36. @123 Guarda che sbagli completamente. A parte che io ci sono stato più volte a pernottare per fare delle salite, sono anche stato un po’ coinvolto nei precedenti lavori di parziale ristrutturazione (metà degli Ottanta), ma il punto sostanziale, che tu NON riesci proprio a capire (non sei l’unico), è che i soggetti legittimati a esprimersi sulla ristrutturazione sono stati tutti adeguatamente interpellati. Chi non è stato interpellato è perché non aveva i requisiti giuridici per esserlo. Mi spiace, ma la realtà è questa, per cui dovete smetterla, perché state indebitamente invadendo spazi che non vi competono.

  37. Crovella permette una domanda?
    com’è vivere convinti di avere sempre ragione e ritenendo di essere attorniati da minus?

  38. Senza una congrua cultura sull’argomento “bivacchi”,

    Ma cosa cazzo ne sai te se ho o non ho conoscenza di quei luoghi e del Gervasutti?!?!? NON LO SAI!! Te ci sei stato? Io si , ho vissuto il vecchio Gervasutti perchè ho fatto delle salite in quei luoghi. Quindi mi prendo tutto il diritto di dire la mia, se qualcuno si offende che se ne faccia una ragione, ma se fai un’azione devi mettere in conto che ci possano essere persone che non sono d’accordo su quello che hai fatto e su come l’hai fatto. Ma con la tua mentalità trampiana da sceriffo piglia tutto non ci si puo aspettare altro.  

  39. @ 120 Purtroppo la vita è “normata” (da leggi, statuti, regolamenti ecc ecc), in particolare nelle costruzioni edili (anche in quota), che comportano rilevanti problematiche de quindi anche responsabilità giuridiche, che vanno adeguatamente sostenute ottemperando alle norme di legge (non gli “ideali”). Per cui chi ragiona in termini di una montagna “ideale”, che vive di ideali e non di “norme, regolamenti, delibere, ricorsi” ecc ecc ecc, vive in un mondo che NON esiste. Prima di esprimervi, acculturatevi in materia e solo dopo potrete discettare sul tema. I “gusti” personali NON hanno nessuna rilevanza giuridica, specie se di individui che non sono legittimati a prendere le decisioni giuridiche. A di là del masticare la materia (pena sparare castronerie senza fondamento), acculturarsi sul tema “bivacchi nelle Alpi” è fonte di interesse e di maggior cultura individuale. Per tale motivo ripropongo l’invito di leggere il recente libro di Luca Gibello (“I bivacchi delle Alpi), che tratta TUTTA la storia evolutiva dei bivacchi (100 anni!) e quindi analizza ANCHE  il Bivacco Gervasutti. Senza una congrua cultura sull’argomento “bivacchi”, noinchè tutti i risvolti giuridiche che li coinvolgono, in termini sia di diritti (chi decide, come e con quali procedure)- sai di doveri (a cosa devono ottemperare per legge quelli legittimati a decidere), discettarne è come pretendere di scrivere un romanzo senza aver neppure imparato l’alfabeto. Ecco perché le intromissioni sono particolarmente fastidiose

  40.  Quelli diretti alla tua persona non sono dileggi, ma descrizioni della tua personalità patologica, della tua particolare intelligenza e della tua scarsa educazione.
     
    Descrizioni peraltro molto moderate nei toni, considerando le tue continue provocazioni, reiterate, noiose e gratuite.

  41. Ritenevo che il 100° pensiero rimanesse una cima invalicabile e che nei 99 campi intermedi ogni dubbio fosse stato fugato. Mi sbagliavo! Faticosamente mi sono rimesso in cammino, ed a quota 120 trovo l’atmosfera satura di LEGGI E REGOLAMENTI TUTTI STRETTAMENTE OSSERVATI ma essendo PRIVA DI TUTELA AMBIENTALE è per me irrespirabile. Per motivi anagrafici, non volendo ricorrere alle bombole di ossigeno….me ne torno lentamente a valle.

  42. Attenzione che anche quelli diretti alla mia persona, alla lunga, possono risultare dei “dileggi” in modalità pubblica…
     
    Ringraziateci perché vi facciamo risparmiare il costo dei lassativi.

  43. Il bivacco Gervasutti fa andare di corpo.
    Cosa peraltro sana e piacevole.
    Grazia non scambiare opinioni legittime per insulti.
    L’unico che insulta, ma ce lo teniamo così perché è una macchietta e ci siamo abituati, è Crovella, che non lo fa verso le persone ma verso il buonsenso.

  44. Quanto ai presunti danni all’ambiente, ho già più volte specificato che “l’interesse comune” (cioè l’interesse della collettività che una proprietà privata non arrechi danno alla collettività stessa per colpa della sua ipotetica mancata armonia con l’ambiente), l’interesse comune, dicevo, è tutelato dalle norme di legge, cioè noi non dobbiamo negoziare con tutti gli altri cittadini, ma noi dobbiamo rispettare le norme di legge, perché sono queste ultime che tutelano il cosiddetto interesse comune. Cosa da noi fatta, altrimenti gli uffici tecnici e amministrativi, deputati ai controlli, non avrebbero rilasciato i permessi. In ogni caso qualsiasi cittadino che ritenga un fabbricato in violazione di legge può rivolgersi alla magistratura (amministrativa), ma non può continuare a romper le palle ai proprietari  che hanno ottenuti i permessi ai sensi di legge.
     
    Anche sul terzo punto l’ignorante sei tu, perché i reiterati dileggi ci sono eccome, basta rileggere i testi, e si riesce  facilmente a rintracciare i presupposti di insinuazioni (magari inconsapevoli) sul fatto che noi abbiamo commesso irregolarità e/o violazione di legge, facendo una cosa che non andava fatta.

  45. Sei tu che hai grossi problemi di comprensione della realtà, ti ho già spiegato che per le regole generali del CAI, quando in una Sezione ci sono delle Sottosezioni, queste ultime vengono considerate proprietarie delle “loro” cose. Verso l’esterno la mancanza della personalità giuridica viene sanata dalla firma del Presidente sezionale che è il legale rappresentante dell’ente (la Sezione) che ha la personalità giuridica. Per voi soggetti terzi (che siate non soci CAI in assoluto oppure soci di altre Sezioni), la proprietà è “nostra” intesa come CAI Torino. Per voi quando dico nostra proprietà, che essa sia, giuridicamente parlando, del CAI Torino o della Sottosezione, non cambia nulla, visto che c’è la firma del Presidente sezionale che “fa suo” a livello di Sezione il progetto. Il problema su chi decide della proprietà semmai potrebbe esserci fra noi sucaini e gli altri soci del CAI Torino, ma è appunto a questo livello che scattano le regole generali del CAI nel disciplinare i rapporti fra Sezioni e Sottosezioni. Queste vengono considerate “proprietarie” delle loro cose. Il che significa, per es, che noi soci della Sottosezione SUCAI non siamo autorizzati a metter becco nella gestione di rifugi/bivacchi per es della GEAT (altra Sottosezione del CAI Torino) e che questi ultimi non sono autorizzati a metter becco nelle cose della SUCAI.  Il tutto però viene “ricomposto” risalendo a livello di Presidenza del CAI Torino, che legittima tutte le cose come cose del CAI Torino. Quindi  che io dica “nostra proprietà” riferendomi alla sola Sottosezione (applicando le regole del CAI) o che io dica “nostra proprietà” riferendomi al CAI Torino (post legittimazione mediante firma del Presidente sezionale), per i soggetti terzi come te non cambia nulla. Sempre cosa “nostra” è e tu nei sei escluso.

  46. @ (1)10
    Cara Grazia, la tua grazia contribuisce a trattenere l’aggressività neandertaliana dei maschi del forum. Quando manchi tu, la parte rettiliana del cervello del Neandertal si scatena.
    Ecco il perché. 

  47. Tu hai grossi problemi.
     
    Primo: con il riconoscimento della realtà fattuale.
    La sottosezione non può essere proprietaria di alcunché non avendo personalità giuridica (e lo hai detto tu). Non più della sedia che ho sotto il culo.
     
    Secondo: con il processo democratico (ma questo potevamo immaginarlo…)
    “il volere della maggioranza è diventato il volere di tutta la Sottosezione” è semplicemente un obbrobrio.
    “Voi invece, oltre a essere fastidiosi con le vs ripetute intromissioni in “casa nostra”: esprimere un giudizio su un manufatto non è intromettersi in casa altrui. Soprattutto se il manufatto troneggia vistoso in mezzo al monte più alto d’Europa.
     
    Terzo: con il senso comune
    diffamazione per il dileggio nei confronti di una proprietà altrui? Makekazzo dici?
     
    E comunque dimostri, come già accaduto nel passato, una completa ignoranza in giurisprudenza:  attribuendo all’espressione di un giudizio negativo su un manufatto la volontà di insinuare violazioni della legge, semmai sei tu che rischi il reato di diffamazione.
     

  48. Rileggete bene il commento 30 perché NON ho scritto esattamente quanto riportato nel 111. Cmq, al tempo, io non ero convintissimo dei questo specifico progetto e avrei preferito fare una valutazione comparata con un secondo progetto un po’ più tradizionale, prima di partire decisi con la pratica. Ma, vista la convinzione dei miei consoci proponenti (in stragrande maggioranza nell’assemblea di noi “proprietari”), ho preso atto della maggioranza e quindi mi sono defilato, cioè NON sono stato  a rompere le palle tutti i giorni ai miei consoci. Questi hanno concretizzato il progetto come piaceva a loro, anzi, a quel punto, come piaceva a “noi”, perché, al seguito della votazione, il volere della maggioranza è diventato il volere di tutta la Sottosezione. Per cui ora mi irrito perché, a prescindere dalla mia posizione originaria, difendo l’indiscutibile nostro diritto di “fare” quello che è risultato il “nostro” volere circa la “nostra” proprietà, il tutto nel pieno rispetto delle regole (sia interne al CAI che esterne, cioè norme di legge).  Voi invece, oltre a essere fastidiosi con le vs ripetute intromissioni in “casa nostra”, non vi rendete conto che i vs continui dileggi della nostra proprietà sono fuori luogo, soprattutto per la loro natura reiterata e in modalità pubblica. Mi riferisco non solo a questo dibattito, ma al fatto che periodicamente tornate (circa ogni 8-12 mesi) a riparlare dell’argomento, a 13 anni dall’inaugurazione del bivacco e a 15 anni dall’inizio della pratica. A questo punto state rischiando di sconfinare nella diffamazione (forse in alcuni casi siete già sconfinati), sia perché ripetete pubblicamente (tale è considerata la modalità web) il dileggio nei confronti di una proprietà altrui (e in modo maleducato, cioè non dite “casa tua non mi piace”, ma dite “casa tua mi fa cagare”), sia perché insinuate (magari inconsapevolmente, ma è irrilevante) che siano stati commessi degli errori procedurali o, peggio, delle violazioni di legge. Io vi suggerirei, senza fare tanti sofismi, di esser più prudenti, perché vi muovete su un terreno scivoloso

  49. Caro Placido, col tuo incauto commento ci pioverà in testa una gragnuola di altri venti commenti crovelliani (come minimo). Anzi, facciamo trenta.
     
    Calzate l’elmetto.

  50. Ma com’è che quando mi distraggo, tornando trovo sempre che qualcuno si insulta? 🙂

  51. “vi voglio chiarire una volta per tutte la questione”
     
    L’unica cosa che sei riuscito a chiarire perfettamente è la tua ingiustificata supponenza.
     
    Ma sarebbero bastati meno della metà dei tuoi interventi, inutili e insulsi…

  52. Essere ignorante su certe questioni del Cai lo prendo come un complimento, specie se a dirlo è uno del calibro di Crovella. 
     
    E comunque penso che tutto il resto del mondo, oltre Crovella, conosca le cose che il nostro si ostina a ripetere. Non ci vuole di certo un genio per soltanto immaginarle.
    Detto ciò,  resta che il bivacco Gervasutti fa esteticamente cagare!
    Su questo non ci piove e non ci sono tesi crovelliane che possano fare cambiare idea a chiunque l’abbia visto e ne abbia riportato questa impressione.

  53. Perché vi voglio chiarire una volta per tutte la questione, nei vari risvolti. dimostrando che siete completamente ignoranti in materia e che, di conseguenza, parlate a vanvera. Approfittate delle mie spiegazioni per acculturarvi ed “elevarvi” almeno un briciolo dalla sconfinata ignoranza in cui sguazzate. Sennò, smettetela una volta per tutte di reiterare pubblicamente queste scemenze, che (magare inconsciamente, ma è irrilevante) contengono implicitamente anche delle insinuazioni sulla mancata regolarità del ns agire (nonché dell’allora Presidente del CAI Torino: ma come vi permettete?!?) rispetto a tutte le procedure e a tutte le norme sia interne al CAI che norme generali di legge.

  54. Mi permetto umilmente di osservare che nella sezione “Commenti recenti” figurano sette-interventi-sette di Carlo, su dieci. Credo che sia stato uguagliato il primato storico, o forse è stato battuto.
    Qualcuno può controllare?

  55. Certo che ho ragione io, sennò non mi spenderei così. E’ particolarmente fastidioso, se non offensivo, essere reiteratamente criticati, senza fondamento e da tutti quelli che dimostrano solo la totale IGNORANZA delle materia coinvolte in questa faccenda. Parlate solo perché avete la lingua in bocca e pretendete pure di avere ragione!

  56. Nel caso di specie, per un’infinità di motivi, i controlli sono stati molto approfonditi e quindi le procedure sono inattaccabili. Se non ritieni che sia così, ammesso che tu sia socio CAI con la quota regolarmente pagata, puoi fare ricorso presso il CAI centrale. Apparentemente pleonastico, ma purtroppo non superfluo (accertata l’ignoranza diffusa su tutte queste materie) che gli eventuali ricorsi al CAI Centrale, in merito a questa procedura interna del CAI Torino, coinvolgerebbero anche e soprattutto il Presidente sezionale allora in carica, prima ancora che la Sottosezione. Tocca ai proponenti tale ricorso dimostrate che l’allora Presidente ha compiuto errori di procedura (13-15 anni dopo!). Così come tocca agli eventuali proponenti di un ipotetico ricorso al TAR dimostrare l’esistenza di violazioni delle norme generali di legge. In assenza di tutto ciò, tutto quello che dite è solo aria fritta, mentre io parlo con cognizione di causa. Dovreste rivoltare completamente il vs approccio al problema e dire: “Accipicchia come siamo ignoranti in materia! Effettivamente se le cose stanno come ci dimostra Crovella, la situazione è completamente diversa da come noi, ingenuamente, pensavamo che fosse”

  57. Carlo, mi arrendo.
    Hai ragione tu, su tutte le cose passate, le cose presenti, le cose future. Nei secoli dei secoli.
     
    Amen.

  58. @96 Anche qui dimostri che NON hai la minima idea di quale sia l’effettiva realtà dei fatti, non solo per il bivacco in questione, ma in generale per rifugi/bivacchi del CAI. La difesa dell’ambiente alpino resta un obiettivo statutario del CAI, ma è un concetto molto discutibile e che muta nel tempo. A prescindere da ciò, i dirigenti non possono stroncare progetti se a livello di normativa urbanistica risultano del tutto regolari. Al massimo, se proprio a titolo personale un Presidente di Sezione NON trova “bella” l’estetica (e/o la trova in contrasto con l’ambiente naturale) può esercitare una “moral suasion” (come la chiamano gli anglosassoni) sui rispettivi soci proprietari, che possono essere tutti i soci sezionali o tutti i soci di una sottosezione. Ma se i soci “insistono” e deliberano (ripeto: fatto salvo il rispetto delle norme di legge), alla lunga prevalgono i soci: al limite il Presidente traccheggia fin tanto che resta in carica, ma alla rielezione, se i rapporti si sono deteriorati, i soci eleggono un altro Presidente (stiamo parlando di situazioni limiti). Il succo è che Presidente non ha potere unilaterale di veto solo per i suoi gusti personali. Il veto ce l’ha solo se il progetto viola norme di legge. Allora certo che il Presidente lo blocca, perché, altrimenti, firmando il progetto, sarebbe il Presidente ad assumersi la responsabilità giuridica di aver violato la legge. Per questo prima di firmare i Presidenti fanno fare tutti i controlli del caso. CONT

  59. Ai gestori, che protestano contro le eventuali ingerenze dei soci delle Sezioni/Sottosezioni, occorre far notare loro che la proprietà dei fabbricati è dei soci e NON dei gestori, i quali semplicemente “affittano” i locali per esercitare la loro attività economica a fronte di un canone contrattuale. Ovviamente ciò non significa che ogni socio può passare dal rifugio e piantare casino direttamente col gestore. Ho già detto che i soci devono agire nelle opportune sedi (es: chiedendo chiarimenti alla Commissione rifugi della propria Sezione ed eventualmente portando la questione in assemblea per opportune delibere, se ottengono la maggioranza assembleare delle loro istanze. Stiamo cmq parlando do situazioni che vanno poi calate nel loro contesto giuridico. Esempio: se i soci non approvano le condizioni contrattuali di gestione, l’eventuale variazione interverrà NPN a contratto in corso, ma al primo rinnovo utile o dando disdetta e rifacendo da zero il contratto. Ripeto: ma dove vivete? il CAI esiste dal 1863: le sue procedure decisionali e normative sono in essere da decenni se non da un secolo e mezzo!. CONT
     

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